2022-02-18
Lega e Italia Viva a Transatlantico: confronto su necessità di porre fine alle restrizioni
Ospiti di Daniele Capezzone i deputati Matteo Luigi Bianchi della Lega e Sara Moretto di Italia Viva.
Ospiti di Daniele Capezzone i deputati Matteo Luigi Bianchi della Lega e Sara Moretto di Italia Viva.
Come accade sempre nei convegni accademici, i momenti più interessanti non sono le prolusioni ma i capannelli finali o le cene, quando le discussioni diventano più autentiche e ricche. Le recenti Conferenze sull’Anticristo di Peter Thiel a Roma non hanno fatto eccezione e, tra i vari temi trattati dopo il momento centrale, è emerso quello del mondo universitario come realtà ormai destinata al declino. Secondo Thiel, che sostiene questa tesi sin dai tempi di Stanford, l’università non rappresenta più il luogo privilegiato della ricerca intesa in senso ampio, bensì un’istituzione concettualmente obsoleta, momento terminale del percorso dell’Universitas medievale e del modello ottocentesco humboldtiano.
Il primo problema individuato da Thiel consiste nella progressiva erosione del dialogo interdisciplinare tra le varie facoltà, una volta simbolo stesso dell’idea di contaminazione dei saperi e di stimolo reciproco. Fisica e filosofia, economia e antropologia, biologia e storia operano oggi come entità isolate, prive di un linguaggio comune e di un orizzonte condiviso, e ciò a causa della specializzazione estrema imposta dal modello filosofico positivista-marxista del Secondo novecento, sfociato nella conseguenza pratica della produzione di pubblicazioni sempre più settoriali e specifiche finalizzate a carriere interne e presidio dei temi. Qualcuno mise in guardia sul fatto che «la scienza non pensa», e l’aver negato l’idea di pensiero unificante giunge oggi al suo approdo finale: il sapere inteso come insieme di discipline tecniche ha volutamente rigettato la domanda sul senso complessivo per concentrarsi sull’accumulazione di dati, producendo così l’inevitabile e prevista frammentazione. Ad oggi l’università non è più in grado di formare élite capaci di pensiero sintetico ma iperspecialisti funzionali al mercato e incapaci di affrontare sia le questioni più ampie sia le necessarie sintesi alla base della creatività teoretica.
Su un quadro già minato nelle sue radici filosofiche, nell’ultimo decennio si è poi abbattuta la tempesta carnascialesca del woke, che ha sfigurato programmi universitari, cattedre e facoltà inducendo lo studio obbligatorio di conoscenze di tipo sostanzialmente religioso basate sul fine ideologico di creare nuove generazioni subordinate a dogmi politici globalisti. Oggi in ambito accademico gli argomenti decisivi dal punto di vista politico, filosofico, sociologico o psicologico non possono accedere ufficialmente alla cosiddetta «ricerca empirica» ma devono aderire a un quadro normativo predefinito: dati biologici sul sesso, studi sulla genetica del quoziente intellettivo o valutazioni comparative tra fonti energetiche vengono respinti non per insufficienza metodologica ma per incompatibilità ideologica. La cancel culture non rappresenta un fenomeno marginale ma un meccanismo sistemico di controllo epistemico e, se è vero che la verità è un «esercito di metafore», l’assetto woke dell’università contemporanea decide quali metafore sono ammesse e quali devono essere espulse.
Thiel ha sintetizzato questa evoluzione definendo il woke come «il nuovo comunismo» e osservando che, al pari della lotta di classe marxista, i «nuovi diritti» sostituiscono l’indagine aperta basata sul reale attraverso un criterio di ortodossia. A questo proposito Thiel si rifà alla sua idea negativa di katechon e usa l’università come metafora del sapere trattenuto dall’ideologia che ha come esito il proseguimento del nichilismo e il freno al salto quantico che guida da sempre le scoperte umane: ciò che Thiel chiama salto «da zero a uno».
