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2018-08-22
Weinstein vuole essere risarcito. Asia lascia le società di famiglia?
Ansa
Da quasi un mese Asia Argento è scomparsa dai social network. L'attrice italiana non twitta più, non insulta più nessuno online e pure le foto su Instagram sono ferme al 23 luglio. In uno dei suoi ultimi cinguettii aveva attaccato il ministro dell'Interno Matteo Salvini («Salvinimerda») che l'aveva invitata a bersi una camomilla. Poi basta.
Secondo quanto risulta alla Verità i motivi del silenzio social sarebbero soprattutto economici e legali, perché l'ex numero uno della Miramax Harvey Weinstein starebbe preparando contro la figlia del celebre regista italiano di film horror una causa milionaria per le accuse di violenza sessuale che gli sono state mosse in questi mesi e che lo hanno portato sotto processo. E come lui potrebbero esserci molti altri che avrebbero in mente di chiedere un risarcimento danni nei confronti dell'ex compagna del cantante Morgan. Di più. Alcune fonti riferiscono alla Verità che Asia Argento si starebbe sfilando da tutte le partecipazioni societarie di famiglia, per evitare che un'eventuale sconfitta possa ritorcersi contro il patrimonio degli Argento.
Non a caso l'ultima uscita dell'attrice è avvenuta tramite un freddo comunicato stampa in risposta all'articolo del New York Times, con cui la protagonista di Scarlett Diva ha provato a smontare il caso Jimmy Bennet. La questione non è di poco conto. E si intreccia con il processo in corso a New York a carico di Weinstein. Perché la vicenda Bennet sarebbe proprio negli atti processuali presentati dall'avvocato Benjamin Brafman a difesa del produttore cinematografico. Nell'ultima udienza del 7 agosto il legale newyorchese aveva letto in aula alcuni sms di una delle 13 donne che lo accusa. L'identità dell'accusatrice è rimasta anonima. I messaggi erano questi. «Mi manchi omone mio», «Spero di vederti appena possibile», «Apprezzo tutto quello che fai per me», «Ti amo sempre, solo mi dispiace essere una semplice distrazione occasionale». Agli sms Weinstein avrebbe risposto sempre in maniera formale e distaccata con un «I miei rispetti». Proprio per questo Brafman ha chiesto la chiusura del processo e l'assoluzione per il suo assistito.
Se davvero la vicenda dovesse risolversi in un nulla di fatto, non ci sarebbe solo la fine del movimento Me too che per quasi un anno ha sconvolto Hollywood, ma ci potrebbe appunto esserci la rivincita di Weinstein che prima delle accuse di molestie vantava un patrimonio di quasi 300 milioni di dollari, con una società, la Weinstein company, che aveva sei mesi fa un valore di 500 milioni di dollari. Secondo un articolo di gennaio del New York Post il produttore dei film di Quentin Tarantino ha in questi mesi dovuto affrontare la causa di divorzio con la moglie Georgina Chapman, a cui dovrà versare 300.000 euro all'anno che diventeranno 400.000 tra dieci anni. In più Weinstein ha dovuto cedere alla consorte una cosa da 12 milioni di dollari negli Hamptons e una da 15 nel West Village a New York.
Secondo Celebritynetworth.com, sito di gossip finanziario, alla fine di tutto dovrà sborsare solo per spese legali e investigatori privati una ci intorno ai 100 milioni di dollari. Non solo. Vanno poi aggiunti i 10 milioni di dollari pagati per la cauzione per uscire dal carcere il 27 maggio scorso. Insomma, si tratta di un danno ingente che Weinstein, nel caso venisse scagionato, potrebbe richiedere a tutti coloro che in questi mesi lo hanno attaccato distruggendo la sua carriera.
E va ricordato che negli Stati Uniti le cause di risarcimento danni non sono una passeggiata. Per di più parallela al processo potrebbe iniziare un'indagine sulla presunta violenza sessuale che Asia Argento avrebbe commesso nei confronti di Bennet. Nel frattempo intorno alla vicenda continuano a montare polemiche sull'agenzia di investigazioni private che Weinstein avrebbe assoldato in passato come anche nei mesi scorsi per difendersi. La storia è nota. Già nell'autunno scorso, in pieno scandalo Me too, diversi quotidiani statunitensi avevano parlato di Kroll come della Black cube, un'agenzia fondata nel 2010 da ex agenti del Mossad, il servizio segreto israeliano. Sono i corpi speciali, spie e veterani di Israele che hanno deciso di mettersi in proprio. Weinstein se ne sarebbe servito anche per smontare le accuse a suo carico.
