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2021-09-13
Tre milioni coi sussidi attendono la pensione
A quasi tre anni dal suo lancio il Reddito di cittadinanza continua a presentare le stesse criticità del primo giorno: maglie troppo larghe che permettono ai furbetti di scroccarlo, pochi controlli a monte e un totale fallimento come strumento di attivazione del mercato del lavoro. Nel dibattito politico ci sono possibili modifiche. Ma le voci che ne chiedono l'abolizione cominciano a crescere. Anche perché costa un botto: stando ai dati del Centro studi di Unimpresa, nel triennio 2020-2022 sono stati destinati alle politiche passive per il lavoro (principalmente identificabili con il Reddito di cittadinanza) 25,9 miliardi di euro. Più che per l'università, alla quale sono andati circa 8,5 miliardi l'anno per complessivi 25,5 miliardi, e per la ricerca, che ha ottenuto risorse per quasi 4 miliardi l'anno.
Il governo italiano, insomma, da tre anni a questa parte investe sulle povertà. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Inps e relativi a luglio 2021, le famiglie che ricevono il Reddito di cittadinanza sono 1.242.000, per un totale di 2.920.000 persone coinvolte. La Pensione di cittadinanza, la versione del Reddito di cittadinanza per gli anziani sopra i 67 anni, viene incassata invece da 133.000 famiglie, per un totale di 150.000 persone coinvolte. L'importo medio dell'assegno è di 578 euro. E va principalmente a nuclei familiari chiamati «monocomponenti», ovvero composti da una sola persona, che sono 610.000. L'importo medio è di 448 euro. Le famiglie con due componenti sono 269.000 e a loro va un assegno medio di 546 euro.
La scala sale fino ai nuclei familiari con sei o più componenti, che sono in totale 32.987, con un importo medio mensile di 683 euro. Ed è già a questo punto che ci si accorge della prima contraddizione: le famiglie numerose non ricevono l'assegno medio più alto, che invece viene assegnato ai nuclei con quattro componenti. Per loro l'assegno medio è di 703 euro. Il trimestre maggio-luglio è stato il più costoso in assoluto, probabilmente per effetto del numero crescente di domande che ha scatenato la pandemia. E, così, a maggio sono stati spesi 714 milioni di euro, a giugno 720 e a luglio 719.
I dati pubblicati dall'Inps, però, consentono solo un esame statistico su chi percepisce il Reddito di cittadinanza. Non su chi abbia trovato un lavoro mentre godeva della misura di sostegno. Per una stima approssimativa bisogna ricorrere a un report della Corte dei conti. Al 10 febbraio 2021, è scritto nello studio, a fronte di 1,6 milioni di persone convocate dai Centri per l'impiego, poco più di 1,05 milioni hanno dovuto sottoscrivere il patto per il lavoro: alcuni beneficiari, come i disabili o pensionati, non sono infatti vincolati ad accettare un'occupazione. Solo 152.673 hanno invece instaurato un rapporto di lavoro successivo alla data di presentazione della domanda, ovvero il 14,5% del totale.
Questi dati certificano il flop dei 2.549 navigator di Anpal servizi. Anche se la loro inutilità a oltre due anni dall'attivazione è ormai provata, hanno ottenuto una proroga dei contratti fino a fine anno. E per il futuro molti di loro si sfregano le mani, guardando a un posto fisso negli stessi uffici in cui operano, da precari, dall'estate del 2019. In molti, infatti, si stanno candidando per gli 11.600 posti banditi dalle Regioni nei Centri per l'impiego. D'altra parte, hanno finanche perso il loro padrino: il professore italo americano Mimmo Parisi, voluto nel 2019 dall'allora vicepremier Luigi Di Maio e osannato dai pentastellati, è stato messo alla porta dal governo di Mario Draghi con un commissariamento. Il solo portale Web MyAnpal, stando alle ammissioni di Parisi (dichiarate durante un'audizione in Commissione lavoro alla Camera), sarebbe costato oltre 100 milioni di euro.
Si tratta esclusivamente di un grande contenitore di informazioni per gli adempimenti amministrativi. Il sistema, infatti, non elabora l'enorme quantità di dati per sviluppare modelli utili ai servizi per l'impiego. Il suo uso, insomma, è molto ristretto rispetto ai fenomenali campi d'applicazione che erano stati propagandati. E alle casse dello Stato è costato il doppio rispetto ai furbetti. La guardia di finanza ha stimato che oltre 50 milioni di euro siano finiti nelle tasche di chi non ne aveva diritto. Circa 13 milioni, invece, sono stati messi al riparo perché, seppur richiesti, non erano ancora stati riscossi dai furbetti. Che a fine giugno 2021, ultimo dato utile, erano arrivati a quota 5.868.
Tra questi compaiono intestatari di ville e auto di lusso, evasori fiscali totali, persone dedite a traffici illeciti, criminali condannati per associazione di stampo mafioso. Sono stati tutti denunciati a piede libero. Ma il gruppo dei furbetti non è ristretto soltanto a chi si è beccato una segnalazione all'autorità giudiziaria. Solo nei primi sei mesi del 2021 il Reddito di cittadinanza è stato revocato a circa 67.000 nuclei familiari, mentre nell'intero anno 2020 erano stati 26.000. Dietro l'impennata c'è una ragione precisa: in entrambi gli anni presi in esame la maggior parte delle revoche è arrivata per «mancanza del requisito di residenza o cittadinanza». Nel 2020 ha rappresentato addirittura il 74% dei casi di revoca. Il che probabilmente è spiegato dal fatto che molti immigrati compilano la domanda sotto dettatura di un Caf.
