Il recente articolo di Mariano Bizzarri e Giovanni Pratesi su queste pagine con oggetto il programma Space It Up! (proiezione italiana nello spazio) generato dal ministero della Ricerca e dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) sottolinea i potenziali italiani nel settore e raccomanda di organizzarli meglio per concretizzare ed espandere i potenziali stessi. Concordo e cerco qui di abbozzare alcune conseguenze di esoeconomia ed esopolitica industriale innovative e moltiplicative.
Devo subito citare l’importante libro dell’ingegner Marcello Spagnulo, Geopolitica dell’esplorazione spaziale (Rubbettino, 2019) di cui scrissi la postfazione perché inserisce il lettore nel realismo politico e geoeconomico dell’industria spaziale. Segnalo anche il mio Italia globale (Rubbettino, 2023) nel capitolo sulla competitività industriale anche eso dell’Italia, dove il raggio di interesse «globale» non è solo terrestre/orizzontale, ma verticale e ultraorbitale.
Il finanziamento dell’industria spaziale è sempre stato ed è, per lo più, statale in quanto un’economia dello spazio extraterrestre non ha avuto (finora) autonomia per il ciclo privato del capitale. Ma sempre più mostra la capacità di generare, via ricadute e contaminazioni, innovazioni tecnologiche e nei servizi con crescente valore economico che bilancia pur con tempi differiti gli investimenti di denaro pubblico, dando loro un plus di incremento del potere cognitivo, trasformabile in finanziario, distribuito in un’economia nazionale. Nei modelli geoeconomici che usano i miei ricercatori lo spazio di riferimento non è più solo terrestre o solo orbitale, ma si espande ben oltre comprendendo l’intero sistema solare. Ciò coincide con la nuova definizione di spazio geopolitico eso: per controllare l’orbita dove vengono collocati strumenti di superiorità/controllo per scopi terrestri bisogna poter controllare dall’esterno, e non solo dalla Terra, l’orbita stessa. Tale considerazione strategica spinge la creazione di cantieri per la costruzione di astronavi nello spazio per renderle più grandi senza problemi di dover superare la forza di gravità per il lancio, sperimentazione dei precursori prevista nello statunitense progetto Artemis di prossimo sbarco e insediamenti sulla Luna sia in superficie sia nella sua orbita, con notevole presenza dell’Italia. Questa proiezione iniziale nel sistema solare - in un orizzonte di 30 anni - impone innovazioni discontinue: esorobotica e super intelligenza artificiale, protezione degli umani in un ambiente totalmente ostile sia nelle astronavi sia per sbarchi planetari, cioè una nuova tecnologia di esohabitat, eccrtrts. Per l’analisi economica qui c’è il problema che il tempo di sviluppo di un investimento e quello della sua resa è troppo lungo per incentivare il capitale di investimento privato. Ma l’accelerazione dei programmi eso più remoti tende in realtà a portare innovazioni con remunerazione sufficientemente a breve termine sul mercato. Tale effetto potrà accorciare il tempo tra investimento e resa nel futuro: si pensi a un ospedale da campo sulla Luna e si contino quante tecnologie mediche-chirurgiche robotizzate innovative servano. La ricerca nel presente per queste le produrrà in tempi finanziariamente compatibili con effetti diffusi alla condizione che venga confermato il programma di residenza permanente sulla Luna sostenuto da denaro pubblico.
I miei ricercatori calcolano che un euro pubblico speso per un programma esospaziale possa produrre per spin off (ricadute) un moltiplicatore (stimato prudenzialmente) di quasi 250 volte nel mercato privato in tempi non superiori ai 15 anni. Ovviamente in nazioni con sufficiente varietà di capacità cognitive e industriali. Tale stima suggerisce un maggiore investimento su tali capacità e la concentrazione di capitale su progetti selezionati, e non la dispersione.
Ovviamente la politica deve dare priorità al presente cercando di compensare i gap di ricchezza e/o competitività del sistema produttivo corrente. Inoltre, il peso del servizio al debito pubblico (costo degli interessi) comprime lo spazio fiscale per investimenti futurizzanti. Ma c’è una soluzione: una programma di Partenariato pubblico/privato (Ppp) dedicato alla esopolitica industriale per potenziare con finanza dal mercato il quanto messo dal denaro pubblico. Suggerisco anche la creazione di una «Esobank» come banca italiana di investimento per programmi spaziali partecipata da attori finanziari del G7 con raggio di intervento equivalente. Università e centri di ricerca italiani? Nel settore c’è già un potenziale enorme di competenza: basterebbe togliere qualsiasi barriera tra università ed industria. Ad Astra.


