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2021-09-13
Tre milioni coi sussidi attendono la pensione
A quasi tre anni dal suo lancio il Reddito di cittadinanza continua a presentare le stesse criticità del primo giorno: maglie troppo larghe che permettono ai furbetti di scroccarlo, pochi controlli a monte e un totale fallimento come strumento di attivazione del mercato del lavoro. Nel dibattito politico ci sono possibili modifiche. Ma le voci che ne chiedono l'abolizione cominciano a crescere. Anche perché costa un botto: stando ai dati del Centro studi di Unimpresa, nel triennio 2020-2022 sono stati destinati alle politiche passive per il lavoro (principalmente identificabili con il Reddito di cittadinanza) 25,9 miliardi di euro. Più che per l'università, alla quale sono andati circa 8,5 miliardi l'anno per complessivi 25,5 miliardi, e per la ricerca, che ha ottenuto risorse per quasi 4 miliardi l'anno.
Il governo italiano, insomma, da tre anni a questa parte investe sulle povertà. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Inps e relativi a luglio 2021, le famiglie che ricevono il Reddito di cittadinanza sono 1.242.000, per un totale di 2.920.000 persone coinvolte. La Pensione di cittadinanza, la versione del Reddito di cittadinanza per gli anziani sopra i 67 anni, viene incassata invece da 133.000 famiglie, per un totale di 150.000 persone coinvolte. L'importo medio dell'assegno è di 578 euro. E va principalmente a nuclei familiari chiamati «monocomponenti», ovvero composti da una sola persona, che sono 610.000. L'importo medio è di 448 euro. Le famiglie con due componenti sono 269.000 e a loro va un assegno medio di 546 euro.
La scala sale fino ai nuclei familiari con sei o più componenti, che sono in totale 32.987, con un importo medio mensile di 683 euro. Ed è già a questo punto che ci si accorge della prima contraddizione: le famiglie numerose non ricevono l'assegno medio più alto, che invece viene assegnato ai nuclei con quattro componenti. Per loro l'assegno medio è di 703 euro. Il trimestre maggio-luglio è stato il più costoso in assoluto, probabilmente per effetto del numero crescente di domande che ha scatenato la pandemia. E, così, a maggio sono stati spesi 714 milioni di euro, a giugno 720 e a luglio 719.
I dati pubblicati dall'Inps, però, consentono solo un esame statistico su chi percepisce il Reddito di cittadinanza. Non su chi abbia trovato un lavoro mentre godeva della misura di sostegno. Per una stima approssimativa bisogna ricorrere a un report della Corte dei conti. Al 10 febbraio 2021, è scritto nello studio, a fronte di 1,6 milioni di persone convocate dai Centri per l'impiego, poco più di 1,05 milioni hanno dovuto sottoscrivere il patto per il lavoro: alcuni beneficiari, come i disabili o pensionati, non sono infatti vincolati ad accettare un'occupazione. Solo 152.673 hanno invece instaurato un rapporto di lavoro successivo alla data di presentazione della domanda, ovvero il 14,5% del totale.
Questi dati certificano il flop dei 2.549 navigator di Anpal servizi. Anche se la loro inutilità a oltre due anni dall'attivazione è ormai provata, hanno ottenuto una proroga dei contratti fino a fine anno. E per il futuro molti di loro si sfregano le mani, guardando a un posto fisso negli stessi uffici in cui operano, da precari, dall'estate del 2019. In molti, infatti, si stanno candidando per gli 11.600 posti banditi dalle Regioni nei Centri per l'impiego. D'altra parte, hanno finanche perso il loro padrino: il professore italo americano Mimmo Parisi, voluto nel 2019 dall'allora vicepremier Luigi Di Maio e osannato dai pentastellati, è stato messo alla porta dal governo di Mario Draghi con un commissariamento. Il solo portale Web MyAnpal, stando alle ammissioni di Parisi (dichiarate durante un'audizione in Commissione lavoro alla Camera), sarebbe costato oltre 100 milioni di euro.
Si tratta esclusivamente di un grande contenitore di informazioni per gli adempimenti amministrativi. Il sistema, infatti, non elabora l'enorme quantità di dati per sviluppare modelli utili ai servizi per l'impiego. Il suo uso, insomma, è molto ristretto rispetto ai fenomenali campi d'applicazione che erano stati propagandati. E alle casse dello Stato è costato il doppio rispetto ai furbetti. La guardia di finanza ha stimato che oltre 50 milioni di euro siano finiti nelle tasche di chi non ne aveva diritto. Circa 13 milioni, invece, sono stati messi al riparo perché, seppur richiesti, non erano ancora stati riscossi dai furbetti. Che a fine giugno 2021, ultimo dato utile, erano arrivati a quota 5.868.
