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2025-02-05
Terre rare, Kiev apre allo scambio di Trump
(Ansa)
Nel giorno in cui in Ucraina si contano morti e feriti dell’ultimo attacco missilistico sferrato dalle truppe russe sulla città di Izyum, nella regione di Kharkiv, dove un razzo ha centrato l’edificio che ospita il consiglio comunale uccidendo cinque persone e ferendone almeno 20, a tenere banco è ancora la proposta avanzata a inizio settimana da Donald Trump riguardo la possibilità di scambiare gli aiuti americani con le terre rare di Kiev. Una proposta che è stata subito accolta con soddisfazione da Volodymyr Zelensky, ma criticata dalla Germania. Il presidente ucraino, rispondendo alle domande di alcuni giornalisti, ha mostrato segni di apertura: «Sono già state fissate date per la visita di una delegazione americana e siamo aperti agli investimenti delle loro aziende nelle nostre terre rare. In alcuni posti ci sono davvero grandi depositi di minerali, ma parte delle nostre risorse si trova nella zona occupata dai russi». Zelensky ha inoltre posto l’attenzione circa il pericolo che se questi materiali, tra cui lo scandio, l’ittrio e il gruppo dei lantanoidi, utilizzati in molti apparecchi tecnologici, rimanessero sotto il controllo russo potrebbero presto essere accessibili a Iran e Corea del Nord.
Mosca ha commentato: «Con la sua proposta il presidente americano, Donald Trump, vuole instaurare un nuovo rapporto con Kiev su base commerciale. Ma se vuole contribuire alla fine di questo conflitto è meglio, ovviamente, non fornire aiuti all’Ucraina», ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale ha poi aggiunto: «Se chiamiamo le cose con il loro nome proprio, questa è un’offerta per acquistare aiuti anziché continuare a fornirli gratuitamente o in altro modo».
Motivazioni differenti sono invece quelle che hanno spinto Olaf Scholz a non appoggiare l’offerta messa sul piatto dal tycoon: «Sarebbe molto egoista e autoreferenziale dire che useremo questi fondi solo per sostenere l’attuale difesa. La questione è che l’Ucraina deve avere in futuro un esercito forte. Dovremmo sfruttare queste risorse nazionali per sostenere tutto ciò che sarà necessario dopo la guerra e garantire che l’Ucraina possa finanziare la sua ricostruzione», ha spiegato il cancelliere tedesco, intervenendo a margine del vertice informale tra i leader Ue convocato a Bruxelles dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.
Rimanendo sulla questione degli aiuti militari che la Casa Bianca fornisce a Kiev, ieri è circolata un’indiscrezione di stampa rilanciata dalla Reuters, secondo cui Washington avrebbe sospeso la spedizione di materiale bellico per alcuni giorni, salvo poi ripristinarla dopo che l’amministrazione Trump ha fatto dietrofront rispetto alla volontà iniziale di interrompere tutti gli aiuti all’Ucraina. Tuttavia, stando a quanto confidato dalle fonti interpellate dall’agenzia britannica, all’interno del governo americano ci sarebbero comunque alcune fazioni in forte disaccordo sulla decisione di proseguire il sostegno militare a Zelensky. La notizia della sospensione provvisoria dell’invio di armi, però, non è stata ritenuta credibile da Mosca, con Peskov che ha commentato così: «È ovvio che le forniture Usa all’Ucraina continuano. In realtà, nessuno ha annunciato una sospensione della fornitura di armi». Dopo che da Bruxelles il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, hanno annunciato in coro che «questo è il momento di esercitare la massima pressione sulla Russia» con il 16° pacchetto di sanzioni in arrivo, e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha affermato che occorrerà spendere di più per la difesa comune, il portavoce di Vladimir Putin ha colto ieri l’occasione per ribattere: «Gli sforzi per aumentare le spese della difesa dell’Ue sono, per il Cremlino, miopi e distruttivi. È chiaro che ulteriori aumenti della spesa militare avranno effetti molto negativi che porteranno al deterioramento della situazione economica in Europa, che avrà conseguenze su ogni europeo».
Contestualmente, a Mosca proseguono le indagini per chiarire le dinamiche dell’attentato dinamitardo che ha causato la morte del fondatore del battaglione ArBat, attivo nel Donbass, Armen Sargsyan. Secondo alcune fonti citate dalla Tass, l’esplosione sarebbe stata provocata da un uomo non identificato che avrebbe perso a sua volta la vita. A Kiev, invece, Zelensky si è rivolto alla nazione per annunciare che è al lavoro per garantire un esercito «più moderno ed efficace». Ucraina e Ue hanno inoltre fatto sapere di aver gettato le basi giuridiche per l’istituzione di un tribunale speciale per giudicare il crimine di aggressione commesso dalla Russia.
