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Epstein & C. Sesso, droga e foto per ricattare il mondo
Jeffrey Epstein (Getty Images)

Le tre esse dei grandi casi di cronaca che appassionano l’opinione pubblica ci sono tutte: sesso, sangue e soldi. Ma il caso Epstein è molto di più di un caso di cronaca: è una storia di politica e affari, ovviamente loschi.

Ogni giorno le carte rilasciate dall’amministrazione americana contribuiscono ad alimentare uno scenario inquietante, dove il traffico di minorenni creato dal finanziere suicida e dalla sua complice Ghislaine Maxwell non è il fine, ma il mezzo. Le giovani non sono il centro della storia, ma il contorno. Questo non è il #MeToo della grande finanza, ma il sistema di potere con cui si puntava a controllare il mondo. Le ragazzine portate a Little Saint James, nelle isole Vergini americane, a bordo del Lolita Express, non erano lì solo per contribuire al piacere degli importanti ospiti, ma per essere usate come «merce di scambio» e ancor più, da quello che si capisce, come arma di ricatto, da impiegare verso politici e potenti del globo.

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Macron la fa fuori dal bidet: «Meloni pensi a casa sua». Proprio lui...
Emmanuel Macron (Ansa)
Il cordoglio del premier per Quentin Deranque, ucciso dagli antifa, stizzisce le président: «Pensate a casa vostra». Cioè, quella su cui i suoi ministri volevano «vigilare» e che definivano «vomitevole»? Peccato che i picchiatori transalpini sconfinino abitualmente da noi.

No, dai: non può essere lui. Davvero ha intimato a Giorgia Meloni di «non commentare fatti che avvengono in altri Paesi»? Macron? Il presunto Napoleone che, pur di non affrontare i disastri in casa propria, non fa altro che ficcare il naso in quelle altrui? Dagli Usa alla Groenlandia, dall’Ucraina a Gaza, dall’India alla Cina è tutto un interventismo macroniano. Epperò, improvvisamente, ecco che Emmanuel scopre il riserbo, il colpo di reni sovranista: «Lasciate che tutti restino a casa e le pecore saranno ben custodite», è la spiritosaggine dietro la quale il presidente francese prova vanamente a celare la stizza.

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I file di Epstein cambiano la storia. Cade la prima testa coronata
Agenti di polizia pattugliano i cancelli della Royal Lodge, l'ex residenza di Andrew Mountbatten-Windsor (nel riquadro) a Windsor Great Park (Getty Images)
Arrestato e poi rilasciato l’ex principe Andrea: da secoli un membro della famiglia reale inglese non finiva in cella. Avrebbe passato documenti riservati al pedofilo. Re Carlo III lo scarica. Pesano le indagini per abusi e traffico di esseri umani. Il reato contestato prevede fino all’ergastolo. La famiglia di Virginia Giuffrè ringrazia. È solo l’inizio...
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IL SIGNOR NO
Sergio Mattarella (Getty Images)
Mattarella si presenta (a sorpresa) al plenum del Csm e lo difende: «Serve rispetto per questa istituzione». Dietro le parole felpate l’attacco a Nordio (che abbozza) e soprattutto la discesa in campo del Colle sul referendum.

C’è stato un tempo in cui il presidente della Repubblica minacciava di mandare i carabinieri a Palazzo dei Marescialli. Un reparto in assetto antisommossa al comando di un generale di brigata schierato in piazza Indipendenza, a Roma, di fronte alla sede del Consiglio superiore della magistratura, pronto a intervenire nell’aula nel caso in cui il Csm avesse deciso di tenere una seduta per censurare l’operato del presidente del Consiglio. Naturalmente, il capo dello Stato che ha avuto il coraggio di contrapporsi così perentoriamente alla deriva politica dell’organo di autogoverno delle toghe non è Sergio Mattarella, ma Francesco Cossiga.

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I rossi ormai sdoganano pure l’odio. «Giustificato contro i nemici politici»
Roberto Saviano
Nel suo ultimo libro, Michela Murgia sosteneva che il livore appartiene a tutti e non va affatto represso, anzi. Tesi ripresa oggi pure da Saviano, che lo esalta a virtù civile. «Legittimando» le morti di Kirk e Deranque.

Cambiano il percorso ma arrivano sempre nello stesso posto; cambiano i toni ma le conclusioni sono ogni volta le medesime. Anni fa fu Walter Veltroni a elaborare la formula subdola ma efficace secondo cui bisogna «odiare l’odio». Sotto la banalità si nascondeva un pensiero feroce e affilato: odiare l’odio significa, nei fatti, «odiare gli odiatori». Tradotto: basta accusare qualcuno di essere un odiatore e su di lui ci si può accanire senza pietà, che è esattamente ciò che è accaduto in questi anni a chiunque abbia rifiutato di farsi chiudere nel recinto progressista. In nome della lotta contro l’odio sono state commesse le peggiori nefandezze, appoggiate le censure più intolleranti e approvate le più rabbiose discriminazioni. L’intera impalcatura totalitaria del woke nasce proprio usando la battaglia contro l’odio come scusa.

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