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2022-07-20
I viaggi «on the road» in Europa per unire relax, cultura e natura
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«Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? È il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’addio. Ma intanto, ci si proietta in avanti verso una nuova, folle avventura sotto il cielo».
Sono le parole di Jack Kerouak, il cui romanzo – Sulla strada – ha affascinato e continua ad affascinare i lettori di tutto il mondo. Libertà, rifiuto delle convenzioni e amore per la vita: sono i tre ingredienti di questo libro autobiografico, che descrive il viaggio come scelta esistenziale. Perché la strada è un modo di intendere la vita, il luogo in cui mettere in scena la libertà di essere chi si vuole.
Viaggiare su due o quattro ruote, infatti, è il modo migliore per molti: non affidarsi né ad un’agenzia di viaggio né ai mezzi pubblici regala un senso di indipendenza che raramente sperimentiamo durante la quotidianità, presi come siamo da giornate scandite da impegni e scadenze.
Dai viaggi on the road - e dai viaggi in generale - si torna spesso cambiati: qualcosa di noi si è rafforzato o incrinato, chiarito o arricchito di ulteriori sfaccettature. Certo, i viaggi on the road di cui ci apprestiamo a parlare non sono improvvisati né privi di una fine, tuttavia ci si può permettere di vagare anche all’interno di confini ben definiti.
La scorsa volta siamo partiti dall’Italia, perché l’Italia, in fin dei conti, è il nostro balcone sul mondo. Chi non è avvezzo ai lunghi viaggi può sperimentarsi con maggior tranquillità entro i confini nazionali, per capire – magari – che l’automobile (o qualsiasi altro mezzo scelto per un on the road) non fa al caso suo. Ad altri, invece, si può aprire un mondo: il piacere di guidare sotto le stelle, ascoltando una compilation che ci emozioni e guardando il mondo scorrere lentamente fuori dai finestrini ci dona una libertà senza eguali. Gli on the road, infatti, ci consentono di fermarci quando ne sentiamo il bisogno e di viaggiare con lentezza, assaporando il paesaggio che cambia progressivamente e scoprendo posti che, altrimenti, non avremmo avuto modo di conoscere.
L’on the road per eccellenza è sicuramente la Route 66, che va da Chicago a Santa Monica, attraversando 8 stati americani. Il Big Sur Road Trip è un altro itinerario mitico: la Highway 1 è infatti considerata la strada più bella d’America. Il Salar de Uyuni on the road, tra le Ande della Bolivia, è un altro must tra i viaggiatori più navigati: il “deserto del sale”, infatti, sembra un altro pianeta, lontano da tutto e da tutti, non solo da un punto di vista geografico, ma anche – e soprattutto – scenografico.
Il Cabot Train è invece un percorso di 300 chilometri che si snoda in Nuova Scozia – Canada -, tra boschi a strapiombo sul mare. Anche l’isola di Hawaii è molto amata dagli “ontheroaders” di tutto il mondo: la Road to Hana costeggia spiagge, cascate e foreste, e l’ideale, nonostante l’ottantina di chilometri, è percorrerla in una giornata intera.
Anche l’Europa si offre in tutta la sua vastità agli amanti degli on the road: si può optare per una regione, per un intero Paese o per più Paesi, a seconda del tempo a disposizione. Nulla è da disdegnare quando si cominciano ad apprezzare i viaggi su strada. L’unica regola è: seguire le regole delle diverse nazioni, sia stradali che di buona educazione. Ci sono posti, infatti, in cui suonare con il clacson – per esempio – è segno di maleducazione. Informarsi prima è sempre buona norma, soprattutto se siamo italiani: inutile dirlo, non siamo il popolo più pacato al volante e le nostre abitudini potrebbero compromettere, come minimo, la reputazione, se non la patente.
Altra fondamentale regola: abbandonare la fretta. I viaggi on the road sono altamente inadatti a chi è attaccato alle tabelle di marcia, alla puntualità e alla lista di cose da fare e da vedere. Il viaggio su strada è per tutti coloro che si abbandonano serenamente all’imprevisto o che, comunque, lo affrontano come facente parte del percorso.
I viaggi che seguono non sono dei classici, ma delle variazioni sul tema: ogni Paese e regione ha delle spiccate peculiarità, che durante un on the road emergono in tutta la loro potenza.
Cornovaglia

L'isola di St Michael's Mount in Cornovaglia (iStock)
Mai pensato all’Inghilterra on the road? Siamo soliti identificare questo affascinante Paese con Londra, quando le sue bellezze non si fermano certo alla capitale. I suoi paesaggi hanno ispirato romanzi, film e spettacoli teatrali: le scogliere, la brughiera e il tempo incerto sono l’ideale per gli amanti dei chiaroscuri e delle atmosfere remote.
Possiamo optare per tutta l’Inghilterra o – com’è più auspicabile – per una sua parte. La Cornovaglia, ad esempio, è puntellata da villaggi, romanzeschi castelli e grandi spiagge: impossibile non innamorarsene.
Il consiglio è di arrivare a Londra in aereo e di prendere il pullman della National Express direttamente in aeroporto (Heatrow). Direzione: Exeter, capoluogo del Devon, dove fermarsi anche solo per una notte. Questa cittadina dall’aspetto tipicamente British ha una cattedrale da fare invidia a tutte le cattedrali del mondo, grazie alla storia che trasuda da ogni sua colonna e vetrata.
A Exeter si può noleggiare un’auto e dalla città dirigersi finalmente in Cornovaglia. Le scoperte si susseguono una dopo l’altra: isolotti – come Burgh Island – che sembrano usciti da un libro di fiabe, la brughiera che circonda paesi e frazioni come Bolventor, cittadine dalle reminiscenze letterarie come St. Ives… Nulla, in Cornovaglia, è lasciato al caso, né dalla natura né dall’uomo.
Quasi tutti i luoghi di mare (anzi, di oceano) sono soggetti alle maree: a St. Ives, per esempio, ci si ritrova prima con i piedi piantati sulla sabbia di un’immensa spiaggia – accanto a barche apparentemente arenate – e poi costretti ad allontanarsi man mano che l’acqua si avvicina.
