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2022-08-11
Zelensky alza la posta: «La guerra finirà solo quando la Crimea sarà liberata»
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Mentre la diplomazia internazionale si sforza di trovare una composizione dello scontro Russia-Ucraina, Zelensky lancia la sua «condizione» per dire basta alla guerra. La «clausola» è di quelle destinate a rendere infinito il conflitto. «Questa guerra russa contro l’Ucraina, contro tutta l’Europa libera, è iniziata con la Crimea e deve finire con la sua liberazione. Oggi è impossibile dire quando accadrà, ma so che torneremo nella Crimea ucraina», le parole usate dal presidente nel suo discorso alla nazione, a poche ore dall’attacco a una base russa proprio in Crimea. L’esplosione, che ha provocato un morto e sette feriti, tra cui due bambini, è oggetto di mezze ammissioni e mezze smentite. Fonti militari ucraine hanno fatto sapere che si è trattato di una loro azione, mentre Mykhailo Podolyak, braccio destro di Zelensky, dopo un primo messaggio in cui esultava con un «è solo l’inizio», ha negato che vi sia la mano di Kiev. «L’Ucraina non ha alcuna responsabilità nelle esplosioni avvenute in una base aerea russa in Crimea», ha detto. Anche da Mosca i commenti sono ondivaghi. La Russia, forse per non mostrare debolezza nella difesa della penisola annessa nel 2014, ha liquidato l’accaduto come un «semplice incidente in un deposito di munizioni».
In ogni caso, la penisola sul Mar nero torna ad essere il fulcro degli scontri, soprattutto dopo l’ultima dichiarazione di Zelensky. Kiev ora accusa le forze russe che occupano la centrale nucleare di Zaporizhzhia, nel sud-est dell’Ucraina, di voler collegare l’impianto alla rete elettrica della Crimea. «Per farlo, bisogna prima danneggiare le linee elettriche della centrale collegate al sistema energetico ucraino. Dal 7 al 9 agosto, i russi hanno già danneggiato tre linee elettriche. Al momento, l’impianto funziona con una sola linea di produzione, un modo di lavorare estremamente pericoloso», ha dichiarato il presidente dell’operatore ucraino Energoatom, Petro Kotin.
Anche il G7 si scaglia contro il «controllo continuo da parte della Russia sulla centrale nucleare» di Zaporizhzhia, che metterebbe «a repentaglio la regione». Mosca, invece, ribadisce che è proprio l’Ucraina a «cercare» l’incidente nucleare ed ha chiesto e ottenuto la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per oggi. La Russia vuole che il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, informi il Consiglio sull’accusa - sempre da parte di Mosca - su «recenti attacchi delle forze armate ucraine alla centrale nucleare e sulle loro potenziali conseguenze catastrofiche». Nei dintorni della centrale, intanto, infuria la battaglia. Quattro missili russi hanno colpito Kushuhum, un villaggio alla periferia meridionale della città di Zaporizhzhia, uccidendo una donna di 52 anni. Lo ha dichiarato il governatore dell’oblast, Oleksandr Starukh, secondo il quale «quattro edifici privati sono stati distrutti». Sale a 13, invece, il bilancio delle vittime dei missili russi sul distretto di Nikopol, ancora nei pressi della centrale: altri due civili sono morti nell’ospedale di Marhanets. In Donbass continua l’avanzata russa volta a prendere l’intero Donetsk ed è proprio in quest’area che si troverebbe il primo italiano indagato come combattente straniero. È un genovese di 19 anni, Kevin Chiappalone, indicato come simpatizzante di CasaPound ma dal cui arruolamento il movimento prende le distanze. «Svolgiamo le nostre attività alla luce del sole, diffidiamo chiunque dall’attribuirci qualsiasi coinvolgimento nella vicenda», chiarisce CasaPound Italia. Il sostituto procuratore Marco Zocco della Direzione distrettuale antiterrorismo genovese accusa Chiappalone di essere un mercenario della Brigata internazionale ucraina, dunque rischia una condanna da due a sette anni. L’indagine della Digos era partita dopo le dichiarazioni del giovane a Panorama. Al momento è l’unico indagato ma gli investigatori stanno cercando di capire se vi siano altri mercenari e se vi sia una rete di reclutatori. Nel frattempo, sul fronte dell’esportazione del grano, l’acquisto del primo carico di grano ucraino è stato annullato per un ritardo di cinque mesi nella consegna. La Razoni, primo cargo a prendere il largo da Odessa con un carico di 26.500 tonnellate di grano, era attesa domenica scorsa in Libano ma non ha mai attraccato: resta in attesa di istruzioni nel Mediterraneo. Da allora 10 navi sono partite dai porti ucraini con un totale di 322.000 tonnellate di derrate (tra queste la Fyi Rojen, che trasporta mais, arriverà al porto di Ravenna il 12 agosto), mentre altre due navi sono giunte in Ucraina per essere caricate. Intanto, a Mosca, la giornalista russa Marina Ovsyannikova, che a marzo aveva protestato contro la guerra mostrando un cartello durante il telegiornale sul primo canale, è stata arrestata. Sul suo conto - fa sapere il suo avvocato, Dmitri Zakhavatov, è stata aperta un’inchiesta per «diffusione di false informazioni» sull’esercito. Dalla Russia, infine, ha scelto di andare via l’Ikea, annunciando l’interruzione delle vendite, anche online.