Era stato proprio Dario Argento a parlare a novembre dei presunti nemici della figlia. «Asia non esce più di casa per paura di agenti israeliani perché questa è gente che spara, è gente che minaccia, sono persone pericolosissime. Asia teme per la propria vita e teme per quella dei suoi figli, teme i ricatti». E poi aveva aggiunto. «Sono degli agenti segreti, sono del Mossad che poi è uno dei più crudeli servizi segreti del mondo. Ha paura e ha ragione anche ad averla». Ieri Dario Argento non si è esposto più di tanto. E ha spiegato di non essere riuscito a mettersi in contatto con la figlia.
Nel frattempo a Hollywood iniziano le prime prese di distanza. «Ho conosciuto Asia Argento dieci mesi fa», ha detto l'amica attrice Rose McGowan. «La nostra comunanza è il dolore condiviso di essere state violentate da Harvey Weinstein, il mio cuore è spezzato, continuerò il mio lavoro a favore delle vittime di tutto il mondo». Il vento sta cambiando. E con uno squalo come Weinstein potrebbe riprendersi quello che gli è stato tolto in questi mesi. Forse la stessa Asia Argento se ne è accorta. Perché i problemi potrebbero diventare presto molto più pesanti che una mancata partecipazione a X Factor.
Alessandro Da Rold
Ora la Argento nega le molestie su Jimmy e incolpa Bourdain. Che non può smentire
Asia Argento, rotto il silenzio seguito alle accuse di Jimmy Bennett, ha negato la violenza sessuale: per lei, il risarcimento sarebbe solo un gesto compassionevole. «Nego e respingo il contenuto dell'articolo pubblicato dal New York Times», ha scritto l'attrice in una nota diffusa ieri, a 24 ore dalle rivelazioni sulla presunta aggressione ai danni dell'allora diciassettenne Bennett. «Sono profondamente scioccata e colpita leggendo notizie che sono assolutamente false. Non ho mai avuto alcuna relazione sessuale», si legge nel comunicato, nel quale l'attrice, dalla quale pur il movimento Me too ha preso le distanze, ha dato la sua versione dei fatti.
«Quello che mi ha legata a Bennett per alcuni anni», ha detto, «è stato solo un sentimento di amicizia terminata quando, dopo la mia esposizione nella nota vicenda Weinstein, Bennett (che versava in gravi difficoltà economiche e che aveva precedentemente assunto iniziative giudiziarie anche nei confronti dei suoi stessi genitori, rivolgendo loro richieste milionarie) inopinatamente mi rivolse una esorbitante richiesta economica».
«Sapeva», ha continuato, «che il mio compagno, Anthony Bourdain (chef morto suicida lo scorso giugno, ndr), era percepito quale uomo di grande ricchezza e che aveva la propria reputazione da proteggere in quanto personaggio molto amato dal pubblico». Lo chef, secondo l'attrice, pur di non vedere insozzato il nome suo e della fidanzata sarebbe capitolato, risolvendo la questione con un accordo privato e ridimensionando le richieste dell'attore. «Anthony temeva la possibile pubblicità negativa che tale persona, che considerava pericolosa, potesse portarci». Perciò, insieme alla Argento, avrebbe deciso di affrontare la questione privatamente.
«Decidemmo di gestire la richiesta di aiuto di Bennett in maniera compassionevole e di venirgli incontro. Anthony si impegnò personalmente ad aiutare Bennett economicamente. A condizione di non subire più intrusioni nella nostra vita». La Argento, che a inizio giugno, pochi giorni prima della morte dello chef (che avrebbe lasciato tutti i suoi beni alla figlia), è stata fotografata mentre baciava il giornalista francese Hugo Clément, ha terminato la propria apologia dicendo: «Questo è l'ennesimo sviluppo di una vicenda per me triste che mi perseguita da tempo e che a questo punto non posso che contrastare assumendo nel prossimo futuro tutte le iniziative a mia tutela».
