Vacilla lo schema «partigiani=Kiev». Cacciata dal corteo la bandiera Nato

Lo scorso anno la resistenza Ucraina aveva diviso la piazza del 25 aprile tanto che al corteo di Milano si erano visti striscioni contro la Nato e il Pd, con l’allora segretario Enrico Letta contestato come «servo della Nato». Quest’anno, dopo 14 mesi di guerra tra Mosca e Kiev, il parallelo Resistenza-Ucraina sembra vacillare ancora di più, perché ormai mostra stanchezza l’idea di aiutare quella resistenza.
Si è visto bene a Milano dove non sono mancati momenti di tensione tra i cortei diversi con battaglie diverse che si sono riuniti nella sfilata per la Liberazione, «una grande manifestazione partecipata e unitaria» secondo Roberto Cenati, presidente dell’Anpi milanese. C’era chi sfilava con la bandiera della Nato e chi reggeva cartelli con scritto «via la Nato dal corteo».
In un momento di tensione alcuni manifestanti hanno addirittura stracciato la bandiera mentre intorno sventolavano quelle di Stati Uniti, Gran Bretagna e Taiwan portate dalla Brigata ebraica che quest’anno non è stata contestata. Qualche centinaio di ucraini, divisi in due gruppi, uno con la bandiera gialla e l’altro con quella blu, erano presenti con lo slogan «No alla resa, sì alla vera pace». «Slava Ukraini», «Russia stato terrorista», «Ieri il fascismo oggi il putinismo» e «Libertà» i cori scanditi da manifestanti. Qualcuno senza troppi complimenti li ha invitati ad andarsene ma l’intervento dei City angel è servito ad evitare che lo scontro degenerasse.
Opinioni diverse invece a Torino. I coordinatori dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, Andrea Turi, Giorgio Maracich e Lorenzo Cabulliese hanno affidato ad una nota il loro disappunto per la dimenticanza: «Dal palco del 25 aprile nessuno ha ricordato la Resistenza di oggi, quella degli ucraini che una mattina si son svegliati e han trovato l’invasore, come ha anche ricordato recentemente Liliana Segre. I nostri partigiani sono oggi idealmente alle porte dell’Europa e non si può celebrare lealmente la Festa della liberazione senza rivolgere un pensiero e tutto il sostegno umanitario e bellico finché non ci sarà un 25 aprile anche per l’Ucraina». Già lunedì sera alle iniziative in vista del 25 aprile «eravamo gli unici con la comunità ucraina e iraniana e le loro bandiere e orgogliosamente con quella della Nato, perché la nonviolenza radicale non si può confondere con il finto pacifismo che altro non è che complicità con il regime di Putin. C’è stata anche un’aggressione a un compagno che per fortuna ne è uscito incolume grazie al pronto intervento delle forze dell’ordine, che ringraziamo per averci fatto sentire al sicuro nonostante gli atteggiamenti violenti e squadristi di alcuni gruppi che han provato a condurci violentemente fuori dal corteo, malgrado le rassicurazioni del presidente dell’Anpi di Torino, Nino Boeti, che nelle scorse settimane ha ribadito che pur nelle differenze politiche tutte le bandiere sarebbero state ammesse».
A Roma invece la Manifestazione per la Festa della liberazione è stata organizzata al Pantheon da +Europa e dalla comunità ucraina. Nel corteo del capoluogo lombardo anche cartelli contro il Pd che forse Elly Schlein non ha visto, con la scritta «De Pdfichiamo il 25 aprile». Molti comunque gli slogan contro la guerra con una grande bandiera arcobaleno lunga 30 metri e la scritta «Fuori la guerra dalla storia».