Taiwan, finite le esercitazioni cinesi
Nella giornata di ieri la Repubblica Popolare Cinese ha annunciato: «Sono terminate con successo le operazioni militari congiunte intorno all’isola di Taiwan e tutti i compiti sono stati condotti a buon fine».
Una comunicazione che ha messo fine, seppur con tre giorni di ritardo rispetto al programma iniziale, alle grandi manovre militari iniziate in risposta alla controversa visita a Taipei, la capitale di Taiwan, della presidente della Camera dei rappresentanti statunitense Nancy Pelosi. Il Comando del teatro orientale delle forze armate cinesi ha anche precisato che «le truppe terranno d’occhio i cambiamenti della situazione nello Stretto di Taiwan, continueranno a svolgere addestramento e preparativi militari, organizzeranno regolarmente pattuglie di prontezza al combattimento e difenderanno risolutamente la sovranità nazionale e l’integrità territoriale». Il fatto che i cinesi non abbiano invaso Taiwan non deve certo ingannare perché, come ribadito ieri: «La Cina è disposta a creare un ampio spazio per la riunificazione pacifica con Taiwan, ma non lascerà mai alcuno spazio per varie forme di attività separatiste per l’indipendenza e non promette di rinunciare all’uso della forza». A questo proposito l’Ufficio per gli Affari di Taiwan e l’Ufficio informazioni del governo cinese hanno pubblicato il libro bianco intitolato La questione di Taiwan e la riunificazione della Cina nella nuova era, una pubblicazione dove si ribadisce «il fatto e lo status quo che Taiwan fa parte della Cina. Per realizzare la riunificazione pacifica, «un Paese, due sistemi» è la soluzione più inclusiva a questo problema». Non si è fatta attendere la dura reazione taiwanese ai contenuti del libro bianco definiti dalla presidente di Taipei, Tsai Ing-wen: «Un vano desiderio, la Cina ignora la realtà su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan. Le loro iniziative sono dirette ai pochissimi partiti politici taiwanesi e alle persone che temono la Cina e sono disposte a scendere a compromessi sulla scia delle intimidazioni». Le autorità militari di Taiwan in un comunicato hanno reso noto che 10 navi e 36 jet militari cinesi sono stati rilevati intorno all’isola fino alle 17.00 locali (le 11.00 in Italia). Nella nota si legge che sulla parte orientale della linea mediana dello Stretto di Taiwan, mai riconosciuta da Pechino ma comunque sempre rispettata, hanno volato 17 caccia da combattimento tra i quali nove SU-30 e otto J-11. I taiwanesi hanno detto di aver utilizzato i loro consueti protocolli di sicurezza «facendo decollare i propri caccia, inviando l’allarme radio e attivando il proprio sistema di difesa missilistico». Dopo l’annuncio di Pechino le autorità di Taipei hanno anche fatto sapere che «le Forze armate di Taiwan adatteranno le modalità di dispiegamento delle loro forze considerando molteplici fattori, tra cui morale delle truppe e minacce compresi, senza abbassare la guardia». Il sottosegretario alla Difesa statunitense Colin Kahl durante una conferenza stampa tenutasi al Pentagono ha spiegato che: «Le ultime esercitazioni militari cinesi intorno a Taiwan non hanno cambiato la valutazione degli Stati Uniti secondo cui Pechino non tenterà di impadronirsi di Taiwan militarmente nei prossimi due anni». Di diverso avviso il ministro degli Esteri di Taipei, Joseph Wu: «La Cina ha usato le esercitazioni e il suo manuale militare per prepararsi all’invasione di Taiwan e per cambiare lo status quo nella regione dell’Asia-Pacifico».
