Milano si conferma anche nel 2025 la città italiana con il costo della vita più elevato, almeno secondo la metrica Codacons basata sui listini al pubblico di beni e servizi su base Osservatorio prezzi del Mimit. Nel paniere complessivo costituito da 28 prodotti alimentari/ortofrutticoli più una selezione di servizi – il totale per Milano è 598,95 euro. Napoli, al contrario, è all’estremo opposto con 368,90 euro: la differenza è del 62,3%.
A Milano la parte servizi pesa per 385,87 euro, contro i 200,61 euro a Napoli; la parte alimentare vale 213,08 euro a Milano contro i 168,29 euro del capoluogo partenopeo. In pratica, nel paniere osservato il «premio Milano» è spiegato soprattutto dalla spesa non-food, che incorpora costi fissi e dinamiche di prezzo dei servizi locali molto più delle materie prime alimentari. Dopo Milano restano in fascia alta Aosta (586,26 euro) e Bolzano (574,21); sul lato basso, oltre a Napoli, compaiono Palermo (408,25) e Catanzaro (423,84).
Se si isola la sola spesa alimentare, la graduatoria cambia: Catanzaro è la più conveniente con 164,96 euro, seguono Napoli (168,29) e Bari (172,62). Bolzano è la più cara con 220,68 euro, circa +34% su Catanzaro.
Le differenze diventano visibili sulle singole voci. L’olio extravergine d’oliva va da 5,93 euro a Catanzaro a 10,01 euro a Bolzano (media campione 7,16). La pasta di semola oscilla tra 1,22 euro a Palermo e 2,15 euro a Pescara (media 1,77). Il pane fresco costa 2,42 euro a Napoli contro i 7,14 euro di Bolzano (media 4,21). Sul fresco proteico, il petto di pollo va da 9,66 euro a Pescara a 15,22 euro a Milano, mentre il salmone fresco sale da 15,19 euro a Pescara fino a 25,64 euro a Milano (media 20,75). Per il prosciutto crudo la forbice è ancora più ampia: 20,30 euro a Pescara contro 41,36 euro a Firenze.
Non tutto, però, «punisce» Milano: le banane nella città lombarda risultano addirittura più economiche (1,15 euro, minimo del campione) rispetto al massimo di Trieste (2,57). Su altri beni di base la variabilità è più contenuta ma significativa: il latte a lunga conservazione va da 1 euro a Cagliari a 1,58 euro a Torino (media 1,19); la passata di pomodoro da 1,46 euro a Palermo a 2,49 euro a Venezia; il burro da 10,23 euro a Bari a 16,31 euro ad Aosta.
Guardando all’ortofrutta, Napoli ricorre spesso come minimo del campione: pomodori a 1,84 euro (contro 3,95 ad Aosta), mele Golden a 1,78 (contro 2,99 a Trieste), peperoni a 1,98 (contro 4,17 a Trieste) e limoni a 1,96 (contro 4,42 ad Aosta). Tra gli ortaggi, la lattuga va da 1,33 euro a Napoli a 3,33 a Genova; i cetrioli da 1,48 a Catanzaro a 3,41 a Trieste. Su beni industriali di base, l’olio di semi oscilla tra 1,64 euro a Bari e 2,57 a Bologna (media 2,02), mentre lo yogurt (vasetto 125 g) varia da 0,35 euro a Firenze a 0,51 a Palermo.
Fuori dal carrello, alcune voci spiegano perché la componente servizi mostra le differenze. Un pasto in pizzeria varia da 10,05 euro a Pescara a 14,72 euro a Bolzano (media 12,07). E sulla manutenzione auto l’escursione è netta: equilibratura gomme e convergenza passano dai 37,92 euro di Catanzaro ai 96,46 euro di Milano (media 63,75). Il quadro complessivo è quindi chiaro: Milano è e resta di gran lunga la città più cara d’Italia, battendo anche Roma. Ma le differenze maggiori emergono in maniera evidente nel campo dei servizi. Nel caso dei prezzi dei beni alimentare le differenze ci sono, ma non sono così marcate.