A Genova, per esempio, la guardia di finanza ha scoperto l'irregolarità di 1.532 domande presentate nel 2020 da cittadini extracomunitari. Molti incassavano il Rdc pur essendo tornati nei Paesi d'origine. In questi casi sarà anche particolarmente difficoltoso recuperare le somme sottratte allo Stato. Nel 2021 le altre voci di revoca che pesano sono la «titolarità di autoveicoli, motoveicoli, navi e imbarcazioni da diporto» per il 24%, il «valore del patrimonio sopra soglia» per il 19% e «l'omessa dichiarazione dell'attività lavorativa» per il 17%. Oltre alla revoca è prevista anche la decadenza dal diritto. Se dopo l'accoglimento, l'Inps viene a conoscenza, in fase di accertamento, di un evento non comunicato dal nucleo richiedente, interviene la decadenza sanzionatoria.
Ma se in sede di rinnovo del Reddito di cittadinanza viene accertata la perdita dei requisiti, la domanda decade fisiologicamente. I dati: nel primo trimestre 2021 sono decaduti dal diritto 129.000 nuclei, ovvero quasi la metà di quelli decaduti nell'intero 2020, che ammontavano a 258.000. Mentre nel 2019 ne erano decaduti solo 80.000. La decadenza è prevista anche per chi rifiuta i lavori offerti nei 100 chilometri dal domicilio. In realtà sembra ne siano state prodotte ben poche. Ed è per questo che gli assessori regionali al Welfare hanno di recente inviato una proposta al ministro del Lavoro Andrea Orlando: far arrivare un'offerta di lavoro via sms o Whatsapp a chi percepisce il Reddito di cittadinanza. E se il beneficiario la ignora potrebbe perdere il sussidio.
O, forse, due. Perché è saltato fuori che 1.000 furbetti erano riusciti a incassare il doppio Reddito di cittadinanza. Uno in Italia e uno all'estero. Le mete preferite sarebbero Belgio, Germania e Olanda. In testa alla classifica ci sono i siciliani, seguiti da campani e pugliesi. Avrebbero chiesto il Reddito di cittadinanza in Italia per poi trasferirsi all'estero. E anche nel nuovo Paese di residenza avrebbero chiesto il sussidio statale. Che non è cumulabile. Per mettere a segno la furbata è bastato evitare la comunicazione della nuova residenza all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, un adempimento che comporta la contestuale cancellazione dall'anagrafe del Comune italiano di provenienza. Riuscendo a mantenere contemporaneamente le due residenze, quella italiana e quella estera, il gioco è fatto. In fondo, l'iscrizione all'Aire, per quanto sia obbligatoria, è legata a una dichiarazione volontaria del cittadino, che non è soggetta a controlli e che non prevede sanzioni.
«Tre milioni di persone più navigator senza prospettive di occupazione»
«Da reddito in attesa di lavoro a reddito in attesa della pensione e, nel mezzo, nemmeno un giorno di sudore». Enzo Summa, esperto della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, analizza lo strumento che avrebbe dovuto sostenere chi è bisognoso di assistenza, ma anche rimettere in pista chi non trovare lavoro.
Si legge spesso di imprenditori che non riescono a trovare dipendenti perché si preferisce restare a casa con le poche centinaia di euro del sussidio e, magari, cercare qualche lavoretto a nero. Che impatto ha avuto sul mondo del lavoro il Reddito di cittadinanza?
«Intanto è bene scindere la questione in due fasi. La prima, quella assistenziale e di inserimento nella lista dei beneficiari, e una seconda, quella di inserimento nel mondo del lavoro. La seconda non ha funzionato affatto. Sotto il profilo meramente assistenziale la misura ha raggiunto il suo obiettivo, visti anche i dati dell'Osservatorio del ministero del Lavoro che, a fine 2020, evidenziava oltre 1 milione di famiglie e circa 3 milioni e mezzo di soggetti coinvolti nel sostegno governativo. Sul fronte dell'inserimento lavorativo, invece, è ancora ferma al palo, con decine di errori fatti in partenza che, ancora oggi, rallentano lo sviluppo della disciplina e nonostante la mole di fondi investiti».
Cosa non ha funzionato?
«Innanzitutto la disciplina prevedeva, e prevede, il cosiddetto patto per il lavoro, ovvero una sorta di collaborazione tra l'operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze e il beneficiario della misura nell'individuare la strada più agevole per un rapido inserimento nel mondo del lavoro, ovvero una sorta di matching tra le competenze maturate e maturande del beneficiario e l'offerta di lavoro delle imprese. Operazione, questa, persa in partenza laddove per aiutare i disoccupati a entrare nel mondo del lavoro sono stati chiamati altri disoccupati».
I navigator? Sono loro che hanno inceppato la macchina?
«Questi soggetti sono chiamati a trovare per altri un percorso lavorativo che non avevano trovato per sé stessi. Siamo al paradosso della norma. Il legislatore bene avrebbe fatto a evitare disoccupati su disoccupati scegliendo, magari, chi si occupa di politiche attive e di ingresso nel mondo del lavoro».
Bisognava quindi preferire personale specializzato? Magari degli esperti o, almeno, dei conoscitori del mondo del lavoro?