Anche se le manovre militari cinesi attorno a Taiwan sono terminate l’attivismo cinese preoccupa anche la Gran Bretagna, tanto che la ministra degli Esteri britannica, Liz Truss, ha convocato l’ambasciatore cinese nel Regno Unito, Zheng Zeguang, «per il comportamento sempre più aggressivo di Pechino nei confronti di Taiwan».
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Oggi la riunione del Consiglio di Sicurezza Onu su Zaporizhzhia. Indagato diciannovenne genovese arruolatosi con gli ucraini.Taiwan, finite le esercitazioni cinesi. Il Dragone proseguirà i pattugliamenti militari ordinari. Taipei boccia la proposta di riunificazione. Pechino: «Nessuna promessa di rinunciare all’uso della forza».Lo speciale comprende due articoli.Mentre la diplomazia internazionale si sforza di trovare una composizione dello scontro Russia-Ucraina, Zelensky lancia la sua «condizione» per dire basta alla guerra. La «clausola» è di quelle destinate a rendere infinito il conflitto. «Questa guerra russa contro l’Ucraina, contro tutta l’Europa libera, è iniziata con la Crimea e deve finire con la sua liberazione. Oggi è impossibile dire quando accadrà, ma so che torneremo nella Crimea ucraina», le parole usate dal presidente nel suo discorso alla nazione, a poche ore dall’attacco a una base russa proprio in Crimea. L’esplosione, che ha provocato un morto e sette feriti, tra cui due bambini, è oggetto di mezze ammissioni e mezze smentite. Fonti militari ucraine hanno fatto sapere che si è trattato di una loro azione, mentre Mykhailo Podolyak, braccio destro di Zelensky, dopo un primo messaggio in cui esultava con un «è solo l’inizio», ha negato che vi sia la mano di Kiev. «L’Ucraina non ha alcuna responsabilità nelle esplosioni avvenute in una base aerea russa in Crimea», ha detto. Anche da Mosca i commenti sono ondivaghi. La Russia, forse per non mostrare debolezza nella difesa della penisola annessa nel 2014, ha liquidato l’accaduto come un «semplice incidente in un deposito di munizioni». In ogni caso, la penisola sul Mar nero torna ad essere il fulcro degli scontri, soprattutto dopo l’ultima dichiarazione di Zelensky. Kiev ora accusa le forze russe che occupano la centrale nucleare di Zaporizhzhia, nel sud-est dell’Ucraina, di voler collegare l’impianto alla rete elettrica della Crimea. «Per farlo, bisogna prima danneggiare le linee elettriche della centrale collegate al sistema energetico ucraino. Dal 7 al 9 agosto, i russi hanno già danneggiato tre linee elettriche. Al momento, l’impianto funziona con una sola linea di produzione, un modo di lavorare estremamente pericoloso», ha dichiarato il presidente dell’operatore ucraino Energoatom, Petro Kotin. Anche il G7 si scaglia contro il «controllo continuo da parte della Russia sulla centrale nucleare» di Zaporizhzhia, che metterebbe «a repentaglio la regione». Mosca, invece, ribadisce che è proprio l’Ucraina a «cercare» l’incidente nucleare ed ha chiesto e ottenuto la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per oggi. La Russia vuole che il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, informi il Consiglio sull’accusa - sempre da parte di Mosca - su «recenti attacchi delle forze armate ucraine alla centrale nucleare e sulle loro potenziali conseguenze catastrofiche». Nei dintorni della centrale, intanto, infuria la battaglia. Quattro missili russi hanno colpito Kushuhum, un villaggio alla periferia meridionale della città di Zaporizhzhia, uccidendo una donna di 52 anni. Lo ha dichiarato il governatore dell’oblast, Oleksandr Starukh, secondo il quale «quattro edifici privati sono stati distrutti». Sale a 13, invece, il bilancio delle vittime dei missili russi sul distretto di Nikopol, ancora nei pressi della centrale: altri due civili sono morti nell’ospedale di Marhanets. In Donbass continua l’avanzata russa volta a prendere l’intero Donetsk ed è proprio in quest’area che si troverebbe il primo italiano indagato come combattente straniero. È un genovese di 19 anni, Kevin Chiappalone, indicato come simpatizzante di CasaPound ma dal cui arruolamento il movimento prende le distanze. «Svolgiamo le nostre attività alla luce del sole, diffidiamo chiunque dall’attribuirci qualsiasi coinvolgimento nella vicenda», chiarisce CasaPound Italia. Il sostituto procuratore Marco Zocco