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2021-10-04
Washington teme il caos in Libia
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Ansa
Si tratta del Libyan Stabilization Act: una norma introdotta dal deputato democratico, Ted Deutsch, e dal collega repubblicano, Joe Wilson. Una norma che, come si vede, nasce da uno sforzo bipartisan (cosa sempre più rara al Congresso oggi). In particolare, secondo il disegno di legge, le sanzioni potranno essere imposte a "persone straniere che guidano, dirigono o sostengono un certo coinvolgimento del governo straniero in Libia ... persone straniere che minacciano la pace o la stabilità della Libia ... [e] persone straniere che sono responsabili o complici di gravi violazioni dei diritti umani internazionalmente riconosciuti commessi in Libia". Il ministro degli Esteri libico, Najla al-Mangoush, ha d'altronde riferito ieri che c'è ancora molto da fare per il ritiro effettivo delle forze straniere (le stime parlano di almeno 20.000 combattenti presenti al momento nel Paese).
Secondo Al Jazeera, la mossa americana potrebbe intendersi come una sorta di reazione al fatto che, appena due settimane fa, il parlamento di Tobruk abbia approvato a larga maggioranza un voto di sfiducia contro l'attuale governo libico con sede a Tripoli, guidato dal premier ad interim Abdulhamid Dbeibah. Il che è stato letto come un colpo inferto alle Nazioni Unite e a tutti quegli Stati che stanno sostenendo il processo di pace libico (tra cui Stati Uniti e Italia).
Queste tensioni interne non sono sorte all'improvviso. Le vecchie spaccature tra l'Est e l'Ovest del Paese stanno infatti riaffiorando, mettendo così a serio rischio le elezioni generali previste per il prossimo 24 dicembre. All'inizio di settembre, il presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, ha ratificato la nuova legge elettorale, aggirando le necessarie procedure formali: una mossa che, secondo i suoi avversari, punterebbe a favorire il generale Khalifa Haftar. Tale norma consente infatti ai funzionari militari di partecipare alle prossime elezioni, a condizione che rinuncino al loro incarico tre mesi prima dell'election day. "Qualsiasi cittadino, civile o militare, è considerato sospeso dal lavoro o dall'esercizio delle sue funzioni tre mesi prima della data delle elezioni, se non viene eletto torna al suo precedente lavoro", recita il testo della legge.
In questa situazione, l'Alto consiglio di Stato (organo con sede a Tripoli creato su input dell'Onu e controllato di fatto dai Fratelli musulmani) ha criticato la mossa di Saleh, condannato il voto di sfiducia di Tobruk e chiesto il rinvio delle elezioni presidenziali di un anno. Ne consegue che, secondo i desiderata dell'Alto consiglio di Stato, le elezioni di dicembre debbano essere esclusivamente parlamentari. Nel frattempo, lo scorso 22 settembre, Haftar ha formalmente rinunciato ai suoi incarichi militari: una mossa che è stata letta da tutti come un segnale di una sua imminente candidatura.
In questo parapiglia interno, gli attori internazionali più spregiudicati stanno tornando a muoversi. In particolare, a fine settembre, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan hanno avuto un incontro a Sochi: un incontro in cui, tra i temi trattati, si è discusso anche di Libia. Nonostante i due leader sostengano formalmente oggi il processo di pace nel Paese, non è un mistero che Putin spalleggi Haftar ed Erdogan il mondo tripolitano legato alla Fratellanza musulmana. Una certa ambiguità si sta registrando anche da parte del presidente egiziano, al Sisi, che – pur supportando ufficialmente il processo di pace libico – ha ricevuto due settimane fa Saleh e Haftar al Cairo. Non è quindi escluso che, alla base della mossa statunitense, vi siano preoccupazioni per tutti questo movimenti. Specialmente alla luce del fatto che, specialmente nel corso delle ultime settimane, i rapporti tra Erdogan e Joe Biden siano notevolmente peggiorati.
Intanto la Francia sta cercando di approfittarne. Emmanuel Macron ha annunciato che ospiterà una conferenza internazionale sulla Libia il prossimo 12 novembre, in vista delle elezioni del mese successivo. Parliamo di quella stessa Francia che, visti i passati stretti rapporti, potrebbe comunque beneficiare di una discesa in campo di Haftar. L'Italia deve fare quindi molta attenzione all'iperattivismo di Parigi, evitando di lasciarle l'iniziativa sul dossier libico. Roma dovrebbe forse approfittare dei rapporti attualmente turbolenti tra Stati Uniti e Francia, giocando di sponda con Washington.
