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2022-12-21
Una vigilia di Natale a tutto pesce in tavola
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Sfogliando il calendario dell’Avvento ci si accorge che ci stiamo avvicinando a grandi passi al Natale. E così si cominciano a progettare i menù delle feste. Quello più problematico di solito è quello della vigilia perché va in tavola il pesce e con i prezzi attuali bisogna fare attenzione. Sapendo un’altra cosa: l’Italia importa oltre il 75% del pesce che consuma e andando in pescheria o al supermercato è bene accertarsi se il pesce che ci viene venduto è fresco, decongelato o proviene da allevamento e se sì da quali allevamenti premesso che la nostra piscicoltura è per qualità e salubrità la migliore del mondo. Per conoscere la provenienza del pescato ci si riferisce alle zone Fao che chi vende il pesce deve esporre come informazione alla clientela e ogni pesce deve portare un cartellino con l’indicazione della zona Fao di provenienza. Questo è l’elenco delle zone Fao di maggiore interesse commerciale: 18 Mar Artico, 21 Atlantico nord occidentale, 27 Mar Baltico e Atlantico nord orientale, 31 Atlantico centro occidentale, 34 Atlantico centro orientale, 37 è la nostra zona Mediterraneo e Mar Nero, 41 Atlantico sud occidentale, 47 Atlantico sud orientale, 48-58-88 Oceano antartico, 61-67-71-77-81-87 Oceano Pacifico. Per avere molte informazioni sui pesci, sulle zone di pesca, per trovare anche ricette e conoscere le pescherie certificate c’è un sito messo in piedi dal Ministero dell’Agricoltura e Sovranità Alimentare e da Unioncamere che si chiama Hellofish che è utilissimo (www.hellofish.it).
Una tendenza di questi ultimi tempi che ha contagiato anche i cuochi iperstellati è quella di tornare a cucinare i pesci di acqua dolce. Molti di questi pesci sono di cattura, la troticoltura italiana tuttavia gode di primati assoluti e si ha un’ottima produzione di diverse specie di pesci di fiume e di lago che sono ottimi. Sono oltretutto una risorsa sostenibile perché non impoverisce la risorsa alimentare marina. L’unica attenzione è avere la mano leggera in cucina perché di solito hanno carni più delicate e dunque non bisogna sovrabbondare con altri sapori. Per affrontare con serenità la spesa e la preparazione della cena della vigilia abbiamo pensato tre menù per quattro persone a un costo totale di 80, 120 e 160 euro (vini esclusi). Ecco le ricette possibili.
In tavola con 80 euro

Paccheri al baccalà (iStock)
Cominciamo con un antipasto sfizioso e ottimo: il tortino di alici.
Servono 500 grammi di alici (circa 6 euro), 150 grammi di pangrattato, erbe aromatiche (prezzemolo, origano, basilico) due spicchi d’aglio, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, mezzo peperoncino, quattro pomodorini ciliegini, sale q.b.
Come si prepara. Bisogna aprire a libro le alici privandole della testa e della lisca centrale e della pinna dorsale. Ora nel mixer si miscela il pangrattato con le erbe aromatiche l’aglio e il peperoncino. Si prendono quattro stampini monoporzione da forno, si ungono e si foderano con le alici si riempiono col pomodorino e il pangrattato aromatizzato. Si sigillano richiudendo sopra la panure le alici, si irrorano di olio extravergine e si va in forno a 180 gradi per un quarto d’ora.
Come primo piatto ecco una pasta sfiziosa che fa contenti tutti: mezze maniche con baccalà e ceci.
Gli ingredienti sono 360 grammi di mezze maniche di grano italiano (1,5 euro), 400 grammi di baccalà dissalato (9 euro), una cipolla bianca generosa di dimensioni, un ciuffo di prezzemolo, 400 grammi di ceci in scatola (2 euro), due filetti di acciughe sottolio, due cucchiai di capperi dissalati, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b.
Si procede mondando il baccalà dalle spine e dalla pelle e facendolo a tocchetti. Si trita finemente la cipolla e si mette a stufare in padella insieme ai due filetti di acciughe in un po’ di olio extravergine di oliva, quando i filetti si sono disfatti si aggiungono i ceci, si fanno insaporire e si aggiunge il baccalà insieme ai capperi che saranno stati dissalati. Si cuociono le mezze maniche e si saltano in padella con il condimento. Si serve guarnendo con prezzemolo tritato.
E veniamo al piatto forte: trote al cartoccio con sformato di cavolfiore.
Per le trote al cartoccio ne servono due di circa 600 grammi l’una (totale 12 euro) poi erbe aromatiche, 8 pomodorini, un peperone giallo, due carote, due coste di sedano, sei cucchiai di olio extravergine di oliva, 60 grammi di burro, sale e pepe q.b.
Per lo sformato di cavolfiore servono: un cavolfiore di circa 600 grammi, un uovo 500 millilitri di latte, due cucchiai di farina, 100 grammi di burro, 100 grammi di Parmigiano Reggiano o Grana Padano, una scamorza bianca, 4 cucchiai di pangrattato (costo totale della ricetta 10 euro).
Come procedere per le trote al cartoccio. Fatevi eviscerare in pescheria le trote poi a casa lavatele e mondatele. Asciugatele e ponetele in due cartocci di foglio di alluminio da forno, massaggiatele con sale, pepe ed erbe aromatiche tritate. Mettete un filo d’olio alla base del cartoccio adagiateci sopra il pesce insieme alle verdure mondate (4 pomodorini, una carota, una costa di sedano, mezzo peperone per ciascun cartoccio). Aggiustate ancora di pepe e sale, mettete uno o due fiocchetti di burro richiudete il cartoccio e infornate a 180 gradi per circa 20 minuti). Nel frattempo fate lessare al dente il cavolfiore che avrete separato cimetta per cimetta. Fate una besciamella con due terzi del burro il latte e la farina aromatizzandola con noce moscata, sale pepe e formaggio grattugiato. Imburrate e impanate una teglia da forno. Scolate il cavolfiore e tritatelo ancora un po’ grossolanamente. Unitelo alla besciamella e al rosso dell’uovo, aggiustate di sale e pepe se serve, mescolate e adagiate nella teglia da forno ricoprendo con fettine di scamorza. Mandate in forno insieme alle trote.
In tavola con 120 euro

Risotto al nero di seppia (iStock)
Partiamo con un antipasto sfizioso: rotolo di salmone o trota affumicata ai formaggi morbidi e insalata russa.
Per il rotolo servono 400 grammi di pesce (circa 25 euro) una robiola da 200 grammi, 250 grammi di mascarpone, erba cipollina, prezzemolo, origano, un limone non trattato, un cucchiaio di olio extravergine di oliva, due cucchiai di granella di pistacchio, paprica e sale q.b.
