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2022-06-20
Viaggiare nei luoghi della musica
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Tra le tante cose di cui possiamo fregiarci noi italiani, un posto di primo piano ce l’ha la musica. Bombardati come siamo da canzoni e canzonette usa e getta, ci dimentichiamo di sovente l’importanza di quest’arte così radicata nella nostra cultura. Per riscoprirla, basta poco; a volte, anche solo un viaggio.
Sono tanti, infatti, i paesi e le città d’Italia strettamente intrecciati con la nostra storia musicale, talvolta anche insospettabilmente. Non stiamo parlando di Bologna, città-fucina dei cantautori più famosi del Paese, ma di tutti quei luoghi che hanno sfornato artisti, strumenti musicali e racconti che hanno fatto la storia con la s maiuscola.
Si pensi all’opera, nata a Firenze nel XVI secolo in seno alla Camerata Fiorentina, gruppo di musicisti e letterati che intesero creare un’arte che facesse rivivere la tragedia greca.
Per non parlare della musica classica, data alla luce da compositori di fama mondiale, quali Giacomo Puccini, Niccolò Paganini o Vincenzo Bellini. Conoscerla significa entrare in contatto con la nostra identità: sviluppatasi in un arco di tempo che va dal 1200 al 1900, è la base di tutta la musica successiva, un rapporto che ricorda quello tra la danza classica e le danze contemporanee.
Bellezza, arte, emotività: sono tutte caratteristiche che ricevono da sempre grande considerazione da parte degli italiani. Ecco perché la produzione musicale – complice la commistione con altre culture – può vantare pezzi immortali, non solo operistici e classici, ma anche sacri. L’Italia è infatti una delle patrie del Cattolicesimo, motivo per cui da noi sono nati generi musicali quale il canto gregoriano (VIII secolo d.C.), definito dalla Chiesa cattolica “canto proprio della liturgia romana”.
Se molte nazioni valorizzano anche la loro musica folk, in questo l’Italia è stata a lungo un po’ meno brava, nonostante la pluralità di regioni e culture che ci caratterizzano: basta fare un viaggio da nord a sud, tra borghi e paesi, per rendersi conto di quanto la musica abbia permeato la quotidianità del popolo, creando canti e ritmi che hanno risentito delle influenze di altre popolazioni. Un esempio ci viene fornito dalla Puglia: nella Grecia Salentina il griko (dialetto tuttora parlato) viene utilizzato in canti che mischiano influssi arabi, greci e africani.
Nel nord – com’è intuibile – è la cultura celtica ad avere la meglio nella musica della tradizione: il valzer e la polka sono due dei tanti figli di questa tradizione.
L’impronta del genio sulla musica, non solo nazionale, ha anche a che fare con le innovazioni tecniche: ricordiamo che fu Guido d’Arezzo che, nel Medioevo, diede il nome alle note musicali. Ma i contributi non si contano, anche a livello di scala, di armonia e di generi.
In generale, i viaggi ispirati dalla musica sono tra i più emozionanti: questa tipologia di viaggi, infatti, non solo ci aiuta a comprendere le nostre origini, ma ci avvina ai nostri autori preferiti. Per aiutarci, potremmo anche creare un’apposita playlist da portare con noi durante la nostra avventura musicale: la musica è sentimento, e nessun viaggio si imprime meglio nella memoria di quello che ci scatena forti emozioni.
Ci sono poi posti che sembrano essersi sviluppati a braccetto con la musica: Napoli è uno di questi. Impossibile parlare della città partenopea senza far riferimento alle note che la attraversano dalla mattina alla sera.
Uscendo dai confini nazionali, New Orleans è un altro straordinario esempio del connubio tra tessuto urbano e musica.
Il cinema – altra sublime arte – ha rafforzato queste immagini dentro di noi attraverso lungometraggi e musical. Sempre a proposito di Napoli, viene in mente «Passione», opera di John Turturro e omaggio a tutto ciò che rappresenta la città campana, stereotipi compresi.
Tornando al resto del mondo, come non pensare ad alcuni luoghi iconici, come le strisce pedonali attraversate dai Beatles? Siamo a Londra, precisamente in Abbey Road, dove si trovavano gli studi musicali del celeberrimo gruppo.
Cuba, invece, è un po’ come Napoli: non si può parlare di lei senza far riferimento alla musica, così come succede a Rio de Janeiro e al Brasile tutto, ma anche alla Jamaica e a tribù – come quelle africane e aborigena – che scandiscono le loro giornate in compagnia degli strumenti musicali.
Tutto questo per dire che la musica non è un vezzo, ma una parte fondante della nostra vita, anche quando non ce ne accorgiamo. Un semplice caffè seduti al tavolino di un bar è un modo per accorgerci che non c’è giornata senza musica, anche se questa musica – ormai molto spesso – si traduce in voci e rumori consumistici, che lasciano spazio nel giro di poche settimane a voci e rumori che lo sono altrettanto. Poco importa: il valore antropologico della musica, per quanto dominato dalle leggi del commercio, rimane inalterato. Perché la musica dona energia, consola, accompagna.
Ecco un viaggio che potremmo fare in Italia, partendo come sempre da Nord e arrivando a Sud.
Cremona

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La prima città a meritare una visita da parte degli appassionati di musica è Cremona, patria del violino.
Qui l’arte liutaria (che consiste nella creazione e nel restauro di violini, viole, contrabbassi e violoncelli) prosegue da generazioni. Due arti si uniscono nel capoluogo di provincia lombardo: non solo la musica, dunque, ma anche l’artigianato.
