True
2022-12-21
Una vigilia di Natale a tutto pesce in tavola
True
iStock
Sfogliando il calendario dell’Avvento ci si accorge che ci stiamo avvicinando a grandi passi al Natale. E così si cominciano a progettare i menù delle feste. Quello più problematico di solito è quello della vigilia perché va in tavola il pesce e con i prezzi attuali bisogna fare attenzione. Sapendo un’altra cosa: l’Italia importa oltre il 75% del pesce che consuma e andando in pescheria o al supermercato è bene accertarsi se il pesce che ci viene venduto è fresco, decongelato o proviene da allevamento e se sì da quali allevamenti premesso che la nostra piscicoltura è per qualità e salubrità la migliore del mondo. Per conoscere la provenienza del pescato ci si riferisce alle zone Fao che chi vende il pesce deve esporre come informazione alla clientela e ogni pesce deve portare un cartellino con l’indicazione della zona Fao di provenienza. Questo è l’elenco delle zone Fao di maggiore interesse commerciale: 18 Mar Artico, 21 Atlantico nord occidentale, 27 Mar Baltico e Atlantico nord orientale, 31 Atlantico centro occidentale, 34 Atlantico centro orientale, 37 è la nostra zona Mediterraneo e Mar Nero, 41 Atlantico sud occidentale, 47 Atlantico sud orientale, 48-58-88 Oceano antartico, 61-67-71-77-81-87 Oceano Pacifico. Per avere molte informazioni sui pesci, sulle zone di pesca, per trovare anche ricette e conoscere le pescherie certificate c’è un sito messo in piedi dal Ministero dell’Agricoltura e Sovranità Alimentare e da Unioncamere che si chiama Hellofish che è utilissimo (www.hellofish.it).
Una tendenza di questi ultimi tempi che ha contagiato anche i cuochi iperstellati è quella di tornare a cucinare i pesci di acqua dolce. Molti di questi pesci sono di cattura, la troticoltura italiana tuttavia gode di primati assoluti e si ha un’ottima produzione di diverse specie di pesci di fiume e di lago che sono ottimi. Sono oltretutto una risorsa sostenibile perché non impoverisce la risorsa alimentare marina. L’unica attenzione è avere la mano leggera in cucina perché di solito hanno carni più delicate e dunque non bisogna sovrabbondare con altri sapori. Per affrontare con serenità la spesa e la preparazione della cena della vigilia abbiamo pensato tre menù per quattro persone a un costo totale di 80, 120 e 160 euro (vini esclusi). Ecco le ricette possibili.
In tavola con 80 euro

Paccheri al baccalà (iStock)
Cominciamo con un antipasto sfizioso e ottimo: il tortino di alici.
Servono 500 grammi di alici (circa 6 euro), 150 grammi di pangrattato, erbe aromatiche (prezzemolo, origano, basilico) due spicchi d’aglio, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, mezzo peperoncino, quattro pomodorini ciliegini, sale q.b.
Come si prepara. Bisogna aprire a libro le alici privandole della testa e della lisca centrale e della pinna dorsale. Ora nel mixer si miscela il pangrattato con le erbe aromatiche l’aglio e il peperoncino. Si prendono quattro stampini monoporzione da forno, si ungono e si foderano con le alici si riempiono col pomodorino e il pangrattato aromatizzato. Si sigillano richiudendo sopra la panure le alici, si irrorano di olio extravergine e si va in forno a 180 gradi per un quarto d’ora.
Come primo piatto ecco una pasta sfiziosa che fa contenti tutti: mezze maniche con baccalà e ceci.
Gli ingredienti sono 360 grammi di mezze maniche di grano italiano (1,5 euro), 400 grammi di baccalà dissalato (9 euro), una cipolla bianca generosa di dimensioni, un ciuffo di prezzemolo, 400 grammi di ceci in scatola (2 euro), due filetti di acciughe sottolio, due cucchiai di capperi dissalati, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b.
Si procede mondando il baccalà dalle spine e dalla pelle e facendolo a tocchetti. Si trita finemente la cipolla e si mette a stufare in padella insieme ai due filetti di acciughe in un po’ di olio extravergine di oliva, quando i filetti si sono disfatti si aggiungono i ceci, si fanno insaporire e si aggiunge il baccalà insieme ai capperi che saranno stati dissalati. Si cuociono le mezze maniche e si saltano in padella con il condimento. Si serve guarnendo con prezzemolo tritato.
E veniamo al piatto forte: trote al cartoccio con sformato di cavolfiore.
Per le trote al cartoccio ne servono due di circa 600 grammi l’una (totale 12 euro) poi erbe aromatiche, 8 pomodorini, un peperone giallo, due carote, due coste di sedano, sei cucchiai di olio extravergine di oliva, 60 grammi di burro, sale e pepe q.b.
Per lo sformato di cavolfiore servono: un cavolfiore di circa 600 grammi, un uovo 500 millilitri di latte, due cucchiai di farina, 100 grammi di burro, 100 grammi di Parmigiano Reggiano o Grana Padano, una scamorza bianca, 4 cucchiai di pangrattato (costo totale della ricetta 10 euro).
Come procedere per le trote al cartoccio. Fatevi eviscerare in pescheria le trote poi a casa lavatele e mondatele. Asciugatele e ponetele in due cartocci di foglio di alluminio da forno, massaggiatele con sale, pepe ed erbe aromatiche tritate. Mettete un filo d’olio alla base del cartoccio adagiateci sopra il pesce insieme alle verdure mondate (4 pomodorini, una carota, una costa di sedano, mezzo peperone per ciascun cartoccio). Aggiustate ancora di pepe e sale, mettete uno o due fiocchetti di burro richiudete il cartoccio e infornate a 180 gradi per circa 20 minuti). Nel frattempo fate lessare al dente il cavolfiore che avrete separato cimetta per cimetta. Fate una besciamella con due terzi del burro il latte e la farina aromatizzandola con noce moscata, sale pepe e formaggio grattugiato. Imburrate e impanate una teglia da forno. Scolate il cavolfiore e tritatelo ancora un po’ grossolanamente. Unitelo alla besciamella e al rosso dell’uovo, aggiustate di sale e pepe se serve, mescolate e adagiate nella teglia da forno ricoprendo con fettine di scamorza. Mandate in forno insieme alle trote.
In tavola con 120 euro

Risotto al nero di seppia (iStock)
Partiamo con un antipasto sfizioso: rotolo di salmone o trota affumicata ai formaggi morbidi e insalata russa.
