Le Firme

Pure il Papa invoca ordine e sicurezza
Papa Leone XIV (Ansa)
Leone XIV ringrazia gli agenti per il loro sacrificio a favore del bene comune. Tutto il contrario della sinistra che, dagli immigrati agli antagonisti, tifa per chi delinque. E, come Scuderi di Avs, si illude di poter fare a meno della repressione, in nome dell’inclusione.

Perfino il Papa si è accorto che «ordine e sicurezza sono doni che costano sacrificio a chi li garantisce», cioè a poliziotti e carabinieri. Leone XIV, parlando a dirigenti e funzionari dell’ispettorato di pubblica sicurezza in Vaticano, ha ringraziato gli agenti, riconoscendo che con la loro attività contribuiscono «notevolmente al bene di tutti». Tuttavia, ciò che è evidente per il Pontefice non lo è per la sinistra, che ogni volta si divide tra la necessità di garantire maggiore sicurezza ai cittadini e la diffidenza nei confronti delle forze dell’ordine. La parte più radicale dei compagni non perde mai occasione per criticare la polizia. Le forze dell’ordine inseguono due tizi che non si sono fermati all’alt di una pattuglia schiantandosi contro il palo di un semaforo? Invece di schierarsi dalla parte dei carabinieri, a sinistra stanno con chi ha violato la legge. E infatti per settimane hanno fatto il tifo per i fuggiaschi contro i militari dell’Arma, plaudendo all’iscrizione nel registro degli indagati di quei servitori dello Stato che invece di girarsi dall’altra parte hanno fatto il loro mestiere. E quando gli agenti intervengono a Torino per sgomberare un covo di antagonisti, liberando la città da un presidio di illegalità, i compagni si schierano con gli sgomberati invece che con chi ha ripristinato l’ordine.

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Caro Stanzione, ci inviti a cena. Tanto paghiamo noi
Pasquale Stanzione (Ansa)

Caro Pasquale Stanzione, caro garante della privacy, le scrivo questa cartolina (ovviamente riservata) per chiederle se mi invita (riservatamente) alla sua prossima grigliata.

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Meglio farci annettere agli Usa che morire di Ue
Ursula von der Leyen (Ansa)

Per il ministro della Difesa Guido Crosetto l’idea di mandare qualche decina di soldati a difendere la Groenlandia è una barzelletta. Difficile dargli torto: che potrebbero fare 100 o 200 militari dei Paesi europei in un territorio grande quasi 2,2 milioni di chilometri quadrati, cioè circa sette volte l’Italia? Il corpo di spedizione della Ue probabilmente non riuscirebbe neppure a proteggere Nuuk, la capitale dell’isola. Tuttavia, è bastato l’annuncio della missione per scatenare la reazione di Donald Trump, che da tempo insiste per comprare la Groenlandia, con la minaccia di usare le maniere forti nel caso Copenaghen si mettesse di traverso.

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Schillaci si accorge delle liste d’attesa truccate e ammette di essere inutile
Orazio Schillaci (Ansa)
Il ministro prova ad assolversi sul «Corriere», ma conferma che senza «certa stampa» dormirebbe ancora: «Io non ho poteri».

Caro Orazio Schillaci, caro ministro della Salute, sono felice che si sia accorto che «chi trucca le liste d’attesa è indegno». Ci ha messo un po’ di tempo, ma evidentemente, con la dovuta calma, ci è arrivato anche lei. E sono contento pure che l’abbia fatto sapere tramite un’intervista al Corriere della Sera, riferendosi genericamente a «inchieste giornalistiche» e a «certa stampa». Quando parliamo con qualcuno noi, in genere, siamo abituati a guardarlo in faccia, e magari anche a chiamarlo per nome. Ma evidentemente quando si diventa ministri si preferiscono i messaggi trasversali. Detti anche pizzini.

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«Repubblica» cancella Pansa dalla sua storia
Giampaolo Pansa (Imagoeconomica)
La testata celebra i 50 anni dalla fondazione ma, con metodi sovietici, elimina dagli archivi il giornalista che le ha dato lustro. La colpa? Aver tradito i compagni svelando il lato oscuro della Resistenza. Persino alla sua morte fu trattato da lontano parente.

C’è stato un tempo in cui Eugenio Scalfari era un sincero ammiratore dell’Unione Sovietica, al punto da convincersi che Mosca avrebbe vinto la sfida con l’Occidente. Prima di pentirsi, come in precedenza si era pentito di aver scritto su una rivista che si chiamava Roma fascista, coltivò infatti una sincera infatuazione per il sistema russo e di questo innamoramento, a quanto pare, è rimasta traccia nel Dna di Repubblica, il giornale da lui fondato. Il quotidiano, che, come racconta in queste pagine Marcello Veneziani, è stato croce e delizia della sinistra italiana, negli anni ha acquisito i peggiori vizi sovietici, come quella puntigliosa abitudine di sbianchettare dall’album di famiglia chi è caduto in disgrazia. Ai tempi di Stalin era la regola, al punto che i comunisti accusati di essere nemici del popolo non soltanto venivano mandati nei gulag o fucilati, ma la loro immagine era rimossa dalle foto ufficiali.

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