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2023-02-06
La truffa dei medicinali venduti online
È un business che rende più della cocaina. Il fatturato è 25 volte più redditizio con un livello di rischio più basso, per via delle difficoltà nell’accertamento e nel perseguimento del reato. Diffusa in tutto il mondo, la contraffazione dei medicinali ha avuto un’esplosione durante la pandemia ma continua a crescere favorita dal rapporto sempre più stretto tra i pazienti e il Web e dall’allentamento di quello con il medico di base. L’intermediazione digitale, con l’uso massiccio di messaggi Whatsapp, mail e sms, ha preso il sopravvento e i pazienti sono portati a trovare risposte e poi farmaci sulla Rete. Si calcola che almeno una ricerca su 20, tramite Google, riguarda l’ambito della salute. Non sempre l’obiettivo è «di consumo», in larga parte le persone cercano solo risposte alle esigenze di cura, proprie o di familiari e amici. Ma il rischio inizia qui perché, se le fonti e i contenuti di qualità non mancano, ad abbondare sono anche i santoni e le fake news. Secondo l’Ocse, nel mercato della contraffazione, il settore medico è al secondo posto dopo l’abbigliamento.
Le medicine richieste sono di diverse tipologie, di marca o generiche. Si va, infatti, dai falsi steroidi per gli atleti ai farmaci salvavita, come i trattamenti antitumorali, fino a quelli che promettono miracolose perdite di peso o il trattamento delle disfunzioni erettili. I farmaci più contraffatti sono quelli per l’impotenza e altre problematiche della sfera sessuale maschile: principalmente viagra e integratori. E la richiesta maggiore non viene da adulti ma dai ragazzi, quindi i più vulnerabili alla pubblicità ingannevole. Secondo l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), i rimedi farmaceutici più «imitati» rappresentano il 60-70% del totale dei farmaci falsi.
L’Aifa ha stimato anche che circa la metà dei medicinali venduti online è contraffatta. Molti non contengono alcun principio attivo o ne contengono in quantità sbagliate o addirittura hanno alti livelli di impurità e contaminanti. In alcuni stock sequestrati sono stati rinvenuti perfino gesso e vernice. La normativa italiana è stringente: la vendita sul Web «è ammessa solo per i medicinali a uso umano non soggetti a obbligo di prescrizione medica», ovvero quelli di «automedicazione». Inoltre «può essere effettuata unicamente dalle farmacie e dagli esercizi» riconosciuti dalla legge, in forza di un’autorizzazione scritta che va resa ben visibile sullo stesso sito, inclusa l’autorità che l’ha rilasciata.
Ma questo steccato può essere facilmente scavalcato quando si entra nella giungla del Web dove prospera l’illegalità. Il consumatore spesso è attratto dal costo contenuto. La legge è chiara: «Il prezzo dei farmaci venduti online non può essere diverso da quello praticato nella sede fisica della farmacia o della parafarmacia». Pochi però lo sanno e si fanno ingannare da chi offre prodotti a prezzi stracciati e dalla promessa di risultati miracolistici. In cima ai farmaci ricercati sul Web risultano presunti dimagranti, anabolizzanti, stimolatori sessuali, ansiolitici, antidepressivi, rispetto ai quali il Web sembra avere la virtù di «proteggere» la propria privacy, rispetto all’acquisto in farmacia. Non c’è però alcuna «protezione», bensì solo rischi sanitari.
Il crimine farmaceutico è in grado di strutturare e consolidare reti distributive ad hoc per la diffusione di prodotti rubati e manipolati e vanta, ormai, migliaia di siti internet non autorizzati che promuovono e vendono medicine non controllate.
L’ultima maxi operazione internazionale, effettuata a dicembre con il coinvolgimento di 19 Paesi Ue e 9 Stati terzi, sotto la direzione di Europol e la partecipazione del comando carabinieri per la tutela della salute, ha portato a oscurare 93 siti, a 23 arresti e a 123 denunce. Sono stati sequestrati migliaia di medicinali, dagli antibiotici agli antinfiammatori e anabolizzanti nonché confezioni di integratori e dispositivi medici per il trattamento del Covid, materie prime e prodotti dopanti di vario genere, per un totale di oltre 10 milioni di unità, in varie forme farmaceutiche per un valore commerciale di 40 milioni di euro. Inoltre sono stati individuati 10 laboratori clandestini.