Tra questi compaiono intestatari di ville e auto di lusso, evasori fiscali totali, persone dedite a traffici illeciti, criminali condannati per associazione di stampo mafioso. Sono stati tutti denunciati a piede libero. Ma il gruppo dei furbetti non è ristretto soltanto a chi si è beccato una segnalazione all'autorità giudiziaria. Solo nei primi sei mesi del 2021 il Reddito di cittadinanza è stato revocato a circa 67.000 nuclei familiari, mentre nell'intero anno 2020 erano stati 26.000. Dietro l'impennata c'è una ragione precisa: in entrambi gli anni presi in esame la maggior parte delle revoche è arrivata per «mancanza del requisito di residenza o cittadinanza». Nel 2020 ha rappresentato addirittura il 74% dei casi di revoca. Il che probabilmente è spiegato dal fatto che molti immigrati compilano la domanda sotto dettatura di un Caf.
A Genova, per esempio, la guardia di finanza ha scoperto l'irregolarità di 1.532 domande presentate nel 2020 da cittadini extracomunitari. Molti incassavano il Rdc pur essendo tornati nei Paesi d'origine. In questi casi sarà anche particolarmente difficoltoso recuperare le somme sottratte allo Stato. Nel 2021 le altre voci di revoca che pesano sono la «titolarità di autoveicoli, motoveicoli, navi e imbarcazioni da diporto» per il 24%, il «valore del patrimonio sopra soglia» per il 19% e «l'omessa dichiarazione dell'attività lavorativa» per il 17%. Oltre alla revoca è prevista anche la decadenza dal diritto. Se dopo l'accoglimento, l'Inps viene a conoscenza, in fase di accertamento, di un evento non comunicato dal nucleo richiedente, interviene la decadenza sanzionatoria.
Ma se in sede di rinnovo del Reddito di cittadinanza viene accertata la perdita dei requisiti, la domanda decade fisiologicamente. I dati: nel primo trimestre 2021 sono decaduti dal diritto 129.000 nuclei, ovvero quasi la metà di quelli decaduti nell'intero 2020, che ammontavano a 258.000. Mentre nel 2019 ne erano decaduti solo 80.000. La decadenza è prevista anche per chi rifiuta i lavori offerti nei 100 chilometri dal domicilio. In realtà sembra ne siano state prodotte ben poche. Ed è per questo che gli assessori regionali al Welfare hanno di recente inviato una proposta al ministro del Lavoro Andrea Orlando: far arrivare un'offerta di lavoro via sms o Whatsapp a chi percepisce il Reddito di cittadinanza. E se il beneficiario la ignora potrebbe perdere il sussidio.
O, forse, due. Perché è saltato fuori che 1.000 furbetti erano riusciti a incassare il doppio Reddito di cittadinanza. Uno in Italia e uno all'estero. Le mete preferite sarebbero Belgio, Germania e Olanda. In testa alla classifica ci sono i siciliani, seguiti da campani e pugliesi. Avrebbero chiesto il Reddito di cittadinanza in Italia per poi trasferirsi all'estero. E anche nel nuovo Paese di residenza avrebbero chiesto il sussidio statale. Che non è cumulabile. Per mettere a segno la furbata è bastato evitare la comunicazione della nuova residenza all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, un adempimento che comporta la contestuale cancellazione dall'anagrafe del Comune italiano di provenienza. Riuscendo a mantenere contemporaneamente le due residenze, quella italiana e quella estera, il gioco è fatto. In fondo, l'iscrizione all'Aire, per quanto sia obbligatoria, è legata a una dichiarazione volontaria del cittadino, che non è soggetta a controlli e che non prevede sanzioni.
«Tre milioni di persone più navigator senza prospettive di occupazione»
«Da reddito in attesa di lavoro a reddito in attesa della pensione e, nel mezzo, nemmeno un giorno di sudore». Enzo Summa, esperto della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, analizza lo strumento che avrebbe dovuto sostenere chi è bisognoso di assistenza, ma anche rimettere in pista chi non trovare lavoro.
Si legge spesso di imprenditori che non riescono a trovare dipendenti perché si preferisce restare a casa con le poche centinaia di euro del sussidio e, magari, cercare qualche lavoretto a nero. Che impatto ha avuto sul mondo del lavoro il Reddito di cittadinanza?
