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2020-09-07
Inchiesta sull’efficacia dei bonus.
Caos e ritardi: impossibile usarli
Ansa
Questo governo ragiona così: abbiamo fatto la legge, la leggina, il regolamento, il chissenefrega e la questione è risolta. Per carità non è il primo a farlo né sarà l'ultimo - è uno dei tanti vizi della politica -, ma questo è campione assoluto. E non c'è nulla da fare: ci puoi parlare, li puoi intervistare, ma soprattutto puoi ascoltare le conferenze stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è sempre la solita solfa. Primo, c'era il problema dovuto al Covid; secondo, abbiamo adottato il provvedimento per risolverlo; terzo, sta funzionando; per ultimo, se non sono già arrivati (mai), arriveranno a breve (mai) i decreti attuativi.
E tu prova a dire che non sta funzionando, porta i dati che loro stessi forniscono (vedi Inps), prova a farli parlare con i diretti interessati che testimoniano che non hanno risolto il becco di un quattrino. Risposta: i dati sono sbagliati, ci dispiace per le persone che non hanno ancora ricevuto nulla ma la situazione del Covid era inattesa e nessuno sarebbe stato in grado di affrontarla, ci vuole pazienza, correggeremo, faremo, ci penseremo.
Son più duri del marmo di Carrara, a confronto questo ha la consistenza d'una pera cotta, molto cotta. A confronto di quando parla Conte i comandamenti di Mosè sul Sinai, le famose tavole della Legge, sembrano consigli per gli acquisti.
Questa settimana ci occupiamo dei cosiddetti bonus, bonus di qui, bonus di là, bonus di sotto e bonus di sopra. Soprattutto bonus sì, ma didietro, quelli che fanno malus, parecchio malus. Cioè, ce ne fosse uno che sta funzionando bene, ce ne fosse uno dove l'erogazione prevista ha superato il 50%, ce ne fosse uno al quale è facile accedere, ce ne fosse uno con il quale è facile risparmiare da subito. Per essere ancora più chiari, ce ne fosse uno che significa un risparmio immediato per qualcuno. Manco l'ombra.
Riassumendo i dati della bella inchiesta dei colleghi della Verità. Bonus babysitter, annunciati 1.800 milioni di euro, erogati 583, il 32%. Bonus colf - quello che è andato meglio -, annunciati 460, erogati 208 per il 45%. Bonus vacanza, annunciati 2.400, erogati 200 per un totale dell'8%. Il tanto sbandierato quanto inopportuno bonus bici e monopattino, annunciati 210 milioni, erogati 0 (zero). Ora, a parte discutere sull'urgenza di questo provvedimento, che evidentemente non c'era e non c'è. Qual era la priorità in base al quale adottarlo? Far cambiare l'aria ai cittadini costretti a casa dal Covid, scoraggiare i tavolini all'aperto dei bar e ristoranti tra i cui clienti sfrecciano i possessori dei suddetti? No, solo che ora va di moda, sempre lanciata dal sindaco di Milano, la moda e tutti dietro, pecoroni su due ruote, che sono doppie come le corna.
Il bonus vacanze, poi, avrebbe dovuto contribuire in modo significativo al rilancio del turismo e, quindi, dell'economia. Le vacanze son finite e su 2.400 miliardi, lo ripetiamo, ne sono arrivati 200, meno del 10%: perché?
Anche qui non c'era bisogno di aspettare il fallimento totale dell'iniziativa, bastava ascoltare tutte le categorie del settore, tutti gli albergatori, tutti, non uno, si era pronunciato a favore. Troppa burocrazia, soldi tirati fuori subito dagli imprenditori e poi rimborsati, a babbo morto, forse attraverso sconti fiscali, domande, controdomande e ammennicoli vari. Un casino.