Per il rotolo servono 400 grammi di pesce (circa 25 euro) una robiola da 200 grammi, 250 grammi di mascarpone, erba cipollina, prezzemolo, origano, un limone non trattato, un cucchiaio di olio extravergine di oliva, due cucchiai di granella di pistacchio, paprica e sale q.b.
Per l’insalata russa: 200 grammi di piselli surgelati, tre carote, due patate, un uovo, cetriolini sottaceto, 250 grammi di maionese. Il costo totale della ricetta è attorno ai 35 euro
Procedimento. In una ciotola si mescolano i due formaggi morbidi, con le erbe aromatiche tritate, la paprica un pizzico di sale, la buccia del limone grattugiata e un cucchiaio di olio extravergine. Vanno mescolati bene sino ad ottenere una crema. Su un foglio di carta forno si dispongono le fette di pesce affumicato che vengono ricoperte dalla mousse di formaggi lasciando almeno un paio di centimetri di bordo libero. Con l’aiuto della carta forno si forma il rotolo ben stretto e si passa in frigorifero. Per l’insalata russa. Si lessano le patate, le carote e i piselli. Si fanno le carote a rondelle e le patate tocchetti e a fettine i cetriolini. In una ciotola una volta che le verdure sono fredde si aggiustano di sale e si aggiunge la maionese. A momento di servire si toglie il rotolo dal frigo e dalla carta forno, si guarnisce con la granella di pistacchio.
Per il primo piatto prepariamo un risotto seppie e carciofi.
Servono 600 grammi di seppie, 320 grammi di riso italiano (Carnaroli, Ribe, Arborio, Vialone Nano) 4 carciofi, una carota, due pomodorini, una costa di sedano, una cipolla bianca e almeno 4 cipollotti freschi o due scalogni, un ciuffo di prezzemolo, un limone, 6 cucchiai di olio extravergine di oliva, un bicchiere di vino bianco secco, sale e pepe q.b.
Si procede così. Per prima cosa si netta la seppia e si riduce a tocchetti di non più di mezzo centimetro. Poi si mondano i carciofi e si mettono in acqua acidulata con il limone. Si prepara un brodo vegetale mettendo a bollire sedano, carota, cipolla e pomodorini. In una casseruola si mettono a soffriggere in olio extravergine i cipollotti o gli scalogni tritati finemente. Nel frattempo si tagliano a lamelle i carciofi e si fanno stufare con i cipollotti, si aggiungono le seppie e si cuoce per un paio di minuti. Si aggiunge il riso, si fa tostare si sfuma con il vino bianco e successivamente si va a cottura aggiungendo di quando in quando il brodo vegetale. Si aggiusta di sale e pepe e si serve. Il costo di questa preparazione si aggira sui 20 euro.
Ed ecco il secondo fritto misto di pesce e verdure.
Per questa ricetta servono 12 gamberi, 4 calamari, 12 acciughe, 4 triglie, 4 scampi, due zucchine, 2 carciofi, 2 pomodori verdi, due carote, due uova, 300 gr di farina 0, 150 ml di birra, un uovo, 1,5 litri di olio di girasole alto oleico, sale q.b.
Per prima cosa bisogna mondare i pesci, togliere il carapace ai gamberi e non agli scampi, fare a rondelle i calamari. Una volta puliti si passano in frigo per far loro abbassare la temperatura. Si puliscono le verdure e si fanno a fettine sottili. Ora si prepara la pastella per le verdure. Fate in modo che la birra sia freddissima e usate se potete una bastardella di acciaio anch’essa freddissima. Mescolate 200 gr di farina con l’uovo con una frusta e poi fate cadere a filo la birra sempre mescolando in modo che non si formino grumi. Ora preparata la pastella mettetela in frigo. Scaldate in una capace padella l’olio per la frittura, infarinate i pesci e friggeteli un po’ per volta. Copriteli con carta assorbente e ora friggete le verdure passandole in pastella. Solo all’ultimo aggiustate di sale. Il costo di questa ricetta è sui 60 euro.
In tavola con 160 euro

Linguine all'astice (iStock)
Cominciamo con un classico che sembra complicato. Non è così e soprattutto dà sprint al pasto: insalata di mare.
Servono 3 calamari, una ventina di gamberi, due seppioline, 400 grammi di cozze, 2 totani, 3 carote, 3 coste di sedano, 2 pomodorini, 4 cucchiai di olive taggiasche (meglio se denocciolate), se piacciono due cipolline fresche, un ciuffo di prezzemolo, 2 foglie di alloro, 2 spicchi d’aglio, un peperoncino, pepe in grani, 120 grammi di olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b.
Si procede pulendo i molluschi, togliendo il carapace ai gamberi e si fa un court buillon con una cipolla, una costa di sedano, una carota, i pomodorini, il pepe in grani e le foglie di alloro dove si lessano, rispettando i diversi tempi di cottura, i molluschi. In una padella a parte. Si scolano e si lasciano raffreddare. Nel frattempo si mondano le carote, il sedano, i cipollotti (se piacciono) e si fanno a lamelle. Si tagliano a rondelle i calamari, i totani, le seppie. In una padella si fanno aprire le cozze con aglio, peperoncino e un cucchiaio di olio extravergine. Una volta aperte si sgusciano. In una zuppiera si raccolgono tutti i molluschi, i gamberi, le cozze, le verdure, le olive e si condisce con extravergine, sale e pepe. Il costo di questa preparazione si aggira sui 50 euro.
Facciamo un primo piatto molto scenografico: spaghetti all’astice.
Ci servono: 360 grammi di spaghetti, due astici per circa 1 chilo, 700 grammi di passata di pomodoro, un bicchiere di vino bianco secco due spicchi d’aglio, un mezzo peperoncino, uno scalogno, un ciuffo di prezzemolo, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale q.b.
Procedimento. In una padella capace si scalda l’olio con l’aglio e il peperoncino e lo scalogno tritato finemente. Quando l’aglio è dorato si elimina, si aggiungono gli astici divisi a metà per la lunghezza e si sfuma col vino bianco. A questo punto si aggiunge la passata di pomodoro aggiustando di sale, s’incoperchia e si lascia sobbollire per una decina di minuti. Nel frattempo si cuociono gli spaghetti. Si scolano. Si tolgono gli astici dal sugo e si saltano gli spaghetti nella salsa Impiattando si serve un mezzo astice a porzione con gli spaghetti guarnendo col prezzemolo tritato. Questa preparazione ha un costo sui 70 euro.