«Intanto è bene scindere la questione in due fasi. La prima, quella assistenziale e di inserimento nella lista dei beneficiari, e una seconda, quella di inserimento nel mondo del lavoro. La seconda non ha funzionato affatto. Sotto il profilo meramente assistenziale la misura ha raggiunto il suo obiettivo, visti anche i dati dell'Osservatorio del ministero del Lavoro che, a fine 2020, evidenziava oltre 1 milione di famiglie e circa 3 milioni e mezzo di soggetti coinvolti nel sostegno governativo. Sul fronte dell'inserimento lavorativo, invece, è ancora ferma al palo, con decine di errori fatti in partenza che, ancora oggi, rallentano lo sviluppo della disciplina e nonostante la mole di fondi investiti».
Cosa non ha funzionato?
«Innanzitutto la disciplina prevedeva, e prevede, il cosiddetto patto per il lavoro, ovvero una sorta di collaborazione tra l'operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze e il beneficiario della misura nell'individuare la strada più agevole per un rapido inserimento nel mondo del lavoro, ovvero una sorta di matching tra le competenze maturate e maturande del beneficiario e l'offerta di lavoro delle imprese. Operazione, questa, persa in partenza laddove per aiutare i disoccupati a entrare nel mondo del lavoro sono stati chiamati altri disoccupati».
I navigator? Sono loro che hanno inceppato la macchina?
«Questi soggetti sono chiamati a trovare per altri un percorso lavorativo che non avevano trovato per sé stessi. Siamo al paradosso della norma. Il legislatore bene avrebbe fatto a evitare disoccupati su disoccupati scegliendo, magari, chi si occupa di politiche attive e di ingresso nel mondo del lavoro».
Bisognava quindi preferire personale specializzato? Magari degli esperti o, almeno, dei conoscitori del mondo del lavoro?
«Questo aspetto la categoria dei Consulenti del lavoro lo ha sottolineato sin dall'immediata approvazione del Reddito di cittadinanza, evidenziando che al sistema così strutturato mancava la parte più importante, ovvero una professionale intermediazione tra domanda e offerta di lavoro».
È per questo motivo che i ristoratori che cercano camerieri, per esempio, seppur pronti ad assumere con contratti regolari, non riescono a reclutarli?
«Bisogna premettere che l'omissione dell'importante figura del mediatore ha portato anche alla mancata attivazione dell'assegno di ricollocazione, ovvero una somma spendibile per l'assistenza e l'intermediazione nella ricerca del lavoro, considerato che la prima parte, ovvero quella del patto del lavoro, non è stata fatta ovvero è stata fatta male, perché senza alcuna velleità di raggiungere gli obiettivi prefissati dall'intervento. Allo stato sembra un puro adempimento burocratico».
Domanda e offerta, insomma, non si incontrano.
«I risultati sono ben visibili: alla data odierna permangono oltre 3 milioni di soggetti, oltre ai navigator, che percepiscono indennità senza alcuno sbocco lavorativo».
Ma, almeno in astratto, stando sempre alla legislazione attuale, ci sarebbero concrete possibilità di raggiungere un risultato accettabile?
«Il provvedimento, così com'è, è puramente assistenzialistico e necessita di essere ricalibrato, magari prevedendo nel mezzo una serie di attività professionali che consentano qualificazione, riqualificazione e ingresso nel mondo lavorativo dei beneficiari della misura pre agevolativa. Basti pensare che il datore di lavoro che assume un percettore del reddito di cittadinanza può beneficiare di un esonero contributivo fino a un massimo di 18 mensilità e per un importo corrispondente all'ammontare mensile percepito. Il tutto, come emerso anche da un studio della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, passa da un maggior coinvolgimento dei servizi privati e da un immediato utilizzo dei percettori anche in attività di servizi di pubblica utilità».
Quali?
«Penso alla manutenzione del verde, ad attività sociali all'interno della propria comunità, o in percorsi attivi nel mondo lavorativo anche cominciando con tirocini che, contemporaneamente, permettano di avviare un inserimento nel mondo del lavoro del percettore della misura. Questo permetterebbe alle figure che devono occuparsi di mediare tra la domanda e l'offerta di lavoro di comprendere meglio le competenze sulle quali intervenire. Insomma sostegno sì, ma con un obiettivo lavorativo e non puramente assistenzialistico».
