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2019-11-30
In Europa doppio atto di terrore. Londra e l’Aja prese a coltellate
Ansa
Un uomo armato di coltello e con indosso un finto giubbotto esplosivo ieri ha seminato il panico sul London Bridge e ferito diverse persone prima di essere ucciso dalla polizia. Quando il nostro giornale andava in stampa ieri sera, le autorità della capitale britannica non avevano né indicano le generalità dell'assalitore né ufficializzato il numero dei feriti, che secondo i quotidiani britannici sarebbero almeno dieci. Secondo la stampa britannica due dei feriti sarebbero morti in ospedale.
L'attentatore è stato ucciso dalla polizia sul ponte di Londra che già nel 2017 fu teatro di un attacco terroristico rivendicato dallo Stato islamico e che causò otto morti (più i tre attentatori) e 48 feriti. Scotland Yard ha confermato che il caso viene trattato come un attacco terroristico e le indagini sono state affidate alla polizia antiterrorismo. Neil Basu, numero 2 di Scotland Yard e responsabile dell'antiterrorismo, ha spiegato che verranno impiegati più agenti di polizia di pattuglia in tutta Londra dopo l'attacco, anche sulla rete dei trasporti.
L'allarme è scattato alle 14 ora locale circa, le 15 in Italia. Molti i video su Internet, in particolare su Twitter, che hanno raccontato in tempo reale l'attentato. Secondo le ricostruzioni possibili grazie ai filmati, sembra che l'aggressore sia stato bloccato da alcuni civili prima dell'intervento della polizia. In uno dei video si vede uno dei passanti con in mano il coltello strappato dalle mani dell'assalitore.
«La gente correva nel panico tra le urla, subito è arrivata la polizia che ha bloccato ed evacuato il Borough market pieno di gente e turisti, le persone si sono barricate all'interno dei negozi. Siamo ancora tutti in attesa di indicazioni», racconta un giornalista dell'Ansa che si trovava nei pressi del luogo dell'attentato. Una testimone oculare, Kirsten Jones, ha detto alla Bbc che l'assalitore indossava una specie di cintura esplosiva, poi rivelatasi un finto giubbotto esplosivo. «Ero su un autobus diretto a Sud sul London Bridge, quando questo si è fermato improvvisamente perché c'erano persone che attraversavano la strada. Sembrava che ci fosse uno scontro in atto: diverse persone litigavano tra loro. Poi mi sono resa conto che la polizia stava lottando con un uomo alto e con la barba. Ho sentito due rumori forti e un taser puntato sull'uomo, che era sdraiato per terra. Il presunto assalitore ha spostato il cappotto e mi sembra di aver visto una specie di giubbotto sotto. La polizia ha quindi indietreggiato velocemente».
E sempre via Twitter è arrivato il ringraziamento del primo ministro britannico Boris Johnson, che ha parlato di «incidente terribile», per la pronta reazione. Confermando la matrice terroristica dell'attentato, il sindaco della capitale, il laburista Sadiq Khan, ha chiesto ai cittadini di «rimanere determinati e restare uniti di fronte al terrore. Resto in stretto contatto con la polizia metropolitana e vengo aggiornato sugli sviluppi», ha scritto in una nota. «È stato confermato che nell'attacco ci sono stati dei feriti. Il mio cuore batte per loro, per le loro famiglie e per tutte le persone coinvolte», ha aggiunto ringraziando i servizi di emergenza che hanno risposto all'attacco. «Dobbiamo, e lo faremo, restare determinati, forti e uniti di fronte al terrore. Chi ci attacca e cerca di dividerci non avrà mai successo», ha dichiarato il sindaco.
