«Con il nucleare le bollette degli italiani scenderanno del 20%. È questo il vero “green”». Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, esponente di Forza Italia, rivela a La Verità i vantaggi concreti che può produrre il nucleare, non solo per le tasche degli italiani, ma anche per l’indipendenza del Paese: «Chi si oppone al nucleare vuole un’Italia sottomessa agli altri Stati». E conferma: entro fine anno i decreti attuativi della nuova «era energetica». Mentre si incrociano le dita per la riapertura di Hormuz.
Il 3 luglio scadono gli sconti sulle accise. Possiamo sperare in altri aiuti alla pompa di benzina?
«Dovremmo piuttosto sperare che si firmi al più presto l’armistizio sull’Iran e che si riapra lo Stretto. Solo con gli ultimi annunci delle parti il prezzo del gas è sceso del 10%. Questa è la vera speranza prima del 3 luglio, quando scadranno gli sconti sulle accise».
Quindi non c’è più margine nel bilancio per venire incontro agli automobilisti?
«Gli spazi sono quelli che sono, non si può reggere in eterno un meccanismo che si scarica sulla fiscalità».
Ma potranno esserci degli aiuti settoriali?
«Sì, anziché uno sconto generalizzato, si potrà intervenire su settori specifici. Penso al settore dell’agricoltura o dei trasporti, che è la base del nostro sistema produttivo, e che potrebbe ricevere un’attenzione particolare».
Cioè?
«Abbiamo un territorio in gran parte collinare e montuoso e la distribuzione delle materie prime e dei prodotti finiti grava in misura importante sul trasporto su gomma. Aiutare il trasporto significa anche, indirettamente, alleggerire i costi del carrello della spesa».
Davvero spera di chiudere l’iter parlamentare sul nucleare di nuova generazione entro l’estate e poi licenziare i decreti attuativi entro fine anno?
«Non è una speranza, ma un impegno del governo e mio personale. Fornire il quadro giuridico completo, così da creare le condizioni di certezza necessarie per avviare un percorso che riguarda il sistema della conoscenza, della formazione e, naturalmente, il sistema industriale».
L’Italia ha le giuste professionalità per un’impresa del genere?
«Vale la pena ricordare che, nonostante i quasi quarant’anni di lontananza dalla produzione, l’Italia è ancora il secondo Paese europeo per manifattura nel settore nucleare. Abbiamo professionalità e imprese impegnate in tutto il mondo: persino l’ultima grande centrale costruita in Europa è opera di un’azienda italiana, Enel».
Nel frattempo, stiamo già usando l’energia nucleare: quella che acquistiamo dalla Francia.
«È corretto. Opporsi al nucleare significa continuare a dipendere da altri Stati. La forza di un Paese è data dalla sua sicurezza - un po’ come la forza di una famiglia - e l’energia è l’elemento fondamentale nella società moderna per garantirla».
E oggi non siamo in sicurezza?
«No, perché siamo ancora un Paese che dipende dall’estero: per le importazioni, per la molecola gas - che rappresenta ancora il 40% della nostra produzione elettrica - e, in generale, rispetto al fabbisogno energetico complessivo del Paese, l’80% proviene dall’estero».
In Italia c’è chi fa gli interessi di potenze straniere?
«In ogni settore c’è chi trae vantaggio anche dalle situazioni negative. La valutazione del governo deve guardare al futuro nell’interesse collettivo. Esistono certamente interessi geopolitici in gioco - filoni filo-francesi, filo-cinesi - fa parte del mercato degli interessi. Non c’è da stupirsi, e ci sono anche i «tifosi», coloro che prediligono la tecnologia di un Paese rispetto a quella di un altro».
È pronto ad affrontare il referendum sul ritorno del nucleare?
«Credo che nel 2028-29 ci sarà un referendum, ed è giusto che sia così: siamo una democrazia, qualcuno raccoglierà le firme e ci sarà un’espressione popolare. Ma la sfida che abbiamo davanti tutti - tutti quelli che vogliono guardare avanti e credono in un mix energetico che funzioni davvero - è garantire la massima trasparenza e la massima informazione. Solo con un’informazione di qualità si possono creare le condizioni per una sicurezza altrettanto elevata».
Immaginiamo che parta davvero il nucleare, entro il 2040. Quanto risparmieranno gli italiani in bolletta con l’entrata in esercizio degli impianti?
