Le Firme

Scaricabarile Sala: «Dipendono dal governo»
Beppe Sala (Ansa)
Il sindaco di Milano, dopo aver sottolineato che si tratta di uomini in divisa coordinati da Roma, fa il furbo e svicola sul caso dell’agente («Capire le responsabilità») difeso dal centrodestra. Aggrediti i giornalisti di Rai 2: «Scambiati per poliziotti».

Il centrodestra, Lega in testa, si schiera compatto al fianco del poliziotto che l’altra sera, nel corso di una operazione antidroga a Rogoredo, quartiere a rischio di Milano, ha sparato, uccidendolo, a uno spacciatore marocchino che aveva puntato contro di lui una pistola, poi risultata a salve. La novità è che anche la sinistra, che ha capito che sul tema sicurezza non può più permettersi di apparire iper tollerante, stavolta cerca di adeguarsi, pur con i distinguo del caso, al sentimento comune degli italiani.

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Sì, ormai la giustizia è fuori controllo
Alfonso SIgnorini e Gennaro Sangiuliano
Nei tribunali regna il caos. Chi guida le toghe collega la riforma Nordio alle violenze in Minnesota. E mentre a Milano si stabilisce che le vicende private del conduttore del «Gf» non devono essere pubbliche, a Roma per l’ex ministro della Cultura vale il contrario.

Che la giustizia in Italia sia fuori controllo è ormai assodato: ogni giorno, infatti, i tribunali ce ne forniscono prova. Ieri, per esempio, ne abbiamo avuto ampia dimostrazione grazie a due sentenze e all’esternazione di Rocco Maruotti, pm di Rieti che dal febbraio scorso ricopre l’importante ruolo di segretario dell’Associazione nazionale magistrati. Intervenendo a proposito della riforma voluta dal ministro Carlo Nordio, Maruotti si è lasciato andare a uno strampalato accostamento della situazione americana con quella italiana. «Anche questo omicidio di Stato resterà impunito in quella “democrazia” al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio». Maruotti ovviamente si riferisce alla morte di Alex Pretti, l’infermiere ucciso in Minnesota durante le proteste per l’espulsione di alcuni migranti. L’uomo, che si opponeva all’intervento della polizia, è stato colpito dai proiettili sparati dagli agenti dell’Ice e la sua morte ha scatenato indignazione e accuse.

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«Omicidi di Stato impuniti col Sì». L’Anm ormai ne spara una al giorno
Rocco Maruotti
Con un post agghiacciante, il segretario Rocco Maruotti fa intendere che se passa la riforma la democrazia rischia. Poi deve scusarsi e cancellare tutto. Il Guardasigilli: «Messaggio disgustoso da spazzatura della vergogna».

Minneapolis ha freddato con un colpo di pistola alla testa l’infermiere attivista Alex Pretti, ha aggiunto questo commento: «Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella “democrazia” al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio. Giusto dire no».

Solitamente chi ha un ruolo pubblico sta attento a non spararla troppo grossa sui social, ma un magistrato con un incarico tanto importante dovrebbe essere ancora più prudente. E, invece, Maruotti, toga progressista di Area in servizio a Rieti, che cosa si è inventato? Ha associato un omicidio avvenuto a quasi 8.000 chilometri da Roma e che ha inorridito tutte le persone dotate di buon senso in ogni democrazia occidentale a una riforma che punta non certo a introdurre esecuzioni sommarie nel nostro Paese, ma a rimodulare in senso garantista il sistema giudiziario italiano, depurandolo dallo strapotere correntizio.

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Caro Merz, dove si nasconde la nuova fregatura?
Friedrich Merz (Ansa)

Caro Friedrich Merz, caro cancelliere tedesco, vergo questa stentorea e virile cartolina per festeggiare esultante il nuovo patto d’acciaio fra Italia e Germania e la augusta rinascita del mai dimenticato asse Roma-Berlino. I nostri due eroici popoli, stretti da vicinanza di nobili sentimenti e sospinti dall’orgoglio di antiche tradizioni, hanno suggellato nella splendida cornice di Villa Doria Pamphili, fra l’incantevole giardino all’italiana e il tappeto rosso srotolato a larghe falde, un’intesa destinata a segnare le sorti del mondo futuro. Mi resta solo un dubbio: dove starà questa volta, per noi italiani, la fregatura?

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Il killer di Federica e la scia di sangue che lascia da solo un bimbo innocente
Pasquale Carlomagno e Maria Messenio (Ansa)
I genitori di Carlomagno non hanno retto e si sono impiccati. L’omicida resta in cella con una coperta e mutande di carta.

Quella di Anguillara si è trasformata in una tragedia che neppure Sofocle ed Euripide sarebbero riusciti a elaborare. Un precipizio che non ha risparmiato nessuno. Un bambino di dieci anni in pochi giorni ha perso quasi tutti i suoi cari: prima la mamma, Federica Torzullo, assassinata dal papà, Claudio Agostino Carlomagno; poi il padre, portato via in manette e rinchiuso in carcere; infine i nonni paterni, Pasquale Carlomagno, 67 anni, originario di Lagonegro, in Basilicata, amministratore unico dell’impresa di movimento terra di famiglia, e Maria Messenio, 65 anni, poliziotta in pensione che proveniva dalla provincia di Bari e che ad Anguillara era diventata assessore alla Sicurezza (fino alle dimissioni, dopo l’arresto del figlio), che hanno deciso di togliersi la vita insieme, impiccandosi sotto il portico del giardino della loro villetta.

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