Per l’insalata russa: 200 grammi di piselli surgelati, tre carote, due patate, un uovo, cetriolini sottaceto, 250 grammi di maionese. Il costo totale della ricetta è attorno ai 35 euro
Procedimento. In una ciotola si mescolano i due formaggi morbidi, con le erbe aromatiche tritate, la paprica un pizzico di sale, la buccia del limone grattugiata e un cucchiaio di olio extravergine. Vanno mescolati bene sino ad ottenere una crema. Su un foglio di carta forno si dispongono le fette di pesce affumicato che vengono ricoperte dalla mousse di formaggi lasciando almeno un paio di centimetri di bordo libero. Con l’aiuto della carta forno si forma il rotolo ben stretto e si passa in frigorifero. Per l’insalata russa. Si lessano le patate, le carote e i piselli. Si fanno le carote a rondelle e le patate tocchetti e a fettine i cetriolini. In una ciotola una volta che le verdure sono fredde si aggiustano di sale e si aggiunge la maionese. A momento di servire si toglie il rotolo dal frigo e dalla carta forno, si guarnisce con la granella di pistacchio.
Per il primo piatto prepariamo un risotto seppie e carciofi.
Servono 600 grammi di seppie, 320 grammi di riso italiano (Carnaroli, Ribe, Arborio, Vialone Nano) 4 carciofi, una carota, due pomodorini, una costa di sedano, una cipolla bianca e almeno 4 cipollotti freschi o due scalogni, un ciuffo di prezzemolo, un limone, 6 cucchiai di olio extravergine di oliva, un bicchiere di vino bianco secco, sale e pepe q.b.
Si procede così. Per prima cosa si netta la seppia e si riduce a tocchetti di non più di mezzo centimetro. Poi si mondano i carciofi e si mettono in acqua acidulata con il limone. Si prepara un brodo vegetale mettendo a bollire sedano, carota, cipolla e pomodorini. In una casseruola si mettono a soffriggere in olio extravergine i cipollotti o gli scalogni tritati finemente. Nel frattempo si tagliano a lamelle i carciofi e si fanno stufare con i cipollotti, si aggiungono le seppie e si cuoce per un paio di minuti. Si aggiunge il riso, si fa tostare si sfuma con il vino bianco e successivamente si va a cottura aggiungendo di quando in quando il brodo vegetale. Si aggiusta di sale e pepe e si serve. Il costo di questa preparazione si aggira sui 20 euro.
Ed ecco il secondo fritto misto di pesce e verdure.
Per questa ricetta servono 12 gamberi, 4 calamari, 12 acciughe, 4 triglie, 4 scampi, due zucchine, 2 carciofi, 2 pomodori verdi, due carote, due uova, 300 gr di farina 0, 150 ml di birra, un uovo, 1,5 litri di olio di girasole alto oleico, sale q.b.
Per prima cosa bisogna mondare i pesci, togliere il carapace ai gamberi e non agli scampi, fare a rondelle i calamari. Una volta puliti si passano in frigo per far loro abbassare la temperatura. Si puliscono le verdure e si fanno a fettine sottili. Ora si prepara la pastella per le verdure. Fate in modo che la birra sia freddissima e usate se potete una bastardella di acciaio anch’essa freddissima. Mescolate 200 gr di farina con l’uovo con una frusta e poi fate cadere a filo la birra sempre mescolando in modo che non si formino grumi. Ora preparata la pastella mettetela in frigo. Scaldate in una capace padella l’olio per la frittura, infarinate i pesci e friggeteli un po’ per volta. Copriteli con carta assorbente e ora friggete le verdure passandole in pastella. Solo all’ultimo aggiustate di sale. Il costo di questa ricetta è sui 60 euro.
In tavola con 160 euro

Linguine all'astice (iStock)
Cominciamo con un classico che sembra complicato. Non è così e soprattutto dà sprint al pasto: insalata di mare.
Servono 3 calamari, una ventina di gamberi, due seppioline, 400 grammi di cozze, 2 totani, 3 carote, 3 coste di sedano, 2 pomodorini, 4 cucchiai di olive taggiasche (meglio se denocciolate), se piacciono due cipolline fresche, un ciuffo di prezzemolo, 2 foglie di alloro, 2 spicchi d’aglio, un peperoncino, pepe in grani, 120 grammi di olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b.
Si procede pulendo i molluschi, togliendo il carapace ai gamberi e si fa un court buillon con una cipolla, una costa di sedano, una carota, i pomodorini, il pepe in grani e le foglie di alloro dove si lessano, rispettando i diversi tempi di cottura, i molluschi. In una padella a parte. Si scolano e si lasciano raffreddare. Nel frattempo si mondano le carote, il sedano, i cipollotti (se piacciono) e si fanno a lamelle. Si tagliano a rondelle i calamari, i totani, le seppie. In una padella si fanno aprire le cozze con aglio, peperoncino e un cucchiaio di olio extravergine. Una volta aperte si sgusciano. In una zuppiera si raccolgono tutti i molluschi, i gamberi, le cozze, le verdure, le olive e si condisce con extravergine, sale e pepe. Il costo di questa preparazione si aggira sui 50 euro.
Facciamo un primo piatto molto scenografico: spaghetti all’astice.
Ci servono: 360 grammi di spaghetti, due astici per circa 1 chilo, 700 grammi di passata di pomodoro, un bicchiere di vino bianco secco due spicchi d’aglio, un mezzo peperoncino, uno scalogno, un ciuffo di prezzemolo, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale q.b.
Procedimento. In una padella capace si scalda l’olio con l’aglio e il peperoncino e lo scalogno tritato finemente. Quando l’aglio è dorato si elimina, si aggiungono gli astici divisi a metà per la lunghezza e si sfuma col vino bianco. A questo punto si aggiunge la passata di pomodoro aggiustando di sale, s’incoperchia e si lascia sobbollire per una decina di minuti. Nel frattempo si cuociono gli spaghetti. Si scolano. Si tolgono gli astici dal sugo e si saltano gli spaghetti nella salsa Impiattando si serve un mezzo astice a porzione con gli spaghetti guarnendo col prezzemolo tritato. Questa preparazione ha un costo sui 70 euro.
Ed eccoci al secondo piatto: razza al burro nero con purè di carote. È una ricetta simil francese che nobilita un pesce insolito.
