Da domani gli automobilisti che intendono fare il pieno avranno una sgradita sorpresa. Nonostante le misure adottate dal governo per contenere il rincaro dei prezzi dei carburanti, il gasolio tornerà sopra i 2 euro al litro. Purtroppo, la guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno conseguenze immediate per chi usa l’auto. Ancora di più ne avranno sull’inflazione, dato che i beni di largo consumo, come i generi alimentari e la maggior parte di quelli che si trovano nei supermercati, viaggiano su gomma e, dunque, ogni rincaro alla pompa si riflette sui prodotti in vendita sugli scaffali.
Per evitare il peggio, l’esecutivo ha messo in campo un taglio alle accise, ma il provvedimento costa caro alle casse dello Stato e per non incorrere nelle ire di Bruxelles - e soprattutto nelle sanzioni Ue - è limitato nel tempo. Tuttavia, alla notizia del rincaro del prezzo del gasolio, se ne aggiunge un’altra ancor meno piacevole. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, intervenendo al Festival dell’economia di Trento, ha spiegato che nell’ultimo anno il grado di infedeltà delle domande di Superbonus è arrivato al 33%. In pratica, una domanda su tre cela una frode ai danni dello Stato. Come capirete, si tratta di una percentuale enorme che, tradotta in valore assoluto, credo rappresenti una cifra di parecchi miliardi.
Ernesto Maria Ruffini, il predecessore dell’attuale capo della riscossione, prima di dimettersi per provare a rifondare la Dc per poi offrirla in matrimonio al Pd, stimò che le truffe sfiorassero la somma record di 20 miliardi. È vero che su una spesa di 174 miliardi (tale è l’ultimo calcolo del ministero dell’Economia e delle finanze) si parla di una percentuale di poco sopra al 10%, ma è altrettanto vero che la cifra equivale, più o meno, a una finanziaria, con l’aggravante che quello non è, come in ogni manovra di bilancio, il conto di decine se non centinaia di interventi. No, in questo caso la cifra di 20 miliardi rappresenta un’uscita che non ha paragoni perché, nella storia della Repubblica, non ci sono spese simili per un unico capitolo e per pochi beneficiari. Pensate quanti interventi a sostegno di automobilisti e trasportatori sarebbero stati possibili se non fossero stati regalati a poche migliaia di famiglie tutti quei soldi. Soprattutto, la spesa folle del Superbonus ha premiato non solo proprietari di casa ma anche di ville superlussose e castelli.
Cioè, invece di avere a disposizione un «tesoro» (non lo chiamo con il diminutivo con cui di solito si definiscono questi fondi per la semplice ragione che non si tratta di pochi miliardi), lo Stato è costretto pure a dare la caccia ai truffatori e a non poter agire fuori dalla procedura di infrazione europea, perché in bilancio mancano proprio i soldi che il governo Conte bis ha regalato a una minoranza di privilegiati. Ovviamente, è inutile piangere sul latte versato. La maggioranza giallorossa composta da 5 stelle e Pd ha scavato una voragine nei conti dello Stato. Ma una cosa, forse, è necessario dirla o, meglio, saperla. Visto che ormai siamo in campagna elettorale e sia destra sia sinistra guardano alle elezioni del 2027, quando si dovrà votare per la prossima legislatura, credo sia opportuno chiedere un impegno alle forze politiche, ovvero la promessa che non ci saranno mai più né Superbonus né reddito di cittadinanza. Almeno sarà chiaro a tutti se chi si candida per governare ha intenzione di scassare un’altra volta i conti dello Stato.







