I nostri soldi

Meloni sceglie la linea dura con la Ue: «Fateci spendere per la crisi energetica»
Giorgia Meloni (Ansa)

Lettera del premier alla Von der Leyen: «La clausola non valga solo per la Difesa». Niet di Bruxelles.

Giorgia Meloni chiede formalmente alla Commissione Ue di estendere anche alle spese per fronteggiare la crisi energetica la possibilità di derogare ai vincoli del Patto di stabilità. Altrimenti, argomenta il presidente del Consiglio, «sarebbe molto difficile per il governo spiegare all’opinione pubblica» la scelta di destinare soldi all’acquisto di armi, mentre mancano risorse per alleviare il peso delle bollette o abbassare il prezzo della benzina.

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Dal 1° giugno gli automobilisti potranno ottenere un rimborso del pedaggio autostradale in caso di blocchi del traffico o ritardi causati dai cantieri. La misura attua una delibera del 2025 dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (Art).

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Beffa alluvionati: donazioni ferme in Regione
Alluvione in Emilia Romagna (Getty Images)
Dei 50 milioni di erogazioni liberali inviate da privati nel 2023, 14 sono stati stanziati per aiutare i cittadini colpiti a comprare dispositivi di protezione per le case. Ora, però, i rimborsi vengono negati per ragioni assurde. Risultato: solo 2,4 milioni elargiti.

Quattordici milioni di fondi devoluti come donazioni alla Regione Emilia-Romagna, dopo l’alluvione di maggio 2023, stanziati in un bando (a ottobre 2024) per aiutare i cittadini colpiti dal maltempo ad acquistare dispositivi di protezione passiva. Tre anni dopo, sono stati erogati solo 2,4 milioni, appena il 17% del denaro a disposizione. Interamente coperto, come detto, grazie alle generose donazioni di privati cittadini. Già questo, prima ancora di scendere nel dettaglio, sarebbe sufficiente a certificare l’ennesimo fallimento di una Regione che non perde occasione di lamentarsi con il governo per l’insufficienza dei finanziamenti concessi.

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La Ue non sa come sono spesi i soldi del Pnrr
(Eu Photo)
La Corte dei Conti europea: non tutti gli Stati mandano rendiconti, solo i principali 100 progetti sono dettagliati sui costi reali. D’altronde, i 577 miliardi prestati da Bruxelles erano legati a voci di spesa incontrollabili o inutili.

L’Europa ha stanziato circa 577 miliardi di euro per la ripresa post Covid, facendo quindi lievitare il proprio debito, ma non è in grado di monitorare come vengono spesi.

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Simest stanzia 800 milioni per le imprese
Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.

La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.


Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.

Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.

Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.

Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.

«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.

Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.

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