Continua a leggereRiduci
Per i 5 stelle che l'hanno inventato, doveva essere lo strumento per dare impiego. Ma si è rivelato, come prevedibile, una misura assistenzialistica che ha premiato fannulloni, furbetti e truffatori.Enzo Summa, esperto dei consulenti del lavoro: «Da assegno in attesa di impiego a sussidio in attesa della pensione e in mezzo nemmeno una goccia di sudore. Bisognerebbe almeno affidare loro i servizi di pubblica utilità».Lo speciale contiene due articoli.A quasi tre anni dal suo lancio il Reddito di cittadinanza continua a presentare le stesse criticità del primo giorno: maglie troppo larghe che permettono ai furbetti di scroccarlo, pochi controlli a monte e un totale fallimento come strumento di attivazione del mercato del lavoro. Nel dibattito politico ci sono possibili modifiche. Ma le voci che ne chiedono l'abolizione cominciano a crescere. Anche perché costa un botto: stando ai dati del Centro studi di Unimpresa, nel triennio 2020-2022 sono stati destinati alle politiche passive per il lavoro (principalmente identificabili con il Reddito di cittadinanza) 25,9 miliardi di euro. Più che per l'università, alla quale sono andati circa 8,5 miliardi l'anno per complessivi 25,5 miliardi, e per la ricerca, che ha ottenuto risorse per quasi 4 miliardi l'anno.Il governo italiano, insomma, da tre anni a questa parte investe sulle povertà. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Inps e relativi a luglio 2021, le famiglie che ricevono il Reddito di cittadinanza sono 1.242.000, per un totale di 2.920.000 persone coinvolte. La Pensione di cittadinanza, la versione del Reddito di cittadinanza per gli anziani sopra i 67 anni, viene incassata invece da 133.000 famiglie, per un totale di 150.000 persone coinvolte. L'importo medio dell'assegno è di 578 euro. E va principalmente a nuclei familiari chiamati «monocomponenti», ovvero composti da una sola persona, che sono 610.000. L'importo medio è di 448 euro. Le famiglie con due componenti sono 269.000 e a loro va un assegno medio di 546 euro.La scala sale fino ai nuclei familiari con sei o più componenti, che sono in totale 32.987, con un importo medio mensile di 683 euro. Ed è già a questo punto che ci si accorge della prima contraddizione: le famiglie numerose non ricevono l'assegno medio più alto, che invece viene assegnato ai nuclei con quattro componenti. Per loro l'assegno medio è di 703 euro. Il trimestre maggio-luglio è stato il più costoso in assoluto, probabilmente per effetto del numero crescente di domande che ha scatenato la pandemia. E, così, a maggio sono stati spesi 714 milioni di euro, a giugno 720 e a luglio 719.I dati pubblicati dall'Inps, però, consentono solo un esame statistico su chi percepisce il Reddito di cittadinanza. Non su chi abbia trovato un lavoro mentre godeva della misura di sostegno. Per una stima approssimativa bisogna ricorrere a un report della Corte dei conti. Al 10 febbraio 2021, è scritto nello studio, a fronte di 1,6 milioni di persone convocate dai Centri per l'impiego, poco più di 1,05 milioni hanno dovuto sottoscrivere il patto per il lavoro: alcuni beneficiari, come i disabili o pensionati, non sono infatti vincolati ad accettare un'occupazione. Solo 152.673 hanno invece instaurato un rapporto di lavoro successivo alla data di presentazione della domanda, ovvero il 14,5% del totale. Questi dati certificano il flop dei 2.549 navigator di Anpal servizi. Anche se la loro inutilità a oltre due anni dall'attivazione è ormai provata, hanno ottenuto una proroga dei contratti fino a fine anno. E per il futuro molti di loro si sfregano le mani, guardando a un posto fisso negli stessi uffici in cui operano, da precari, dall'estate del 2019. In molti, infatti, si stanno candidando per gli 11.600 posti banditi dalle Regioni nei Centri per l'impiego. D'altra parte, hanno finanche perso il loro padrino: il professore italo americano Mimmo Parisi, voluto nel 2019 dall'allora vicepremier Luigi Di Maio e osannato dai pentastellati, è stato messo alla porta dal governo di Mario Draghi con un commissariamento. Il solo portale Web MyAnpal, stando alle ammissioni di Parisi (dichiarate durante un'audizione in Commissione lavoro alla Camera), sarebbe costato oltre 100 milioni di euro.Si tratta esclusivamente di un grande contenitore di informazioni per gli adempimenti amministrativi. Il sistema, infatti, non