La falsificazione dei farmaci ha caratteristiche diverse: mentre nei Paesi in via di sviluppo il commercio illegale riguarda prodotti essenziali come vaccini e antibiotici, in quelli occidentali la richiesta è per i farmaci utili al mantenimento dello stile di vita («lifestyle»), come quelli per le disfunzioni erettili e per le diete dimagranti o quelli salvavita. La diffusione del fenomeno è favorita dalla mancanza di una legislazione specifica e si continua a gestire il crimine farmaceutico ricorrendo alla normativa per i reati contro la proprietà intellettuale, o alle legge su stupefacenti o frodi.
Nel 2011 con la convenzione del Consiglio d’Europa Medicrime, è stato definito uno strumento per perseguire sul piano penale attività illegali specifiche, come la falsificazione dei farmaci, il traffico e la promozione di prodotti medicinali contraffatti, però in molti Paesi non è stato recepito. C’è poi la direttiva europea 2011/62 che vuole prevenire la falsificazione dei medicinali attraverso l’uso di identificativi (codici del prodotto, numeri seriali e di lotto, scadenze) e di sistemi anti manomissione per i farmaci ritenuti a rischio contraffazione.
In Italia il problema è stato affrontato con la creazione di tavoli di cooperazione gestiti dall’Aifa a livello internazionale, con il progetto Fakeshare e con la Conferenza nazionale dei servizi sulle e-pharmacies che, attraverso il sistema di tracciabilità del farmaco, permette di controllare i medicinali in tutto il loro percorso, dal produttore alla farmacia, alla distribuzione. Inoltre, è stata realizzata la task force Impact Italia che riunisce Aifa, ministero della Salute, Istituto superiore di sanità, Nas, Agenzia delle dogane, i ministeri dell’Interno e dello Sviluppo economico e altre amministrazioni per casi sospetti di medicinali contraffatti. Il fenomeno però è favorito dalla scarsa consapevolezza dei consumatori sui rischi dell’assunzione di farmaci acquistati online a poco prezzo e senza la garanzia della qualità o che contengono componenti e dosaggi sbagliati.
«Corsa ai rimedi anti impotenza»
Due terzi dei farmaci falsi venduti online sono contro l’impotenza. Si può dire che rappresentano il business maggiore della contraffazione farmaceutica del Web. La Società italiana di urologia ha lanciato una campagna contro il mercato illegale online. «Dietro al fenomeno si nasconde un business miliardario. Un pusher di fake viagra guadagna molto più di uno spacciatore di cocaina. È un fenomeno dilagante non solo tra gli over 50, ma anche tra giovani e giovanissimi. I prezzi vantaggiosi, l’anonimato e la facilità di acquisto sono i fari che attraggono gli utenti del Web», commenta Vincenzo Mirone, ordinario di urologia all’università Federico II di Napoli e responsabile comunicazione della Società Italiana di urologia.
Come mai c’è questa tendenza crescente tra gli uomini a rivolgersi al Web, con i rischi che questo comporta, piuttosto che affidarsi allo specialista?
«L’uomo è notoriamente reticente nel prendersi cura di sé: per ogni uomo che inizia a fare prevenzione, già 30 donne la fanno regolarmente. Gli uomini, storicamente definiti il sesso forte, spesso rimandano le visite fino a quando il problema non è troppo grave. Alcune volte sono le compagne o le madri a spingerli e accompagnarli. L’acquisto online dei farmaci evita gli imbarazzi, ma espone ai pericoli nell’assumere un prodotto che spesso non è quello che si pensa».
In quali rischi incorre il paziente?
«Il principale è che, nella migliore delle ipotesi, il prodotto non funzioni. O non contiene i principi attivi (32,1%), o questi sono presenti in quantità non corrette (20,2%), oppure è composto da ingredienti sbagliati (21,4%), o contiene alti livelli di impurità e contaminanti (8,5%). In altre situazioni si tratta di prodotti contaminati da sostanze talvolta tossiche, quali arsenico, veleno per topi, acido borico, polveri di cemento, mattoni, gesso o talco. Sono stati trovati ipoglicemizzanti in alcune pillole che, in India, hanno causato diversi decessi. Infine, 15,6% ha un packaging falso».
Quale è l’età prevalente dell’uomo che compra online?
