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2023-08-26
Gli Usa: «Nessuna prova del missile. Putin dietro la morte di Prigozhin»
Ansa
Come sono morti il proprietario della Compagnia militare privata Wagner Evgenij Prigozhin, 62 anni, il fondatore Dmitry Utkin, 53 anni, il loro braccio destro Valeriy Chekalov, 47 anni, e gli altri sette passeggeri che erano a bordo dell’Embraer Legacy 600 precipitato mercoledì intorno alle 18.20 a Tver, mentre volava tra Mosca e San Pietroburgo? È stato un missile (c’è chi dice fossero due) lanciato dall’esercito russo che lì vicino ha una sua importante base? Oppure qualcuno aveva collocato una bomba sull’aereo? E chi sarebbe stato? Secondo il New York Times a far precipitare l’aereo è stata molto probabilmente un’esplosione a bordo del velivolo «causata da una bomba o da un altro dispositivo piantato sull’aereo». Il giornale cita anonimi funzionari americani e occidentali secondo i quali «il presidente Vladimir Putin avrebbe ordinato la distruzione dell’aereo nel tentativo di uccidere Prigozhin». Il Segretario stampa del dipartimento della Difesa, il generale Patrick Ryder, sull’incidente aereo ha detto che il Pentagono non ha alcuna indicazione che l’aereo che trasportava Prigozhin sia stato abbattuto da un missile terra-aria. «Riteniamo che queste informazioni siano inaccurate», ha detto Ryder a proposito delle rivelazioni della stampa secondo cui l’aereo sarebbe stato colpito da missili terra-aria. Ha anche detto che il «Pentagono ritiene probabile che Prigozhin sia morto», tuttavia non lo ha confermato. Secondo il The Wall Street Journal (Wsj) le informazioni iniziali di intelligence indicano che Prigozhin è stato assassinato con un complotto «ma non sembra che l’aereo su cui viaggiava sia stato colpito da un missile terra-aria». Per il Wsj, che cita due funzionari anonimi dell’amministrazione americana, «le valutazioni preliminari suggeriscono che una bomba sia esplosa sull’aereo o ci sia stata qualche altra forma di sabotaggio». Le teorie su quanto successo si sprecano. Così come fino a quando non si conosceranno gli esiti dell’esame del Dna delle vittime previsto nei prossimi giorni si moltiplicheranno le ricostruzioni nelle quali si racconta che Prigozhin non era sull’aereo caduto, ma si trovava sul secondo velivolo della Wagner atterrato a Baku (Azerbaigian). Sostanzialmente per alcuni il patron della Wagner avrebbe architettato tutta la messinscena per poter sparire dalla circolazione per poi riapparire un giorno da qualche parte, magari dopo essersi una plastica facciale. Sempre a proposito di teorie, fin dalla sera del 23 agosto secondo Bbc Monitor quasi 1.900 account bot, riconducibili alla community russa, hanno diffuso sui social network quali il russo Vkontakte e Twitter la narrazione secondo la quale dietro la morte del capo della Wagner c’è l’Occidente. Tra i commenti ci sono affermazioni come «l’Occidente ha rimosso l’uomo che aveva cominciato a ristabilire l’ordine in Africa, ecco perché è morto, perché ha finalmente deciso di liberare l’Africa dall’influenza dell’occidente e Putin non aveva motivo di uccidere Prigozhin».