elabora l'enorme quantità di dati per sviluppare modelli utili ai servizi per l'impiego. Il suo uso, insomma, è molto ristretto rispetto ai fenomenali campi d'applicazione che erano stati propagandati. E alle casse dello Stato è costato il doppio rispetto ai furbetti. La guardia di finanza ha stimato che oltre 50 milioni di euro siano finiti nelle tasche di chi non ne aveva diritto. Circa 13 milioni, invece, sono stati messi al riparo perché, seppur richiesti, non erano ancora stati riscossi dai furbetti. Che a fine giugno 2021, ultimo dato utile, erano arrivati a quota 5.868.Tra questi compaiono intestatari di ville e auto di lusso, evasori fiscali totali, persone dedite a traffici illeciti, criminali condannati per associazione di stampo mafioso. Sono stati tutti denunciati a piede libero. Ma il gruppo dei furbetti non è ristretto soltanto a chi si è beccato una segnalazione all'autorità giudiziaria. Solo nei primi sei mesi del 2021 il Reddito di cittadinanza è stato revocato a circa 67.000 nuclei familiari, mentre nell'intero anno 2020 erano stati 26.000. Dietro l'impennata c'è una ragione precisa: in entrambi gli anni presi in esame la maggior parte delle revoche è arrivata per «mancanza del requisito di residenza o cittadinanza». Nel 2020 ha rappresentato addirittura il 74% dei casi di revoca. Il che probabilmente è spiegato dal fatto che molti immigrati compilano la domanda sotto dettatura di un Caf.A Genova, per esempio, la guardia di finanza ha scoperto l'irregolarità di 1.532 domande presentate nel 2020 da cittadini extracomunitari. Molti incassavano il Rdc pur essendo tornati nei Paesi d'origine. In questi casi sarà anche particolarmente difficoltoso recuperare le somme sottratte allo Stato. Nel 2021 le altre voci di revoca che pesano sono la «titolarità di autoveicoli, motoveicoli, navi e imbarcazioni da diporto» per il 24%, il «valore del patrimonio sopra soglia» per il 19% e «l'omessa dichiarazione dell'attività lavorativa» per il 17%. Oltre alla revoca è prevista anche la decadenza dal diritto. Se dopo l'accoglimento, l'Inps viene a conoscenza, in fase di accertamento, di un evento non comunicato dal nucleo richiedente, interviene la decadenza sanzionatoria.Ma se in sede di rinnovo del Reddito di cittadinanza viene accertata la perdita dei requisiti, la domanda decade fisiologicamente. I dati: nel primo trimestre 2021 sono decaduti dal diritto 129.000 nuclei, ovvero quasi la metà di quelli decaduti nell'intero 2020, che ammontavano a 258.000. Mentre nel 2019 ne erano decaduti solo 80.000. La decadenza è prevista anche per chi rifiuta i lavori offerti nei 100 chilometri dal domicilio. In realtà sembra ne siano state prodotte ben poche. Ed è per questo che gli assessori regionali al Welfare hanno di recente inviato una proposta al ministro del Lavoro Andrea Orlando: far arrivare un'offerta di lavoro via sms o Whatsapp a chi percepisce il Reddito di cittadinanza. E se il beneficiario la ignora potrebbe perdere il sussidio.O, forse, due. Perché è saltato fuori che 1.000 furbetti erano riusciti a incassare il doppio Reddito di cittadinanza. Uno in Italia e uno all'estero. Le mete preferite sarebbero Belgio, Germania e Olanda. In testa alla classifica ci sono i siciliani, seguiti da campani e pugliesi. Avrebbero chiesto il Reddito di cittadinanza in Italia per poi trasferirsi all'estero. E anche nel nuovo Paese di residenza avrebbero chiesto il sussidio statale. Che non è cumulabile. Per mettere a segno la furbata è bastato evitare la comunicazione della nuova residenza all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, un adempimento che comporta la contestuale cancellazione dall'anagrafe del Comune italiano di provenienza. Riuscendo a mantenere contemporaneamente le due residenze, quella italiana e quella estera, il gioco è fatto. 