della Direzione distrettuale antiterrorismo genovese accusa Chiappalone di essere un mercenario della Brigata internazionale ucraina, dunque rischia una condanna da due a sette anni. L’indagine della Digos era partita dopo le dichiarazioni del giovane a Panorama. Al momento è l’unico indagato ma gli investigatori stanno cercando di capire se vi siano altri mercenari e se vi sia una rete di reclutatori. Nel frattempo, sul fronte dell’esportazione del grano, l’acquisto del primo carico di grano ucraino è stato annullato per un ritardo di cinque mesi nella consegna. La Razoni, primo cargo a prendere il largo da Odessa con un carico di 26.500 tonnellate di grano, era attesa domenica scorsa in Libano ma non ha mai attraccato: resta in attesa di istruzioni nel Mediterraneo. Da allora 10 navi sono partite dai porti ucraini con un totale di 322.000 tonnellate di derrate (tra queste la Fyi Rojen, che trasporta mais, arriverà al porto di Ravenna il 12 agosto), mentre altre due navi sono giunte in Ucraina per essere caricate. Intanto, a Mosca, la giornalista russa Marina Ovsyannikova, che a marzo aveva protestato contro la guerra mostrando un cartello durante il telegiornale sul primo canale, è stata arrestata. Sul suo conto - fa sapere il suo avvocato, Dmitri Zakhavatov, è stata aperta un’inchiesta per «diffusione di false informazioni» sull’esercito. Dalla Russia, infine, ha scelto di andare via l’Ikea, annunciando l’interruzione delle vendite, anche online.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/zelensky-alza-la-posta-la-guerra-finira-solo-quando-la-crimea-sara-liberata-2657843156.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="taiwan-finite-le-esercitazioni-cinesi" data-post-id="2657843156" data-published-at="1660158807" data-use-pagination="False"> Taiwan, finite le esercitazioni cinesi Nella giornata di ieri la Repubblica Popolare Cinese ha annunciato: «Sono terminate con successo le operazioni militari congiunte intorno all’isola di Taiwan e tutti i compiti sono stati condotti a buon fine». Una comunicazione che ha messo fine, seppur con tre giorni di ritardo rispetto al programma iniziale, alle grandi manovre militari iniziate in risposta alla controversa visita a Taipei, la capitale di Taiwan, della presidente della Camera dei rappresentanti statunitense Nancy Pelosi. Il Comando del teatro orientale delle forze armate cinesi ha anche precisato che «le truppe terranno d’occhio i cambiamenti della situazione nello Stretto di Taiwan, continueranno a svolgere addestramento e preparativi militari, organizzeranno regolarmente pattuglie di prontezza al combattimento e difenderanno risolutamente la sovranità nazionale e l’integrità territoriale». Il fatto che i cinesi non abbiano invaso Taiwan non deve certo ingannare perché, come ribadito ieri: «La Cina è disposta a creare un ampio spazio per la riunificazione pacifica con Taiwan, ma non lascerà mai alcuno spazio per varie forme di attività separatiste per l’indipendenza e non promette di rinunciare all’uso della forza». A questo proposito l’Ufficio per gli Affari di Taiwan e l’Ufficio informazioni del governo cinese hanno pubblicato il libro bianco intitolato La questione di Taiwan e la riunificazione della Cina nella nuova era, una pubblicazione dove si ribadisce «il fatto e lo status quo che Taiwan fa parte della Cina. Per realizzare la riunificazione pacifica, «un Paese, due sistemi» è la soluzione più inclusiva a questo problema». Non si è fatta attendere la dura reazione taiwanese ai contenuti del libro bianco definiti dalla presidente di Taipei, Tsai Ing-wen: «Un vano desiderio, la Cina ignora la realtà su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan. Le loro iniziative sono dirette ai pochissimi partiti politici taiwanesi e alle persone che temono la Cina e sono disposte a scendere a compromessi sulla scia delle intimidazioni». Le autorità militari di Taiwan in un comunicato hanno reso noto che 10 navi e 36 jet militari cinesi sono stati rilevati intorno all’isola fino alle 17.00 locali (le 11.00 in Italia). Nella nota si legge che sulla parte orientale della linea mediana dello Stretto di Taiwan, mai riconosciuta da Pechino ma comunque sempre rispettata, hanno volato 17 caccia da combattimento tra i quali nove SU-30 e otto J-11. I taiwanesi