Altri luoghi indimenticabili sono Boscastle – dove si può visitare il Museo della Stregoneria -, la baia di Porthcurno (da non perdere il Minack Theatre, teatro a picco sull’oceano), Newquay con i suoi splendidi tramonti e Port Isaac, paesino romantico dove fermarsi a sorseggiare un cream tea.
Dormire
- Jamaica Inn, Launceston PL15 7TS, Bolventor: qui la scrittrice Daphne du Murier ambientò l’omonimo romanzo e Hitchcock l’omonimo film. Al centro di entrambe le opere il tema del delitto, ma quest’albergo è tutto meno che tenebroso. Circondato dalla brughiera, è un’isola di pace, distante dal resto del mondo.
- White Hart Hotel, 66 South St, Exeter EX1 1EE: hotel delizioso e dalle ricche colazioni.
Mangiare
- The Fish House Fistral, International Surfing Center 5, Headland Road, Newquay: buon ristorante con panorama favoloso. Ideale al tramonto;
- The Loft Restaurant & Terrace, Norway Lane, Saint Ives: piatto tipico? Il granchio;
- Bill’s Exeter Restaurant, 32-33 Gandy St, Exeter: locale colorato, simpatico ed elegante, che propone ottimi piatti.
Balcani

Il ponte di Mostar (iStock)
Altro on the road originale è quello nei Balcani. Certo, si tratta di toccare con mano ex teatri di guerra, ma quando si parla di viaggio non è possibile evitare ciò che caratterizza la vita stessa: il bello e il brutto convivono e spesso il secondo non solo aiuta a comprendere, ma anche ad apprezzare il primo.
L’ideale è partire da Ancona con la propria auto e raggiungere la Croazia in traghetto. Il percorso scelto parte infatti da Spalato e arriva in Albania, attraversando Bosnia ed Erzegovina e Montenegro. Dieci giorni sono sufficienti a fare incetta di storia, bellezze naturali e cultura.
Si può scegliere di fermarsi anche una sola notte a Spalato, ma bisogna sapere in anticipo che è una città meravigliosa, sorta di Roma in miniatura, dominata com’è dal Palazzo di Diocleziano, uno dei monumenti romani meglio conservati al mondo.
A due ore e mezza di macchina sorge Mostar, in Bosnia ed Erzegovina. Bellissimo arrivarci imboccando la via che costeggia il mare, quella che passa da Almissa, in Dalmazia. Ché il mare, qui è spettacolare.
Prima di arrivare a Mostar è bene fermarsi a Medjugorje: lo spettacolo di devozione, dentro e fuori dalla parrocchia di San Giacomo, è toccante, che si sia credenti o meno.
Una volta a Mostar, sembra di essere entrati nel paese dei Playmobil, ma privato della sua spensieratezza: tutto – o quasi – è stato ricostruito in seguito ai bombardamenti degli anni ’90 e le costruzioni nuove di zecca stridono con la consapevolezza di un tragico passato.
Splendido lo Stari Most, ponte distrutto nel 1993 e poi ricostruito, simbolo di unione tra la parte cristiana della città e quella musulmana. Dalle moschee proviene a orari precisi quel canto magnifico che è il muezzin, che si leva come una preghiera piena di dolore e di speranza. E di dolore trabocca, a maggior ragione, il Museo delle vittime di guerra e genocidio, ineludibile tappa del viaggio. Nonostante questo, Mostar trasuda vita, anche grazie ai suoi tanti locali e ristoranti.
Lungo la strada per il Montenegro, sono da vedere anche Blagaj e Pocitelj, il primo villaggio dei dervisci e il secondo un piccolo paese di origine ottomana.
Poco più di 3 ore e si arriva a Cattaro, città fortificata del Montenegro. Qui si arriva spesso in crociera attraverso le Bocche di Cattaro, sorta di fiori del sud, imperdibili per la loro bellezza. Per ammirarle si può anche salire sulle mura medievali della città.
Pist stop a Sveti Stefan – località esclusiva del Montenegro – e si parte in direzione Albania. Qui ci si può fermare qualche notte nell’entroterra e il resto del tempo al mare: se Berat è un paese storico, testimone del passato rurale albanese e patrimonio UNESCO, Ksamil è la località in cui dedicarsi a qualche giornata di puro relax, grazie alla presenza di un bel mare e di tanti ottimi locali.
Nei dintorni, lo straordinario parco archeologico di Butrinto, fondato da una colonia di Greci e anch’esso patrimonio UNESCO.
In meno di un’ora da Butrino si raggiunge Igoumenitsa, da dove è possibile riprendere il traghetto per l’Italia.
Dormire
- Appartamento Lipa, Morpurgova poljana 1, Spalato: in pieno centro storico e dotato di tutti i comfort;
- Villa Globus, Drage Palavestre 6, Mostar: posto semplice, con stanze arredate in stile ottomano. Prezzi giusti e centro città velocemente raggiungibile;
- Hotel Splendido, Glavati bb, Prcanj, Cattaro: piscina con vista fantastica;
- Amantia Home, Gjion pali 2, Ksamil: ottimo rapporto qualità-prezzo.
Mangiare
- Dujkin Dvor, Trumbićeva obala 6, Spalato: da provare il pesce San Pietro con bietole e patate;
- Restaurant Šadrvan, Jusovina 11, Mostar: cucina di ascendenza ottomana. Da assaggiare il ćevapčići, piatto tipico del luogo. A base di carne trita;
- Restaurant Galion, Šuranj bb, Cattaro: cucina a base di pesce e bella vista;
- Guvat Bar Restorant, Three islands Street Ksamil: posizione splendida, locale elegante e piatti strepitosi.
Creta

La spiaggia di Balos a Creta (iStock)
Un on the road a Creta è perfetto d’estate. L’isola greca è molto grande e un viaggio su strada è consigliato per goderne appieno la bellezza. Si atterra a Heraklion e da lì si può noleggiare un’auto.
Mitologica e selvaggia: ecco come definire quest’isola del Mediterraneo, dominata da paesaggi brulli e acque fluorescenti. Prima tappa a ovest, precisamente a Kissamos, base perfetta per le spiagge più famose della zona: Balos, Falassarna ed Elafonissi, quest’ultima resa celebre dalla sua sabbia rosata e da un mare accecante. Dopo una giornata in spiaggia, si può fare tappa a Polyrrhenia, borgo con in cima un’acropoli romana. Da vedere al tramonto, con le kri kri (le capre dell’isola) che scorrazzano libere.