Bbc Monitoring ha anche sottolineato come sui social network ci sia chi attribuisce l’incidente aereo «agli ucrofascisti», «ai sabotatori dell’Occidente» e persino ai Paesi «dell’Ecowas che agiscono in collusione con la Francia». Gli esperti che hanno monitorato i bot evidenziano che la loro attività assomiglia a quella precedentemente utilizzata dalla «fabbrica di troll» legata proprio a Prigozhin. Qui è inutile illudersi perché queste teorie non cesseranno nemmeno davanti ai risultati del Dna e alle testimonianze delle famiglie delle vittime. Intanto l’agenzia di stampa Ria Novosti ha reso noto che il relitto dell’aereo di proprietà del patron della Wagner è stato rimosso e sarebbe ora a disposizione delle autorità che, come detto da Putin, «andranno fino in fondo» alla ricerca della verità sull’incidente aereo. A proposito del presidente russo che parlando di Prigozhin lo ha definito come «un uomo di talento ma dal destino difficile, che nella vita ha commesso seri errori», il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha bollato come «menzogne assolute le molte speculazioni in Occidente» che per l’abbattimento dell’aereo puntano dritto al Cremlino. Peskov ha anche detto che «troppo presto» per dire se Putin parteciperà ai funerali del fondatore della Wagner: «Siccome non sappiamo quanto dureranno gli accertamenti necessari e gli atti necessari legati alle indagini, ora non sappiamo quale sarà la data dei funerali. Per cui è impossibile parlare di una eventuale partecipazione di Putin». Sempre a proposito di reazioni, il viceministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ha definito «inaccettabili» le parole del presidente degli Stati Uniti Joe Biden che a proposito della morte di Prigozhin ha affermato: «Non sono sorpreso. Non succede molto in Russia senza che ci sia dietro Putin». Alla Tass il viceministro russo ha commentato le parole di Biden dicendo che «non spetta al presidente degli Stati Uniti parlare di eventi tragici di questo tipo e un simile intervento dimostra il disprezzo di Washington per la diplomazia». Per tornare alle indagini bisognerà capire chi le svolgerà ma soprattutto come lo farà visto che come ha dimostrato anche la vicenda di Darja Dugina, morta nell’attentato commesso del 20 agosto del 2022 del quale nessuno ha mai saputo la verità, in Russia si aprono spesso indagini che finiscono poi nel dimenticatoio. È pratica comune accusare persone innocenti che servono solo a indicare un colpevole per l’opinione pubblica. Una vecchia tradizione dell’Urss questa. Difficile pensare che per la morte di Evgenij Prigozhin, ucciso prima di tutto dalla sua sfrenata ambizione personale e brama di potere, le cose andranno diversamente.
Mercenari in rotta, avanza la jihad
Mentre sul futuro dei mercenari Wagner è difficile fare previsioni, al-Qaeda non si è fatta certo sfuggire le difficoltà contingenti dopo la morte di Evgenij Prigozhin e ha chiesto ai suoi effettivi nel Sahel di iniziare «la jihad contro i militari infedeli della compagnia russa Wagner». Quanto accaduto nei cieli di Tver sta provocando diversi timori tra le giunte golpiste di Mali e Burkina Faso preoccupate che i jihadisti di al-Qaeda e dello Stato islamico approfittino della situazione e sferrino attacchi sia a Bamako che a Ouagadougou, capitali dei due Stati dove i mercenari russi proteggono i membri del governo oltre ad essere impiegati a difesa delle risorse dei due Paesi. Stesse preoccupazioni ci sono nella Repubblica Centrafricana dove pochi giorni prima di morire Prigozhin aveva incontrato nel suo breve tour nel continente il presidente Faustin-Archange Touadera, e nel Niger dove la giunta golpista stava trattando l’arrivo dei paramilitari russi per difendersi dal possibile intervento armato dei Paesi dell’Ecowas.
Vladimir Putin che non vuole perdere l’Africa deve trovare il modo di sostituire la Wagner evitando di dispiegare militari russi e pensa ad un impegno diretto seppur mascherato. Le ipotesi più accreditate al momento sono due: il maggiore generale Andrey Averyanov, capo dell’unità per le operazioni segrete del Direttorato generale per le informazioni militari, precedentemente implicato nell’esecuzione di omicidi e attacchi stranieri, potrebbe esser messo a capo della «Wagner 2.0». Averyanov è stato visto presentarsi ai leader africani a San Pietroburgo durante il vertice Russia-Africa del mese scorso, portando a ritenere che il capo dell’intelligence russa sia stato incaricato da Putin di assumere il controllo dell’attività di Wagner nel continente dopo la morte del suo capo.
Altra ipotesi è quella di smontare la Wagner e farla confluire nella la Convoy, una milizia privata creata da un ex luogotenente di Prigozhin, Konstantin Pikalov, che nelle ultime settimane ha espresso ambizioni africane. Convoy è una compagnia militare privata fondata nella Crimea occupata nell’autunno del 2022, ha ricevuto 300 milioni di rubli (circa 3 milioni di dollari) da una delle più grandi banche russe la VTB gestita da Arkady Rotenberg, un oligarca vicino a Putin. Dopo Bangui, Prigozhin è volato a Bamako, in Mali, sulla base dei registri di volo di un jet privato che usava spesso per attraversare il continente, girando di fronte ai pickup dell’esercito locale un video, prima di rientrare in Russia. Mentre Prigozhin si vantava sui social network una delegazione del ministero della Difesa russo arrivava in Libia su invito del generale Khalifa Haftar che ha utilizzato la Wagner per proteggere i suoi pozzi petroliferi e il suo territorio.