Ma è lo stesso Khan che dopo un'esplosione a New York che nel 2016 fece 29 feriti disse che gli attacchi terroristici sono «parte integrante della vita in una grande città». Così come sembrano essere diventati, durante la sua amministrazione, parte integranti della vita a Londra anche gli accoltellamenti. Basti pensare che non si registravano così tanti accoltellamenti fatali ad adolescenti dal 2008. Come riportava la Bbc soltanto una settimana fa, quest'anno (con ancora un mese davanti) sono stati 25 i giovani uccisi per le strade della capitale del Regno Unito. Di questi, 23 sono stati accoltellati. A fine 2008 furono di più i morti tra gli adolescenti: 28. Ma meno gli accoltellamenti: 22. Di «epidemia fuori controllo» ha parlato alla Bbc Terry Ceshney, zio di una delle vittime di quest'anno, Jodie di 17 anni. E c'è anche un dato preoccupante che riguarda la giustizia: sono soltanto due gli omicidi di adolescenti che hanno visto i colpevoli consegnati alla giustizia.
Infine, uno sguardo ai numeri degli omicidi a Londra. Anche questi sono vicinissimi ai livelli record da dieci anni a questa parte. Sono stati, infatti, 130 quest'anno, mentre nel 2018 furono 132. I grafici diffusi dalle autorità mostrano una certa costanza negli omicidi da arma da fuoco e un'impennata, a partire dal 2016, anno in cui Khan è diventato sindaco, di quelli da coltello.
Orrore anche in Olanda: aggrediti con arma da taglio i passanti all’Aja
A poche ora dalla diffusione delle immagini dell'accoltellamento londinese, anche l'Olanda cade nel dramma dell'ennesima tragedia di stampo terroristico. Anche se nel momento in cui scriviamo non ci sono le conferme da parte delle polizia dell'Aja. Diverse persone sono state ferite in un accoltellamento nella principale via dello shopping della capitale olandese, nella zona di Grote Markstraat. Un sospetto in fuga: la polizia dell'Aja si è limitata a far sapere si essere sulle tracce di un uomo sui 45 anni, dalla carnagione scura. Ieri la via era particolarmente affollata per via del black friday, purtroppo però ci sono altri precedenti in Olanda. A maggio del 2018, tre persone erano state ferite in una strada vicina alla stazione dell'Aja, da un uomo che ha attaccato urlando «Allah Akbar». L'aggressore, che colpì la prima persona in un bar per poi uscire e ferire le altre due, fu poi fermato dalla polizia, dopo essere stato ferito alle gambe. In quel caso le autorità si limitarono a dire che era uno squilibrato. Senza voler fare connessioni con il terrorismo. Eppure l'Inghilterra insegna che ormai quella della lama è l'arma preferita. Una trentina gli attacchi da inizio anno, 135 il record nel 2018. Anche in questo caso Londra, che ha ormai ha superato New York per omicidi mensili, è seguita a ruota da Manchester e Birmingham, città dove la presenza islamica è più forte. Basta qualche numero per inquadrare quella che è un'emergenza. Il cosiddetto «crimine da coltello» sulla rete metropolitana di Londra è aumentato del 43% negli ultimi tre anni. Il numero di accoltellamenti mortali in Inghilterra e Galles dello scorso anno è stato il più alto da quando esistono le statistiche, cioè dal 1946. Inoltre, secondo l'Ufficio nazionale di statistica, una vittima su quattro ha età compresa tra i 18 e i 24 anni. Mentre la politica litiga sulle cause, con chi punta il dito contro i tagli alla polizia e chi accusa le comunità islamiche, un ente benefico, Street Doctos, ha deciso di provare a correre ai ripari dopo l'accoltellamento di due diciassettenni uccisi nella zona Est di Londra. Quest'organizzazione, attiva in sedici città del Regno Unito tra cui la capitale, da marzo organizza nelle scuole programmi di primo soccorso alle vittime di accoltellamenti. Così, sembrano lontanissimi i tempi del 2005 quando quattro attentatori si fecero esplodere uccidendo 52 persone e ferendone circa 700. Fu considerato l'11 settembre europeo. Sei anni più tardi, il 22 maggio 2013, due islamisti hanno sgozzato con un machete il soldato Lee Rigby, 25 anni, reduce dall'Afghanistan. Poi il 2017, con l'attacco a maggio di Khalid Masood sul ponte di Westminster (sei morti) e quello il 3 giugno di tre islamisti sul London Bridge e a Borough Market (otto morti). Soltanto 16 giorni dopo quest'ultimo attentato, il 19 giugno, Darren Osborne, un britannico di 47 anni, ha utilizzato una tecnica cara all'estremismo islamico, quella dal camion contro la folla, nei dintorni della moschea di Finsbury Park uccidendo un uomo. Le modalità sono cambiate e purtroppo il Londonistan sta prendendo piede anche in Olanda.