«Un tempo erano gli over 50 a cercare online questi farmaci, oggi il fenomeno è in costante crescita soprattutto tra i giovani e giovanissimi vittime di una cultura sessuale sbagliata. Un altro pericolo è che spesso queste sostanze vengono assunte con alcol o droghe, che possono peggiorare i danni».
La diffusione tra i giovanissimi di simil Viagra è quindi un problema culturale?
«I ragazzi sono fuorviati dal Web e dalla pornografia. Tutto questo si trasforma in distorsione della realtà e in ansia, legata alla paura di sbagliare, di essere giudicati, di non essere all’altezza di inseguire una performance eccezionale. Il vero problema è la misinformazione che domina nei giovani su temi come la mancata conoscenza del corpo, l’alterazione della realtà e non ultima la mancanza di dialogo con i padri. I giovani dovrebbero avere fonti di informazioni che non sono gli amici o il Web, dove si trova tutto e il contrario di tutto».
Si possono verificare danni irreversibili da farmaci contraffatti, anche con il rischio di decesso?
«I problemi possono essere diversi, dalle intossicazioni a danni a vari organi e apparati indotti dalle sostanze tossiche che si trovano in questi farmaci. In alcuni casi sono stati riportati anche decessi. Altro aspetto da non sottovalutare è che spesso le persone possono diventare addirittura psicodipendenti da queste sostanze, incorrendo in una sorta di sconforto e abbandono quando non le possono utilizzare».
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Steroidi, farmaci salvavita, pillole per la virilità: business enorme che rende più della cocaina e con meno pericoli. Secondo l’Aifa metà sono contraffatti. Consumatori attirati dai prezzi al ribasso.L’urologo Vincenzo Mirone: «Il fenomeno dilaga anche tra i giovani per evitare visite imbarazzanti. Ma tre prodotti su quattro sono elaborati male. E c’è l’ombra della psicodipendenza».Lo speciale contiene due articoli.È un business che rende più della cocaina. Il fatturato è 25 volte più redditizio con un livello di rischio più basso, per via delle difficoltà nell’accertamento e nel perseguimento del reato. Diffusa in tutto il mondo, la contraffazione dei medicinali ha avuto un’esplosione durante la pandemia ma continua a crescere favorita dal rapporto sempre più stretto tra i pazienti e il Web e dall’allentamento di quello con il medico di base. L’intermediazione digitale, con l’uso massiccio di messaggi Whatsapp, mail e sms, ha preso il sopravvento e i pazienti sono portati a trovare risposte e poi farmaci sulla Rete. Si calcola che almeno una ricerca su 20, tramite Google, riguarda l’ambito della salute. Non sempre l’obiettivo è «di consumo», in larga parte le persone cercano solo risposte alle esigenze di cura, proprie o di familiari e amici. Ma il rischio inizia qui perché, se le fonti e i contenuti di qualità non mancano, ad abbondare sono anche i santoni e le fake news. Secondo l’Ocse, nel mercato della contraffazione, il settore medico è al secondo posto dopo l’abbigliamento.Le medicine richieste sono di diverse tipologie, di marca o generiche. Si va, infatti, dai falsi steroidi per gli atleti ai farmaci salvavita, come i trattamenti antitumorali, fino a quelli che promettono miracolose perdite di peso o il trattamento delle disfunzioni erettili. I farmaci più contraffatti sono quelli per l’impotenza e altre problematiche della sfera sessuale maschile: principalmente viagra e integratori. E la richiesta maggiore non viene da adulti ma dai ragazzi, quindi i più vulnerabili alla pubblicità ingannevole. Secondo l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), i rimedi farmaceutici più «imitati» rappresentano il 60-70% del totale dei farmaci falsi. L’Aifa ha stimato anche che circa la metà dei medicinali venduti online è contraffatta. Molti non contengono alcun principio attivo o ne contengono in quantità sbagliate o addirittura hanno alti livelli di impurità e contaminanti. In alcuni stock sequestrati sono stati rinvenuti perfino gesso e vernice. La normativa italiana è stringente: la vendita sul Web «è ammessa solo per i medicinali a uso umano non soggetti a obbligo di prescrizione medica», ovvero quelli di «automedicazione». Inoltre «può essere effettuata unicamente dalle farmacie e dagli esercizi» riconosciuti dalla legge, in forza di un’autorizzazione