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2026-02-08
In America è la notte del Super Bowl: tutto sull'evento sportivo più ricco al mondo
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I poster del Super Bowl LX esposti all'esterno del Levi's Stadium di Santa Clara in California (Ansa)
Questa notte, mentre in Italia l’orologio scorrerà oltre la mezzanotte, a Santa Clara, in California, si giocherà il Super Bowl LX, la sessantesima edizione della finale del campionato di football americano. Al Levi’s Stadium, nella Bay Area di San Francisco, si affronteranno i Seattle Seahawks e i New England Patriots, in una sfida che vale il Vince Lombardi Trophy e che riporta una contro l’altra due franchigie già protagoniste undici anni fa, nel Super Bowl XLIX.
Il Super Bowl non è soltanto l’ultima partita della stagione di Nfl. Negli Stati Uniti è un vero e proprio rito collettivo, un appuntamento che dal 2021 cade stabilmente la seconda domenica di febbraio, tanto da essere chiamato Super Bowl Sunday, una sorta di festa non ufficiale. Famiglie e amici si riuniscono davanti alla televisione, tra cibo veloce e bevande, e lo stesso accade in molti Paesi del mondo. In media, il Big Game viene seguito da oltre 120 milioni di spettatori, con numeri ancora più alti quando si considera lo spettacolo dell’intervallo.
Dal punto di vista sportivo, questa edizione propone una finale che a inizio stagione pochi avrebbero previsto. I Seattle Seahawks hanno chiuso la regular season 2025 con un record di 14 vittorie e 3 sconfitte, il migliore della loro storia, conquistando la Nfc West e il primo posto nel tabellone della conference. Nei playoff hanno travolto i San Francisco 49ers e poi superato i Los Angeles Rams, tornando al Super Bowl per la prima volta dal 2014. È la quarta partecipazione per la franchigia di Seattle, che in passato ha vinto una volta il titolo. Questa sarà la prima finale con Sam Darnold come quarterback titolare: arrivato come free agent, ha guidato un attacco tra i più produttivi della lega e una difesa che ha chiuso la stagione al primo posto per punti concessi. Dall’altra parte ci sono i New England Patriots, tornati al vertice dopo stagioni difficili. La squadra ha chiuso la regular season con lo stesso record di 14-3, seconda testa di serie della Afc, e ha ritrovato i playoff per la prima volta dal 2021. L’arrivo in panchina di Mike Vrabel ha segnato una svolta immediata, con una squadra costruita attorno alla difesa e al talento del giovane quarterback Drake Maye, protagonista di una stagione di altissimo livello. Per i Patriots si tratta della dodicesima partecipazione al Super Bowl, la prima senza Tom Brady e Bill Belichick dal lontano 1997. Hanno già vinto sei volte e, in caso di successo, diventerebbero la franchigia più titolata di sempre. Come noto, la partita si giocherà al Levi’s Stadium, un impianto da circa 68.500 posti che ospita il Super Bowl per la seconda volta dopo l’edizione del 2016. La Nfl ha scelto direttamente la sede, secondo la procedura introdotta negli ultimi anni, e ha ufficializzato Santa Clara già nel maggio 2023. Per il pubblico italiano, il calcio d’inizio è previsto intorno alle 00.30 e sarà possibile vederlo in chiaro su Italia 1 e in streaming su Mediaset Infinity, oltre che su Dazn per gli abbonati.
Ma il Super Bowl è anche, e forse soprattutto, uno spettacolo che va oltre il campo. Prima della partita è prevista una cerimonia di apertura dedicata agli Mvp delle passate edizioni, con l’esibizione dei Green Day, band originaria proprio della Bay Area. L’inno nazionale sarà affidato a Charlie Puth, affiancato dall’interprete della lingua dei segni americana, mentre Brandi Carlile canterà America the Beautiful e Coco Jones interpreterà Lift Every Voice and Sing, nell’ambito delle celebrazioni per il 250° anniversario degli Stati Uniti. Il momento più atteso resterà però l’halftime show. La Nfl ha annunciato ufficialmente che il protagonista sarà Bad Bunny, tre volte vincitore dei Grammy Award. Per l’artista portoricano sarà un’esibizione dal valore simbolico oltre che musicale, come lui stesso ha spiegato: «Quello che provo va oltre me stesso… è per il mio popolo, la mia cultura e la nostra storia». Lo show, come da tradizione, durerà poco più di dieci minuti e proporrà un medley dei suoi brani più noti, inserendosi in una storia che negli ultimi trent’anni ha trasformato l’intervallo del Super Bowl in un evento dentro l’evento. Dal 1993, quando fu Michael Jackson a cambiare per sempre il volto di questo spazio televisivo, sul palco si sono alternati alcuni dei più grandi nomi della musica internazionale, da Prince a Beyoncé, da Lady Gaga a Rihanna.
Oggi lo spettacolo dell’intervallo viene seguito da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, spesso anche da chi non è un appassionato di football. È uno dei motivi per cui il Super Bowl è diventato un appuntamento che mescola sport, intrattenimento e cultura pop, capace di attirare l’attenzione ben oltre i confini degli Stati Uniti, a conferma che il Super Bowl, sessant’anni dopo la sua nascita, resta uno degli eventi mediatici più potenti del mondo. La previsione, per quest'anno, è che saranno circa 130 milioni tra appassionati e spettatori occasionali a sintonizzarsi sull'evento.
Star, spot da capogiro e AI: il business milionario del Big Game

Bad Bunny al Moscone Convention Center di San Francisco (Ansa)
Se sul campo il Super Bowl assegna un trofeo, fuori dal campo mette in moto una macchina economica che non ha paragoni nello sport americano e probabilmente globale. L’edizione di quest'anno non fa eccezione e anzi conferma una tendenza ormai consolidata: il Big Game è diventato uno degli eventi più costosi, ambiti e redditizi dell’intero calendario sportivo mondiale.