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In Inghilterra un uomo con un finto giubbotto esplosivo ha accoltellato diversi passanti sullo stesso ponte dove l'Isis fece 8 vittime nel 2017. Stavolta i morti sarebbero due. L'attentatore, bloccato da civili eroi, è stato ucciso dalla polizia. I video della scena su Internet.In Olanda violenza nelle vie dello shopping, gremite per il Black friday. Quartiere isolato.Lo speciale contiene due articoli.Un uomo armato di coltello e con indosso un finto giubbotto esplosivo ieri ha seminato il panico sul London Bridge e ferito diverse persone prima di essere ucciso dalla polizia. Quando il nostro giornale andava in stampa ieri sera, le autorità della capitale britannica non avevano né indicano le generalità dell'assalitore né ufficializzato il numero dei feriti, che secondo i quotidiani britannici sarebbero almeno dieci. Secondo la stampa britannica due dei feriti sarebbero morti in ospedale.L'attentatore è stato ucciso dalla polizia sul ponte di Londra che già nel 2017 fu teatro di un attacco terroristico rivendicato dallo Stato islamico e che causò otto morti (più i tre attentatori) e 48 feriti. Scotland Yard ha confermato che il caso viene trattato come un attacco terroristico e le indagini sono state affidate alla polizia antiterrorismo. Neil Basu, numero 2 di Scotland Yard e responsabile dell'antiterrorismo, ha spiegato che verranno impiegati più agenti di polizia di pattuglia in tutta Londra dopo l'attacco, anche sulla rete dei trasporti. L'allarme è scattato alle 14 ora locale circa, le 15 in Italia. Molti i video su Internet, in particolare su Twitter, che hanno raccontato in tempo reale l'attentato. Secondo le ricostruzioni possibili grazie ai filmati, sembra che l'aggressore sia stato bloccato da alcuni civili prima dell'intervento della polizia. In uno dei video si vede uno dei passanti con in mano il coltello strappato dalle mani dell'assalitore.«La gente correva nel panico tra le urla, subito è arrivata la polizia che ha bloccato ed evacuato il Borough market pieno di gente e turisti, le persone si sono barricate all'interno dei negozi. Siamo ancora tutti in attesa di indicazioni», racconta un giornalista dell'Ansa che si trovava nei pressi del luogo dell'attentato. Una testimone oculare, Kirsten Jones, ha detto alla Bbc che l'assalitore indossava una specie di cintura esplosiva, poi rivelatasi un finto giubbotto esplosivo. «Ero su un autobus diretto a Sud sul London Bridge, quando questo si è fermato improvvisamente perché c'erano persone che attraversavano la strada. Sembrava che ci fosse uno scontro in atto: diverse persone litigavano tra loro. Poi mi sono resa conto che la polizia stava lottando con un uomo alto e con la barba. Ho sentito due rumori forti e un taser puntato sull'uomo, che era sdraiato per terra. Il presunto assalitore ha spostato il cappotto e mi sembra di aver visto una specie di giubbotto sotto. La polizia ha quindi indietreggiato velocemente».E sempre via Twitter è arrivato il ringraziamento del primo ministro britannico Boris Johnson, che ha parlato di «incidente terribile», per la pronta reazione. Confermando la matrice terroristica dell'attentato, il sindaco della capitale, il laburista Sadiq Khan, ha chiesto ai cittadini di «rimanere determinati e restare uniti di fronte al terrore. Resto in stretto contatto con la polizia metropolitana e vengo aggiornato sugli sviluppi», ha scritto in una nota. «È stato confermato che nell'attacco ci sono stati dei feriti. Il mio cuore batte per loro, per le loro famiglie e per tutte le persone coinvolte», ha aggiunto ringraziando i servizi di emergenza che hanno risposto all'attacco. «Dobbiamo, e lo faremo, restare determinati, forti e uniti di fronte al terrore. Chi ci attacca e cerca di dividerci non avrà mai successo», ha dichiarato il sindaco. Ma è lo stesso Khan che dopo un'esplosione a New York che nel 2016 fece 29 feriti disse che gli attacchi terroristici sono «parte integrante della vita in una grande città». Così come sembrano essere diventati, durante la sua amministrazione, parte integranti della vita a Londra anche gli accoltellamenti. Basti