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2021-08-14
L’università si sveglia: 10.000 adesioni contro il green pass in un solo giorno
Ansa
Persino nel deperito universo intellettuale italiano sta riprendendo a soffiare un alito di vita. Nei giorni scorsi abbiamo dato conto del manifesto realizzato dagli accademici Luca Marini e Francesco Benozzo contro il «nuovo totalitarismo» sanitario. Ora un altro gruppo di uomini e donne di pensiero prende la parola per opporsi con decisione al green pass.
L'avvocato Olga Milanese e lo scrittore Carlo Cuppini hanno lanciato, tramite la piattaforma Avaaz, una petizione intitolata «Green pass: le ragioni del no», che in un giorno ha già raccolto circa 10.000 adesioni, alcune delle quali eccellenti. Tra i firmatari, infatti, ci sono il filosofo Giorgio Agamben, Augusto Sinagra (già magistrato, professore ordinario di diritto dell'Unione europea alla Sapienza), Daniela Danna (ricercatrice in scienza sociale all'università del Salento), Ugo Bardi (professore di chimica all'università di Firenze), Stefano Boni (antropologo dell'università di Modena e Reggio Emilia), Giovanna Campani (professore di pedagogia generale all'università di Firenze), Marco Cosentino (professore ordinario di farmacologia) e tanti altri docenti universitari, avvocati, scienziati, medici, giornalisti, scrittori.
«Da oltre un anno e mezzo, il popolo italiano subisce limitazioni radicali a diritti e libertà considerate fondamentali dalla Costituzione, dalla Cedu e dalla Dichiarazioni dei diritti fondamentali dell'uomo», scrivono i promotori. «Il governo ha approvato una misura - il green pass - che implica l'esclusione in radice dell'accesso ad attività, servizi e luoghi pubblici (teatri, cinema, attività sportive, locali pubblici, fiere, manifestazioni, congressi, eccetera), a una specifica categoria di persone. [...] Il decreto legge del 6 agosto 2021 ha addirittura subordinato la possibilità degli studenti di frequentare l'università e seguire i corsi in aula in presenza al possesso del green pass e ha obbligato il personale scolastico del sistema nazionale di istruzione e universitario a possedere la suddetta certificazione».
I firmatari, senza mai alzare eccessivamente i toni, fanno notare prima di tutto l'incongruenza: «Permane, tuttavia, la libertà della scelta di non sottoporsi al trattamento sanitario della vaccinazione, garantita dall'articolo 32 comma 2 della Costituzione che, pur prevedendo la possibilità che vi siano deroghe stabilite con una legge formale, ammonisce che in nessun caso è possibile violare i limiti imposti dal rispetto della dignità della persona umana. Ne discende che le restrizioni di accesso allo sport, alle attività sociali, culturali, formative, lavorative e di istruzione stabilite tramite il green pass colpiscono una categoria di persone che esercita una libertà costituzionalmente garantita, che viene penalizzata in quanto tale, per via di una propria qualità personale, di una propria condizione e di una libera scelta». In sostanza, concludono gli autori della petizione, «il green pass contrasta con i principi fondanti il nostro ordinamento, sia di matrice costituzionale che comunitaria e internazionale».
Filosofi, scrittori, avvocati e docenti appaiono determinati: «Vista la gravità delle violazioni», scrivono, «dichiariamo la nostra ferma e completa opposizione a questa soluzione politica, indipendentemente da qualunque considerazione di tipo sanitario e scientifico, e da una sua eventuale (assai controversa, per la verità) efficacia pratica. Un fine prioritario condiviso da tutti - controllare l'epidemia e andare verso l'uscita definitiva dall'emergenza sanitaria e sociale - non può giustificare qualunque mezzo. E il green pass italiano è un mezzo che non può essere giustificato e attuato».
Il poeta Marco Guzzi, autore prolifico e di gran livello, tra i primi firmatari della petizione, con La Verità parla esplicitamente di ricatto. «Con il green pass», dice, «si va a ledere la libertà delle persone, ci sono conseguenze sul lavoro, sull'istruzione. Si impone tramite il ricatto una vaccinazione che il governo non vuole rendere obbligatoria per motivi abbastanza ovvi, e soprattutto perché non intende assumersene la responsabilità. Ecco allora che utilizza un sistema ricattatorio che va a incidere sulle libertà fondamentali». Guzzi non è tenero nei confronti degli intellettuali, che accusa di «collaborazionismo».