Un altro esempio che ci fa capire bene la durezza della testa di chi sta al governo nei confronti della realtà. I concessionari delle auto, quelli che le vendono e che conoscono il mercato meglio di chiunque altro. Troppi soldi per le auto che comprano in pochi (fasce alte), troppi pochi per le auto che comprano la maggioranza degli automobilisti. Concetto chiaro, no? Nulla, avanti. Barra dritta contro gli scogli. E poi si chiedono il perché delle lamentele degli italiani contro questo governo. È semplice, a suon di andare a sbattere contro gli scogli uno si scogliona. Lo dice la parola stessa.
I soldi vengono assegnati a chi non ne ha bisogno
Ci si aspettava di coinvolgere quasi mezzo milione di persone. A conti fatti, il contributo previsto per i lavoratori domestici ne ha raggiunti meno della metà: 208.640, il 45%. I numeri li mette nero su bianco la Direzione centrale inclusione sociale e invalidità civile dell'Inps, e sono aggiornati al 26 agosto: su 274.590 domande presentate, 203.899 sono state liquidate con pagamento diretto; le restanti 4.441 sono state invece liquidate con pagamento integrativo al reddito di cittadinanza. Più di 50.000 domande sono state respinte, 1.221 quelle annullate. E pensare che, almeno all'inizio, i conti del governo erano diversi: i 460 milioni stanziati nel decreto Rilancio avrebbero dovuto raggiungere una platea di 460.000 persone, considerando le indennità di 1.000 euro previste per i mesi di aprile e maggio per le badanti «non conviventi con il datore di lavoro e con uno o più contratti di lavoro per una durata complessiva superiore a 10 ore settimanali».
Troppi fondi, a giudicare dalla sforbiciata che è stata data con il successivo decreto economico, quello di agosto. L'articolo 21, infatti, ridetermina i limiti di spesa, trasferendo 169 milioni di contributi previsti per le colf al bonus baby sitter. «In linea generale, la misura è positiva, anche se ci sono alcune criticità di fondo», spiega Andrea Zini, vicepresidente di Assindatcolf, l'associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. «L'esclusione a priori di tutte le lavoratrici conviventi con il datore di lavoro e l'inclusione a priori di tutte quelle non conviventi ha generato due problemi rilevanti: le colf conviventi che hanno interrotto l'attività non hanno preso soldi né dalla famiglia né dallo Stato; alle badanti non conviventi che hanno regolarmente lavorato abbiamo fatto avere un'indennità che sicuramente fa comodo, ma di cui non avrebbero avuto bisogno».
Il governo premia le auto dei Paperoni
«Soldi ai ricchi». La sintesi la fa Adolfo De Stefani Cosentino, presidente della Federazione italiana dei concessionari d'auto, commentando i contributi previsti dal governo per incentivare l'acquisto di autoveicoli a bassa emissione di Co2. «Abbiamo provato più volte a spiegare l'errore di fondo: la domanda va da un'altra parte, eppure, per una mera questione ideologica, ci si ostina a finanziare una fetta di mercato che vale appena il 2% del totale». A giudicare dal contatore del ministero dello Sviluppo economico, in effetti, le richieste di incentivi si concentrano per quasi il 70% sulla fascia di veicoli che va dai 91 ai 100 g/km, cioè quelle più appetite. Paradossalmente, però, sono quelle che hanno ricevuto i contributi minori.
Il decreto Agosto ha rifinanziato il fondo automotive con ulteriori 400 milioni di euro, di cui 300 da destinare esclusivamente agli incentivi per l'acquisto di auto elettriche, ibride e anche a diesel, benzina, gpl e metano purché a basse emissioni. Dei fondi previsti, al momento, la somma degli incentivi richiesti si ferma a poco più di 100 milioni di euro, il 33% del totale. Di questi, quasi 70 milioni sono proprio quelli «prenotati» per le auto più accessibili. «È opportuno ricalibrare il provvedimento», prosegue De Stefani Cosentino. «La fascia a più alto interesse, quella in grado di imprimere una decisiva spinta al rinnovo del parco auto, non può contare solo su 100 milioni. I fondi, questo è il rischio, si esauriranno nel giro di poche settimane».