Il primo indicatore è il prezzo dei biglietti. Secondo quanto riportato da Usa Today, per assistere alla finale tra Seattle Seahawks e New England Patriots il costo minimo parte da 6.652 dollari, oltre mille in più rispetto all’edizione precedente. Per i posti più esclusivi, soprattutto nei pacchetti Vip, si arriva fino a 90.000 dollari. Le stime parlano di un costo medio che oscilla tra i 5.000 e i 10.000 dollari, a seconda della posizione nello stadio, con il mercato secondario che tende a spingere ancora più in alto le cifre, sfruttando una domanda che resta altissima nonostante i prezzi proibitivi per la maggior parte dei tifosi. Non si tratta solo di vedere una partita. I pacchetti ufficiali includono ospitalità premium, eventi esclusivi e accesso alle feste pre-partita organizzate nel campus del Super Bowl. Attorno allo stadio, le misure di sicurezza e l’organizzazione logistica sono imponenti, a conferma di quanto l’evento sia diventato una vetrina globale non solo sportiva ma anche turistica e commerciale per la città che lo ospita.
Se i biglietti raccontano una parte del business, l’altra, ancora più rilevante, è quella legata alla pubblicità. Il Super Bowl è da anni lo spazio televisivo più ambito per i brand, e l’edizione 2026 segna nuovi record. Per uno spot di 30 secondi si arriva a sfiorare i 10 milioni di dollari, con un costo medio intorno agli 8 milioni, secondo quanto dichiarato da NBCUniversal, il gruppo che detiene i diritti di trasmissione. Al cambio attuale, significa superare abbondantemente i 9 milioni di euro per mezzo minuto di visibilità.
Queste cifre si spiegano con l’audience. Il Super Bowl dello scorso anno è stato l’evento televisivo più visto nella storia degli Stati Uniti, con 128 milioni di spettatori. Per il 2026 le previsioni parlano di circa 130 milioni di persone davanti allo schermo. Numeri che trasformano ogni spazio pubblicitario in una vetrina unica, capace di raggiungere in una sola sera un pubblico che nessun altro programma può garantire. Non sorprende quindi che gli inserzionisti preparino campagne pensate appositamente per questa occasione, spesso con mesi di anticipo. Quest’anno una parte consistente degli spot arriva dal settore tecnologico, farmaceutico e del benessere, con una novità che segna un ulteriore cambio di passo: durante la finale andrà in onda uno spot di 30 secondi realizzato interamente con l’intelligenza artificiale, per promuovere una marca di vodka. Il video ha per protagonisti due robot che ballano, con una coreografia nata da un concorso online e poi rielaborata dall’AI. Non è la prima volta che l’intelligenza artificiale entra nel mondo del Super Bowl, ma questa edizione sembra segnare un salto di livello, tanto che anche OpenAI sarà presente tra gli inserzionisti, mentre Anthropic ha scelto una strada più tradizionale per il proprio debutto televisivo. Accanto alla tecnologia, non mancano le star del cinema e della televisione, da Emma Stone a Chris Hemsworth, a conferma di quanto il Super Bowl resti un palcoscenico privilegiato per i grandi volti dello spettacolo. Allo stesso tempo, l’avanzata dell’AI e delle produzioni più snelle lascia intravedere un futuro in cui alcuni brand potrebbero rinunciare ai cachet milionari delle celebrità per puntare su soluzioni più rapide e meno costose, senza rinunciare all’impatto mediatico.
Il valore commerciale del Super Bowl non si esaurisce negli spot. L’evento è anche il momento scelto dalle grandi major per lanciare in anteprima i trailer dei film più attesi della stagione, trasformando l’intervallo pubblicitario in una sorta di vetrina dell’industria dell’intrattenimento. È un altro segnale di come il Big Game sia diventato un crocevia tra sport, marketing e cultura pop. In questo contesto, la partita tra Patriots e Seahawks è solo una parte del racconto. Intorno al campo ruota un giro d’affari che comprende diritti televisivi, sponsorizzazioni, turismo, merchandising e pubblicità, con cifre che crescono di anno in anno. Il Super Bowl è ormai molto più di una finale: è un evento che misura la sua importanza non solo nei punti segnati sul tabellone, ma anche nei milioni di dollari che riesce a muovere in una sola notte.