Ed eccoci al secondo piatto: razza al burro nero con purè di carote. È una ricetta simil francese che nobilita un pesce insolito.
Vediamo cosa ci serve: ali di razza per almeno 1,2 chili, una cipolla rossa, un limone, un bouquet guarnì di timo, alloro, prezzemolo e altro prezzemolo per decorare, due cucchiai di capperi sotto sale, mezzo bicchiere di aceto bianco, pepe in grani, sale e pepe di mulinello q.b, un bicchierino di cognac o brandy, 150 grammi di burro. Per il purè di carote 700 grammi di carote, 80 grammi di burro, 6 cucchiai di Parmigiano Reggiano o Grana Padano, 150 millilitri di latte intero, sale e noce moscata q.b.
Procedimento mettere a bollire partendo da acqua fredda e aceto la razza con il bouquet guarnì, il pepe in grani salando leggermente. Nel frattempo fare il resto del prezzemolo a trito fine. Mondare le carote tagliarle a pezzetti e farle lessare in acqua leggermente salata. Una volta che la razza è cotta scolarla, asciugarla e in una capace padella fare fondere 150 grammi di burro fino al color nocciola dove si stufa la cipolla tagliata finemente. Ora adagiarvi le ali di razza, sfumare col cognac, aggiustare di pepe e sale e guarnire col prezzemolo e i capperi che saranno stati dissalati tritati. Per fare il purè una volta lessate le carote schiacciatele con la forchetta e in un tegamino fate fondere il burro, passateci le carote aggiungendo il latte, il formaggio grattugiato, la noce moscata, aggiustando di sale mantecate con un cucchiaio di legno montando il purè. Questa ricetta ha un costo attorno ai 35 euro.
Continua a leggereRiduci
Ecco tre menù differenziati per prezzo (80, 120 e 160 euro) che possono accontentare quattro persone per la cena del 24 dicembre. Sono ricette molto semplici che sfruttano anche il pescato di acqua dolce tornato in voga come risorsa sostenibile. Ecco qualche consiglio per fare gli acquisti al meglio.Sfogliando il calendario dell’Avvento ci si accorge che ci stiamo avvicinando a grandi passi al Natale. E così si cominciano a progettare i menù delle feste. Quello più problematico di solito è quello della vigilia perché va in tavola il pesce e con i prezzi attuali bisogna fare attenzione. Sapendo un’altra cosa: l’Italia importa oltre il 75% del pesce che consuma e andando in pescheria o al supermercato è bene accertarsi se il pesce che ci viene venduto è fresco, decongelato o proviene da allevamento e se sì da quali allevamenti premesso che la nostra piscicoltura è per qualità e salubrità la migliore del mondo. Per conoscere la provenienza del pescato ci si riferisce alle zone Fao che chi vende il pesce deve esporre come informazione alla clientela e ogni pesce deve portare un cartellino con l’indicazione della zona Fao di provenienza. Questo è l’elenco delle zone Fao di maggiore interesse commerciale: 18 Mar Artico, 21 Atlantico nord occidentale, 27 Mar Baltico e Atlantico nord orientale, 31 Atlantico centro occidentale, 34 Atlantico centro orientale, 37 è la nostra zona Mediterraneo e Mar Nero, 41 Atlantico sud occidentale, 47 Atlantico sud orientale, 48-58-88 Oceano antartico, 61-67-71-77-81-87 Oceano Pacifico. Per avere molte informazioni sui pesci, sulle zone di pesca, per trovare anche ricette e conoscere le pescherie certificate c’è un sito messo in piedi dal Ministero dell’Agricoltura e Sovranità Alimentare e da Unioncamere che si chiama Hellofish che è utilissimo (www.hellofish.it).Una tendenza di questi ultimi tempi che ha contagiato anche i cuochi iperstellati è quella di tornare a cucinare i pesci di acqua dolce. Molti di questi pesci sono di cattura, la troticoltura italiana tuttavia gode di primati assoluti e si ha un’ottima produzione di diverse specie di pesci di fiume e di lago che sono ottimi. Sono oltretutto una risorsa sostenibile perché non impoverisce la risorsa alimentare marina. L’unica attenzione è avere la mano leggera in cucina perché di solito hanno carni più delicate e dunque non bisogna sovrabbondare con altri sapori. Per affrontare con serenità la spesa e la preparazione della cena della vigilia abbiamo pensato tre menù per quattro persone a un costo totale di 80, 120 e 160 euro (vini esclusi). Ecco le ricette possibili.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/una-vigilia-di-natale-a-tutto-pesce-in-tavola-2658995442.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-tavola-con-80-euro" data-post-id="2658995442" data-published-at="1671640542" data-use-pagination="False"> In tavola con 80 euro Paccheri al baccalà (iStock) Cominciamo con un antipasto sfizioso e ottimo: il tortino di alici.Servono 500 grammi di alici (circa 6 euro), 150 grammi di pangrattato, erbe aromatiche (prezzemolo, origano, basilico) due spicchi d’aglio, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, mezzo peperoncino, quattro pomodorini ciliegini, sale q.b.Come si prepara. Bisogna aprire a libro le alici privandole della testa e della lisca centrale e della pinna dorsale. Ora nel mixer si miscela il pangrattato con le erbe aromatiche l’aglio e il peperoncino. Si prendono quattro stampini monoporzione da forno, si ungono e si foderano con le alici si riempiono col pomodorino e il pangrattato aromatizzato. Si sigillano richiudendo sopra la panure le alici, si irrorano di olio extravergine e si va in forno a 180 gradi per un quarto d’ora.Come primo piatto ecco una pasta sfiziosa che fa contenti tutti: mezze maniche con baccalà e ceci.Gli ingredienti sono 360 grammi di mezze maniche di grano italiano (1,5 euro), 400 grammi di baccalà dissalato (9 euro), una cipolla bianca generosa di dimensioni, un ciuffo di prezzemolo, 400 grammi di ceci in scatola (2 euro), due filetti di acciughe sottolio, due cucchiai di capperi dissalati, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b.Si procede mondando il baccalà dalle spine e dalla pelle e facendolo a tocchetti. Si trita finemente la cipolla e si mette a stufare in padella insieme ai due filetti di acciughe in un po’ di olio extravergine di