In quasi 3 ore d’auto si raggiunge Matala, villaggio del sud affacciato sul Mar Libico. Qui si respira un’atmosfera quasi desertica, per via dell’arida roccia che domina il paesaggio. Una delle spiagge più belle è sicuramente Red Beach, chiamata così per via della sabbia rossa. Non è facilissimo raggiungerla, ma alla fine si viene premiati da un mare color smeraldo.
Anche il sud è storia e archeologia: da non perdere Festo (sito minoico) e Odigitria, affascinante monastero ortodosso.
Altre tre ore (rigorosamente da intervallare con pause rigeneranti) e si arriva a est, nella località di Sitia. Anche questa può essere semplicemente una base d’appoggio per visitare siti di ben altro interesse, come per esempio Kato Zakros, con le sue rovine minoiche, e Xerocambos, località che appare come fuori dal mondo, sorta di oasi puntellata da spiagge paradisiache.
Ancora 3 ore e ci si ritrova a Rethymno, bella e caratteristica città del nord. Il suo centro storico testimonia la presenza, dal XVI secolo, dei Veneziani: il mix di elementi orientali e occidentali, qui, è particolarmente tangibile.
Dormire
- Secreto Studios, Eth. Antistaseos, Kissamos: meraviglioso appartamento, sito in una stradina lontana dal mare. Perfetto se si usa Kissamos come base;
- Hotel Villa Sylvia, Matala: da alcune stanze è possibile vedere le rocce bucherellate dalle tante grotte abitate, un tempo, dagli hippy;
- Simon Studios and Apartments, Simon Apartments, Petras: moderni e ben attrezzati.
Mangiare
- Sirtaki, Matala: trattoria turistica, ma non troppo, dove assaggiare la cucina tipica greca;
- Kostas Taverna, Grammatikaki 1, Stalida: da provare le frittelle di verdure e il moussaka;
- Prima Plora Organic Restaurant & Wine Bar, Akrotiriou 8, Rethymno: elegante e romantico, da non perdere al tramonto.
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Anche l’Europa si offre in tutta la sua vastità agli amanti degli «on the road»: si può optare per una regione, per uno o più Paesi, a seconda del tempo a disposizione. Ecco tre proposte di itinerari nel Vecchio Continente: Cornovaglia, Balcani e l'isola di Creta.Lo speciale contiene un articolo e tre approfondimenti.«Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? È il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’addio. Ma intanto, ci si proietta in avanti verso una nuova, folle avventura sotto il cielo».Sono le parole di Jack Kerouak, il cui romanzo – Sulla strada – ha affascinato e continua ad affascinare i lettori di tutto il mondo. Libertà, rifiuto delle convenzioni e amore per la vita: sono i tre ingredienti di questo libro autobiografico, che descrive il viaggio come scelta esistenziale. Perché la strada è un modo di intendere la vita, il luogo in cui mettere in scena la libertà di essere chi si vuole.Viaggiare su due o quattro ruote, infatti, è il modo migliore per molti: non affidarsi né ad un’agenzia di viaggio né ai mezzi pubblici regala un senso di indipendenza che raramente sperimentiamo durante la quotidianità, presi come siamo da giornate scandite da impegni e scadenze.Dai viaggi on the road - e dai viaggi in generale - si torna spesso cambiati: qualcosa di noi si è rafforzato o incrinato, chiarito o arricchito di ulteriori sfaccettature. Certo, i viaggi on the road di cui ci apprestiamo a parlare non sono improvvisati né privi di una fine, tuttavia ci si può permettere di vagare anche all’interno di confini ben definiti.La scorsa volta siamo partiti dall’Italia, perché l’Italia, in fin dei conti, è il nostro balcone sul mondo. Chi non è avvezzo ai lunghi viaggi può sperimentarsi con maggior tranquillità entro i confini nazionali, per capire – magari – che l’automobile (o qualsiasi altro mezzo scelto per un on the road) non fa al caso suo. Ad altri, invece, si può aprire un mondo: il piacere di guidare sotto le stelle, ascoltando una compilation che ci emozioni e guardando il mondo scorrere lentamente fuori dai finestrini ci dona una libertà senza eguali. Gli on the road, infatti, ci consentono di fermarci quando ne sentiamo il bisogno e di viaggiare con lentezza, assaporando il paesaggio che cambia progressivamente e scoprendo posti che, altrimenti, non avremmo avuto modo di conoscere.L’on the road per eccellenza è sicuramente la Route 66, che va da Chicago a Santa Monica, attraversando 8 stati americani. Il Big Sur Road Trip è un altro itinerario mitico: la Highway 1 è infatti considerata la strada più bella d’America. Il Salar de Uyuni on the road, tra le Ande della Bolivia, è un altro must tra i viaggiatori più navigati: il “deserto del sale”, infatti, sembra un altro pianeta, lontano da tutto e da tutti, non solo da un punto di vista geografico, ma anche – e soprattutto – scenografico.Il Cabot Train è invece un percorso di 300 chilometri che si snoda in Nuova Scozia – Canada -, tra boschi a strapiombo sul mare. Anche l’isola di Hawaii è molto amata dagli “ontheroaders” di tutto il mondo: la Road to Hana costeggia spiagge, cascate e foreste, e l’ideale, nonostante l’ottantina di chilometri, è percorrerla in una giornata intera.Anche l’Europa si offre in tutta la sua vastità agli amanti degli on the road: si può optare per una regione, per un intero Paese o per più Paesi, a seconda del tempo a disposizione. Nulla è da disdegnare quando si cominciano ad apprezzare i viaggi su strada. L’unica regola è: seguire le regole delle diverse nazioni, sia stradali che di buona educazione. Ci sono posti, infatti, in cui suonare con il clacson – per esempio – è segno di maleducazione. Informarsi prima è sempre buona norma, soprattutto se siamo italiani: inutile dirlo, non siamo il popolo più pacato al volante e le nostre abitudini potrebbero compromettere, come minimo, la reputazione, se non la patente.Altra fondamentale regola: abbandonare la fretta. I viaggi on the road sono altamente inadatti a chi è attaccato alle tabelle di marcia, alla puntualità e alla lista di cose da fare e da vedere. Il viaggio su strada è per tutti coloro che si abbandonano serenamente all’imprevisto o che, comunque, lo affrontano come facente parte del percorso.I viaggi che seguono non sono dei classici, ma delle variazioni sul tema: ogni Paese e regione ha delle spiccate peculiarità, che durante un on the road emergono in tutta la loro potenza.