A due passi dagli scivoli e da altri giochi dell’area bambini, un clandestino nigeriano si stava per cucinare un gatto appena ucciso. Il barbaro banchetto nel parco pubblico della Crociata a Sarzana, provincia di La Spezia, è stato notato da alcuni passanti che hanno avvertito i carabinieri. L’uomo aveva improvvisato un fornelletto sul quale arrostire la povera bestia, forse un randagio di qualche colonia delle vicinanze o un micio del quale un proprietario potrà denunciare la scomparsa. Ci auguriamo che nessun bambino abbia assistito alla scena.
«Un gesto atroce e inaccettabile in una società civile», l’ha definito Stefano Torri, assessore alla Sicurezza del Comune ligure. «È ora che questa gente torni a casa propria: basta orrori tribali a casa nostra», ha tuonato il senatore della Lega Manfredi Potenti, responsabile del dipartimento Benessere animale. Le immagini sono state commentate con orrore sui social, dove continuano a circolare.
Da «cavernicoli», a comportamenti «non compatibili con la nostra società, è un dato di fatto», al sarcastico «massì, qualcuno di sinistra giustificherà il fatto in quanto il nigeriano non sapeva che in Italia non si possono uccidere i gatti»; da «ma perché non si mangiano tra di loro?», alla condanna per la non reazione dei cittadini che «hanno assistito alla scena e hanno filmato, nessuno lo ha fermato, nessuno ha preso un bastone e glielo ha spaccato nelle ginocchia, siamo buoni sono a filmare, siamo diventati un branco di pecore con il cellulare sempre in mano. Che vergogna».
Di fatto, in un parco cittadino un nigeriano si è alzato dal giaciglio dove era accampato e ancora scalzo (come si vede dalle immagini), indisturbato ha «svoltato» la giornata uccidendo un micio (meglio non chiedersi in quale modo) e lo ha buttato sulla graticola. Non certo per fame, abbondano mense che offrono pasti e alimenti da asporto per garantire la copertura dei bisogni delle persone senza dimora.
Quel gesto crudele non voleva soddisfare un bisogno di cibo, ma un istinto barbaro che non intende sottomettersi alle regole civili. Era già capitato qualche anno fa a Campiglia Marittima (Livorno), che un altro africano fosse stato ripreso mentre arrostiva un gatto in mezzo alla strada, di fronte alla stazione ferroviaria. A fine giugno 2020 il video di quelle zampette protese, mentre il fuoco bruciava l’animale di compagnia trasformato in spiedo, aveva sconvolto le persone normali.
Non certi esponenti di sinistra, che si scatenarono a criticare Matteo Salvini perché aveva osato condannare il gesto del ventenne, originario della Costa d’Avorio. Due anni prima, nel febbraio del 2018 un nigeriano di 29 anni aveva scuoiato, fatto a pezzi e cotto un cane nel Centro di accoglienza di Briatico a Vibo Valentia, in Calabria. Tentò di giustificarsi, dicendo che nel suo Paese questa era l’abitudine e che comunque il cane l’aveva trovato già morto. Le immagini di quei moncherini lasciati a terra, arrostiti, risultarono insopportabili.
Dopo l’ultimo episodio in Liguria, è intervenuta Michela Vittoria Brambilla presidente della Lega italiana difesa animali e ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e la tutela dell’ambiente: «Non possiamo tollerare che, nel nostro Paese, avvengano simili episodi, soprattutto quando i responsabili sono persone che evidentemente non rispettano né le nostre leggi né la nostra civiltà».
Ha aggiunto: «Per questa ragione ci accerteremo che il criminale che ha compiuto questo barbaro gesto venga punito in base alla legge Brambilla, che per l’uccisione con crudeltà prevede fino a quattro anni di carcere e 60.000 euro di multa, sempre abbinati, e che - ove ne ricorrano i presupposti - vengano immediatamente avviate le procedure di espulsione».
L’uomo è stato denunciato, hanno fatto sapere le forze dell’ordine. Siamo quasi certi che il nigeriano non finirà in carcere né verrà espulso, troverà qualche giudice indulgente. Quanto alla multa, è evidente che non sarà in grado di pagare la minima sanzione.