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2019-11-30
In Europa doppio atto di terrore. Londra e l’Aja prese a coltellate
Ansa
Un uomo armato di coltello e con indosso un finto giubbotto esplosivo ieri ha seminato il panico sul London Bridge e ferito diverse persone prima di essere ucciso dalla polizia. Quando il nostro giornale andava in stampa ieri sera, le autorità della capitale britannica non avevano né indicano le generalità dell'assalitore né ufficializzato il numero dei feriti, che secondo i quotidiani britannici sarebbero almeno dieci. Secondo la stampa britannica due dei feriti sarebbero morti in ospedale.
L'attentatore è stato ucciso dalla polizia sul ponte di Londra che già nel 2017 fu teatro di un attacco terroristico rivendicato dallo Stato islamico e che causò otto morti (più i tre attentatori) e 48 feriti. Scotland Yard ha confermato che il caso viene trattato come un attacco terroristico e le indagini sono state affidate alla polizia antiterrorismo. Neil Basu, numero 2 di Scotland Yard e responsabile dell'antiterrorismo, ha spiegato che verranno impiegati più agenti di polizia di pattuglia in tutta Londra dopo l'attacco, anche sulla rete dei trasporti.
L'allarme è scattato alle 14 ora locale circa, le 15 in Italia. Molti i video su Internet, in particolare su Twitter, che hanno raccontato in tempo reale l'attentato. Secondo le ricostruzioni possibili grazie ai filmati, sembra che l'aggressore sia stato bloccato da alcuni civili prima dell'intervento della polizia. In uno dei video si vede uno dei passanti con in mano il coltello strappato dalle mani dell'assalitore.
«La gente correva nel panico tra le urla, subito è arrivata la polizia che ha bloccato ed evacuato il Borough market pieno di gente e turisti, le persone si sono barricate all'interno dei negozi. Siamo ancora tutti in attesa di indicazioni», racconta un giornalista dell'Ansa che si trovava nei pressi del luogo dell'attentato. Una testimone oculare, Kirsten Jones, ha detto alla Bbc che l'assalitore indossava una specie di cintura esplosiva, poi rivelatasi un finto giubbotto esplosivo. «Ero su un autobus diretto a Sud sul London Bridge, quando questo si è fermato improvvisamente perché c'erano persone che attraversavano la strada. Sembrava che ci fosse uno scontro in atto: diverse persone litigavano tra loro. Poi mi sono resa conto che la polizia stava lottando con un uomo alto e con la barba. Ho sentito due rumori forti e un taser puntato sull'uomo, che era sdraiato per terra. Il presunto assalitore ha spostato il cappotto e mi sembra di aver visto una specie di giubbotto sotto. La polizia ha quindi indietreggiato velocemente».
E sempre via Twitter è arrivato il ringraziamento del primo ministro britannico Boris Johnson, che ha parlato di «incidente terribile», per la pronta reazione. Confermando la matrice terroristica dell'attentato, il sindaco della capitale, il laburista Sadiq Khan, ha chiesto ai cittadini di «rimanere determinati e restare uniti di fronte al terrore. Resto in stretto contatto con la polizia metropolitana e vengo aggiornato sugli sviluppi», ha scritto in una nota. «È stato confermato che nell'attacco ci sono stati dei feriti. Il mio cuore batte per loro, per le loro famiglie e per tutte le persone coinvolte», ha aggiunto ringraziando i servizi di emergenza che hanno risposto all'attacco. «Dobbiamo, e lo faremo, restare determinati, forti e uniti di fronte al terrore. Chi ci attacca e cerca di dividerci non avrà mai successo», ha dichiarato il sindaco.
Ma è lo stesso Khan che dopo un'esplosione a New York che nel 2016 fece 29 feriti disse che gli attacchi terroristici sono «parte integrante della vita in una grande città». Così come sembrano essere diventati, durante la sua amministrazione, parte integranti della vita a Londra anche gli accoltellamenti. Basti pensare che non si registravano così tanti accoltellamenti fatali ad adolescenti dal 2008. Come riportava la Bbc soltanto una settimana fa, quest'anno (con ancora un mese davanti) sono stati 25 i giovani uccisi per le strade della capitale del Regno Unito. Di questi, 23 sono stati accoltellati. A fine 2008 furono di più i morti tra gli adolescenti: 28. Ma meno gli accoltellamenti: 22. Di «epidemia fuori controllo» ha parlato alla Bbc Terry Ceshney, zio di una delle vittime di quest'anno, Jodie di 17 anni. E c'è anche un dato preoccupante che riguarda la giustizia: sono soltanto due gli omicidi di adolescenti che hanno visto i colpevoli consegnati alla giustizia.