hanno detto di aver utilizzato i loro consueti protocolli di sicurezza «facendo decollare i propri caccia, inviando l’allarme radio e attivando il proprio sistema di difesa missilistico». Dopo l’annuncio di Pechino le autorità di Taipei hanno anche fatto sapere che «le Forze armate di Taiwan adatteranno le modalità di dispiegamento delle loro forze considerando molteplici fattori, tra cui morale delle truppe e minacce compresi, senza abbassare la guardia». Il sottosegretario alla Difesa statunitense Colin Kahl durante una conferenza stampa tenutasi al Pentagono ha spiegato che: «Le ultime esercitazioni militari cinesi intorno a Taiwan non hanno cambiato la valutazione degli Stati Uniti secondo cui Pechino non tenterà di impadronirsi di Taiwan militarmente nei prossimi due anni». Di diverso avviso il ministro degli Esteri di Taipei, Joseph Wu: «La Cina ha usato le esercitazioni e il suo manuale militare per prepararsi all’invasione di Taiwan e per cambiare lo status quo nella regione dell’Asia-Pacifico». Anche se le manovre militari cinesi attorno a Taiwan sono terminate l’attivismo cinese preoccupa anche la Gran Bretagna, tanto che la ministra degli Esteri britannica, Liz Truss, ha convocato l’ambasciatore cinese nel Regno Unito, Zheng Zeguang, «per il comportamento sempre più aggressivo di Pechino nei confronti di Taiwan».
Ford Puma Gen-E
Il modello è equipaggiato con una serie avanzata di Adas (Advanced driver assistance systems) abbastanza affidabile: pre-collision assist per intervenire in situazioni critiche; lane keeping system per mantenere la traiettoria; cruise control adattivo con riconoscimento dei segnali stradali; camera a 360°. Il motore promette, secondo la Casa, 523 km di autonomia nel ciclo urbano e 376 km in quello combinato. Dalle prove fatte, se nel ciclo urbano più o meno ci siamo, per quello misto il valore è leggermente inferiore al dichiarato. Onesta la velocità di ricarica: il produttore dichiara dal 10 all’80% in soli 23 minuti, a patto che si utilizzi una stazione di ricarica da 100 kW.
I PRO
Innanzitutto, la linea: la Puma è un’auto che piace agli italiani: lo scorso anno ha venduto, in tutte le sue motorizzazioni, oltre 25.000 esemplari. Non ci sono parti in plastica non verniciata all’esterno e questo, se da un lato rende più filante la linea, dall’altro espone le zone più critiche, come passaruota e fascioni anteriori e posteriori, a rischio di grattata. L’abitacolo è fatto bene: comodi ed esteticamente belli i sedili, gradevole il rivestimento in finta pelle di parte del cruscotto. Molto luminose le luci a led per illuminare l’abitacolo. Sorprende la capacità di carico: tra bagagliaio, profondissimo box immediatamente sotto (basta alzare il pianale per accedervi) e box ricavato nella parte anteriore, si raggiungono oltre 550 litri di spazio. Abbattendo i sedili posteriori (nella configurazione 60-40) si possono superare i 1.300 litri. Comodo e completo il grande quadro strumenti digitale da 12,8 pollici dietro al volante: tutte le informazioni sono al posto giusto e facilmente adocchiabili. Buona l’abitabilità: gli ingegneri Ford hanno saputo realizzare un piccolo capolavoro sfruttando ogni centimetro di spazio per rendere gradevole il soggiorno a bordo. Fanno egregiamente il loro lavoro i fari a led. Comodo il tunnel centrale a due piani, con tanti spazi dove riporre oggetti pure voluminosi e l’ormai immancabile piastra per la ricarica wireless dello smartphone.
I CONTRO
I tasti fisici sono ridotti al lumicino: ce ne sono soltanto quattro, il più utilizzabile è quello delle frecce d’emergenza. Per il resto, ci si deve affidare al grande display touch da 12 pollici centrale che non è immediatamente intuitivo: per trovare i vari comandi, ci si deve distrarre un po’ troppo dalla guida. Scomoda anche la manopola per la gestione delle luci: troppo nascosta dietro al volante e alla leva dei tergicristalli. Se si è un po’ alti, vedere che comando è impostato è un’impresa. Croccanti, come dicono gli esperti di auto, alcune plastiche all’interno. Divertente, ma forse troppo a rischio «deposito di polvere» la grande soundbar integrata sopra il cruscotto del sistema audio firmato da Bang & Olufsen da 575 watt. Altra pecca, l’utilizzo del nero lucido sul tunnel centrale: troppo a rischio graffio.