E infatti il centro di Cremona è disseminato di botteghe, i cui proprietari si sono formati grazie allo stretto rapporto con il proprio maestro. Questo saper fare (così distante dalla produzione industrializzata della nostra epoca) è patrimonio mondiale UNESCO.
Inoltre Cremona è città di musicisti quali Claudio Monteverdi e di liutai come il celeberrimo Antonio Stradivari.
Una visita a Cremona non può non partire da Piazza del Comune, considerata una delle più belle d’Italia, dominata com’è dal Duomo, dal Battistero e dall’altissimo Torrazzo, ma anche dalla Loggia dei Militi e dal Palazzo del Comune.
Rimanendo in tema musicale, imperdibile il Museo del Violino, all’interno di Palazzo dell’Arte. Se si vuole provare il brivido di ascoltare uno Stradivari al massimo delle sue potenzialità, è imperativo assistere a un concerto in Auditorium. Per maggiori informazioni, chiamare lo 0372 801801.
Dormire
- L’Archetto, Via Brescia 9, Cremona: per chi ama gli ostelli puliti e accoglienti;
- Locanda La Motta, Via Argine Casalmaggiore 84, Motta Baluffi (CR): confortevole e in posizione tranquilla.
Mangiare
- Antica Locanda Bissone, Via Francesco Pecorari 3, Cremona: da provare le tagliatelle al ragù de regai (cioè al sugo di rigaglie di pollo);
- Trattoria del Tempo Perso, Via Ceresole 3, Cremona: qui si mangia, tra le altre pietanze, la trippa alla cremonese;
- Hosteria Del Cavo, Via Cavo Cerca 8, Cremona: ottimi i risotti.
Perugia

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Anche Perugia fa rima con musica: Umbria Jazz è un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti di questo genere musicale e da anni, ormai, si fregia di musicisti di fama nazionale e internazionale. Un esempio su tutti? Il compianto B.B. King, scomparso nel 2015.
Quest’anno si terrà dall’8 al 17 luglio e sul sito è possibile scaricare il programma completo. Tra gli appuntamenti, segnaliamo quello con Tom Jones, che si terrà sabato 16 luglio alle 21 presso l’Arena Santa Giuliana. Nello stesso luogo - ma il giorno prima - si esibirà invece Diana Krall, celebre jazz singer canadese.
Non solo eventi a pagamento e non solo jazz, ma anche concerti gratuiti blues e rock sparsi tra le vie di questa città dal tangibile fascino medievale.
Ma Umbria Jazz è solo una delle tante scuse per visitare Perugia. Tante altre ce ne sono: la Fontana Maggiore, per esempio: in Piazza IV Novembre sorge quest’opera creata dalle mani di Nicola e Giovanni Pisano e presente in tutti i libri di storia dell’arte. Nella medesima piazza si trova anche il Palazzo dei Priori, di gotica memoria, sugli scalini del quale si siedono studenti provenienti da tutto il mondo.
Un altro luogo simbolo del capoluogo umbro è la Rocca Paolina, di Antonio da Sangallo il Giovane. Dal parcheggio di Piazza Partigiani partono le scale mobili che ne attraversano i sotterranei e arrivano a Piazza Italia. Un percorso particolarmente suggestivo durante le serate estive.
Se si vuole fare incetta d’arte, allora non bisogna mancare la visita alla Galleria Nazionale dell’Umbria, che conserva opere di pittori come Pinturicchio e Perugino. Ma palazzi, chiese e opere non si contano: basta anche una passeggiata distratta nel centro storico per rendersene conto.
Dormire
- Vannucci House, Piazza della Repubblica 71, Perugia: b&b centralissimo, confortevole e con una bella terrazza;
- Relais dell’Olmo, Strada Olmo-Ellera 4: a pochi minuti d’auto da Perugia. Belle sia la struttura che la piscina.
Mangiare
- Locanda Del Bartoccio, Piazza Giacomo Matteotti 39: piatto tipico? Stringozzi alla norcina;
- La Bottega di Perugia, Piazza Francesco Morlacchi 4, Perugia: famoso per gli ottimi panini;
- Locanda dei Morlacchi, Via del Verzaro 39, Perugia: da provare i tortelli con il tartufo.
Melpignano

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Altro luogo simbolo della musica nostrana è Melpignano (LE), famoso per la Notte della Taranta. Non più musica classica o jazz: siamo nell’ambito dei canti e delle danze popolari, per non dire etno-antropologici.
La Notte della Taranta è il festival musicale più importante d’Europa e quest’anno si terrà il 27 agosto di fronte al Convento degli Agostiniani. Anche qui arrivano musicisti di fama nazionale e internazionale, ma Melpignano è solo il culmine di quello che, a tutti gli effetti, è un festival itinerante, che parte da Corigliano d’Otranto e attraversa diverse piazze salentine.
Nato nel 1998, celebra in special modo la pizzica, contaminata con la world music, il jazz e altri stili musicali, a dimostrazione del fatto che la musica, come qualunque altro linguaggio, è in costante evoluzione. La Notte della Taranta è anche il nome dell’orchestra popolare nata grazie ad Ambrogio Sparagna, suonatore di organetto e raffinato ricercatore nel campo.
A Melpignano si parla anche il griko, dialetto contaminato con altre lingue, tanto quanto lo è il festival con i vari generi musicali. Girare per il borgo significa toccare con mano le peculiarità della Grecia Salentina, tra cui la pietra leccese, che rende così particolari i vari edifici. Nei dintorni di Melpignano, infatti, si trovano le cave da cui viene estratto questo materiale.