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Stanotte, alle 00:30 italiane, in California si disputerà la sessantesima edizione del Super Bowl, l’evento clou della Nfl. Al Levi’s Stadium di Santa Clara a contendersi il titolo saranno i Seattle Seahawks e i New England Patriots, mentre l’halftime show avrà come protagonista il fresco vincitore dei Grammy, Bad Bunny.Il match più atteso da tutti gli americani non è solo una partita: biglietti fino a 90.000 dollari, spot da 8 milioni e un mix di celebrità e intelligenza artificiale trasformano la finale in un fenomeno sportivo e mediatico senza precedenti.Lo speciale contiene due articoli.Questa notte, mentre in Italia l’orologio scorrerà oltre la mezzanotte, a Santa Clara, in California, si giocherà il Super Bowl LX, la sessantesima edizione della finale del campionato di football americano. Al Levi’s Stadium, nella Bay Area di San Francisco, si affronteranno i Seattle Seahawks e i New England Patriots, in una sfida che vale il Vince Lombardi Trophy e che riporta una contro l’altra due franchigie già protagoniste undici anni fa, nel Super Bowl XLIX.Il Super Bowl non è soltanto l’ultima partita della stagione di Nfl. Negli Stati Uniti è un vero e proprio rito collettivo, un appuntamento che dal 2021 cade stabilmente la seconda domenica di febbraio, tanto da essere chiamato Super Bowl Sunday, una sorta di festa non ufficiale. Famiglie e amici si riuniscono davanti alla televisione, tra cibo veloce e bevande, e lo stesso accade in molti Paesi del mondo. In media, il Big Game viene seguito da oltre 120 milioni di spettatori, con numeri ancora più alti quando si considera lo spettacolo dell’intervallo.Dal punto di vista sportivo, questa edizione propone una finale che a inizio stagione pochi avrebbero previsto. I Seattle Seahawks hanno chiuso la regular season 2025 con un record di 14 vittorie e 3 sconfitte, il migliore della loro storia, conquistando la Nfc West e il primo posto nel tabellone della conference. Nei playoff hanno travolto i San Francisco 49ers e poi superato i Los Angeles Rams, tornando al Super Bowl per la prima volta dal 2014. È la quarta partecipazione per la franchigia di Seattle, che in passato ha vinto una volta il titolo. Questa sarà la prima finale con Sam Darnold come quarterback titolare: arrivato come free agent, ha guidato un attacco tra i più produttivi della lega e una difesa che ha chiuso la stagione al primo posto per punti concessi. Dall’altra parte ci sono i New England Patriots, tornati al vertice dopo stagioni difficili. La squadra ha chiuso la regular season con lo stesso record di 14-3, seconda testa di serie della Afc, e ha ritrovato i playoff per la prima volta dal 2021. L’arrivo in panchina di Mike Vrabel ha segnato una svolta immediata, con una squadra costruita attorno alla difesa e al talento del giovane quarterback Drake Maye, protagonista di una stagione di altissimo livello. Per i Patriots si tratta della dodicesima partecipazione al Super Bowl, la prima senza Tom Brady e Bill Belichick dal lontano 1997. Hanno già vinto sei volte e, in caso di successo, diventerebbero la franchigia più titolata di sempre. Come noto, la partita si giocherà al Levi’s Stadium, un impianto da circa 68.500 posti che ospita il Super Bowl per la seconda volta dopo l’edizione del 2016. La Nfl ha scelto direttamente la sede, secondo la procedura introdotta negli ultimi anni, e ha ufficializzato Santa Clara già nel maggio 2023. Per il pubblico italiano, il calcio d’inizio è previsto intorno alle 00.30 e sarà possibile vederlo in chiaro su Italia 1 e in streaming su Mediaset Infinity, oltre che su Dazn per gli abbonati.Ma il Super Bowl è anche, e forse soprattutto, uno spettacolo che va oltre il campo. Prima della partita è prevista una cerimonia di apertura dedicata agli Mvp delle passate edizioni, con l’esibizione dei Green Day, band originaria proprio della Bay Area. L’inno nazionale sarà affidato a Charlie Puth, affiancato dall’interprete della lingua dei segni americana, mentre Brandi Carlile canterà America the Beautiful e Coco Jones interpreterà Lift Every Voice and Sing, nell’ambito delle celebrazioni per il 250° anniversario degli Stati Uniti. Il momento più atteso resterà però l’halftime show. La Nfl ha annunciato ufficialmente che il protagonista sarà Bad Bunny, tre volte vincitore dei Grammy Award. Per l’artista portoricano sarà un’esibizione dal valore simbolico oltre che musicale, come lui stesso ha spiegato: «Quello che provo va oltre me stesso… è per il mio popolo, la mia cultura e la nostra storia». Lo show, come da tradizione, durerà poco più di dieci minuti e proporrà un medley dei suoi brani più noti, inserendosi in una storia che negli ultimi trent’anni ha trasformato l’intervallo del Super Bowl in un evento dentro l’evento. Dal 1993, quando fu Michael Jackson a cambiare per sempre il volto di questo spazio televisivo, sul palco si sono alternati alcuni dei più grandi nomi della musica internazionale, da Prince a Beyoncé, da Lady Gaga a Rihanna.Oggi lo spettacolo dell’intervallo viene seguito da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, spesso anche da chi non è un appassionato di football. È uno dei motivi per cui il Super Bowl è diventato un appuntamento che mescola sport, intrattenimento e cultura pop, capace di attirare l’attenzione ben oltre i confini degli Stati Uniti, a conferma che il Super Bowl, sessant’anni dopo la sua nascita, resta uno degli eventi mediatici più potenti del mondo. La previsione, per quest'anno, è che saranno circa 130 milioni tra appassionati e spettatori occasionali a sintonizzarsi sull'evento.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/in-america-e-la-notte-del-super-bowl-tutto-sull-evento-sportivo-piu-ricco-al-mondo-2675109074.