Mancano ancora i decreti e le sale da ballo piangono
«La chiusura delle attività ha azzerato i fatturati delle aziende, le nostre capacità di sopravvivenza sono seriamente compromesse». Non usa mezzi termini Maurizio Pasca, presidente Silb-Fipe, l'Associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e spettacolo. Il 2020 per le 2.744 aziende del settore è stato un anno da dimenticare: i locali sono stati chiusi il 23 febbraio, oltre 50.000 lavoratori al momento sono fermi, il danno economico supera i 400 milioni di euro. E non sono di certo bastate le riaperture a macchia di leopardo nei mesi di giugno e luglio: come segnalato dai rappresentanti delle associazioni auditi in Senato, «le modalità, le regole e le tempistiche differenti da regione a regione hanno aggiunto grave confusione a una situazione già precaria».
Alla confusione, poi, si aggiungono i contributi fantasma, stanziati dal governo e mai arrivati. Per «mitigare gli effetti della crisi economica» è stato inserito, in sede di conversione del decreto Rilancio, un contributo a fondo perduto per le imprese che operano nel settore dell'intrattenimento e dell'organizzazione di feste e cerimonie. Si tratta di 5 milioni complessivi previsti per il 2020. Peccato che, di questa somma, non si veda neanche l'ombra. La motivazione è da ricercare nella lunga lista dei decreti attuativi che devono essere ancora approvati per rendere operative le norme decise dal governo.
I criteri e le modalità di erogazione dei contributi devono essere stabiliti da uno specifico decreto ministeriale, che al momento non c'è. «Alle imprese del settore spetteranno poco più di 1.000 euro», commenta ancora Pasca. «Per provare a ripartire, servirebbero contributi più corposi e provvedimenti strutturali, a lungo termine: tra gli altri, l'abolizione dell'Isi (Imposta sugli intrattenimenti) e l'applicazione del regime Iva al 10% sulla somministrazione di alimenti e bevande. È normale che le discoteche paghino un'imposta al 22% quando per gli altri settori del pubblico esercizio è fissata al 10%?».
La «potenza di fuoco» finisce tutta in casa Fiat
Sarebbe dovuto essere il braccio «dell'enorme potenza di fuoco» garantita da Giuseppe Conte dopo l'approvazione del decreto Liquidità. Fino al 31 dicembre 2020, Sace, società controllata al 100% da Cassa depositi e prestiti, concede garanzie in favore di banche o altre istituzioni per finanziare le imprese di medio-grandi dimensioni, assicurando loro la liquidità necessaria per contrastare gli effetti della crisi. L'obiettivo era ambizioso: nei piani del governo, gli impegni assunti da Sace avrebbero dovuto raggiungere i 200 miliardi di euro. A distanza di 5 mesi, tuttavia, i volumi sono di gran lunga inferiori: l'ultimo monitoraggio parla di 12,9 miliardi (il 6,4%) concessi attraverso il programma Garanzia Italia, su un totale di 468 richieste ricevute. Di questi, «circa 6,7 miliardi di euro riguardano le prime tre operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal decreto Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5.000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro». La parte del leone, in questo caso, la fa Fiat Chrysler Automobiles, a cui è stata garantita una linea di credito da 6,3 miliardi di euro, sottoscritta con Intesa Sanpaolo. Una delle ultime operazioni, in ordine di tempo, riguarda Europam, azienda genovese appartenente al gruppo Black Oils, attiva nel settore della distribuzione di prodotti petroliferi, con un fatturato consolidato di 569 milioni di euro nel 2019. A seguito del protocollo firmato con Sace, Unicredit ha concesso a Europam l'erogazione di un finanziamento da 5 milioni di euro, della durata di 6 anni, per sostenere «l'incremento della necessità di circolante dell'azienda».
