Il copione, secondo la difesa, è sempre lo stesso. Prima arrivano le accuse. Poi parte il clamore mediatico. Infine c’è la verifica degli atti. E, quando si passa dalle suggestioni ai documenti, la ricostruzione crolla. È questa la linea dei legali di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani, il professor Emanuele Fisicaro e l’avvocato Antonella Calcaterra, dopo la nuova intervista pubblicata dal Fatto quotidiano a una ex collaboratrice della tenuta di Punta del Este.
Per i difensori, anche questa volta le accuse sarebbero «del tutto inveritiere» e «facilmente smentibili documenti alla mano». Non ci sarebbe un nuovo elemento decisivo, ma l’ennesimo tassello di quella che i legali definiscono una «violenta campagna mediatica», costruita - a loro dire - su circostanze non verificate e destinate a essere contestate nelle sedi giudiziarie. Per questo ora si sta valutando l’azione giudiziaria con la richiesta di 250 milioni di euro contro il quotidiano.
Del resto le prime verifiche ufficiali non avrebbero confermato le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane. La Procura generale di Milano, dopo gli approfondimenti avviati anche attraverso l’Interpol, non avrebbe ravvisato, al momento, elementi tali da modificare il parere favorevole già espresso sulla grazia concessa a Nicole Minetti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le risposte arrivate dall’estero sono ancora parziali, ma finora non avrebbero fatto emergere dati ostativi capaci di ribaltare il quadro.
Al centro della vicenda c’è il tema dell’adozione di bambino malato in Uruguay. La grazia a Minetti è stata messa in relazione, tra gli altri profili, alla situazione familiare e alle condizioni di salute del minore. Per questo gli accertamenti hanno riguardato la regolarità della procedura adottiva, la documentazione sanitaria e il percorso personale dell’ex consigliera regionale dopo la condanna. Secondo la difesa, proprio gli atti prodotti avrebbero già smentito le ricostruzioni più gravi diffuse sull’adozione e sulle condizioni cliniche del bambino.
«Il Fatto quotidiano, invece di prendere atto della realtà, rilancia con nuove accuse che nulla hanno a che vedere con la verità», replicano i legali dopo l’intervista a Graciela Mabel De Los Santos Torres, indicata dal giornale come una donna che avrebbe lavorato per anni nella tenuta di Cipriani in Uruguay come massaggiatrice. La testimone sostiene di essere «la testimone dei festini con le escort a Punta del Este» e afferma che Minetti non avrebbe mai cambiato vita rispetto agli anni italiani. Dice anche di essere pronta a parlare con i magistrati milanesi, a condizione di essere protetta. Le accuse, per ora, restano dichiarazioni giornalistiche. Ed è proprio questo il punto su cui insiste la difesa: una cosa sono gli atti, le verifiche ufficiali, i documenti depositati e le eventuali rogatorie. Tutta un’altra cosa sono le ricostruzioni mediatiche, soprattutto quando non sono ancora entrate in un contraddittorio giudiziario.
Lo stesso criterio vale anche per altri episodi già emersi negli ultimi giorni attorno al nome di Giuseppe Cipriani. Nel 2020 una ex dipendente, Maria Sol Larrea, depositò a New York una causa civile contro Downtown Restaurant Company, Cipriani Usa e Giuseppe Cipriani, lamentando molestie sessuali, ambiente di lavoro ostile, ritorsione e mancata riassegnazione dei turni. Ma quel documento era una causa civile. Non ci fu una sentenza, né una condanna e neppure un accertamento giudiziario. Anche quell’episodio si chiuse senza processo e senza decisione nel merito. Il 30 luglio 2021 la giudice federale Valerie Caproni prese atto che, attraverso una mediazione, era stato raggiunto un accordo su tutte le questioni e dispose la chiusura del caso senza costi o spese legali a carico di una parte nei confronti dell’altra. Non ci fu alcuna ricaduta penale.
La nuova vicenda uruguaiana si muove dunque su un terreno analogo: dichiarazioni, suggestioni e ricostruzioni giornalistiche. Ma il fascicolo milanese riguarda la verifica dei presupposti della grazia.
La Procura generale di Milano, guidata da Francesca Nanni, sta valutando se procedere con interrogatori all’estero. Potrebbe essere inoltrata una rogatoria in Uruguay e, se necessario, potrebbe essere sentita anche l’ex dipendente indicata dal Fatto. Finora, però, dai primi accertamenti arrivati dall’estero non sarebbero emersi elementi significativi tali da ribaltare il parere favorevole già espresso sulla grazia concessa dal Quirinale. Inoltre i legali della coppia stanno continuando a fornire alla procura generale tutta la documentazione richiesta.
È proprio su questa distinzione che insiste la difesa. Da una parte ci sono documenti, verifiche all’estero, atti già depositati sulla procedura di adozione e sulle cure del bambino. Dall’altra, secondo i legali, una nuova testimonianza che arriva dopo settimane di polemiche e che sarà contestata in giudizio. Fisicaro e Calcaterra parlano di «documentazione indiscutibile» che avrebbe messo a nudo «le innumerevoli falsità» scritte sull’adozione e sulle condizioni cliniche del minore, con un danno definito «incommensurabile» soprattutto per il bambino.