A Los Angeles, la polizia ha specificato che nessun'indagine è stata aperta. Jimmy Bennett dovrà essere sentito, ma il colloquio tra l'attore, oggi ventiduenne, e le autorità ancora non è stato disposto. A parlare, nel frattempo, è stato Harvey Weinstein che, per bocca del suo avvocato, Benjamin Brafman, ha denunciato «l'ipocrisia» dell'attrice. «Quel che stupisce è che, mentre la signora Argento stava lavorando segretamente per accordarsi in un caso di abusi su minore, in pubblico faceva di sé stessa una delle voci più violente dell'accusa contro Weinstein. E questo nonostante la loro relazione, durata quattro anni, coinvolgesse due adulti consenzienti», ha dichiarato l'avvocato, aggiungendo che «la cristallina doppiezza della sua condotta dovrebbe almeno servire a dimostrare con quanta superficialità siano state verificate le accuse contro Weinstein e dovrebbe, ora, lasciare spazio a un giusto ed equo processo, non a una condanna preventiva fondata sulla disonestà».
I proclami di Brafman, ieri, sono presto rimbalzati in rete, dove una parte degli utenti ha deciso di contrastarli con l'hashtag #standbyAsia (io sto con Asia). L'iniziativa, però, non ha potuto nulla contro le invettive social di quanti vorrebbero che alla Argento fosse riservato lo stesso trattamento usato a Kevin Spacey e compagni. Sky, in soldoni, dovrebbe licenziarla. E questo nonostante la rete, che ha scelto la Argento come quarto giudice di X Factor, si sia riservata il diritto di posticipare ogni decisione al momento in cui le autorità faranno chiarezza sulla vicenda. Chiarendo, magari, se il selfie di Asia Argento e Jimmy Bennett seminudi sul letto del Ritz Carlton di Marina del Rey esiste davvero.
La foto, secondo il New York Times, sarebbe stata inserita tra i documenti che gli avvocati di Bennett avrebbero presentato contro l'attrice. Ma di certezze, per il momento, ce ne sono poche. Persino Dario Argento, padre di Asia, ha rimandato ogni commento, limitandosi a dire che le accuse lo hanno turbato. «Non sto vivendo questa vicenda in modo felice. Sono molto turbato, ho provato a sentire mia figlia ma non ci sono riuscito, è in un posto dove non prende il telefono. Le accuse bisogna vedere se sono vere. Secondo me non lo sono», ha dichiarato il regista ai microfoni di Radio Capital, ammettendo che non saprebbe spiegare perché la figlia avrebbe accettato di dare a Bennett 380.000 dollari.
Claudia Casiraghi
In Francia il giudice «sospetto» viene fatto letteralmente sparire
«Come licenziare Asia Argento senza danneggiare X Factor». Il secondo capitolo della vicenda che vede coinvolta l'attrice potrebbe avere un titolo del genere. Perché non c'è utente, giornalista o improvvisato amatore che non abbia cercato di cavare Sky dall'impiccio Argento. La tv satellitare ha stretto con la figlia d'arte un contratto, chiamandola ad affiancare Fedez, Manuel Agnelli e Mara Maionchi nel ruolo di giudice. Ma, a due settimane dal debutto del programma, Sky potrebbe vedersi costretta a scombinare le carte. La pay tv, in un comunicato diffuso lunedì sera, ha dichiarato che, qualora quanto scritto dal New York Times dovesse rivelarsi vero, «la vicenda sarebbe del tutto incompatibile con i principi etici e i valori del gruppo e, dunque, in pieno accordo con Fremantlemedia non potremmo che prenderne atto e interrompere la collaborazione con Asia Argento». Come, è oggetto di grande dibattito.
Le audizioni di X Factor sono state registrate mesi addietro e qualcuno chiede che vengano rifatte ex novo senza di lei, com'è stato fatto per Tutti i soldi del mondo, film rigirato perché Kevin Spacey potesse essere rimpiazzato da Christopher Plummer. Cestinare i casting, però, sostituendoli con episodi nuovi di pacca e un quarto, inedito, giudice, costerebbe bei soldi e comporterebbe lo slittamento dello show, al via il 6 settembre prossimo. Nel caso, dunque, in cui le accuse di aggressione sessuale e molestie trovassero conferma, sostituire la Argento non sarebbe possibile. «Cancellarla», invece, potrebbe essere più semplice.
La storia più recente della televisione francese insegna che non c'è magagna alla quale la tecnologia non possa porre rimedio. E Gilbert Rozon ne è l'esempio lampante. Il presentatore, canadese di nascita, è stato per undici anni tra i giudici de La France a un incroyable talent. Il programma, nato nel 2006 come adattamento del format Got Talent, è prosperato sotto la guida di Rozon che, nel 2017, è stato però congedato con disonore.