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Si legge spesso di imprenditori che non riescono a trovare dipendenti perché si preferisce restare a casa con le poche centinaia di euro del sussidio e, magari, cercare qualche lavoretto a nero. Che impatto ha avuto sul mondo del lavoro il Reddito di cittadinanza? «Intanto è bene scindere la questione in due fasi. La prima, quella assistenziale e di inserimento nella lista dei beneficiari, e una seconda, quella di inserimento nel mondo del lavoro. La seconda non ha funzionato affatto. Sotto il profilo meramente assistenziale la misura ha raggiunto il suo obiettivo, visti anche i dati dell'Osservatorio del ministero del Lavoro che, a fine 2020, evidenziava oltre 1 milione di famiglie e circa 3 milioni e mezzo di soggetti coinvolti nel sostegno governativo. Sul fronte dell'inserimento lavorativo, invece, è ancora ferma al palo, con decine di errori fatti in partenza che, ancora oggi, rallentano lo sviluppo della disciplina e nonostante la mole di fondi investiti». Cosa non ha funzionato? «Innanzitutto la disciplina prevedeva, e prevede, il cosiddetto patto per il lavoro, ovvero una sorta di collaborazione tra l'operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze e il beneficiario della misura nell'individuare la strada più agevole per un rapido inserimento nel mondo del lavoro, ovvero una sorta di matching tra le competenze maturate e maturande del beneficiario e l'offerta di lavoro delle imprese. Operazione, questa, persa in partenza laddove per aiutare i disoccupati a entrare nel mondo del lavoro sono stati chiamati altri disoccupati». I navigator? Sono loro che hanno inceppato la macchina? «Questi soggetti sono chiamati a trovare per altri un percorso lavorativo che non avevano trovato per sé stessi. Siamo al paradosso della norma. Il legislatore bene avrebbe fatto a evitare disoccupati su disoccupati scegliendo, magari, chi si occupa di politiche attive e di ingresso nel mondo del lavoro». Bisognava quindi preferire personale specializzato? Magari degli esperti o, almeno, dei conoscitori del mondo del lavoro? «Questo aspetto la categoria dei Consulenti del lavoro lo ha sottolineato sin dall'immediata approvazione del Reddito di cittadinanza, evidenziando che al sistema così strutturato mancava la parte più importante, ovvero una professionale intermediazione tra domanda e offerta di lavoro». È per questo motivo che i ristoratori che cercano camerieri, per esempio, seppur pronti ad assumere con contratti regolari, non riescono a reclutarli? «Bisogna premettere che l'omissione dell'importante figura del mediatore ha portato anche alla mancata attivazione dell'assegno di ricollocazione, ovvero una somma spendibile per l'assistenza e l'intermediazione nella ricerca del lavoro, considerato che la prima parte, ovvero quella del patto del lavoro, non è stata fatta ovvero è stata fatta male, perché senza alcuna velleità di raggiungere gli obiettivi prefissati dall'intervento. Allo stato sembra un puro adempimento burocratico». Domanda e offerta, insomma, non si incontrano. «I risultati sono ben visibili: alla data odierna permangono oltre 3 milioni di soggetti, oltre ai navigator, che percepiscono indennità senza alcuno sbocco lavorativo». Ma, almeno in astratto, stando sempre alla legislazione attuale, ci sarebbero concrete possibilità di raggiungere un risultato accettabile? «Il provvedimento, così com'è, è puramente assistenzialistico e necessita di essere ricalibrato, magari prevedendo nel mezzo una serie di attività professionali che consentano qualificazione, riqualificazione e ingresso nel mondo lavorativo dei beneficiari della misura pre agevolativa. Basti pensare che il datore di lavoro che assume un percettore del reddito di cittadinanza può beneficiare di un esonero contributivo fino a un massimo di 18 mensilità e per un importo corrispondente all'ammontare mensile percepito. Il tutto, come emerso anche da un studio della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, passa da un maggior coinvolgimento dei servizi privati e da un immediato utilizzo dei percettori anche in attività di servizi di pubblica utilità». Quali? «Penso alla manutenzione del verde, ad attività sociali all'interno della propria comunità, o in percorsi attivi nel mondo lavorativo anche cominciando con tirocini che, contemporaneamente, permettano di avviare un inserimento nel mondo del lavoro del percettore della misura. Questo permetterebbe alle figure che devono occuparsi di mediare tra la domanda e l'offerta di lavoro di comprendere meglio le competenze sulle quali intervenire. Insomma sostegno sì, ma con un obiettivo lavorativo e non puramente assistenzialistico».
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Operazione internazionale contro il Locale di ’ndrangheta di Siderno: sette arresti e sequestro di un’impresa. Indagini dal 2019 al 2025 sui legami con Stati Uniti e Canada.