Qui si tocca un tema politico fondamentale - reso evidente peraltro anche qui in Italia dall’esito del referendum - che consiste nell’idea di «conservatorismo degli assetti di potere» la cui radice si trova proprio nell’idea di sapere non più inteso come «scoperta» ma come dispositivo di controllo. E non è certo un caso se non soltanto nelle discipline umanistiche si registra una stagnazione ormai consolidata - i filosofi parlano ancora di «postmodernità» e di «pensiero analitico» come trent’anni fa - ma anche nella punta teoretica avanzata della meccanica quantistica ci si ritrova su argomenti stagnanti e problemi insoluti ormai da anni. Di fronte a un simile blocco sistemico, Thiel esclude la possibilità di una riforma graduale: l’unica via percorribile è un salto culturale trainato da nuove realtà che nascano al di fuori del vecchio mondo accademico. Esperimenti concreti come le fellowship, che implichino totale libertà scientifica, o la nascita di nuovi istituti indipendenti rappresentano i segni di una possibile rinascita, ma sul piano sistemico occorrono misure più radicali: la rottura del monopolio del titolo di studio, il superamento del finanziamento pubblico centralizzato e la creazione di «antiuniversità» come sta accadendo in alcuni casi anche in Europa. Ma sopra tutto ciò aleggia la grande ipoteca dell’Intelligenza artificiale: nell’intervista del 2024 con Tyler Cowen, Thiel osservava che l’Ia renderà obsoleti i «filtri matematici» tradizionali delle ammissioni alle facoltà scientifiche ma, per quanto riguarda invece l’essenza stessa del pensiero umano, e cioè la facoltà intuitiva che seleziona e modella le idee, non è possibile pensare che un Large Language Model possa giungere all’originalità della scoperta, ed è proprio su questo punto che l’università può essere ripensata dalle fondamenta.
Con riferimento agli articoli pubblicati online dal quotidiano La Verità, in data 21 e 22 marzo 2026, con allegati file audio privi di alcuna rilevanza probatoria, relativi al consigliere di Cassazione dottor Mario Fresa, si evidenzia come il contenuto degli stessi sia stato pubblicato in maniera volutamente incompleta, al fine di dare una visione distorta e strumentale degli eventi richiamati. In particolare, non viene dato atto che sui fatti richiamati sono intervenute due diverse ordinanze di archiviazione, l’ultima il 29 settembre 2025, che hanno esaminato tutti i file audio agli atti, rilevando solamente dei diverbi tra i due coniugi, frutto di un rapporto conflittuale, in assenza di circostanze penalmente rilevanti e «non una sistematica sopraffazione come richiesto dalla norma incriminatrice». Del pari, nei suddetti articoli, pubblicati con singolare coincidenza il giorno prima della votazione sul referendum, viene omessa la decisiva circostanza che il giudizio di separazione personale tra il Fresa e la moglie si è concluso con un accordo consensuale nel gennaio 2025 che prevedeva, all’esito dell’espletata Ctu, un affidamento condiviso del figlio minore, in quanto rispondente agli interessi del bambino. Accordo la cui validità è stata confermata anche con successivo provvedimento del tribunale civile di Roma in data 5 dicembre 2025, che ha evidenziato l’assenza di criticità tali da dover assumere un provvedimento di modifica delle statuizioni vigenti.In considerazione di quanto sopra, l’omissione di tali elementi essenziali della vicenda ha determinato la diffusione di una rappresentazione dei fatti gravemente lesiva dell’onore, della reputazione e dell’identità personale del dott. Fresa, in violazione dei principi di verità, completezza e continenza che devono presiedere all’esercizio del diritto di cronaca giornalistica.