Rozon è finito invischiato nella rete del Me too. Nove donne lo hanno denunciato per aggressione sessuale, sostenendo dalle colonne del quotidiano canadese Le Devoir che le molestie erano avvenute dal 1994 in avanti. Immediata, allora, è stata la risposta della rete M6, responsabile dello show.
Il network ha cancellato le audizioni di La France a un incroyable talent e ha rilanciato il programma qualche giorno più tardi, dopo averlo opportunamente rivisto. Il 16 novembre del 2017, a 21 giorni dall'originale data di debutto, lo show ha fatto capolino nei palinsesti di M6, presentando una sola, essenziale differenza: la faccia, la voce e ogni interazione di Rozon erano state cancellate, eliminate dalla mano onnipotente del progresso tecnologico. I casting, soli, erano andati perduti, ma le semifinali e le finali dello show erano salve.
«Abbiamo dovuto fronteggiare un grosso problema, un problema che ha avuto grandi ripercussioni su tutti noi», ha spiegato, una volta tornati in onda, il presentatore David Ginola, «ma, come in tutte le famiglie, c'è da essere forti e affrontare a testa alta le difficoltà», ha detto, inaugurando una stagione forse più breve, ma non meno efficace delle edizioni precedenti.
Nonostante le audizioni non siano state mandate in onda, lo show ha avuto un buon seguito e l'assenza di Rozon, sostituito l'anno successivo, è stata colmata, nelle fasi finali del format, da alcune guest star.
Claudia Casiraghi
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Il produttore starebbe pensando di farle causa per danni. Per questo, secondo indiscrezioni, l'attrice starebbe uscendo da tutte le partecipazioni. Il padre Dario Argento: «Le accuse? Non sono riuscito a sentirla».Ora Asia Argento nega le molestie su Jimmy Bennett e incolpa Anthony Bourdain. Che non può smentire.In Francia il giudice «sospetto» viene fatto letteralmente sparire. Il presentatore di «X Factor», Gilbert Rozon, è stato non solo licenziato ma anche cancellato dalle puntate già registrate di un talent dopo che 9 donne avevano parlato di abusi sui giornali. Lo speciale contiene tre articoli.Da quasi un mese Asia Argento è scomparsa dai social network. L'attrice italiana non twitta più, non insulta più nessuno online e pure le foto su Instagram sono ferme al 23 luglio. In uno dei suoi ultimi cinguettii aveva attaccato il ministro dell'Interno Matteo Salvini («Salvinimerda») che l'aveva invitata a bersi una camomilla. Poi basta. Secondo quanto risulta alla Verità i motivi del silenzio social sarebbero soprattutto economici e legali, perché l'ex numero uno della Miramax Harvey Weinstein starebbe preparando contro la figlia del celebre regista italiano di film horror una causa milionaria per le accuse di violenza sessuale che gli sono state mosse in questi mesi e che lo hanno portato sotto processo. E come lui potrebbero esserci molti altri che avrebbero in mente di chiedere un risarcimento danni nei confronti dell'ex compagna del cantante Morgan. Di più. Alcune fonti riferiscono alla Verità che Asia Argento si starebbe sfilando da tutte le partecipazioni societarie di famiglia, per evitare che un'eventuale sconfitta possa ritorcersi contro il patrimonio degli Argento. Non a caso l'ultima uscita dell'attrice è avvenuta tramite un freddo comunicato stampa in risposta all'articolo del New York Times, con cui la protagonista di Scarlett Diva ha provato a smontare il caso Jimmy Bennet. La questione non è di poco conto. E si intreccia con il processo in corso a New York a carico di Weinstein. Perché la vicenda Bennet sarebbe proprio negli atti processuali presentati dall'avvocato Benjamin Brafman a difesa del produttore cinematografico. Nell'ultima udienza del 7 agosto il legale newyorchese aveva letto in aula alcuni sms di una delle 13 donne che lo accusa. L'identità dell'accusatrice è rimasta anonima. I messaggi erano questi. «Mi manchi omone mio», «Spero di vederti appena possibile», «Apprezzo tutto quello che fai per me», «Ti amo sempre, solo mi dispiace essere una semplice distrazione occasionale». Agli sms Weinstein avrebbe risposto sempre in maniera formale e distaccata con un «I miei rispetti». Proprio per questo Brafman ha chiesto la chiusura del processo e l'assoluzione per il suo assistito. Se davvero la vicenda dovesse risolversi in un nulla