scritta che va resa ben visibile sullo stesso sito, inclusa l’autorità che l’ha rilasciata.Ma questo steccato può essere facilmente scavalcato quando si entra nella giungla del Web dove prospera l’illegalità. Il consumatore spesso è attratto dal costo contenuto. La legge è chiara: «Il prezzo dei farmaci venduti online non può essere diverso da quello praticato nella sede fisica della farmacia o della parafarmacia». Pochi però lo sanno e si fanno ingannare da chi offre prodotti a prezzi stracciati e dalla promessa di risultati miracolistici. In cima ai farmaci ricercati sul Web risultano presunti dimagranti, anabolizzanti, stimolatori sessuali, ansiolitici, antidepressivi, rispetto ai quali il Web sembra avere la virtù di «proteggere» la propria privacy, rispetto all’acquisto in farmacia. Non c’è però alcuna «protezione», bensì solo rischi sanitari.Il crimine farmaceutico è in grado di strutturare e consolidare reti distributive ad hoc per la diffusione di prodotti rubati e manipolati e vanta, ormai, migliaia di siti internet non autorizzati che promuovono e vendono medicine non controllate.L’ultima maxi operazione internazionale, effettuata a dicembre con il coinvolgimento di 19 Paesi Ue e 9 Stati terzi, sotto la direzione di Europol e la partecipazione del comando carabinieri per la tutela della salute, ha portato a oscurare 93 siti, a 23 arresti e a 123 denunce. Sono stati sequestrati migliaia di medicinali, dagli antibiotici agli antinfiammatori e anabolizzanti nonché confezioni di integratori e dispositivi medici per il trattamento del Covid, materie prime e prodotti dopanti di vario genere, per un totale di oltre 10 milioni di unità, in varie forme farmaceutiche per un valore commerciale di 40 milioni di euro. Inoltre sono stati individuati 10 laboratori clandestini. La falsificazione dei farmaci ha caratteristiche diverse: mentre nei Paesi in via di sviluppo il commercio illegale riguarda prodotti essenziali come vaccini e antibiotici, in quelli occidentali la richiesta è per i farmaci utili al mantenimento dello stile di vita («lifestyle»), come quelli per le disfunzioni erettili e per le diete dimagranti o quelli salvavita. La diffusione del fenomeno è favorita dalla mancanza di una legislazione specifica e si continua a gestire il crimine farmaceutico ricorrendo alla normativa per i reati contro la proprietà intellettuale, o alle legge su stupefacenti o frodi.Nel 2011 con la convenzione del Consiglio d’Europa Medicrime, è stato definito uno strumento per perseguire sul piano penale attività illegali specifiche, come la falsificazione dei farmaci, il traffico e la promozione di prodotti medicinali contraffatti, però in molti Paesi non è stato recepito. C’è poi la direttiva europea 2011/62 che vuole prevenire la falsificazione dei medicinali attraverso l’uso di identificativi (codici del prodotto, numeri seriali e di lotto, scadenze) e di sistemi anti manomissione per i farmaci ritenuti a rischio contraffazione.In Italia il problema è stato affrontato con la creazione di tavoli di cooperazione gestiti dall’Aifa a livello internazionale, con il progetto Fakeshare e con la Conferenza nazionale dei servizi sulle e-pharmacies che, attraverso il sistema di tracciabilità del farmaco, permette di controllare i medicinali in tutto il loro percorso, dal produttore alla farmacia, alla distribuzione. Inoltre, è stata realizzata la task force Impact Italia che riunisce Aifa, ministero della Salute, Istituto superiore di sanità, Nas, Agenzia delle dogane, i ministeri dell’Interno e dello Sviluppo economico e altre amministrazioni per casi sospetti di medicinali contraffatti. Il fenomeno però è favorito dalla scarsa consapevolezza dei consumatori sui rischi dell’assunzione di farmaci acquistati online a poco prezzo e senza la garanzia della qualità o che contengono componenti e dosaggi sbagliati.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/truffa-medicinali-venduti-online-2659373953.