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Delle mancette dispensate da Giuseppe Conte per addolcire l'emergenza Covid non ce n'è una che funzioni. I ministri chiedono pazienza ma la verità è che i sussidi sono astrusi e difficili da chiedere. E per un cittadino risparmiare subito qualcosa è quasi impossibile.Lo speciale contiene cinque articoliQuesto governo ragiona così: abbiamo fatto la legge, la leggina, il regolamento, il chissenefrega e la questione è risolta. Per carità non è il primo a farlo né sarà l'ultimo - è uno dei tanti vizi della politica -, ma questo è campione assoluto. E non c'è nulla da fare: ci puoi parlare, li puoi intervistare, ma soprattutto puoi ascoltare le conferenze stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è sempre la solita solfa. Primo, c'era il problema dovuto al Covid; secondo, abbiamo adottato il provvedimento per risolverlo; terzo, sta funzionando; per ultimo, se non sono già arrivati (mai), arriveranno a breve (mai) i decreti attuativi.E tu prova a dire che non sta funzionando, porta i dati che loro stessi forniscono (vedi Inps), prova a farli parlare con i diretti interessati che testimoniano che non hanno risolto il becco di un quattrino. Risposta: i dati sono sbagliati, ci dispiace per le persone che non hanno ancora ricevuto nulla ma la situazione del Covid era inattesa e nessuno sarebbe stato in grado di affrontarla, ci vuole pazienza, correggeremo, faremo, ci penseremo. Son più duri del marmo di Carrara, a confronto questo ha la consistenza d'una pera cotta, molto cotta. A confronto di quando parla Conte i comandamenti di Mosè sul Sinai, le famose tavole della Legge, sembrano consigli per gli acquisti.Questa settimana ci occupiamo dei cosiddetti bonus, bonus di qui, bonus di là, bonus di sotto e bonus di sopra. Soprattutto bonus sì, ma didietro, quelli che fanno malus, parecchio malus. Cioè, ce ne fosse uno che sta funzionando bene, ce ne fosse uno dove l'erogazione prevista ha superato il 50%, ce ne fosse uno al quale è facile accedere, ce ne fosse uno con il quale è facile risparmiare da subito. Per essere ancora più chiari, ce ne fosse uno che significa un risparmio immediato per qualcuno. Manco l'ombra.Riassumendo i dati della bella inchiesta dei colleghi della Verità. Bonus babysitter, annunciati 1.800 milioni di euro, erogati 583, il 32%. Bonus colf - quello che è andato meglio -, annunciati 460, erogati 208 per il 45%. Bonus vacanza, annunciati 2.400, erogati 200 per un totale dell'8%. Il tanto sbandierato quanto inopportuno bonus bici e monopattino, annunciati 210 milioni, erogati 0 (zero). Ora, a parte discutere sull'urgenza di questo provvedimento, che evidentemente non c'era e non c'è. Qual era la priorità in base al quale adottarlo? Far cambiare l'aria ai cittadini costretti a casa dal Covid, scoraggiare i tavolini all'aperto dei bar e ristoranti tra i cui clienti sfrecciano i possessori dei suddetti? No, solo che ora va di moda, sempre lanciata dal sindaco di Milano, la moda e tutti dietro, pecoroni su due ruote, che sono doppie come le corna.Il bonus vacanze, poi, avrebbe dovuto contribuire in modo significativo al rilancio del turismo e, quindi, dell'economia. Le vacanze son finite e su 2.400 miliardi, lo ripetiamo, ne sono arrivati 200, meno del 10%: perché? Anche qui non c'era bisogno di aspettare il fallimento totale dell'iniziativa, bastava ascoltare tutte le categorie del settore, tutti gli albergatori, tutti, non uno, si era pronunciato a favore. Troppa burocrazia, soldi tirati fuori subito dagli imprenditori e poi rimborsati, a babbo morto, forse attraverso sconti fiscali, domande, controdomande e ammennicoli vari. Un casino. Un altro esempio che ci fa capire bene la durezza della testa di chi sta al governo nei confronti della realtà. I concessionari delle auto, quelli che le vendono e che conoscono il mercato meglio di chiunque altro. Troppi soldi per le auto che comprano in pochi (fasce alte), troppi pochi per le auto che comprano la maggioranza degli automobilisti. Concetto chiaro, no? Nulla, avanti. Barra dritta contro gli scogli. E poi si chiedono il perché delle lamentele degli italiani contro questo governo. È semplice, a suon di andare a sbattere contro gli scogli uno si scogliona. Lo dice la parola stessa.