Usa 2024: come è andato il primo dibattito tra i candidati repubblicani

Poche sorprese nel primo dibattito tra i candidati alla nomination presidenziale repubblicana. Ad imporsi sono stati Vivek Ramaswamy e Mike Pence. Ron DeSantis tentennante, Nikki Haley e Tim Scott non hanno sfondato. Flop di Chris Christie. Ecco com’è andato il confronto televisivo di Milwaukee.
La performance più efficace è stata quella di Ramaswamy, che ha di fatto imitato la strategia adottata da Donald Trump nel dibattito televisivo dell’agosto 2015: il businessman di origine indiana ha adottato una linea di severissima critica nei confronti del professionismo politico. Una linea che lo ha portato a scontrarsi con vari contendenti, dall’ex governatore del New Jersey Chris Christie all’ex vicepresidente Mike Pence. È sempre in quest’ottica che Ramaswamy ha preso delle posizioni piuttosto incisive, definendo una “bufala” l’agenda sul cambiamento climatico e dicendosi esplicitamente contrario a ulteriori finanziamenti in favore dell’Ucraina. Chiaramente il businessman di origine indiana è stato il più trumpista del dibattito. Probabilmente mira a un posto da vicepresidente in un’eventuale seconda amministrazione Trump oppure potrebbe anche puntare a convogliare su di sé i voti di quest’ultimo, qualora dovesse prima o poi lasciare la corsa elettorale.
Il principale rivale di Ramaswamy è stato proprio Pence che, proprio per contrastare la critica al professionismo politico, ha sostenuto di essere il candidato con maggiore esperienza sul palco. L’ex vicepresidente ha inoltre rivendicato alcuni risultati dell’amministrazione Trump, pur difendendo il proprio operato nel corso del 6 gennaio 2021. Oltre a dirsi favorevole a sostenere Kiev, l’ex numero due della Casa Bianca ha preso nettamente posizione a supporto di un divieto federale dell’aborto: un elemento, questo, che lo ha messo in rotta di collisione con l’ex ambasciatrice all’Onu, Nikki Haley, la quale – pur professandosi pro life – ha dichiarato che una simile misura assai difficilmente sarebbe approvata da un Congresso spaccato. Non è d’altronde un mistero che l’ex vicepresidente punti al voto evangelico: un bacino che sta da mesi cercando di contendere a Ron DeSantis.
E proprio il governatore della Florida si è rivelato piuttosto deludente. Pur andando bene sui temi a lui più congeniali (come il contrasto all’indottrinamento progressista nelle scuole), si è mostrato tentennante su vari dossier spinosi: ha glissato su un eventuale divieto federale dell’aborto e si è mostrato incredibilmente timido nel garantire sostegno a Trump, qualora vincesse la nomination e fosse condannato. Ci si attendeva una performance più energica da parte di DeSantis, che aveva tra l’altro bisogno di invertire il trend negativo che, ormai da due mesi, caratterizza i suoi sondaggi. Ora il governatore della Florida rischia di restare politicamente paralizzato in mezzo al guado, scontando una strategia eccessivamente preimpostata e troppo poco incline al rischio.
Scarsamente brillanti sono apparsi anche la Haley e il senatore Tim Scott: entrambi hanno cercato di muoversi tra l’establishment alla Pence e la carica antisistema di Ramaswamy, evidenziando la necessità di una generazione più giovane di politici. Il loro messaggio ha tuttavia fatto fatica ad emergere nello scontro tra il businessman e l’ex vicepresidente. Ancora peggiore la situazione per Chris Christie, che è stato fischiato per le sue posizioni apertamente antitrumpiste e che, pur provandoci, non è riuscito a mettere in difficoltà Ramaswamy. Già tracollato elettoralmente ai tempi delle primarie repubblicane del 2016, sembra proprio che l’ex governatore del New Jersey non abbia davanti a sé un grande futuro politico.
È improbabile che questo primo dibattito determinerà degli sconvolgimenti nella campagna elettorale per le primarie repubblicane, anche perché al confronto non ha partecipato Donald Trump. Una decisione presa dall’ex presidente sia in polemica con Fox News (che aveva organizzato l’evento) sia in considerazione del suo significativo vantaggio sondaggistico. Non a caso, il diretto interessato ha preferito farsi intervistare dal popolare giornalista Tucker Carlson. Per ora, l’ex presidente continua a dominare la folta pletora dei contendenti per la nomination repubblicana. Vedremo come si evolverà la situazione nei prossimi mesi.