Il tentato golpe a Mosca però ha spaventato Haftar e la sua cerchia di potere tanto che Mohamed Eljarh, amministratore delegato della società di consulenza sulla sicurezza Libya Desk, ha affermato: «Hanno ritenuto che se lo fanno in Russia, possono farlo a Bengasi» e da qui il partenariato formale di difesa con il governo russo che ha stanziato ufficiali dell’intelligence russa a Bengasi. Ieri ha parlato del gruppo Wagner anche Il presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko: «Wagner ha vissuto, è vivo e vivrà in Bielorussia, indipendentemente da quanto questo piaccia a qualcuno il nucleo rimane qui, qualcuno è andato in vacanza, qualcuno ha deciso di vivere in disparte ma entro pochi giorni tutti saranno qui, fino a 10.000 persone e ora non c’è bisogno di trattenerli qui e finché avremo bisogno di questa unità, vivranno e lavoreranno con noi». Poi Lukashenko ha anche detto all’agenzia di stampa statale bielorussa Belta: «Conosco Putin, è un uomo riflessivo, molto calmo. Quindi non riesco a immaginare che sia stato lui a fare questo».
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L’intelligence americana sposa l’ipotesi della bomba a bordo del velivolo. Joe Biden azzanna lo Zar: «L’attentato non mi sorprende». Sui social impazza l’idea complottista: il capo della Wagner ammazzato dall’Occidente.Al-Qaeda in Africa ha lanciato una guerra santa contro la compagnia militare russa. I golpisti di Mali e Burkina Faso temono il ritorno dei kamikaze. Pure l’Isis in agguato.Lo speciale contiene due articoli.Come sono morti il proprietario della Compagnia militare privata Wagner Evgenij Prigozhin, 62 anni, il fondatore Dmitry Utkin, 53 anni, il loro braccio destro Valeriy Chekalov, 47 anni, e gli altri sette passeggeri che erano a bordo dell’Embraer Legacy 600 precipitato mercoledì intorno alle 18.20 a Tver, mentre volava tra Mosca e San Pietroburgo? È stato un missile (c’è chi dice fossero due) lanciato dall’esercito russo che lì vicino ha una sua importante base? Oppure qualcuno aveva collocato una bomba sull’aereo? E chi sarebbe stato? Secondo il New York Times a far precipitare l’aereo è stata molto probabilmente un’esplosione a bordo del velivolo «causata da una bomba o da un altro dispositivo piantato sull’aereo». Il giornale cita anonimi funzionari americani e occidentali secondo i quali «il presidente Vladimir Putin avrebbe ordinato la distruzione dell’aereo nel tentativo di uccidere Prigozhin». Il Segretario stampa del dipartimento della Difesa, il generale Patrick Ryder, sull’incidente aereo ha detto che il Pentagono non ha alcuna indicazione che l’aereo che trasportava Prigozhin sia stato abbattuto da un missile terra-aria. «Riteniamo che queste informazioni siano inaccurate», ha detto Ryder a proposito delle rivelazioni della stampa secondo cui l’aereo sarebbe stato colpito da missili terra-aria. Ha anche detto che il «Pentagono ritiene probabile che Prigozhin sia morto», tuttavia non lo ha confermato. Secondo il The Wall Street Journal (Wsj) le informazioni iniziali di intelligence indicano che Prigozhin è stato assassinato con un complotto «ma non sembra che l’aereo su cui viaggiava sia stato colpito da un missile terra-aria». Per il Wsj, che cita due funzionari anonimi dell’amministrazione americana, «le valutazioni preliminari suggeriscono che una bomba sia esplosa sull’aereo o ci sia stata qualche altra forma di sabotaggio». Le teorie su quanto successo si sprecano. Così come fino a quando non si conosceranno gli esiti dell’esame del Dna delle vittime previsto nei prossimi giorni si moltiplicheranno le ricostruzioni nelle quali si racconta che Prigozhin non era sull’aereo caduto, ma si trovava sul secondo velivolo della Wagner atterrato a Baku (Azerbaigian). Sostanzialmente per alcuni il patron della Wagner avrebbe architettato tutta la messinscena per poter sparire dalla circolazione per poi riapparire un giorno da qualche parte, magari dopo essersi una plastica facciale. Sempre a proposito di teorie, fin dalla sera del 23 agosto secondo Bbc Monitor quasi 1.900 account bot, riconducibili alla community russa, hanno diffuso sui social network quali il russo Vkontakte e Twitter la narrazione secondo la quale dietro la morte del capo della Wagner c’è l’Occidente. Tra i commenti ci sono affermazioni come «l’Occidente ha rimosso l’uomo che aveva cominciato a ristabilire l’ordine in Africa, ecco perché è morto, perché ha finalmente deciso di liberare l’Africa