pensare che non si registravano così tanti accoltellamenti fatali ad adolescenti dal 2008. Come riportava la Bbc soltanto una settimana fa, quest'anno (con ancora un mese davanti) sono stati 25 i giovani uccisi per le strade della capitale del Regno Unito. Di questi, 23 sono stati accoltellati. A fine 2008 furono di più i morti tra gli adolescenti: 28. Ma meno gli accoltellamenti: 22. Di «epidemia fuori controllo» ha parlato alla Bbc Terry Ceshney, zio di una delle vittime di quest'anno, Jodie di 17 anni. E c'è anche un dato preoccupante che riguarda la giustizia: sono soltanto due gli omicidi di adolescenti che hanno visto i colpevoli consegnati alla giustizia.Infine, uno sguardo ai numeri degli omicidi a Londra. Anche questi sono vicinissimi ai livelli record da dieci anni a questa parte. Sono stati, infatti, 130 quest'anno, mentre nel 2018 furono 132. I grafici diffusi dalle autorità mostrano una certa costanza negli omicidi da arma da fuoco e un'impennata, a partire dal 2016, anno in cui Khan è diventato sindaco, di quelli da coltello.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/terrorista-abbattuto-in-diretta-a-londra-2641480515.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="orrore-anche-in-olanda-aggrediti-con-arma-da-taglio-i-passanti-allaja" data-post-id="2641480515" data-published-at="1780559300" data-use-pagination="False"> Orrore anche in Olanda: aggrediti con arma da taglio i passanti all’Aja A poche ora dalla diffusione delle immagini dell'accoltellamento londinese, anche l'Olanda cade nel dramma dell'ennesima tragedia di stampo terroristico. Anche se nel momento in cui scriviamo non ci sono le conferme da parte delle polizia dell'Aja. Diverse persone sono state ferite in un accoltellamento nella principale via dello shopping della capitale olandese, nella zona di Grote Markstraat. Un sospetto in fuga: la polizia dell'Aja si è limitata a far sapere si essere sulle tracce di un uomo sui 45 anni, dalla carnagione scura. Ieri la via era particolarmente affollata per via del black friday, purtroppo però ci sono altri precedenti in Olanda. A maggio del 2018, tre persone erano state ferite in una strada vicina alla stazione dell'Aja, da un uomo che ha attaccato urlando «Allah Akbar». L'aggressore, che colpì la prima persona in un bar per poi uscire e ferire le altre due, fu poi fermato dalla polizia, dopo essere stato ferito alle gambe. In quel caso le autorità si limitarono a dire che era uno squilibrato. Senza voler fare connessioni con il terrorismo. Eppure l'Inghilterra insegna che ormai quella della lama è l'arma preferita. Una trentina gli attacchi da inizio anno, 135 il record nel 2018. Anche in questo caso Londra, che ha ormai ha superato New York per omicidi mensili, è seguita a ruota da Manchester e Birmingham, città dove la presenza islamica è più forte. Basta qualche numero per inquadrare quella che è un'emergenza. Il cosiddetto «crimine da coltello» sulla rete metropolitana di Londra è aumentato del 43% negli ultimi tre anni. Il numero di accoltellamenti mortali in Inghilterra e Galles dello scorso anno è stato il più alto da quando esistono le statistiche, cioè dal 1946. Inoltre, secondo l'Ufficio nazionale di statistica, una vittima su quattro ha età compresa tra i 18 e i 24 anni. Mentre la politica litiga sulle cause, con chi punta il dito contro i tagli alla polizia e chi accusa le comunità islamiche, un ente benefico, Street Doctos, ha deciso di provare a correre ai ripari dopo l'accoltellamento di due diciassettenni uccisi nella zona Est di Londra. Quest'organizzazione, attiva in sedici città del Regno Unito tra cui la capitale, da marzo organizza nelle scuole programmi di primo soccorso alle vittime di accoltellamenti. Così, sembrano lontanissimi i tempi del 2005 quando quattro attentatori si fecero esplodere uccidendo 52 persone e ferendone circa 700. Fu considerato l'11 settembre europeo. Sei anni più tardi, il 22 maggio 2013, due islamisti hanno sgozzato con un machete il soldato Lee Rigby, 25 anni, reduce dall'Afghanistan. Poi il 2017, con l'attacco a maggio di Khalid Masood sul ponte di Westminster (sei morti) e quello il 3 giugno di tre islamisti sul London Bridge e a Borough Market (otto morti). Soltanto 16 giorni dopo quest'ultimo attentato, il 19 giugno, Darren Osborne, un britannico di 47 anni, ha utilizzato una tecnica cara all'estremismo islamico, quella dal camion contro la folla, nei dintorni della moschea di Finsbury Park uccidendo un uomo. Le modalità sono cambiate e purtroppo il Londonistan sta prendendo piede anche in Olanda.