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La scorsa settimana, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato a schiacciante maggioranza (386 sì e 35 no) un disegno di legge volto a introdurre delle sanzioni contro gli attori stranieri che sostengono le fazioni rivali in Libia, minacciandone la pace e la stabilità. Si tratta del Libyan Stabilization Act: una norma introdotta dal deputato democratico, Ted Deutsch, e dal collega repubblicano, Joe Wilson. Una norma che, come si vede, nasce da uno sforzo bipartisan (cosa sempre più rara al Congresso oggi). In particolare, secondo il disegno di legge, le sanzioni potranno essere imposte a "persone straniere che guidano, dirigono o sostengono un certo coinvolgimento del governo straniero in Libia ... persone straniere che minacciano la pace o la stabilità della Libia ... [e] persone straniere che sono responsabili o complici di gravi violazioni dei diritti umani internazionalmente riconosciuti commessi in Libia". Il ministro degli Esteri libico, Najla al-Mangoush, ha d'altronde riferito ieri che c'è ancora molto da fare per il ritiro effettivo delle forze straniere (le stime parlano di almeno 20.000 combattenti presenti al momento nel Paese). Secondo Al Jazeera, la mossa americana potrebbe intendersi come una sorta di reazione al fatto che, appena due settimane fa, il parlamento di Tobruk abbia approvato a larga maggioranza un voto di sfiducia contro l'attuale governo libico con sede a Tripoli, guidato dal premier ad interim Abdulhamid Dbeibah. Il che è stato letto come un colpo inferto alle Nazioni Unite e a tutti quegli Stati che stanno sostenendo il processo di pace libico (tra cui Stati Uniti e Italia). Queste tensioni interne non sono sorte all'improvviso. Le vecchie spaccature tra l'Est e l'Ovest del Paese stanno infatti riaffiorando, mettendo così a serio rischio le elezioni generali previste per il prossimo 24 dicembre. All'inizio di settembre, il presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, ha ratificato la nuova legge elettorale, aggirando le necessarie procedure formali: una mossa che, secondo i suoi avversari, punterebbe a favorire il generale Khalifa Haftar. Tale norma consente infatti ai funzionari militari di partecipare alle prossime elezioni, a condizione che rinuncino al loro incarico tre mesi prima dell'election day. "Qualsiasi cittadino, civile o militare, è considerato sospeso dal lavoro o dall'esercizio delle sue funzioni tre mesi prima della data delle elezioni, se non viene eletto torna al suo precedente lavoro", recita il testo della legge. In questa situazione, l'Alto consiglio di Stato (organo con sede a Tripoli creato su input dell'Onu e controllato di fatto dai Fratelli musulmani) ha criticato la mossa di Saleh, condannato il voto di sfiducia di Tobruk e chiesto il rinvio delle elezioni presidenziali di un anno. Ne consegue che, secondo i desiderata dell'Alto consiglio di Stato, le elezioni di dicembre debbano essere esclusivamente parlamentari. Nel frattempo, lo scorso 22 settembre, Haftar ha formalmente rinunciato ai suoi incarichi militari: una mossa che è stata letta da tutti come un segnale di una sua imminente candidatura. In questo parapiglia interno, gli attori internazionali più spregiudicati stanno tornando a muoversi. In particolare, a fine settembre, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan hanno avuto un incontro a Sochi: un incontro in cui, tra i temi trattati, si è discusso anche di Libia. Nonostante i due leader sostengano formalmente oggi il processo di pace nel Paese, non è un mistero che Putin spalleggi Haftar ed Erdogan il mondo tripolitano legato alla Fratellanza musulmana. Una certa ambiguità si sta registrando anche da parte del presidente egiziano, al Sisi, che – pur supportando ufficialmente il processo di pace libico – ha ricevuto due settimane fa Saleh e Haftar al Cairo. Non è quindi escluso che, alla base della mossa statunitense, vi siano preoccupazioni per tutti questo movimenti. Specialmente alla luce del fatto che, specialmente nel corso delle ultime settimane, i rapporti tra Erdogan e Joe Biden siano notevolmente peggiorati. Intanto la Francia sta cercando di approfittarne. Emmanuel Macron ha annunciato che ospiterà una conferenza internazionale sulla Libia il prossimo 12 novembre, in vista delle elezioni del mese successivo. Parliamo di quella stessa Francia che, visti i passati stretti rapporti, potrebbe comunque beneficiare di una discesa in campo di Haftar. L'Italia deve fare quindi molta attenzione all'iperattivismo di Parigi, evitando di lasciarle l'iniziativa sul dossier libico. Roma dovrebbe forse approfittare dei rapporti attualmente turbolenti tra Stati Uniti e Francia, giocando di sponda con Washington.