Infine, uno sguardo ai numeri degli omicidi a Londra. Anche questi sono vicinissimi ai livelli record da dieci anni a questa parte. Sono stati, infatti, 130 quest'anno, mentre nel 2018 furono 132. I grafici diffusi dalle autorità mostrano una certa costanza negli omicidi da arma da fuoco e un'impennata, a partire dal 2016, anno in cui Khan è diventato sindaco, di quelli da coltello.
Orrore anche in Olanda: aggrediti con arma da taglio i passanti all’Aja
A poche ora dalla diffusione delle immagini dell'accoltellamento londinese, anche l'Olanda cade nel dramma dell'ennesima tragedia di stampo terroristico. Anche se nel momento in cui scriviamo non ci sono le conferme da parte delle polizia dell'Aja. Diverse persone sono state ferite in un accoltellamento nella principale via dello shopping della capitale olandese, nella zona di Grote Markstraat. Un sospetto in fuga: la polizia dell'Aja si è limitata a far sapere si essere sulle tracce di un uomo sui 45 anni, dalla carnagione scura. Ieri la via era particolarmente affollata per via del black friday, purtroppo però ci sono altri precedenti in Olanda. A maggio del 2018, tre persone erano state ferite in una strada vicina alla stazione dell'Aja, da un uomo che ha attaccato urlando «Allah Akbar». L'aggressore, che colpì la prima persona in un bar per poi uscire e ferire le altre due, fu poi fermato dalla polizia, dopo essere stato ferito alle gambe. In quel caso le autorità si limitarono a dire che era uno squilibrato. Senza voler fare connessioni con il terrorismo. Eppure l'Inghilterra insegna che ormai quella della lama è l'arma preferita. Una trentina gli attacchi da inizio anno, 135 il record nel 2018. Anche in questo caso Londra, che ha ormai ha superato New York per omicidi mensili, è seguita a ruota da Manchester e Birmingham, città dove la presenza islamica è più forte. Basta qualche numero per inquadrare quella che è un'emergenza. Il cosiddetto «crimine da coltello» sulla rete metropolitana di Londra è aumentato del 43% negli ultimi tre anni. Il numero di accoltellamenti mortali in Inghilterra e Galles dello scorso anno è stato il più alto da quando esistono le statistiche, cioè dal 1946. Inoltre, secondo l'Ufficio nazionale di statistica, una vittima su quattro ha età compresa tra i 18 e i 24 anni. Mentre la politica litiga sulle cause, con chi punta il dito contro i tagli alla polizia e chi accusa le comunità islamiche, un ente benefico, Street Doctos, ha deciso di provare a correre ai ripari dopo l'accoltellamento di due diciassettenni uccisi nella zona Est di Londra. Quest'organizzazione, attiva in sedici città del Regno Unito tra cui la capitale, da marzo organizza nelle scuole programmi di primo soccorso alle vittime di accoltellamenti. Così, sembrano lontanissimi i tempi del 2005 quando quattro attentatori si fecero esplodere uccidendo 52 persone e ferendone circa 700. Fu considerato l'11 settembre europeo. Sei anni più tardi, il 22 maggio 2013, due islamisti hanno sgozzato con un machete il soldato Lee Rigby, 25 anni, reduce dall'Afghanistan. Poi il 2017, con l'attacco a maggio di Khalid Masood sul ponte di Westminster (sei morti) e quello il 3 giugno di tre islamisti sul London Bridge e a Borough Market (otto morti). Soltanto 16 giorni dopo quest'ultimo attentato, il 19 giugno, Darren Osborne, un britannico di 47 anni, ha utilizzato una tecnica cara all'estremismo islamico, quella dal camion contro la folla, nei dintorni della moschea di Finsbury Park uccidendo un uomo. Le modalità sono cambiate e purtroppo il Londonistan sta prendendo piede anche in Olanda.