Donald Trump e Benjamin Netanyahu (Ansa)
Secondo i media della Repubblica islamica, le detonazioni sarebbero state causate da un’operazione militare americana contro infrastrutture presenti sull’isola. L’allarme si è rapidamente esteso ai Paesi del Golfo. Nel Bahrein sono risuonate le sirene d’allarme mentre le batterie antiaeree intercettavano i vettori diretti verso il Paese. In Kuwait si registra un morto e numerosi feriti. A rivendicare gli attacchi è stato il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica. I pasdaran hanno confermato il lancio di missili e droni contro obiettivi militari regionali, sostenendo di aver reagito a una precedente aggressione americana contro Qeshm. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha spiegato che le sue forze sono intervenute per autodifesa dopo aver individuato preparativi offensivi iraniani contro interessi statunitensi e alleati della regione. Secondo la versione americana, nessuno dei missili lanciati da Teheran avrebbe raggiunto il bersaglio e diversi droni diretti contro il traffico commerciale nel Golfo sarebbero stati intercettati.
Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha scritto sui social che «gli americani hanno dimostrato di capire meglio il linguaggio dei missili che quello dei diplomatici». Teheran ha inoltre accusato Kuwait e Bahrein di aver facilitato le operazioni statunitensi consentendo l’utilizzo delle proprie basi militari. Il ministero degli Esteri iraniano ha parlato di una «responsabilità diretta e chiara» dei due Paesi negli attacchi contro la Repubblica islamica. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che le forze armate di Teheran stanno conducendo «azioni difensive» contro siti utilizzati dagli Stati Uniti per operazioni che, secondo l’Iran, minacciano il traffico marittimo civile e violano il cessate il fuoco. Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha rivelato alcuni segnali di apertura da parte dell’Iran sul dossier nucleare. «Hanno accettato di negoziare aspetti del loro programma nucleare che un mese fa, un anno fa, si rifiutavano persino di menzionare», ha dichiarato davanti alla commissione Esteri della Camera, precisando però che ciò non garantisce il successo dei colloqui. Rubio ha inoltre affermato che Mojtaba Khamenei (che Donald Trump vorrebbe incontrare), «è vivo e sempre più attivo», sottolineando che tutte le comunicazioni tra Washington e la leadership iraniana «sono avvenute in forma scritta e tramite intermediari». Rubio ha inoltre sostenuto che «l’operazione militare americana contro l’Iran si è conclusa» e che eventuali future azioni degli Stati Uniti avranno «carattere puramente difensivo», con l’obiettivo di proteggere il traffico marittimo civile nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo continua a far discutere il rapporto tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il presidente americano ha confermato di aver definito il premier israeliano «fottutamente pazzo» durante una telefonata dedicata agli sviluppi della crisi regionale. Trump ha inoltre respinto le accuse di chi sostiene che sarebbe stato trascinato da Netanyahu nello scontro con Teheran. Intervistato dal New York Post, ha dichiarato: «Mi ha ingannato? Sono stato io a cominciare. Ho iniziato perché non possiamo permettere che l’Iran si doti di un’arma nucleare». Il presidente ha poi aggiunto: «Questo riguarda Israele, perché probabilmente sarebbero stati i primi a essere colpiti. Sapete cosa? Se non ci fossi stato io, Israele non esisterebbe adesso». Trump ha ribadito la solidità dell’alleanza con Israele: «Mi piace molto Bibi. Lavoro molto bene con lui. Io sono un presidente in tempo di guerra e lui è un primo ministro in tempo di