Vediamo cosa ci serve: ali di razza per almeno 1,2 chili, una cipolla rossa, un limone, un bouquet guarnì di timo, alloro, prezzemolo e altro prezzemolo per decorare, due cucchiai di capperi sotto sale, mezzo bicchiere di aceto bianco, pepe in grani, sale e pepe di mulinello q.b, un bicchierino di cognac o brandy, 150 grammi di burro. Per il purè di carote 700 grammi di carote, 80 grammi di burro, 6 cucchiai di Parmigiano Reggiano o Grana Padano, 150 millilitri di latte intero, sale e noce moscata q.b.
Procedimento mettere a bollire partendo da acqua fredda e aceto la razza con il bouquet guarnì, il pepe in grani salando leggermente. Nel frattempo fare il resto del prezzemolo a trito fine. Mondare le carote tagliarle a pezzetti e farle lessare in acqua leggermente salata. Una volta che la razza è cotta scolarla, asciugarla e in una capace padella fare fondere 150 grammi di burro fino al color nocciola dove si stufa la cipolla tagliata finemente. Ora adagiarvi le ali di razza, sfumare col cognac, aggiustare di pepe e sale e guarnire col prezzemolo e i capperi che saranno stati dissalati tritati. Per fare il purè una volta lessate le carote schiacciatele con la forchetta e in un tegamino fate fondere il burro, passateci le carote aggiungendo il latte, il formaggio grattugiato, la noce moscata, aggiustando di sale mantecate con un cucchiaio di legno montando il purè. Questa ricetta ha un costo attorno ai 35 euro.
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Ecco tre menù differenziati per prezzo (80, 120 e 160 euro) che possono accontentare quattro persone per la cena del 24 dicembre. Sono ricette molto semplici che sfruttano anche il pescato di acqua dolce tornato in voga come risorsa sostenibile. Ecco qualche consiglio per fare gli acquisti al meglio.Sfogliando il calendario dell’Avvento ci si accorge che ci stiamo avvicinando a grandi passi al Natale. E così si cominciano a progettare i menù delle feste. Quello più problematico di solito è quello della vigilia perché va in tavola il pesce e con i prezzi attuali bisogna fare attenzione. Sapendo un’altra cosa: l’Italia importa oltre il 75% del pesce che consuma e andando in pescheria o al supermercato è bene accertarsi se il pesce che ci viene venduto è fresco, decongelato o proviene da allevamento e se sì da quali allevamenti premesso che la nostra piscicoltura è per qualità e salubrità la migliore del mondo. Per conoscere la provenienza del pescato ci si riferisce alle zone Fao che chi vende il pesce deve esporre come informazione alla clientela e ogni pesce deve portare un cartellino con l’indicazione della zona Fao di provenienza. Questo è l’elenco delle zone Fao di maggiore interesse commerciale: 18 Mar Artico, 21 Atlantico nord occidentale, 27 Mar Baltico e Atlantico nord orientale, 31 Atlantico centro occidentale, 34 Atlantico centro orientale, 37 è la nostra zona Mediterraneo e Mar Nero, 41 Atlantico sud occidentale, 47 Atlantico sud orientale, 48-58-88 Oceano antartico, 61-67-71-77-81-87 Oceano Pacifico. Per avere molte informazioni sui pesci, sulle zone di pesca, per trovare anche ricette e conoscere le pescherie certificate c’è un sito messo in piedi dal Ministero dell’Agricoltura e Sovranità Alimentare e da Unioncamere che si chiama Hellofish che è utilissimo (www.hellofish.it).Una tendenza di questi ultimi tempi che ha contagiato anche i cuochi iperstellati è quella di tornare a cucinare i pesci di acqua dolce. Molti di questi pesci sono di cattura, la troticoltura italiana tuttavia gode di primati assoluti e si ha un’ottima produzione di diverse specie di pesci di fiume e di lago che sono ottimi. Sono oltretutto una risorsa sostenibile perché non impoverisce la risorsa alimentare marina. L’unica attenzione è avere la mano leggera in cucina perché di solito hanno carni più delicate e dunque non bisogna sovrabbondare con altri sapori. Per affrontare con serenità la spesa e la preparazione della cena della vigilia abbiamo pensato tre menù per quattro persone a un costo totale di 80, 120 e 160 euro (vini esclusi). Ecco le ricette possibili.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/una-vigilia-di-natale-a-tutto-pesce-in-tavola-2658995442.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-tavola-con-80-euro" data-post-id="2658995442" data-published-at="1671640542" data-use-pagination="False"> In tavola con 80 euro Paccheri al baccalà (iStock) Cominciamo con un antipasto sfizioso e ottimo: il tortino di alici.Servono 500 grammi di alici (circa 6 euro), 150 grammi di pangrattato, erbe aromatiche (prezzemolo, origano, basilico) due spicchi d’aglio, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, mezzo peperoncino, quattro pomodorini ciliegini, sale q.b.Come si prepara. Bisogna aprire a libro le alici privandole della testa e della lisca centrale e della pinna dorsale. Ora nel mixer si miscela il pangrattato con le erbe aromatiche l’aglio e il peperoncino. Si prendono quattro stampini monoporzione da forno, si ungono e si foderano con le alici si riempiono col pomodorino e il pangrattato aromatizzato. Si sigillano richiudendo sopra la panure le alici, si irrorano di olio extravergine e si va in forno a 180 gradi per un quarto d’ora.Come primo piatto ecco una pasta sfiziosa che fa contenti tutti: mezze maniche con baccalà e ceci.Gli ingredienti sono 360 grammi di mezze maniche di grano italiano (1,5 euro), 400 grammi di baccalà dissalato (9 euro), una cipolla bianca generosa di dimensioni, un ciuffo di prezzemolo, 400 grammi di ceci in scatola (2 euro), due filetti di acciughe sottolio, due cucchiai di capperi dissalati, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b.Si procede mondando il baccalà dalle spine e dalla pelle e facendolo a tocchetti. Si trita finemente la cipolla e si mette a stufare in padella insieme ai due filetti di acciughe in un po’ di olio extravergine di oliva, quando i filetti si sono disfatti si aggiungono i ceci, si fanno insaporire e si aggiunge il baccalà insieme ai capperi che saranno stati dissalati. Si cuociono le mezze maniche e si saltano in padella con il condimento. Si serve guarnendo con prezzemolo tritato.E veniamo al piatto forte: trote al cartoccio con sformato di cavolfiore.Per le trote al cartoccio ne servono due di circa 600 grammi l’una (totale 12 euro) poi erbe