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-i-bonus-finiscono-malus-2647474898.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-soldi-vengono-assegnati-a-chi-non-ne-ha-bisogno" data-post-id="2647474898" data-published-at="1599396464" data-use-pagination="False"> I soldi vengono assegnati a chi non ne ha bisogno Ci si aspettava di coinvolgere quasi mezzo milione di persone. A conti fatti, il contributo previsto per i lavoratori domestici ne ha raggiunti meno della metà: 208.640, il 45%. I numeri li mette nero su bianco la Direzione centrale inclusione sociale e invalidità civile dell'Inps, e sono aggiornati al 26 agosto: su 274.590 domande presentate, 203.899 sono state liquidate con pagamento diretto; le restanti 4.441 sono state invece liquidate con pagamento integrativo al reddito di cittadinanza. Più di 50.000 domande sono state respinte, 1.221 quelle annullate. E pensare che, almeno all'inizio, i conti del governo erano diversi: i 460 milioni stanziati nel decreto Rilancio avrebbero dovuto raggiungere una platea di 460.000 persone, considerando le indennità di 1.000 euro previste per i mesi di aprile e maggio per le badanti «non conviventi con il datore di lavoro e con uno o più contratti di lavoro per una durata complessiva superiore a 10 ore settimanali». Troppi fondi, a giudicare dalla sforbiciata che è stata data con il successivo decreto economico, quello di agosto. L'articolo 21, infatti, ridetermina i limiti di spesa, trasferendo 169 milioni di contributi previsti per le colf al bonus baby sitter. «In linea generale, la misura è positiva, anche se ci sono alcune criticità di fondo», spiega Andrea Zini, vicepresidente di Assindatcolf, l'associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. «L'esclusione a priori di tutte le lavoratrici conviventi con il datore di lavoro e l'inclusione a priori di tutte quelle non conviventi ha generato due problemi rilevanti: le colf conviventi che hanno interrotto l'attività non hanno preso soldi né dalla famiglia né dallo Stato; alle badanti non conviventi che hanno regolarmente lavorato abbiamo fatto avere un'indennità che sicuramente fa comodo, ma di cui non avrebbero avuto bisogno». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-i-bonus-finiscono-malus-2647474898.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="il-governo-premia-le-auto-dei-paperoni" data-post-id="2647474898" data-published-at="1599396464" data-use-pagination="False"> Il governo premia le auto dei Paperoni «Soldi ai ricchi». La sintesi la fa Adolfo De Stefani Cosentino, presidente della Federazione italiana dei concessionari d'auto, commentando i contributi previsti dal governo per incentivare l'acquisto di autoveicoli a bassa emissione di Co2. «Abbiamo provato più volte a spiegare l'errore di fondo: la domanda va da un'altra parte, eppure, per una mera questione ideologica, ci si ostina a finanziare una fetta di mercato che vale appena il 2% del totale». A giudicare dal contatore del ministero dello Sviluppo economico, in effetti, le richieste di incentivi si concentrano per quasi il 70% sulla fascia di veicoli che va dai 91 ai 100 g/km, cioè quelle più appetite. Paradossalmente, però, sono quelle che hanno ricevuto i contributi minori. Il decreto Agosto ha rifinanziato il fondo automotive con ulteriori 400 milioni di euro, di cui 300 da destinare esclusivamente agli incentivi per l'acquisto di auto elettriche, ibride e anche a diesel, benzina, gpl e metano purché a basse emissioni. Dei fondi previsti, al momento, la somma degli incentivi richiesti si ferma a poco più di 100 milioni di euro, il 33% del totale. Di questi, quasi 70 milioni sono proprio quelli «prenotati» per le auto più accessibili. «È opportuno ricalibrare il provvedimento», prosegue De Stefani Cosentino. «La fascia a più alto interesse, quella in grado di imprimere una decisiva spinta al rinnovo del parco auto, non può contare solo su 100 milioni. I fondi, questo è il rischio, si esauriranno nel giro di poche settimane». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-i-bonus-finiscono-malus-2647474898.