Donald Trump (Ansa)
Donald Trump rilancia la pressione su Teheran minacciando nuove azioni in caso di mancato accordo e lasciando aperta l’ipotesi di una breve proroga dell’ultimatum legato allo Stretto di Hormuz. L’Iran replica duramente, accusando Washington di «crimini di guerra» e respingendo ogni ultimatum. Sullo sfondo, l’Opec+ aumenta le quote di produzione di petrolio di 206.000 barili al giorno.
Lo Stretto di Hormuz resta il punto più sensibile del conflitto tra Stati Uniti e Iran, mentre sul terreno si moltiplicano attacchi, ritorsioni e messaggi incrociati che mantengono alta la tensione nel Golfo Persico e oltre. La giornata di domenica si è aperta con la conferma del recupero del secondo pilota americano disperso dopo l’abbattimento dell’F-15E avvenuto nei giorni scorsi in territorio iraniano. L’operazione, condotta da forze speciali statunitensi con il supporto di un dispositivo aereo, si è conclusa con il rientro del militare e senza ulteriori perdite tra i commando, secondo quanto riferito da fonti americane.
Il presidente Donald Trump ha rivendicato il successo dell’intervento, parlando di un’azione seguita direttamente dalla Situation Room e definendola «tra le più audaci». La missione ha però lasciato dietro di sé un ulteriore elemento di frizione: Teheran sostiene infatti che durante le operazioni di ricerca sarebbero stati abbattuti mezzi militari statunitensi, mentre Washington non ha confermato questa ricostruzione.
Sul piano politico e diplomatico, la linea dello scontro resta netta. Trump ha rilanciato la pressione su Teheran, lasciando intendere che la scadenza dell’ultimatum per una soluzione negoziata o per la riapertura dello Stretto potrebbe essere oggetto di una breve proroga, come suggerito da un messaggio pubblicato su Truth con riferimento a martedì sera. In parallelo, la Repubblica islamica ha risposto con toni durissimi. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X che «non otterrete nulla commettendo crimini di guerra», accusando gli Stati Uniti di trascinare la regione verso un’escalation più ampia e indicando come unica via possibile il rispetto dei diritti iraniani e la fine della pressione militare ed economica.
Il nodo strategico resta Hormuz. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno ribadito che lo stretto «non tornerà mai più al suo stato precedente», lasciando intendere un cambiamento strutturale nella gestione di una delle principali rotte mondiali del petrolio. La dichiarazione si inserisce in un quadro già segnato da transiti irregolari e interruzioni parziali del traffico navale, con ripercussioni immediate sul mercato energetico globale.
Sul fronte economico, l’Opec+ ha deciso un aumento teorico della produzione di 206.000 barili al giorno a partire da maggio. La misura, confermata da diverse fonti dell’organizzazione, arriva in un contesto in cui la capacità reale di incremento appare limitata dalle tensioni militari e dalle difficoltà operative in diversi Paesi produttori. L’Opec+ ha inoltre espresso preoccupazione per gli attacchi alle infrastrutture energetiche e per l’instabilità delle rotte marittime, sottolineando come tali fattori stiano contribuendo a una maggiore volatilità dei mercati.
La dinamica militare resta diffusa su più fronti. In Israele, un missile iraniano ha colpito un edificio a Haifa causando feriti e gravi danni strutturali. In Libano, nuovi raid israeliani nei pressi di Beirut hanno provocato vittime e feriti, mentre l’Unifil ha avvertito del rischio di ulteriori rappresaglie lungo la linea di contatto tra Hezbollah e Israele. Nel Golfo, i pasdaran hanno rivendicato anche un attacco contro una nave legata a Israele nei pressi degli Emirati Arabi Uniti, episodio non ancora confermato dalle autorità locali.