oliva, quando i filetti si sono disfatti si aggiungono i ceci, si fanno insaporire e si aggiunge il baccalà insieme ai capperi che saranno stati dissalati. Si cuociono le mezze maniche e si saltano in padella con il condimento. Si serve guarnendo con prezzemolo tritato.E veniamo al piatto forte: trote al cartoccio con sformato di cavolfiore.Per le trote al cartoccio ne servono due di circa 600 grammi l’una (totale 12 euro) poi erbe aromatiche, 8 pomodorini, un peperone giallo, due carote, due coste di sedano, sei cucchiai di olio extravergine di oliva, 60 grammi di burro, sale e pepe q.b.Per lo sformato di cavolfiore servono: un cavolfiore di circa 600 grammi, un uovo 500 millilitri di latte, due cucchiai di farina, 100 grammi di burro, 100 grammi di Parmigiano Reggiano o Grana Padano, una scamorza bianca, 4 cucchiai di pangrattato (costo totale della ricetta 10 euro).Come procedere per le trote al cartoccio. Fatevi eviscerare in pescheria le trote poi a casa lavatele e mondatele. Asciugatele e ponetele in due cartocci di foglio di alluminio da forno, massaggiatele con sale, pepe ed erbe aromatiche tritate. Mettete un filo d’olio alla base del cartoccio adagiateci sopra il pesce insieme alle verdure mondate (4 pomodorini, una carota, una costa di sedano, mezzo peperone per ciascun cartoccio). Aggiustate ancora di pepe e sale, mettete uno o due fiocchetti di burro richiudete il cartoccio e infornate a 180 gradi per circa 20 minuti). Nel frattempo fate lessare al dente il cavolfiore che avrete separato cimetta per cimetta. Fate una besciamella con due terzi del burro il latte e la farina aromatizzandola con noce moscata, sale pepe e formaggio grattugiato. Imburrate e impanate una teglia da forno. Scolate il cavolfiore e tritatelo ancora un po’ grossolanamente. Unitelo alla besciamella e al rosso dell’uovo, aggiustate di sale e pepe se serve, mescolate e adagiate nella teglia da forno ricoprendo con fettine di scamorza. Mandate in forno insieme alle trote. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/una-vigilia-di-natale-a-tutto-pesce-in-tavola-2658995442.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="in-tavola-con-120-euro" data-post-id="2658995442" data-published-at="1671640542" data-use-pagination="False"> In tavola con 120 euro Risotto al nero di seppia (iStock) Partiamo con un antipasto sfizioso: rotolo di salmone o trota affumicata ai formaggi morbidi e insalata russa.Per il rotolo servono 400 grammi di pesce (circa 25 euro) una robiola da 200 grammi, 250 grammi di mascarpone, erba cipollina, prezzemolo, origano, un limone non trattato, un cucchiaio di olio extravergine di oliva, due cucchiai di granella di pistacchio, paprica e sale q.b.Per l’insalata russa: 200 grammi di piselli surgelati, tre carote, due patate, un uovo, cetriolini sottaceto, 250 grammi di maionese. Il costo totale della ricetta è attorno ai 35 euroProcedimento. In una ciotola si mescolano i due formaggi morbidi, con le erbe aromatiche tritate, la paprica un pizzico di sale, la buccia del limone grattugiata e un cucchiaio di olio extravergine. Vanno mescolati bene sino ad ottenere una crema. Su un foglio di carta forno si dispongono le fette di pesce affumicato che vengono ricoperte dalla mousse di formaggi lasciando almeno un paio di centimetri di bordo libero. Con l’aiuto della carta forno si forma il rotolo ben stretto e si passa in frigorifero. Per l’insalata russa. Si lessano le patate, le carote e i piselli. Si fanno le carote a rondelle e le patate tocchetti e a fettine i cetriolini. In una ciotola una volta che le verdure sono fredde si aggiustano di sale e si aggiunge la maionese. A momento di servire si toglie il rotolo dal frigo e dalla carta forno, si guarnisce con la granella di pistacchio.Per il primo piatto prepariamo un risotto seppie e carciofi.Servono 600 grammi di seppie, 320 grammi di riso italiano (Carnaroli, Ribe, Arborio, Vialone Nano) 4 carciofi, una carota, due pomodorini, una costa di sedano, una cipolla bianca e almeno 4 cipollotti freschi o due scalogni, un ciuffo di prezzemolo, un limone, 6 cucchiai di olio extravergine di oliva, un bicchiere di vino bianco secco, sale e pepe q.b.Si procede così. Per prima cosa si netta la seppia e si riduce a tocchetti di non più di mezzo centimetro. Poi si mondano i carciofi e si mettono in acqua acidulata con il limone. Si prepara un brodo vegetale mettendo a bollire sedano, carota, cipolla e pomodorini. In una casseruola si mettono a soffriggere in olio extravergine i cipollotti o gli scalogni tritati finemente. Nel frattempo si tagliano a lamelle i carciofi e si fanno stufare con i cipollotti, si aggiungono le seppie e si cuoce per un paio di minuti. Si aggiunge il riso, si fa tostare si sfuma con il vino bianco e successivamente si va a cottura aggiungendo di quando in quando il brodo vegetale. Si aggiusta di sale e pepe e si serve. Il costo di questa preparazione si aggira sui 20 euro.Ed ecco il secondo fritto misto di pesce e verdure.Per questa ricetta servono 12 gamberi, 4 calamari, 12 acciughe, 4 triglie, 4 scampi, due zucchine, 2 carciofi, 2 pomodori verdi, due carote, due uova, 300 gr di farina 0, 150 ml di birra, un uovo, 1,5 litri di olio di girasole alto oleico, sale q.b.Per prima cosa bisogna mondare i pesci, togliere il carapace ai gamberi e non agli scampi, fare a rondelle i calamari. Una volta puliti si passano in frigo per far loro abbassare la temperatura. Si puliscono le verdure e si fanno a fettine sottili. Ora si prepara la pastella per le verdure. Fate in modo che la birra sia freddissima e usate se potete una bastardella di acciaio anch’essa freddissima. Mescolate 200 gr di farina con l’uovo con una frusta e poi fate cadere a filo la birra sempre mescolando in modo che non si formino grumi. Ora preparata la pastella mettetela in frigo. Scaldate in una capace padella l’olio per la frittura, infarinate i pesci e friggeteli un po’ per volta. Copriteli con carta assorbente e ora friggete le verdure passandole in pastella. Solo all’ultimo aggiustate di sale. Il costo di questa ricetta è sui 60 euro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/una-vigilia-di-natale-a-tutto-pesce-in-tavola-2658995442.