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="star-spot-da-capogiro-e-ai-il-business-milionario-del-big-game" data-post-id="2675109074" data-published-at="1770530078" data-use-pagination="False"> Star, spot da capogiro e AI: il business milionario del Big Game Bad Bunny al Moscone Convention Center di San Francisco (Ansa) Se sul campo il Super Bowl assegna un trofeo, fuori dal campo mette in moto una macchina economica che non ha paragoni nello sport americano e probabilmente globale. L’edizione di quest'anno non fa eccezione e anzi conferma una tendenza ormai consolidata: il Big Game è diventato uno degli eventi più costosi, ambiti e redditizi dell’intero calendario sportivo mondiale.Il primo indicatore è il prezzo dei biglietti. Secondo quanto riportato da Usa Today, per assistere alla finale tra Seattle Seahawks e New England Patriots il costo minimo parte da 6.652 dollari, oltre mille in più rispetto all’edizione precedente. Per i posti più esclusivi, soprattutto nei pacchetti Vip, si arriva fino a 90.000 dollari. Le stime parlano di un costo medio che oscilla tra i 5.000 e i 10.000 dollari, a seconda della posizione nello stadio, con il mercato secondario che tende a spingere ancora più in alto le cifre, sfruttando una domanda che resta altissima nonostante i prezzi proibitivi per la maggior parte dei tifosi. Non si tratta solo di vedere una partita. I pacchetti ufficiali includono ospitalità premium, eventi esclusivi e accesso alle feste pre-partita organizzate nel campus del Super Bowl. Attorno allo stadio, le misure di sicurezza e l’organizzazione logistica sono imponenti, a conferma di quanto l’evento sia diventato una vetrina globale non solo sportiva ma anche turistica e commerciale per la città che lo ospita.Se i biglietti raccontano una parte del business, l’altra, ancora più rilevante, è quella legata alla pubblicità. Il Super Bowl è da anni lo spazio televisivo più ambito per i brand, e l’edizione 2026 segna nuovi record. Per uno spot di 30 secondi si arriva a sfiorare i 10 milioni di dollari, con un costo medio intorno agli 8 milioni, secondo quanto dichiarato da NBCUniversal, il gruppo che detiene i diritti di trasmissione. Al cambio attuale, significa superare abbondantemente i 9 milioni di euro per mezzo minuto di visibilità.Queste cifre si spiegano con l’audience. Il Super Bowl dello scorso anno è stato l’evento televisivo più visto nella storia degli Stati Uniti, con 128 milioni di spettatori. Per il 2026 le previsioni parlano di circa 130 milioni di persone davanti allo schermo. Numeri che trasformano ogni spazio pubblicitario in una vetrina unica, capace di raggiungere in una sola sera un pubblico che nessun altro programma può garantire. Non sorprende quindi che gli inserzionisti preparino campagne pensate appositamente per questa occasione, spesso con mesi di anticipo. Quest’anno una parte consistente degli spot arriva dal settore tecnologico, farmaceutico e del benessere, con una novità che segna un ulteriore cambio di passo: durante la finale andrà in onda uno spot di 30 secondi realizzato interamente con l’intelligenza artificiale, per promuovere una marca di vodka. Il video ha per protagonisti due robot che ballano, con una coreografia nata da un concorso online e poi rielaborata dall’AI. Non è la prima volta che l’intelligenza artificiale entra nel mondo del Super Bowl, ma questa edizione sembra segnare un salto di livello, tanto che anche OpenAI sarà presente tra gli inserzionisti, mentre Anthropic ha scelto una strada più tradizionale per il proprio debutto televisivo. Accanto alla tecnologia, non mancano le star del cinema e della televisione, da Emma Stone a Chris Hemsworth, a conferma di quanto il Super Bowl resti un palcoscenico privilegiato per i grandi volti dello spettacolo. Allo stesso tempo, l’avanzata dell’AI e delle produzioni più snelle lascia intravedere un futuro in cui alcuni brand potrebbero rinunciare ai cachet milionari delle celebrità per puntare su soluzioni più rapide e meno costose, senza rinunciare all’impatto mediatico.Il valore commerciale del Super Bowl non si esaurisce negli spot. L’evento è anche il momento scelto dalle grandi major per lanciare in anteprima i trailer dei film più attesi della stagione, trasformando l’intervallo pubblicitario in una sorta di vetrina dell’industria dell’intrattenimento. È un altro segnale di come il Big Game sia diventato un crocevia tra sport, marketing e cultura pop. In questo contesto, la partita tra Patriots e Seahawks è solo una parte del racconto. Intorno al campo ruota un giro d’affari che comprende diritti televisivi, sponsorizzazioni, turismo, merchandising e pubblicità, con cifre che crescono di anno in anno. Il Super Bowl è ormai molto più di una finale: è un evento che misura la sua importanza non solo nei punti segnati sul tabellone, ma anche nei milioni di dollari che riesce a muovere in una sola notte.
Getty Images
Accelerano le iniziative del Vecchio continente per riaprire lo Stretto di Hormuz, anche perché il presidente americano Donald Trump, nei giorni scorsi, ha dichiarato che chi «riceve petrolio» dal canale marittimo «se lo dovrà andare a prendere» visto che a Washington «non serve».
Poco prima dell’inizio della riunione virtuale della Coalizione di Hormuz, ospitata dal governo britannico, il premier laburista Keir Starmer si è confrontato con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Palazzo Chigi ha reso noto che i due, durante il colloquio telefonico, hanno discusso «l’impatto della crisi sulla stabilità regionale e sui mercati energetici mondiali», considerando soprattutto «le ricadute per le economie nazionali».
Nel vertice, che ha visto la presenza di oltre 40 Paesi, non è stata però presa una decisione volta a trovare una soluzione immediata. Nel comunicato del ministro degli Esteri britannico, Yvette Cooper, che ha presieduto l’incontro virtuale, si legge che sono state affrontate «diverse aree di possibile azione collettiva», ovvero «l’aumento della pressione diplomatica internazionale» sull’Iran; la valutazione di «misure economiche e politiche coordinate come le sanzioni»; «la collaborazione con l’Organizzazione marittima internazionale per il rilascio delle navi e dei marinai e il ripristino della navigazione»; e «l’adozione di accordi congiunti per sostenere una maggiore fiducia nel mercato e nelle operazioni». Cooper, separatamente, ha dichiarato che nel Regno Unito si sta discutendo con i responsabili della pianificazione militare delle attività di sminamento dello Stretto, una volta ripristinata la stabilità.
La posizione italiana, espressa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, si affida al «quadro multilaterale dell’Onu». In particolare, per garantire il passaggio sicuro delle navi il nostro Paese si è detto disponibile a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali, ma resta essenziale il mandato delle Nazioni Unite. Il ruolo del Palazzo di vetro è fondamentale anche per «creare un corridoio umanitario per i fertilizzanti e per evitare una nuova crisi alimentare, a cominciare dai Paesi africani», ha scritto il vicepremier su X. Il 30% del commercio globale di fertilizzanti, infatti, arriva proprio dal Golfo. Questa proposta è stata condivisa durante il vertice anche dal ministro olandese e dal viceministro degli Emirati Arabi Uniti. Peraltro, Tajani, prima del videocollegamento, aveva sottolineato come il blocco dello Stretto di Hormuz abbia un impatto diretto anche sui flussi migratori.