di fatto, non ci sarebbe solo la fine del movimento Me too che per quasi un anno ha sconvolto Hollywood, ma ci potrebbe appunto esserci la rivincita di Weinstein che prima delle accuse di molestie vantava un patrimonio di quasi 300 milioni di dollari, con una società, la Weinstein company, che aveva sei mesi fa un valore di 500 milioni di dollari. Secondo un articolo di gennaio del New York Post il produttore dei film di Quentin Tarantino ha in questi mesi dovuto affrontare la causa di divorzio con la moglie Georgina Chapman, a cui dovrà versare 300.000 euro all'anno che diventeranno 400.000 tra dieci anni. In più Weinstein ha dovuto cedere alla consorte una cosa da 12 milioni di dollari negli Hamptons e una da 15 nel West Village a New York. Secondo Celebritynetworth.com, sito di gossip finanziario, alla fine di tutto dovrà sborsare solo per spese legali e investigatori privati una ci intorno ai 100 milioni di dollari. Non solo. Vanno poi aggiunti i 10 milioni di dollari pagati per la cauzione per uscire dal carcere il 27 maggio scorso. Insomma, si tratta di un danno ingente che Weinstein, nel caso venisse scagionato, potrebbe richiedere a tutti coloro che in questi mesi lo hanno attaccato distruggendo la sua carriera. E va ricordato che negli Stati Uniti le cause di risarcimento danni non sono una passeggiata. Per di più parallela al processo potrebbe iniziare un'indagine sulla presunta violenza sessuale che Asia Argento avrebbe commesso nei confronti di Bennet. Nel frattempo intorno alla vicenda continuano a montare polemiche sull'agenzia di investigazioni private che Weinstein avrebbe assoldato in passato come anche nei mesi scorsi per difendersi. La storia è nota. Già nell'autunno scorso, in pieno scandalo Me too, diversi quotidiani statunitensi avevano parlato di Kroll come della Black cube, un'agenzia fondata nel 2010 da ex agenti del Mossad, il servizio segreto israeliano. Sono i corpi speciali, spie e veterani di Israele che hanno deciso di mettersi in proprio. Weinstein se ne sarebbe servito anche per smontare le accuse a suo carico. Era stato proprio Dario Argento a parlare a novembre dei presunti nemici della figlia. «Asia non esce più di casa per paura di agenti israeliani perché questa è gente che spara, è gente che minaccia, sono persone pericolosissime. Asia teme per la propria vita e teme per quella dei suoi figli, teme i ricatti». E poi aveva aggiunto. «Sono degli agenti segreti, sono del Mossad che poi è uno dei più crudeli servizi segreti del mondo. Ha paura e ha ragione anche ad averla». Ieri Dario Argento non si è esposto più di tanto. E ha spiegato di non essere riuscito a mettersi in contatto con la figlia. Nel frattempo a Hollywood iniziano le prime prese di distanza. «Ho conosciuto Asia Argento dieci mesi fa», ha detto l'amica attrice Rose McGowan. «La nostra comunanza è il dolore condiviso di essere state violentate da Harvey Weinstein, il mio cuore è spezzato, continuerò il mio lavoro a favore delle vittime di tutto il mondo». Il vento sta cambiando. E con uno squalo come Weinstein potrebbe riprendersi quello che gli è stato tolto in questi mesi. Forse la stessa Asia Argento se ne è accorta. Perché i problemi potrebbero diventare presto molto più pesanti che una mancata partecipazione a X Factor. Alessandro Da Rold<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/weinstein-vuole-essere-risarcito-asia-lascia-le-societa-di-famiglia-2597874051.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="ora-la-argento-nega-le-molestie-su-jimmy-e-incolpa-bourdain-che-non-puo-smentire" data-post-id="2597874051" data-published-at="1779179681" data-use-pagination="False"> Ora la Argento nega le molestie su Jimmy e incolpa Bourdain. Che non può smentire Asia Argento, rotto il silenzio seguito alle accuse di Jimmy Bennett, ha negato la violenza sessuale: per lei, il risarcimento sarebbe solo un gesto compassionevole. «Nego e respingo il contenuto dell'articolo pubblicato dal New York Times», ha scritto l'attrice in una nota diffusa ieri, a 24 ore dalle rivelazioni sulla presunta aggressione ai danni dell'allora diciassettenne Bennett. «Sono profondamente scioccata e colpita leggendo notizie che sono assolutamente false. Non ho mai avuto alcuna relazione sessuale», si legge nel comunicato, nel quale l'attrice, dalla