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In Inghilterra un uomo con un finto giubbotto esplosivo ha accoltellato diversi passanti sullo stesso ponte dove l'Isis fece 8 vittime nel 2017. Stavolta i morti sarebbero due. L'attentatore, bloccato da civili eroi, è stato ucciso dalla polizia. I video della scena su Internet.In Olanda violenza nelle vie dello shopping, gremite per il Black friday. Quartiere isolato.Lo speciale contiene due articoli.Un uomo armato di coltello e con indosso un finto giubbotto esplosivo ieri ha seminato il panico sul London Bridge e ferito diverse persone prima di essere ucciso dalla polizia. Quando il nostro giornale andava in stampa ieri sera, le autorità della capitale britannica non avevano né indicano le generalità dell'assalitore né ufficializzato il numero dei feriti, che secondo i quotidiani britannici sarebbero almeno dieci. Secondo la stampa britannica due dei feriti sarebbero morti in ospedale.L'attentatore è stato ucciso dalla polizia sul ponte di Londra che già nel 2017 fu teatro di un attacco terroristico rivendicato dallo Stato islamico e che causò otto morti (più i tre attentatori) e 48 feriti. Scotland Yard ha confermato che il caso viene trattato come un attacco terroristico e le indagini sono state affidate alla polizia antiterrorismo. Neil Basu, numero 2 di Scotland Yard e responsabile dell'antiterrorismo, ha spiegato che verranno impiegati più agenti di polizia di pattuglia in tutta Londra dopo l'attacco, anche sulla rete dei trasporti. L'allarme è scattato alle 14 ora locale circa, le 15 in Italia. Molti i video su Internet, in particolare su Twitter, che hanno raccontato in tempo reale l'attentato. Secondo le ricostruzioni possibili grazie ai filmati, sembra che l'aggressore sia stato bloccato da alcuni civili prima dell'intervento della polizia. In uno dei video si vede uno dei passanti con in mano il coltello strappato dalle mani dell'assalitore.«La gente correva nel panico tra le urla, subito è arrivata la polizia che ha bloccato ed evacuato il Borough market pieno di gente e turisti, le persone si sono barricate all'interno dei negozi. Siamo ancora tutti in attesa di indicazioni», racconta un giornalista dell'Ansa che si trovava nei pressi del luogo dell'attentato. Una testimone oculare, Kirsten Jones, ha detto alla Bbc che l'assalitore indossava una specie di cintura esplosiva, poi rivelatasi un finto giubbotto esplosivo. «Ero su un autobus diretto a Sud sul London Bridge, quando questo si è fermato improvvisamente perché c'erano persone che attraversavano la strada. Sembrava che ci fosse uno scontro in atto: diverse persone litigavano tra loro. Poi mi sono resa conto che la polizia stava lottando con un uomo alto e con la barba. Ho sentito due rumori forti e un taser puntato sull'uomo, che era sdraiato per terra. Il presunto assalitore ha spostato il cappotto e mi sembra di aver visto una specie di giubbotto sotto. La polizia ha quindi indietreggiato velocemente».E sempre via Twitter è arrivato il ringraziamento del primo ministro britannico Boris Johnson, che ha parlato di «incidente terribile», per la pronta reazione. Confermando la matrice terroristica dell'attentato, il sindaco della capitale, il laburista Sadiq Khan, ha chiesto ai cittadini di «rimanere determinati e restare uniti di fronte al terrore. Resto in stretto contatto con la polizia metropolitana e vengo aggiornato sugli sviluppi», ha scritto in una nota. «È stato confermato che nell'attacco ci sono stati dei feriti. Il mio cuore batte per loro, per le loro famiglie e per tutte le persone coinvolte», ha aggiunto ringraziando i servizi di emergenza che hanno risposto all'attacco. «Dobbiamo, e lo faremo, restare determinati, forti e uniti di fronte al terrore. Chi ci attacca e cerca di dividerci non avrà mai successo», ha dichiarato il sindaco. Ma è lo stesso Khan che dopo un'esplosione a New York che nel 2016 fece 29 feriti disse che gli attacchi terroristici sono «parte integrante della vita in una grande città». Così come sembrano essere diventati, durante la sua amministrazione, parte integranti della vita a Londra anche gli accoltellamenti. Basti pensare che non si registravano così tanti accoltellamenti fatali ad adolescenti dal 2008. Come riportava la Bbc soltanto una settimana fa, quest'anno (con ancora un mese davanti) sono stati 25 i giovani uccisi