«Credo che sia il momento di mobilitarsi», dice, «perché sono convinto che questo sia solo l'inizio. Oggi si impone questo lasciapassare sanitario poliziesco. Domani, in virtù di una dichiarata emergenza, si potrebbe persino andare oltre. La cosa più grave», prosegue, «è il clima che si è creato. Hanno messo gli italiani gli uni contro gli altri, siamo a quella che Enzensberger chiamava guerra molecolare di tutti contro tutti». Difficile dargli torto. Così come è difficile contestare le affermazioni cristalline contenute nella petizione. Forse, chissà, questa ennesima scossa riuscirà a destare persino gli intellettuali. Magari anche quelli che, da oltre un anno, dormono il sonno dei vili.
Scuola appesa alle finestre aperte
Non solo green pass e vaccinazione. Per tornare in classe occorrerà l'igiene, visto che serviranno mascherine, distanziamento e finestre aperte. La scuola, forse, ripartirà a settembre con le stesse regole di un anno fa quando è stata immediatamente richiusa. E intanto c'è chi ipotizza un'ondata di contagi alla fine delle vacanze parlando di «incidenza del contagio», visto che l'Rt scende, i ricoveri non sono preoccupanti e i vaccinati aumentano, giusto per «preparare» il terreno a un possibile ritorno alla didattica a distanza.
Il green pass sarà obbligatorio per il personale della scuola, a cominciare dai docenti, anche se i sindacati continuano a contestare la misura. Nessun obbligo sui trasporti pubblici, autobus e metro, che non sappiamo quanto siano stati potenziati per evitare assembramenti di studenti. Non sarà necessario misurare la temperatura all'ingresso a scuola. Previsti turni differenziati di ingresso e uscita e in mensa, per mantenere il distanziamento.
Insieme al green pass e alla vaccinazione, però il principale cambiamento nelle regole per il ritorno in classe è l'indicazione di una maggiore flessibilità del distanziamento. Il metro di distanza, infatti, diventa flessibile non grazie ai famosi quanto inutili banchi a rotelle (ormai in soffitta) ma per l'areazione delle aule affidata non certo a tecnologici condizionatori ma a porte e finestre che devono restare aperte anche se fa freddo. Anche nelle classi super affollate, quelle «pollaio», parola che non piace agli addetti ai lavori, dove si arriva anche a 30 alunni che stanno «vicini vicini» per sei o sette ore. Queste le indicazioni del ministero di Viale Trastevere: «Nelle aule è opportuno tenere aperte leggermente una o più ante delle finestre e/o di eventuali balconi e la porta dell'aula in modo intermittente o continuo. La misura raggiunge la massima efficienza se finestre, balconi e porte si trovano su entrambi i lati dell'aula (ventilazione incrociata) e dovrà essere adottata anche con meteo avverso». Da Bolzano a Palermo e non c'è inverno che tenga.
Secondo quanto già indicato dal Cts il metro di distanza tra un alunno e l'altro e i due metri dalla cattedra diventano una «raccomandazione». Si legge nel protocollo che «laddove le condizioni strutturali logistiche degli edifici scolastici, legate anche alla disponibilità di risorse umane, non consentano il distanziamento di sicurezza interpersonale, resta necessario mantenere le altre misure di prevenzione a partire dalle mascherine». Sarà la scuola a fornirle e si dovranno tenere al banco anche se c'è il distanziamento. Dovranno usarle i bambini dai sei anni in su, anche se per Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, sarebbero utili anche all'asilo «nei bimbi dai 24 mesi per cercare di rendere più sicura la scuola». Per gli studenti con disabilità e per gli insegnanti di sostegno si potranno sperimentare anche le mascherine trasparenti.
«Il ministero è al lavoro da mesi per la ripartenza di settembre», chiarisce il ministro Patrizio Bianchi. «Da febbraio abbiamo sempre guardato a questo obiettivo e ci siamo impegnati costantemente per raggiungerlo, in collaborazione anche con le Regioni e gli enti locali, che ringrazio (anche se l'accordo non è stato ancora raggiunto, ndr). Abbiamo stanziato oltre 2 miliardi per il rientro in sicurezza, compresi 270 milioni per l'edilizia scolastica leggera e l'affitto di spazi ulteriori per la didattica. Fondi che distribuiremo, per la prima volta, tenendo conto in via prioritaria della quantità di alunni presenti sui territori e delle classi numerose».
Restano i dubbi sulla quarantena per i vaccinati, sull'obbligo del green pass per i docenti e sulle sanzioni, sospensione dal servizio e stop dello stipendio per assenza ingiustificata dopo cinque giorni senza aver presentato il green pass e multa al preside se non controlla. Presidi e sindacati chiedono di togliere le sanzioni e fare chiarezza se è previsto il licenziamento del personale non in regola. Intanto il ministero ha attivato un help desk per i presidi, i tavoli con i prefetti e consultazioni con enti locali e sindacati.