La questione della riapertura del canale marittimo sarà anche al centro di una riunione del G7 che si terrà la prossima settimana insieme ai Paesi del Golfo. Ad annunciarlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux: ha rivelato che ieri si è tenuto un colloquio telefonico «per preparare l’incontro». Confavreux ha poi specificato che le attività di Parigi si muovono lungo l’asse «diplomatico» ma anche «operativo». E a tal proposito ha ricordato la riunione di fine marzo dei capi militari di 35 Paesi per costituire un’eventuale coalizione per garantire la sicurezza dello Stretto, nonostante Parigi abbia riaffermato la sua linea «strettamente difensiva». Tra l’altro, le tensioni tra la Francia e gli Stati Uniti sono sempre più evidenti. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è intervenuto sulla crisi in Medio Oriente scagliandosi contro Trump: «Dobbiamo essere seri, e quando si vuole essere seri non si dice ogni giorno il contrario di quello che si è detto il giorno prima». Ha poi aggiunto che l’operazione auspicata dal tycoon di «liberare» lo Stretto con la forza è «irrealistica». Ma secondo Politico non sarebbe impossibile qualora si agisse in un quadro di legalità. Poche ore prima dell’invettiva del capo dell’Eliseo, il quotidiano ha svelato che la Francia starebbe svolgendo un ruolo di consulenza per il Bahrein in merito a una bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu. L’iniziativa mira a ottenere l’autorizzazione all’uso della forza per riaprire lo Stretto. Ed è in questo contesto che sarebbe avvenuto l’incontro, lo scorso 25 marzo, tra il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, e il suo omologo del Bahrein. Va detto che la bozza redatta da un Paese non membro del Consiglio di sicurezza, che in questo caso sarebbe il Bahrein, deve essere proposta da un membro del Consiglio per poter essere votata, quindi in questo contesto la Francia o gli Stati Uniti. Qualora il progetto fosse confermato e dovesse procedere, l’ostacolo principale sarebbe la Russia.
Chi ormai ha completato la bozza è l’Iran, ma in merito al protocollo per un nuovo regime di navigazione nello Stretto. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha puntualizzato che «una volta pronta», Teheran «avvierà i negoziati con l’Oman così da poter redigere un protocollo congiunto». Per «monitorare il transito» e «garantire un passaggio sicuro», l’iniziativa prevede che, una volta terminata la guerra, le navi avranno bisogno di ottenere in anticipo le licenze e i permessi richiesti, oltre agli accordi necessari con Teheran e Mascate.
Razzo sulla base italiana in Libano. Non chiara l’origine, nessun ferito
Un razzo ha colpito nel pomeriggio la base di Shama, nel Sud del Libano, sede del contingente italiano e del settore Ovest della missione Unifil. Non si registrano feriti tra i militari italiani, mentre i danni risultano limitati ad alcune infrastrutture logistiche. L’origine del lancio è ancora in fase di accertamento e non è stato possibile stabilire con certezza la responsabilità dell’attacco. Il ministro della Difesa Guido Crosetto è rimasto in costante contatto con il Capo di Stato maggiore della Difesa, con il comandante del Covi e con il responsabile del contingente italiano per ricevere aggiornamenti continui sull’evoluzione della situazione e sulle condizioni del personale dispiegato nell’area. L’episodio si inserisce in un quadro di crescente tensione lungo il confine settentrionale di Israele. Nelle stesse ore, due persone sono rimaste leggermente ferite dopo il lancio di circa 150 razzi da parte di Hezbollah contro il Nord del Paese. La risposta israeliana non si è fatta attendere: l’esercito ha colpito decine di obiettivi in Libano riconducibili al movimento sciita sostenuto dall’Iran.
Sul piano diplomatico, l’Iran continua a respingere l’ipotesi di negoziati sostanziali con gli Stati Uniti. Secondo valutazioni di intelligence, Teheran ritiene di trovarsi in una posizione favorevole e non considera credibili le aperture negoziali provenienti da Washington. La leadership iraniana non avrebbe quindi intenzione di accettare richieste di de-escalation, ritenendo che il proseguimento del confronto possa rafforzare la propria posizione regionale. Il ministero degli Esteri iraniano ha inoltre smentito che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei sia rimasta ferita durante i raid statunitensi e israeliani. Il portavoce Esmaeil Baghaei ha affermato che il leader «è in perfetta salute» e che la sua assenza dalla scena pubblica «rientra nelle normali misure adottate in tempo di guerra». Nel frattempo nuovi attacchi sono stati registrati in Iran. In un’ampia ondata di raid su Teheran, l’aviazione israeliana ha colpito una base del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione e diversi centri di comando di alto livello. Il ponte strategico B1 sulla direttrice verso la capitale è stato bombardato e distrutto dalle forze Usa, mentre a Tabriz è stato centrato e messo fuori uso un sito di missili balistici. Con un attacco mirato nella zona di Kermanshah, l’aviazione israeliana ha eliminato Makram Atimi, comandante di un’unità missilistica centrale nell’Iran occidentale. L’agenzia iraniana Fars ha confermato la morte del comandante delle forze speciali terrestri delle Guardie Rivoluzionarie, Mohammadali Fathalizadeh. Le Forze di Difesa israeliane hanno a loro volta annunciato anche l’uccisione del generale Jamshid Eshaghi e il bombardamento di diversi quartier generali legati alla gestione delle finanze militari.
A Mashhad un bombardamento ha colpito un serbatoio di carburante nell’area aeroportuale, provocando un incendio ma senza causare vittime. Più grave il bilancio nella provincia di Alborz, dove un attacco congiunto statunitense e israeliano ha colpito il ponte autostradale tra Karaj e Teheran, causando due morti e diversi feriti, oltre a danni in altre zone urbane. Secondo i media statali, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche avrebbe preso di mira un centro di cloud computing collegato ad Amazon in Bahrein come rappresaglia. Nei giorni precedenti Teheran aveva annunciato l’intenzione di colpire sedi di aziende statunitensi presenti nella regione. Le due principali acciaierie iraniane hanno inoltre sospeso le attività a causa dei bombardamenti, stimando tempi di ripresa compresi tra sei mesi e un anno. In risposta ai raid, le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato di aver colpito impianti siderurgici e di alluminio legati agli Stati Uniti nei Paesi del Golfo, definendo l’azione un avvertimento e minacciando ritorsioni più dure. Contemporaneamente sirene d’allarme sono risuonate a Gerusalemme dopo il lancio di missili balistici dall’Iran, mentre i sistemi di difesa israeliani sono entrati in funzione per intercettare i vettori.