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="in-tavola-con-160-euro" data-post-id="2658995442" data-published-at="1671640542" data-use-pagination="False"> In tavola con 160 euro Linguine all'astice (iStock) Cominciamo con un classico che sembra complicato. Non è così e soprattutto dà sprint al pasto: insalata di mare.Servono 3 calamari, una ventina di gamberi, due seppioline, 400 grammi di cozze, 2 totani, 3 carote, 3 coste di sedano, 2 pomodorini, 4 cucchiai di olive taggiasche (meglio se denocciolate), se piacciono due cipolline fresche, un ciuffo di prezzemolo, 2 foglie di alloro, 2 spicchi d’aglio, un peperoncino, pepe in grani, 120 grammi di olio extravergine di oliva, sale e pepe q.b.Si procede pulendo i molluschi, togliendo il carapace ai gamberi e si fa un court buillon con una cipolla, una costa di sedano, una carota, i pomodorini, il pepe in grani e le foglie di alloro dove si lessano, rispettando i diversi tempi di cottura, i molluschi. In una padella a parte. Si scolano e si lasciano raffreddare. Nel frattempo si mondano le carote, il sedano, i cipollotti (se piacciono) e si fanno a lamelle. Si tagliano a rondelle i calamari, i totani, le seppie. In una padella si fanno aprire le cozze con aglio, peperoncino e un cucchiaio di olio extravergine. Una volta aperte si sgusciano. In una zuppiera si raccolgono tutti i molluschi, i gamberi, le cozze, le verdure, le olive e si condisce con extravergine, sale e pepe. Il costo di questa preparazione si aggira sui 50 euro.Facciamo un primo piatto molto scenografico: spaghetti all’astice.Ci servono: 360 grammi di spaghetti, due astici per circa 1 chilo, 700 grammi di passata di pomodoro, un bicchiere di vino bianco secco due spicchi d’aglio, un mezzo peperoncino, uno scalogno, un ciuffo di prezzemolo, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale q.b.Procedimento. In una padella capace si scalda l’olio con l’aglio e il peperoncino e lo scalogno tritato finemente. Quando l’aglio è dorato si elimina, si aggiungono gli astici divisi a metà per la lunghezza e si sfuma col vino bianco. A questo punto si aggiunge la passata di pomodoro aggiustando di sale, s’incoperchia e si lascia sobbollire per una decina di minuti. Nel frattempo si cuociono gli spaghetti. Si scolano. Si tolgono gli astici dal sugo e si saltano gli spaghetti nella salsa Impiattando si serve un mezzo astice a porzione con gli spaghetti guarnendo col prezzemolo tritato. Questa preparazione ha un costo sui 70 euro.Ed eccoci al secondo piatto: razza al burro nero con purè di carote. È una ricetta simil francese che nobilita un pesce insolito. Vediamo cosa ci serve: ali di razza per almeno 1,2 chili, una cipolla rossa, un limone, un bouquet guarnì di timo, alloro, prezzemolo e altro prezzemolo per decorare, due cucchiai di capperi sotto sale, mezzo bicchiere di aceto bianco, pepe in grani, sale e pepe di mulinello q.b, un bicchierino di cognac o brandy, 150 grammi di burro. Per il purè di carote 700 grammi di carote, 80 grammi di burro, 6 cucchiai di Parmigiano Reggiano o Grana Padano, 150 millilitri di latte intero, sale e noce moscata q.b.Procedimento mettere a bollire partendo da acqua fredda e aceto la razza con il bouquet guarnì, il pepe in grani salando leggermente. Nel frattempo fare il resto del prezzemolo a trito fine. Mondare le carote tagliarle a pezzetti e farle lessare in acqua leggermente salata. Una volta che la razza è cotta scolarla, asciugarla e in una capace padella fare fondere 150 grammi di burro fino al color nocciola dove si stufa la cipolla tagliata finemente. Ora adagiarvi le ali di razza, sfumare col cognac, aggiustare di pepe e sale e guarnire col prezzemolo e i capperi che saranno stati dissalati tritati. Per fare il purè una volta lessate le carote schiacciatele con la forchetta e in un tegamino fate fondere il burro, passateci le carote aggiungendo il latte, il formaggio grattugiato, la noce moscata, aggiustando di sale mantecate con un cucchiaio di legno montando il purè. Questa ricetta ha un costo attorno ai 35 euro.
@Alpine Cars
Anche per questo, il rapporto d’affari tra Gucci e la scuderia francese Alpine-Renault, reso noto ieri, non dovrebbe stupire. Il demiurgo dell’intesa attiva dalla stagione 2027, il manager milanese di origini pugliesi Luca De Meo, a capo del gruppo Kering che include Gucci, ha un passato fruttuoso da dirigente nel mondo delle automobili (è stato ceo di Alpine) e ha studiato l’ingresso del marchio di moda nella Formula 1 non lesinando sui dettagli.
Gucci, di Alpine, diventa «title partner»: non soltanto uno sponsor, ma parte attiva della scuderia nata nel 1955, il cui nome diventerà Gucci Racing Alpine Formula One Team. Cambieranno pure i colori delle monoposto. Invece della combinazione di rosa e blu, è stato scelto un mix nero-oro per far risaltare l’emblematica «G» a corredo delle livree dei piloti e di un insieme di prodotti pensati ad hoc. Se per Francesca Bellettini, presidente e amministratore delegato di Gucci, l’accordo sarebbe «un riflesso della nostra ambizione e del ruolo che vogliamo, una convergenza unica di performance, cultura e portata globale, e Alpine è il partner giusto per dare vita a questa visione», è impossibile non pensare pure all’ingresso di Lmvh (nella fattispecie Louis Vuitton) come sponsor ufficiale del Mondiale in corso. Lo scopo di Liberty media, a capo della gestione commerciale del circus dei motori, era ben chiaro fin dai tempi in cui raccontò il mondo delle monoposto, dei box e dei piloti promuovendo la docuserie Netflix Drive to survive, che forgiò un immaginario accessibile a milioni di spettatori, tutti utenti di Instagram e TikTok, e ovviamente tutti consumatori spendenti: trasformare le corse in un red carpet costante.