Famosi anche i menhir e i dolmen, megaliti di origine preistorica, nonché i palazzi e le chiese, tra cui spicca quella di San Giorgio. Ma il fascino di Melpignano – come di tutta la Grecia Salentina – è conferito anche dai muretti a secco, dagli ulivi che la circondano e soprattutto dall’atmosfera che la permea.
Dormire
- Calì Nitta, Piazza Vittoria 28, Corigliano d’Otranto: b&b in struttura storica centralissima;
- Corte Chiesa, Via Chiesa, Corigliano d’Otranto: struttura che si trova nella corte più antica del borgo. Semplicità e gusto.
Mangiare
- Melpigos Taversa, Via Catalana 11, Melpignano: molto apprezzato anche per le pizze;
- Ristorante Estia, Via Camillo Benso Conte di Cavour 11, Corigliano d’Otranto: per mangiare piatti a base di pesce fresco;
- Trattoria Osteria del Buonuomo, Via G. Garibaldi 63, Corigliano d’Otranto: apprezzatissimi i maccheroncini al ragù di cavallo.
Busseto

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Quando si parla di musica italiana, non si può non far riferimento a Busseto (PR), città natale di Giuseppe Verdi. Per essere più precisi, il compositore nostrano nacque a Roncole Verdi, sua frazione.
Qui si trova infatti la casa natale dell’autore del Nabucco (Via della Processione 1), abitato un tempo dalla famiglia al completo. Il padre vi gestiva un’osteria, mentre la madre era una filatrice. Se la si vuole visitare, è possibile sia chiamare i numeri 0524.801331 / 0524.92487 che scrivere a info@bussetolive.com.
I luoghi di Giuseppe Verdi non finiscono qui: per i seguaci del compositore, sarebbe d’obbligo una visita al Museo Nazionale a lui intitolato. Si tratta di un’imponente villa, all’interno della quale è possibile seguire un percorso storico sulle 27 opere del cosiddetto “cigno di Busseto”. La brutta notizia è che il museo è temporaneamente chiuso, ma in attesa che riapra si possono ammirare i notevoli esterni, giardino incluso.
Inutile dire che, se ci si vuole anche minimamente avvicinare al compositore, bisogna passare da Piazza Giuseppe Verdi, con la sua statua bronzea. Inoltre, sulla piazza affaccia anche Casa Barezzi, intitolata al benefattore, nonché suocero del musicista. Questa casa vide la nascita dell’amore tra un giovanissimo Verdi e la figlia del proprietario, di cui era insegnante. Oggi la casa è un museo visitabile, per via delle targhe, del pianoforte e di tutte le testimonianze, grandi e piccole, di questa storia affascinante. Per tutte le informazioni, scrivere a info@museocasabarezzi.it.
A Busseto non poteva che esserci anche un teatro intitolato al compositore: il bellissimo edificio sorge nella medesima, ricchissima piazza.
Se invece siete curiosi di scoprire dove Verdi venne battezzato – e dove si esercitava da piccolo – eccolo svelato: Chiesa di San Michele Arcangelo, sempre a Roncole.
Dormire
- Locanda Alle Roncole, Via Processione 179, Roncole Verdi: a pochi metri dalla casa di Giuseppe Verdi, è dotata anche di un ottimo ristorante;
- Hotel Mathis, Viale G. Matteotti 68, Fiorenzuola d’Arda (PC): struttura moderna e ottima colazione.
Mangiare
- Salumeria Sapori Della Bassa, Via Pietro Balestra 2, Busseto: salumi e formaggi locali e di eccellente qualità;
- Ristorante Osteria Vecchio Mulino Dallatana, Via Arturo Toscanini 69/71, Roncole Verdi: da provare la pasta fatta in casa con il culatello;
- L’Osteria, Via Ferdinando Provesi 13, Busseto: ottimi gli agnolini in brodo.
