Mi sono sempre chiesto a che cosa serva l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Al di là della pomposità del nome, è risaputo che l’Alto rappresentante non rappresenta proprio nulla. Infatti, nel corso degli anni nessuno dei politici che hanno ricoperto l’incarico ha lasciato traccia, contribuendo a cambiare le sorti, non dico del mondo, ma nemmeno dell’Europa e dei rapporti tra questa e altri Stati.
Da Catherine Ashton a Federica Mogherini, per finire a Josep Borrell, di loro restano solo le grandi chiacchiere. Non meglio è andata a Kaja Kallas, ex premier estone che da dicembre del 2024 ricopre il delicato incarico. Nonostante ogni giorno le redazioni siano inondate di sue dichiarazioni sull’universo, non risulta che l’Europa abbia migliorato le proprie relazioni diplomatiche. Anzi, semmai quelle con Israele, Stati Uniti e pure Russia sono, se possibile, perfino peggiorate. Figlia d’arte (il padre era un ufficiale del Pcus diventato poi, con la dissoluzione dell’Unione sovietica, commissario europeo), Kallas non perde occasione per mettere in guardia la Ue dal pericolo russo e dunque non pare la persona più adatta a tentare di negoziare con Mosca una tregua o un cessate il fuoco.
Di quanto sia inutile, se non controproducente, l’attività della Kallas però ora paiono essersene resi conto anche a Bruxelles, dove addirittura più d’uno starebbe valutando la possibilità di revocare i poteri dell’Alta rappresentante della Ue, per riaffidarli alla Commissione o ai Paesi membri.
Una marcia indietro che riconoscerebbe nei fatti che a fare la politica estera dell’Unione continuino a essere i premier dei singoli Paesi. A rivelare l’intenzione di smontare il baraccone ora affidato alla Kallas, dirottando altrove i fondi, è il Financial Times, che in un lungo articolo attribuisce l’intenzione di liquidare l’ex premier estone e il suo staff alla Germania e alla Francia. Del resto, il servizio diplomatico della Ue oltre a costare non fa altro. Prendete anche le riunioni di questi giorni, in cui un gruppo di volenterosi costituito da Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer, discute di come porre fine alla guerra scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina. Non risulta che Kallas sia stata invitata. Anche a Tivat, in Montenegro, dove i vertici europei si sono incontrati per parlare dei Balcani, si segnala per la sua assenza.
Secondo il quotidiano finanziario inglese, la struttura affidata all’ex premier estone non funzionerebbe. E tra le ipotesi prese in esame in un documento predisposto dal governo francese e condiviso anche da altri Stati Ue ci sarebbe la riduzione dell’autonomia di Kallas e un alleggerimento del suo controllo sulla rete di oltre 140 delegazioni diplomatiche nel mondo. Già, perché non c’è angolo del globo dove l’Unione non abbia piantato la sua bandiera. Ma nonostante la penetrazione e soprattutto i costi (la spesa supera il miliardo l’anno), il ruolo della Ue è praticamente inesistente. «Le capitali sono irritate e vogliono uno strumento più efficace per agire sulla scena internazionale», ha confidato un funzionario al Financial Times, aggiungendo che «esiste un rischio concreto che il Seae, servizio europeo per l’azione esterna, sia smembrato. I Paesi dell’Unione lamenterebbero gli alti costi, ma soprattutto le sovrapposizioni con i ministeri esteri nazionali, con le sedi diplomatiche dei singoli Paesi e perfino con gli uffici della stessa presidenza Ue». Già, perché Kallas e Ursula von der Leyen si muovono quasi sempre in competizione. Insomma, l’attivismo dell’ex premier estone al servizio dell’Europa potrebbe avere vita breve. Ma forse potrebbe anche significare che a Bruxelles qualche cosa si muove, soprattutto sul fronte orientale. Aver lasciato la crisi dell’Ucraina nelle mani di un’acerrima nemica di Mosca finora non ha aiutato. Pensionare Kallas (anche se ha meno di cinquant’anni) o per lo meno ridimensionarla forse potrebbe facilitare i colloqui. Perché è evidente che prima o poi con la Russia si deve parlare e, quasi certamente, trattare. Lo ha fatto capire la stessa Giorgia Meloni ieri, aprendo uno spiraglio sulla fine delle sanzioni e su possibili rinunce ucraine. La sola a non aver ancora capito che la soluzione del conflitto passa dalla trattativa è Kallas, Alta rappresentante non si sa di quali affari esteri. Di sicuro non della nostra politica di sicurezza.