Tra i fan potenziali, è lievitata la componente femminile sotto i 35 anni, per statistica tra le più stimolate agli acquisti nella moda. Quasi a dire: maschi sui motori, donne su ciò che li abbellisce, o magari viceversa. Non scordando un aspetto essenziale, la fascinazione degli sceicchi arabi per il mondo delle gare, indizio di per sé gravido di sottintesi danarosi. Già dai tempi di Benetton - il cui team manager era Flavio Briatore, oggi consigliere esecutivo di Alpine - si puntò su analoghe convergenze. Canonizzate poi dal ferrarista Lewis Hamilton, pilota leggendario, icona dandy, presunto fidanzato dell’influencer Kim Kardashian, appassionato di alta moda al punto da diventare volto della campagna Pink PP per Valentino DI.Vas e co-produttore di F1 - Il film, con Brad Pitt. Luca De Meo rimarca il bacino gargantuesco a cui Gucci vorrebbe mirare: nel 2024 la Formula 1 avrebbe registrato 6,5 milioni di spettatori presenti ai Gran Premi, 1,6 miliardi di spettatori televisivi cumulati e 97 milioni di seguaci sui social media, a cui è bene aggiungere l’analisi dell’agenzia Karla Otto e della piattaforma Lefty, secondo cui sarebbe il secondo sport da tenere in considerazione per contributo all’Earned media value (Emv) del settore moda. L’Emv è la metrica che stima il valore della visibilità ottenuta gratis, senza investimenti. Una pesca a strascico con reti dorate. Forse è il destino di tutti gli sport popolari, e però inarrivabili: affiancare alla componente agonistica la sensazione dell’evento glamour, all’etica, l’estetica, insomma il caravanserraglio diveniente del presente permanente.
Continua a leggereRiduci
Ma la finanza, si sa, ha bisogno di battezzare continuamente nuove tendenze. Così, dai Faang siamo passati ai «Magnifici 7» (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla), fino all’ultimo arrivato dei circoli finanziari: i Batmmaan. In questa nuova sigla, il mantello del supereroe è indossato da Broadcom, unendosi ai soliti noti (Apple, Tesla, Microsoft, Meta, Amazon, Alphabet e Nvidia) per cavalcare l’onda dei chip e dell’Intelligenza artificiale. Tuttavia, dietro questa girandola di lettere si nasconde un’insidia che il risparmiatore non dovrebbe mai sottovalutare. «Bisogna prendere sempre con le pinze l’approccio basato su ricette facili e acronimi da replicare», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «perché ogni epoca ha i suoi campioni, ma la gloria è spesso effimera. Molte società cadono in disgrazia o escono dai favori degli investitori non appena i temi sottostanti cambiano. Investire scegliendo “sic et simpliciter”, i migliori titoli del passato, è una trappola: investire non è come giocare la schedina sapendo i risultati il lunedì successivo».
Nel maggio 2026, la compattezza di questi gruppi sta venendo meno. Se la capitalizzazione complessiva dei Magnifici 7 ha raggiunto la cifra astronomica di 20.000 miliardi di euro, le performance iniziano a divaricarsi. Mentre Alphabet segna un +117% annuo, titoli come Microsoft (-10,18%) e Meta (-6,9%) mostrano in alcuni casi segnali di stanchezza.
«Il problema è che il mercato seleziona i nomi quando sono già sulla bocca di tutti», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente, «ma oggi i criteri devono essere più sofisticati. La capacità di trasformare l’IA in flussi di cassa reali è l’unico driver che conta davvero, e non tutti i componenti di questi acronimi ci stanno riuscendo allo stesso modo». E un portafoglio di investimenti deve essere diversificato e profilato per ciascun investitore in base alla sua propensione al rischio e alla capacità di sostenere perdite che, riguardo i titoli «tech», possono arrivare anche a un’escursione avversa del -70%. Ha certo senso avere in portafoglio diversi di questi titoli, ma è bene conoscere le regole del «gioco» e non proiettare mai i rendimenti passati nel futuro.
Peraltro, secondo alcuni analisti il dominio tecnologico Usa non è più un dogma. L’ascesa di realtà cinesi come DeepSeek nel campo dell’IA ha dimostrato che la supremazia dei semiconduttori americani è attaccabile, provocando ondate di volatilità che colpiscono i portafogli troppo concentrati.
Continua a leggereRiduci
Giacomo Biffi (Imagoeconomica)
C’è stato l’11 settembre, siamo in pieno scontro di civiltà e la minaccia della jihad si espande sull’Occidente. L’immigrazione, soprattutto da Sud a Nord, sta diventando ingestibile. In America c’è George W. Bush, in Cina Hu Jintao, in Russia comanda già Vladimir Putin. Nel 2001, dopo la strage delle Torri gemelle, la Nato invade l’Afghanistan nel tentativo di smantellare Al Qaeda di Osama Bin Laden. Nel 2003 inizia la seconda Guerra del golfo. E Giacomo Biffi, cardinale e arcivescovo di Bologna dal 1984, pubblica con Piemme questo Piccolo dizionario del cristianesimo. Quando si vivono momenti di crisi si è soliti cercare conforto nei grandi classici. Ma nella fattispecie non vale perché alla sua prima edizione questo testo prezioso ebbe un’accoglienza tiepida. Ora, grazie a Cantagalli che meritoriamente lo riedita con una nuova veste grafica e la cura della carmelitana scalza Emanuela Ghini, che nelle 80 voci, da Aborto a Vuotezza, ha inserito sottotitoli che ne aiutano la lettura, un saggio dimenticato svela tutta la sua forza e attualità.
In ordine alfabetico, la prima voce è «Aborto». Scrive Biffi, citando un ministro che per promuovere un provvedimento ha detto che non è «un’istigazione al matrimonio», «riteniamo iniqua la legge 194 - ipocritamente intitolata “per la tutela della maternità” - che autorizza e addirittura finanzia la soppressione delle creature umane prima della nascita. Questa sì che è una “istigazione”: è una istigazione a commettere quello che il Concilio Vaticano II chiama l’“abominevole delitto dell’aborto”».