per le strade della capitale del Regno Unito. Di questi, 23 sono stati accoltellati. A fine 2008 furono di più i morti tra gli adolescenti: 28. Ma meno gli accoltellamenti: 22. Di «epidemia fuori controllo» ha parlato alla Bbc Terry Ceshney, zio di una delle vittime di quest'anno, Jodie di 17 anni. E c'è anche un dato preoccupante che riguarda la giustizia: sono soltanto due gli omicidi di adolescenti che hanno visto i colpevoli consegnati alla giustizia.Infine, uno sguardo ai numeri degli omicidi a Londra. Anche questi sono vicinissimi ai livelli record da dieci anni a questa parte. Sono stati, infatti, 130 quest'anno, mentre nel 2018 furono 132. I grafici diffusi dalle autorità mostrano una certa costanza negli omicidi da arma da fuoco e un'impennata, a partire dal 2016, anno in cui Khan è diventato sindaco, di quelli da coltello.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/terrorista-abbattuto-in-diretta-a-londra-2641480515.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="orrore-anche-in-olanda-aggrediti-con-arma-da-taglio-i-passanti-allaja" data-post-id="2641480515" data-published-at="1767144245" data-use-pagination="False"> Orrore anche in Olanda: aggrediti con arma da taglio i passanti all’Aja A poche ora dalla diffusione delle immagini dell'accoltellamento londinese, anche l'Olanda cade nel dramma dell'ennesima tragedia di stampo terroristico. Anche se nel momento in cui scriviamo non ci sono le conferme da parte delle polizia dell'Aja. Diverse persone sono state ferite in un accoltellamento nella principale via dello shopping della capitale olandese, nella zona di Grote Markstraat. Un sospetto in fuga: la polizia dell'Aja si è limitata a far sapere si essere sulle tracce di un uomo sui 45 anni, dalla carnagione scura. Ieri la via era particolarmente affollata per via del black friday, purtroppo però ci sono altri precedenti in Olanda. A maggio del 2018, tre persone erano state ferite in una strada vicina alla stazione dell'Aja, da un uomo che ha attaccato urlando «Allah Akbar». L'aggressore, che colpì la prima persona in un bar per poi uscire e ferire le altre due, fu poi fermato dalla polizia, dopo essere stato ferito alle gambe. In quel caso le autorità si limitarono a dire che era uno squilibrato. Senza voler fare connessioni con il terrorismo. Eppure l'Inghilterra insegna che ormai quella della lama è l'arma preferita. Una trentina gli attacchi da inizio anno, 135 il record nel 2018. Anche in questo caso Londra, che ha ormai ha superato New York per omicidi mensili, è seguita a ruota da Manchester e Birmingham, città dove la presenza islamica è più forte. Basta qualche numero per inquadrare quella che è un'emergenza. Il cosiddetto «crimine da coltello» sulla rete metropolitana di Londra è aumentato del 43% negli ultimi tre anni. Il numero di accoltellamenti mortali in Inghilterra e Galles dello scorso anno è stato il più alto da quando esistono le statistiche, cioè dal 1946. Inoltre, secondo l'Ufficio nazionale di statistica, una vittima su quattro ha età compresa tra i 18 e i 24 anni. Mentre la politica litiga sulle cause, con chi punta il dito contro i tagli alla polizia e chi accusa le comunità islamiche, un ente benefico, Street Doctos, ha deciso di provare a correre ai ripari dopo l'accoltellamento di due diciassettenni uccisi nella zona Est di Londra. Quest'organizzazione, attiva in sedici città del Regno Unito tra cui la capitale, da marzo organizza nelle scuole programmi di primo soccorso alle vittime di accoltellamenti. Così, sembrano lontanissimi i tempi del 2005 quando quattro attentatori si fecero esplodere uccidendo 52 persone e ferendone circa 700. Fu considerato l'11 settembre europeo. Sei anni più tardi, il 22 maggio 2013, due islamisti hanno sgozzato con un machete il soldato Lee Rigby, 25 anni, reduce dall'Afghanistan. Poi il 2017, con l'attacco a maggio di Khalid Masood sul ponte di Westminster (sei morti) e quello il 3 giugno di tre islamisti sul London Bridge e a Borough Market (otto morti). Soltanto 16 giorni dopo quest'ultimo attentato, il 19 giugno, Darren Osborne, un britannico di 47 anni, ha utilizzato una tecnica cara all'estremismo islamico, quella dal camion contro la folla, nei dintorni della moschea di Finsbury Park uccidendo un uomo. Le modalità sono cambiate e purtroppo il Londonistan sta prendendo piede anche in Olanda.