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Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il premier Giorgia Meloni (Ansa)
Con il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Una riunione decisiva che avrà una ricaduta diretta sul Consiglio dei ministri di oggi che dovrà affrontare risolutivamente il nodo del caro carburanti.
A unire il campo largo invece in questo momento c’è poco se non una convinzione: Giuseppe Conte farebbe qualunque cosa pur di tornare a fare il premier. Non un semplice sospetto ma una certezza con cui deve fare i conti Elly Schlein. Da segretario del Pd e quindi del partito con maggior percentuale di voti, dovrebbe essere lei il punto di riferimento e l’interlocutore di chiunque volesse relazionarsi con le opposizioni in Italia. I fatti però hanno dimostrato tutto il contrario. L’incontro di Conte con Paolo Zampolli l’uomo di Donald Trump in Italia, infatti, dice tante cose. La prima è che da ex premier, il leader pentastellato è considerato l’uomo di riferimento dall’entourage del presidente degli Stati Uniti. Un fatto che Giuseppi ha tenuto a sbandierare. Il San Lorenzo è uno dei più noti locali di pesce a Roma, e come altri, viene spesso usato per incontri di lavoro ai più alti vertici. È nella categoria dei ristoranti dove si va «per farsi vedere». Ed è quindi così che dovrebbe arrivare il messaggio a Schlein. Forte e chiaro. «Il leader sono io», sembra dire, «lo sanno anche Oltreoceano».
Per Carlo Calenda, «Conte può incontrare Vladimir Putin e dire che è progressista, poi incontrare Trump e dire che è liberale, può fare la manifestazione “No Kings” e poi mandargli un messaggino. È concavo e convesso, dove lo metti sta e se dovesse saltare l’alleanza col centrosinistra lui per rientrare a Palazzo Chigi fa l’alleanza con Casapound e visto che c’è si porta dietro quello che è il secondo trasformista in Italia dopo di lui, cioè Matteo Renzi. Quindi sono una coppia perfetta», ironizza pungente. Poi aggiunge: «Schlein deve sapere e il Pd deve sapere che questa roba porterà alla scomparsa del Partito democratico, come già fu il Conte due. Io gli avevo detto: non lo fate e l’hanno fatto. Il Movimento 5 stelle era inesistente e adesso abbiamo un Movimento 5 stelle che contende la leadership al Partito democratico».
Ed è chiaro a tutti che il tema della leadership è estremamente divisivo, un elefante nella stanza che non può più continuare a esser ignorato. Eppure c’è chi rimanda il problema.
Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Pd, in un editoriale pubblicato dal suo Rinascita, scrive: «Sono giorni che si parla solo di questo. Delle divisioni nella coalizione progressista, delle ambizioni che ognuno coltiva, dei reciproci sospetti e, infine, nelle ultime ore è divampata la ricerca verticistica, irrealistica, inopportuna del cosiddetto federatore». Per questo, per Bettini, su un punto «occorre essere chiari: troveremo il modo più largo, trasparente e sensato di scegliere il leader delle forze progressiste, il candidato premier. Allo stato attuale, tuttavia, occorre il più rapidamente possibile levare dal campo questo tema divisivo e prematuro. Questo affanno personalistico e distraente». Piuttosto, per l’esponente dem, «occorre agire da subito, insieme, come opposizione al governo Meloni, che allo stato attuale resta». E poi: «In secondo luogo, nel modo più ragionato, pacato e responsabile vanno create le condizioni perché i vari partiti della coalizione elaborino una posizione comune sulle grandi questioni del futuro. Non sono affatto pessimista».
All’ottimista Bettini si affianca Andrea Orlando, che rincara: «Penso che sia stato un errore precipitare la discussione sulle primarie, credo che la vittoria referendaria non si possa trasferire automaticamente nel campo politico. Lo può diventare se siamo in grado di far sì che tutto il popolo che ha partecipato al voto sia partecipe alla costruzione dell’alternativa. Si ridia la possibilità di partecipare non solo per andare a votare questo o quell’altro alle primarie ma per costruire dal basso un altro percorso alternativo a quello della destra».
Anche per Matteo Renzi, leader di Italia viva, bisogna stare sui temi. Per l’ex premier bisogna puntare tutto sulla sicurezza: «Il centrosinistra deve dire parole chiare. Su questo tema ci giochiamo le prossime elezioni ma soprattutto il futuro dei nostri ragazzi».
Schlein ha detto la sua due sere fa, ospite di Rete 4. «Io lavorerò come sempre per costruire un’alleanza. Ricordo che nel 2022 abbiamo perso le elezioni perché non c’era un’alleanza. Lavoriamo anzitutto sui programmi e poi naturalmente condivideremo la scelta del candidato premier e se saranno le primarie, io ho sempre detto benissimo, perché io sarò assolutamente disponibile a questo».
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Claudia Conte (Ansa)
Quando ci sono di mezzo i sentimenti, le cose sono sempre complicate.
Il caso della relazione extraconiugale del titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, con la giornalista Anna Claudia Conte sta agitando le acque intorno al governo. Non solo perché il ministro dell’Interno, 62 anni, è ancora sposato con il prefetto di Grosseto, Paola Berardino (dalla quale starebbe comunque divorziando), ma anche perché c’è da capire chi sia davvero questa Conte, da dove sia sbucata e, soprattutto, se abbia ottenuto favori da questo rapporto (cosa che comunque il ministro nega con forza). Originaria di Aquino, provincia di Frosinone, 34 anni, padre poliziotto, laurea in giurisprudenza alla Luiss, dopo gli inizi come attrice su Rai Cinema e modella, si butta sull’informazione: speaker di Isoradio, presentatrice e opinionista tv, scrittrice (cinque libri).