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Da Cremona, città del violino, a Busseto, che diede i natali a Giuseppe Verdi, passando per Perugia, dove da anni è imperdibile l'appuntamento con l'Umbria Jazz, e Melpignano in Puglia, famosa per la Notte della Taranta. Ecco un modo diverso, artistico, di venire a contatto con le bellezze italiane. Vi proponiamo un breve itinerario che attraversa l'Italia da Nord a Sud.Lo speciale contiene un articolo e quattro approfondimenti.Tra le tante cose di cui possiamo fregiarci noi italiani, un posto di primo piano ce l’ha la musica. Bombardati come siamo da canzoni e canzonette usa e getta, ci dimentichiamo di sovente l’importanza di quest’arte così radicata nella nostra cultura. Per riscoprirla, basta poco; a volte, anche solo un viaggio.Sono tanti, infatti, i paesi e le città d’Italia strettamente intrecciati con la nostra storia musicale, talvolta anche insospettabilmente. Non stiamo parlando di Bologna, città-fucina dei cantautori più famosi del Paese, ma di tutti quei luoghi che hanno sfornato artisti, strumenti musicali e racconti che hanno fatto la storia con la s maiuscola.Si pensi all’opera, nata a Firenze nel XVI secolo in seno alla Camerata Fiorentina, gruppo di musicisti e letterati che intesero creare un’arte che facesse rivivere la tragedia greca.Per non parlare della musica classica, data alla luce da compositori di fama mondiale, quali Giacomo Puccini, Niccolò Paganini o Vincenzo Bellini. Conoscerla significa entrare in contatto con la nostra identità: sviluppatasi in un arco di tempo che va dal 1200 al 1900, è la base di tutta la musica successiva, un rapporto che ricorda quello tra la danza classica e le danze contemporanee.Bellezza, arte, emotività: sono tutte caratteristiche che ricevono da sempre grande considerazione da parte degli italiani. Ecco perché la produzione musicale – complice la commistione con altre culture – può vantare pezzi immortali, non solo operistici e classici, ma anche sacri. L’Italia è infatti una delle patrie del Cattolicesimo, motivo per cui da noi sono nati generi musicali quale il canto gregoriano (VIII secolo d.C.), definito dalla Chiesa cattolica “canto proprio della liturgia romana”.Se molte nazioni valorizzano anche la loro musica folk, in questo l’Italia è stata a lungo un po’ meno brava, nonostante la pluralità di regioni e culture che ci caratterizzano: basta fare un viaggio da nord a sud, tra borghi e paesi, per rendersi conto di quanto la musica abbia permeato la quotidianità del popolo, creando canti e ritmi che hanno risentito delle influenze di altre popolazioni. Un esempio ci viene fornito dalla Puglia: nella Grecia Salentina il griko (dialetto tuttora parlato) viene utilizzato in canti che mischiano influssi arabi, greci e africani.Nel nord – com’è intuibile – è la cultura celtica ad avere la meglio nella musica della tradizione: il valzer e la polka sono due dei tanti figli di questa tradizione.L’impronta del genio sulla musica, non solo nazionale, ha anche a che fare con le innovazioni tecniche: ricordiamo che fu Guido d’Arezzo che, nel Medioevo, diede il nome alle note musicali. Ma i contributi non si contano, anche a livello di scala, di armonia e di generi.In generale, i viaggi ispirati dalla musica sono tra i più emozionanti: questa tipologia di viaggi, infatti, non solo ci aiuta a comprendere le nostre origini, ma ci avvina ai nostri autori preferiti. Per aiutarci, potremmo anche creare un’apposita playlist da portare con noi durante la nostra avventura musicale: la musica è sentimento, e nessun viaggio si imprime meglio nella memoria di quello che ci scatena forti emozioni.Ci sono poi posti che sembrano essersi sviluppati a braccetto con la musica: Napoli è uno di questi. Impossibile parlare della città partenopea senza far riferimento alle note che la attraversano dalla mattina alla sera. Uscendo dai confini nazionali, New Orleans è un altro straordinario esempio del connubio tra tessuto urbano e musica. Il cinema – altra sublime arte – ha rafforzato queste immagini dentro di noi attraverso lungometraggi e musical. Sempre a proposito di Napoli, viene in mente «Passione», opera di John Turturro e omaggio a tutto ciò che rappresenta la città campana, stereotipi compresi.Tornando al resto del mondo, come non pensare ad alcuni luoghi iconici, come le strisce pedonali attraversate dai Beatles? Siamo a Londra, precisamente in Abbey Road, dove si trovavano gli studi musicali del celeberrimo gruppo.Cuba, invece, è un po’ come Napoli: non si può parlare di lei senza far riferimento alla musica, così come succede a Rio de Janeiro e al Brasile tutto, ma anche alla Jamaica e a tribù – come quelle africane e aborigena – che scandiscono le loro giornate in compagnia degli strumenti musicali.Tutto questo per dire che la musica non è un vezzo, ma una parte fondante della nostra vita, anche quando non ce ne accorgiamo. Un semplice caffè seduti al tavolino di un bar è un modo per accorgerci che non c’è giornata senza musica, anche se questa musica – ormai molto spesso – si traduce in voci e rumori consumistici, che lasciano spazio nel giro di poche settimane a voci e rumori che lo sono altrettanto. Poco importa: il valore antropologico della musica, per quanto dominato dalle leggi del commercio, rimane inalterato. Perché la musica dona energia, consola, accompagna.Ecco un viaggio che potremmo fare in Italia, partendo come sempre da Nord e arrivando a Sud.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggiare-luoghi-musica-2657534760.