dall’influenza dell’occidente e Putin non aveva motivo di uccidere Prigozhin». Bbc Monitoring ha anche sottolineato come sui social network ci sia chi attribuisce l’incidente aereo «agli ucrofascisti», «ai sabotatori dell’Occidente» e persino ai Paesi «dell’Ecowas che agiscono in collusione con la Francia». Gli esperti che hanno monitorato i bot evidenziano che la loro attività assomiglia a quella precedentemente utilizzata dalla «fabbrica di troll» legata proprio a Prigozhin. Qui è inutile illudersi perché queste teorie non cesseranno nemmeno davanti ai risultati del Dna e alle testimonianze delle famiglie delle vittime. Intanto l’agenzia di stampa Ria Novosti ha reso noto che il relitto dell’aereo di proprietà del patron della Wagner è stato rimosso e sarebbe ora a disposizione delle autorità che, come detto da Putin, «andranno fino in fondo» alla ricerca della verità sull’incidente aereo. A proposito del presidente russo che parlando di Prigozhin lo ha definito come «un uomo di talento ma dal destino difficile, che nella vita ha commesso seri errori», il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha bollato come «menzogne assolute le molte speculazioni in Occidente» che per l’abbattimento dell’aereo puntano dritto al Cremlino. Peskov ha anche detto che «troppo presto» per dire se Putin parteciperà ai funerali del fondatore della Wagner: «Siccome non sappiamo quanto dureranno gli accertamenti necessari e gli atti necessari legati alle indagini, ora non sappiamo quale sarà la data dei funerali. Per cui è impossibile parlare di una eventuale partecipazione di Putin». Sempre a proposito di reazioni, il viceministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ha definito «inaccettabili» le parole del presidente degli Stati Uniti Joe Biden che a proposito della morte di Prigozhin ha affermato: «Non sono sorpreso. Non succede molto in Russia senza che ci sia dietro Putin». Alla Tass il viceministro russo ha commentato le parole di Biden dicendo che «non spetta al presidente degli Stati Uniti parlare di eventi tragici di questo tipo e un simile intervento dimostra il disprezzo di Washington per la diplomazia». Per tornare alle indagini bisognerà capire chi le svolgerà ma soprattutto come lo farà visto che come ha dimostrato anche la vicenda di Darja Dugina, morta nell’attentato commesso del 20 agosto del 2022 del quale nessuno ha mai saputo la verità, in Russia si aprono spesso indagini che finiscono poi nel dimenticatoio. È pratica comune accusare persone innocenti che servono solo a indicare un colpevole per l’opinione pubblica. Una vecchia tradizione dell’Urss questa. Difficile pensare che per la morte di Evgenij Prigozhin, ucciso prima di tutto dalla sua sfrenata ambizione personale e brama di potere, le cose andranno diversamente.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/usa-nessuna-prova-missile-prigozhin-2664445584.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="mercenari-in-rotta-avanza-la-jihad" data-post-id="2664445584" data-published-at="1693046768" data-use-pagination="False"> Mercenari in rotta, avanza la jihad Mentre sul futuro dei mercenari Wagner è difficile fare previsioni, al-Qaeda non si è fatta certo sfuggire le difficoltà contingenti dopo la morte di Evgenij Prigozhin e ha chiesto ai suoi effettivi nel Sahel di iniziare «la jihad contro i militari infedeli della compagnia russa Wagner». Quanto accaduto nei cieli di Tver sta provocando diversi timori tra le giunte golpiste di Mali e Burkina Faso preoccupate che i jihadisti di al-Qaeda e dello Stato islamico approfittino della situazione e sferrino attacchi sia a Bamako che a Ouagadougou, capitali dei due Stati dove i mercenari russi proteggono i membri del governo oltre ad essere impiegati a difesa delle risorse dei due Paesi. Stesse preoccupazioni ci sono nella Repubblica Centrafricana dove pochi giorni prima di morire Prigozhin aveva incontrato nel suo breve tour nel continente il presidente Faustin-Archange Touadera, e nel Niger dove la giunta golpista stava trattando l’arrivo dei paramilitari russi per difendersi dal possibile intervento armato dei Paesi dell’Ecowas. Vladimir Putin che non vuole perdere l’Africa deve trovare il modo di sostituire la Wagner evitando di dispiegare militari russi e pensa ad un impegno diretto seppur mascherato. Le ipotesi più accreditate al momento sono due: il maggiore generale Andrey Averyanov, capo dell’unità per le operazioni segrete del Direttorato generale