Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato una serie di attacchi energici per colpire con vigore gli obiettivi di Hezbollah in Libano, mettendo in discussione la tregua, prolungata di tre settimane. La mossa di Tel Aviv è arrivata dopo una serie di lanci di razzi e droni da parte della milizia sciita verso il Nord di Israele e le truppe israeliane stanziate nel Sud del Libano.
Il portavoce del comando centrale delle Forze di difesa israeliane ha dichiarato che tutte le azioni militari sono state necessarie perché i soldati si trovavano in una situazione di pericolo imminente, una locuzione che Tel Aviv utilizza per poter agire nonostante il cessate il fuoco. L’Idf ha diramato una serie di avvisi di evacuazione per sette villaggi a Nord del fiume Litani, dove l’aviazione sta martellando una lista di obiettivi militari. I media di Beirut hanno segnalato pesanti attacchi da parte dell’artiglieria di Tel Aviv contro il villaggio di Zawtar al-Sharqiyah, ritenuta una roccaforte dei miliziani sciiti alleati dell’Iran. Contemporaneamente le forze di difesa di Israele avrebbero lanciato, poco prima degli attacchi, centinaia di volantini nel villaggio di al-Mansouri, invitando i civili ad abbandonare il più rapidamente possibile questa zona.
L’Agenzia di stampa National News Agency ha riportato almeno quattro differenti attacchi: il primo in una città del distretto di Bint Jbeil, un secondo in un centro abitato di Tiro e altri due nell’area di Nabatieh. A Taybeh, zona di operazioni israeliane, si registra un contrattacco con droni da parte di Hezbollah contro due postazioni delle forze armate, dove l’Idf ha registrato la morte del sergente Idan Fooks del settantasettesimo battaglione e il ferimento di altri sei, portando a un totale di tre il numero dei soldati caduti di Tel Aviv dopo il cessate il fuoco.
Il movimento sciita su Telegram ha accusato Israele di non rispettare il cessate il fuoco e ha respinto tutte le accuse di violazione della tregua, mettendo in guardia dal tentare di coinvolgere le autorità libanesi in un accordo bilaterale stipulato tra Washington e Netanyahu, sul quale il Libano non ha mai avuto realmente voce in capitolo. Il ministero della Salute di Beirut ha riferito che ci sono stati oltre 2.500 morti e 7.750 feriti dal 2 marzo.
Intanto il presidente Isaac Herzog, attraverso il suo ufficio, ha risposto a un articolo del New York Times secondo cui il presidente non intenderebbe concedere la grazia a Netanyahu nonostante le pressioni di Donald Trump. Il premier è sotto processo per corruzione, frode e abuso d’ufficio dal 2020. Herzog tenterà una mediazione per raggiungere un patteggiamento, spingendo per un accordo tra i pubblici ministeri ed i legali di Netanyahu. «Il presidente Isaac Herzog ritiene che raggiungere un compromesso tra le parti sia una soluzione appropriata e corretta», ha dichiarato il suo portavoce. «Pertanto, il presidente ritiene opportuno, prima di discutere la richiesta di grazia vera e propria, esaurire un processo che potrebbe portare alla formazione di un accordo tra le parti, al di fuori delle mura del tribunale».