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="mancano-ancora-i-decreti-e-le-sale-da-ballo-piangono" data-post-id="2647474898" data-published-at="1599396464" data-use-pagination="False"> Mancano ancora i decreti e le sale da ballo piangono «La chiusura delle attività ha azzerato i fatturati delle aziende, le nostre capacità di sopravvivenza sono seriamente compromesse». Non usa mezzi termini Maurizio Pasca, presidente Silb-Fipe, l'Associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e spettacolo. Il 2020 per le 2.744 aziende del settore è stato un anno da dimenticare: i locali sono stati chiusi il 23 febbraio, oltre 50.000 lavoratori al momento sono fermi, il danno economico supera i 400 milioni di euro. E non sono di certo bastate le riaperture a macchia di leopardo nei mesi di giugno e luglio: come segnalato dai rappresentanti delle associazioni auditi in Senato, «le modalità, le regole e le tempistiche differenti da regione a regione hanno aggiunto grave confusione a una situazione già precaria». Alla confusione, poi, si aggiungono i contributi fantasma, stanziati dal governo e mai arrivati. Per «mitigare gli effetti della crisi economica» è stato inserito, in sede di conversione del decreto Rilancio, un contributo a fondo perduto per le imprese che operano nel settore dell'intrattenimento e dell'organizzazione di feste e cerimonie. Si tratta di 5 milioni complessivi previsti per il 2020. Peccato che, di questa somma, non si veda neanche l'ombra. La motivazione è da ricercare nella lunga lista dei decreti attuativi che devono essere ancora approvati per rendere operative le norme decise dal governo. I criteri e le modalità di erogazione dei contributi devono essere stabiliti da uno specifico decreto ministeriale, che al momento non c'è. «Alle imprese del settore spetteranno poco più di 1.000 euro», commenta ancora Pasca. «Per provare a ripartire, servirebbero contributi più corposi e provvedimenti strutturali, a lungo termine: tra gli altri, l'abolizione dell'Isi (Imposta sugli intrattenimenti) e l'applicazione del regime Iva al 10% sulla somministrazione di alimenti e bevande. È normale che le discoteche paghino un'imposta al 22% quando per gli altri settori del pubblico esercizio è fissata al 10%?». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-i-bonus-finiscono-malus-2647474898.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="la-potenza-di-fuoco-finisce-tutta-in-casa-fiat" data-post-id="2647474898" data-published-at="1599415014" data-use-pagination="False"> La «potenza di fuoco» finisce tutta in casa Fiat Sarebbe dovuto essere il braccio «dell'enorme potenza di fuoco» garantita da Giuseppe Conte dopo l'approvazione del decreto Liquidità. Fino al 31 dicembre 2020, Sace, società controllata al 100% da Cassa depositi e prestiti, concede garanzie in favore di banche o altre istituzioni per finanziare le imprese di medio-grandi dimensioni, assicurando loro la liquidità necessaria per contrastare gli effetti della crisi. L'obiettivo era ambizioso: nei piani del governo, gli impegni assunti da Sace avrebbero dovuto raggiungere i 200 miliardi di euro. A distanza di 5 mesi, tuttavia, i volumi sono di gran lunga inferiori: l'ultimo monitoraggio parla di 12,9 miliardi (il 6,4%) concessi attraverso il programma Garanzia Italia, su un totale di 468 richieste ricevute. Di questi, «circa 6,7 miliardi di euro riguardano le prime tre operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal decreto Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5.000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro». La parte del leone, in questo caso, la fa Fiat Chrysler Automobiles, a cui è stata garantita una linea di credito da 6,3 miliardi di euro, sottoscritta con Intesa Sanpaolo. Una delle ultime operazioni, in ordine di tempo, riguarda Europam, azienda genovese appartenente al gruppo Black Oils, attiva nel settore della distribuzione di prodotti petroliferi, con un fatturato consolidato di 569 milioni di euro nel 2019. A seguito del protocollo firmato con Sace, Unicredit ha concesso a Europam l'erogazione di un finanziamento da 5 milioni di euro, della durata di 6 anni, per sostenere «l'incremento della necessità di circolante dell'azienda».