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggi-on-the-road-in-europa-2657701843.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="cornovaglia" data-post-id="2657701843" data-published-at="1658334665" data-use-pagination="False"> Cornovaglia L'isola di St Michael's Mount in Cornovaglia (iStock) Mai pensato all’Inghilterra on the road? Siamo soliti identificare questo affascinante Paese con Londra, quando le sue bellezze non si fermano certo alla capitale. I suoi paesaggi hanno ispirato romanzi, film e spettacoli teatrali: le scogliere, la brughiera e il tempo incerto sono l’ideale per gli amanti dei chiaroscuri e delle atmosfere remote.Possiamo optare per tutta l’Inghilterra o – com’è più auspicabile – per una sua parte. La Cornovaglia, ad esempio, è puntellata da villaggi, romanzeschi castelli e grandi spiagge: impossibile non innamorarsene.Il consiglio è di arrivare a Londra in aereo e di prendere il pullman della National Express direttamente in aeroporto (Heatrow). Direzione: Exeter, capoluogo del Devon, dove fermarsi anche solo per una notte. Questa cittadina dall’aspetto tipicamente British ha una cattedrale da fare invidia a tutte le cattedrali del mondo, grazie alla storia che trasuda da ogni sua colonna e vetrata.A Exeter si può noleggiare un’auto e dalla città dirigersi finalmente in Cornovaglia. Le scoperte si susseguono una dopo l’altra: isolotti – come Burgh Island – che sembrano usciti da un libro di fiabe, la brughiera che circonda paesi e frazioni come Bolventor, cittadine dalle reminiscenze letterarie come St. Ives… Nulla, in Cornovaglia, è lasciato al caso, né dalla natura né dall’uomo.Quasi tutti i luoghi di mare (anzi, di oceano) sono soggetti alle maree: a St. Ives, per esempio, ci si ritrova prima con i piedi piantati sulla sabbia di un’immensa spiaggia – accanto a barche apparentemente arenate – e poi costretti ad allontanarsi man mano che l’acqua si avvicina.Altri luoghi indimenticabili sono Boscastle – dove si può visitare il Museo della Stregoneria -, la baia di Porthcurno (da non perdere il Minack Theatre, teatro a picco sull’oceano), Newquay con i suoi splendidi tramonti e Port Isaac, paesino romantico dove fermarsi a sorseggiare un cream tea.Dormire Jamaica Inn, Launceston PL15 7TS, Bolventor: qui la scrittrice Daphne du Murier ambientò l’omonimo romanzo e Hitchcock l’omonimo film. Al centro di entrambe le opere il tema del delitto, ma quest’albergo è tutto meno che tenebroso. Circondato dalla brughiera, è un’isola di pace, distante dal resto del mondo.White Hart Hotel, 66 South St, Exeter EX1 1EE: hotel delizioso e dalle ricche colazioni.MangiareThe Fish House Fistral, International Surfing Center 5, Headland Road, Newquay: buon ristorante con panorama favoloso. Ideale al tramonto;The Loft Restaurant & Terrace, Norway Lane, Saint Ives: piatto tipico? Il granchio;Bill’s Exeter Restaurant, 32-33 Gandy St, Exeter: locale colorato, simpatico ed elegante, che propone ottimi piatti. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggi-on-the-road-in-europa-2657701843.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="balcani" data-post-id="2657701843" data-published-at="1658334665" data-use-pagination="False"> Balcani Il ponte di Mostar (iStock) Altro on the road originale è quello nei Balcani. Certo, si tratta di toccare con mano ex teatri di guerra, ma quando si parla di viaggio non è possibile evitare ciò che caratterizza la vita stessa: il bello e il brutto convivono e spesso il secondo non solo aiuta a comprendere, ma anche ad apprezzare il primo.L’ideale è partire da Ancona con la propria auto e raggiungere la Croazia in traghetto. Il percorso scelto parte infatti da Spalato e arriva in Albania, attraversando Bosnia ed Erzegovina e Montenegro. Dieci giorni sono sufficienti a fare incetta di storia, bellezze naturali e cultura.Si può scegliere di fermarsi anche una sola notte a Spalato, ma bisogna sapere in anticipo che è una città meravigliosa, sorta di Roma in miniatura, dominata com’è dal Palazzo di Diocleziano, uno dei monumenti romani meglio conservati al mondo.A due ore e mezza di macchina sorge Mostar, in Bosnia ed Erzegovina. Bellissimo arrivarci imboccando la via che costeggia il mare, quella che passa da Almissa, in Dalmazia. Ché il mare, qui è spettacolare.Prima di arrivare a Mostar è bene fermarsi a Medjugorje: lo spettacolo di devozione, dentro e fuori dalla parrocchia di San Giacomo, è toccante, che si sia credenti o meno.Una volta a Mostar, sembra di essere entrati nel paese dei Playmobil, ma privato della sua spensieratezza: tutto – o quasi – è stato ricostruito in seguito ai bombardamenti degli anni ’90 e le costruzioni nuove di zecca stridono con la consapevolezza di un tragico passato.Splendido lo Stari Most, ponte distrutto nel 1993 e poi ricostruito, simbolo di unione tra la parte cristiana della città e quella musulmana. Dalle moschee proviene a orari precisi quel canto magnifico che è il muezzin, che si leva come una preghiera piena di dolore e di speranza. E di dolore trabocca, a maggior ragione, il Museo delle vittime di guerra e genocidio, ineludibile tappa del viaggio. Nonostante questo, Mostar trasuda vita, anche grazie ai suoi tanti locali e ristoranti.Lungo la strada per il Montenegro, sono da vedere anche Blagaj e Pocitelj, il primo villaggio dei dervisci e il secondo un piccolo paese di origine ottomana.Poco più di 3 ore e si arriva a Cattaro, città fortificata del Montenegro. Qui si arriva spesso in crociera attraverso le Bocche di Cattaro, sorta di fiori del sud, imperdibili per la loro bellezza. Per ammirarle si può anche salire sulle mura medievali della città.Pist stop a