aromatiche, 8 pomodorini, un peperone giallo, due carote, due coste di sedano, sei cucchiai di olio extravergine di oliva, 60 grammi di burro, sale e pepe q.b.Per lo sformato di cavolfiore servono: un cavolfiore di circa 600 grammi, un uovo 500 millilitri di latte, due cucchiai di farina, 100 grammi di burro, 100 grammi di Parmigiano Reggiano o Grana Padano, una scamorza bianca, 4 cucchiai di pangrattato (costo totale della ricetta 10 euro).Come procedere per le trote al cartoccio. Fatevi eviscerare in pescheria le trote poi a casa lavatele e mondatele. Asciugatele e ponetele in due cartocci di foglio di alluminio da forno, massaggiatele con sale, pepe ed erbe aromatiche tritate. Mettete un filo d’olio alla base del cartoccio adagiateci sopra il pesce insieme alle verdure mondate (4 pomodorini, una carota, una costa di sedano, mezzo peperone per ciascun cartoccio). Aggiustate ancora di pepe e sale, mettete uno o due fiocchetti di burro richiudete il cartoccio e infornate a 180 gradi per circa 20 minuti). Nel frattempo fate lessare al dente il cavolfiore che avrete separato cimetta per cimetta. Fate una besciamella con due terzi del burro il latte e la farina aromatizzandola con noce moscata, sale pepe e formaggio grattugiato. Imburrate e impanate una teglia da forno. Scolate il cavolfiore e tritatelo ancora un po’ grossolanamente. Unitelo alla besciamella e al rosso dell’uovo, aggiustate di sale e pepe se serve, mescolate e adagiate nella teglia da forno ricoprendo con fettine di scamorza. 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Il costo totale della ricetta è attorno ai 35 euroProcedimento. In una ciotola si mescolano i due formaggi morbidi, con le erbe aromatiche tritate, la paprica un pizzico di sale, la buccia del limone grattugiata e un cucchiaio di olio extravergine. Vanno mescolati bene sino ad ottenere una crema. Su un foglio di carta forno si dispongono le fette di pesce affumicato che vengono ricoperte dalla mousse di formaggi lasciando almeno un paio di centimetri di bordo libero. Con l’aiuto della carta forno si forma il rotolo ben stretto e si passa in frigorifero. Per l’insalata russa. Si lessano le patate, le carote e i piselli. Si fanno le carote a rondelle e le patate tocchetti e a fettine i cetriolini. In una ciotola una volta che le verdure sono fredde si aggiustano di sale e si aggiunge la maionese. A momento di servire si toglie il rotolo dal frigo e dalla carta forno, si guarnisce con la granella di pistacchio.Per il primo piatto prepariamo un risotto seppie e carciofi.Servono 600 grammi di seppie, 320 grammi di riso italiano (Carnaroli, Ribe, Arborio, Vialone Nano) 4 carciofi, una carota, due pomodorini, una costa di sedano, una cipolla bianca e almeno 4 cipollotti freschi o due scalogni, un ciuffo di prezzemolo, un limone, 6 cucchiai di olio extravergine di oliva, un bicchiere di vino bianco secco, sale e pepe q.b.Si procede così. Per prima cosa si netta la seppia e si riduce a tocchetti di non più di mezzo centimetro. Poi si mondano i carciofi e si mettono in acqua acidulata con il limone. Si prepara un brodo vegetale mettendo a bollire sedano, carota, cipolla e pomodorini. In una casseruola si mettono a soffriggere in olio extravergine i cipollotti o gli scalogni tritati finemente. Nel frattempo si tagliano a lamelle i carciofi e si fanno stufare con i cipollotti, si aggiungono le seppie e si cuoce per un paio di minuti. Si aggiunge il riso, si fa tostare si sfuma con il vino bianco e successivamente si va a cottura aggiungendo di quando in quando il brodo vegetale. Si aggiusta di sale e pepe e si serve. Il costo di questa preparazione si aggira sui 20 euro.Ed ecco il secondo fritto misto di pesce e verdure.Per questa ricetta servono 12 gamberi, 4 calamari, 12 acciughe, 4 triglie, 4 scampi, due zucchine, 2 carciofi, 2 pomodori verdi, due carote, due uova, 300 gr di farina 0, 150 ml di birra, un uovo, 1,5 litri di olio di girasole alto oleico, sale q.b.Per prima cosa bisogna mondare i pesci, togliere il carapace ai gamberi e non agli scampi, fare a rondelle i calamari. Una volta puliti si passano in frigo per far loro abbassare la temperatura. Si puliscono le verdure e si fanno a fettine sottili. Ora si prepara la pastella per le verdure. Fate in modo che la birra sia freddissima e usate se potete una bastardella di acciaio anch’essa freddissima. Mescolate 200 gr di farina con l’uovo con una frusta e poi fate cadere a filo la birra sempre mescolando in modo che non si formino grumi. Ora preparata la pastella mettetela in frigo. Scaldate in una capace padella l’olio per la frittura, infarinate i pesci e friggeteli un po’ per volta. Copriteli con carta assorbente e ora friggete le verdure passandole in pastella. Solo all’ultimo aggiustate di sale. Il costo di questa ricetta è sui 60 euro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/una-vigilia-di-natale-a-tutto-pesce-in-tavola-2658995442.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="in-tavola-con-160-euro" data-post-id="2658995442" data-published-at="1671640542" data-use-pagination="False"> In tavola con 160 euro Linguine all'astice (iStock) Cominciamo con un classico che sembra complicato. Non è così e soprattutto dà sprint al pasto: insalata di mare.Servono 3 calamari, una ventina di gamberi, due seppioline, 400 grammi di cozze, 2 totani, 3 carote, 3 coste di sedano, 2 pomodorini, 4 cucchiai di olive taggiasche (meglio se denocciolate), se piacciono due cipolline fresche, un ciuffo di prezzemolo, 2 foglie di alloro, 2 spicchi d’aglio, un peperoncino, pepe in grani, 120 grammi di olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b.Si procede pulendo i molluschi, togliendo il carapace ai gamberi e si fa un court buillon con una cipolla, una costa di sedano, una carota, i pomodorini, il pepe in grani e le foglie di alloro dove si lessano, rispettando i diversi tempi di cottura, i molluschi. In una padella a parte. Si scolano e si lasciano raffreddare. Nel frattempo si mondano le carote, il sedano, i cipollotti (se piacciono) e si fanno a lamelle. Si tagliano a rondelle i calamari, i totani, le seppie. In una padella si fanno aprire le cozze con aglio, peperoncino e un cucchiaio di olio extravergine. Una volta aperte si sgusciano. In una zuppiera si raccolgono tutti i molluschi, i