Da Trump condizioni più dure per l’Iran. Netanyahu avanza in Libano, Macron chiama l’Onu

La partita diplomatica tra Stati Uniti e Iran entra in una fase più delicata, mentre sul terreno continuano a intrecciarsi tensioni militari e manovre strategiche che coinvolgono anche Israele e il Libano.
Al centro del confronto resta lo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il commercio energetico mondiale, che Washington considera una condizione imprescindibile per qualsiasi accordo con Teheran. Secondo quanto rivelato dal New York Times, il presidente americano Donald Trump ha inviato alla Repubblica Islamica una controproposta significativamente più rigida rispetto alla bozza discussa nelle ultime settimane.
Pur senza entrare nei dettagli delle modifiche richieste, il quotidiano statunitense sottolinea come la Casa Bianca mantenga una linea particolarmente dura sul programma nucleare iraniano, sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e sullo sblocco delle risorse finanziarie congelate. La nuova iniziativa americana arriva dopo la diffusione, da parte di alcuni media iraniani, di una bozza che prevedeva la possibilità di rendere disponibili fino a 12 miliardi di dollari all’Iran durante i 60 giorni di negoziato. Trump è inoltre infastidito dalla lentezza delle risposte provenienti da Teheran e avrebbe deciso di aumentare la pressione affinché la leadership iraniana approvi rapidamente il testo già sottoposto alla valutazione della Guida suprema Mojtaba Khamenei.
Dal canto suo, l’establishment iraniano continua a mostrare prudenza. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha ribadito che Teheran non intende affidarsi alle sole promesse americane. «Non ci fidiamo delle dichiarazioni e delle promesse del nemico», ha affermato. Trump, intervenendo a Fox News, ha però lasciato intendere che un’intesa rimane possibile. Il presidente americano ha spiegato che la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz potrebbe avvenire contestualmente alla firma dell’accordo e ha indicato come unica condizione irrinunciabile la rinuncia definitiva dell’Iran a qualsiasi forma di armamento nucleare. Secondo il capo della Casa Bianca, il testo negoziato sarebbe stato rafforzato proprio per impedire non solo lo sviluppo, ma anche l’acquisizione di armi nucleari da parte di Teheran.
Mentre i colloqui proseguono, l’Iran continua a rafforzare la propria presenza nel Golfo Persico. Nelle ultime ventiquattro ore, secondo la Marina delle Guardie rivoluzionarie, 28 navi hanno attraversato Hormuz dopo aver ottenuto l’autorizzazione delle autorità iraniane. Secondo la Cnn, che cita immagini satellitari, l’Iran avrebbe già riattivato 50 dei 69 accessi ai tunnel presenti in 18 basi missilistiche sotterranee colpite durante il recente conflitto con Stati Uniti e Israele. Le immagini mostrerebbero l’impiego di bulldozer e mezzi pesanti per riportare rapidamente in funzione le infrastrutture, consentendo a Teheran di recuperare parte significativa dei propri arsenali missilistici. Trump, tuttavia, continua a rivendicare la superiorità militare americana. Sempre ai microfoni di Fox News ha dichiarato che la marina e l’aeronautica iraniane sarebbero state «completamente distrutte», sostenendo invece che l’esercito regolare sarebbe stato risparmiato deliberatamente per evitare gli errori commessi in passato in altri teatri di guerra, come l’Iraq. Il presidente ha inoltre ribadito di non avere fretta di concludere i negoziati, pur riconoscendo le possibili ripercussioni sui mercati energetici globali.
In questo contesto, il fronte libanese registra una violenta escalation. Le Forze di difesa israeliane dopo gli attacchi sulle basi di Hezbollah nella città di Tiro hanno annunciato la conquista del castello di Beaufort, storica fortezza crociata situata nel Libano meridionale a circa 15 chilometri dal confine israeliano. Immagini diffuse dai media israeliani mostrano la bandiera dello Stato ebraico e quella della Brigata Golani issate sul sito strategico. Secondo l’Idf, l’operazione è stata condotta nell’area di Beaufort Ridge e del Wadi Saluki per distruggere infrastrutture di Hezbollah, eliminare combattenti e ampliare il controllo operativo nel sud del Libano. Israele sostiene che da questa zona sono stati lanciati negli anni centinaia di razzi contro il proprio territorio e che molte delle infrastrutture militari sono state realizzate con il sostegno dell’Iran. La conquista della fortezza è stata definita dal premier Benjamin Netanyahu una «svolta» nella guerra contro Hezbollah. Il leader israeliano ha rivendicato l’espansione delle operazioni su più fronti, da Gaza alla Siria fino al Libano, affermando che Israele ha ormai «infranto la barriera della paura» e ha ripreso l'iniziativa strategica. Netanyahu ha inoltre sostenuto che dall'inizio del conflitto siano stati eliminati circa 8.000 miliziani di Hezbollah.
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu terrà una riunione d’emergenza oggi pomeriggio su richiesta della Francia. «Questa avanzata in territorio libanese non è solo contraria agli impegni assunti da Israele, ma è anche contraria al diritto internazionale», ha detto il presidente francese Emmanuel Macron. Intanto secondo l’emittente libanese Lbci, il segretario di Stato Usa Marco Rubio, impegnato negli sforzi di mediazione tra le parti, dovrebbe annunciare martedì 2 giugno una nuova intesa volta a consolidare la tregua e a scongiurare un’ulteriore escalation del conflitto.






