Le Firme

Centri sociali ed ex Br fanno festa. Impedirono 50 sfratti: tutti salvi
L'ex sede del centro popolare occupato «Gramigna» di Padova (Ansa)
Dopo 11 anni, reato prescritto per 75 attivisti pro occupazioni di Padova. Avevano addirittura minacciato dei non udenti, legittimi assegnatari di uno stabile. Tra gli imputati due nomi legati alle nuove Brigate rosse.

Un’organizzazione dedita all’occupazione abusiva di appartamenti ed edifici pubblici, che per anni ha imperversato a Padova e dintorni. Così almeno l’hanno definita gli uomini della Digos che hanno indagato 75 persone, accusandone alcune di associazione a delinquere, occupazione abusiva, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Ma il tribunale, di fronte alle accuse, ha decretato il liberi tutti: non perché i fatti non sussistano, ma in quanto il processo è arrivato troppo tardi, con una sentenza emessa 11 anni dopo l’accertamento degli abusi. I giudici perciò hanno dichiarato prescritti i reati e buonanotte ai suonatori, anzi: agli occupatori.

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La riforma assicura il giusto processo. E la Carta è già stata modificata 46 volte
Ansa
Ciò che davvero spaventa il fronte del No è il sorteggio del Csm: i nuovi membri non avrebbero «debiti» nei confronti delle correnti.

Quella che si sta affrontando verrà ricordata come la campagna referendaria delle allusioni e delle suggestioni, dei sospetti e delle riserve mentali, dove il grande assente è il dibattito sul testo normativo e sulle sue reali implicazioni. Sembra esserci quasi una gara a chi delinea gli scenari più catastrofistici, evocando una sorta di Blade runner giudiziario.

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Giudici forti col capo staff di Nordio. Il vero obiettivo è sfidare il governo
Carlo Nordio (Ansa)
L’indagine sul caso Almasri a carico della Bartolozzi, che non gode dell’immunità, sembra una strategia per portare in aula anche il ministro della Giustizia e Piantedosi come testimoni. La memoria va a Enzo Carra.

L’avviso di conclusione indagini, preludio di un processo, a carico di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Nordio, mi ha riportato alla memoria un episodio di tanti anni fa. Era il 4 marzo del 1993 quando il pool di Mani pulite dispose l’arresto di Enzo Carra, portavoce dell’allora segretario della Dc, Arnaldo Forlani. A San Vittore, carcere milanese dove stazionavano perennemente i cronisti, fu portato in manette e la foto del giornalista con gli schiavettoni (prima di diventare capo ufficio stampa della Democrazia cristiana era stato a lungo redattore ed editorialista del quotidiano romano Il Tempo) fece il giro delle redazioni.

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Legittimo licenziare in nome dell’Ia
(IStock)
Un’azienda ha sostituito una disegnatrice grafica con un algoritmo: una sentenza ora dice che si può fare. Un precedente che penalizzerà i giovani senza esperienza.

Magari Maurizio Landini, il leader maximo della Cgil, tra un corteo pro Pal e un party per il No al referendum con Elly Schlein trova il tempo di occuparsi dei lavoratori. Ieri lo hanno preso in contropiede. Già lo hanno beccato con i rider in bocca - da anni manca un contratto che riconosca la dignità del lavoro ai coscritti del pedale al servizio soprattutto delle Ztl dove s’impigrisce la gauche caviar - e ora lo inchiodano all’algoritmo che tra i tanti vantaggi ha pure quello di non avere rappresentanza sindacale.

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Cedole miliardarie e maxi bonus ai capi di Stellantis. Zero premi agli operai
(Getty Images)
Il disastro causato dalla corsa all’auto a batteria non lo pagano né i manager, né gli Agnelli. Landini non ha niente da dire?

Stellantis quest’anno non pagherà ai propri dipendenti il premio annuale. Lo ha annunciato l’amministratore delegato Antonio Filosa, precisando che nel 2025 il gruppo ha conseguito «risultati negativi sul fronte delle consegne, del fatturato, della redditività e del cash flow». In una parola, un disastro. Del resto, il numero uno del gruppo, subentrato a Carlos Tavares nel maggio dello scorso anno, non ha fatto che confermare quanto si sapeva e cioè che il colosso automobilistico nato dalla fusione fra Peugeot e Fiat va malissimo.

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