gamberi, le cozze, le verdure, le olive e si condisce con extravergine, sale e pepe. Il costo di questa preparazione si aggira sui 50 euro.Facciamo un primo piatto molto scenografico: spaghetti all’astice.Ci servono: 360 grammi di spaghetti, due astici per circa 1 chilo, 700 grammi di passata di pomodoro, un bicchiere di vino bianco secco due spicchi d’aglio, un mezzo peperoncino, uno scalogno, un ciuffo di prezzemolo, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale q.b.Procedimento. In una padella capace si scalda l’olio con l’aglio e il peperoncino e lo scalogno tritato finemente. Quando l’aglio è dorato si elimina, si aggiungono gli astici divisi a metà per la lunghezza e si sfuma col vino bianco. A questo punto si aggiunge la passata di pomodoro aggiustando di sale, s’incoperchia e si lascia sobbollire per una decina di minuti. Nel frattempo si cuociono gli spaghetti. Si scolano. Si tolgono gli astici dal sugo e si saltano gli spaghetti nella salsa Impiattando si serve un mezzo astice a porzione con gli spaghetti guarnendo col prezzemolo tritato. Questa preparazione ha un costo sui 70 euro.Ed eccoci al secondo piatto: razza al burro nero con purè di carote. È una ricetta simil francese che nobilita un pesce insolito. Vediamo cosa ci serve: ali di razza per almeno 1,2 chili, una cipolla rossa, un limone, un bouquet guarnì di timo, alloro, prezzemolo e altro prezzemolo per decorare, due cucchiai di capperi sotto sale, mezzo bicchiere di aceto bianco, pepe in grani, sale e pepe di mulinello q.b, un bicchierino di cognac o brandy, 150 grammi di burro. Per il purè di carote 700 grammi di carote, 80 grammi di burro, 6 cucchiai di Parmigiano Reggiano o Grana Padano, 150 millilitri di latte intero, sale e noce moscata q.b.Procedimento mettere a bollire partendo da acqua fredda e aceto la razza con il bouquet guarnì, il pepe in grani salando leggermente. Nel frattempo fare il resto del prezzemolo a trito fine. Mondare le carote tagliarle a pezzetti e farle lessare in acqua leggermente salata. Una volta che la razza è cotta scolarla, asciugarla e in una capace padella fare fondere 150 grammi di burro fino al color nocciola dove si stufa la cipolla tagliata finemente. Ora adagiarvi le ali di razza, sfumare col cognac, aggiustare di pepe e sale e guarnire col prezzemolo e i capperi che saranno stati dissalati tritati. Per fare il purè una volta lessate le carote schiacciatele con la forchetta e in un tegamino fate fondere il burro, passateci le carote aggiungendo il latte, il formaggio grattugiato, la noce moscata, aggiustando di sale mantecate con un cucchiaio di legno montando il purè. Questa ricetta ha un costo attorno ai 35 euro.
Giuseppe Conte, presidente M5s, durante la cerimonia del 25 aprile a Napoli (Ansa)
E lo hanno fatto con la solidarietà tanto della Fiom quanto del Movimento 5 stelle che, mentre Giuseppe Conte veste i panni dell’antifascista difendendo la Costituzione e prendendosela con il presidente del Senato, Ignazio La Russa, con la portavoce pentastellata a Montecitorio Stefania Ascari esprime «piena solidarietà ai militanti e alle militanti dei Carc».
Dopo le perquisizioni a Napoli e Firenze (sono le due regioni, Toscana e Campania, dove il Partito dei comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo) con sei inquisiti (c’è anche un ragazzino) i Carc hanno fatto un salto di qualità e si pongono alla testa del movimento antagonista. L’accusa contro di loro è pesantissima. Nel decreto di perquisizione della Procura di Napoli che si è esteso Firenze - lì è indagato il capo storico, Paolo Babini - si legge: «Agiscono con finalità di terrorismo e si richiamano alle Brigate rosse di cui fanno apologia». Il salto di qualità si avverte. Dopo aver dichiarato che «la giornata del 25 aprile è una giornata di lotta contro chi si sottomette ai gruppi imperialisti Usa e ai sionisti, per prendere di mira i consolati Usa, sionisti e le prefetture, bloccare tutto e cacciare il governo fascista di Giorgia Meloni», hanno usato le manifestazioni per la Liberazione come raduni di propaganda e reclutamento. La Digos e i carabinieri hanno spedito alla Procura di Napoli ieri un rapporto in cui si legge: «Le conversazioni tra i militanti dei Carc documentano un modello strutturato di indottrinamento giovanile, l’inserimento graduale in attività operative, l’affiancamento di militanti esperti, la formazione ideologica attraverso l’azione, l’utilizzo dei giovani come moltiplicatori del consenso».
A questa galassia, dopo la solidarietà dell’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che fu eletto anche con il sostegno dei Carc, giungono parole di «conforto» dai 5 stelle e dai metalmeccanici della Cgil. Per chi negli Anni di piombo c’era fa male passare dalle 5 stelle alla stella a cinque punte e ricordarsi che nelle fabbriche fino a quando non fu ammazzato Guido Rossa si diceva che le Br erano «compagni che sbagliano». Anche perché l’inchiesta di Napoli sta assumendo contorni preoccupanti.
Nonostante questo Stefania Ascari, onorevole M5s, ha spedito questo messaggio ai Carc partenopei: «Quello che è avvenuto (le perquisizioni e l’indagine, ndr) è gravissimo, ha un evidente peso politico e si inserisce in un clima in cui ogni voce critica viene infamata, delegittimata e criminalizzata. Terrorista è chi si schiera con chi ha le mani sporche di sangue in un genocidio, con chi sta devastando il Medio Oriente con crimini di guerra e contro l’umanità, non chi lotta per la pace, i diritti e la giustizia sociale. Questa deriva è allarmante e ci spinge a non abbassare la guardia, ma a continuare a far sentire la nostra voce con ancora più determinazione. Vi sono vicina».
Non diverso il tono della Fiom dello stabilimento Baker Hughes di Casavatore, che «esprime piena solidarietà ai compagni del Partito dei Carc, colpiti dalle recenti perquisizioni avvenute a Napoli e Firenze e al compagno Vincenzo Iossa. Parliamo di persone che, nella nostra vertenza sul licenziamento del compagno Massimo Vasaturo, sono state presenti per giorni davanti ai cancelli, dando un contributo concreto di solidarietà e partecipazione. Esprimiamo inoltre forte preoccupazione per gli effetti dei recenti decreti Sicurezza che stanno introducendo misure sempre più restrittive sulle manifestazioni e sulle forme di dissenso».