CONCLUSIONI
Le conclusioni si traggono sempre guardando il prezzo. La Puma Gen-E parte, con il modello base, da 27.250 euro (prezzo in promozione, il listino schizza a 33.250 euro) con già una buona dotazione di serie (fari proiettori e luci diurne a led, cerchi in lega da 17 pollici, gigabox posteriore, climatizzatore automatico). Per il modello definito «Premium» si spendono 2.000 euro in più. Grazie al cumulo tra incentivo statale (fino a 11.000 euro con rottamazione e Isee basso) e lo sconto Ford, il prezzo d’attacco può scendere sotto i 18.000 euro. Una quota che rende l’acquisto molto, molto interessante.
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Cassa Depositi e Prestiti archivia il 2025 con risultati senza precedenti, consolidando il suo ruolo di pilastro strategico per l’economia italiana. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027, la Cassa ha raggiunto l’utile netto più alto della sua storia, toccando quota 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
Un dato che non è solo un record finanziario, ma il motore di una potenza di fuoco che ha permesso di impegnare risorse per circa 29,5 miliardi di euro, attivando investimenti complessivi per oltre 73 miliardi grazie a un effetto leva di 2,5 volte.
«Il primo anno del nuovo Piano si chiude con un risultato storico che conferma l’efficacia della nostra strategia», ha sottolineato l’amministratore delegato Dario Scannapieco, in conferenza stampa durante la presentazione dei dati 2025 a Roma.
«Euphoria» (Sky)
Dopo quattro anni torna Euphoria con otto nuovi episodi su Sky. La terza stagione segue Rue cinque anni dopo, tra dipendenze e tentativi di rinascita, mentre i personaggi affrontano il passaggio all’età adulta e la possibilità di un futuro diverso.
Dopo quattro anni di silenzio, il gran ritorno. Euphoria, venticinque nomination agli Emmy e nove vittorie, è pronta a debuttare su Sky, con otto episodi inediti. La terza stagione dello show, incensato unanimemente per la capacità di esporre la realtà dei giovani, quella scomoda e poco patinata, sarà disponibile a partire dalla prima serata di lunedì 13 aprile. Giorno storico che, per chi abbia seguito lo show fin dal principio, legandosi a personaggi che poco hanno di iperbolico o cinematografico.
Rue Bennett, personaggio che ha eletto Zendaya icona globale, è un'adolescente tossica. Sulla carta, dovrebbe rappresentare un'eccezione, diversa dalla miriade di adolescenti che cerca di imbroccare la strada giusta per il mondo dei grandi. Eppure, nelle sue fragilità, opportunamente romanzate per tener viva la narrazione televisiva, riesce a ricalcare le difficoltà dei ragazzi di oggi: la fatica nel costruire un'identità propria, estranea alle pressioni della società e al bisogno quasi epidermico di sentirsi parte di un tutto, le insicurezze, la scarsa fiducia nel domani. Rue Bennett è una tossicodipendente dei sobborghi californiani, figlia di una madre che non ha granché da offrirle. Ed è, però, quel che tanti, tantissimi adolescenti sono.
Euphoria l'ha trovata così, la sua forza: ricalcando con mano pesante la vita vera, le difficoltà comuni a tanti, quelle che, spesso, vengono derubricate a facezie. Ha individuato i problemi dei giovani e, su questi, ha costruito un impianto narrativo che potesse farli sentire visti, ascoltati, capiti. Dunque, mai soli. Anche in età semi-adulta.La terza stagione dello show, difatti, prosegue oltre l'adolescenza, e Rue la trova in Messico, cinque anni più tardi rispetto ai fatti narrati nelle prime stagioni. Cresciuta, ma non cambiata, ha ancora problemi di droga e dipendenza. Ha debiti e una vita segnata dall'improvvisazione, quella che di romantico ha poco. I suoi amici sono cresciuti. Qualcuno sembra avercela fatta, qualcun altro no. Uno è a un passo dalle nozze, un altro iscritto ad una scuola d'arte. Sono distanti, ma chiamati, tutti, a confrontarsi con la fede: non quella religiosa, ma quella che porta a credere che un domani migliore sia cosa possibile e che le risorse per attuarlo siano intrinseche all'essere umano. Anche a Rue, chiamata a scegliere fra paura e coraggio.
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