Ansa
L’accordo è stato siglato con Certares, fondo statunitense specializzato nel turismo e nei viaggi, nome ben noto nel settore per American express global business travel e per una rete di partecipazioni che abbraccia distribuzione, servizi e tecnologia legata alla mobilità globale. Il piano è robusto: una joint venture e investimenti complessivi per circa un miliardo di euro tra Francia e Regno Unito.
Il primo terreno di gioco è Trenitalia France, la controllata con sede a Parigi che negli ultimi anni ha dimostrato come la concorrenza sui binari francesi non sia più un tabù. Oggi opera nell’Alta velocità sulle tratte Parigi-Lione e Parigi-Marsiglia, oltre al collegamento internazionale Parigi-Milano. Dal debutto ha trasportato oltre 4,7 milioni di passeggeri, ritagliandosi il ruolo di secondo operatore nel mercato francese. A dominarlo il monopolio storico di Sncf il cui Tgv è stato il primo treno super-veloce in Europa. Intaccarne il primato richiede investimenti e impegno. Il nuovo capitale messo sul tavolo servirà a consolidare la presenza di Fs non solo in Francia, ma anche nei mercati transfrontalieri. Il progetto prevede l’ampliamento della flotta fino a 19 treni, aumento delle frequenze - sulla Parigi-Lione si arriverà a 28 corse giornaliere - e la realizzazione di un nuovo impianto di manutenzione nell’area parigina. A questo si aggiunge la creazione di centinaia di nuovi posti di lavoro e il rafforzamento degli investimenti in tecnologia, brand e marketing. Ma il vero orizzonte strategico è oltre il Canale della Manica. La partnership punta infatti all’ingresso sulla rotta Parigi-Londra entro il 2029, un corridoio simbolico e ad altissimo traffico, finora appannaggio quasi esclusivo dell’Eurostar. Portare l’Alta velocità italiana su quella linea significa non solo competere su prezzi e servizi, ma anche ridisegnare la geografia dei viaggi europei, offrendo un’alternativa all’aereo.
In questo disegno Certares gioca un ruolo chiave. Il fondo americano non si limita a investire capitale, ma mette a disposizione la rete di distribuzione e le società in portafoglio per favorire la transizione dei clienti business verso il treno ad Alta velocità. Parallelamente, l’accordo guarda anche ad altro. Trenitalia France e Certares intendono promuovere itinerari integrati che includano il treno, semplificare gli strumenti di prenotazione e spingere milioni di viaggiatori a scegliere la ferrovia come modalità di trasporto preferita, soprattutto sulle medie distanze. L’operazione si inserisce nel piano strategico 2025-2029 del gruppo Fs, che punta su una crescita internazionale accelerata attraverso alleanze con partner finanziari e industriali di primo piano. Sarà centrale Fs International, la divisione che si occupa delle attività passeggeri fuori dall’Italia. Oggi vale circa 3 miliardi di euro di fatturato e conta su 12.000 dipendenti.
L’obiettivo, come spiega un comunicato del gruppo, combinare l’eccellenza operativa di Fs e di Trenitalia France con la potenza commerciale e distributiva globale di Certares per trasformare la Francia, il corridoio Parigi-Londra e i futuri mercati della joint venture in una vetrina del trasporto europeo. Un’Europa che viaggia veloce, sempre più su rotaia, e che riscopre il treno non come nostalgia del passato, ma come infrastruttura del futuro.