Trattandosi, però, di un dizionario del cristianesimo è da questa voce che conviene iniziare. Biffi muove dalla consapevolezza di quale tesoro contenga la fede e, geloso delle sue peculiarità fuori da ogni catalogo, ne canta la potenza e la carica eversiva rispetto alla «mentalità di questo secolo» (San Paolo). Non piega il cristianesimo a pretesto per militanze politiche, a spunto per posizioni che non abbiano a cuore il destino ultimo dell’uomo e la preoccupazione esclusiva per il suo bene. È «inconfrontabile» con le altre religioni «perché nella sua realtà più autentica è una persona, la persona di Cristo, il Verbo che si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Si può anche dire «che tutte le religioni hanno del buono […] purché non si dimentichi che […] il cristianesimo è un fatto, e i fatti non si scelgono, “sono”. Include ovviamente delle idee circa la divinità, delle norme etiche, dei riti, come tutte le religioni; ma primariamente è un avvenimento, e come tale è unico e imparagonabile».
In alcuni passaggi si avverte l’eco della predicazione di monsignor Luigi Giussani, con il quale Biffi ha condiviso la formazione nel seminario di Venegono. Fede e ragione sono sorelle. La ragione cerca la fede. Si apre all’avvento della fede, la contempla come possibilità reale. Invece, a un certo punto si è cominciato a dire «che sono suocera e nuora», incompatibili. E l’uomo, pensando di diventare padrone autosufficiente, in realtà, si è perso. Ha cancellato Dio Padre. Ha cominciato a teorizzarne la morte. Trasformando il mondo in un gigantesco e «malinconico orfanotrofio», abitato da gente che ha come prospettiva quella di essere «figlia del caso». «Anche oggi», continua l’arcivescovo, «la questione prima e più decisiva per l’umanità è riscoprire la paternità di Dio». Non c’è scampo, scrive Biffi osservando la presa nell’opinione pubblica dei vari socialismi e solidarismi: «Se vogliamo vivere da fratelli e salvarci, dobbiamo ripartire dal Padre». Ma per far questo occorre rispondere all’imperativo che ci pone Cristo. O è il Figlio di Dio fatto uomo, e allora non resta che seguirlo, o è un impostore. Nessuno, «per quanto faccia l’indifferente o il disinteressato», può sfuggire a questo interrogativo. «Non è possibile rimanere neutrali [...], Gesù non è uno che mette d’accordo tutti… Non è un ansiolitico, è una sfida». Per aiutarci a raccoglierla il Padreterno ci ha lasciato la Chiesa, il «capolavoro compiuto da Dio con i deludenti materiali umani». Ecco l’ironia di Biffi. La sua lezione di umiltà, l’invito a non tirarcela, a non attribuirci troppi meriti, ma a riconoscere la benevolenza divina.
Il cardinale si rivolge allora alla Chiesa, esortandola a prendere il largo se vuole che «la pesca di uomini non riesca infruttuosa. Una Chiesa assimilata a quella che san Paolo chiama “la mentalità di questo secolo” non converte nessuno». «Non dare ascolto a chi, nell’intento di avvicinarti alle realtà della terra, in definitiva ti conduce a insabbiarti. Se ti insabbi diventi superflua, anzi inutile nella vicenda umana, perché sei fatta per navigare». In altre parti usa la metafora del sale «dolcificato». È l’urgenza dell’identità. «Nessun doveroso rispetto di chi ha opinioni diverse dalle nostre deve portarci a poco a poco allo stemperamento della fedeltà a colui che è il solo Maestro». Sbagliano i cattolici che, desiderosi di essere accolti, si assimilano alle ideologie prevalenti. Il sale, «che ha un sapore pungente», dolcificato non serve se non a essere gettato.
Oltre ai cristiani tiepidi, bersaglio dell’autore di Contro maestro Ciliegia (Jaca Book, 1977) è l’enfasi del progresso. Il mondo contemporaneo vive un’«angoscia» causata all’uomo «dalle sue stesse bravure». Il Novecento «era iniziato con una immensa speranza che il mito del progresso, i trionfi della scienza, l’affermazione della libertà individuale e della socialità […] garantissero un’epoca illimitata di pace e di serena fraternità tra i popoli». Ma invece è diventato il «secolo più insanguinato e più crudele della storia». Le guerre sono sempre state orrende ma, «prima che un culto enfatizzato e irrazionale della ragione spegnesse il senso cristiano dei nostri popoli», riguardavano i soldati di mestiere. Oggi «“le guerre totali” - dove non vengono risparmiati né le donne né i bambini né gli anziani - sono un apporto del così detto progresso. Davvero c’è da augurarsi che l’umanità non “progredisca” più in modo così perverso e insipiente».
Questo mito alimenta il proliferare di «troppe cattedre senza autorevolezza» protese più all’apparire che all’essere. «La “scena di questo mondo” sembra essere ciò che più di tutto viene ricercato e apprezzato», osserva Biffi. «L’immagine di un uomo, che occupi frequentemente gli schermi televisivi, diventa più importante dell’originalità dei suoi pensieri, della saggezza delle sue parole, della qualità morale del suo comportamento […]. Il messaggio è buono a misura non della positività del suo contenuto, ma del suo successo e dell’ampiezza della sua risonanza». E pazienza se genera «confusione» promuovendo relativismo e scetticismo. Più che mai affilato lo sguardo con cui il cardinale descrive la società contemporanea, priva di speranza. «Il nostro tempo ha saputo dare all’uomo tanti ritrovati mirabili: per esempio, la velocità negli spostamenti, la diffusione domiciliare delle notizie, i prodigi dell’informatica, nuove sorgenti di suoni e di frastuoni, nuove inesauste fabbriche di chimere e di sogni», comprese, potremmo aggiungere oggi, le mirabilie dell’Intelligenza artificiale. «La sola cosa che non ha saputo dare all’uomo è proprio la speranza, la quale anzi è andata nel mondo sempre più affievolendosi».
Gesù è venuto per salvare i peccatori. Questo è il contenuto dell’«evangelizzazione». Poi certo, i cristiani esorteranno alla solidarietà e si preoccuperanno della giustizia, ma senza dimenticare che lo scopo della missione in terra di Cristo è «la salvezza integrale e trascendente degli sventurati figli di Adamo». Non bastano, dunque, un solidarismo sentimentale o un amore delegato alle istituzioni. «Il Samaritano non è andato a interessare l’Unità sanitaria locale, si è piegato lui sul ferito». Perciò, «non è più possibile amare Dio senza amare il fratello; e non è più possibile amare il fratello senza amare Dio». Quando la testimonianza dei battezzati sbiadisce, «compaiono manifestazioni di razzismo e di sopraffazione di un gruppo sull’altro», ma non di rado, osserva Biffi, ci si imbatte in «qualche forma di razzismo culturale e ideologico, in cui capita che particolarmente si distinguano proprio coloro che a gran voce si conclamano antirazzisti».