Sveti Stefan – località esclusiva del Montenegro – e si parte in direzione Albania. Qui ci si può fermare qualche notte nell’entroterra e il resto del tempo al mare: se Berat è un paese storico, testimone del passato rurale albanese e patrimonio UNESCO, Ksamil è la località in cui dedicarsi a qualche giornata di puro relax, grazie alla presenza di un bel mare e di tanti ottimi locali.Nei dintorni, lo straordinario parco archeologico di Butrinto, fondato da una colonia di Greci e anch’esso patrimonio UNESCO. In meno di un’ora da Butrino si raggiunge Igoumenitsa, da dove è possibile riprendere il traghetto per l’Italia.DormireAppartamento Lipa, Morpurgova poljana 1, Spalato: in pieno centro storico e dotato di tutti i comfort;Villa Globus, Drage Palavestre 6, Mostar: posto semplice, con stanze arredate in stile ottomano. Prezzi giusti e centro città velocemente raggiungibile;Hotel Splendido, Glavati bb, Prcanj, Cattaro: piscina con vista fantastica;Amantia Home, Gjion pali 2, Ksamil: ottimo rapporto qualità-prezzo.MangiareDujkin Dvor, Trumbićeva obala 6, Spalato: da provare il pesce San Pietro con bietole e patate;Restaurant Šadrvan, Jusovina 11, Mostar: cucina di ascendenza ottomana. Da assaggiare il ćevapčići, piatto tipico del luogo. A base di carne trita;Restaurant Galion, Šuranj bb, Cattaro: cucina a base di pesce e bella vista;Guvat Bar Restorant, Three islands Street Ksamil: posizione splendida, locale elegante e piatti strepitosi. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggi-on-the-road-in-europa-2657701843.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="creta" data-post-id="2657701843" data-published-at="1658334665" data-use-pagination="False"> Creta La spiaggia di Balos a Creta (iStock) Un on the road a Creta è perfetto d’estate. L’isola greca è molto grande e un viaggio su strada è consigliato per goderne appieno la bellezza. Si atterra a Heraklion e da lì si può noleggiare un’auto.Mitologica e selvaggia: ecco come definire quest’isola del Mediterraneo, dominata da paesaggi brulli e acque fluorescenti. Prima tappa a ovest, precisamente a Kissamos, base perfetta per le spiagge più famose della zona: Balos, Falassarna ed Elafonissi, quest’ultima resa celebre dalla sua sabbia rosata e da un mare accecante. Dopo una giornata in spiaggia, si può fare tappa a Polyrrhenia, borgo con in cima un’acropoli romana. Da vedere al tramonto, con le kri kri (le capre dell’isola) che scorrazzano libere.In quasi 3 ore d’auto si raggiunge Matala, villaggio del sud affacciato sul Mar Libico. Qui si respira un’atmosfera quasi desertica, per via dell’arida roccia che domina il paesaggio. Una delle spiagge più belle è sicuramente Red Beach, chiamata così per via della sabbia rossa. Non è facilissimo raggiungerla, ma alla fine si viene premiati da un mare color smeraldo.Anche il sud è storia e archeologia: da non perdere Festo (sito minoico) e Odigitria, affascinante monastero ortodosso.Altre tre ore (rigorosamente da intervallare con pause rigeneranti) e si arriva a est, nella località di Sitia. Anche questa può essere semplicemente una base d’appoggio per visitare siti di ben altro interesse, come per esempio Kato Zakros, con le sue rovine minoiche, e Xerocambos, località che appare come fuori dal mondo, sorta di oasi puntellata da spiagge paradisiache.Ancora 3 ore e ci si ritrova a Rethymno, bella e caratteristica città del nord. Il suo centro storico testimonia la presenza, dal XVI secolo, dei Veneziani: il mix di elementi orientali e occidentali, qui, è particolarmente tangibile.DormireSecreto Studios, Eth. Antistaseos, Kissamos: meraviglioso appartamento, sito in una stradina lontana dal mare. Perfetto se si usa Kissamos come base;Hotel Villa Sylvia, Matala: da alcune stanze è possibile vedere le rocce bucherellate dalle tante grotte abitate, un tempo, dagli hippy;Simon Studios and Apartments, Simon Apartments, Petras: moderni e ben attrezzati.MangiareSirtaki, Matala: trattoria turistica, ma non troppo, dove assaggiare la cucina tipica greca;Kostas Taverna, Grammatikaki 1, Stalida: da provare le frittelle di verdure e il moussaka;Prima Plora Organic Restaurant & Wine Bar, Akrotiriou 8, Rethymno: elegante e romantico, da non perdere al tramonto.
Donald Trump (Ansa)
Al telefono con l’omologo dell’Oman, Badr Albusaidi, che aveva svolto un ruolo di mediazione nelle trattative poi fallite con gli Stati Uniti, il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, ha assicurato che il suo Paese è pronto a compiere «sforzi seri e sinceri per una de-escalation». Intanto, però, il regime degli ayatollah, o ciò che ne rimane dopo la morte di Ali Khamenei e l’uccisione di 48 comandanti, ha continuato a bersagliare le nazioni del Golfo. È stato colpito da un missile l’aeroporto di Dubai; diverse esplosioni sono state avvertite negli Emirati, a Doha, in Qatar, oltre che a Manama, in Bahrein, dove un razzo ha semidistrutto l’hotel Crown Plaza. Dei droni sono piombati su un porto pure nello stesso Oman, ferendo un camallo. Ad Abu Dhabi è stato danneggiato un edificio vicino all’ambasciata italiana. E un secondo attacco ha causato un rogo in una base navale francese. In Kuwait, la rappresaglia ha provocato una vittima e 32 feriti. In Iraq, velivoli senza pilota hanno preso di mira una base Usa a Erbil. I vertici della diplomazia dei sei Stati dell’area arabica, vista la situazione, si sono riuniti in una videoconferenza del loro Consiglio di cooperazione.
Rimane sul tavolo l’ipotesi storica di una partecipazione al conflitto, al fianco di Usa e Israele. L’ha evocata sabato Riad. Un retroscena del Washington Post ha svelato poi che il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, aveva chiamato più volte l’inquilino della Casa Bianca, per convincerlo ad avviare i raid sull’Iran. La stessa linea di Benjamin Netanyahu, solo che il premier israeliano l’ha sostenuta apertamente, mentre, in via ufficiale, bin Salman invocava una soluzione negoziale della crisi.