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="corsa-ai-rimedi-anti-impotenza" data-post-id="2659373953" data-published-at="1675604715" data-use-pagination="False"> «Corsa ai rimedi anti impotenza» Due terzi dei farmaci falsi venduti online sono contro l’impotenza. Si può dire che rappresentano il business maggiore della contraffazione farmaceutica del Web. La Società italiana di urologia ha lanciato una campagna contro il mercato illegale online. «Dietro al fenomeno si nasconde un business miliardario. Un pusher di fake viagra guadagna molto più di uno spacciatore di cocaina. È un fenomeno dilagante non solo tra gli over 50, ma anche tra giovani e giovanissimi. I prezzi vantaggiosi, l’anonimato e la facilità di acquisto sono i fari che attraggono gli utenti del Web», commenta Vincenzo Mirone, ordinario di urologia all’università Federico II di Napoli e responsabile comunicazione della Società Italiana di urologia. Come mai c’è questa tendenza crescente tra gli uomini a rivolgersi al Web, con i rischi che questo comporta, piuttosto che affidarsi allo specialista? «L’uomo è notoriamente reticente nel prendersi cura di sé: per ogni uomo che inizia a fare prevenzione, già 30 donne la fanno regolarmente. Gli uomini, storicamente definiti il sesso forte, spesso rimandano le visite fino a quando il problema non è troppo grave. Alcune volte sono le compagne o le madri a spingerli e accompagnarli. L’acquisto online dei farmaci evita gli imbarazzi, ma espone ai pericoli nell’assumere un prodotto che spesso non è quello che si pensa». In quali rischi incorre il paziente? «Il principale è che, nella migliore delle ipotesi, il prodotto non funzioni. O non contiene i principi attivi (32,1%), o questi sono presenti in quantità non corrette (20,2%), oppure è composto da ingredienti sbagliati (21,4%), o contiene alti livelli di impurità e contaminanti (8,5%). In altre situazioni si tratta di prodotti contaminati da sostanze talvolta tossiche, quali arsenico, veleno per topi, acido borico, polveri di cemento, mattoni, gesso o talco. Sono stati trovati ipoglicemizzanti in alcune pillole che, in India, hanno causato diversi decessi. Infine, 15,6% ha un packaging falso». Quale è l’età prevalente dell’uomo che compra online? «Un tempo erano gli over 50 a cercare online questi farmaci, oggi il fenomeno è in costante crescita soprattutto tra i giovani e giovanissimi vittime di una cultura sessuale sbagliata. Un altro pericolo è che spesso queste sostanze vengono assunte con alcol o droghe, che possono peggiorare i danni». La diffusione tra i giovanissimi di simil Viagra è quindi un problema culturale? «I ragazzi sono fuorviati dal Web e dalla pornografia. Tutto questo si trasforma in distorsione della realtà e in ansia, legata alla paura di sbagliare, di essere giudicati, di non essere all’altezza di inseguire una performance eccezionale. Il vero problema è la misinformazione che domina nei giovani su temi come la mancata conoscenza del corpo, l’alterazione della realtà e non ultima la mancanza di dialogo con i padri. I giovani dovrebbero avere fonti di informazioni che non sono gli amici o il Web, dove si trova tutto e il contrario di tutto». Si possono verificare danni irreversibili da farmaci contraffatti, anche con il rischio di decesso? «I problemi possono essere diversi, dalle intossicazioni a danni a vari organi e apparati indotti dalle sostanze tossiche che si trovano in questi farmaci. In alcuni casi sono stati riportati anche decessi. Altro aspetto da non sottovalutare è che spesso le persone possono diventare addirittura psicodipendenti da queste sostanze, incorrendo in una sorta di sconforto e abbandono quando non le possono utilizzare».
Cirino Pomicino (Ansa)
‘O ministro, 86 anni, era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma, afflitto dai postumi degli acciacchi dovuti alla cardiopatia cronica, con infarti ripetuti e due trapianti che gli hanno fatto dire: «Gli altri cambiano la macchina, io cambio gli organi».
Pilastro della Democrazia Cristiana, intelligente e scafato, cresciuto alla scuola di Giulio Andreotti che negli anni 70 cercava in Campania qualcuno da contrapporre ai ras del Sud Antonio Gava e Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino ha attraversato la repubblica delle sciabole da protagonista: deputato per sette legislature, due volte ministro (Bilancio e Funzione pubblica), fu vicerè borbonico della corrente del luciferino Giulio. Qualcuno se lo ricorda raffigurato mentre balla da scatenato nel film che ricostruisce (con spreco di luoghi comuni) gli ultimi fuochi del pentapartito e delle convergenze parallele: «Il Divo» di Paolo Sorrentino.