Ma dissenso c’è anche nell’area antagonista. Il Pmli - i marxisti leninisti - rimproverano ai Carc di aver partecipato il 19 marzo alla Camera a un convegno promosso da Stefania Ascari a cui erano presenti «otto fra deputati e deputate 5 stelle tra cui Ilaria Cucchi di Avs e Maurizio Acerbo segretario del Prc». Secondo i marxisti - leninisti i Carc si stanno svendendo alla borghesia perché «occorre marcare una netta differenza tra le istituzioni rappresentative borghesi e chi vuole davvero il socialismo. È essenziale dare alle masse popolari - a partire da coloro che si professano “comunisti”, anticapitalisti e rivoluzionari - e agli astensionisti di sinistra, una vera coscienza di classe anticapitalista capace di abbracciare attivamente la lotta per il socialismo e il potere politico del proletariato».
Non sono purtroppo parole inedite. La Procura di Napoli sta conducendo indagini anche sui legami tra i Carc e ambienti dell’islamismo estremista che si trincera dietro le posizioni radicali dei pro Pal. Sotto i riflettori, oltre al reclutamento da parte dei «comunisti», ci sono anche i contatti con gli ambienti di Mohammad Hannoun.
Ieri a Roma, in zona Piramide, gli anarchici che esaltavano Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due saltati per aria mentre costruivano una bomba, i pro Pal che inneggiavano alla «Palestina libera dal fiume fino al mare» e chiedevano la liberazione di Mohammad Hannoun si muovevano dietro la regia dei Carc nel corteo del 25 aprile.
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Ansa
Naviga nell’incertezza il rilancio dei colloqui tra Washington e Teheran. Ieri, Donald Trump ha annullato il viaggio di Steve Witkoff e Jared Kushner a Islamabad. «Ho detto ai miei poco fa che si stavano preparando a partire: “No, non fate un volo di 18 ore per andare laggiù. Abbiamo tutte le carte in mano. Possono chiamarci quando vogliono, ma non farete più voli di 18 ore per sedervi a parlare del niente”», ha dichiarato il presidente americano, parlando con la corrispondente di Fox News, Aishah Hasnie. «Non vedo il senso di farli partire per un volo di 18 ore nella situazione attuale. È troppo lungo. Possiamo farlo altrettanto bene al telefono. Gli iraniani possono chiamarci se vogliono», ha aggiunto Trump, in un’intervista con il giornalista di Axios, Barak Ravid, per poi escludere che, almeno per ora, abbia intenzione di riprendere la guerra contro la Repubblica islamica. «Ho appena annullato il viaggio dei miei rappresentanti a Islamabad, in Pakistan, per incontrare gli iraniani. Troppo tempo sprecato in viaggio, troppo lavoro! Oltretutto, c’è un’enorme lotta intestina e confusione all’interno della loro “leadership”. Nessuno sa chi sia al comando, nemmeno loro. Inoltre, noi abbiamo tutte le carte in mano, loro nessuna! Se vogliono parlare, non devono far altro che telefonare!», ha anche dichiarato su Truth.
La decisione di Trump è arrivata dopo che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aveva lasciato Islamabad, dove, alcune ore prima, aveva incontrato il capo delle Forze di difesa pakistane, Asim Munir, e il premier pakistano, Shehbaz Sharif, presentando loro la posizione negoziale di Teheran nei confronti di Washington. «Abbiamo ribadito alla leadership pakistana il nostro impegno per la proposta articolata in dieci punti. Siamo pronti a negoziare ma non ci arrenderemo», aveva dichiarato, a tal proposito, una fonte iraniana. Il riferimento era probabilmente alla proposta che Teheran aveva presentato a inizio aprile, sulla cui base la Repubblica islamica punterebbe a ottenere il controllo di Hormuz, la possibilità di arricchire l’uranio, la revoca delle sanzioni e il ritiro delle truppe statunitensi dalla regione.
In realtà, poco prima che Trump annunciasse l’annullamento del viaggio di Witkoff e Kushner, dei funzionari pakistani avevano fatto sapere ad Al Arabiya che Araghchi avrebbe fatto ritorno a Islamabad già nella giornata di oggi: il che aveva fatto supporre che, all’inizio della prossima settimana, il ministro iraniano avrebbe potuto avere dei colloqui con gli inviati del presidente americano. L’intervista di Trump a Fox News e ad Axios ha tuttavia annullato questa eventualità. A meno di svolte impreviste nelle prossime ore, sembra nuovamente allontanarsi il secondo round di colloqui tra americani e iraniani. Tutto questo, nonostante, come abbiamo visto, Trump non abbia per il momento chiuso alla diplomazia, negando di voler riprendere la guerra e dicendosi aperto a trattative telefoniche. In serata, peraltro, il tycoon ha ricambiato le carte: «Stranamente, dieci minuti dopo che ho cancellato il viaggio dei miei inviati», gli iraniani «ci hanno mandato» un documento diverso.
Le posizioni restano comunque distanti. Gli Usa vogliono infatti che l’Iran rinunci all’arricchimento dell’uranio, consegnando le sue scorte, e che apra lo Stretto di Hormuz. Teheran, dal canto suo, esige che Washington revochi il blocco che ha imposto ai porti iraniani: una misura che tuttavia Trump intende mantenere in vigore come strumento di pressione negoziale sulla Repubblica islamica. In questo quadro, dopo aver lasciato Islamabad, Araghchi ha detto di dover «ancora verificare se gli Usa prendano davvero sul serio la diplomazia».
Il paradosso è che proprio la debolezza del regime khomeinista sta mettendo in difficoltà la Casa Bianca. Washington si trova infatti davanti a un interlocutore dilaniato tra vari centri di potere: il governo iraniano è infatti spaccato tra un’ala dialogante che, gravitante attorno al presidente Masoud Pezeshkian, auspica un accordo diplomatico temendo la pressione economica statunitense, e un’altra, legata ai pasdaran, che promuove la linea dura nei confronti degli Stati Uniti (guarda caso, ieri le Guardie della rivoluzione hanno dichiarato che il controllo di Hormuz è la «strategia definitiva dell’Iran islamico»). È probabilmente anche per non essere riuscito a trovare una sintesi tra queste due posizioni opposte che il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, si è dimesso da capo del team negoziale di Teheran.
In teoria, questo dovrebbe avvantaggiare Trump. In pratica, la situazione è più complessa. Il presidente americano ha fretta sia di evitare il pantano che di far abbassare il costo dell’energia: i prezzi alti della benzina negli Stati Uniti rappresentano infatti un rischio, per il Partito repubblicano, in vista delle elezioni di Midterm. Dal canto suo, anche Pezeshkian ha fretta, ritenendo che, senza una celere revoca delle sanzioni americane, l’economia iraniana possa collassare nel giro di poche settimane. Chi non ha fretta sono invece i pasdaran, che vogliono giocarsi il tutto per tutto. Sanno infatti che un eventuale accordo tra Washington e Teheran minerebbe il potere che si sono costruiti nel corso degli ultimi decenni.
