Trump randella ancora la Meloni. Tregua col Papa: «Nulla contro di lui»

Donald Trump sta iniziando ad ammorbidire i toni con Leone XIV. «È molto semplice. Non ho nulla contro il Papa. Non ho intenzione di litigare con lui», ha detto il presidente americano, per poi aggiungere: «Il Papa può dire quello che vuole e io voglio che dica quello che vuole, ma posso non essere d’accordo».
«Il Papa deve capire che questo è il mondo reale. È un mondo brutto. Ma per quanto riguarda il Papa e il dire quello che vuole, può farlo. Sono sicuro che sia una brava persona. Non l’ho incontrato, ma non sono d’accordo con lui, se il pontefice a permettesse all’Iran di avere un’arma nucleare», ha proseguito, sottolineando di non ritenere «necessario» un incontro chiarificatore. «Deve capire che l’Iran ha ucciso più di 42.000 persone negli ultimi mesi, erano manifestanti totalmente disarmati», ha aggiunto.
Insomma, pur mantenendo dei distinguo e continuando a difendere la propria linea sulla guerra in Iran, Trump ha parzialmente cercato di smorzare le tensioni degli scorsi giorni con il pontefice. È del resto verosimile che il presidente americano abbia compreso l’alto rischio di un effetto boomerang per le sue dure critiche a Leone.
Innanzitutto, Trump aveva nettamente vinto il voto cattolico nel 2024, approfittando dell’impopolarità che i fedeli della Chiesa di Roma nutrivano nei confronti dell’amministrazione Biden: un’amministrazione che, oltre a portare avanti politiche ferreamente abortiste, aveva cercato di usare l’Fbi per mettere nel mirino i cattolici tradizionalisti e gli attivisti pro life. Al contempo, un recente sondaggio della Nbc ha sottolineato come Leone sia particolarmente popolare tra gli elettori americani. In tal senso, il presidente sa di aver bisogno del voto cattolico in vista delle Midterm di novembre. Non solo. Tale elettorato risulta fondamentale anche in previsione delle primarie presidenziali repubblicane del 2028: i principali probabili candidati, il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato, Marco Rubio, sono infatti entrambi cattolici. E cattolico è anche uno dei più papabili contendenti per la nomination presidenziale dem: il governatore della California, Gavin Newsom. In secondo luogo, Trump, polemizzando troppo ferocemente col Papa, rischia di rafforzare indirettamente quei settori filocinesi della Chiesa cattolica che erano usciti de facto sconfitti dal Conclave dell’anno scorso. Sotto il profilo geopolitico, l’elezione dello statunitense Robert Prevost è stata (anche) un modo per rallentare l’avvicinamento della Santa Sede a Pechino, portato avanti dal precedente pontificato.
In questo quadro, al di là dell’ammorbidimento dei toni, non è escluso che il Papa e il presidente possano riavvicinarsi grazie anche alle svolte diplomatiche in Medio Oriente. Non bisogna trascurare che, giovedì, la Casa Bianca è riuscita a mediare un cessate il fuoco in Libano e che, ieri, lo Stretto di Hormuz è stato riaperto. Non solo. Sempre ieri, Trump ha anche detto di aver «vietato» a Israele di bombardare il Paese dei cedri. Va da sé che questi fattori potrebbero adesso sbloccare il processo diplomatico sulla crisi iraniana: il che potrebbe portare a un riavvicinamento tra Trump e Leone. Del resto, una delle ragioni degli attriti tra loro era stato proprio il conflitto militare con la Repubblica islamica. Ricordiamo, sotto questo aspetto, che, l’anno scorso, l’attuale pontefice e il presidente americano avevano de facto giocato di sponda sulla diplomazia ucraina. Senza trascurare che Trump redarguì duramente Benjamin Netanyhau dopo il bombardamento israeliano della chiesa della Sacra famiglia a Gaza. Tutto questo, mentre l’amministrazione statunitense si era schierata con la Chiesa cattolica anche sul recente caso dell’accesso al Santo Sepolcro del cardinale Pierbattista Pizzaballa.
Tuttavia, se sembra propenso a una parziale di distensione con la Santa Sede, l’inquilino della Casa Bianca resta per il momento duro con gli alleati europei. «Ora che la situazione dello Stretto di Hormuz è finita, ho ricevuto una chiamata dalla Nato che mi chiedeva se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di stare alla larga, a meno che non vogliano solo caricare le loro navi di petrolio. Sono stati inutili quando servivano, una tigre di carta», ha dichiarato, ieri, su Truth. Sempre su Truth, il presidente americano ha inoltre rinfocolato la sua polemica con il governo italiano. «L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro», ha affermato, rilanciando un articolo del Guardian dedicato al recente caso Sigonella.
Se i rapporti tra Trump e Giorgia Meloni continuano a rivelarsi tesi, non si può neanche escludere che, prima o poi, due fattori possano favorire un riavvicinamento tra loro. Ricordiamo che la rottura è stata determinata da due cause: gli effetti economici della guerra in Iran e le critiche del presidente americano a Leone XIV. Ora, se il processo diplomatico tra Washington e Teheran dovesse davvero sbloccarsi e se veramente si registrasse una distensione tra Casa Bianca e Santa Sede, un tale mutamento di scenario potrebbe (forse) favorire un disgelo tra il presidente americano e l’inquilina di Palazzo Chigi. Certo, potrebbe non essere facile, ma neanche impossibile.






