L’Ue butta i nostri quattrini per integrare gli immigrati con campi di padel e murales
L’europarlamentare Silvia Sardone l’ha definito «delirio ideologico a Bruxelles». Nella miriade dei progetti finanziati dall’Unione europea, l’esponente della Lega è andata a cercare i progetti pro immigrazione, individuando almeno 10 milioni di sovvenzioni all’insegna dell’inclusione. «I fondi europei seguono sempre più spesso logiche ideologiche che generano enormi sprechi», protesta l’eurodeputata. «Iniziative discutibili e dagli obiettivi poco chiari».
Uno studio da oltre 2 milioni di euro e dal titolo Foodcircuits dovrebbe fornire «un nuovo modo di vedere le connessioni sociali tra migranti e società, attraverso la bellezza, la brutalità e la necessità del cibo […] Tracciando asparagi, arance e fragole attraverso la loro circolazione», si legge sul portale Ue. A coordinarlo è l’Università di Barcellona, che figura come unico partecipante.
Nel settore digitale, Bruxelles ha stanziato 1,5 milioni di euro per analizzare come i social network possano aumentare la vulnerabilità economica dei migranti «creando deficit di benessere sociale». Il progetto Shadow, coordinato dall’Università di Utrecht (Paesi Bassi) «colma la lacuna nella comprensione sociologica» e aiuterà «a progettare interventi politici più efficaci, volti a migliorare la posizione economica dei migranti in Europa».
Altri soldi dei contribuenti, 810.000 euro, finanziano Digimi, progetto di storytelling digitale dedicato all’integrazione: «I cittadini di Paesi terzi recentemente arrivati possono scambiare, confrontare e combinare le loro storie con quelle dei migranti di lunga data e delle popolazioni locali». Tra i Paesi partner c’è l’Italia con Cesie, centro europeo di studi e iniziative di Palermo, che ha ottenuto 79. 880 euro.
All’Università Ca’ Foscari di Venezia sono riconosciuti 183.473 euro per Rewrite, il cui obiettivo principale «è esplorare il processo di trasformazione delle identità delle donne migranti, esplorando l’auto-riflessività nelle scrittrici migranti attraverso un’analisi critica del discorso, sostenendo il cambiamento sociale, cruciale per una nuova comprensione dei limiti della politica».
Miped, progetto dell’Università di Oslo, riceve 267.000 euro per studiare il ruolo dei lavoratori migranti nelle politiche di decarbonizzazione energetica, «una questione poco esplorata in letteratura». Si concentrerà su quattro casi spagnoli per verificare «come queste esperienze vengono prese in considerazione dalle organizzazioni di attivisti che si mobilitano per la decarbonizzazione energetica».
Pass è il progetto che con 200.000 euro vuole promuovere la partecipazione dei migranti alla vita sociale e culturale tramite la street art. Se ne occupa Connect, Ong belga che organizzerà tre festival sul tema in Macedonia del Nord, Slovenia e Serbia. Quasi 2 milioni finanziano Afriscreenworlds, progetto «dal sapore woke», come lo definisce Sardone, e che ha la pretesa di contribuire «a decolonizzare gli studi cinematografici e dello schermo». Con 2,5 milioni di euro, Prime punta invece a individuare le migliori strategie per «politiche realizzabili e sostenibili sui migranti irregolari». Coordina il progetto l’Istituto universitario europeo, ente di studio e di ricerca finanziato dall’Ue con sede a Fiesole.
Sono solo alcuni dei contributi finanziari diretti che vengono assegnati a beneficiari terzi (organizzazioni di ricerca, enti pubblici, organizzazioni non governative e aziende private) perché si impegnano in attività a supporto delle politiche Ue. Senza dimenticare lo sport, con 60.000 euro per l’integrazione attraverso il basket promosso da Serbia, Turchia, Spagna, Grecia e Polonia. O come l’iniziativa Equal Play che ha l’obiettivo di «fornire a educatori e organizzazioni sportive strumenti e mezzi per gestire l’integrazione sociale di migranti e rifugiati nella società».
Progetto dal valore di 250.000 euro, coordinato dalla Federazione di padel dell’Irlanda che si prende la parte più cospicua delle sovvenzioni (58.000 euro), vede come partner la Lituania, la Spagna, la Turchia (che non è Paese Ue) e l’Italia con Prism. Ha sede operativa a Palermo e legale a Enna, si definisce «un’impresa sociale no profit con la missione di creare opportunità per il progresso inclusivo delle società, delle comunità e degli individui». Per la partecipazione riceve 49.000 euro.
«Riconosciamo allo sport la funzione di facilitatore dei rapporti e dell’integrazione culturale», esordisce Manfredi Cinà, project manager dell’iniziativa. «Target di Equal Play sono migranti, rifugiati, ai quali va indirizzata l’attività di allenatori e associazioni universitarie di scienze motorie che riceveranno da noi dei manuali, delle linee guida su come facilitare il contatto, con competenze che vanno dal sociale al digitale con indicatori quantitativi e qualitativi». L’obiettivo, precisa il manager di Prism, «è raggiungere almeno una cinquantina tra rifugiati, ospiti di centri di accoglienza o di associazioni che si occupano di migranti».
In quale modo, ancora non è dato sapere «perché ci stiamo lavorando, stiamo individuando i partner siciliani e pensavamo di coinvolgere anche degli psicologi dello sport», spiega. Il progetto ha preso il via lo scorso mese e terminerà a dicembre 2027. Non appaiono definite neppure le tipologie di sport che verranno proposte «oltre al calcio sto valutando gli sport da combattimento e le arti marziali», fa sapere Cinà.
Ce li vediamo, richiedenti asilo e migranti che lavorano sull’inclusione praticando Karate o Jiu Jitsu.