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="cremona" data-post-id="2657534760" data-published-at="1655740133" data-use-pagination="False"> Cremona iStock La prima città a meritare una visita da parte degli appassionati di musica è Cremona, patria del violino.Qui l’arte liutaria (che consiste nella creazione e nel restauro di violini, viole, contrabbassi e violoncelli) prosegue da generazioni. Due arti si uniscono nel capoluogo di provincia lombardo: non solo la musica, dunque, ma anche l’artigianato.E infatti il centro di Cremona è disseminato di botteghe, i cui proprietari si sono formati grazie allo stretto rapporto con il proprio maestro. Questo saper fare (così distante dalla produzione industrializzata della nostra epoca) è patrimonio mondiale UNESCO.Inoltre Cremona è città di musicisti quali Claudio Monteverdi e di liutai come il celeberrimo Antonio Stradivari.Una visita a Cremona non può non partire da Piazza del Comune, considerata una delle più belle d’Italia, dominata com’è dal Duomo, dal Battistero e dall’altissimo Torrazzo, ma anche dalla Loggia dei Militi e dal Palazzo del Comune.Rimanendo in tema musicale, imperdibile il Museo del Violino, all’interno di Palazzo dell’Arte. Se si vuole provare il brivido di ascoltare uno Stradivari al massimo delle sue potenzialità, è imperativo assistere a un concerto in Auditorium. Per maggiori informazioni, chiamare lo 0372 801801.Dormire L’Archetto, Via Brescia 9, Cremona: per chi ama gli ostelli puliti e accoglienti;Locanda La Motta, Via Argine Casalmaggiore 84, Motta Baluffi (CR): confortevole e in posizione tranquilla.Mangiare Antica Locanda Bissone, Via Francesco Pecorari 3, Cremona: da provare le tagliatelle al ragù de regai (cioè al sugo di rigaglie di pollo);Trattoria del Tempo Perso, Via Ceresole 3, Cremona: qui si mangia, tra le altre pietanze, la trippa alla cremonese;Hosteria Del Cavo, Via Cavo Cerca 8, Cremona: ottimi i risotti. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggiare-luoghi-musica-2657534760.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="perugia" data-post-id="2657534760" data-published-at="1655740133" data-use-pagination="False"> Perugia iStock Anche Perugia fa rima con musica: Umbria Jazz è un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti di questo genere musicale e da anni, ormai, si fregia di musicisti di fama nazionale e internazionale. Un esempio su tutti? Il compianto B.B. King, scomparso nel 2015.Quest’anno si terrà dall’8 al 17 luglio e sul sito è possibile scaricare il programma completo. Tra gli appuntamenti, segnaliamo quello con Tom Jones, che si terrà sabato 16 luglio alle 21 presso l’Arena Santa Giuliana. Nello stesso luogo - ma il giorno prima - si esibirà invece Diana Krall, celebre jazz singer canadese.Non solo eventi a pagamento e non solo jazz, ma anche concerti gratuiti blues e rock sparsi tra le vie di questa città dal tangibile fascino medievale.Ma Umbria Jazz è solo una delle tante scuse per visitare Perugia. Tante altre ce ne sono: la Fontana Maggiore, per esempio: in Piazza IV Novembre sorge quest’opera creata dalle mani di Nicola e Giovanni Pisano e presente in tutti i libri di storia dell’arte. Nella medesima piazza si trova anche il Palazzo dei Priori, di gotica memoria, sugli scalini del quale si siedono studenti provenienti da tutto il mondo.Un altro luogo simbolo del capoluogo umbro è la Rocca Paolina, di Antonio da Sangallo il Giovane. Dal parcheggio di Piazza Partigiani partono le scale mobili che ne attraversano i sotterranei e arrivano a Piazza Italia. Un percorso particolarmente suggestivo durante le serate estive.Se si vuole fare incetta d’arte, allora non bisogna mancare la visita alla Galleria Nazionale dell’Umbria, che conserva opere di pittori come Pinturicchio e Perugino. Ma palazzi, chiese e opere non si contano: basta anche una passeggiata distratta nel centro storico per rendersene conto. DormireVannucci House, Piazza della Repubblica 71, Perugia: b&b centralissimo, confortevole e con una bella terrazza;Relais dell’Olmo, Strada Olmo-Ellera 4: a pochi minuti d’auto da Perugia. Belle sia la struttura che la piscina.MangiareLocanda Del Bartoccio, Piazza Giacomo Matteotti 39: piatto tipico? Stringozzi alla norcina;La Bottega di Perugia, Piazza Francesco Morlacchi 4, Perugia: famoso per gli ottimi panini;Locanda dei Morlacchi, Via del Verzaro 39, Perugia: da provare i tortelli con il tartufo. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggiare-luoghi-musica-2657534760.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="melpignano" data-post-id="2657534760" data-published-at="1655740133" data-use-pagination="False"> Melpignano iStock Altro luogo simbolo della musica nostrana è Melpignano (LE), famoso per la Notte della Taranta. Non più musica classica o jazz: siamo nell’ambito dei canti e delle danze popolari, per non dire etno-antropologici.La Notte della Taranta è il festival musicale più importante d’Europa e quest’anno si terrà il 27 agosto di fronte al Convento degli Agostiniani. Anche qui arrivano musicisti di fama nazionale e internazionale, ma Melpignano è solo il culmine di quello che, a tutti gli effetti, è un festival itinerante, che parte da Corigliano d’Otranto e attraversa diverse piazze salentine.Nato nel 1998, celebra in special modo la pizzica, contaminata con la world music, il jazz e altri stili musicali, a dimostrazione del fatto che la musica, come qualunque altro linguaggio, è in costante evoluzione. La Notte della Taranta è anche il nome dell’orchestra popolare nata grazie ad Ambrogio Sparagna, suonatore di organetto e raffinato ricercatore nel campo.A Melpignano si parla anche il griko, dialetto contaminato con altre lingue, tanto quanto lo è il festival con i vari generi musicali. Girare per il borgo significa toccare con mano le peculiarità della Grecia Salentina, tra cui la pietra leccese, che rende così particolari i vari edifici. Nei dintorni di Melpignano, infatti, si trovano le cave da cui viene estratto questo materiale.Famosi anche i menhir e i dolmen, megaliti di origine preistorica, nonché i palazzi e le chiese, tra cui spicca quella di San Giorgio. Ma il fascino di Melpignano – come di tutta la Grecia Salentina – è conferito anche dai muretti a secco, dagli ulivi che la circondano e soprattutto dall’atmosfera che la permea.Dormire Calì Nitta, Piazza Vittoria 28, Corigliano d’Otranto: b&b in struttura storica centralissima;Corte Chiesa, Via Chiesa, Corigliano d’Otranto: struttura che si trova nella corte più antica del borgo. Semplicità e gusto.Mangiare Melpigos Taversa, Via Catalana 11, Melpignano: molto apprezzato anche per le pizze;Ristorante Estia, Via Camillo Benso Conte di Cavour 11, Corigliano d’Otranto: per mangiare piatti a base di pesce fresco;Trattoria Osteria del Buonuomo, Via G. Garibaldi 63, Corigliano d’Otranto: apprezzatissimi i maccheroncini al ragù di cavallo. