Un nuovo studio conferma: gravidanze a rischio con il vaccino
(IStock)
  • La ricerca di un team di scienziati giapponesi ha rilevato la presenza di anticorpi tipici dei casi di aborto spontaneo.
  • L’Aifa ha ammesso ufficialmente che i preparati a mRna non bloccavano i contagi. Chi ha insultato, minacciato e privato di libertà e lavoro gli italiani deve fare ammenda.

Lo speciale contiene due articoli.

I vaccini anti Covid a mRna possono provocare aborti entro la decima settimana di gestazione. Gli autori di uno studio giapponese, pubblicato a fine luglio su ScienceDirect e compiuto su personale ospedaliero, affermano di aver riscontrato che «i titoli anticorpali post vaccinazione diretti alla fosfatidiletanolammina (componente della membrana cellulare, ndr) sono risultati significativamente aumentati rispetto ai livelli pre vaccinazione».

Si tratta degli anticorpi antifosfolipidi (aPL) «rilevati in pazienti con aborti ricorrenti a “ 10 settimane di gestazione», spiegano gli scienziati del Centro di medicina materno-fetale, neonatale e riproduttiva di Tokyo. Certo, precisano che «l’associazione tra vaccinazione e questi tipi di eventi avversi rimane sconosciuta», ma intanto li hanno registrati dopo l’inoculo e diventano quanto mai necessarie «ulteriori indagini».

Gli anticorpi antifosfolipidi sono autoanticorpi che invece di attaccare agenti esterni all’organismo per difenderci, sono rivolti contro antigeni bersaglio interni, le proteine plasmatiche. Interferiscono con il processo di coagulazione, aumentano il rischio di formazione di coaguli nelle arterie e nelle vene (trombi) che possono portare a ictus e infarti. Inoltre, sono inoltre spesso associati ad un basso numero di piastrine (trombocitopenia) e a complicanze ostetriche quali rischio di aborti spontanei ricorrenti.

Ancora uno studio, dunque, apre interrogativi sulle conseguenze della vaccinazione anti Covid nelle donne in gravidanza, che non dovrebbero essere destinatarie di dosi secondo quanto ammesso dalla stessa Agenzia europea del farmaco. L’Ema, sebbene con grave ritardo, nel novembre del 2022 aveva aggiornato la sezione «Gestione del rischio», in merito all’estensione dell’autorizzazione all’immissione in commercio di Comirnaty di Pfizer, includendo tra i problemi di sicurezza l’utilizzo del siero a mRna nelle donne in attesa e che allattano, perché «mancano informazioni».

E l’aggiornamento Pfizer di aprile 2024 negli Stati Uniti per le donne in attesa riporta che «i dati disponibili sul vaccino Pfizer-BioNTech Covid-19 somministrato alle donne in gravidanza non sono sufficienti per informare sui rischi associati al vaccino in gravidanza». Già lo studio di coorte retrospettivo di McCullough et al. di cui La Verità aveva dato notizia poche settimane fa, mostra come i dati raccolti negli Stati Uniti dai Cdc e dalla Fda dal 1° gennaio 1990 al 26 aprile 2024, riportano un numero elevato di eventi avversi post vaccinazione, che includono l’aborto spontaneo (3.494 segnalati dopo il vaccino anti Covid, 315 dopo l’anti influenzale, 936 dopo altre vaccinazioni). Adesso esperti giapponesi aggiungono un altro elemento di grave preoccupazione: la vaccinazione mRna contro Sars-CoV-2 può indurre anticorpi contro la fosfatidiletanolammina, con un ampio spettro di complicanze ostetriche.

«L’mRna del vaccino agisce anche su tessuti “no target” come l’ovaio, anzi direttamente sulle cellule ovariche, in particolare deprimendo significativamente la sintesi di aromatasi, l’enzima che converte il testosterone ovarico in estrogeno. Quindi blocca la sintesi degli estrogeni», spiega l’oncologo Mariano Bizzarri, professore di patologia clinica all’Università La Sapienza di Roma.

Diversi studi, inclusi quelli condotti dall’oncologo, hanno evidenziato che «le donne vaccinate vanno incontro ad alterazioni importanti del ciclo mestruale, soprattutto si ritrovano con amenorrea e fertilità ridotta», precisa l’esperto. Due mesi fa, su Npj Vaccines era stato pubblicato un lavoro israeliano dal titolo «L’effetto diretto della vaccinazione contro il virus Sars-CoV-2 sulle cellule della granulosa ovarica umana spiega le irregolarità mestruali». Scienziati di Tel Aviv e di Gerusalemme hanno mostrato come i cambiamenti del ciclo mestruale si verificano dopo la terza dose di anti Covid «e non solo dopo la prima e la seconda vaccinazione, come nella maggior parte dei rapporti». Dopo aver esaminato campioni di sangue pre e post vaccinazione di donne di età compresa tra 20 e 45 anni, dichiarano di aver «riscontrato un cambiamento di 2-3 volte nel rapporto del livello proteico Fsh/Inibina B post vaccinazione, rispetto ai loro valori pre-vaccinazione». Questa espressione alterata «potrebbe avere un impatto significativo sull’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio (Hpo) nelle donne vaccinate e potrebbe in ultima analisi influenzare la ciclicità dell’endometrio».

Il professor Bizzarri, in una ricerca di prossima pubblicazione ha verificato assieme al suo gruppo di lavoro come «la riduzione dell’aromatasi riduca la probabilità che le donne possano rimanere incinta». Se già sono in gravidanza, «compromette seriamente la possibilità di un parto normale e può determinare aborto. La probabilità aumenta se si considera che il vaccino interferisce con la fosfatidiletanolammina che partecipa ai processi coagulativi. Inoltre, è probabile che il vaccino interferisca con il metabolismo dell’inositolo e suoi derivati, che hanno un ruolo chiave nell’assicurare le comunicazioni intercellulari». A riprova di ciò, aggiunge Bizzarri anticipando la conclusione del suo ultimo studio, «i nostri dati preliminari mostrano come l’inositolo aggiunto alle cellule possa contrastare l’effetto del vaccino e di situazioni più in generale di depressione dell’aromatasi, e “riattivare” l’attività dell’enzima».

Il professore dunque conferma il rischio evidenziato dallo studio giapponese, mentre diventa sempre più grave il silenzio delle autorità sanitarie e regolatorie.


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