Avv. Ilenia Guerrieri e Marco Meliti Roma
Con riferimento alla richiesta di rettifica si evidenzia che sul sito della «Verità» sono stati pubblicati due file audio. Uno in formato integrale, trattandosi di conversazioni intrattenute in luogo pubblico alla presenza delle forze dell’ordine, l’altro omissato, però, soltanto nella parte in cui riproduce la voce del minore coinvolto e in cui il dottor Fresa spiega al figlio che la madre sarebbe «la classica straniera morta di fame che viene in Italia, si sposa un ricco e famoso e dopodiché gli rovina la vita e si vuole fottere pure il patrimonio». I lettori hanno quindi potuto acquisire esatta conoscenza di quanto descritto nell’articolo che ha, ovviamente, riportato soltanto i fatti ritenuti rilevanti dal cronista considerata la ben nota funzione pubblica esercitata dal dottor Fresa, il quale, peraltro, secondo quanto riferito dallo stesso magistrato, nel corso di un’ulteriore conversazione non pubblicata sul sito, ha sostenuto di essere titolare di un procedimento penale avente a oggetto violenze su numerosi minori consumate da ecclesiastici e di cui non abbiamo trovato traccia su fonti aperte. Infine, si osserva che nell’articolo, contrariamente a quanto sostenuto nella rettifica, si riportano diffusamente i provvedimenti giudiziari favorevoli al dottor Fresa adottati sia nella sede penale che nella sede civile così come la condanna riportata dal dottor Fresa in sede disciplinare per condotte violente consumate ai danni dell’ex coniuge e ammesse dallo stesso dottor Fresa davanti al Consiglio Superiore della Magistratura.
LV
Bisognerà paradossalmente ringraziare i deputati dell’opposizione pd e 5 stelle e le loro surreali domande rivolte alla massima autorità sanitaria americana e forse globale - Jay Bhattacharya, direttore del Nih, l’Istituto superiore di sanità americano - se finalmente possiamo stabilire senza più dubbi che la gestione italiana della pandemia è stata scellerata. E, peggio ancora, improntata sul «falso scientifico», come ha detto testualmente Bhattacharya parlando del green pass, la misura restrittiva decisa dall’ex presidente del consiglio Mario Draghi che ha privato della libertà di circolazione, del lavoro e dello stipendio i cittadini italiani che avevano scelto di non vaccinarsi.
L’appuntamento era in calendario da tempo, sollecitato dalla Lega e agevolato dal senatore Claudio Borghi. Prima di diventare direttore del Nih (National Institute of Health, il più grande finanziatore pubblico di ricerca biomedica al mondo con un budget annuale di circa 48 miliardi di dollari all’anno), Bhattacharya era un autorevolissimo epidemiologo, docente di medicina e di politiche di sanità pubblica all’università di Stanford e, insieme con i professori Martin Kulldorff dell’università di Harvard e Sunetra Gupta dell’università di Oxford, cofirmatario della Great Barrington Declaration (Gbd), documento che ha segnato la controstoria della pandemia. È lui che ha dimostrato, evidenze scientifiche alla mano, che le decisioni draconiane indicate dagli Stati Uniti a tutto l’Occidente, a cominciare dall’Italia, non erano «l’unica soluzione». Ed è esattamente su queste evidenze che lo hanno audito i membri della commissione Covid, chiedendogli di smentire una volta per tutte la vastità di leggende pandemiche antiscientifiche che hanno reso l’Italia uno dei Paesi con più restrizioni e, al tempo stesso, con la più alta mortalità durante la pandemia.
