Mentre l’istruttoria del Garante procede, il caricamento delle informazioni va a rilento.

Sono stati 284.000 gli utenti che si sono opposti all’acquisizione dei dati sanitari precedenti al 2020 nel Fascicolo sanitario elettronico, entro la scadenza del 30 giugno scorso. Un numero cresciuto rapidamente nelle ultime settimane, quando il tema di stretta attualità è stato evidenziato a più riprese dalla Verità. Le criticità espresse sull’inserimento automatico delle informazioni dei cittadini nel dossier digitali sono state plurime, pur avendo sottolineato anche i lati positivi derivanti dall’operazione, come la semplificazione dell’accesso ai dossier clinici dei pazienti e il passo avanti per la ricerca e gli studi statistici.

I coni d’ombra evidenziati, dall’uso futuro di quei dati da parte del governo, al rischio di attacchi hacker con furti di enormi quantità di informazioni (le notizie di ingressi abusivi nei portali di ospedali e aziende sono piuttosto frequenti), fino alla scarsa rilevanza data dai media al tema, ci sono costati il solito e facile accostamento alla galassia no vax-complottista.

Eppure i medesimi dubbi sono stati elencati anche dal Garante della privacy, che nei giorni scorsi ha provveduto ad avviare procedimenti verso 18 Regioni e le due province autonome di Trento e Bolzano per le per «le numerose violazioni nell’attuazione della nuova disciplina sul Fascicolo sanitario elettronico 2.0, introdotta con il decreto del ministero della Salute del 7 settembre 2023», anche in tema di sicurezza. I rilievi del Garante sono stati trasmessi alla presidenza del Consiglio, poiché «è urgente intervenire per tutelare i diritti di tutti gli assistiti coinvolti nel trattamento dati del Fse». Lo stesso vicepresidente dell’Autohority, Ginevra Cerrina Feroni, aveva confermato alla Verità i diversi tasti dolenti dell’operazione, sottolineando che le preoccupazioni evidenziate erano più che fondante.

Secondo il Garante, le difformità riscontrate hanno reso evidente che alcuni diritti (come oscuramento, delega, consenso specifico) e misure (riguardanti la sicurezza, i livelli di accesso differenziati, la qualità dei dati) introdotte a tutela dei pazienti, non sono garantite in modo uniforme in tutto il Paese. Oppure sono esercitabili ed esigibili solo dagli assistiti di alcune Regioni e Province autonome, con un potenziale e significativo effetto discriminatorio sugli assistiti.

I rilievi avanzati dall’Authority alle Regioni sono dunque consistenti e i procedimenti avviati vanno avanti. Non si possono escludere possibili sanzioni previste dal Regolamento europeo, malgrado sia scaduto il termine per opporsi all’acquisizione. A ogni modo, stando a quanto risulta alla Verità, diverse Regioni sono in forte ritardo con il trasferimento dei dati in questione.

Il capitolo sul Fascicolo sanitario elettronico, dunque, non è ancora chiuso.

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