guerra». Netanyahu ha cercato di smorzare le polemiche. «A volte, come nelle migliori famiglie, abbiamo divergenze tattiche. Troviamo sempre il modo di risolverle», ha dichiarato alla Cnbc. Il premier israeliano ha ribadito la convergenza strategica tra Gerusalemme e Washington: «Siamo d’accordo sulle questioni principali», aggiungendo che «Israele è pronto e anche le forze statunitensi sono pronte» qualora la situazione dovesse precipitare nuovamente. Netanyahu ha attaccato alcuni leader europei, in particolare il presidente francese Emmanuel Macron. «Il modo in cui i leader europei assecondano le minoranze islamiche radicali nei propri Paesi è vergognoso», ha affermato. «Sanno che stiamo proteggendo anche loro, ma non hanno il fegato di alzarsi in piedi e schierarsi dalla parte giusta, quella che salverà la nostra civiltà contro questi barbari».
Nel frattempo l’Ue valuta un ruolo più attivo nello Stretto di Hormuz. L’Alto rappresentante Kaja Kallas propone di affidare all’operazione Aspides un ruolo centrale nelle attività di sminamento come contributo europeo agli sforzi della coalizione franco-britannica. La proposta sarà esaminata dai ministri della Difesa dell’Ue nel prossimo incontro informale a Cipro.
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La colonna di fumo causata dall'attacco ucraino a San Pietroburgo (Getty Images)
Sono stati colpiti un terminal petrolifero nella zona del porto e l’area della vicina isola di Kronstadt, sede di una base navale e di una fabbrica di droni. Alte colonne di fumo nero hanno sovrastato la città e le fonti russe hanno parlato di «diversi feriti».
Robert Brovdi, comandante della forza droni ucraina, ha dichiarato che l’attacco ha «incendiato la nave militare lanciamissili Boikiy», in manutenzione nel bacino di carenaggio di Kronstadt. Si tratta una corvetta da 2.100 tonnellate, di classe Stereguschy, in servizio dal 2013, non direttamente implicata nei combattimenti contro l’Ucraina, ma comunque bersaglio simbolico. Il raid di velivoli senza pilota ha gettato così un’ombra sul Forum a cui il presidente russo Vladimir Putin ha invitato delegazioni di 130 Paesi, fra cui l’Arabia Saudita come nazione ospite e gli Stati Uniti di Donald Trump, che per la prima volta dopo anni ha voluto mandare un funzionario americano, il capo della commissione Belle arti Rodney Mims Cook Jr, per proseguire il disgelo Washington-Mosca passando per la cultura. L’arrivo di Putin a San Pietroburgo per il vertice è stato accompagnato da un blocco di internet e della telefonia mobile in città per «assicurare la sicurezza del presidente». È noto che i droni ucraini, con a bordo carte Sim, sfruttano la rete mobile russa come sistema di guida durante i voli in territorio nemico. L’incursione sull’ex-capitale zarista è stata presentata dal presidente ucraino Volodymir Zelensky come «una risposta giusta e legittima agli attacchi russi». Parlando mentre ospitava a Kiev il segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte, e il presidente del comitato militare dell’alleanza, l’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, giunti in treno nella capitale ucraina per una visita a sorpresa, Zelensky ha affermato che «noi colpiamo solo raffinerie o obiettivi militari». Ma poche ore prima un drone ucraino aveva centrato un autobus di civili russi che transitava dalla regione del Donetsk, annessa alla Russia, causando otto morti e 11 feriti. Come confermato dal governatore locale Denis Pushilin, l’autobus è stato colpito a Jenakijeve, lungo il tragitto con partenza da Mosca e arrivo previsto a Simferopoli, in Crimea. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito «imperdonabile» il raid sul veicolo civile, promettendo che «verrà punito» e ricordando che «l’operazione militare speciale continua per prevenire tali attacchi». Gli ucraini hanno annunciato d’aver colpito con un missile Neptun, di fabbricazione nazionale, la raffineria di petrolio russa di Novoshakhtinsky, nella regione di Rostov, mettendo fuori uso «due impianti di raffinazione del petrolio, ciascuno con capacità fino a 2,5 milioni di tonnellate all’anno, e gli impianti di stoccaggio».