«Questo aspetto la categoria dei Consulenti del lavoro lo ha sottolineato sin dall'immediata approvazione del Reddito di cittadinanza, evidenziando che al sistema così strutturato mancava la parte più importante, ovvero una professionale intermediazione tra domanda e offerta di lavoro».
È per questo motivo che i ristoratori che cercano camerieri, per esempio, seppur pronti ad assumere con contratti regolari, non riescono a reclutarli?
«Bisogna premettere che l'omissione dell'importante figura del mediatore ha portato anche alla mancata attivazione dell'assegno di ricollocazione, ovvero una somma spendibile per l'assistenza e l'intermediazione nella ricerca del lavoro, considerato che la prima parte, ovvero quella del patto del lavoro, non è stata fatta ovvero è stata fatta male, perché senza alcuna velleità di raggiungere gli obiettivi prefissati dall'intervento. Allo stato sembra un puro adempimento burocratico».
Domanda e offerta, insomma, non si incontrano.
«I risultati sono ben visibili: alla data odierna permangono oltre 3 milioni di soggetti, oltre ai navigator, che percepiscono indennità senza alcuno sbocco lavorativo».
Ma, almeno in astratto, stando sempre alla legislazione attuale, ci sarebbero concrete possibilità di raggiungere un risultato accettabile?
«Il provvedimento, così com'è, è puramente assistenzialistico e necessita di essere ricalibrato, magari prevedendo nel mezzo una serie di attività professionali che consentano qualificazione, riqualificazione e ingresso nel mondo lavorativo dei beneficiari della misura pre agevolativa. Basti pensare che il datore di lavoro che assume un percettore del reddito di cittadinanza può beneficiare di un esonero contributivo fino a un massimo di 18 mensilità e per un importo corrispondente all'ammontare mensile percepito. Il tutto, come emerso anche da un studio della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, passa da un maggior coinvolgimento dei servizi privati e da un immediato utilizzo dei percettori anche in attività di servizi di pubblica utilità».
Quali?
«Penso alla manutenzione del verde, ad attività sociali all'interno della propria comunità, o in percorsi attivi nel mondo lavorativo anche cominciando con tirocini che, contemporaneamente, permettano di avviare un inserimento nel mondo del lavoro del percettore della misura. Questo permetterebbe alle figure che devono occuparsi di mediare tra la domanda e l'offerta di lavoro di comprendere meglio le competenze sulle quali intervenire. Insomma sostegno sì, ma con un obiettivo lavorativo e non puramente assistenzialistico».
Continua a leggereRiduci
Per i 5 stelle che l'hanno inventato, doveva essere lo strumento per dare impiego. Ma si è rivelato, come prevedibile, una misura assistenzialistica che ha premiato fannulloni, furbetti e truffatori.Enzo Summa, esperto dei consulenti del lavoro: «Da assegno in attesa di impiego a sussidio in attesa della pensione e in mezzo nemmeno una goccia di sudore. Bisognerebbe almeno affidare loro i servizi di pubblica utilità».Lo speciale contiene due articoli.A quasi tre anni dal suo lancio il Reddito di cittadinanza continua a presentare le stesse criticità del primo giorno: maglie troppo larghe che permettono ai furbetti di scroccarlo, pochi controlli a monte e un totale fallimento come strumento di attivazione del mercato del lavoro. Nel dibattito politico ci sono possibili modifiche. Ma le voci che ne chiedono l'abolizione cominciano a crescere. Anche perché costa un botto: stando ai dati del Centro studi di Unimpresa, nel triennio 2020-2022 sono stati destinati alle politiche passive per il lavoro (principalmente identificabili con il Reddito di cittadinanza) 25,9 miliardi di euro. Più che per l'università, alla quale sono andati circa 8,5 miliardi l'anno per complessivi 25,5 miliardi, e per la ricerca, che ha ottenuto risorse per quasi 4 miliardi l'anno.Il governo italiano, insomma, da tre anni a questa parte investe sulle povertà. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Inps e relativi a luglio 2021, le famiglie che ricevono il Reddito di cittadinanza sono 1.242.000, per un totale di 2.920.000 persone coinvolte. La Pensione di cittadinanza, la versione del Reddito di cittadinanza per gli anziani sopra i 67 anni, viene incassata invece da 133.000 famiglie, per un totale di 150.000 persone coinvolte. L'importo medio dell'assegno è di 578 euro. E va principalmente a nuclei familiari chiamati «monocomponenti», ovvero composti da una sola persona, che sono 610.000. L'importo medio è di 448 euro. Le famiglie con due componenti sono 269.000 e a loro va un assegno medio di 546 euro.La scala sale fino ai nuclei familiari con sei o più componenti, che sono in totale 32.987, con un importo medio mensile di 683 euro. Ed è già a questo punto che ci si accorge della prima contraddizione: le famiglie numerose non ricevono l'assegno medio più alto, che invece viene assegnato ai nuclei con quattro componenti. Per loro l'assegno medio è di 703 euro. Il trimestre maggio-luglio è stato il più costoso in assoluto, probabilmente per effetto del numero crescente di domande che ha scatenato la pandemia. E, così, a maggio sono stati spesi 714 milioni di euro, a giugno 720 e a luglio 719.I dati pubblicati dall'Inps, però, consentono solo un esame statistico su chi percepisce il Reddito di cittadinanza. Non su chi abbia trovato un lavoro mentre godeva della misura