
L’Ucraina prosegue l’offensiva di droni sui territori russi sperando che Mosca le conceda un congelamento del fronte.
In un territorio piccolo come la penisola della Crimea, annessa dai russi nel 2014, la strategia ha spinto ieri il governatore locale Sergej Aksionov a decretare lo «stato di emergenza» per la mancanza di carburante ed elettricità causata dai raid su infrastrutture petrolifere ed energetiche. Fra le misure, la sospensione della vendita di benzina e gasolio, la riduzione della frequenza di treni e traghetti, rimpiazzati da autobus, la chiusura dei campi estivi per bambini. La Crimea, rispetto all’enorme Russia, è un bersaglio assai più facile essendo una penisola di limitata area, vicinissima ed esposta anche a ordigni di breve raggio. Inoltre offre strozzature infrastrutturali vulnerabili, come il ponte di Kerch, che la collega alla penisola di Taman. L’area di Kerch è stata colpita ieri, stando al servizio segreto ucraino Sbu, da droni ucraini che hanno danneggiato una base di missili antiaerei S-400 e tre navi, ovvero le due unità posacavi Volga e Vyatka e il traghetto Petropavlovsk. L’Sbu ritiene le navi posacavi implicate anche nella posa di mine e di sensori sonar della rete Garmonia. Sempre in Crimea sono state bombardate Krasnoperekopsk, l’aeroporto Saky di Novofedorivka e una base antiaerea con sistemi Pantsir-S1. Gli attacchi hanno causato la chiusura per 6 ore del ponte di Kerch.
Le incursioni facevano parte di più vaste ondate di velivoli senza pilota sulla Russia. Mosca ha parlato di «660 droni nemici abbattuti», di cui «28 presso Mosca», per il sindaco della capitale Sergei Sobyanin. Fra gli obbiettivi colpiti, l’impianto chimico Azot di Novomoskovsk, nella regione di Tula, già danneggiato il 14 giugno, e una vicina centrale elettrica. Secondo media locali, la scarsità di benzina s’è fatta sentire anche in Siberia, a Tomsk. Per «fonti» della Reuters il presidente russo Vladimir Putin sarebbe subissato di richieste di escalation da «falchi» del suo staff, che chiedono mobilitazione generale, distruzione del quartiere governativo di Kiev, assassinio del presidente Volodymyr Zelensky, attacchi alle fabbriche europee di droni e financo l’uso di armi nucleari tattiche. Ma Putin preferisce un profilo più basso. Ieri Zelensky ha approvato un piano del capo dell’Sbu, il generale Yevhen Khmara, per un’offensiva di «pressione» sulla Russia della durata di 40 giorni «per costringerla a cessare la guerra».
I russi a loro volta hanno attaccato con droni le reti elettriche di Odessa. Il capo delle forze armate ucraine, il generale Oleksandr Syrsky, ha invitato a non sottovalutare i russi in un’intervista al Times: «Mosca adotta una strategia di logoramento con piccole avanzate successive. Schiera al fronte 721.300 soldati e produce droni su scala industriale. Nel giugno 2026 ne ha utilizzati tra 6.000 e 7.000 al giorno, con l’obiettivo di arrivare a 33.000 a fine anno». Kiev si aspetta «nuovi aiuti militari, specie in difesa aerea» dal vertice Nato previsto ad Ankara il 7 e 8 luglio, come auspicato dal ministro degli Esteri Andrii Sybiha.
Ma i combattimenti metro per metro sul fronte terrestre proseguono. Da giorni è nella città di Konstantinivka che le truppe russe s’infiltrano lentamente. Ieri la Tass ha pubblicato rapporti dell’esercito russo secondo cui «i militari ucraini colpirebbero con droni i civili che evacuano dal paese per impedire che rivelino l’ubicazione delle loro postazioni». Il 10° Reggimento corazzato russo sostiene di impiegare in città granate d’artiglieria Krasnopol a guida laser da 152 mm per centrare le posizioni avversarie, nonché di usare mine anticarro TM62 modificate per «demolire edifici in cui il nemico è nascosto». Unico segnale positivo delle scorse ore, lo scambio di 160 prigionieri per parte, goccia nel mare di una guerra infinita.