Zelensky ha detto a Rutte che spera di «raggiungere una pace onesta e dignitosa durante l’estate» e s’è detto «pronto a parlare con Putin», rilevando che «spendiamo 50 miliardi di dollari l’anno in armi». Rutte s’è rivolto idealmente ai giovani russi: «Vi stanno rifilando una fregatura. Non sarete addestrati. Avrete equipaggiamento scadente. Se feriti, sarete lasciati a soffrire nel fango e a morire». In parte è propaganda, poiché se i russi continuano a lottare dopo quattro anni è anche perché sono riusciti a migliorare l’efficienza dei loro reparti cercando di limitare le perdite. L’Ucraina ha accumulato enorme esperienza nei droni, i propri e quelli nemici, tanto che Zelensky ha annunciato l’invio di esperti ucraini nella difesa anti-droni in Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, ma spesso gli ordigni vanno fuori rotta.
Ieri il ministero degli Esteri di Atene ha inviato una protesta ufficiale a Kiev dopo aver accertato che era ucraino un drone marittimo Magura V5, sorta di motoscafo telecomandato, rinvenuto da pescatori greci fin dal 7 maggio sulla costa dell’isola di Lefkada, nel Mar Ionio. Il drone marino era implicato in azioni sotto copertura nel Mediterraneo per insidiare le navi cargo della «flotta ombra» russa. Sebbene gli ucraini sostengano di aver abbattuto la scorsa notte 189 su 198 droni russi, utilizzando caccia dell’aviazione, contraerea e disturbi elettronici, la difesa dei cieli resta critica perché non sono mai abbastanza i missili Patriot in grado di intercettare missili balistici e da crociera. Zelensky ha chiesto che l’accordo per l’acquisto di nuovi Patriot dagli Usa, utilizzando parte dei 90 miliardi di euro dei fondi europei, venga attivato «entro venerdì». Riconosce però che l’arrivo di questi missili americani, pur a rilento, non s’è azzerato. Sulla partecipazione statunitense ai negoziati di pace che il tandem Ucraina-Unione Europea auspica con la Russia, ammette: «Ci vorrà tempo poiché per gli Usa la priorità è l’Iran e noi veniamo al secondo posto».
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Sergio Mattarella e Nicole Minetti (Ansa)
Così, dopo un mese e mezzo di chiacchiere, la Procura generale di Milano certifica in un lungo comunicato che Nicole Minetti non ha una doppia vita. L’ex igienista dentale condannata per il caso Ruby e per le spese pazze del Pirellone non ha ingannato Sergio Mattarella. Semmai il presidente della Repubblica si è fatto ingannare dagli articoli del Fatto quotidiano e dagli scivoloni di Sigfrido Ranucci, con i quali per giorni si è accreditato un caso internazionale, che a un certo punto si è cercato di addossare a Carlo Nordio allo scopo neanche troppo nascosto di indurlo alle dimissioni.