per le informazioni militari, precedentemente implicato nell’esecuzione di omicidi e attacchi stranieri, potrebbe esser messo a capo della «Wagner 2.0». Averyanov è stato visto presentarsi ai leader africani a San Pietroburgo durante il vertice Russia-Africa del mese scorso, portando a ritenere che il capo dell’intelligence russa sia stato incaricato da Putin di assumere il controllo dell’attività di Wagner nel continente dopo la morte del suo capo. Altra ipotesi è quella di smontare la Wagner e farla confluire nella la Convoy, una milizia privata creata da un ex luogotenente di Prigozhin, Konstantin Pikalov, che nelle ultime settimane ha espresso ambizioni africane. Convoy è una compagnia militare privata fondata nella Crimea occupata nell’autunno del 2022, ha ricevuto 300 milioni di rubli (circa 3 milioni di dollari) da una delle più grandi banche russe la VTB gestita da Arkady Rotenberg, un oligarca vicino a Putin. Dopo Bangui, Prigozhin è volato a Bamako, in Mali, sulla base dei registri di volo di un jet privato che usava spesso per attraversare il continente, girando di fronte ai pickup dell’esercito locale un video, prima di rientrare in Russia. Mentre Prigozhin si vantava sui social network una delegazione del ministero della Difesa russo arrivava in Libia su invito del generale Khalifa Haftar che ha utilizzato la Wagner per proteggere i suoi pozzi petroliferi e il suo territorio. Il tentato golpe a Mosca però ha spaventato Haftar e la sua cerchia di potere tanto che Mohamed Eljarh, amministratore delegato della società di consulenza sulla sicurezza Libya Desk, ha affermato: «Hanno ritenuto che se lo fanno in Russia, possono farlo a Bengasi» e da qui il partenariato formale di difesa con il governo russo che ha stanziato ufficiali dell’intelligence russa a Bengasi. Ieri ha parlato del gruppo Wagner anche Il presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko: «Wagner ha vissuto, è vivo e vivrà in Bielorussia, indipendentemente da quanto questo piaccia a qualcuno il nucleo rimane qui, qualcuno è andato in vacanza, qualcuno ha deciso di vivere in disparte ma entro pochi giorni tutti saranno qui, fino a 10.000 persone e ora non c’è bisogno di trattenerli qui e finché avremo bisogno di questa unità, vivranno e lavoreranno con noi». Poi Lukashenko ha anche detto all’agenzia di stampa statale bielorussa Belta: «Conosco Putin, è un uomo riflessivo, molto calmo. Quindi non riesco a immaginare che sia stato lui a fare questo».
(IStock)
Perché ottimismo? Questi giovani si sono definiti come gruppo informale di interazioni per la ricerca di un nuovo e forte potere cognitivo capace di fornire soluzioni ai problemi del cambio di mondo in atto. Il gruppo - caratterizzato dal motto «soluzioni e non problemi» - si è formato nello scorso biennio, con ora circa un centinaio di persone in rete, per costruire occasioni di apprendimento che andassero oltre i programmi scolastici. Non hanno voluto darsi né una struttura né un nome per evitare burocrazie e, soprattutto, divisioni politiche/partitiche. Ma come siete organizzati, ho chiesto? Risposta: attraverso un indirizzario, una chat e annunci ad invito aperto per programmi di studio. Voi dieci siete uno di questi (sotto)gruppi spontanei con una specifica missione di ricerca, quale? E perché siete venuti da me? Risposta: perché lei, oltre alla scenaristica di contingenza, si occupa con il suo think tank di scenari macro e di lungo termine, chiamati «analisi di destino». Quindi volete un’analisi di destino in relazione al cambiamento di mondo in atto? Risposta: anche, ma principalmente perché vogliamo capire cosa studiare nel nostro prossimo futuro universitario, noi accomunati dall’obiettivo di conquistare non solo un dottorato di ricerca, ma una competenza futurizzante reale. Volete diventare professori? Risposta: forse, ma l’obiettivo che ci accomuna è l’innovazione in qualunque luogo possa avere effetti sistemici, in particolare il «governo della profezia». Una triestina: adesso spero capisca che siamo venuti da lei perché nei suoi scritti sostiene che governare la profezia permette di estrarre capitale dal futuro per utilizzarlo in un presente allo scopo di costruire quel futuro stesso. Cosa dovremmo studiare e dove? Ho dato loro risposte, sottolineando anche l’importanza di una educazione morale oltre che tecnica perché il governo di una profezia, utile per la concentrazione di risorse finalizzate, implica un progetto di salvazione.