Anche senza un coinvolgimento bellico diretto, comunque, si va profilando lo scenario che Trump desiderava già dal primo mandato, nello spirito degli Accordi di Abramo del 2020: realizzare una saldatura tra le monarchie sunnite - Arabia Saudita in testa - e Gerusalemme, quale architrave del nuovo ordine mediorientale, da cui tagliare fuori la filiera che, dall’Iran, passa per Hezbollah in Libano e arriva ad Hamas. E che, nel Mediterraneo orientale, trova un potente terminale nella Turchia. Il ministro degli Esteri di Ankara, Hakan Fidan, ieri ha sentito l’omanita Albusaidi, dopo aver dato disponibilità a fungere da pontiere con Teheran. Recep Tayyip Erdogan ha sottolineato che il conflitto «potrebbe avere conseguenze molto gravi in termini di sicurezza regionale e globale. Dare una possibilità alla diplomazia», ha aggiunto il Sultano, «è la strada più razionale». Non è certo un caso che si sia premurato di contattare pure bin Salman, per manifestargli le proprie preoccupazioni.
Uno degli effetti principali del blitz di The Donald e Bibi, quindi, potrebbe essere quello di scatenare una resa dei conti totale nel mondo islamico. Reuters, citando un funzionario statunitense, ha in effetti osservato che a persuadere il tycoon, peraltro ben informato dei rischi della missione, è stata la prospettiva di un mutamento geopolitico nella direzione auspicata da Washington. All’opposto, il Financial Times ha lamentato che Trump non ha alcun piano credibile per il futuro dell’Iran: è inutile, ha scritto il quotidiano, confidare in una «organica e spontanea transizione verso un nuovo sistema politico», solo eliminando la precedente leadership. Nondimeno, sembrerebbe che il G7 abbia discusso con Marco Rubio pure dell’avvenire della Repubblica islamica.
La verità è che, nello scontro in corso, la componente sciita si gioca potere, sfere d’influenza e forse la sua stessa sopravvivenza. L’Iran lo sa e, anche per questo, con una mano sgancia le bombe e con l’altra invia segnali di fumo. Araghchi, ad esempio, ha garantito ai Paesi del Golfo che comprende perché «sono arrabbiati», ma li ha invitati a considerare che «questa è una guerra che ci è stata imposta» e che i veri obiettivi dei raid sono le installazioni militari nemiche. Il ministro ha dato l’impressione di cadere dalle nuvole: i negoziatori, ha raccontato, erano «alla ricerca di un accordo», avevano «lasciato Ginevra», sede dei colloqui diplomatici, addirittura «felici», ma Trump ha «ordinato il bombardamento del tavolo dei negoziati».
Il presidente americano usa il bastone mentre agita la carota. A The Atlantic, ha giurato di essere disposto a un nuovo confronto con i nuovi capi del regime avversario: «Parlerò con loro». Dunque, può darsi che, su un punto, l’approccio di Trump diverga da quello di Netanyahu, deciso a completare il lavoro, a costo di combattere a lungo. I due, ieri, si sono consultati al telefono, ma il tempo non gioca a favore di The Donald. Sia perché si avvicina il midterm, in vista del quale gli occorre un risultato da presentare agli elettori; sia perché, stando sempre al Wall Street Journal, ci sarebbe urgenza di completare l’operazione, prima che si esauriscano gli arsenali. Il Pentagono ha già impiegato l’algoritmo di Anthropic per le simulazioni e l’individuazione degli obiettivi sul campo. Ma nessuna Intelligenza artificiale può far vincere una guerra, se non ci sono missili e munizioni.
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I soccorritori nel luogo in cui un missile lanciato dall'Iran ha colpito una zona residenziale a Beit Shemesh, nel centro di Israele (Ansa)
L’escalation tra Israele e Iran ha ormai assunto una dimensione regionale, ma con un dato strategico che emerge con chiarezza: lo spazio aereo iraniano non è più sotto il controllo effettivo di Teheran. L’aeronautica israeliana, guidata dall’intelligence delle Idf, ha consolidato una superiorità operativa che le consente di colpire in profondità i centri nevralgici del regime, mentre la Repubblica Islamica tenta di reagire su più fronti, militari e politici. Il bilancio più pesante si registra a Beit Shemesh, nel centro di Israele, dove un missile balistico iraniano ha centrato un’area residenziale provocando nove morti. L’ordigno ha distrutto abitazioni, un rifugio pubblico e una sinagoga. Il sindaco Shmuel Greenberg ha riferito che venti residenti risultano ancora non rintracciabili, anche se potrebbero trovarsi altrove, mentre i soccorritori continuano a scavare tra le macerie. Il portavoce delle Idf Nadav Shoshani ha accusato Teheran di aver deliberatamente preso di mira civili fin dall’inizio dell’operazione «Roaring Lion», parlando «di una strategia fondata sul terrore contro la popolazione».
In Kuwait una persona è morta e trentadue sono rimaste ferite dall’avvio della campagna di rappresaglia contro obiettivi statunitensi e israeliani; tutte le vittime sono lavoratori stranieri. Negli Emirati Arabi Uniti si contano tre morti e cinquantotto feriti. Un attacco con droni ha provocato un incendio in una base navale ad Abu Dhabi che ospita anche forze francesi. I danni non hanno compromesso le capacità operative francesi né causato vittime. Colpita anche la base americana di Erbil in Iraq. Sul fronte americano, il Comando centrale ha confermato la morte di tre militari statunitensi e il ferimento grave di altri cinque nell’ambito dell’operazione «Epic Fury», mentre diversi soldati con ferite lievi stanno rientrando in servizio. Il Centcom ha inoltre reso noto di aver colpito una corvetta iraniana classe Jamaran nelle fasi iniziali dell’operazione: l’unità starebbe affondando nel Golfo di Oman, presso il porto di Chah Bahar. Washington ha smentito le rivendicazioni dei Guardiani della Rivoluzione secondo cui la portaerei USS Abraham Lincoln sarebbe stata centrata da quattro missili balistici. Il Comando americano ha definito «false» tali affermazioni, precisando che i vettori non si sono neppure avvicinati alla nave.