In questo quadro, anche le grandi potenze cercano di mantenere aperti canali diplomatici. La Russia, attraverso il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, ha invitato Washington ad «abbandonare il linguaggio degli ultimatum» per favorire un ritorno ai negoziati, mentre ha ribadito la richiesta di cessare gli attacchi contro infrastrutture civili, inclusa la centrale di Bushehr dove operano tecnici russi. La giornata si chiude quindi con un equilibrio ancora instabile: da un lato la pressione militare e le operazioni mirate sul terreno, dall’altro tentativi di gestione diplomatica e contenimento degli effetti economici del conflitto. Ma lo Stretto di Hormuz, più di ogni altro elemento, continua a rappresentare la variabile che può spostare rapidamente lo scenario da una crisi regionale a un confronto più ampio.
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Un aereo, la guerra, un tesoro e un uomo misterioso. Un giallo che oggi potrebbe vivere in un film. Una storia due minuti più lunga del solito ma che vale la pena conoscere.
Ansa
Il presidente Domenico Centrone ha detto che «alcune norme sono direttamente connesse con quelle appena sottoposte alla volontà popolare». Fa riferimento al divieto di trasferimento da una funzione all'altra, dalla giudicante alla inquirente, che per la magistratura ordinaria è stato appena bocciato e che invece è qui disposta per la contabile. Al centro delle loro preoccupazioni c'è soprattutto il meccanismo del silenzio-consenso che secondo loro mina l'efficienza dei controlli sulla spesa pubblica. Infine non piace che si dia potere al procuratore generale.L'Anm dei magistrati contabili lancia un appello a governo e parlamento per cambiare o abolire la riforma provando a sfruttare il gancio del referendum. Chiedono si rinunci alla riforma che porta il nome del ministro Tommaso Foti, FdI (era capogruppo alla Camera). Non era una riforma di rango costituzionale, per questo bastava una maggioranza semplice per approvarla e da gennaio è legge. «La recente legge di riforma della Corte dei Conti contiene disposizioni di delega al Governo che mirano a introdurre misure simili a quelle non approvate dal Referendum costituzionale». Le toghe contabili percepiscono la riforma Foti come una diminutio del loro lavoro. Le pubbliche amministrazioni potranno rivolgersi alla Corte dei Conti per un parere sulle procedure da loro avviate e se non dovesse arrivare una risposta entro un determinato periodo di tempo, si darà per buona la procedura. La pubblica amministrazione potrà procedere senza paura di dover rispondere di danni erariali. Alla Corte dei Conti spaventa la mole di lavoro che dovranno sbrigare in poco tempo. Costretti a lavorare di più e velocemente per permettere allo stato di lavorare per il Paese. Proprio come chiede l'Unione europea.
Con la riforma cambiano i limiti al quantum del danno che può essere posto a carico del singolo. Salvo i casi di dolo o illecito arricchimento, la Corte dei conti deve: ridurre l’addebito, ponendo a carico del responsabile non più del 30% del danno accertato; verificare che la condanna non superi il doppio della retribuzione lorda annua (nell’anno di inizio della condotta, o in quello precedente/successivo) oppure il doppio del corrispettivo o dell’indennità percepiti per la funzione che ha generato il danno.
Poi si inseriscono regole più precise sulla prescrizione. Per la responsabilità per colpa grave, il termine decorre dal momento in cui il danno si è verificato (condotta ed evento), non dalla data in cui l’amministrazione o la Procura contabile ne hanno avuto effettiva conoscenza. In caso di occultamento doloso, la prescrizione decorre dal momento della scoperta, ma l’occultamento deve consistere in comportamenti attivi o nella violazione di specifici obblighi di comunicazione.
Il giudice contabile avrà un nuovo potere sanzionatorio: oltre alla condanna al risarcimento, si potrà disporre, nei casi più gravi, la sospensione dalla gestione di risorse pubbliche per un periodo tra sei mesi e tre anni.
La riforma tipizza anche la colpa grave, stabilendo che ricorre quando si verifica: violazione manifesta delle norme di diritto applicabili; travisamento del fatto; affermazione di un fatto la cui esistenza è incontrovertibilmente esclusa dagli atti; negazione di un fatto la cui esistenza risulta incontrovertibilmente dagli atti. Infine si prevede l'obbligo di copertura assicurativa e presunzione di non responsabilità per gli organi politici. La responsabilità contabile tende così a concentrarsi su dirigenti, funzionari e soggetti che hanno un ruolo operativo, mentre si attenua il coinvolgimento diretto di sindaci, assessori e altri organi di vertice politico. Nei fatti, chi firma tecnicamente l’atto diventa il principale soggetto esposto, specie negli enti locali, nelle società partecipate e nei settori a forte rilevanza finanziaria.