«I sette quadranti» (Sky)
Eppure, per le ragioni di cui sopra, per il traino che la coppia Chibnall-Christie saprebbe assicurare a qualsivoglia prodotto, non c'è nemmeno un'ombra di noia ad oscurarne l'arrivo. I sette quadranti, al debutto su Sky nella prima serata di giovedì 15 gennaio, è accompagnata dalla promessa di regalare a chiunque, amante del whodunit o meno, una parvenza di felicità. O, senza tanta enfasi e poesia, un po' di intrattenimento degno di questo nome.Lo show, creato ancora una volta da Chibnall e interpretato, tra gli altri, da Helena Bonham-Carter e Martin Freeman, rilegge la storia così come Agatha Christie l'ha scritta.
Torna indietro, dunque, all'Inghilterra ricca e sfarzosa del 1925, ad un'immensa villa di campagna, teatro di una vacanza d'élite. Erano partiti con il solo intento di proseguire la loro vita d'agi altrove, lontano dalla città, i ragazzi protagonisti della serie. Erano ricchi, di nobile lignaggio. Si conoscevano e giocavano. E di giochi avrebbero voluto parlare per l'intera durante del weekend fuoriporta, se solo la morte non avesse fatto irruzione nella villa. Uno dei giovani, preso in giro dal gruppo perché pigro la mattina, viene trovato morto nel suo letto, accanto a lui sette sveglie. I ragazzi inorridiscono. L'amico è morto, circondato dagli stessi orologi con i quali, una di quelle mattine, avrebbero voluto giocargli uno scherzo. Da piani, avrebbero dovuto essere otto. Invece, quella mattina sarebbero state sette.
Perché, per come, è tutto da vedersi.Sulla morte, per nulla accidentale, comincia ad indagare la giovane protagonista de I sette quadranti, versione tv: Lady Eileen Bundle Brent, giovane, brillante e curiosa, dotata di un istinto fuori dal comune. Tocca a lei rivelare che quel delitto non è colposo, ma premeditato, parte di un complotto ben più ampio. Il tutto, mentre segreti, false piste e intrighi politici emergono uno dopo l’altro.
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Maurizio Belpietro commenta la generosità e l’affetto dimostrato dagli italiani nei confronti del vicebrigadiere Emanuele Marroccella. La raccolta fondi della «Verità» ha già raccolto 238.000 euro in quattro giorni.
Jerome Powell (Ansa)
Trump affila i coltelli, Powell indossa l’elmetto. I mercati decidono che non è il caso di aspettare. In poche ore argento, platino e oro riscrivono i massimi storici, il dollaro scivola e Wall Street si guarda allo specchio temendo che la festa possa degenerare.
Il detonatore è un fatto senza precedenti. Jerome Powell, il banchiere centrale più potente del mondo, rompe ogni protocollo e si presenta in video. Non per annunciare un taglio dei tassi ma per comunicare che è sotto indagine penale. Roba da tribunali, non da conferenze stampa ovattate. La Procura vuole vederci chiaro sulla ristrutturazione della storica sede della Federal Reserve a Washington: un progetto partito nel 2022 e lievitato fino a circa 2,5 miliardi di dollari, con almeno 600 milioni in più rispetto al budget. Una cifra che, anche per gli standard americani, fa sobbalzare. Che materiali hanno usato e quanti operai hanno impiegato per spendere tanto? E il costo record dei ponteggi?