La storia è quella della grazia concessa dal capo dello Stato all’ex consigliera regionale. Mattarella, a cui in base alla Costituzione competono in via esclusiva gli atti di clemenza, il 18 febbraio di quest’anno ha cancellato la pena inflitta a Minetti dal Tribunale di Milano. La donna, finita nei guai all’epoca di Silvio Berlusconi per lo scandalo delle Olgettine, avrebbe dovuto scontare tre anni ai servizi sociali, ma i suoi avvocati alla fine di luglio del 2025 inoltrarono al Quirinale una domanda di grazia. Dovendo accudire un minore adottato da lei e dal compagno e bisognoso di cure all’estero, Minetti tramite i legali chiese di essere esentata dall’espiazione della pena. Domanda legittima, che poteva essere accolta o respinta, ma che sul Colle trovò una rapida istruzione e appena una settimana dopo, weekend compreso, il fascicolo riguardante l’ex igienista dentale finì sul tavolo del ministero della Giustizia, inoltrato dal responsabile dell’ufficio grazie di Mattarella. E da via Arenula la richiesta fu spedita a Milano, alla Procura generale della Corte d’appello, per il dovuto parere. In pochi mesi, Minetti fu dunque sollevata da ogni pendenza con la giustizia e autorizzata a occuparsi del figlio adottivo. Tutto bene? Eh, no, perché quando la notizia della grazia divenne di dominio pubblico, ai giornalisti del Fatto quotidiano cominciarono a prudere le mani. Così, a metà aprile, la vicenda di presunti favoritismi nell’adozione, di misteri profondi nella scomparsa della madre del bimbo e pure di oscuri decessi, uniti a un giro di festini a base di coca e donnine allegre in Uruguay, finì in prima pagina, con tanto di testimonianze rigorosamente anonime.
Un giallo internazionale, in luoghi esotici frequentati dal jet set, con sullo sfondo addirittura l’ombra di Jeffrey Epstein, il miliardario pedofilo che ha inguaiato mezzo mondo, governi e regni compresi, era un’occasione troppo ghiotta. Soprattutto se la si poteva rovesciare contro il governo in carica e il ministro della Giustizia. Sono bastati tre o quattro giorni di campagna a tutta pagina e pur di fronte al nulla, perché le testimonianze anonime sono il nulla, al Quirinale, sempre attento all’immagine sacra e inviolabile del presidente, ci dev’essere stata un po’ di tensione. E così ecco partire un secco comunicato per ingiungere al ministero di via Arenula di fare chiarezza e accertare se nella ricostruzione del percorso di grazia alla Minetti fossero stati omessi comportamenti poco commendevoli. Cioè il Colle chiedeva al ministero di verificare se il ministero, che pur nella faccenda non aveva avuto alcun ruolo se non quello di inoltrare la richiesta del Quirinale, avesse compiuto errori. La palla a questo punto è passata alla Procura generale di Milano, che pure aveva concesso il nulla osta, e nel frattempo, mentre le opposizioni reclamavano le dimissioni di Nordio, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci si presentava in tv, da Bianca Berlinguer, per dire che una sua fonte accreditava un viaggio del Guardasigilli a casa della Minetti, in Uruguay. Bum. La bomba era pronta per esplodere e per spazzare via sia il ministro che il suo governo.
Peccato che Nordio non conosca la Minetti e non abbia dunque mai messo piede nella sua casa in Sudamerica. E peccato che adesso la Procura generale abbia accertato che le accuse contro l’ex consigliera regionale, i festini, l’adozione taroccata, l’uccisione del legale e pure la sparizione della madre naturale del bambino adottato siano tutte un’invenzione. In altre parole, una bufala.
A questo punto però si impongono due riflessioni. La prima è sul cosiddetto giornalismo d’inchiesta, che le inchieste le confeziona con le chiacchiere. La seconda invece riguarda Sergio Mattarella, monarca a cui la stampa plaude a ogni sospiro, ma a cui basta qualche titolo del Fatto quotidiano per fare marcia indietro, lasciando che i suoi uffici scarichino le responsabilità di un presunto passo falso su altri.
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