Molte le domande sui lockdown, il green pass e i vaccini poste da Claudio Borghi e Alberto Bagnai della Lega, oltre che da Lucio Malan di Fratelli d’Italia. Ma il botta e risposta con l’onorevole Alfonso Colucci è stato quasi onirico: non tanto per le puntuali risposte fornite da Bhattacharya, quanto per le domande che gli sono state rivolte dall’avvocato di Giuseppe Conte, con il malcelato obiettivo di difendere le sciagurate decisioni adottate dal leader M5s quando era premier, durante la prima e la seconda ondata. Avventurandosi sul terreno impervio dei parametri epidemiologici, Colucci ha obiettato al direttore del Nih che «a suo parere» il lockdown è stata una misura efficace. «I Paesi con i lockdown più restrittivi non hanno avuto un tasso di mortalità più basso e non hanno protetto di più le vite umane», ha spiegato Bhattacharya ai membri della commissione Covid. L’avvocato di Conte ha poi tentato la carta del Nobel per impressionarlo: «Quindi lei non è d’accordo con quanto dichiarato in questa commissione dal premio Nobel Giorgio Parisi, secondo il quale senza lockdown in Italia avremmo avuto dieci volte morti in più nella prima ondata?». «No», è stata la risposta secca di Bhattacharya, per nulla impressionato. La sua replica è stata un’interessante lezione di salute pubblica da mandare a memoria: premettendo che, quando si ha un indice di trasmissibilità inferiore a uno, questo non significa che la malattia sia sparita, «la soluzione doveva essere quella di avere un lockdown permanente per tenere l’indice sotto l’uno?», ha chiesto retoricamente il direttore del Nih. «Era quello l’obiettivo, mantenere l’indice sotto l’uno? Oppure si trattava di difendere la vita al meglio possibile? Sono due obiettivi molto diversi. Se si guardano i dati reali, i lockdown non hanno protetto la vita umana. Anche se l’indice in alcuni modelli è sceso al di sotto dell’uno, non è un’evidenza sufficiente per dire che il lockdown sia stato un modo efficace per proteggere la vita umana». L’ossessione di Roberto Speranza, il «rischio zero», era insomma una bufala antiscientifica.
Rispondendo alle domande di Borghi, Bagnai e Malan, il direttore del Nih ha poi detto la sua anche sul mantra di Draghi «se non ti vaccini, ti ammali e muori»: «Già a marzo 2021 era chiaro che il vaccino non impedisse l’infezione e anzi che l’efficacia del vaccino diminuisse pochi mesi dopo averlo ricevuto». A dispetto di tutte le sentenze italiane che, condannando i non vaccinati, hanno stabilito che all’epoca le evidenze dicessero altro: non era vero. L’introduzione del green pass «ha avuto come conseguenza una riduzione della fiducia nella salute pubblica». Sui no vax, «il fatto che fossero più pericolosi e potessero diffondere la malattia più facilmente rispetto alle persone vaccinate non è corretta dal punto di vista scientifico. Sia le persone vaccinate che quelle non vaccinate potevano diffondere la malattia allo stesso modo». E il green pass? «Si è basato su un falso scientifico». Riabilitati anche i guariti: «Negli Stati Uniti si è deciso di ignorarli per poter rendere obbligatori i vaccini. Non tenere conto dell’immunità da guarigione non è stata una decisione scientificamente corretta». Stoccata anche all’Oms: «Ha fatto più male che bene durante la pandemia. Ha ignorato la situazione andando contro le evidenze scientifiche, ha elevato in modo eccessivo l’esperienza dei lockdown cinesi, quindi ha causato più danni che altro».
«Ancora oggi stiamo subendo i danni di certe misure prive di fondamento scientifico», ha dichiarato Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, «ed è paradossale che in quel periodo la Costituzione italiana fu calpestata da chi oggi, in nome della sua difesa, ha impedito una riforma della giustizia necessaria per modernizzare l’Italia».
«Dopo molti sforzi alla fine siamo riusciti ad avere in audizione il simbolo della scienza negata, quella scienza che era alla base della posizione della Lega su lockdown e green pass, presentata su Repubblica nel luglio del 2021, che venne distrutta da Draghi con l’infame inganno del “non ti vaccini, ti ammali, muori o fai morire”, è il commento del senatore leghista Claudio Borghi. «Oggi Bhattacharya conferma tutto. Noi avevamo ragione e Draghi e Conte non avevano capito nulla. Ma chi ci ridà quegli anni?»
Ecco #DimmiLaVerità del 25 marzo 2026. Il nostro esperto di politica Usa Stefano Graziosi ci spiega a che punto sono i negoziati per un cessate il fuoco in Iran.