di sostegno. Per una stima approssimativa bisogna ricorrere a un report della Corte dei conti. Al 10 febbraio 2021, è scritto nello studio, a fronte di 1,6 milioni di persone convocate dai Centri per l'impiego, poco più di 1,05 milioni hanno dovuto sottoscrivere il patto per il lavoro: alcuni beneficiari, come i disabili o pensionati, non sono infatti vincolati ad accettare un'occupazione. Solo 152.673 hanno invece instaurato un rapporto di lavoro successivo alla data di presentazione della domanda, ovvero il 14,5% del totale. Questi dati certificano il flop dei 2.549 navigator di Anpal servizi. Anche se la loro inutilità a oltre due anni dall'attivazione è ormai provata, hanno ottenuto una proroga dei contratti fino a fine anno. E per il futuro molti di loro si sfregano le mani, guardando a un posto fisso negli stessi uffici in cui operano, da precari, dall'estate del 2019. In molti, infatti, si stanno candidando per gli 11.600 posti banditi dalle Regioni nei Centri per l'impiego. D'altra parte, hanno finanche perso il loro padrino: il professore italo americano Mimmo Parisi, voluto nel 2019 dall'allora vicepremier Luigi Di Maio e osannato dai pentastellati, è stato messo alla porta dal governo di Mario Draghi con un commissariamento. Il solo portale Web MyAnpal, stando alle ammissioni di Parisi (dichiarate durante un'audizione in Commissione lavoro alla Camera), sarebbe costato oltre 100 milioni di euro.Si tratta esclusivamente di un grande contenitore di informazioni per gli adempimenti amministrativi. Il sistema, infatti, non elabora l'enorme quantità di dati per sviluppare modelli utili ai servizi per l'impiego. Il suo uso, insomma, è molto ristretto rispetto ai fenomenali campi d'applicazione che erano stati propagandati. E alle casse dello Stato è costato il doppio rispetto ai furbetti. La guardia di finanza ha stimato che oltre 50 milioni di euro siano finiti nelle tasche di chi non ne aveva diritto. Circa 13 milioni, invece, sono stati messi al riparo perché, seppur richiesti, non erano ancora stati riscossi dai furbetti. Che a fine giugno 2021, ultimo dato utile, erano arrivati a quota 5.868.Tra questi compaiono intestatari di ville e auto di lusso, evasori fiscali totali, persone dedite a traffici illeciti, criminali condannati per associazione di stampo mafioso. Sono stati tutti denunciati a piede libero. Ma il gruppo dei furbetti non è ristretto soltanto a chi si è beccato una segnalazione all'autorità giudiziaria. Solo nei primi sei mesi del 2021 il Reddito di cittadinanza è stato revocato a circa 67.000 nuclei familiari, mentre nell'intero anno 2020 erano stati 26.000. Dietro l'impennata c'è una ragione precisa: in entrambi gli anni presi in esame la maggior parte delle revoche è arrivata per «mancanza del requisito di residenza o cittadinanza». Nel 2020 ha rappresentato addirittura il 74% dei casi di revoca. Il che probabilmente è spiegato dal fatto che molti immigrati compilano la domanda sotto dettatura di un Caf.A Genova, per esempio, la guardia di finanza ha scoperto l'irregolarità di 1.532 domande presentate nel 2020 da cittadini extracomunitari. Molti incassavano il Rdc pur essendo tornati nei Paesi d'origine. In questi casi sarà anche particolarmente difficoltoso recuperare le somme sottratte allo Stato. Nel 2021 le altre voci di revoca che pesano sono la «titolarità di autoveicoli, motoveicoli, navi e imbarcazioni da diporto» per il 24%, il «valore del patrimonio sopra soglia» per il 19% e «l'omessa dichiarazione dell'attività lavorativa» per il 17%. Oltre alla revoca è prevista anche la decadenza dal diritto. Se dopo l'accoglimento, l'Inps viene a conoscenza, in fase di accertamento, di un evento non comunicato dal nucleo richiedente, interviene la decadenza sanzionatoria.Ma se in sede di rinnovo del Reddito di cittadinanza viene accertata la perdita dei requisiti, la domanda decade fisiologicamente. I dati: nel primo trimestre 2021 sono decaduti dal diritto 129.000 nuclei, ovvero quasi la metà di quelli decaduti nell'intero 2020, che ammontavano a 258.000. Mentre nel 2019 ne erano decaduti solo 80.000. La decadenza è prevista anche per chi rifiuta i lavori offerti nei 100 chilometri dal domicilio. In realtà sembra ne siano state prodotte ben poche. Ed è per questo che gli assessori regionali al Welfare hanno di recente inviato una proposta al ministro del Lavoro Andrea Orlando: far arrivare un'offerta di lavoro via sms o Whatsapp a chi percepisce il Reddito di cittadinanza. E se il beneficiario la ignora potrebbe perdere il sussidio.O, forse, due. Perché è saltato fuori che 1.000 furbetti erano riusciti a incassare il doppio Reddito di cittadinanza. Uno in Italia e uno all'estero. Le mete preferite sarebbero Belgio, Germania e Olanda. In testa alla classifica ci sono i siciliani, seguiti da campani e pugliesi. Avrebbero chiesto il Reddito di cittadinanza in Italia per poi trasferirsi all'estero. E anche nel nuovo Paese di residenza avrebbero chiesto il sussidio statale. Che non è cumulabile. Per mettere a segno la furbata è bastato evitare la comunicazione della nuova residenza all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, un adempimento che comporta la contestuale cancellazione dall'anagrafe del Comune italiano di provenienza. Riuscendo a mantenere contemporaneamente le due residenze, quella italiana e quella estera, il gioco è fatto. 