Caustico e diplomatico, faceva risalire alla famiglia la capacità di trovare uno spazio di confronto con tutti. «Ero il quinto di sette figli, con sei maschi che tifavano per sei squadre diverse (lui era milanista - Ndr) e si identificavano in sei partiti diversi. Ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le differenze intaccassero il profondo rapporto fraterno». Chi lo accusava di sprecare i soldi pubblici per accontentare le clientele si sentiva ripetere: «Sono ricco di famiglia, per capirlo guardate i tombini di Napoli». Portavano il nome della fonderia del nonno. Re delle commissioni Bilancio, nei mitici anni 80 inventò l’emendamento vol-au-vent, che le correnti dei partiti riempivano di finanziamenti. Era lo Sportello Pomicino, lui accontentava tutti e si giustificava: «Se lo sportello funziona è perché qualcuno bussa».
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, teneva molto all’orario. «Erano le 7 di mattina, alle 11 l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania di Hitler e alle 17 la Francia fece altrettanto. Il mio arrivo consentì a papà di non essere chiamato al fronte, in quanto padre di 5 figli». Laureato in medicina e attivista democristiano, prima della chiamata andreottiana ha lavorato come neurochirurgo all’ospedale Cardarelli. Avvezzo alle comodità, aveva affittato sull’Appia Antica una villa con 20 stanze, costo 5 milioni di vecchie lire all’anno. I suoi eccessi facevano dire a Francesco Cossiga, che non gli era amico: «Siamo un Paese solido che può sopportare come ministro un analfabeta come lui».
Sposato due volte (la seconda con Lucia Marotta di 27 anni più giovane), il suo destino è stato indissolubilmente legato a Tangentopoli. Le inchieste, i canini affilati delle procure. Indagato 42 volte ma condannato solo due per finanziamento illecito della Dc, Cirino Pomicino uscì clamorosamente di scena la sera in cui, entrato in un ristorante di Napoli con la famiglia, fu costretto ad andarsene dal resto della clientela, che al suo apparire aveva cominciato a far tintinnare i bicchieri con le posate per sloggiarlo. Un affronto volgare e immeritato. Lui si difendeva così: «Nella chiesa è nato il proverbio “senza soldi non si cantano messe”. La politica non mi ha arricchito, non possiedo una casa e non la possiede neppure mia figlia Ilaria».
Testimone di un’epoca dominata anche dal tintinnio delle manette (fu condannato a un anno e mezzo di carcere, fece 17 giorni), qualche anno fa ha rivelato un retroscena inquietante di quella stagione: «Nel 1991 Carlo De Benedetti venne da me e mi chiese: Vuole essere il mio ministro? Lui e l’avvocato Gianni Agnelli avevano deciso un colpo di Stato, spazzare via la Dc per via giudiziaria e consegnare il potere ai comunisti che, orfani di Mosca, sarebbero stati lacchè ai loro ordini. Io dissi no». Arrivò Mani Pulite. Ma a rompere lo schema si materializzò Silvio Berlusconi.
Cirino Pomicino è morto un giorno prima del referendum, lui che della casta dei magistrati non aveva alcuna stima. E ai quali - quando cominciò a scrivere editoriali con lo pseudonimo di Geronimo (chiamato a L’Indipendente e poi al Giornale da Vittorio Feltri) - non risparmiò critiche feroci. «Geronimo era il grande capo Apache che non si arrese alle truppe nordiste e io non mi sono mai arreso ai pm e alle loro truppe mediatiche. Sotto le macerie lasciate dalle inchieste finì tutta la Prima repubblica tranne il Pci che, grazie ai ragazzi della via Pal della procura di Milano, fu solo costretto a cambiare nome». Eppure oggi si sarebbe opposto alla riforma Nordio perché la considerava troppo morbida. «Con lo sdoppiamento del Csm si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità di intimidire non solo la politica ma anche i giudici». Un giorno del 1997, uscito dal sonno indotto dall’anestesia per uno degli infarti, si trovò al capezzale Antonio Di Pietro. «Mi avevano dato tre ore di vita e lui venne a trovarmi. Mi disse che aveva sempre votato Dc. Era convinto che sarei morto e non avrei mai potuto raccontarlo». Invece ha avuto in dono altri 29 anni durante i quali qualcuno gli dava dell’immortale. Lui sorrideva facendo le corna: «Della morte mi spaventa la bara, il corpo chiuso che si decompone. Mi farò cremare». Ora ‘O ministro cammina nell’eternità.
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Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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