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Massimo Cacciari: «Vile l’Europa che minaccia l’arte. Dico bravo a Pietrangelo se resiste»
Massimo Cacciari (Ansa)
Il filosofo: «La debolezza politica porta a questi gesti. Intellettuali zitti per i fondi».

Ex sindaco di Venezia e filosofo di livello internazionale, il 6 novembre scorso Massimo Cacciari ha tenuto una lectio magistralis alla Biennale di Venezia presieduta da Pietrangelo Buttafuoco intitolata «La morte dello jus belli» sulla fine del diritto internazionale nei conflitti contemporanei.

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Vespaio Pd solo perché Vespa fa parlare tutti
Nel riquadro Bruno Vespa mentre rampogna Peppe Provenzano (Pd) che lo ha insultato dandogli, in pratica, del giornalista fazioso (Ansa)
A «Porta a Porta», il dem Peppe Provenzano insulta il conduttore, asserendo che favorisce il centrodestra. L’anchorman esplode e ristabilisce la verità, con educazione. Tanto è bastato ai «rossi» per sbraitare: uno è imparziale se dà spazio unicamente a loro.

Il conduttore di Porta a porta si chiama Bruno, come il fondatore dell’Ordine certosino e, generalmente, ha la «pazienza certosina», ma si chiama anche Vespa e, due sere fa, ha tirato fuori le «spine acuminate genitali» (vedi uno studio della Kobe University giapponese che dimostra che non solo le vespe femmine possono difendersi con pungiglione del quale sono dotate) per difendersi dall’aggressore, un parlamentare del Pd, Peppe Provenzano.

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Il complotto Renzi-De Benedetti
Matteo Renzi e Carlo De Benedetti (Ansa)

Il «Bullo» sponsorizza l’ascesa di Silvia Salis così da indebolire Conte e Schlein. L’Ingegnere spinge per sostituire la Meloni con un governo tecnico.

Carlo De Benedetti in versione Nostradamus prevede che presto Giorgia Meloni sarà spazzata via. In un’intervista a Lilli Gruber andata in onda giovedì sera, l’Ingegnere ha sputato veleno contro il presidente del Consiglio, definita, nella mezz’ora scarsa di chiacchiere da salotto su La7, «menzognera di prima qualità», «annebbiata», «infantile» e «asservita in ginocchio da Trump».

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Confermato. Si riparte dalle tre «S» e dal grande piano casa
Giorgia Meloni (Ansa)
Incassata la sberla delle urne, il premier ignora le sirene del rimpasto o del voto. E si concentra sugli interessi degli italiani, mettendo al centro le tre «S»: soldi, salute e sicurezza. Al campo largo restano solo gli insulti.

Dopo la batosta del referendum, molti hanno tirato Giorgia Meloni per la giacchetta. C’è chi le ha suggerito un rimpasto, per rafforzare la squadra di governo eliminando i ministri più scarsi, e chi (ignorando che il ricorso alle urne lo decide il capo dello Stato) addirittura ha proposto di portare gli italiani alle elezioni, per ricevere un nuovo mandato popolare. Per fortuna il presidente del Consiglio non ha prestato attenzione a queste esortazioni. Così, presentandosi ieri alle Camere, il premier non soltanto ha smentito un aggiustamento della squadra di governo, ma ha pure spiegato di non avere alcuna intenzione di dimettersi per anticipare il voto.

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Ma l’Ue ci vuole morti prima di mollare le sue stupide regole
Valdis Dombrovskis (Ansa)
Dopo Dan Jorgensen, responsabile comunitario dell’energia, pure Valdis Dombrovskis, «ministro» dell’Economia, spiega che per sospendere il Patto di stabilità occorre prima una «grave recessione. E non ci siamo ancora». È ora che il governo dia uno strattone a Ursula & C.

«Le condizioni per attivare una clausola generale di salvaguardia per sospendere il Patto di stabilità sono di avere una grave recessione economica e attualmente non siamo in questo scenario». Poche idee e ben confuse, verrebbe da dire. Il guaio è che queste idee - sempre le stesse e confusamente pessime - costituiscono la bussola economico/finanziaria della Commissione europea, tant’è che da giorni Bruxelles manda i soliti «avvisi di navigazione».

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