quale pur il movimento Me too ha preso le distanze, ha dato la sua versione dei fatti. «Quello che mi ha legata a Bennett per alcuni anni», ha detto, «è stato solo un sentimento di amicizia terminata quando, dopo la mia esposizione nella nota vicenda Weinstein, Bennett (che versava in gravi difficoltà economiche e che aveva precedentemente assunto iniziative giudiziarie anche nei confronti dei suoi stessi genitori, rivolgendo loro richieste milionarie) inopinatamente mi rivolse una esorbitante richiesta economica». «Sapeva», ha continuato, «che il mio compagno, Anthony Bourdain (chef morto suicida lo scorso giugno, ndr), era percepito quale uomo di grande ricchezza e che aveva la propria reputazione da proteggere in quanto personaggio molto amato dal pubblico». Lo chef, secondo l'attrice, pur di non vedere insozzato il nome suo e della fidanzata sarebbe capitolato, risolvendo la questione con un accordo privato e ridimensionando le richieste dell'attore. «Anthony temeva la possibile pubblicità negativa che tale persona, che considerava pericolosa, potesse portarci». Perciò, insieme alla Argento, avrebbe deciso di affrontare la questione privatamente. «Decidemmo di gestire la richiesta di aiuto di Bennett in maniera compassionevole e di venirgli incontro. Anthony si impegnò personalmente ad aiutare Bennett economicamente. A condizione di non subire più intrusioni nella nostra vita». La Argento, che a inizio giugno, pochi giorni prima della morte dello chef (che avrebbe lasciato tutti i suoi beni alla figlia), è stata fotografata mentre baciava il giornalista francese Hugo Clément, ha terminato la propria apologia dicendo: «Questo è l'ennesimo sviluppo di una vicenda per me triste che mi perseguita da tempo e che a questo punto non posso che contrastare assumendo nel prossimo futuro tutte le iniziative a mia tutela». A Los Angeles, la polizia ha specificato che nessun'indagine è stata aperta. Jimmy Bennett dovrà essere sentito, ma il colloquio tra l'attore, oggi ventiduenne, e le autorità ancora non è stato disposto. A parlare, nel frattempo, è stato Harvey Weinstein che, per bocca del suo avvocato, Benjamin Brafman, ha denunciato «l'ipocrisia» dell'attrice. «Quel che stupisce è che, mentre la signora Argento stava lavorando segretamente per accordarsi in un caso di abusi su minore, in pubblico faceva di sé stessa una delle voci più violente dell'accusa contro Weinstein. E questo nonostante la loro relazione, durata quattro anni, coinvolgesse due adulti consenzienti», ha dichiarato l'avvocato, aggiungendo che «la cristallina doppiezza della sua condotta dovrebbe almeno servire a dimostrare con quanta superficialità siano state verificate le accuse contro Weinstein e dovrebbe, ora, lasciare spazio a un giusto ed equo processo, non a una condanna preventiva fondata sulla disonestà». I proclami di Brafman, ieri, sono presto rimbalzati in rete, dove una parte degli utenti ha deciso di contrastarli con l'hashtag #standbyAsia (io sto con Asia). L'iniziativa, però, non ha potuto nulla contro le invettive social di quanti vorrebbero che alla Argento fosse riservato lo stesso trattamento usato a Kevin Spacey e compagni. Sky, in soldoni, dovrebbe licenziarla. E questo nonostante la rete, che ha scelto la Argento come quarto giudice di X Factor, si sia riservata il diritto di posticipare ogni decisione al momento in cui le autorità faranno chiarezza sulla vicenda. Chiarendo, magari, se il selfie di Asia Argento e Jimmy Bennett seminudi sul letto del Ritz Carlton di Marina del Rey esiste davvero. La foto, secondo il New York Times, sarebbe stata inserita tra i documenti che gli avvocati di Bennett avrebbero presentato contro l'attrice. Ma di certezze, per il momento, ce ne sono poche. Persino Dario Argento, padre di Asia, ha rimandato ogni commento, limitandosi a dire che le accuse lo hanno turbato. «Non sto vivendo questa vicenda in modo felice. Sono molto turbato, ho provato a sentire mia figlia ma non ci sono riuscito, è in un posto dove non prende il telefono. Le accuse bisogna vedere se sono vere. Secondo me non lo sono», ha dichiarato il regista ai microfoni di Radio Capital, ammettendo che non saprebbe spiegare perché la figlia avrebbe accettato di dare a Bennett 380.000 dollari. Claudia Casiraghi <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/weinstein-vuole-essere-risarcito-asia-lascia-le-societa-di-famiglia-2597874051.