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Visitare questa località austriaca in estate significa immergersi in un’atmosfera dove il lusso discreto incontra la tradizione contadina, creando un mix unico, perfetto per chi cerca sport, piaceri raffinati e del sano relax .
Il cuore pulsante dell'estate è il monte Hahnenkamm. Salire con la celebre funivia Kitz bühel Cable Cars non è solo un modo per raggiungere la quota, ma è anche un viaggio panoramico sulla valle. In cima, i sentieri si snodano tra malghe fiorite e punti di sosta iconici come il Berghaus Tirol, dove la vista spazia dalle Alpi di Kitzbühel agli Alti Tauri.
Per chi ama le due ruote, la regione è un punto di riferimento mondiale per l’e-bike. Grazie ai servizi di noleggio e alla vasta rete di sentieri segnalati, è possibile esplorare vette e vallate senza necessariamente avere il fiato di un atleta olimpico. Le pendenze diventano un piacere e le distanze si accorciano, lasciando più tempo per ammirare il paesaggio. Kitzbühel è anche una mecca per gli appassionati di mountain bike. Sentieri immersi nei boschi, percorsi tecnici per esperti e itinerari panoramici per e-bike permettono a tutti di trovare la propria dimensione. Gli impianti di risalita funzionano anche nei mesi estivi, facilitando l’accesso ai tracciati in quota e regalando discese spettacolari tra radure e single track. Eventi sportivi e competizioni animano la stagione, richiamando biker da tutta Europa. Anche chi è alle prime armi può affidarsi a guide esperte o partecipare a tour organizzati per scoprire gli angoli più suggestivi della regione in totale sicurezza.
Con oltre mille chilometri di sentieri segnalati, Kitz bühel è una destinazione ideale per chi ama camminare. I percorsi si snodano tra dolci colline alpine, boschi ombrosi e pascoli punteggiati di baite tradizionali. Per chi cerca un itinerario più rilassante, i sentieri intorno al lago Schwarzsee offrono passeggiate facili, ideali anche per famiglie. Qui è possibile alternare trekking leggero a soste rigeneranti sulle rive del lago, magari con un tuffo nelle sue acque limpide. Se si viaggia in famiglia, il Parco faunistico di Aurach è una tappa imperdibile. A pochi chilometri dal centro, è possibile camminare tra cervi, daini e mufloni in un ambiente naturale protetto: un'esperienza che incanta grandi e piccini.
Kitzbühel non è solo sport. Il centro, con le sue facciate colorate, ospita il Museo di Kitzbühel, dove scoprire la storia locale e le opere di Alfons Walde, l'artista che ha immortalato l'anima invernale della città.
Il centro storico, poi, è un piccolo gioiello architettonico: case color pastello, balconi fioriti e boutique di alta gamma convivono armoniosamente. La via principale è un susseguirsi di negozi esclusivi, atelier artigianali e marchi internazionali. Qui lo shopping diventa un’esperienza piacevole, tra moda sportiva di lusso, oggetti di design e specialità gastronomiche locali. Una tappa obbligatoria per gli acquisti è da Frauenschuh. Non è un semplice negozio, ma l'essenza dello stile alpino contemporaneo: materiali pregiati e design funzionale che incarnano il «Kitz-look».
Caffè all’aperto e ristoranti gourmet invitano a prendersi una pausa, assaporando piatti della tradizione tirolese rivisitati in chiave contemporanea. L’atmosfera è sofisticata ma mai ostentata, perfetta per chi cerca una vacanza attiva senza rinunciare al comfort.
La proposta gastronomica della città è altrettanto variegata e profonda, partendo dall'esperienza culinaria offerta dal ristorante Das Mocking, situato proprio alla base della Streif, che propone una cucina moderna capace di valorizzare i prodotti del territorio con un tocco creativo. Per chi cerca l'accoglienza più genuina, il ristorante Zum Rehkitz offre i grandi classici della tradizione tirolese in un'atmosfera calda e autentica, mentre una sosta all'Hallerwirt ad Aurach permette un'immersione totale nella storia e nella genuinità contadina. Nel cuore pulsante della città, il ristorante Das Reisch completa l'offerta con un ambiente raffinato dove la cucina internazionale si fonde sapientemente con i sapori del luogo.
Informazioni: www.kitzbuehel.com.
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