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Si legge spesso di imprenditori che non riescono a trovare dipendenti perché si preferisce restare a casa con le poche centinaia di euro del sussidio e, magari, cercare qualche lavoretto a nero. Che impatto ha avuto sul mondo del lavoro il Reddito di cittadinanza? «Intanto è bene scindere la questione in due fasi. La prima, quella assistenziale e di inserimento nella lista dei beneficiari, e una seconda, quella di inserimento nel mondo del lavoro. La seconda non ha funzionato affatto. Sotto il profilo meramente assistenziale la misura ha raggiunto il suo obiettivo, visti anche i dati dell'Osservatorio del ministero del Lavoro che, a fine 2020, evidenziava oltre 1 milione di famiglie e circa 3 milioni e mezzo di soggetti coinvolti nel sostegno governativo. Sul fronte dell'inserimento lavorativo, invece, è ancora ferma al palo, con decine di errori fatti in partenza che, ancora oggi, rallentano lo sviluppo della disciplina e nonostante la mole di fondi investiti». Cosa non ha funzionato? «Innanzitutto la disciplina prevedeva, e prevede, il cosiddetto patto per il lavoro, ovvero una sorta di collaborazione tra l'operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze e il beneficiario della misura nell'individuare la strada più agevole per un rapido inserimento nel mondo del lavoro, ovvero una sorta di matching tra le competenze maturate e maturande del beneficiario e l'offerta di lavoro delle imprese. Operazione, questa, persa in partenza laddove per aiutare i disoccupati a entrare nel mondo del lavoro sono stati chiamati altri disoccupati». I navigator? Sono loro che hanno inceppato la macchina? «Questi soggetti sono chiamati a trovare per altri un percorso lavorativo che non avevano trovato per sé stessi. Siamo al paradosso della norma. Il legislatore bene avrebbe fatto a evitare disoccupati su disoccupati scegliendo, magari, chi si occupa di politiche attive e di ingresso nel mondo del lavoro». Bisognava quindi preferire personale specializzato? Magari degli esperti o, almeno, dei conoscitori del mondo del lavoro? «Questo aspetto la categoria dei Consulenti del lavoro lo ha sottolineato sin dall'immediata approvazione del Reddito di cittadinanza, evidenziando che al sistema così strutturato mancava la parte più importante, ovvero una professionale intermediazione tra domanda e offerta di lavoro». È per questo motivo che i ristoratori che cercano camerieri, per esempio, seppur pronti ad assumere con contratti regolari, non riescono a reclutarli? «Bisogna premettere che l'omissione dell'importante figura del mediatore ha portato anche alla mancata attivazione dell'assegno di ricollocazione, ovvero una somma spendibile per l'assistenza e l'intermediazione nella ricerca del lavoro, considerato che la prima parte, ovvero quella del patto del lavoro, non è stata fatta ovvero è stata fatta male, perché senza alcuna velleità di raggiungere gli obiettivi prefissati dall'intervento. Allo stato sembra un puro adempimento burocratico». Domanda e offerta, insomma, non si incontrano. «I risultati sono ben visibili: alla data odierna permangono oltre 3 milioni di soggetti, oltre ai navigator, che percepiscono indennità senza alcuno sbocco lavorativo». Ma, almeno in astratto, stando sempre alla legislazione attuale, ci sarebbero concrete possibilità di raggiungere un risultato accettabile? «Il provvedimento, così com'è, è puramente assistenzialistico e necessita di essere ricalibrato, magari prevedendo nel mezzo una serie di attività professionali che consentano qualificazione, riqualificazione e ingresso nel mondo lavorativo dei beneficiari della misura pre agevolativa. Basti pensare che il datore di lavoro che assume un percettore del reddito di cittadinanza può beneficiare di un esonero contributivo fino a un massimo di 18 mensilità e per un importo corrispondente all'ammontare mensile percepito. Il tutto, come emerso anche da un studio della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, passa da un maggior coinvolgimento dei servizi privati e da un immediato utilizzo dei percettori anche in attività di servizi di pubblica utilità». Quali? «Penso alla manutenzione del verde, ad attività sociali all'interno della propria comunità, o in percorsi attivi nel mondo lavorativo anche cominciando con tirocini che, contemporaneamente, permettano di avviare un inserimento nel mondo del lavoro del percettore della misura. Questo permetterebbe alle figure che devono occuparsi di mediare tra la domanda e l'offerta di lavoro di comprendere meglio le competenze sulle quali intervenire. Insomma sostegno sì, ma con un obiettivo lavorativo e non puramente assistenzialistico».
Il trombettista, pioniere del jazz italiano, a 86 anni è il «musicista dell’anno» nella classifica Top Jazz 2025 della rivista Musica Jazz. E fra poco pubblicherà un nuovo disco con i Fearless Five e il compagno di viaggio di una vita: Joe Lovano.
Una vista generale mentre gli anelli olimpici si uniscono per uno spettacolo pirotecnico durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 allo stadio San Siro (Getty Images)
Davanti a 67.000 spettatori, la cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026 celebra l’arte, la musica e la creatività italiana. Dall’omaggio a Raffaella Carrà e Modugno ai cinque cerchi olimpici che brillano in cielo, uno spettacolo che unisce città e montagne sotto il filo conduttore dell’armonia.