L’aeronautica militare israeliana ha completato nuove ondate di attacchi contro decine di centri di comando e quartier generali del regime oltre alla sede della Radio e TV di Stato. Sono stati neutralizzati il comando della Sicurezza Interna, snodo di collegamento tra vertici politici e apparati repressivi, e il quartier generale di Tharallah, struttura chiave per la difesa di Teheran. L’Iran continua a lanciare missili e droni, ma non riesce a negare ai caccia israeliani il dominio dei cieli. Benjamin Netanyahu ha confermato la linea dura dopo un vertice con i responsabili della difesa, annunciando la prosecuzione della campagna militare e rivendicando l’eliminazione di Ali Khamenei insieme ad altri esponenti del regime. Il premier ha parlato di attacchi sempre più intensi contro il cuore di Teheran e di un’ulteriore escalation nei prossimi giorni. In tal senso, l’esercito israeliano ha annunciato che mobiliterà 100.000 riservisti nell’ambito dell’offensiva contro l’Iran. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che, durante la riunione notturna del G7 - alla quale ha preso parte anche il segretario di Stato americano Rubio - il confronto si è focalizzato sull’aggravarsi della crisi e sugli scenari possibili. Al centro del vertice il dossier sul nucleare iraniano e il rafforzamento dei missili a lungo raggio, ritenuti un fattore di rischio per la sicurezza globale. «Senza segnali concreti di un passo indietro da parte di Teheran - ha affermato Tajani - la situazione è rapidamente degenerata». Sul piano politico e interno, il regime tenta di mostrare compattezza dopo l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei nei raid congiunti statunitensi e israeliani. Il presidente Masoud Pezeshkian ha annunciato l’attivazione del Consiglio direttivo incaricato di guidare ad interim il Paese, invitando «all’unità contro i piani dei nemici». Tuttavia, secondo fonti informate che hanno parlato a condizione di anonimato, la struttura residua di comando dei Pasdaran sta cercando di finalizzare la nomina della nuova Guida Suprema in un contesto di forte pressione. I raid in corso rendono impossibile convocare l’Assemblea degli Esperti, l’organo costituzionale deputato alla scelta della Guida Suprema, e per questo l’IRGC spinge per una designazione al di fuori delle procedure previste dalla legge.
Le stesse fonti descrivono un quadro di disordine crescente all’interno degli apparati militari e di sicurezza: parti della catena di comando sarebbero interrotte, con difficoltà nella trasmissione degli ordini e nel coordinamento operativo. Alcuni comandanti e membri di grado inferiore non si sono presentati in servizio per timore di nuovi attacchi mirati contro le strutture di comando. Secondo Iran International, i vertici dei Pasdaran temono che nei prossimi giorni possano esplodere violente manifestazioni in diverse città, aprendo una fase di instabilità interna. In questo contesto, l’ayatollah Alireza Arafi è stato scelto per completare il consiglio direttivo ad interim, affiancando Pezeshkian e altre figure di vertice, mentre il generale Ahmad Vahidi ha assunto la guida delle Guardie Rivoluzionarie. Arafi, 67 anni, membro del Consiglio dei Guardiani, è cresciuto nell’establishment religioso di Qom ed è stato molto vicino ad Ali Khamenei. È considerato un outsider contiguo ai Pasdaran, molto attento all’uso delle tecnologie digitali e all’intelligence. Ma la battaglia per la nomina della nuova Guida Suprema è solo all’inizio. Tutto avviene mentre in Israele la popolazione nella tarda serata di ieri ha ricevuto il messaggio: «Non uscite dai rifugi. Un’altra ondata di missili è in arrivo verso Israele».
Decapitata la linea di comando. È giallo sulla fine di Ahmadinejad
Giallo sulla morte dell’ex presidente della Repubblica dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad. Sabato nell’attacco aereo congiunto israeliano-americano avvenuto a est di Teheran oltre alla guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, sarebbe stato ucciso anche l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. La notizia era stata data inizialmente dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Ilna che, citando «fonti informate» e rilanciata dai media iraniani, israeliani e internazionali, scriveva: «Ahmadinejad, che ha servito come presidente durante i mandati nono e decimo, 2005-2013, è stato martirizzato a seguito dell’aggressione del regime sionista e degli Stati Uniti contro il Paese». Successivamente però, scriveva nella serata di ieri il Guardian, la stessa Ilna ha cambiato la notizia con una successiva dal titolo «Mahmoud Ahamdinejad è un martire?», mettendo così in dubbio la precedente e citando una fonte anonima che negava la morte dell’ex presidente «senza fornire ulteriori informazioni». Secondo la prima informazione della Ilna, l’ex presidente sarebbe stato ucciso in attacchi alla sua abitazione nel distretto di Narmak a Teheran e insieme a lui almeno sei persone tra guardie del corpo e collaboratori. Ahmadinejad, membro dell’Assemblea per il discernimento dell’interesse del sistema), è una figura significativa nella politica iraniana e internazionale. Aveva ricoperto in precedenza ruoli chiave: governatore della provincia di Ardabil, sindaco di Teheran (2003-2005) e figura di spicco della linea dura conservatrice e per le sue posizioni radicali, in particolare sulla questione nucleare e i diritti umani. Sul piano internazionale, Ahmadinejad era noto infatti per la sua posizione aggressiva e intransigente. Aveva difeso il programma nucleare iraniano contro quelle che definiva «potenze arroganti» e aveva rafforzato i legami con la Russia. Nel 2009 fu eletto per un secondo mandato in elezioni che scatenarono dure proteste, l’Onda Verde, e negli ultimi anni, dopo la morte del presidente Ibrahim Raisi nel 2024, aveva tentato di tornare in politica, ma la sua candidatura era stata respinta dal Consiglio dei Guardiani.