«È difficile da quantificare con precisione, ma a grandi linee: il nucleare fornisce energia continua e stabile e questa continuità garantisce quella sicurezza al sistema che si riflette automaticamente sui prezzi. Guardando alle esperienze internazionali, un risparmio del 15-20% non sarebbe irrealistico».
Ma dove verranno realizzati i siti di stoccaggio delle scorie?
«Uno dei decreti attuativi riguarderà le modalità di stoccaggio provvisorio, sia delle scorie che dei rifiuti radioattivi. Come governo siamo disponibili a valutare le condizioni proposte e riapriremo anche alle autocandidature».
Quindi?
«Anzitutto è fondamentale spiegare che cosa sono concretamente le scorie: si tratta di blocchi vetrificati, venti o trenta unità, che occupano circa 150 metri quadri. Tutte le scorie ad alta intensità di tutta la produzione nazionale stanno in quello spazio».
E i rifiuti radioattivi?
«I rifiuti, rispetto alle centrali del passato, sono essenzialmente acciaio, ferro e mattoni. Ma comprendono anche la produzione quotidiana di materiale radioattivo di origine civile: principalmente sanitaria, perché in ogni ospedale si generano rifiuti con radioattività - liquidi scintigrafici, guanti, siringhe, materiale vario: in questo momento, i siti di stoccaggio in Italia sono circa cento, distribuiti in tutto il territorio, perché se ne produce giornalmente - non attraverso le centrali, ma comunque se ne produce».
In ogni caso deve misurarsi con una buona parte del Paese convinta che le nuove centrali «smart» non siano ben collaudate né sicure. Catastrofisti?
«È facile dire che una cosa fa male quando non la si conosce. Ci vuole informazione, ci vuole conoscenza. Uno dei doveri fondamentali da parte mia, come governo, è fornire tutti gli elementi possibili affinché ci sia vera consapevolezza».
Di cosa dobbiamo essere consapevoli?
«Del fatto che il nucleare è green: non ha emissioni e rappresenta quindi un contributo concreto alla decarbonizzazione».
Il premier Meloni ha annunciato che l’Italia vanta un record di rinnovabili, superando i 22 gigawatt di nuove installazioni.
«E il trend resta positivo. Detto questo, è bene ricordarsi che non si può marciare solo con le rinnovabili: tutti gli analisti concordano che costerebbe molto, molto di più. La Spagna ce lo sta insegnando. E poi, considerando l’orografia del Paese, non possiamo ricoprire il territorio di pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Sarebbe un disastro paesaggistico».
Quindi il nucleare sarebbe green anche perché meno impattante?
«Faccio sempre questo esempio: un piccolo reattore da 300 megawatt occupa, con tutti gli spazi circostanti - compreso il fossato con i pesci rossi - tre o quattro campi da calcio. Per ottenere la stessa produzione con il fotovoltaico - che funziona quando c’è il sole, quindi circa 1.200-1.300 ore l’anno, contro le 8.000 ore del nucleare - servirebbero circa 3.000 campi da calcio».
Perché ha detto che comprare il gas russo, citando la Corazzata Potemkin di Fantozzi, sarebbe «una c… pazzesca?».
«Ho detto una cosa sensata. Da qualsiasi parte entri il gas in Europa, il prezzo è quello della Borsa olandese. Non cambia nulla dal punto di vista del mercato. Cambia, semmai, per il singolo operatore: se vado a comprarlo in Tanzania nel Qatar o in Mozambico a 2 euro al megawatt e lo rivendo a 45, guadagno di più di chi lo compra a 12 euro negli Stati Uniti».
Chiudiamo con la politica delle alleanze. In parlamento Meloni ha lanciato una stoccata contro la destra di Roberto Vannacci. In vista delle politiche, dovrete imbarcarlo in qualche modo oppure no?
«Le alleanze politiche tra partiti si fanno su programmi e posizioni condivise. Deve esserci una condivisione sui principi di fondo e poi sul programma operativo. Al momento mi sembra che siamo ancora lontani da questa valutazione».
Siete su mondi diversi?
«Al momento sì, ma manca ancora un anno. Non escludo nulla: quando si costruisce un programma di governo bisogna essere concreti, e le posizioni che si leggono sui manifesti tendono ad ammorbidirsi».