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Brigitte Bardot guarda Gunter Sachs (Ansa)
Ora che è morta, la destra la vorrebbe ricordare. Ma non perché in passato aveva detto di votare il Front National. Semplicemente perché la Bardot è stata un simbolo della Francia, come ha chiesto Eric Ciotti, del Rassemblement National, a Emmanuel Macron. Una proposta scontata, alla quale però hanno risposto negativamente i socialisti. Su X, infatti, Olivier Faure ha scritto: «Gli omaggi nazionali vengono organizzati per servizi eccezionali resi alla Nazione. Brigitte Bardot è stata un'attrice emblematica della Nouvelle Vague. Solare, ha segnato il cinema francese. Ma ha anche voltato le spalle ai valori repubblicani ed è stata pluri-condannata dalla giustizia per razzismo». Un po’ come se esser stata la più importante attrice degli anni Cinquanta e Sessanta passasse in secondo piano a causa delle sue scelte politiche. Come se BB, per le sue idee, non facesse più parte di quella Francia che aveva portato al centro del mondo. Non solo nel cinema. Ma anche nel turismo. Fu grazie a lei che la spiaggia di Saint Tropez divenne di moda. Le sue immagini, nuda sulla riva, finirono sulle copertine delle riviste più importanti dell’epoca. E fecero sì che, ricchi e meno ricchi, raggiungessero quel mare limpido e selvaggio nella speranza di poterla incontrare. Tra loro anche Gigi Rizzi, che faceva parte di quel gruppo di italiani in cerca di belle donne e fortuna sulla spiaggia di Saint Tropez. Un amore estivo, che però lo rese immortale.
È vero: BB era di destra. Era una femmina che non poteva essere femminista. Avrebbe tradito sé stessa se lo avesse fatto. Del resto, disse: «Il femminismo non è il mio genere. A me piacciono gli uomini». Impossibile aggiungere altro.
Se non il dispiacere nel vedere una certa Francia voltarle le spalle. Ancora una volta. Quella stessa Francia che ha dimenticato sé stessa e che ha perso la propria identità. Quella Francia che oggi vuole dimenticare chi, Brigitte Bardot, le ricordava che cosa avrebbe potuto essere. Una Francia dei francesi. Una Francia certamente capace di accogliere, ma senza perdere la propria identità. Era questo che chiedeva BB, massacrata da morta sui giornali di sinistra, vedi Liberation, che titolano Brigitte Bardot, la discesa verso l'odio razziale.
Forse, nelle sue lettere contro l’islamizzazione, BB odiò davvero. Chi lo sa. Di certo amò la Francia, che incarnò. Nel 1956, proprio mentre la Bardot riempiva i cinema mondiali, Édith Piaf scrisse Non, je ne regrette rien (no, non mi pento di nulla). Lo fece per i legionari che combattevano la guerra d’Algeria. Una guerra che oggi i socialisti definirebbero colonialista. Quelle parole di gioia possono essere il testamento spirituale di BB. Che visse, senza rimpiangere nulla. Vivendo in un eterno presente. Mangiando la vita a morsi. Sparendo dalla scena. Ora per sempre.
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«Gigolò per caso» (Amazon Prime Video)
Un infarto, però, lo aveva costretto ad una lunga degenza e, insieme, ad uno stop professionale. Stop che non avrebbe potuto permettersi, indebitato com'era con un orologiaio affatto mite. Così, pur sapendo che avrebbe incontrato la riprova del figlio, già inviperito con suo padre, Giacomo aveva deciso di chiedergli una mano. Una sostituzione, il favore di frequentare le sue clienti abituali, consentendogli con ciò un'adeguata ripresa. La prima stagione della serie televisiva era passata, perciò, dalla rabbia allo stupore, per trovare, infine, il divertimento e una strana armonia. La seconda, intitolata La sex gurue pronta a debuttare su Amazon Prime video venerdì 2 gennaio, dovrebbe fare altrettanto, risparmiandosi però la fase della rabbia. Alfonso, cioè, è ormai a suo agio nel ruolo di gigolò. Non solo. La strana alleanza professionale, arrivata in un momento topico della sua vita, quello della crisi con la moglie Margherita, gli ha consentito di recuperare il rapporto con il padre, che credeva irrimediabilmente compromesso. Si diverte, quasi, a frequentare le sue clienti sgallettate. Peccato solo l'arrivo di Rossana Astri, il volto di Sabrina Ferilli. La donna è una fra le più celebri guru del nuovo femminismo, determinata ad indottrinare le sue simili perché si convincano sia giusto fare a meno degli uomini. Ed è questa convinzione che muove anche Margherita, moglie in crisi di Alfonso. Margherita, interpretata da Ambra Angiolini, diventa un'adepta della Astri, una sua fedele scudiera. Quasi, si scopre ad odiarli, gli uomini, dando vita ad una sorta di guerra tra sessi. Divertita, però. E capace, pure di far emergere le abissali differenze tra il maschile e il femminile, i desideri degli uni e le aspettative, quasi mai soddisfatte, delle altre.