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Dopo il manifesto anti «totalitarismo sanitario», una petizione scuote gli atenei. Tra le firme gli intellettuali Giorgio Agamben e Augusto Sinagra.La strategia per il ritorno in classe ruota sull'aerazione forzata, «anche con tempo avverso». Nulla di fatto sui trasporti: ci si affida alla card e agli ingressi differenziati.Lo speciale contiene due articoli.Persino nel deperito universo intellettuale italiano sta riprendendo a soffiare un alito di vita. Nei giorni scorsi abbiamo dato conto del manifesto realizzato dagli accademici Luca Marini e Francesco Benozzo contro il «nuovo totalitarismo» sanitario. Ora un altro gruppo di uomini e donne di pensiero prende la parola per opporsi con decisione al green pass. L'avvocato Olga Milanese e lo scrittore Carlo Cuppini hanno lanciato, tramite la piattaforma Avaaz, una petizione intitolata «Green pass: le ragioni del no», che in un giorno ha già raccolto circa 10.000 adesioni, alcune delle quali eccellenti. Tra i firmatari, infatti, ci sono il filosofo Giorgio Agamben, Augusto Sinagra (già magistrato, professore ordinario di diritto dell'Unione europea alla Sapienza), Daniela Danna (ricercatrice in scienza sociale all'università del Salento), Ugo Bardi (professore di chimica all'università di Firenze), Stefano Boni (antropologo dell'università di Modena e Reggio Emilia), Giovanna Campani (professore di pedagogia generale all'università di Firenze), Marco Cosentino (professore ordinario di farmacologia) e tanti altri docenti universitari, avvocati, scienziati, medici, giornalisti, scrittori. «Da oltre un anno e mezzo, il popolo italiano subisce limitazioni radicali a diritti e libertà considerate fondamentali dalla Costituzione, dalla Cedu e dalla Dichiarazioni dei diritti fondamentali dell'uomo», scrivono i promotori. «Il governo ha approvato una misura - il green pass - che implica l'esclusione in radice dell'accesso ad attività, servizi e luoghi pubblici (teatri, cinema, attività sportive, locali pubblici, fiere, manifestazioni, congressi, eccetera), a una specifica categoria di persone. [...] Il decreto legge del 6 agosto 2021 ha addirittura subordinato la possibilità degli studenti di frequentare l'università e seguire i corsi in aula in presenza al possesso del green pass e ha obbligato il personale scolastico del sistema nazionale di istruzione e universitario a possedere la suddetta certificazione». I firmatari, senza mai alzare eccessivamente i toni, fanno notare prima di tutto l'incongruenza: «Permane, tuttavia, la libertà della scelta di non sottoporsi al trattamento sanitario della vaccinazione, garantita dall'articolo 32 comma 2 della Costituzione che, pur prevedendo la possibilità che vi siano deroghe stabilite con una legge formale, ammonisce che in nessun caso è possibile violare i limiti imposti dal rispetto della dignità della persona umana. Ne discende che le restrizioni di accesso allo sport, alle attività sociali, culturali, formative, lavorative e di istruzione stabilite tramite il green pass colpiscono una categoria di persone che esercita una libertà costituzionalmente garantita, che viene penalizzata in quanto tale, per via di una propria qualità personale, di una propria condizione e di una libera scelta». In sostanza, concludono gli autori della petizione, «il green pass contrasta con i principi fondanti il nostro ordinamento, sia di matrice costituzionale che comunitaria e internazionale». Filosofi, scrittori, avvocati e docenti appaiono determinati: «Vista la gravità delle violazioni», scrivono, «dichiariamo la nostra ferma e completa opposizione a questa soluzione politica, indipendentemente da qualunque considerazione di tipo sanitario e scientifico, e da una sua eventuale (assai controversa, per la verità) efficacia pratica. Un fine prioritario condiviso da tutti - controllare l'epidemia e andare verso l'uscita definitiva dall'emergenza sanitaria e sociale - non può giustificare qualunque mezzo. E il green pass italiano è un mezzo che non può essere giustificato e attuato». Il poeta Marco Guzzi, autore prolifico e di gran livello, tra i primi firmatari della petizione, con La Verità parla esplicitamente di ricatto. «Con il green pass», dice, «si va a ledere la libertà delle persone, ci sono conseguenze sul lavoro, sull'istruzione. Si impone tramite il ricatto una vaccinazione che il governo non vuole rendere obbligatoria per motivi abbastanza ovvi, e soprattutto perché non intende assumersene la responsabilità. Ecco allora che utilizza un sistema ricattatorio che va a incidere sulle libertà fondamentali». Guzzi non è tenero nei confronti degli intellettuali, che accusa di «collaborazionismo». «Credo che sia il momento di mobilitarsi», dice, «perché sono convinto che questo sia solo l'inizio. Oggi si impone questo lasciapassare sanitario poliziesco. Domani, in virtù di una dichiarata emergenza, si potrebbe persino andare oltre. La cosa più grave», prosegue, «è il clima che si è creato. Hanno messo gli italiani gli uni contro gli altri, siamo a quella che Enzensberger chiamava guerra molecolare di tutti contro tutti». Difficile dargli torto. Così come è difficile contestare le affermazioni cristalline contenute nella petizione. Forse, chissà, questa ennesima scossa riuscirà a destare persino gli intellettuali. Magari anche quelli che, da oltre un anno, dormono il sonno dei vili. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/universita-adesioni-contro-green-pass-2654663342.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="scuola-appesa-alle-finestre-aperte" data-post-id="2654663342" data-published-at="1628899161" data-use-pagination="False"> Scuola appesa alle finestre aperte Non solo green pass e vaccinazione. Per tornare in classe occorrerà l'igiene, visto che serviranno mascherine, distanziamento e finestre aperte. La scuola, forse, ripartirà a settembre con le stesse regole di un anno fa quando è stata immediatamente richiusa. E intanto c'è chi ipotizza un'ondata di contagi alla fine delle vacanze parlando di «incidenza del contagio», visto che l'Rt scende, i ricoveri non sono preoccupanti e i vaccinati aumentano, giusto per «preparare» il terreno a un possibile ritorno alla didattica a distanza. Il green pass sarà obbligatorio per il personale della scuola, a cominciare dai docenti, anche se i sindacati continuano a contestare la misura. Nessun obbligo sui trasporti pubblici, autobus e metro, che non sappiamo quanto siano stati potenziati per evitare assembramenti di studenti. Non sarà necessario misurare la temperatura all'ingresso a scuola. Previsti turni differenziati di ingresso e uscita e in mensa, per mantenere il distanziamento. Insieme al green pass e alla vaccinazione, però il principale cambiamento nelle regole per il ritorno in classe è l'indicazione di una maggiore flessibilità del distanziamento. Il metro di distanza, infatti, diventa flessibile non grazie ai famosi quanto inutili banchi a rotelle (ormai in soffitta) ma per l'areazione delle aule affidata non certo a tecnologici condizionatori ma a porte e finestre che devono restare aperte anche se fa freddo. Anche nelle classi super affollate, quelle «pollaio», parola che non piace agli addetti ai lavori, dove si arriva anche a 30 alunni che stanno «vicini vicini» per sei o sette ore. Queste le indicazioni del ministero di Viale Trastevere: «Nelle aule è opportuno tenere aperte leggermente una o più ante delle finestre e/o di eventuali balconi e la porta dell'aula in modo intermittente o continuo. La misura raggiunge la massima efficienza se finestre, balconi e porte si trovano su entrambi i lati dell'aula (ventilazione incrociata) e dovrà essere adottata anche con meteo avverso». Da Bolzano a Palermo e non c'è inverno che tenga. Secondo quanto già indicato dal Cts il metro di distanza tra un alunno e l'altro e i due metri dalla cattedra diventano una «raccomandazione». Si legge nel protocollo che «laddove le condizioni strutturali logistiche degli edifici scolastici, legate anche alla disponibilità di risorse umane, non consentano il distanziamento di sicurezza interpersonale, resta necessario mantenere le altre misure di prevenzione a partire dalle mascherine». Sarà la scuola a fornirle e si dovranno tenere al banco anche se c'è il distanziamento. Dovranno usarle i bambini dai sei anni in su, anche se per Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, sarebbero utili anche all'asilo «nei bimbi dai 24 mesi per cercare di rendere più sicura la scuola». Per gli studenti con disabilità e per gli insegnanti di sostegno si potranno sperimentare anche le mascherine trasparenti. «Il ministero è al lavoro da mesi per la ripartenza di settembre», chiarisce il ministro Patrizio Bianchi. «Da febbraio abbiamo sempre guardato a questo obiettivo e ci siamo impegnati costantemente per raggiungerlo, in collaborazione anche con le Regioni e gli enti locali, che ringrazio (anche se l'accordo non è stato ancora raggiunto, ndr). Abbiamo stanziato oltre 2 miliardi per il rientro in sicurezza, compresi 270 milioni per l'edilizia scolastica leggera e l'affitto di spazi ulteriori per la didattica. Fondi che distribuiremo, per la prima volta, tenendo conto in via prioritaria della quantità di alunni presenti sui territori e delle classi numerose». Restano i dubbi sulla quarantena per i vaccinati, sull'obbligo del green pass per i docenti e sulle sanzioni, sospensione dal servizio e stop dello stipendio per assenza ingiustificata dopo cinque giorni senza aver presentato il green pass e multa al preside se non controlla. Presidi e sindacati chiedono di togliere le sanzioni e fare chiarezza se è previsto il licenziamento del personale non in regola. Intanto il ministero ha attivato un help desk per i presidi, i tavoli con i prefetti e consultazioni con enti locali e sindacati.
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.