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-francia-il-giudice-sospetto-viene-fatto-letteralmente-sparire" data-post-id="2597874051" data-published-at="1779179681" data-use-pagination="False"> In Francia il giudice «sospetto» viene fatto letteralmente sparire «Come licenziare Asia Argento senza danneggiare X Factor». Il secondo capitolo della vicenda che vede coinvolta l'attrice potrebbe avere un titolo del genere. Perché non c'è utente, giornalista o improvvisato amatore che non abbia cercato di cavare Sky dall'impiccio Argento. La tv satellitare ha stretto con la figlia d'arte un contratto, chiamandola ad affiancare Fedez, Manuel Agnelli e Mara Maionchi nel ruolo di giudice. Ma, a due settimane dal debutto del programma, Sky potrebbe vedersi costretta a scombinare le carte. La pay tv, in un comunicato diffuso lunedì sera, ha dichiarato che, qualora quanto scritto dal New York Times dovesse rivelarsi vero, «la vicenda sarebbe del tutto incompatibile con i principi etici e i valori del gruppo e, dunque, in pieno accordo con Fremantlemedia non potremmo che prenderne atto e interrompere la collaborazione con Asia Argento». Come, è oggetto di grande dibattito. Le audizioni di X Factor sono state registrate mesi addietro e qualcuno chiede che vengano rifatte ex novo senza di lei, com'è stato fatto per Tutti i soldi del mondo, film rigirato perché Kevin Spacey potesse essere rimpiazzato da Christopher Plummer. Cestinare i casting, però, sostituendoli con episodi nuovi di pacca e un quarto, inedito, giudice, costerebbe bei soldi e comporterebbe lo slittamento dello show, al via il 6 settembre prossimo. Nel caso, dunque, in cui le accuse di aggressione sessuale e molestie trovassero conferma, sostituire la Argento non sarebbe possibile. «Cancellarla», invece, potrebbe essere più semplice. La storia più recente della televisione francese insegna che non c'è magagna alla quale la tecnologia non possa porre rimedio. E Gilbert Rozon ne è l'esempio lampante. Il presentatore, canadese di nascita, è stato per undici anni tra i giudici de La France a un incroyable talent. Il programma, nato nel 2006 come adattamento del format Got Talent, è prosperato sotto la guida di Rozon che, nel 2017, è stato però congedato con disonore. Rozon è finito invischiato nella rete del Me too. Nove donne lo hanno denunciato per aggressione sessuale, sostenendo dalle colonne del quotidiano canadese Le Devoir che le molestie erano avvenute dal 1994 in avanti. Immediata, allora, è stata la risposta della rete M6, responsabile dello show. Il network ha cancellato le audizioni di La France a un incroyable talent e ha rilanciato il programma qualche giorno più tardi, dopo averlo opportunamente rivisto. Il 16 novembre del 2017, a 21 giorni dall'originale data di debutto, lo show ha fatto capolino nei palinsesti di M6, presentando una sola, essenziale differenza: la faccia, la voce e ogni interazione di Rozon erano state cancellate, eliminate dalla mano onnipotente del progresso tecnologico. I casting, soli, erano andati perduti, ma le semifinali e le finali dello show erano salve. «Abbiamo dovuto fronteggiare un grosso problema, un problema che ha avuto grandi ripercussioni su tutti noi», ha spiegato, una volta tornati in onda, il presentatore David Ginola, «ma, come in tutte le famiglie, c'è da essere forti e affrontare a testa alta le difficoltà», ha detto, inaugurando una stagione forse più breve, ma non meno efficace delle edizioni precedenti. Nonostante le audizioni non siano state mandate in onda, lo show ha avuto un buon seguito e l'assenza di Rozon, sostituito l'anno successivo, è stata colmata, nelle fasi finali del format, da alcune guest star. Claudia Casiraghi
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 19 maggio con Carlo Cambi
Dopo avere tentato di scaricare sul governo i clamorosi errori dell’alluvione (con Elly Schlein assessore regionale in prima fila); dopo aver provato ad attribuire a Roma i dolorosi tagli alla Sanità locale, conseguenza della voragine nei conti lasciata da Stefano Bonaccini; ecco che i leader del paradiso italiano dell’inclusione fallita si arrabattano per lasciare nelle mani del centrodestra il cerino acceso.
