Quello del senatore Claudio Borghi è economico, la sua declinazione di «padroni a casa nostra» (romantico slogan dell’era bossiana recuperato per l’occasione) ha come fulcro la crisi energetica provocata dalla guerra e dalla chiusura ideologica di Bruxelles sul Patto di stabilità. Poi ci sono il tema della sicurezza, della sovranità nazionale, della pace a dare profondità al raduno e a mettere a disagio la sinistra movimentista, convinta di avere l’esclusiva della piazza per decreto. E così infastidita da appiccicare all’evento la parola «remigration» (mai citata da nessuna parte) nel tentativo di dare una spolverata di razzismo al tutto.
La kermesse s’intitola «Senza paura», come stava scritto sulla maglietta che i consiglieri regionali leghisti hanno indossato qualche giorno fa nell’assise lombarda. Ce l’ha anche il presidente regionale Attilio Fontana, al quale l’opposizione aveva chiesto di non partecipare. «E invece ci sarò. Non nel ruolo istituzionale ma da libero cittadino e da militante della Lega. Allo stesso modo in cui i sindaci del Pd partecipano ai cortei organizzati dal loro partito. E parteciperò a una manifestazione che, contrariamente alla strumentalizzazione della sinistra, non ha come tema la “remigrazione” ma una severa critica alle politiche europee, comprese quelle sull’immigrazione. Detto che non c’è nulla di sbagliato nel rimpatriare chi delinque, nel raduno di sabato ci sono tante altre battaglie».
Una in particolare interessa a Fontana, non ha niente di populista e riguarda il supporto alle categorie più fragili, che stanno pagando con tagli lineari la stagione bellicista di Ursula Von der Leyen. «Ormai da mesi mi batto contro una centralizzazione dei fondi di coesione europea che rischia di far perdere alla Lombardia 1 miliardo di euro. Sarebbe il disastro più grande per i territori dopo la distruzione dell’automotive. Noi siamo ancorati a cose concrete, ci battiamo per i nostri cittadini. Perché la sinistra non parla di questo?». Riguardo all’immigrazione incontrollata che fa di Milano un esempio plastico del disastro, lo stesso sindaco Giuseppe Sala - pur prendendo le distanze per ovvie ragioni politiche - è costretto ad ammettere: «La parola “remigration” non mi convince. Peraltro ribadisco che non sono tra quelli che dicono no ai rimpatri. Se qualcuno commette crimini tali da giustificare un rimpatrio, ben venga».
Gli organizzatori assicurano che la manifestazione sarà pacifica, coordinata, nel rispetto delle regole. Unico problema, le provocazioni dei centri sociali che hanno allestito in città alcune «contro-manifestazioni» spot, con lo scopo di fomentare disordini. L’europarlamentare milanese Silvia Sardone richiama «il diritto costituzionale a manifestare pacificamente. Allo stesso modo vedo la necessità di tutelare l’ordine pubblico e di condannare ogni forma di violenza e intimidazione legata a sigle antagoniste, già protagoniste di episodi di aggressione alle forze dell’ordine e danneggiamenti». Massimiliano Romeo, capogruppo in Senato e segretario regionale, mette il punto: «Ci sono temi, come l’Europa, sui quali è giusto alzare la voce. La Lega ha nel suo Dna l’essere un partito di governo, e lo siamo in Italia e in Regione Lombardia, ma anche di lotta, e lo siamo in Europa. Contro le misure di austerity e ideologiche sostenute dal Pd, che vorrebbero impedire ai singoli Stati di attuare politiche economiche per sostenere le famiglie e le imprese».
Senza paura. Non ne ha mai avuta il senatore Claudio Borghi, che punta il dito contro la rigidità di Bruxelles nell’allargare il Patto di stabilità nonostante l’economia di guerra. «Dobbiamo prevenire invece che curare. Dire come fa Von der Leyen che gli aiuti verranno concessi solo se la situazione peggiora, vuol dire essere pazzi; significa essere pronti ad aiutare l’impresa solo dopo che ha tirato giù la saracinesca. La verità è che la vera faccia della Ue è sempre quella del sorrisino di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy con Silvio Berlusconi. Il gioco è truccato, è un tavolo di bari come allora. E il pollo che sta al tavolo è sempre l’Italia. Oggi non c’è più lo spread, oggi è la Francia a essere dal lato debole. Ma potendo contare sul nucleare, soffre la guerra energetica meno di noi. E riecco le rigidità, i ricatti, le fregature. Non siamo più padroni a casa nostra e vorremmo tornare a esserlo».
Il cuore della protesta di «Niente paura» è questo, la difesa degli interessi italiani. Per Borghi un esempio lampante è il contributo negato alla Biennale di Venezia per la presenza degli artisti russi. «Penso che fare l’esame del Dna all’arte sia una grande sciocchezza. L’Ue congela i 2 milioni che ci spettano? La risposta migliore sarebbe scalare 2 milioni a fine anno dalla cifra miliardaria che ci chiedono come contributo all’Unione. Voglio vedere cosa dicono».