San Siro si trasforma in un teatro a cielo aperto e Milano accende ufficialmente la fiamma delle Olimpiadi invernali 2026. Davanti a 67.000 spettatori, record assoluto per un’edizione invernale, la cerimonia di apertura sceglie il linguaggio del racconto e delle immagini per presentare al mondo i Giochi «diffusi» tra città e montagne, con un filo conduttore dichiarato: l’armonia. Il cuore scenico è un grande cerchio, omaggio alla storia urbana di Milano, da cui partono traiettorie ideali verso le altre sedi dei Giochi. Un modo per raccontare, senza parole, l’idea di un’Olimpiade che unisce luoghi diversi sotto un’unica narrazione.
Lo stadio è pieno fin dal tardo pomeriggio, colorato dalle bandiere di decine di Paesi e da un pubblico arrivato da ogni parte del mondo. L’attesa è scandita dal pre show tra musica e intrattenimento, poi il messaggio del segretario generale dell’Onu António Guterres richiama il valore universale dei Giochi come spazio di incontro e unità. Fuori, a distanza di sicurezza, si muove anche una protesta annunciata: un corteo di qualche centinaio di manifestanti attraversa il quartiere San Siro senza incidenti, mentre dentro lo stadio la scena è tutta per lo spettacolo.
Come anticipato nel pomeriggio dalla Verità, il prologo istituzionale è affidato a un filmato che sorprende il pubblico: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella arriva idealmente a San Siro a bordo di un tram, seduto tra cittadini comuni, orchestrali e atleti con gli sci. Il mezzo percorre una Milano notturna e simbolica, fino al capolinea dello stadio. Solo alla fine si scopre il conducente speciale: Valentino Rossi, in divisa da tranviere. Un ingresso sobrio e ironico, prima che il Capo dello Stato prenda posto in tribuna accanto alla presidente del Cio Kirsty Coventry.
Alle 20 in punto si alza il sipario. La cerimonia si apre con la danza: Claudio Coviello e Antonella Albano, ballerini della Scala, portano in scena Amore e Psiche, passione e razionalità che si cercano e si rincorrono sul prato di San Siro. È il primo tassello di una narrazione che intreccia arte, musica e identità italiana. A guidare idealmente il racconto è Matilda De Angelis, che entra con la bacchetta da direttrice d’orchestra mentre attorno a lei sfilano i volti dei grandi compositori della tradizione. Poco dopo, il prato si riempie di colori per l’omaggio alla creatività italiana e a una delle sue icone popolari: Raffaella Carrà, evocata tra figuranti e costumi sgargianti. La parte musicale alterna registri e generazioni. Mariah Carey, in abito chiaro, sceglie di omaggiare l’Italia cantando in italiano Nel blu dipinto di blu, trasformando San Siro in un grande coro. Subito dopo, lo stadio si tinge di tricolore per il tributo a Giorgio Armani, con Vittoria Ceretti che porta in scena la bandiera italiana, consegnata poi ai corazzieri. È Laura Pausini a dare voce all’inno nazionale, mentre il tricolore viene issato e lo stadio si ferma per qualche istante in un silenzio carico di attesa. C’è spazio anche per la parola, con Pierfrancesco Favino che presta la voce ai versi dell’Infinito di Leopardi, prima che la scena si apra ai simboli olimpici: i cinque cerchi si avvicinano nel cielo di San Siro e si accendono tra i fuochi d’artificio, suggellando visivamente l’inizio dei Giochi.
A quel punto tocca agli atleti. La sfilata delle delegazioni si apre, come da tradizione, con la Grecia e scorre tra gli applausi, in ordine alfabetico, fino ad arrivare all’Italia, attesa per ultima. Gli azzurri sono 146 in totale, distribuiti tra Milano, Cortina, Predazzo e Livigno, con Arianna Fontana e Federico Pellegrino a guidare il gruppo presente a San Siro.
La giornata olimpica era iniziata già molte ore prima, tra diplomazia e passerelle istituzionali: la visita del vicepresidente americano J.D. Vance in città, il ricevimento a Palazzo Reale con capi di Stato e di governo, la parata di ospiti illustri. Ma è qui, dentro lo stadio, che Milano e Cortina consegnano al mondo il loro biglietto da visita. I Giochi sono cominciati e l’Italia prova a presentarli così, con uno spettacolo che mescola arte, simboli e identità, affidando all’«armonia» il compito di tenere insieme sport, città e montagne.
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Se il disegno di legge verrà approvato, sarà la prima volta che lo Statuto dei lavoratori includerà una disposizione specifica sul congedo per l’eutanasia. Della serie, mi prendo un giorno per assistere una persona che vuol farla finita, la mattina mi metto a disposizione per la pratica ferale e il pomeriggio faccio shopping o vado al mare.
