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Dieci mesi di raid contro la Lega

Dieci mesi di raid contro la Lega
Ansa

In coincidenza con il 25 aprile ci hanno riempito la testa di allarmi antifascisti. Secondo giornali e tv, la crescita della Lega sarebbe accompagnata dall'aumento di episodi di intolleranza nei confronti degli immigrati, ma soprattutto avrebbero rialzato la testa i movimenti che si ispirano al periodo mussoliniano: roba da ventennio. Insomma, per dirla in termini semplici, come la dicono i vari Scalfari in televisione e nei loro sermoni settimanali, siamo alla vigilia di una nuova dittatura. Sarà, ma di questi allarmi negli ultimi 25 anni, cioè da quando Silvio Berlusconi è sceso in campo, ne ho sentiti tanti. (...)

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«Senza l’intervento di mio marito il collega sarebbe morto»
Nel riquadro: Ivana, moglie di Emanuele Marroccella (Imagoeconomica)
Parla Ivana, la moglie di Emanuele Marroccella: «Lo hanno definito un esaltato, ma lui non lo è affatto. Ha compiuto il suo dovere. Duro dirlo ai nostri figli».

«Una famiglia normale, come tante. Questo siamo. Adesso tutto è crollato». Ivana, 41 anni, originaria di Salerno, è la moglie del vice brigadiere Emanuele Marroccella condannato a tre anni per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi», senza nemmeno le attenuanti generiche.

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Mai dire Blackout | Venezuela, il petrolio conteso

Le major americane già in pista a Caracas. Rio Tinto-Glencore, fusione miliardaria? Gli USA escono da 65 organizzazioni internazionali. Blackout a Berlino nel gelo.

Nucleare e petrolio. Ecco i veri motivi delle mosse di Trump contro gli ayatollah
Donald Trump (Ansa)
Caracas è stato l’inizio. Il tycoon ha un piano chiaro per isolare i Brics e far tornare il dollaro al centro della rete internazionale.

Mentre il regime khomeinista continua a essere pesantemente scosso dalle proteste, aumenta la tensione tra Washington e Teheran. «L’Iran è in grossi guai. Ho dichiarato con forza che se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, interverremo; li colpiremo molto duramente dove fa più male», ha dichiarato Donald Trump venerdì, per poi aggiungere: «Questo non significa schierare gli uomini sul terreno, ma colpire duro dove fa più male. Non vogliamo che ciò accada». «Gli Usa sostengono il coraggioso popolo iraniano», ha inoltre affermato, ieri, il segretario di Stato americano, Marco Rubio. Una posizione, quella di Washington, che ha fatto infuriare l’ayatollah Ali Khamenei, il quale, oltre a tacciare Trump di «arroganza», ha messo i pasdaran in stato di massima allerta.

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Iran, i Pasdaran sono in massima allerta. Spari sulla folla e migliaia di arresti
Ansa
Le più importanti città dell’Iran attraversate dalle proteste. Il regime taglia Internet e minaccia i cittadini: «Chi compie azioni violente rischia la pena di morte». Trump: «Siamo pronti ad aiutare i manifestanti».

A quindici giorni dall’inizio delle proteste le piazze iraniane per la seconda notte consecutiva sono tornate a riempirsi. A Teheran, Mashhad, Tabriz e in numerosi altri centri urbani, migliaia di persone hanno sfidato nuovamente la repressione, i morti, gli incendi di edifici governativi e un blackout informativo quasi totale. Le autorità hanno infatti ripristinato il blocco di internet compreso Starlink, mettendo a tacere 90 milioni di iraniani, interrotto le comunicazioni telefoniche e reso di fatto inaccessibile lo spazio aereo alle compagnie straniere.

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