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iStock
La nuova applicazione, in parte accessibile anche ai non clienti, introduce servizi innovativi come un assistente virtuale basato su Intelligenza artificiale, attivo 24 ore su 24, e uno screening audiometrico effettuabile direttamente dallo smartphone. L’obiettivo è duplice: migliorare la qualità del servizio clienti e promuovere una maggiore consapevolezza dell’importanza della prevenzione uditiva, riducendo le barriere all’accesso ai controlli iniziali.
Il lancio avviene in un contesto complesso per il settore. Nei primi nove mesi dell’anno Amplifon ha registrato una crescita dei ricavi dell’1,8% a cambi costanti, ma il titolo ha risentito dell’andamento negativo che ha colpito in Borsa i principali operatori del comparto. Lo sguardo di lungo periodo restituisce però un quadro diverso: negli ultimi dieci anni il titolo Amplifon ha segnato un incremento dell’80% (ieri +0,7% fra i migliori cinque del Ftse Mib), al netto dei dividendi distribuiti, che complessivamente sfiorano i 450 milioni di euro. Nello stesso arco temporale, tra il 2014 e il 2024, il gruppo ha triplicato i ricavi, arrivando a circa 2,4 miliardi di euro.
Il progetto della nuova app è stato sviluppato da Amplifon X, la divisione di ricerca e sviluppo del gruppo. Con sedi a Milano e Napoli, Amplifon X riunisce circa 50 professionisti tra sviluppatori, data analyst e designer, impegnati nella creazione di soluzioni digitali avanzate per l’audiologia. L’Intelligenza artificiale rappresenta uno dei pilastri di questa strategia, applicata non solo alla diagnosi e al supporto al paziente, ma anche alla gestione delle esigenze quotidiane legate all’uso degli apparecchi acustici.
Accanto alla tecnologia, resta centrale il ruolo degli audioprotesisti, figure chiave per Amplifon. Le competenze tecniche ed empatiche degli specialisti della salute dell’udito continuano a essere considerate un elemento insostituibile del modello di servizio, con il digitale pensato come strumento di supporto e integrazione, non come sostituzione del rapporto umano.
Fondato a Milano nel 1950, il gruppo Amplifon opera oggi in 26 Paesi con oltre 10.000 centri audiologici, impiegando più di 20.000 persone. La prevenzione e l’assistenza rappresentano i cardini della strategia industriale, e la nuova Amplifon App si inserisce in questa visione come leva per ampliare l’accesso ai servizi e rafforzare la relazione con i pazienti lungo tutto il ciclo di cura.
Il rilascio della nuova applicazione è avvenuto in modo progressivo. Dopo il debutto in Francia, Nuova Zelanda, Portogallo e Stati Uniti, la app è stata estesa ad Australia, Belgio, Germania, Italia, Olanda, Regno Unito, Spagna e Svizzera, con l’obiettivo di garantire un’esperienza digitale omogenea nei principali mercati del gruppo.
Ma l’innovazione digitale di Amplifon non si ferma all’app. Negli ultimi anni il gruppo ha sviluppato soluzioni come gli audiometri digitali OtoPad e OtoKiosk, certificati Ce e Fda, e i nuovi apparecchi Ampli-Mini Ai, miniaturizzati, ricaricabili e in grado di adattarsi in tempo reale all’ambiente sonoro. Entro la fine del 2025 è inoltre previsto il lancio in Cina di Amplifon Product Experience (Ape), la linea di prodotti a marchio Amplifon già introdotta in Argentina e Cile e oggi presente in 15 dei 26 Paesi in cui il gruppo opera.
Già per Natale il gruppo aveva lanciato la speciale campagna globale The Wish (Il regalo perfetto) Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oggi nel mondo circa 1,5 miliardi di persone convivono con una forma di perdita uditiva (o ipoacusia) e il loro numero è destinato a salire a 2,5 miliardi nel 2050.
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