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I fustigatori europei dell'Italia presi a sberle dai loro elettori

I fustigatori europei dell'Italia presi a sberle dai loro elettori
ANSA

L'elenco è lungo e comincia con un signore di nome Pierre Moscovici. In Francia il suo partito non esiste praticamente più, spazzato via dalle ultime elezioni e costretto a vendere la storica sede di Parigi per ripagare i debiti. Tuttavia, sebbene il Partito socialista francese sia in liquidazione o quasi, l'ex ministro dell'Economia di François Hollande in Europa detta ancora legge, stabilendo che cosa sia giusto fare e chi si debba mettere in castigo per non essersi comportato come dovrebbe.

Nell'Europa dei trombati non si può dimenticare il nome di maggior spicco, ossia quello di Jean Claude Juncker. Costui è da quattro anni il presidente della Commissione europea. Tanto per intenderci, se l'Ue fosse equiparabile all'America, se cioè esistessero davvero gli Stati Uniti d'Europa come nelle intenzioni dei padri fondatori, l'avvocato lussemburghese che occupa la poltrona più importante sarebbe l'equivalente di Donald Trump. Ahinoi, purtroppo invece è solo Juncker, e dell'inquilino della Casa Bianca una pallidissima imitazione. Juncker è in politica da oltre quarant'anni e ha sempre militato nel Partito popolare cristiano sociale. Per quasi vent'anni è stato primo ministro del suo Paese, ma nel 2013 ha dovuto rassegnare le dimissioni per lo scandalo dei servizi segreti. Gli 007 del Granducato per anni avrebbero spiato e schedato illegalmente decine di migliaia di persone. Il suo partito fu bastonato dagli elettori e Juncker fu indotto a fare le valigie. Essendo stato sconfitto in casa propria, ovviamente gli fu subito offerta una poltrona in Europa. Il Partito popolare europeo, infatti, lo candidò alla guida della Ue. Così, una volta sconfitto in patria, Juncker si è ritrovato vincente a Bruxelles.

Dell'elenco non può essere escluso neppure l'italiano Antonio Tajani, un tranquillo signore che ha percorso tutta la sua lunga carriera politica all'ombra di Silvio Berlusconi. Per anni l'esponente di Forza Italia si è occupato di Europa, facendo senza dare troppo fastidio a nessuno il commissario europeo ai trasporti e all'industria. Poi il grande salto: alla fine del 2017 divenne presidente del Parlamento europeo. Peccato che la nomina coincise con il tracollo del suo partito, di cui nel frattempo era divenuto vicepresidente.

Insomma, oggi gli uomini che rappresentano l'Europa sono quasi tutti sconfitti in casa propria e alle prossime elezioni europee, che si terranno in primavera, rischiano il colpo finale. Se l'avanzata dei partiti sovranisti non sarà fermata, tutti loro dovranno fare le valigie e molto probabilmente senza avere un piano B. È questa la ragione dello scontro in atto. Dopo aver governato per decenni, l'élite europea si rende conto che è arrivata la resa dei conti. Non è l'Europa sotto accusa: è la classe dirigente che l'ha guidata.

Tempo fa uno di costoro, tal Günther Oettinger, un tirapiedi di Angela Merkel, disse che i mercati avrebbero insegnato agli italiani a votare. Ecco, ciò che sta accadendo è ciò che Oettinger minacciò. Agli italiani, anzi agli europei che si ribellano, la nomenklatura sconfitta nelle urne, risponde con lo spread e le minacce. Gli italiani non hanno che da decidere a chi darla vinta.

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La Procura di Firenze - Dda, con il supporto del Comando Provinciale della GdF di Firenze, ha disposto il sequestro di beni, opere d'arte e disponibilità finanziarie per circa 20 milioni di euro.

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La Cei: «C’è da evangelizzare l’Italia»
Matteo Zuppi (Imagoeconomica)
I vescovi si accorgono che nella nostra società «la fede non può più essere data per scontata. Serve una conversione missionaria». Manca solo un po’ di autocritica.

Si è tenuta a Roma, dal 23 al 25 marzo, la sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente, sotto la guida del suo presidente, il cardinale e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.

Tra i temi dibattuti dai presuli, secondo il comunicato finale, i vari conflitti che «insanguinano diverse regioni del mondo», «l’indebolimento del diritto internazionale», le «divisioni che lacerano il tessuto civile» con un focus sulla «fatica delle comunità» cristiane, malgrado la positiva «sete di speranza».

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Dimmi La Verità | Carmela Auriemma (M5s): «Analizziamo il risultato del referendum»

Ecco #DimmiLaVerità del 27 marzo 2026. La vicecapogruppo alla Camera del M5s Carmela Auriemma commenta il risultato del referendum e la situazione nel campo largo.

Ecco il primo vero suicidio di Stato. Giudici e Cnr forniscono l’«arma»
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Fa scalpore il caso di «Libera», la donna di Firenze che ha fatto ricorso alla morte assistita attraverso un dispositivo creato appositamente dall’ente scientifico. Il tutto nella Regione della legge sull’eutanasia.

Il suicidio assistito in Italia ora è a quota 14, ma quello consumatosi ieri ha un sapore drammaticamente particolare essendo la prima vera morte di Stato, la prima cioè che abbia coinvolto tutti gli ambiti istituzionali: quello legislativo, quello sanitario, quello giudiziario e quello scientifico. Per rendersene conto non resta che ripercorrere la vicenda della protagonista di questa morte on demand, vale a dire «Libera», nome di fantasia di una toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù. La signora aveva iniziato la sua battaglia nel marzo del 2024 quando - sulla scorta della sentenza della Consulta n. 242 del 2019, nota anche come «sentenza Cappato» sulla non punibilità per chi agevoli il suicidio assistito - aveva fatto richiesta alla Usl Toscana Nord Ovest per la verifica della sussistenza dei requisiti per accedere alla procedura.

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