In questi anni la Conte è stata la madrina del tour mondiale della nave Amerigo Vespucci, la presentatrice ufficiale dei concerti di tutte le bande delle Forze Armate.
Radio Esercito l’ha inviata a seguire il Festival di Sanremo. Molto vicina anche all’ex generale Roberto Vannacci per il quale ha moderato diversi eventi. Ha anche fondato l’associazione «per la cultura a 360 gradi» Nova Era, insieme ad Emanuele Ajello, militante di Futuro nazionale.
Il 12 febbraio è stata nominata «a tempo parziale e a titolo gratuito» consulente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, organismo di Montecitorio presieduto dal deputato di Forza Italia, Alessandro Battilocchio. «Si è autocandidata e nessuno si è opposto», spiegano dalla commissione. Conte è stata presa «in quanto portavoce dell’Osservatorio nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile», chiarisce Battilocchio. Sul suo profilo Whatsapp c’è una foto mentre stringe la mano al Papa, su Instagram (conta 311.000 follower ma pare che il 21% siano sospetti) alterna foto con politici e militari a video del suo programma su Rai Radio Uno. Dal 2024 conduce, infatti, La mezz’ora legale, uno spazio realizzato insieme alla Polizia di Stato. Ad assumerla l’ex direttore Francesco Pionati, ex parlamentare Udc, amico d’infanzia e compaesano di Piantedosi.
È stata anche socia in affari con Renzo Lusetti, ex parlamentare Pd e volto storico della Dc, con il quale ha fondato, nel 2021, la Shallow srls «un’impresa culturale femminile, con focus sulla responsabilità sociale e lo sviluppo sostenibile».
Lusetti è amico intimo di Pionati. Conte è pure codirettrice artistica del Ferrara film festival e producer di eventi realizzati in collaborazione con istituzioni, Santa Sede e realtà del Terzo settore.
Ma la verace e vorace (di visibilità) giornalista ciociara s’intende anche di arte contemporanea: infatti fa parte del cda della Fondazione Marini San Pancrazio di Firenze, nominata nel 2022 dall’allora sindaco Dario Nardella, oggi eurodeputato Pd.
In passato ha avuto una relazione con il calciatore Angelo Paradiso (ex Napoli e Lecce), conclusa dopo che lei lo ha denunciato per stalking, diffamazione e revenge porn. Paradiso venne arrestato e rimase cinque mesi ai domiciliari, salvo poi essere assolto alla fine del 2023, perché «il fatto non sussiste». Una vicenda che pesa ancora.
Ieri, la Conte ha interrotto il mutismo, pubblicando prima un video sulla giornata dell’autismo e poi per inviare solamente un breve messaggio all’agenzia di stampa Ansa in cui affermava: «Al momento preferisco il silenzio, ricordo solo le mie competenze professionali di circa dieci anni».
Avs guarda solo nei letti degli altri
Il leader di Azione, Carlo Calenda, in un post su X ha centrato il problema: «Fare i guardoni nelle camere da letto altrui, con una buona dose di sessismo, è indegno della politica e del giornalismo. Continuate a nuotare in questo mare di fango mentre il mondo va a fuoco». Chiarimenti a parte, sugli incarichi che Claudia Conte ha avuto in questi anni e che giustamente Mario Giordano sollecita, irrita vedere quanto ecciti Avs la relazione della giornalista con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
In un’interrogazione scritta, Angelo Bonelli di Alleanza Verdi Sinistra ha chiesto alla premier Giorgia Meloni non solo lumi sulle consulenze pubbliche conferite alla scrittrice e conduttrice, ma «se, alla luce dei fatti esposti e al fine di tutelare il corretto funzionamento delle istituzioni, il ministro dell’Interno sia nelle condizioni di continuare a svolgere pienamente le proprie funzioni».
Davvero singolare che proprio il gruppo politico che candidò alle Europee una detenuta italiana in Ungheria, divenuta intoccabile una volta eletta, sollevi obiezioni sull’idoneità del ministro dell’Interno. Piantedosi non ha commesso reati, non si è fatto più di un anno di carcere con l’accusa di aver aggredito a martellate due presunti neonazisti come nel caso di Ilaria Salis, eppure per Bonelli e Fratoianni dovrebbe lasciare il Viminale. «L’obiettivo è chiaro, fare fuori Piantedosi con una faccenda privata, così come si è fatto per Sangiuliano», scriveva ieri il direttore Maurizio Belpietro.
Guardare attraverso il buco della serratura non sembra sconveniente per Avs, quando nel letto c’è un esponente del governo, però guai se la polizia bussa alla porta della camera d’hotel dove la Salis era con Ivan Bonnin, suo assistente al Parlamento europeo. «L’idea, è che intorno alla candidatura di Ilaria Salis si possa generare una grande e generosa battaglia affinché l’Unione europea difenda i principi dello stato di diritto e riaffermi l’inviolabilità dei diritti umani fondamentali su tutto il suo territorio e in ognuno degli stati membri», dichiaravano nell’aprile di due anni fa Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.
Potevano dirlo subito, che puntavano non solo all’immunità dell’ex detenuta che rischiava fino a 24 anni di carcere, ma anche al suo essere al di fuori di ogni controllo. I cittadini devono sottostare a procedure, l’eurodeputata pagata con i soldi nostri è al di sopra delle regole tanto da non dover aprire la porta e mostrare i propri documenti?
Per Alleanza Verdi Sinistra il controllo alla Salis è diventato una questione di Stato, anzi di «Regime». Un affronto di cui la Germania dovrebbe pagarne le conseguenze per l’alert «inopportuno» e Piantedosi chiedere scusa. Anzi, oggi possibilmente dimettersi dopo la relazione data in pasto ai media.
Nessuna remora, visti i precedenti dell’eurodeputata passata dal carcere a Bruxelles, aveva suggerito un ragionevole silenzio al duo Avs. «Solo l’ipotesi che una rappresentante delle istituzioni europee possa essere in qualche maniera collegata ad ambienti politici violenti, sicuramente è una questione molto grave, molto seria e da affrontare con rigore e non solo con la polemica», ha fatto notare invece in un’interrogazione Letizia Giorgianni, deputata Fdi.