Il più goffo trapezista sotto il tendone del circo è anche il più importante. Ieri il presidente regionale Michele de Pascale ha trovato il modo in tv di accusare Giorgia Meloni e Matteo Salvini facendo surf sulla demagogia. «In un Paese che non riesce a gestire l’immigrazione, in cui la xenofobia e il razzismo sono presenti, c’è il rischio che una nuova generazione non si senta integrata». Sociologia spicciola davanti a un numero impressionante: l’Emilia-Romagna ha 579.000 stranieri, pari al 12,9% della popolazione, record italiano (la media nazionale è 9%). Con un’accoglienza diffusa moltiplicata negli anni, con una rincorsa al «grande abbraccio» che ha creato disagio sociale e nuovi schiavi ma anche carriere di dirigenti, lanciati verso il Nazareno con la benedizione del cardinal Matteo Zuppi.
Di fronte a un simile fallimento, De Pascale filosofeggia sull’impatto delle seconde generazioni. «Se non si fa funzionare in maniera corretta l’immigrazione si alimenta una spinta di odio. Perché alla fine, se un cittadino percepisce che non c’è capacità di gestione corretta nei flussi migratori, legittimamente può sviluppare un sentimento che gli fa dire: se non li sapete gestire mandateli via tutti». Sta parlando di sé stesso e non lo sa. O forse lo sa benissimo e tenta di aggrapparsi con le ventose ai vetri. Proprio la scorsa settimana la Regione Emilia Romagna ha pubblicato un rapporto di 75 pagine con i dati più freschi sul fenomeno migratorio (La Verità e pochi altri media ne hanno parlato), sottolineando che «17,4% è la quota di assistiti stranieri ai servizi di Salute Mentale nel 2022, confermato nel 2024. E il 9,5% (che passa al 23% per bambini e adolescenti) riguarda coloro che sono stati presi in carico dai servizi di neuropsichiatria». Nel 2010 questi ultimi erano il 12%.
Le motivazioni sono chiarissime: «I fattori riguardano situazioni di discriminazione e mancata accettazione sociale, povertà, disoccupazione, sradicamento dalla terra di origine e difficoltà ad intessere legami relazionali». Dove? A casa di De Pascale, a sua insaputa. Il commento finale del dossier non riesce a nascondere le criticità. «Si conferma la complessità del fenomeno migratorio: esso si compone di generazioni ormai anziane, ma il fenomeno riguarda anche un flusso in entrata di “nuovi arrivati” con un carico specifico di bisogni (richiedenti asilo, vittime di tratta e caporalato, ricongiungimenti familiari) per i quali si sono consolidate nel territorio regionale reti di accoglienza».
Era già tutto scritto. Assistenzialismo puro, centinaia di milioni sperperati per tenere in piedi carrozzoni sociali intrisi di demagogia. Invece di battersi il pugno chiuso sul petto, il governatore demonizza gli hub in Albania, aggiungendo: «Le norme approvate da questo governo rendono più difficile la regolarizzazione». Poi fa il Ponzio Pilato sulla patente del laureato che ha falciato i passanti. «Le patenti le rilascia il ministero del ministro Salvini, non la Regione Emilia-Romagna». Così può andare a dormire tranquillo, spalleggiato dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che aggiunge: «È ora che il governo batta un colpo». Lo scaricabarile viene considerato sciacallaggio dal centrodestra. Giovanni Donzelli (Fdi): «Non è altro che un segno di poca dignità politica sollevare problemi sui fondi nazionali. Bisognerebbe chiedere conto al Comune di Modena e alla Regione che hanno tutte le competenze sui fondi socio-assistenziali. La sinistra in difficoltà ha trasformato in un comizio una tragedia con chiarissime responsabilità». La capogruppo Fdi in Regione, Marta Evangelisti, ricorda: «Salim El Koudri aveva già inviato mail con minacce contro i cristiani anni prima di essere preso in carico dai centri di salute mentale. Chi doveva vigilare? È preoccupante la permeabilità dei sistemi di accoglienza. La Regione continua a spendere milioni senza controlli seri e senza verificare davvero i risultati delle proprie politiche».
Anche l’europarlamentare Susanna Ceccardi (Lega) rimanda al mittente le accuse: «L’Europa è sotto assedio dell’islamismo radicale. Non parliamo più soltanto di minacce esterne ma di soggetti borderline, psicolabili, fanatici che crescono e si radicalizzano nelle nostre città, a causa delle politiche fallimentari portate avanti in questi anni». Il tendone del circo è caduto in testa a chi l’ha eretto, l’integrazione all’emiliana disintegra.
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