Strana corsa per sminare Hormuz. Berlino schiera già le navi in mare
Il blocco navale nello Stretto di Hormuz resta operativo e, nonostante i segnali di distensione diplomatica, la dimensione militare continua a dominare lo scenario. A confermarlo è il Comando centrale degli Stati Uniti, secondo cui le operazioni ordinate dal presidente Donald Trump proseguono senza interruzioni, anche alla luce della proroga del cessate il fuoco e della prevista ripresa dei negoziati in Pakistan. Le immagini diffuse dall’esercito americano mostrano il cacciatorpediniere USS Rafael Peralta impegnato nell’intercettazione di un mercantile battente bandiera iraniana, a conferma di un dispositivo di controllo sempre più capillare. Dall’avvio delle operazioni, lo scorso 13 aprile, almeno 29 imbarcazioni dirette o provenienti dai porti iraniani sono state costrette a interrompere la navigazione. Il bilancio include una nave cargo sequestrata con l’uso della forza e una petroliera sospettata di trasportare greggio. Secondo il dipartimento del Tesoro statunitense, il blocco sarebbe in grado di paralizzare fino al 90% del commercio marittimo di Teheran, una misura che le autorità iraniane hanno definito un vero e proprio «attentato» alla sicurezza nazionale.Le ripercussioni sul traffico globale sono già evidenti. Almeno 43 navi portacontainer appartenenti alle principali compagnie mondiali restano bloccate nel Golfo Persico. I grandi operatori del settore, da Cma Cgm a Cosco, da Hapag-Lloyd a Msc, hanno sospeso i servizi nella regione fin dall’inizio delle ostilità, provocando ritardi e un aumento dei costi lungo le catene logistiche internazionali. Alcune unità sono riuscite a lasciare l’area in sicurezza, ma due navi Msc risultano sequestrate dalle autorità iraniane. In questo contesto, emerge con forza un elemento che accomuna le principali potenze coinvolte: l’attivismo crescente sul fronte dello sminamento dello Stretto di Hormuz. Il Giappone sta valutando l’invio di dragamine delle Forze marittime di autodifesa, rispondendo anche alle sollecitazioni americane a contribuire alla sicurezza della navigazione. In questo contesto, Takayuki Kobayashi, presidente del Policy research council del Partito liberaldemocratico, ha sollecitato l’esecutivo a prendere in considerazione questa opzione, sottolineando come si tratti di «una delle possibili misure per proteggere gli interessi nazionali del Giappone nel rispetto dei vincoli normativi». Anche la Turchia si dice pronta a entrare in gioco. Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha indicato la disponibilità di Ankara a partecipare a un’eventuale missione multinazionale di sminamento, subordinata però al raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran. L’ipotesi è quella di un team tecnico internazionale incaricato di ripulire le acque da ordigni e garantire la sicurezza del traffico marittimo, elemento essenziale per la stabilità economica globale. Sul fronte europeo, la Germania ha già avviato i preparativi. Il ministro della Difesa Boris Pistorius ha annunciato l’invio di un dragamine nel Mediterraneo, primo passo verso un possibile dispiegamento nello Stretto di Hormuz. L’unità sarà affiancata da una nave comando e logistica, segnale di una pianificazione operativa concreta in vista di un’eventuale missione. Anche l’Italia si prepara a giocare un ruolo diretto. Secondo quanto emerge, la Marina militare sarebbe pronta a partecipare a una missione internazionale nello Stretto di Hormuz con un dispositivo composto da quattro unità navali, rafforzando ulteriormente il fronte occidentale impegnato nella messa in sicurezza della rotta. Il quadro che emerge è quello di una crescente convergenza internazionale su un punto chiave: la necessità di mettere in sicurezza lo Stretto attraverso operazioni di sminamento coordinate. Se il blocco navale rappresenta oggi lo strumento di pressione principale, è proprio la bonifica delle acque che si profila come la vera partita strategica dei prossimi mesi.
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Mario Fresa (Ansa)
Dalle registrazioni emergevano comportamenti da parte della toga certamente poco edificante per l’immagine della categoria. In una di esse Fresa litigava con l’amante e con i carabinieri, intervenuti per sedare la rissa, aveva accusato la donna di avere «dei precedenti». Lei rispondeva dandogli del «puttaniero», senza che lui si scomponesse.
In effetti, qualche mese prima, in un altro audio, il magistrato aveva proposto a B. (così si legge in una denuncia della donna): «Dai facciamo una cosa pazza […] chiamiamo qualcuna». Un’offerta che sarebbe stata prontamente rispedita al mittente: «Non è normale che mi proponi di chiamare una prostituta per scopare adesso con noi dal nulla. C’è nostro figlio a casa».
Altrettanto sconcertante è la registrazione in cui si sente Fresa rivolgersi al figlio, all’epoca cinquenne, con queste parole: «Tua madre è la classica straniera morta di fame che viene in Italia, si sposa un ricco e famoso e dopodiché gli rovina la vita e si vuole fottere pure il patrimonio. Questo è mamma tua. Però con me purtroppo ha sbagliato».
Il 16 marzo scorso l’ex consorte è stata convocata dai carabinieri per l’identificazione e la nomina del difensore in quanto indagata per inosservanza al provvedimento del giudice civile che aveva prescritto l’affido condiviso del figlio, respingendo le richieste di B..
La lunga querelle giudiziaria della coppia è iniziata nel 2020, quando l’ex compagna denunciò Fresa per lesioni dopo essere stata colpita violentemente alla tempia, durante una colluttazione. Il colpo, come documentano alcune foto, causò alla donna un’«ematoma al volto con rigonfiamento all’altezza dell’arcata sopraccigliare». Il procedimento penale si risolse con il proscioglimento di Fresa dopo che B. aveva ritirato la denuncia. Il magistrato è stato archiviato anche in altri due inchieste penali (una a Roma e una a Civitavecchia) in cui gli venivano contestati maltrattamenti in famiglia.
Uno dei due era stato avviato da un’ulteriore querela dell’ex moglie.
Il gip, che, lo scorso ottobre, ha archiviato l’ultimo fascicolo, ammetteva che «le 28 registrazioni effettuate dalla querelante nel corso di circa 4 anni» documentavano «il coinvolgimento del figlio minore nelle dinamiche conflittuali che agitavano i genitori», ma sosteneva che «alcune frasi obiettivamente ingiuriose e denigratorie pronunciate da Fresa nei confronti» dell’ex consorte, «in alcune occasioni anche alla presenza del figlio o della collaboratrice domestica», non consentivano, «per la loro episodicità e per la valutazione resa dal consulente tecnico d’ufficio nel giudizio civile, di […] ricondurre le condotte nell’ambito dell’ipotesi delittuosa di maltrattamenti in famiglia».
