Le Firme

Cgil antitoghe: «Sciopero se toccate i nostri»
(Imagoeconomica)
Il sindacato rosso sta con l’Anm per il «No» al referendum ma minaccia agitazioni nel caso in cui la magistratura continuasse a perseguire i dirigenti toscani che occuparono la ferrovia durante una manifestazione pro Pal. Un bell’esempio di coerenza.

La Cgil di Maurizio Landini si schiera con l’Associazione nazionale magistrati contro la riforma della giustizia. Ma allo stesso tempo la Cgil di Maurizio Landini minaccia uno sciopero generale in Toscana nel caso in cui la magistratura decidesse di rinviare a giudizio alcuni suoi dirigenti a seguito di una manifestazione pro Palestina. Il maggior sindacato sta, dunque, con i giudici quando si tratta di parlare in astratto di giustizia, ma è contro i giudici quando questi applicano la legge e perseguono le persone che hanno commesso reati. Bisogna dire che Landini e compagni hanno le idee chiare su che cosa significhino l’autonomia e l’indipendenza delle toghe, che loro ritengono minacciate dalla legge firmata dal ministro Carlo Nordio. Autonomia e indipendenza vanno difese, ma soltanto se i magistrati perseguono gli altri e non loro.

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Continua l’incredibile manifestazione di solidarietà dei lettori della «Verità». La sottoscrizione resta aperta fino a sabato. Intanto l’avvocato del siriano ucciso dal militare protesta: «Fu colpito alle spalle». Ma le perizie raccontano un’altra storia.

La sottoscrizione della Verità in sostegno al al vicebrigadiere Emanuele Marroccella sta andando al di là delle più rosee aspettative. Ieri sera, grazie al sostegno dei nostri lettori e di quanti, in generale, hanno a cuore le forze dell’ordine, il totale delle donazioni è arrivato a quota 326.000 euro. Una cifra largamente superiore alla provvisionale di 125.000 euro che il carabiniere dovrà pagare a figli, moglie, fratelli del siriano Jamal Badawi, cui, tra l’altro, era stata tolta la patria potestà. Come ha spiegato il direttore Maurizio Belpietro, la cifra in eccedenza sarà utilizzata per altre situazioni analoghe. Chi ancora non l’avesse fatto ha quindi la possibilità di effettuare la sua donazione fino a sabato, giorno in cui la sottoscrizione verrà chiusa.

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Basta con i risarcimenti ai parenti dei rapinatori
iStock

Come annunciato da Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno, il governo si appresta a varare un decreto in materia di sicurezza, immigrazione e potenziamento delle forze dell’ordine.

Le misure riguardano molti aspetti della gestione dell’ordine pubblico e il funzionamento delle strutture per il trattenimento e il rimpatrio degli stranieri. In particolare, verrebbe abrogata la disposizione che prevede, senza alcuna verifica del reddito, il gratuito patrocinio a spese dello Stato nei ricorsi contro i decreti di espulsione. In pratica, l’esecutivo si appresta a prosciugare il soccorso rosso che, con i soldi dei contribuenti, assiste i clandestini, usando ogni genere di espediente legale per evitare che siano rispediti ai luoghi d’origine. Vedremo prossimamente se le norme verranno approvate e, soprattutto, se saranno efficaci per combattere la criminalità.

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Se n’è andata con la cassa, ora è libera
Jessica Moretti (Ansa)
Niente arresti domiciliari per Jessica Moretti, la titolare del bar di Crans dove hanno perso la vita 40 ragazzi: solo l’obbligo di firma. L’autopsia su Riccardo Minghetti: morto per asfissia, tante lesioni da calpestamento. Giovedì alcuni genitori delle vittime dal Papa.

È morto soffocato dai fumi bollenti e tossici che il fuoco ha sprigionato in quell’inferno Riccardo Minghetti, 16 anni appena. Il suo cuore si è fermato in quel seminterrato e sul suo corpo di ragazzo sono passate decine di persone che provavano a mettersi in fuga, disperate. E mentre tutto questo accadeva, Jessica Maric era già lontana. Proprio lei, consapevole di come il suo locale fosse privo di vie di fuga, appena viste le fiamme e senza dare l’allarme, non ci ha pensato un attimo: si è diretta verso le scale e poi fuori e poi, ancora, per strada fino a casa, con l’incasso della serata sottobraccio.

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Alle società degli influencer di Gedi prestiti «illeciti» per 30 milioni
John Elkann (Getty Images)
Inchiesta sui finanziamenti sospetti concessi da Banca Progetto: spunta la spa dei social su cui han puntato gli Elkann. Nel decreto di perquisizione, contestata l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

Il 2025 non era finito bene per il gruppo Gedi. I vecchi vertici avevano patteggiato una pena per la truffa milionaria perpetrata ai danni dell’Inps e le redazioni dei giornali controllati erano andate in agitazione dopo l’annuncio della vendita della Repubblica e della Stampa da parte dell’azienda presieduta da John Elkann a un tycoon greco. Ma l’anno nuovo si annuncia non meno agitato, dal momento che nell’inchiesta sui presunti finanziamenti sospetti concessi da Banca Progetto (si parla di un giro di prestiti vicino al miliardo di euro) è finita, tra le altre, anche la Stardust Spa, un’azienda che dall’estate del 2022 ha come socio di maggioranza (inizialmente relativa e adesso assoluta, con il 94 per cento circa) proprio il gruppo Gedi.

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