Qui la prima sorpresa. Un padovano mi spiega che proprio la consapevolezza tra i dieci colleghi che una salvezza collettiva/sistemica sia condizione per quella individuale ha generato l’attenzione del (sotto)gruppo per la metodologia di governo della profezia, in sintesi la manutenzione della speranza diffusa socialmente. Questo ci è ben chiaro - ha detto con enfasi corroborata da cenni di assenso di tutti - e mi permetta di anticipare la risposta ad una sua domanda: sì siamo cristiani, speriamo nella salvazione in Cielo, ma riteniamo nostra missione aumentare la probabilità di salvazione in Terra per più persone possibile. Abbiamo annotato che lei non è credente, ma anche che ha scritto come sia fondamentale credere in qualcosa capace di migliorare la condizione umana e di sostenere il cristianesimo pur non credendo nella sua offerta teologica. Così come lei raccomanda di governare la profezia per motivi tecnici di capitalizzazione del progresso, noi raccomandiamo di cercare l’armonizzazione tra i fattori di salvazione materiale. Non solo con la carità, ma con la tecnica. In tal senso la nostra ricerca di potere cognitivo è spinta da una missione morale. Dove la mia sorpresa? Ho chiesto, scettico, quanto fosse diffuso tra i loro coetanei questo senso di missione. Due risposte: molto più di quanto appaia; basta parlare con i nostri coetanei della rilevanza di ognuno di noi per darci un futuro degno e si riesce ad ottenere da loro attenzione. Nuovi missionari, ho scherzato. Reazione: no, tutti noi giovani cerchiamo un posto nella società, cadendo nella passività se non si trovano stimoli. Mi sono sentito studente di fronte al giovane che mi dava una lezione come fosse professore.
Seconda sorpresa è stata l’intensità con cui questi giovani cercavano non solo conoscenza, ma metodi per non perdere troppa informazione nel necessario processo di sintesi per poter maneggiare un’enorme massa di dati ed estrarne un significato non solo scientificamente confutabile, ma anche proiettabile in termini probabilistici. Ragazzi di liceo consapevoli di temi di ricerca evoluta tipicamente universitaria. Ho chiesto e mi hanno risposto che seguono i corsi universitari on line.
Non annoio il lettore con le tecnicalità di questo incontro, ma ci tengo a condividere quello che ho imparato io - vecchio professore universitario ancora attivo in ricerca - dalla lezione di questi giovani liceali, anche segnalazione per chi si occupa di politica educativa. In breve: a) sperimentare una riduzione dei tempi di formazione utilizzando reti ed intelligenza artificiale perché le nuove tecnologie permettono un’accelerazione ed espansione degli accessi conoscitivi; b) fornire strumenti di autoformazione fin dalla più giovane età che poi saranno utili per la formazione continua durante tutto il corso della vita; c) inserire nei programmi di educazione secondaria lezioni universitarie; d) aumentare i concorsi competitivi per nuove idee. Vedo già movimento verso questa direzione, ma ritengo vada accelerato per adeguare il potere cognitivo di massa alla rivoluzione tecnologica in atto, sempre più rapida. Tornando, in conclusione, al mio mestiere tipico segnalo che la competizione economica/commerciale tra sistemi economici nazionali sarà sempre più determinata dal potere cognitivo/tecnologico residente. L’incontro con i liceali detto sopra mi ha dato più ottimismo per il destino dell’Italia. E li ringrazio.
www.carlopelanda.com
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