La capogruppo alla Camera di Avs, Luana Zanella, ha chiesto chiarimenti al titolare del Viminale. «Perché Conte ha avuto bisogno di raccontare la sua relazione che dovrebbe essere un fatto privato?», è partita all’attacco, definendo «comunque molto opache le rivelazioni di Claudia Conte […] Stiamo parlando di una istituzione cruciale, il ministero degli Interni, che non può essere travolta dal gossip».
Il Parlamento europeo, invece, doveva accogliere dalla galera senza fiatare un’attivista che partecipava a spedizioni punitive armata di martello.
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Matteo Piantedosi (Ansa)
Dal punto di vista personale, diciamolo chiaro e tondo, ognuno nella sua vita privata ha il sacrosanto diritto di fare quello che gli pare, e Piantedosi non commenta per non alimentare gossip. A quanto apprende La Verità, il ministro è assolutamente sereno: la Conte non ha mai fatto parte di chat del ministero, non si è mai vista al Viminale, non c’erano per lei incarichi all’orizzonte, e del resto la professionista ha avuto modo di collaborare anche con amministrazioni di sinistra. Piantedosi, trapela dal Viminale, è «come sempre al lavoro», e la sua agenda resta confermata. Nei confronti di Claudia Conte si apprende ancora, «non ci sono mai stati favoritismi, incarichi, favori o interessamenti nei confronti di nessuno», e chi ha sostenuto o sostiene il contrario «ne risponderà nelle sedi competenti: il ministro ha già dato mandato a un legale per tutelare la propria persona». Sempre a quanto apprende La Verità, Piantedosi sfida chiunque a passare in rassegna tutti gli incarichi professionali della Conte trovando una sola pressione, sollecitazione o interessamento del ministro.
Su questo punto infatti insistono le opposizioni: «Ho presentato», annuncia il co-leader di Avs Angelo Bonelli, «un’interrogazione parlamentare alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Chiedo di sapere quanti siano gli incarichi, in varie forme, conferiti a Claudia Conte nella pubblica amministrazione e in Rai e sulla base di quali criteri e competenze siano stati assegnati. Domando inoltre quali competenze abbia Claudia Conte per svolgere una docenza presso l’Alta scuola di formazione della polizia di Stato e se i contratti in Rai vengano definiti attraverso incontri casuali, come riportato da alcuni quotidiani che citano dichiarazioni di Pionati, ex direttore del Gr1». I componenti del Pd nella commissione di Vigilanza Rai chiedono all’azienda «di fare piena chiarezza sui dettagli delle collaborazioni e dei contratti con la signora Conte. Riteniamo necessario», recita una nota, «escludere qualsiasi possibile collegamento tra le relazioni con un ministro in carica pro tempore e le scelte editoriali e contrattuali del servizio pubblico. Chiediamo risposte puntuali e presenteremo un’interrogazione parlamentare a riguardo». La deputata e responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, introduce un ulteriore elemento: «Non vorremmo», attacca la Serracchiani, «che questa situazione comprometta l’autonomia e la serenità necessaria all’esercizio della sua funzione o, peggio ancora, renda il ministro ricattabile». Ricattabile, e come? Qui occorre addentrarsi nel mondo degli spifferi di Palazzo, mai così gelidi come in questi giorni di ritardato inverno. Perché, si chiedono tutti, la Conte ha deciso di rivelare la liaison con Piantedosi, tra l’altro chiedendo esplicitamente all’intervistatore di farle quella precisa domanda?
Ipotesi uno: ha voluto, in sintonia col ministro, anticipare qualche scoop in arrivo. Possibile ma, visti i risultati, la genialata avrebbe sortito l’effetto opposto a quello desiderato. Seconda ipotesi: la donna potrebbe essere arrabbiata con Piantedosi per motivi personali e avrebbe così spiattellato la relazione. Questo secondo scenario apre un orizzonte infinito di suggestioni: c’è chi teme uno stillicidio di rivelazioni, di conversazioni in chat, addirittura di foto imbarazzanti. Incubi, probabilmente paranoie da sindrome di accerchiamento: la Conte del resto ha competenze professionali pubbliche e riconosciute, ha alle spalle una carriera decennale che si è snodata e si snoda attraverso una fitta rete di contatti assolutamente trasversali, appare più delusa che vendicativa nei confronti del ministro dell’Interno.
Fdi fa muro: «Fratelli d’Italia», dichiarano i capigruppo del partito alla Camera e al Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, «rinnova la piena fiducia al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per l’ottimo lavoro svolto in questi anni alla guida del ministero nel contrasto all’immigrazione clandestina di massa, alla criminalità e nel rafforzamento della sicurezza degli italiani». «A me non risulta», argomenta la deputata Sara Kelany, «che la signora abbia avuto degli incarichi retribuiti. È una giornalista che fa il suo lavoro, immagino che abbia la sua rete di rapporti, relazioni e contatti, indipendentemente dal fatto che abbiano esplicitato questa vicenda di carattere personale». Anche da Forza Italia arriva la vicinanza al ministro: «Rinnoviamo solidarietà e piena fiducia nel ministro Piantedosi», dichiara il deputato di Fi Alessandro Cattaneo a Rainews24, «Claudia Conte io l’ho vista in tante presentazioni con esponenti politici di ogni colore, poi se ci sono dei risvolti privati devono rimanere privati». «Io sono una grandissima tifosa del ministro Piantedosi», sottolinea Matilde Siracusano, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia, a Tagadà su La7, «uno dei più bravi ministri di questo governo, una persona perbene, con un grande senso delle istituzioni. E per questo mi sento di escludere sinceramente qualsiasi illazione legata a un fantomatico uso improprio di risorse pubbliche o a rapporti poco trasparenti».
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