Oltre all’uccisione di Khamenei, al potere dal 1989, insieme a figlia, genero e nipote, secondo l’Agenzia di stampa della Repubblica islamica, sono morti altri vertici istituzionali, religiosi e militari. In particolare sarebbero morti alti comandanti durante una riunione del Consiglio di Difesa: Seyed Abdolrahim Mousavi, Capo di Stato maggiore delle Forze armate; Mohammad Bagheri, comandante in capo dell’IRGC; il capo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, il generale dei Pasdaran Mohammad Pakpour; Ali Shamkhani, segretario del Consiglio di Difesa; e Aziz Nasirzadeh, ministro della Difesa e il capo dell’intelligence della polizia iraniana, Gholamreza Rezaian. Morti «eccellenti» che confermerebbero quanto dichiarato dai vertici americani e israeliani. Il presidente americano, Donald Trump, intervenendo ieri su Fox News, ieri ha affermato che «48 comandanti iraniani sono stati uccisi in un colpo solo» mentre il portavoce delle Idf Effi Defrin sabato sera aveva detto: «Stiamo aprendo la strada vero il cuore dell’Iran. Abbiamo attaccato i sistemi di difesa, ampliato la superiorità aerea. Nell’attacco iniziale, 40 comandanti iraniani chiave sono stati eliminati in un minuto». E ieri, secondo giorno di attacchi, la Mezzaluna rossa ha dato i primi dati sui morti. In Iran sarebbero 201 con 747 i feriti. In particolare sono state confermate le 148 vittime, quasi tutte bambine della scuola materna di Minab, nel sud della provincia iraniana di Hormozgan, mentre i media iraniani hanno riferito che 43 membri delle forze di sicurezza sono morti ieri in un attacco contro la caserma di un reggimento di frontiera avvenuto nella città di Mehran, vicino all’Iraq. Anche negli altri Paesi del Golfo ci sarebbero le prime vittime. Tre soldati americani sono rimasti uccisi durante gli attacchi.
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Antonio Tajani (Ansa)
Tutto il traffico areo è paralizzato nella zona del Golfo: almeno 5.000 i voli cancellati, mentre nell’area sarebbero 58.000 gli italiani coinvolti. Da Mascate è passato anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rimasto bloccato due giorni fa a Dubai, come migliaia di italiani, sotto il bombardamento iraniano, per rientrare in serata in Italia con il Gulfstream G550 dell’Aeronautica militare, partito dalla base di Pratica di Mare.
Crosetto, investito da molte critiche, in particolare dai deputati pentastellati della commissione Difesa che hanno presentato un’interrogazione sul perché l’Italia non sia stata avvisata dell’attacco israelo-americano a Teheran, prima di muoversi verso l’Oman ha rilasciato una nota durissima. Ha scritto su «X»: «Sto rientrando in Italia continuando a gestire da ieri la situazione con tutti gli strumenti tecnici necessari per farlo anche all’estero. Rientrerò da solo, per evitare l’esposizione a ulteriori pericoli ad altri. Ho già bonificato all’Aeronautica Militare una somma che è il triplo di quello che pagano i passeggeri sui voli di Stato. Lascerò qui la mia famiglia (che comprende la scelta), dopo essermi sincerato che per loro, come per gli altri cittadini italiani e stranieri, non ci siano rischi rilevanti se non quelli di nefasta casualità».
Crosetto ha poi precisato: «Trovo vergognoso e basso questo modo di fare polemica. Non penso che si possa strumentalizzare una situazione creatasi per eventi, l’attacco a Dubai, che non erano considerati tra le ipotesi di risposta iraniana. Ciò detto la mia presenza qui è stata utile nella gestione della crisi così come lo sono stati i contatti con i miei colleghi europei e mediorientali e quella che avrò con il Pentagono». A rispondere in Parlamento di quanto sta avvenendo sarà oggi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ieri ha ricordato: «Abbiamo costituito al ministero degli Esteri una task force Golfo affinché tutti gli italiani possano essere assistiti nella maniera migliore possibile». Tajani in risposta a chi dice che il governo italiano è stato ignorato ha precisato: «Non sapevo della presenza di Crosetto a Dubai, ma lui è partito prima dell’attacco: noi siamo stati informati quando l’operazione era già iniziata. Mi ha chiamato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, per avvertirmi di quanto stavano facendo in accordo con gli americani». A Dubai c’è la maggiore concentrazione di italiani e ci sono molti studenti minorenni in gita. Tajani ha rassicurato: «In questo momento il console d’Italia è a contatto con questi ragazzi; sono tutti assistiti, sistemati negli alberghi ed è tutto garantito dal governo degli Emirati Arabi Uniti come mi aveva assicurato il ministro degli Esteri». Ad Abu Dhabi, dove c’è un’altra massiccia presenza di italiani, si è avuto un momento critico perché - ha comunicato il ministro degli Esteri - «è stato colpito un grattacielo vicino alla nostra sede diplomatica». La cantante Big Mama ha lanciato un appello: «Siamo bloccati a Dubai, sentiamo i missili sopra di noi, siamo tantissimi, sono terrorizzata». Un gruppo di italiani è fermo nell’isola di The Palm. Daniele Bovo, un ragazzo veronese di 21 anni, si è improvvisato reporter dagli Emirati e ha raccontato attimi di grande paura. A Dubai sono bloccati in aeroporto imprenditori pugliesi che di ritorno dall’India, una volta fatto scalo, non sono potuti ripartire. In totale gli italiani che si trovano nell’area di conflitto sono circa 58.000. Una mappa approssimativa ne stima 22.400 residenti tra Dubai e Abu Dhabi a cui si aggiungono circa 2.000 turisti. In Iran, dove da tempo c’è la massima allerta, si trovano 470 connazionali, in Libano ce ne sono 3.900 e circa 2.000 in Giordania. In Israele sono presenti 20.800 italiani e mille di questi militano nell’esercito di Tel Aviv, in Arabia Saudita ci sono 3.500 connazionali, in Qatar 3.200, in Kuwait 1.000, nel Bahrein circa 780 e in Iraq poco più di 550.
Ora si aggiunge anche un altro velato timore. I servizi britannici avvertono che due missili iraniani hanno colpito Cipro, ma Nicosia ha smentito. L’ex consigliere per la sicurezza della Casa Bianca, Jhon R. Bolton, conversando con Repubblica ha affermato che l’Italia sarebbe un possibile bersaglio, ipotesi già affacciata dall’ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled. Teoricamente è possibile: i missili Soumar hanno una gittata di 3.000 chilometri, ma noi siamo un bersaglio al limite e comunque abbiamo un efficiente scudo sia nazionale che europeo, anche se dall’inizio dell’operazione israelo-americana a Teheran la base Nato di Aviano è in stato di massima allerta.
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