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggiare-luoghi-musica-2657534760.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="busseto" data-post-id="2657534760" data-published-at="1655740133" data-use-pagination="False"> Busseto iStock Quando si parla di musica italiana, non si può non far riferimento a Busseto (PR), città natale di Giuseppe Verdi. Per essere più precisi, il compositore nostrano nacque a Roncole Verdi, sua frazione.Qui si trova infatti la casa natale dell’autore del Nabucco (Via della Processione 1), abitato un tempo dalla famiglia al completo. Il padre vi gestiva un’osteria, mentre la madre era una filatrice. Se la si vuole visitare, è possibile sia chiamare i numeri 0524.801331 / 0524.92487 che scrivere a info@bussetolive.com.I luoghi di Giuseppe Verdi non finiscono qui: per i seguaci del compositore, sarebbe d’obbligo una visita al Museo Nazionale a lui intitolato. Si tratta di un’imponente villa, all’interno della quale è possibile seguire un percorso storico sulle 27 opere del cosiddetto “cigno di Busseto”. La brutta notizia è che il museo è temporaneamente chiuso, ma in attesa che riapra si possono ammirare i notevoli esterni, giardino incluso.Inutile dire che, se ci si vuole anche minimamente avvicinare al compositore, bisogna passare da Piazza Giuseppe Verdi, con la sua statua bronzea. Inoltre, sulla piazza affaccia anche Casa Barezzi, intitolata al benefattore, nonché suocero del musicista. Questa casa vide la nascita dell’amore tra un giovanissimo Verdi e la figlia del proprietario, di cui era insegnante. Oggi la casa è un museo visitabile, per via delle targhe, del pianoforte e di tutte le testimonianze, grandi e piccole, di questa storia affascinante. Per tutte le informazioni, scrivere a info@museocasabarezzi.it.A Busseto non poteva che esserci anche un teatro intitolato al compositore: il bellissimo edificio sorge nella medesima, ricchissima piazza.Se invece siete curiosi di scoprire dove Verdi venne battezzato – e dove si esercitava da piccolo – eccolo svelato: Chiesa di San Michele Arcangelo, sempre a Roncole.Dormire Locanda Alle Roncole, Via Processione 179, Roncole Verdi: a pochi metri dalla casa di Giuseppe Verdi, è dotata anche di un ottimo ristorante;Hotel Mathis, Viale G. Matteotti 68, Fiorenzuola d’Arda (PC): struttura moderna e ottima colazione.MangiareSalumeria Sapori Della Bassa, Via Pietro Balestra 2, Busseto: salumi e formaggi locali e di eccellente qualità;Ristorante Osteria Vecchio Mulino Dallatana, Via Arturo Toscanini 69/71, Roncole Verdi: da provare la pasta fatta in casa con il culatello;L’Osteria, Via Ferdinando Provesi 13, Busseto: ottimi gli agnolini in brodo.
Christine Lagarde (Ansa)
Questo contrasto è apparso evidente nel confronto tra diversi report con le preoccupazioni sulla crescita economica dell’Eurozona, da una parte, e dall’altra, un intervento di Piero Cipollone, membro del consiglio esecutivo della Bce, la Banca centrale europea che tiene sotto controllo la dinamica inflazionistica.
È il dilemma con cui si stanno confrontando i diversi decisori nel tentativo di evitare una crisi pesante dell’economia reale - che richiede interventi a favore delle attività produttive e di aiuto alle famiglie - ma anche di non correre il rischio di una spirale inflazionistica che metterebbe in difficoltà non solo famiglie e consumatori ma anche i grandi numeri della finanza pubblica.
Cipollone ha parlato a Milano al Festival dello sviluppo sostenibile e, pur con la cautela propria dei banchieri centrali, non ha escluso l’eventualità di un aumento dei tassi e quindi del costo del denaro. «La situazione attuale sembra discostarsi dalle nostre proiezioni di base di marzo» - ha detto l’esponente Bce - e per questo «aumenta la probabilità che potremmo dover adeguare i nostri tassi di interesse». L’obiettivo è di contenere gli effetti a catena del caro-carburanti per evitare che l’inflazione si discosti eccessivamente dal 2% da sempre indicato come il livello auspicabile a livello europeo. Ma è altrettanto evidente che l’effetto collaterale rischia di essere un impatto pesante sulla crescita. Nulla di deciso, anche perché le implicazioni del conflitto sull’inflazione e sull’attività economica a medio termine «dipenderanno dall’intensità, dalla durata e dalla propagazione dello shock dei prezzi dell’energia».
Ma secondo Piero Cipollone, la divisione dei compiti è chiara: di fronte a uno shock come quello che si sta registrando, «la politica monetaria può ancorare le aspettative e garantire il ritorno dell’inflazione all’obiettivo nel medio termine», mentre è la politica fiscale che «può attenuare l’impatto sull’attività economica». Quindi la palla per la crescita passa ai governi e alla Ue. La preoccupazione per la scarsa crescita e i rischi di recessione sono in aumento. L’indice S&P Global Pmi della produzione composita dell’Eurozona è sceso ad aprile al 48,8 (contro il 50,7 di marzo) toccando il minimo degli ultimi 17 mesi. Anche l’indice che riguarda il terziario ha toccato il minimo degli ultimi 5 anni: al 47,6 contro il 50,2 di marzo. Poiché la soglia 50 separa la crescita dalla contrazione, siamo passati a una fase negativa. Se aggiungiamo un aumento, sempre secondo S&P, dei prezzi di vendita come non si vedeva da almeno tre anni, l’incubo è quello, temutissimo della stagflazione: prezzi in rialzo in una economia depressa. Ora, l’indagine evidenzia un andamento migliore della produzione in Italia e Irlanda (ancora positivo) mentre è negativo per Germania, Francia e Spagna, ma certo il quadro appare preoccupante, con un indice di fiducia dell’Eurozona fortemente peggiorato per i prossimi 12 mesi. Così le proposte italiane di interventi e politiche europee adeguati alla situazione appaiono non solo di buon senso ma obbligati e indispensabili.
