Duecentotrentacinque milioni possono bastare per far funzionare la macchina del Quirinale? A leggere il bilancio preventivo del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, si fa fatica. Si soffre. Per questo il budget del Colle è stato incrementato di 5 milioni «rispetto all’anno precedente, con importo complessivo che passerà» appunto «da 230 a 235 milioni di euro (+2,17%)», quando invece l’inflazione del 2025 e quella prevista per il 2026 - ovviamente prima che scoppiasse la guerra nel Golfo - era inferiore al 2%.
Però al Quirinale non sono contenti dello stanziamento deciso nell’ultima Finanziaria, come segnala il sito Open.online, che sottolinea come «per il secondo anno consecutivo la Presidenza della Repubblica ha ottenuto, a differenza di Camera e Senato, un aumento del finanziamento annuale a carico del bilancio dello Stato».
Le lamentele, ovviamente felpate, emergono dai commenti che si leggono sul sito del Colle: l’incremento di 5 milioni della dotazione equilibra «solo parzialmente la riduzione del valore reale della dotazione dopo dieci anni di completa invarianza della stessa ad un livello nominale pari a quello richiesto per l’esercizio 2007». E l’aumento della dote «si è reso necessario per soddisfare le accresciute esigenze di spesa riscontrate nei vari comparti, sinora fronteggiate con la sola utilizzazione dell’avanzo di amministrazione realizzato nel corso del tempo e progressivamente eroso e mitiga solo parzialmente la riduzione in termini reali che la stessa ha costantemente subito nel corso degli anni: l’attuale importo di 235 milioni di euro, tenuto conto dell’inflazione misurata nel tempo in base all’indice dei prezzi al consumo, registra tuttora una diminuzione di circa il 31,07% rispetto all’importo del giugno 2007 rivalutato fino a dicembre 2025».
Insomma, dal Quirinale dicono che hanno fatto già tanti sacrifici. Mentre le spese aumentano. Quali? Ad esempio quelle pensionistiche. «La spesa per la previdenza, che costituisce il 45,39% del totale della spesa complessiva prevista del Segretariato generale (in aumento rispetto al 44,77% del 2025), presenta una dinamica in crescita nel prossimo triennio, a causa del maturare dei requisiti pensionistici da parte di numerose classi di età, con un incremento del 2,59% nel 2026 (da euro 116.334.000 del 2025 a euro 119.345.000), dell’1,52% nel 2027 (121.154.000 euro) e del 2,26% nel 2028 (euro 123.896.000)», si legge nella nota del Quirinale, che specifica come «le previsioni sono costruite sulla base dell’andamento dei collocamenti a riposo per raggiunti limiti di età (67 anni) e su ipotesi riguardanti la dinamica dei pensionamenti anticipati a domanda».
Poi sale la spesa «per i Consiglieri e Consulenti del Presidente della Repubblica» che passa da 1.568.000 nel 2025 a 2.083.000 euro nel 2026, con l’aumento percentuale più alto di tutte le voci di bilancio del Quirinale: +32,84%, spiega Open. Infine nel 2026 triplicheranno le spese in conto capitale, che lievitano dai 6.698.000 euro dell’anno precedente ai 18.728.000 milioni previsti. Ma gran parte di questi costi li coprirà il ministero di Matteo Salvini.