Il ministero del Lavoro, guidato da Yolanda Díaz, intende elaborare questa legge come un decreto legge reale, che entrerebbe in vigore immediatamente dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri. L’accordo prevede anche 15 giorni di congedo per l’assistenza a coniugi, partner o familiari stretti in cure palliative, unico provvedimento sensato. La misura, presa d’intesa con i sindacati, è stata approvata senza l’accordo con le associazioni imprenditoriali, furibonde perché in questo modo, trattandosi di congedi retribuiti, si scarica sulle imprese il costo dei lavoratori assenti che dovrebbe essere sostenuto dal governo. Il Pp ha già annunciato che voterà contro la proposta. Nel frattempo, l’Autorità indipendente per la responsabilità fiscale (AIReF) ha rilevato una mancanza di controllo in Spagna sulla spesa per congedi per malattia, che è aumentata del 60% dal 2017 raggiungendo i 16,5 miliardi di euro nel 2024. L’astensione dal lavoro per motivi di salute è diventata la seconda voce più grande del sistema di sicurezza sociale, seconda solo alle pensioni ed è dovuto in gran parte all’aumento delle patologie legate alla salute mentale, cresciute vertiginosamente a partire dalla pandemia e che stanno diventando più durature. I disturbi mentali hanno la durata media più lunga, passando da 67 giorni nel 2017 a 98,5 giorni nel 2024. Clamorosamente, in Spagna il monitoraggio dei congedi per malattia da parte della Previdenza sociale per i lavoratori parte solo dopo i 365 giorni.
E se il premier Pedro Sánchez sottolinea la «occupazione di qualità» promossa in Spagna, sostenendo che «per la prima volta sta emergendo un’economia produttiva e sana», la Ceoe, Confederazione spagnola delle organizzazioni dei datori di lavoro segnala: «La Spagna continua a essere il Paese con il tasso di disoccupazione più alto nell’Ocse e conta oltre mezzo milione di persone in situazioni di disponibilità limitata o con richieste di lavoro specifiche, il che riflette fenomeni strutturali che restano irrisolti […] Le piccole imprese continuano a essere le più colpite dall’aumento dei costi del lavoro, dell’energia, delle tasse e dei finanziamenti, nonché da un quadro normativo instabile».
Non va meglio per Sánchez nemmeno quando attacca Musk. Al vertice mondiale dei governi a Dubai ha annunciato che vieterà l’accesso ai social media ai minori di 16 anni e adotterà altre misure per aumentare il controllo sulle piattaforme digitali, come quelle dell’imprenditore sudafricano.
Sul suo profilo X, Musk non perdeva tempo: «Sánchez lo scorretto è un tiranno e un traditore del popolo di Spagna». Ma al di là degli scontri sui social, ancora una volta il premier parla e promette ma non fa. Il Regolamento europeo sui servizi digitali, che avrebbe dovuto essere in vigore in Spagna da febbraio 2024, rimane bloccato al Congresso. Un ritardo di due anni. La Cnmc, Commissione nazionale per i mercati e la concorrenza non è ancora in grado di «monitorare il rispetto degli obblighi imposti ai fornitori di servizi mediatici statali che offrono notizie e contenuti di attualità». Ha le mani legate anche sul monitoraggio delle piattaforme digitali.
Brutte notizie anche dal Lussemburgo, dove i giudici non mettono fine alle rivendicazioni del movimento di indipendenza catalana. La Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) ha annullato il procedimento con cui il Tribunale dell’Unione europea il 5 luglio 2023 aveva revocato l’immunità al leader di Junts, Carles Puigdemont, e agli ex ministri del governo della Comunità autonoma di Catalogna, Toni Comín e Clara Ponsatí, tutti residenti a Waterloo (Belgio).
La motivazione della decisione è che il relatore nominato per le richieste di sospensione dell’immunità «potrebbe essere percepito come non imparziale». Si trattava di Angel Dzhambazki, europarlamentare bulgaro dei conservatori europei (Ecr), lo stesso gruppo di cui fa parte il partito spagnolo Vox, promotore delle azioni legali contro Puigdemont, Comín e Ponsatí in seguito al referendum illegale del 1° ottobre 2017. I tre erano stati poi eletti al Parlamento europeo nel 2019, e la Corte suprema spagnola aveva chiesto all’Europarlamento di revocare la loro immunità. Revoca votata a marzo 2021, ma ora quella decisione e la sentenza del 2023 sono state annullate.
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Jeffrey Epstein (Ansa)
Dalle carte, consultabili online sul sito del Doj, emerge che due ragazze straniere sarebbero morte per strangolamento dopo sesso estremo nel ranch del predatore sessuale in New Messico, per poi essere sepolte su suo ordine nei dintorni della tenuta. In una email, inviata il 21 novembre 2019 da una persona che afferma di aver lavorato per Epstein a un uomo di nome Eddy Aragon, ci sono diversi link che mostrerebbero il defunto pedofilo filmato durante performances sessuali con ragazze minorenni e la confessione di un tentato omicidio di una delle ragazze. Nel testo il mittente scrive che due ragazze sono state sepolte su ordine di Epstein e «Madam G», verosimilmente la complice del faccendiere, Ghislaine Maxwell, tuttora reclusa in un carcere di massima sicurezza in Texas, nella vasta proprietà in New Mexico già nota come parco giochi privato del faccendiere per abusi sessuali e traffico di minori.