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Alessandro Giuli (Imagoeconomica)
Il pensiero ha fatto breccia persino nelle stesse stanze del Mic, da anni cornucopia di prebende e assegni pesantissimi alle opere intellettuali degli amici intellò. Solo che, dalle parti di via del Collegio Romano, devono aver trovato difficile, se non proprio impossibile, estirpare questa prassi, ormai evidentemente ben radicata, dei finanziamenti a pioggia a opere discutibili o firmati dai soliti membri del circoletto rosso. E così il dicastero guidato da Alessandro Giuli e dalla sottosegretaria con delega al Cinema, Lucia Borgonzoni, sì è visto costretto a chiedere l’intervento della Guardia di finanza dopo i risultati (leggasi: contributi e tax credit) delle commissioni preposte alla valutazione delle opere prima del sì o no definitivo al sostegno economico.
La telefonata dagli uffici del ministero in direzione delle Fiamme gialle è partita il 9 aprile scorso. I finanziari si sono presentati nella sede del Mic il successivo lunedì 13 aprile. Hanno ascoltato quello che i loro interlocutori avevano da dire e hanno acquisito la documentazione sui contributi concessi a numerosi film. La Verità è in grado di anticipare qualche nome di pellicola finita nel mirino della Finanza.
Il primo è Tradita, un «thriller sentimentale» (così è definito) diretto da Gabriele Altobelli, girato per tre settimane nelle Marche (anche se è stato bocciato dalla Film commissione regionale) e che segna il ritorno al cinema di Manuela Arcuri come protagonista. Distribuito nei cinema a marzo, è scritto e sceneggiato da Steve Della Casa, ex militante di Lotta continua e coinvolto nell’indagine sull’attentato al bar Angelo azzurro di via Po, a Torino, dove mori bruciato un giovane studente, nel 1977, dopo il lancio di una bomba Molotov. Tradita, finora, ha racimolato 26.074 euro al botteghino, «tenendo incollati» alla poltrona ben 3.631 spettatori. Per questo film che non sta proprio sbancando il box office, lo Stato ha garantito ben 1,2 milioni e rotti di euro di Tax credit, a fronte di un costo complessivo di produzione di 2,9 milioni. Il lungometraggio è stato prodotto dalla Mattia’s film, oscura srl romana di proprietà di Giovanni Di Gianfrancesco e Alfonsina Libroja, amministratrice unica della società che «vanta» un capitale sociale di 40.000 euro.
Le altre pellicole finite nel mirino della Finanza, su segnalazione del Mic, sono Solo se tu canti - L’irresistibile storia di Gigi D’Alessio, diretto da Luca Miniero, che ha portato a casa 1.050.000 milioni su un costo complessivo di 6,8, Tony Pappalardo Investigation di Pier Francesco Pingitore, che ha ottenuto 800.000 euro di sgravi, Il tempo delle mele cotte di Andrea Muzzi, con altri 400.000 euro di aiuti, e La leggenda sul Grappa, misterioso film prodotto dalla Marte Studios di Guglielmo Brancato che è valso ai produttori ben 572.000 euro di contributi.
La cronaca recente ha visto spesso gli uomini delle Fiamme gialle aggirarsi per gli uffici del ministero della Cultura: l’ultima «visita» era avvenuta a marzo, per acquisire la documentazione relativa alla produzione di alcune pellicole targate The Apartment, controllata dal colosso Fremantle: acquisiti documenti, contratti e rapporti economici legati alla produzione della prima stagione della serie M. Il figlio del secolo, diretta da Joe Wright, tratta dall’omonimo libro di Antonio Scurati e incentrata sul primo Benito Mussolini, del film del 2024 Queer, di Luca Guadagnino, con Daniel Craig, e Finalmente l’alba, pellicola sempre del 2024 scritta e diretta da Saverio Costanzo e prodotta direttamente da Fremantle. In precedenza, a ottobre 2025, i finanziari avevano acquisito altri documenti relativi al Tax credit concesso ad alcune pellicole, nell’ambito di un’inchiesta della procura di Roma sul sistema di aiuti al settore messo in piedi dall’ex ministro del Pd, Dario Franceschini: sotto la lente dei pm, erano finiti film come L’immensità di Emanuele Crialese, Siccità di Paolo Virzì e ancora Finalmente l’alba di Saverio Costanzo.
Intanto, a livello politico, le opposizioni cercano di infilarsi nelle difficoltà di Giuli nel gestire la pratica dei finanziamenti al settore. «Giuli ha rivolto un appello a non sprecare l’occasione di una riforma parlamentare condivisa che dia risposte e stabilità al mondo del cinema e dell’audiovisivo. Giova ricordare che se quell’occasione c’è è per una iniziativa delle opposizioni che, sfruttando gli spazi riservati alle minoranze, calendarizzato le proprie proposte di riforma», hanno affermato in una nota i deputati dei gruppi di Pd, M5s, Avs, talia viva e Azione della commissione Cultura della Camera. Dialogo sì, dunque, ma alle condizioni della sinistra: lo ha ribadito anche il segretario del Pd, Elly Schlein: «La disponibilità al confronto c’è, ma a partire dalle nostre proposte già calendarizzate».
