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Transfemministe contro gli alpini: «Molestatori e maschi tossici»
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«Non una di meno» attacca il raduno delle penne nere a Genova. E persino la Cgil si accoda, criticando la chiusura delle scuole.

Attenti, affilate le armi perché la sinistra italiana ha dei nuovi nemici che vanno combattuti con ogni forza, fino all’ultima stilla di sangue. Oddio, a dirla tutta questi nemici non sono poi così nuovi, fanno parte da molto tempo dell’apparato psicotico-onirico del mondo antagonista.

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Il nucleare iraniano è un problema. Nostro
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Trump sarà anche un barbaro maleducato, ma l’uranio arricchito in mano ai pasdaran, potenziale preludio all’arma atomica, non rende insicuro soltanto Israele ma anche l’Europa e il mondo. È fondamentale unire su questo anche i sunniti.

La guerra in Iran è una guerra sporca, ibrida, asimmetrica. Forse è una guerra «in ritardo», che poteva scoppiare nel 1979, quando la Persia, grazie all’imbecillità dei comunisti e alla cecità vigliacca dei Paesi occidentali, è diventata l’asse del male.

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Il 25 aprile è un’occasione per la destra
Giorgia Meloni (Ansa)
La Liberazione è stata monopolizzata dagli ex comunisti, ma a cacciare i nazisti furono gli Usa. Per sanare le tensioni con Trump, Meloni & C. se ne intestino il (vero) ricordo.

Tra pochi giorni sarà la festa del 25 aprile, data che dal 1946 celebra la liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Tra tutte le festività è la più divisiva, perché da subito il Pci e poi le varie sinistre che si sono succedute nel tempo se ne sono appropriate piegando la storia a loro uso e consumo.

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Il fascismo è ormai morto e sepolto. Per favore lasciatelo agli storici veri
Ernst Nolte (Getty Images)
Adesso che le vicende di Benito Mussolini sono separate dalla politica, è tempo che la ricerca e il giudizio di quel periodo non siano più risolti o inibiti nel pregiudizio morale e in una criminologia di bassa lega.

Ora che del fascismo nessun soggetto politico ne richiama, nemmeno vagamente, una qualche derivazione e tutti si definiscono antifascisti (a parole, dice qualcuno, ma solo a parole erano pure neofascisti) è tempo di restituire il fascismo alla sua sede propria, la storia e gli storici.

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Alla globalizzazione serve un nuovo cuore
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Il mondo ormai interconnesso rende difficile il ritorno agli Stati sovrani, svuotati anche dei valori morali che creano l’identità. Ma siamo alla vigilia di un altro reset che rivoluzionerà la gestione delle fonti energetiche: i governi ritrovino idee e responsabilità.

Temo sia molto complesso e problematico poter tornare agli Stati post globalismo. Ci sarebbero gli uomini-governanti che saprebbero farlo e poi gestirli? Papa Benedetto XVI fece chiaramente intendere, profeticamente, nelle premesse dell’Enciclica sulla Globalizzazione, Caritas in Veritate, che in un mondo impregnato di cultura nichilista il vero grande rischio sta nel fatto che gli strumenti sofisticati creati dal genio umano gli possano sfuggire di mano e prendere autonomia morale.

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