Da alcuni giorni si discute ferocemente riguardo alle azioni dell’Ice a Minneapolis e alla possibilità che alcuni uomini dell’agenzia arrivino in Italia in occasione delle Olimpiadi invernali. Ma sappiamo tutti benissimo che, in realtà, non si discute dell’Ice bensì del solito, vecchio tema: il fascismo. Si desume chiaramente dalla lettura dei giornali, dalle dichiarazioni dei politici e dal palese e patetico doppiopesismo che viene esibito dal fronte progressista. Siamo tutti d’accordo sul fatto che le brutalità poliziesche siano deprecabili, ma sappiamo anche - tutti quanti, e benissimo - che i nostri agenti si comportano molto diversamente, salvo rare eccezioni, e che l’Ice non verrà in Italia per rastrellare clandestini o per sparare agli iscritti di Pd o di Avs. Eppure continuiamo a sentire lamenti, dichiarazioni indignate e allarmi a tamburo battente.
La sinistra italiana è preoccupata che i «pretoriani di Trump» causino problemi nelle nostre città? Beh, se avesse davvero a cuore la sicurezza nelle città e fosse realmente intimorita dalla possibilità di disordini dovrebbe inquietarsi almeno un po’ anche per altre potenziali polveriere di cui si ha notizia in queste ore. Sappiamo, ad esempio, che sabato a Torino marceranno plotoni di antagonisti a sostegno del centro sociale Askatasuna recentemente sgomberato. Il prefetto torinese Donato Cafagna ha già espresso timori, le istituzioni hanno fatto appelli agli attivisti affinché svolgano una manifestazione pacifica. Ma è già noto che arriveranno dall’estero professionisti della rivolta, antagonisti stranieri che di solito non si distinguono per le buone maniere. Da giorni, peraltro, i collettivi piemontesi minacciano e attaccano Cristina Prandi, rettrice dell’Università di Torino, perché ha deciso di chiudere per due giorni Palazzo Nuovo impedendo che vi si svolgesse il concerto Que viva Askatasuna a beneficio del centro sociale.
Data la scarsità di dichiarazioni sul tema dal fronte progressista, dobbiamo dedurne che le eventuali violenze antagoniste - le quali peraltro sono una eventualità tutt’altro che remota - sono accettabili, comprensibili. E dunque non occorre preoccuparsene. Così come, del resto, non occorre occuparsi troppo delle reiterate violenze (omicidi compresi) commessi da clandestini e invece - come sta facendo la sinistra in questi giorni - si giustifica il fatto che un poliziotto che spara per difesa venga indagato per omicidio volontario. Che esistano pesi e misure diverse a questo punto è evidente e innegabile. O meglio, esiste una regola aurea che viene declinata ogni volta a seconda delle circostanze: l’autorità pubblica è malvagia e fascista, soprattutto se al governo c’è la destra. Antagonisti, immigrati e contestatori assortiti sono buoni a prescindere, a patto che si attengano al copione che i progressisti hanno scritto per loro.
Lo dimostra ciò che scriveva ieri in prima pagina Avvenire, quotidiano della Cei. Paolo Borgna, commentando i fatti di Minneapolis spiegava che le violenze poliziesche rompono il patto fra il cittadino e lo Stato. Senz’altro vero. Ma, domandiamo, le violenze commesse dai clandestini che lo Stato non ha espulso non rompono anch’esse il patto in questione? Non si rompe quel patto pure quando lo Stato non garantisce sufficiente sicurezza alla popolazione?
Eppure Avvenire su questo punto è decisamente meno battagliero, se non altro perché da anni tifa porte aperte e «inclusione».
Un altro esempio non secondario. Fiumi di parole e comunicati accorati sono stati versati nel dibattito pubblico a proposito delle tensioni che alcuni giornalisti della Rai hanno avuto con gli uomini dell’Ice. Ne hanno parlato con enfasi tutti i media, suggerendo che il comportamento aggressivo dell’Ice verso la stampa dimostri l’esistenza di un regime negli Stati Uniti. Ebbene, non risulta che la stessa attenzione sia stata dedicata ai cronisti di Ore 14, anche loro in servizio presso la Rai, che sono entrati nel bosco di Rogoredo e sono stati aggrediti da un marocchino bellicoso, che non ha compiuto gesti violentissimi solo perché un suo compare gli ha fatto notare che si trattava di giornalisti e non di poliziotti. Siamo alle solite: della libertà di informazione interessa soltanto se brandirla è utile a sostenere che esista una dittatura destrorsa. In tutti gli altri casi, chi se ne importa.
Vedete come, alla fine, tutto si tenga. Che si parli di un carabiniere italiano che spara, degli agenti dell’Ice o delle norme sull’immigrazione, il punto è sempre il medesimo: bisogna dimostrare l’esistenza di quella che ieri su Repubblica Luigi Manconi chiamava «la cattiveria di destra». Questo è il filo nero che tiene insieme la polizia italiana, l’Ice statunitense, Donald Trump, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e tutto l’universo conservatore. La destra cattiva uccide, la destra cattiva opprime, la destra cattiva mistifica e spadroneggia. Dalla destra cattiva deriva ogni male del mondo, e tutti gli altri problemi sono derivati dalla permanenza del fascismo eterno.
Di sicuro se a scortare la delegazione americana alle Olimpiadi non fosse l’Ice ma il servizio d’ordine di Askatasuna potremmo stare tutti più tranquilli.