Il 30 gennaio scorso B. è tornata alla carica, convinta della pericolosità dell’ex marito. Ha chiesto ai magistrati di Roma di valutare un’eventuale responsabilità penale di Fresa per «maltrattamenti, almeno sotto il profilo psicologico, in danno del bambino» e ha denunciato «l’ambiente e le condizioni di vita che lo stesso Fresa ha creato e tollera nella sua abitazione di Roma, tali da porre a rischio lo sviluppo armonico e ordinato della personalità morale e psicologica» del figlio.
Pur di fronte a una situazione tanto complessa, a dicembre, il Csm ha archiviato la pratica per incompatibilità ambientale aperta nei confronti di Fresa a seguito della pubblicazione di un articolo relativo all’inchiesta di Civitavecchia (al centro un ulteriore «incidente» occorso a un’altra amante). Determinante per l’archiviazione si è rivelata la posizione del procuratore generale della Cassazione, Piero Gaeta: la toga ha evidenziato la mancanza dello «strepitus» mediatico, decisivo per il riconoscimento dell’incompatibilità ambientale, ma ha anche scelto di non promuovere alcuna azione disciplinare e ha giustificato tale decisione con le richieste di archiviazione in sede penale. In più, ha assicurato di avere «limitato le funzioni interne» di Fresa in ragione delle «problematiche che erano emerse e che ora si sono ripetute».
Dopo questa «arringa» Palazzo Bachelet ha riconosciuto che «i fatti posti all’attenzione dell’autorità giudiziaria di Civitavecchia non risultano oggetto di alcuna divulgazione» e ha disposto l’archiviazione.
Fresa ha salvato posto di lavoro e stipendio.
Adesso la Procura generale della Cassazione è ritornata sui suoi passi e ha aperto un nuovo procedimento disciplinare, il 4/26 D.
La ex moglie è stata convocata il 14 maggio «per essere sentita quale persona informata dei fatti» dagli avvocati generali Giuseppina Casella e Pasquale Fimiani, entrambi vice di Gaeta (Fimiani ha concorso con lui per il posto di pg). Dunque, almeno questa volta, sembra che la pratica sia stata presa seriamente.
Ricordiamo, infatti, che all’epoca in cui La Verità rivelò la storia del colpo inferto da Fresa al volto dell’ex moglie e la conseguente denuncia, la Procura generale, quando a dirigerla era Giovanni Salvi, aveva chiesto il non luogo a procedere. Ma il Csm si era opposto e aveva ordinato l’imputazione coatta. A questo punto, dopo una complessa e lunga istruttoria, la Procura generale, stavolta guidata da Luigi Salvato, aveva chiesto l’assoluzione. Ma anche in questo caso il Csm aveva deciso diversamente e aveva inflitto al magistrato della Cassazione la condanna alla perdita di sei mesi di anzianità.
Nella sentenza del 2022 vengono riportati alcuni passaggi interessanti dell’istruttoria. Per esempio la testimonianza di E., un’ex compagna di liceo di Fresa, la quale, però, ha offerto una versione dei fatti favorevole a B.. Scrivono, i consiglieri del Csm: «Sia nel colloquio con la Pg che nel breve incontro con E., il dottor Fresa non ha negato il fatto, ma lo ha al contrario corroborato con il riferimento alla necessità di un supporto psicologico.
Peraltro questo riferimento alla riconosciuta (da parte del dottor Fresa) necessità di un aiuto psicologico, evidentemente necessario per un soggetto non in grado i controllare i propri impulsi violenti, è presente anche nella narrazione della signora B.».
Nella sentenza si legge pure: «Lo stesso dottor Fresa, d’altronde, in tutte le dichiarazioni rese pur negando di avere intenzionalmente colpito la moglie ha ammesso di avere esercitato una azione violenta in danno della stessa al fine di impedirle di continuare la conversazione telefonica in atto con M. (un’altra amante, ndr) e di riprendere il telefono».
Un tradimento che Fresa aveva ammesso con queste parole: «In effetti con la predetta M. ho intrattenuto una relazione intima nel mese di luglio 2019».
Quindi B. si può comodamente definire la classica donna «cornuta e mazziata».
Durante le indagini l’ex moglie ha citato pure i presunti precedenti di Fresa, che non sappiamo se siano mai stati accertati: «lo ho un buon rapporto con P. Fresa, la figlia di Mario nata dal precedente matrimonio di mio marito» ha dichiarato a verbale la donna. «P. spesso mi parla dei comportamenti avuti da Mario durante il precedente matrimonio, fatti di violenza nei suoi confronti, nei confronti della madre e dell’altra sorella D.; spesso dopo questi atti violenti Mario finiva per fingere di aver ricevute lui stesso percosse e minacciava di chiamare l’ambulanza».
Alla fine la Sezione disciplinare (presidente David Ermini, relatore Giuseppe Cascini), nel 2022, infligge a Fresa la pena della perdita di sei mesi di anzianità.
Con queste motivazioni: «La particolare gravità del fatto commesso, caratterizzato da una condotta violenta nei confronti della moglie convivente, all’esito di una lite scaturita dalla infedeltà dell’incolpato»; «la grave lesione arrecata alla immagine del magistrato, a seguito della diffusione mediatica della vicenda e anche in considerazione della posizione rivestita dall’incolpato nell’ordine giudiziario (sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, addetto al disciplinare)»; «la mancata comprensione, anche successivamente al fatto, della gravità della condotta e l’assenza di consapevolezza del disvalore del fatto da parte dell’incolpato, il quale ha continuato ad attribuire ad asseriti deficit psicologici della moglie la responsabilità di quanto accaduto».
Fresa, a questo punto, fa ricorso davanti alla Cassazione, proponendo sette motivi di doglianza. Le Sezioni unite della Suprema Corte ne rigettano sei, accogliendo soltanto l’ultimo che concerneva la quantificazione della sanzione.
Il nuovo Csm, presieduto questa volta da Fabio Pinelli, nel 2024, di fronte alla richiesta di rideterminazione della pena, l’ha ridotta a due mesi.
Nelle scorse settimane, Palazzo Bachelet, dopo i nostri articoli, non ha avviato nessuna nuova pratica, mentre la Procura del Palazzaccio, come detto, ha deciso di aprire un procedimento per provare a vederci chiaro.
E, forse, per ascoltare quegli audio imbarazzanti che il gip non ha ritenuto sufficienti per condannare Fresa.
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