L’accusa formale è tecnica: Powell avrebbe mentito o omesso dettagli nella testimonianza resa lo scorso giugno davanti alla Commissione bancaria del Senato. Il problema non è l’edilizia. È la politica monetaria.
Powell lo dice senza giri di parole. Definisce l’indagine «un’azione senza precedenti» e la inserisce in un contesto di «minacce e pressioni continue» da parte della Casa Bianca. Insomma una ritorsione. Il peccato di Powell, nella sua ricostruzione è quello di aver fissato i tassi di interesse sulla base dei dati macroeconomici - inflazione, occupazione - invece che sulle preferenze del presidente.
Trump, naturalmente, nega tutto. «Non ne so nulla», dice a Nbc News. Ma la smentita dura il tempo di un respiro. Subito dopo riparte l’attacco: Powell «non è molto bravo alla Fed e non è molto bravo a costruire edifici». Tradotto: se i tassi fossero più bassi, nessuno parlerebbe dei muri della Fed.
I mercati non aspettano le Procure. Reagiscono. L’oro vola oltre 4.600 dollari l’oncia, chiudendo intorno 4.620. L’argento schizza a 86 dollari, con rialzi giornalieri da capogiro. Il platino sfiora i 2.400 dollari, il palladio si avvicina ai 2.000. È la corsa ai beni rifugio nella sua forma più pura, quasi didattica. Il dollaro, invece, paga il conto. Inverte la rotta della settimana precedente e perde terreno contro l’euro. I Treasury a 10 anni salgono al 4,2%, i trentennali al 4,86%. Segnali chiari di tensione. Segnali che raccontano una cosa sola: la fiducia non è infinita. E quando viene messa in discussione la credibilità della banca centrale americana, il mondo intero prende appunti. In Europa si fa finta di niente, come spesso accade quando il problema è grande. Milano e Parigi restano immobili, Londra avanza di un timido +0,16%, Francoforte sale dello 0,57% trainata dai titoli della difesa - perché in tempi di guerra, vera o metaforica, qualcuno guadagna sempre. Wall Street galleggia appena sopra la parità, con l’aria di chi spera che sia solo un brutto sogno. Ma non lo è. Perché qui non siamo più alle schermaglie verbali, ai tweet, ai soprannomi irridenti. Qui siamo allo scontro istituzionale. E se è vero che il capo dellla Fed non può sentirsi al di sopra della legge è altrettanto vero che l’atmosfera intorno alla banca centrale Usa si è fatta incandescente. Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale e possibile successore di Powell, butta benzina sul fuoco parlando di un edificio «enormemente più costoso di qualsiasi altro nella storia di Washington». Un messaggio neanche troppo cifrato.
Il mandato di Powell scade a maggio. Da qui ad allora i mercati resteranno nervosi. Perché nessuno sa dove porterà questa escalation. Se l’indagine andrà avanti. Se il precedente diventerà prassi. Se, domani, ogni decisione sui tassi dovrà passare al vaglio della politica. È questo lo spettro che spaventa gli investitori molto più di un bilancio fuori controllo.
La guerra nucleare dei mercati, insomma, è già iniziata. Non fa rumore, non lascia crateri visibili, ma brucia fiducia, erode certezze e spinge capitali a nascondersi sotto terra, in lingotti luccicanti. E come in ogni guerra, c’è una sola verità: quando saltano i tabù, nessuno può dirsi al sicuro. Nemmeno la Federal Reserve.
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Ecco #DimmiLaVerità del 13 gennaio 2026. Il grande esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti ci rivela i retroscena delle strategie di Usa, Russia e Cina.