«Edward, questa vicenda è delicata, quindi sarà la prima e ultima mail, a seconda della tua discrezione. Puoi scegliere se tenerla o buttarla via, ma questo materiale viene da una persona che è stata lì e ha visto tutto, come ex membro dello staff dello Zorro Ranch. Il materiale che ti allego è stato preso dalla casa di Jeffrey Epstein come mia assicurazione in caso di eventuali contenziosi tra me e lui. Non mi fare domande», chiosa in stampatello l’uomo. «Le cose più terribili su Jeffrey Epstein devono ancora essere scritte. Sapevi che da qualche parte nelle colline fuori dallo Zorro, due ragazze straniere sono state sepolte per ordine di Jeffrey e Madam G? Entrambe sono morte per strangolamento durante sesso violento e fetish», scrive l’uomo. L’email è stata inoltrata all’Fbi tre mesi dopo il decesso di Epstein, ufficialmente morto suicida mentre era detenuto al Metropolitan Correctional Center di New York City.
Il finanziere pedofilo intendeva lasciare il suo Zorro Ranch, acquistato nel 1993 dall’ex governatore democratico del New Mexico Bruce King, alla sua ragazza bielorussa Karyna Shuliak. La tenuta di 13 miglia quadrate in mezzo al deserto vicino a Santa Fe includeva una residenza di circa 2.500 metri quadri. Secondo quanto riferisce il Daily Mail, Epstein usava lo Zorro Ranch per i suoi appuntamenti segreti, dato che gli ospiti potevano andare e venire più discretamente rispetto a quanto potessero fare a Little St James, l’isola caraibica privata di Epstein al largo di St Thomas. Uno degli ospiti più importanti nel ranch degli orrori è, come noto, il principe Andrew d’Inghilterra, duca di York, insieme con sua moglie Sarah Ferguson.
Continuano nel frattempo le reazioni a catena dopo la pubblicazione dei file. Ed è ancora un quotidiano inglese, il Times, a riferire che la poltrona del primo ministro inglese Keir Starmer sarebbe in bilico dopo le rivelazioni sul caso dell’ex ambasciatore Peter Mandelson. Secondo quanto appreso, il premier ha deciso di confermare la sua nomina a rappresentante diplomatico del Regno Unito negli Stati Uniti, avvenuta ad aprile del 2025, nonostante i rapporti tra Mandelson ed Epstein fossero ampiamente noti a Downing Street. Un rapporto del Cabinet Office aveva infatti evidenziato, già prima della nomina, quale fosse la natura delle relazioni tra i due, facendo riferimento a un dossier confidenziale di JP Morgan che diceva che i due uomini avevano rapporti «particolarmente stretti». L’Ufficio del Gabinetto aveva presentato il dossier a Starmer, ma il primo ministro decise di credere «sulla parola» alle rassicurazioni di Mandelson. I funzionari coinvolti nel processo di controllo hanno detto di aver trovato l’approccio di Starmer «sconcertante». «Le informazioni ora disponibili rendono chiaro che le risposte che ha dato Mandelson erano bugie», si è difeso il premier britannico. «Mi ha descritto Epstein come qualcuno che conosceva a malapena. Tale inganno non è compatibile con il servizio pubblico», ha dichiarato il primo ministro inglese. La vicenda però ha aperto un dibattito sulla sua affidabilità: la decisione di credere alle smentite dell’ambasciatore anziché ai documentati dossier su di lui è una scelta che l’opposizione conservatrice e parte del Partito laburista ritengono incompatibile con il ruolo di capo del governo, ma il premier ha chiarito che non intende dimettersi. Il filone rischia comunque di mantenere alta la pressione politica su Downing Street ancora per molto.
Non poteva mancare il tormentone sulle spie venute dal freddo mandate da Vladimir Putin. Questa, perlomeno, è la versione del premier polacco Donald Tusk, secondo il quale il defunto faccendiere pedofilo statunitense avrebbe collaborato con il Cremlino per raccogliere materiale compromettente sulle élite occidentali, usando la trappola della seduzione, la cosiddetta «esca dolce». »La stampa globale ruota intorno al sospetto che questo scandalo di pedofilia senza precedenti sia stato co-organizzato dai servizi segreti russi», ha concluso Donald Tusk e così le autorità polacche hanno aperto un’inchiesta, proprio mentre dall’altra parte dell’emisfero, in America, sono usciti alcuni file che mostrano con chiarezza che Epstein stava lavorando per rovesciare il presidente russo. «Dovremo andare presto in Russia», scriveva infatti Boris Nicolic, consulente e socio di Bill Gates alla Bill and Melinda Gates Foundation, a Epstein, «per incontrare Ilja Ponomarev (imprenditore e ex deputato della Duma, ndr) e la sua ragazza Alyona, che sono i principali organizzatori della rivolta contro Putin. Ho paura per quanto può succedergli», continuava Nicolic, «qualche idea per aiutarlo? Non con Davos», suggerisce l’uomo di Bill Gates a Epstein. «È impossibile studiare i materiali relativi al caso Epstein senza provare nausea», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, paragonando la lettura dei documenti alla visione di film thriller e polizieschi. «Ma tutto ha un limite morale».
I magistrati turchi stanno intanto passando al setaccio decine di migliaia di documenti emersi dai file del finanziere pedofilo, con l’obiettivo di ricostruire un traffico di minori dalla Turchia. A rendere drammatico il quadro ci sono i dati diffusi dall’Istituto Nazionale di statistica turco Tuik), secondo cui tra il 2008 e il 2016 si sono perse le tracce di 104,531 minori. «Bisogna capire se sono stati contattati politici, funzionari o rappresentanti delle istituzioni. Bisogna risalire agli orfanotrofi e centri di accoglienza», ha dichiarato Dogan Bekin, parlamentare del partito conservatore Refah.
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