Continua a leggereRiduci
Il Crystal Palace festeggia la Conference League dopo la vittoria per 1-0 in finale contro il Rayo Vallecano (Ansa)
Gli inglesi battono 1-0 il Rayo Vallecano nella finale di Lipsia e conquistano il primo trofeo europeo della loro storia. Decide Mateta nella ripresa. Terzo titolo in un anno per la squadra di Glasner dopo FA Cup e Community Shield.
La chiusura del cerchio perfetto nel calcio esiste. Chiedere al Crystal Palace, uno dei 17 club professionistici di Londra e uno dei 7 che militano in Premier League, da questa notte sul tetto d’Europa, per la prima volta nella sua storia lunga 121 anni.
Le Eagles, alla loro prima partecipazione in una competizione europea, hanno fatto subito centro battendo nella finale di Lipsia il Rayo Vallecano e aggiungendo in bacheca la Conference League. Una bacheca fino a poco meno di un anno fa praticamente vuota e che sotto la gestione di Oliver Glasner, tecnico austriaco classe 1974 che in Europa aveva già trionfato vincendo nel 2021 l’Europa League alla guida dell’Eintracht Francoforte, ha improvvisamente iniziato a riempirsi. Il 17 maggio 2025 la vittoria in FA Cup, battendo in finale il Manchester City di Pep Guardiola. Qualche mese più tardi, il 10 agosto, il successo ai rigori contro il Liverpool nel Community Shield. E ora la consacrazione europea. Tre trofei nel giro di 12 mesi a chiusura di un cerchio, appunto, dove nulla è stato scontato, anzi. La stagione del Palace aveva tutti i presupposti per non essere all’altezza della precedente, con le cessioni eccellenti di Eze all’Arsenal e Guehi al City che ne hanno compromesso l’andamento in campionato, tanto da chiudere la Premier con un modestissimo 15° posto. Motivo per cui, a un certo punto della stagione, Glasner ha deciso di puntare tutto sulla Conference. La vittoria in coppa dà al club del Sud di Londra in un colpo solo lustro internazionale e la qualificazione alla prossima Europa League. Competizione che di fatto aveva già conquistato il diritto a parteciparvi lo scorso anno grazie alla vittoria della FA Cup, ma dalla quale è stata esclusa per la concomitante presenza dell’Olympique Lione, club francese con cui il Palace condivide il proprietario, John Textor.
Dall’altra parte, però, il Rayo Vallecano esce sconfitto ma non ridimensionato. Per il club di Vallecas, quartiere popolare e storicamente operaio della periferia madrilena, quella di Lipsia era la prima finale europea della propria storia. Un traguardo che conferma la crescita di una squadra diventata negli anni simbolo identitario del suo quartiere e riferimento per una tifoseria che ha sempre rivendicato un’idea diversa di calcio, lontana dalle logiche dei grandi club della capitale. Il ko contro il Palace non cancella il percorso europeo del Rayo, capace di eliminare Samsunspor, Aek Atene e Strasburgo dopo avere chiuso al quinto posto la fase campionato. E forse il senso della serata lo hanno raccontato proprio i tifosi spagnoli al triplice fischio, quando nel settore occupato dai sostenitori biancorossi è comparso uno striscione con scritto: «No conocí mayor victoria, que contigo en una derrota» («Non ho conosciuto vittoria più grande di quella ottenuta con te nella sconfitta»).
In campo, del resto, la finale è stata a lungo bloccata, quasi condizionata dal peso della posta in palio e dall’inesperienza europea di entrambe. Il Crystal Palace ha provato subito a prendere in mano il possesso, affidandosi soprattutto alle accelerazioni di Sarr e Pino sugli esterni, mentre il Rayo ha scelto un atteggiamento più prudente, compatto e attento a non concedere spazi. Il risultato è stato un primo tempo con poche occasioni e ritmi bassi. Gli spagnoli si sono fatti vedere per primi al 25’, quando Alemao ha girato fuori da buona posizione un cross di Chavarria, mentre poco prima dell’intervallo Unai Lopez ha mancato lo specchio con un destro dal limite. La chance più grande dei primi 45 minuti, però, l’ha costruita il Palace nel recupero: Wharton ha pescato Mitchell con un pallone morbido dalla trequarti, ma il colpo di testa in tuffo dell’esterno inglese è terminato di pochissimo a lato. La partita è cambiata all’inizio della ripresa. Al 50’ Wharton - eletto a fine gara «man of the match» - ha trovato spazio centralmente e ha calciato dal limite costringendo Batalla a una respinta corta: sul pallone si è avventato Mateta, il più rapido di tutti a ribadire in rete il gol dell’1-0. Una rete pesantissima per il centravanti francese, vicino a lasciare Londra già nel mercato di gennaio e decisivo invece nella notte più importante della storia del club. Il vantaggio ha acceso improvvisamente la finale. Cinque minuti dopo il Palace è andato a centimetri dal raddoppio in una delle azioni più incredibili della partita: punizione di Pino sul doppio palo, pallone che torna in mezzo e nuovo legno colpito involontariamente da Valentin nel tentativo di anticipare Mateta. Il Rayo ha accusato il colpo e per alcuni minuti ha rischiato di crollare, salvato ancora da Batalla su Mateta e da una difesa che, pur soffrendo, è riuscita a restare dentro la partita fino alla fine.
Nel finale la squadra di Perez ha provato ad alzare il baricentro senza però creare vere occasioni pulite. L’ultima possibilità è capitata ancora sui piedi di Alemao al 95’, ma il destro al volo dal limite è terminato fuori. Poco dopo è arrivato il triplice fischio di Mariani - unica nota italiana nella serata di Lipsia - e la festa del Palace, accompagnata dagli oltre 39.000 spettatori della Red Bull Arena.
Con questo successo il Crystal Palace diventa la terza squadra inglese - e la terza londinese - a vincere la Conference League dopo West Ham e Chelsea. Un altro segnale della supremazia recente del calcio inglese nelle competizioni Uefa. E adesso l’Inghilterra sogna addirittura il pieno europeo: dopo il trionfo dell’Aston Villa in Europa League e quello del Palace in Conference, sabato a Budapest toccherà all’Arsenal nella finale di Champions League contro il Paris Saint-Germain. Un possibile treble continentale che confermerebbe ulteriormente il dominio della Premier sul calcio europeo.
Continua a leggereRiduci