Le Firme

Sinistra contro la linea dura per i violenti
Angelo Bonelli e Giuseppe Conte (Ansa)
Schlein chiede alla Meloni un appello all’unità e il premier risponde: «Le opposizioni votino con noi una risoluzione unitaria». E allora cominciano i distinguo: Conte tira in ballo temi a casaccio, i dem si appellano alla Carta, Bonelli fa il suo solito show.
Dopo i disordini di Torino l’esecutivo accelera il passo. Ieri il vertice di maggioranza convocato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni per definire gli ultimi dettagli del decreto sicurezza che dovrebbe essere licenziato in settimana. Alla riunione hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro della Giustizia Carlo Nordio, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, e il capo della Polizia Vittorio Pisani, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo e il comandante generale della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro.
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Meloni pronta alla linea dura:a breve l’ok al decreto Sicurezza
Giorgia Meloni con Alessandro, 29 anni, uno dei poliziotti rimasti feriti durante gli scontri al corteo per il centro sociale Askatasuna, all'Ospedale Molinette di Torino (Ansa)
Il premier Giorgia Meloni visita in ospedale gli uomini in divisa massacrati e annuncia: «Stamattina vertice sul dl Sicurezza». Matteo Salvini: «Serve fermo preventivo di 48 ore».

Stamattina il governo proverà a blindare il dl Sicurezza che, secondo quanto auspicato dal vicepremier Salvini, sarà all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di mercoledì. Ci sarà una stretta su vendita dei coltelli ai minori, ricongiungimenti facili e lo sgombero degli immobili occupati. Si valuta un fermo preventivo di 48 ore.

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Per favore questa volta non liberate i delinquenti
Gli scontri di Torino tra i manifestanti e le forze dell'ordine durante il corteo di sabato scorso contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna (Ansa)

«Arrestateli tutti», chiede a gran voce l’opinione pubblica dopo gli scontri di Torino. Vedere una banda di teppisti che aggredisce un agente mentre è a terra, colpendolo con un martello, ha scosso le coscienze degli italiani.

Ma non basta: ci si può indignare e chiedere di mettere tutti in galera, ma poi dopo che la polizia ha eseguito gli arresti, c’è qualcuno che li rimette fuori. Prendete il caso di quei «bravi ragazzi» che mesi fa misero a ferro e fuoco la Stazione centrale di Milano, scontrandosi per ore con le forze dell’ordine. Dopo il fermo di alcuni dei giovani coinvolti nella guerriglia, il tribunale li ha scarcerati, ritenendo che perfino la misura dei domiciliari fosse troppo rigida, perché impediva a chi era studente di frequentare le lezioni. Insomma, la detenzione, seppur nel confortevole salotto di casa, è stata ritenuta una misura sproporzionata in ragione dell’età.

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Saviano mi ricorda i giudici che scioperarono contro Giovanni Falcone
Roberto Saviano (Ansa)
Secondo lo scrittore, la riforma Nordio aiuterebbe i clan. Ma non dimostra come In realtà l’autonomia dei pm non verrebbe toccata. A fare paura è il sorteggio.

Ho letto con dispiacere le dichiarazioni del giornalista Roberto Saviano che si avventura in commenti e proposte di voto sulla riforma della giustizia. Non mi risultava, tranne qualche titolo onorario senza valore scientifico, che il dottor Saviano avesse compiuto studi giuridici e con che profitto. E infatti, interrogata la rete che tutto sa, mi ha risposto che «non risulta pubblicamente quale voto di laurea abbia ottenuto Roberto Saviano, quando si è laureato in Filosofia all’università degli studi di Napoli». Le biografie disponibili confermano semplicemente che si è laureato in filosofia, ma non riportano il voto finale del suo percorso di laurea.

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Basta un Sì per far finire il gioco delle correnti
Imagoeconomica

Oltre a favorire i mafiosi, come scrive Roberto Saviano, e i topi, come sostiene una delle correnti della magistratura, prima di marzo la riforma della giustizia sarà probabilmente accusata anche di contribuire al surriscaldamento del pianeta.

In vista del referendum costituzionale, l’Anm, la sinistra e la cosiddetta stampa progressista immagino che addebiteranno altre colpe alla legge voluta dal ministro Carlo Nordio. In effetti, la norma ha una responsabilità gravissima: restituisce indipendenza e autonomia ai magistrati. Lasciate perdere la separazione delle carriere e tutte le fanfaluche di cui si discute in questi giorni: il nodo vero è la fine del sistema delle correnti, ovvero la rimozione di quel blocco di potere che negli ultimi 50 anni ha governato la magistratura con promozioni e provvedimenti disciplinari. Non in nome della legge, come dovrebbe essere, ma nel nome di gruppi organizzati come partiti. E per di più di sinistra.

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