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Marco Rubio (Ansa)
Secondo una nota del governo di Washington, oggi si discuterà «della situazione in Medio Oriente e degli interessi comuni nell’emisfero occidentale». Inoltre, qualche dettaglio in più è stato lo stesso Rubio a fornirlo l’altro ieri sera. «C’è molto di cui parlare con il Vaticano», ha detto il segretario di Stato americano, per poi aggiungere: «Il papa è appena rientrato da un viaggio in Africa, dove la Chiesa sta crescendo in modo molto dinamico, e abbiamo condiviso le preoccupazioni sulla libertà religiosa in diverse parti del mondo. Ci piacerebbe parlarne con loro». «Siamo disposti a fornire ulteriori aiuti umanitari a Cuba, distribuiti tramite la Chiesa, ma il regime cubano deve consentircelo», ha proseguito. «Il Papa è ovviamente il Vicario di Cristo, ma è anche il capo di uno Stato nazionale, un’organizzazione presente in oltre cento Paesi in tutto il mondo, e noi collaboriamo spesso con il Vaticano proprio perché è presente in molti luoghi diversi», ha anche detto.
Insomma, Rubio ha cercato di smorzare la tensione, mentre Parolin, pur bollando ieri come «strane» le critiche di Donald Trump al pontefice, ha definito gli Usa un «interlocutore» e non ha escluso in futuro un colloquio diretto tra i due leader. Da entrambe le parti si sta quindi tentando di rasserenare il clima, dopo i recenti attriti tra il presidente americano e Leone, scoppiati soprattutto a causa della guerra in Iran: guerra rispetto a cui, ieri, Parolin ha invocato il ricorso al «negoziato». Non è del resto un mistero che la Casa Bianca sia ai ferri corti con l’episcopato cattolico statunitense su vari dossier: dalla stessa crisi iraniana all’immigrazione clandestina. Dall’altra parte, il quadro generale ha una sua complessità. Al netto degli attriti con i vescovi, Trump, nel 2024, ha conquistato la maggioranza del voto cattolico, facendo leva sull’irritazione che quel mondo nutriva verso l’ala woke del Partito democratico statunitense. La missione odierna del cattolico Rubio è quindi innanzitutto quella di ricucire i recenti strappi con la Santa Sede.
Tuttavia, è al contempo possibile che sul tavolo ci sarà anche dell’altro. E un’indicazione è arrivata dallo stesso Rubio quando ha affermato che, tra le altre cose, si parlerà di libertà religiosa. E qui torna in mente un precedente. Tra settembre e ottobre 2020, il segretario di Stato americano della prima amministrazione Trump, Mike Pompeo, si recò a Roma. Nell’occasione, tenne un discorso sulla libertà religiosa e, al contempo, ebbe delle tensioni con Parolin a causa dell’accordo che, nel 2018, la Santa Sede aveva firmato con la Cina sulla nomina dei vescovi. Pompeo cercò di convincere il cardinale a bloccare il rinnovo dell’intesa, senza riuscirci. Un’intesa che, nello stesso 2018, era stata criticata proprio da Rubio, all’epoca senatore della Florida.
Il Partito repubblicano ha sempre visto quell’accordo come il fumo negli occhi: un accordo che ha suscitato lo scetticismo anche di vari settori della stessa Chiesa statunitense. «Il mio istinto mi dice anche che non si può negoziare con queste persone. Potrebbe essere straordinariamente controproducente», affermò, nel 2021, il cardinale Timothy Dolan, riferendosi ai vertici del Partito comunista cinese. La stessa Conferenza episcopale statunitense, nel 2024, pur non criticandola apertamente, si mostrò guardinga sull’intesa tra Santa Sede e Cina. «Resta da vedere se la speranza del Vaticano di costruire fiducia e amicizia attraverso il dialogo porterà frutti concreti in miglioramenti della libertà religiosa», dichiarò.
L’accordo -rinnovato per altri quattro anni nel 2024- è stato nuovamente difeso, a ottobre scorso, da Parolin, che fu il suo principale artefice, insieme a gruppi favorevoli alla distensione con Pechino, come la Compagnia di Gesù e la Comunità di S. Egidio: tutte realtà filocinesi che erano uscite sconfitte dal conclave dell’anno scorso. E qui arriviamo al nodo. Nonostante Leone abbia parzialmente raffreddato la spinta pro Pechino del predecessore, l’amministrazione Trump si attendeva un cambio di passo più deciso nella politica estera vaticana. La Casa Bianca teme infatti che la Cina possa approfittare dell’accordo con Roma per rafforzare la propria influenza sull’America Latina, che è notoriamente a maggioranza cattolica. Il che è visto con preoccupazione da Trump, che ha rilanciato la Dottrina Monroe col chiaro intento di estromettere Pechino dall’Emisfero occidentale. Leone, dal canto suo, sa di doversi muovere con circospezione per evitare strappi traumatici in seno alla Chiesa. Dall’altra parte, però, a ottobre ha sottolineato l’estrema importanza della libertà religiosa, definendola un diritto «essenziale». È quindi su questo terreno che, forse, il Papa e Rubio cercheranno di trovare oggi una convergenza.
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