Un’operazione costruita negli anni e chiusa con un asse investigativo tra Italia e Stati Uniti. Il Raggruppamento Operativo Speciale, in collaborazione con l’Federal Bureau of Investigation, ha colpito il cuore del Locale di Siderno, ritenuto snodo strategico delle proiezioni nordamericane della ’ndrangheta. L’inchiesta ricostruisce gerarchie, raccordi e canali di collegamento tra la Calabria e Albany, nello Stato di New York, fino al Canada. Un quadro che rafforza la tesi di una struttura globale ma ancora saldamente ancorata alla casa madre calabrese. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
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I giocatori del Como festeggiano il gol di Maxence Caqueret nella vittoria per 2-0 contro la Juventus (Ansa)
È vero, sulla carta i bianconeri avevano un impegno più complicato rispetto a quello dei nerazzurri, ma la squadra di Luciano Spalletti sembra essere sprofondata in una crisi irreversibile, evidenziata in maniera netta dai lariani, bravi e concreti a imporsi 2-0 allo Stadium, dove di fatto non c’è mai stata partita. Dopo un primo tentativo di Yildiz respinto da Butez, al minuto 11 è arrivato infatti l’episodio che ha indirizzato l’incontro: McKennie sbaglia un retropassaggio, Douvikas intercetta e serve Vojvoda sulla destra. Il kosovaro rientra su Cambiaso e calcia sul primo palo sorprendendo Di Gregorio, tutt’altro che impeccabile.
Come sottolineato nel post partita da Spalletti, la Juve si è ritrovata a incassare gol al primo tiro in porta degli avversari per la tredicesima volta in stagione: «Così è chiaro che dopo ci sono delle difficoltà», ha ammesso il tecnico di Certaldo, «perché poi tenti di riprendere la partita con le pressioni individuali». Ed è stato esattamente con questo atteggiamento che i bianconeri hanno tentato di raggiungere un Como che viaggia sulle ali dell’entusiasmo e che a differenza di altre volte ha saputo chiudere il match con il raddoppio in contropiede al minuto 61 di Caqueret. Per la Juventus la sconfitta contro la squadra di Cesc Fàbregas rischia di avere ora conseguenze sia sul piano emotivo che su quello del raggiungimento del minimo obiettivo stagionale rappresentato dalla qualificazione alla prossima Champions. Il quarto posto occupato dalla Roma è adesso distante un punto, ma i giallorossi avranno, domani sera alle 20.45 all’Olimpico contro la Cremonese, la possibilità di allungare. Tuttavia, gli uomini di Spalletti devono guardarsi le spalle: sia dal Como, che con i tre punti portati via dallo Stadium si sono rifatti sotto nella lotta per l’Europa che conta e inseguono i bianconeri a un punto; sia dalla risalita dell’Atalanta, settima a -4 dalla Juve e in campo domani pomeriggio contro il Napoli.
A proposito di lotta Champions, lo stesso Fàbregas prova a mantenere alta la concentrazione di tutto l’ambiente: «La Champions? Per noi non è importante, magari possiamo dirlo tra 2-3 anni», ha spiegato dopo la vittoria di Torino, «ora dobbiamo stare calmi e continuare a crescere per far diventare il Como sempre più forte». E se per la competizione europea più importante si profila una bagarre fino alla fine del campionato, per lo Scudetto pare esserci spazio soltanto per l’Inter. I nerazzurri, dopo il brutto scivolone di mercoledì in Norvegia con il Bodø/Glimt e in vista della gara di ritorno in programma martedì a San Siro, hanno ripreso la marcia verso il tricolore con un 2-0, non senza difficoltà, sul campo del Lecce. I salentini hanno costretto l’Inter a una partita sporca arroccandosi in difesa e resistendo per oltre un’ora: 24 tiri totali, di cui ben 9 nello specchio della porta per l’Inter, un palo colpito da Pio Esposito, un gol annullato per fuorigioco a Dimarco, a certificare un predominio offensivo netto prima della rete stappa match firmata da Mkhitaryan al minuto 75 e del punto esclamativo messo dal colpo di testa di Akanji all’82’.
