Le Firme

Macron la fa fuori dal bidet: «Meloni pensi a casa sua». Proprio lui...
Emmanuel Macron (Ansa)
Il cordoglio del premier per Quentin Deranque, ucciso dagli antifa, stizzisce le président: «Pensate a casa vostra». Cioè, quella su cui i suoi ministri volevano «vigilare» e che definivano «vomitevole»? Peccato che i picchiatori transalpini sconfinino abitualmente da noi.

No, dai: non può essere lui. Davvero ha intimato a Giorgia Meloni di «non commentare fatti che avvengono in altri Paesi»? Macron? Il presunto Napoleone che, pur di non affrontare i disastri in casa propria, non fa altro che ficcare il naso in quelle altrui? Dagli Usa alla Groenlandia, dall’Ucraina a Gaza, dall’India alla Cina è tutto un interventismo macroniano. Epperò, improvvisamente, ecco che Emmanuel scopre il riserbo, il colpo di reni sovranista: «Lasciate che tutti restino a casa e le pecore saranno ben custodite», è la spiritosaggine dietro la quale il presidente francese prova vanamente a celare la stizza.

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IL SIGNOR NO
Sergio Mattarella (Getty Images)
Mattarella si presenta (a sorpresa) al plenum del Csm e lo difende: «Serve rispetto per questa istituzione». Dietro le parole felpate l’attacco a Nordio (che abbozza) e soprattutto la discesa in campo del Colle sul referendum.

C’è stato un tempo in cui il presidente della Repubblica minacciava di mandare i carabinieri a Palazzo dei Marescialli. Un reparto in assetto antisommossa al comando di un generale di brigata schierato in piazza Indipendenza, a Roma, di fronte alla sede del Consiglio superiore della magistratura, pronto a intervenire nell’aula nel caso in cui il Csm avesse deciso di tenere una seduta per censurare l’operato del presidente del Consiglio. Naturalmente, il capo dello Stato che ha avuto il coraggio di contrapporsi così perentoriamente alla deriva politica dell’organo di autogoverno delle toghe non è Sergio Mattarella, ma Francesco Cossiga.

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I rossi ormai sdoganano pure l’odio. «Giustificato contro i nemici politici»
Roberto Saviano
Nel suo ultimo libro, Michela Murgia sosteneva che il livore appartiene a tutti e non va affatto represso, anzi. Tesi ripresa oggi pure da Saviano, che lo esalta a virtù civile. «Legittimando» le morti di Kirk e Deranque.

Cambiano il percorso ma arrivano sempre nello stesso posto; cambiano i toni ma le conclusioni sono ogni volta le medesime. Anni fa fu Walter Veltroni a elaborare la formula subdola ma efficace secondo cui bisogna «odiare l’odio». Sotto la banalità si nascondeva un pensiero feroce e affilato: odiare l’odio significa, nei fatti, «odiare gli odiatori». Tradotto: basta accusare qualcuno di essere un odiatore e su di lui ci si può accanire senza pietà, che è esattamente ciò che è accaduto in questi anni a chiunque abbia rifiutato di farsi chiudere nel recinto progressista. In nome della lotta contro l’odio sono state commesse le peggiori nefandezze, appoggiate le censure più intolleranti e approvate le più rabbiose discriminazioni. L’intera impalcatura totalitaria del woke nasce proprio usando la battaglia contro l’odio come scusa.

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Miracolo a sinistra: remigrare i criminali
Ansa
Secondo un sondaggio Swg, tre cittadini su quattro sono favorevoli all’espulsione degli immigrati condannati. Non solo, un progressista su quattro vuole il blocco navale. E, pure nella rossa Emilia-Romagna, De Pascale chiede più repressione.

La sinistra sulla sicurezza non è credibile. Nel senso che sebbene dopo aver parlato a lungo di percezione negli ultimi tempi abbia riscoperto la questione, non ha proposte concrete per garantire agli italiani la soluzione ai loro problemi. Chi lo ha detto? Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, o il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi? Oppure è una frase pronunciata dal leader della Lega, Matteo Salvini, o da quello di Forza Italia, Antonio Tajani? No, le parole sopra riportate non sono di nessun esponente di centrodestra, ma di Michele De Pascale, governatore della rossissima Emilia-Romagna.

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La scienza frena l’ideologia sul cambio di sesso minorile
iStock
Sempre più associazioni di chirurghi esprimono dubbi su terapie ormonali e operazioni per le transizioni dei più piccoli.

Mentre in Italia si procede con tanta, troppa lentezza su un tema importante e delicato come il trattamento ormonale in giovani soggetti che presentano segni di incongruenza di genere - giovanissimi che si percepiscono del sesso opposto al loro sesso biologico - in molti Stati sta rapidamente cadendo il dogma delle «terapie affermative» per queste condizioni di disforia. Purtroppo ci sono voluti decenni, ma finalmente la scienza vera ed il buon senso stanno riemergendo, a tutto vantaggio dei giovanissimi interessati.

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