«I dati Istat ci parlano di una situazionale occupazione buona e in tenuta: dal nostro Osservatorio, possiamo confermare questo trend. Quanto agli stipendi, i contratti nazionali andrebbero rinnovati il prima possibile senza le lungaggini dovute a battaglie ideologiche». Rosario Rasizza, presidente di Assosomm, Associazione italiana delle Agenzie per il lavoro, e amministratore delegato di Openjobmetis, presente sul mercato Italiano da 25 anni, fa il punto sul mercato del lavoro partendo dalle ultime rilevazioni dell’Istat.
Cosa emerge dal recente report dell’Istat sull’occupazione?
«Il quadro riflette quello che diciamo da tempo come agenzia per lavoro, ovvero che la domanda di lavoro rimane sostenuta soprattutto in alcuni settori come i servizi, che pure compensano il calo della manifattura. Il dato dell’industria non ci sorprende perché le aziende stanno attraversando una fase di cautela negli investimenti a causa dello scenario internazionale che impedisce di fare progetti a lungo termine. Prima questa incertezza terminerà e prima ne beneficerà lo sviluppo del Paese, c’è un bacino di lavoratori che attende di essere valorizzato».
Di quali cifre parliamo?
«Secondo il bollettino realizzato da Unioncamere e Excelsior, c’è un fabbisogno occupazionale di circa mezzo milione di persone nel breve termine, mentre nel secondo trimestre dell’anno è di 1,5 milione di addetti che potrebbero essere assunti. Il lavoro c’è, semmai il problema è la compatibilità tra l’offerta e le necessità delle aziende. E qui si apre anche il tema del corso scolastico adatto al mercato e della formazione post laurea. Fino a qualche anno fa gli operai di un’industria di auto dovevano avere conoscenza del motore termico, oggi sono richieste competenze per i motori ibridi e elettrici».
L’Intelligenza artificiale ruberà posti di lavoro?
«Non sono così pessimista, ritengo piuttosto che creerà nuove figure. Chi si affaccia nel mondo del lavoro deve stare al passo con i tempi. Posso dire senza rischio di smentita che la carriera professionale si costruisce sin dalla scelta del percorso scolastico. Il futuro lavorativo va programmato con largo anticipo».
Quali sono i profili più cercati?
«Senza dubbio i laureati in materie Stem e i diplomati in discipline tecniche ma non si può generalizzare perché ogni territorio ha la sua specificità. A Brescia e provincia, per esempio, sono più richiesti operai, tornitori e saldatori, nelle Marche persone abili nel calzaturiero, a Firenze nella moda e nel tessile, a Milano nel mondo dei servizi. Poi ci sono figure trasversali come i responsabili della logistica e dell’export».
Dai dati Istat emerge che continua a crescere l’occupazione degli over 50. Come se lo spiega?
«Un tempo per le aziende un cinquantenne era un lavoratore su cui non investire. Ora gli over 50 sono molto cercati sul mercato del lavoro perché con una solida esperienza, non devono essere formati e quindi sono immediatamente impiegabili».
I giovani lamentano che gli stipendi sono bassi rispetto al resto dell’Europa.
«Le retribuzioni vanno considerate non in senso assoluto ma in relazione al costo della vita che in città come Londra, Parigi o Francoforte è decisamente superiore all’Italia. Comunque, vale il consiglio che i rinnovi dei contratti nazionali andrebbero approvati con più celerità. Le parti sociali dovrebbero utilizzare meno slogan ed essere più concreti. Noi abbiamo rinnovato sei mesi fa il nostro contratto collettivo, abbiamo lavorato molto sul welfare e sulle polizze integrative e migliorato la condizione delle lavoratrici. Abbiamo al nostro attivo Family care, agenzia per il lavoro che si occupa solo di reclutare badanti. La maggior parte di queste figure, in Italia, vive nel sommerso. Noi abbiamo 2.000 badanti assunte regolarmente, ma capisco che per una famiglia regolarizzare queste persone è un onere. Questo induce a pagare in nero. La situazione si eviterebbe se fosse possibile detrarre dal reddito il costo delle badanti, come avviene in Francia».
Come è cambiato il lavoro interinale?
«È cambiato molto. All’inizio è stato difficile far capire il nostro ruolo. Ora si avvicinano tutte le tipologie di lavoratori».
Funziona ancora lo smart working o è tornato ad essere marginale?
«Fortunatamente ha ora una funzione marginale. Preferisco che le persone si incontrino anche se non ho nulla in contrario che parte delle attività si facciano da remoto».