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Federico Tomasoni, Simone Deromedis e Alex Fiva sul podio dello Ski Cross maschile ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Il capolavoro del trentino Deromedis vale il decimo oro, il suo è un dominio. Quando è certo del trionfo si volta ad abbracciare Tomasoni, baffi e pizzetto da D’Artagnan, felice per sé e per la fondazione Sole in nome della sfortunata Matilde. Il bergamasco deve aspettare il fotofinish per essere sicuro di avere sopravanzato di un centimetro lo svizzero Alex Fiva. Poi il guerriero di Castione della Presolana esplode di gioia. «Le favole esistono. È stato emozionante immaginare questo momento realizzarsi. Lei mi ha aiutato a concentrarmi, a non pensare ad altro, a salire su questo podio che avrebbe potuto essere suo». Oro e argento in una specialità inventata 15 anni fa per aumentare il peso specifico dei Giochi invernali e accontentare le esigenze televisive. Qualcuno obietta che non è una Libera, non è uno Slalom, le gobbe non sono gobbe e i salti non sono salti. Quello che non è lo skicross lo sappiamo. Oggi abbiamo scoperto quello che è: uno spettacolo capace di regalare emozioni infinite.
Se i metalli preziosi arrivano dalla montagna, il bronzo matura in pista. La solita pista, quella dello Speed skating a Rho Fiera, dove il finanziere trentino Andrea Giovannini s’inventa una rimonta assurda dopo una mass start di Pattinaggio nervosissima e va in medaglia battendo addirittura il fenomeno americano Jordan Stolz. Troppo lontani l’olandese Jorit Bergsma (oro) e il danese Viktor Thorup (argento). Quando arriva in fondo, l’azzurro si mette le mani sul casco come a dire: cosa ho lasciato per strada. «È proprio così, le gambe andavano, c’erano i presupposti per una giornata ancora più speciale». Per Giovannini, che da ragazzo pattinava sul lago ghiacciato di Baselga di Pinè, è il secondo podio dopo l’oro in staffetta.
Tricolore, inno, lacrime. È lui a lenire la delusione per la medaglia di legno di Francesca Lollobrigida, la nuova Lollo nazionale dal sorriso che stende. Ormai stanca e appagata, la mammina di Ladispoli si fa intrappolare nel gruppone, non riesce a dispiegare le ali nella voliera colorata e quando si scrolla di dosso le avversarie è tardi: Marijke Groenewoud (Olanda), Lise Blondin (Canada) e Mia Manganello (Usa) sono irraggiungibili. Francesca si arrende ma è ugualmente in paradiso con due ori. Riassunto delle due settimane con il piccolo Tommaso in braccio: «È stato incredibile, ho sentito la spinta degli italiani. Sono sulle nuvole». I trionfi sul ghiaccio milanese consentono all’Olanda di superare l’Italia nel medagliere dietro a Norvegia e Stati Uniti, pure a parità di ori con noi (10).
Potrebbe andare meglio nel Biathlon ad Anterselva, dove Dorothea Wierer trova le condizioni ideali per chiudere la carriera con un exploit storico nella mass start con Lisa Vittozzi. L’altoatesina va perfino in testa, poi sbaglia al poligono e finisce quinta. Il dominio è francese: Oceane Michelon e Julia Simon non fanno prigionieri, signore della fatica e della cattiveria agonistica, più vicine a personaggi di Emmanuel Carrère che alle mollezze parigine di Emmanuel Macron.
La giornata è lunga e comincia male: alla partenza della 50 km di Fondo non si presenta l’italiano numero uno, anch’egli all’ultimo valzer: Federico Pellegrino è rimasto a letto per un attacco influenzale e le speranze azzurre vanno a zero. La gara è una passerella norvegese: tre sul podio, con l’incoronazione definitiva di Johannes Klaebo, sei prove, sei medaglie d’oro. Niente da fare neppure nella durissima staffetta mista di sci alpinismo a Bormio, con l’inedita coppia marito e moglie, Michele Boscacci-Alba De Silvestro. Mentre lei guadagna posizioni, lui le perde. Mentre lei recupera su Francia, Spagna e Svizzera, lui proprio non ce la fa a tenere il passo. Alla fine gli azzurri sono quinti, stasera letti separati.
Oggi il Team Italia chiude bottega con il bottino più clamoroso di sempre: 30 medaglie, 10 ori, nazioni ricche come Francia, Germania, Austria, Svezia, Canada alle spalle. Quasi impossibile aumentare i podi nella 50 km di Fondo donne e nel Bob a 4, a meno di un miracolo di Patrick Baumgartner sulla meravigliosa pista di Cortina, dove oggi si sono ribaltati senza conseguenze i bolidi di Austria, Francia e Trinidad.
Prima della passerella finale all’Arena di Verona davanti al premier Giorgia Meloni, i Giochi chiudono con la finale più attesa: Stati Uniti-Canada di hockey. Spettacolo puro che non riguarda noi ma riguarda tutti.
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