The Donald accoglie Netanyahu con 1 miliardo di armi americane
La visita di Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, la prima di un capo di Stato straniero dall’insediamento del nuovo presidente statunitense, «dimostra che il presidente Trump continuerà a offrire un solido sostegno a Israele». Lo ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, durante un incontro con i giornalisti. Trump ha dato seguito alle richieste israeliane e ha concesso 1 miliardo di dollari in aiuti militari con la fornitura di 4.700 bombe e altro materiale militare, tra cui bulldozer blindati costruiti da Caterpillar. L’incontro nello Studio Ovale tra Trump e Netanyahu si è tenuto ieri sera alle 22 e al termine della riunione hanno tenuto una conferenza stampa. I due leader hanno discusso il tema della seconda fase dell’accordo per il cessate il fuoco a Gaza e anche dell’accordo di normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita al quale Trump tiene moltissimo al pari del principe ed erede al trono del Regno delle due moschee, Mohammed bin Salman, che però pone la pregiudiziale della nascita di uno Stato palestinese. Ha inoltre avuto colloqui con l’inviato speciale Usa, Steve Witkoff, e il consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Waltz, sul rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas. Infine, ha incontrato Elon Musk , difendendolo dalle recenti polemiche per l’apparente saluto nazista, dalle quali comunque il primo ministro israeliano lo aveva difeso. La stragrande maggioranza degli israeliani attribuisce a Trump un ruolo chiave nell’accordo di cessare il fuoco e nello scambio di ostaggi con Hamas, ritenendo inoltre che potrebbe esercitare pressioni o persino imporre sanzioni a Israele in futuro se questi non si allineerà ai suoi obiettivi politici in Medio Oriente. È quanto emerge da un sondaggio dell’Israel democracy institute, secondo cui il 74% degli ebrei e il 64% degli arabo-israeliani ritiene che l’intesa sia stata raggiunta «grazie all’intervento di Trump».
Intanto in Israele il clima politico si arroventa sempre di più. Ieri il ministro israeliano degli Insediamenti, Orit Strock, ha attaccato frontalmente Netanyahu in merito al proseguo dell’accordo sul cessate il fuoco. Durante un programma di Army Radio, il ministro di estrema destra ha affermato: «Se Netanyahu decide di andare in questa direzione disastrosa allora ci assicureremo il compito che il governo non continui a esistere». Sulla fragile tregua e sull’inizio dei colloqui per la seconda fase dell’accordo tra Hamas e Israele pesa e molto la situazione in Cisgiordania. Ieri mattina due soldati israeliani sono morti dopo un attacco contro un posto di blocco vicino al villaggio di Tayasir. Hamas ha subito rivendicato: «L’attacco di questa mattina a un checkpoint delle Idf vicino al villaggio di Tayasir, a Est di Jenin, è una risposta all’escalation dell’aggressione israeliana in Cisgiordania. il nostro popolo ha diritto a difendersi. Il mancato riconoscimento delle responsabilità dell’occupazione e il silenzio internazionale incoraggiano l’occupazione a commettere una guerra di sterminio in Cisgiordania, simile a quella condotta nella Striscia di Gaza», ha aggiunto l’esponente di Hamas che ha anche confermato che l’attentatore palestinese «è morto da martire». Trump e Netanyahu hanno certamente parlato anche dell’Iran e dei progetti che la Repubblica islamica sta portando avanti sul nucleare. Secondo il New York Times, nuove informazioni di intelligence statunitensi suggeriscono che un gruppo segreto di scienziati iraniani stia studiando un metodo per sviluppare rapidamente un’arma nucleare, nel caso i mullah di Teheran decidessero di procedere in tal senso. L’Iran starebbe cercando una scorciatoia per costruire la bomba, permettendogli di convertire le proprie scorte di uranio in un’arma nel giro di mesi anziché anni, se necessario. Il documento afferma inoltre che queste informazioni sono state raccolte negli ultimi mesi dell’amministrazione Biden e condivise con la squadra di Trump che ha già minacciato come Netanyahu di intervenire militarmente se gli iraniani supereranno questa «linea rossa».
Nel frattempo in Italia, alla Statale di Milano, si sono verificate proteste contro un evento organizzato dai Giovani ebrei italiani (Ugei) insieme ad altre associazioni, incentrato sulle occupazioni universitarie e l’odio verso Israele. Un gruppo di studenti pro Pal ha manifestato fuori dall’aula con slogan contro il sionismo ma la rettrice ha comunque concesso lo spazio e condannato i tentativi di censura. L’evento è proseguito grazie all’intervento della Digos.
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Zelensky: «Pronti a ricevere investimenti da aziende statunitensi per sfruttare le risorse strategiche». Spiazzato il tedesco Scholz che aveva tacciato Washington di «egoismo». Mosca: «Così l’aiuto militare diventa commerciale, meglio smettere».Milano, respinti i pro Pal che volevano bloccare un convegno di studenti ebrei in Statale.Lo speciale contiene due articoli.Nel giorno in cui in Ucraina si contano morti e feriti dell’ultimo attacco missilistico sferrato dalle truppe russe sulla città di Izyum, nella regione di Kharkiv, dove un razzo ha centrato l’edificio che ospita il consiglio comunale uccidendo cinque persone e ferendone almeno 20, a tenere banco è ancora la proposta avanzata a inizio settimana da Donald Trump riguardo la possibilità di scambiare gli aiuti americani con le terre rare di Kiev. Una proposta che è stata subito accolta con soddisfazione da Volodymyr Zelensky, ma criticata dalla Germania. Il presidente ucraino, rispondendo alle domande di alcuni giornalisti, ha mostrato segni di apertura: «Sono già state fissate date per la visita di una delegazione americana e siamo aperti agli investimenti delle loro aziende nelle nostre terre rare. In alcuni posti ci sono davvero grandi depositi di minerali, ma parte delle nostre risorse si trova nella zona occupata dai russi». Zelensky ha inoltre posto l’attenzione circa il pericolo che se questi materiali, tra cui lo scandio, l’ittrio e il gruppo dei lantanoidi, utilizzati in molti apparecchi tecnologici, rimanessero sotto il controllo russo potrebbero presto essere accessibili a Iran e Corea del Nord.Mosca ha commentato: «Con la sua proposta il presidente americano, Donald Trump, vuole instaurare un nuovo rapporto con Kiev su base commerciale. Ma se vuole contribuire alla fine di questo conflitto è meglio, ovviamente, non fornire aiuti all’Ucraina», ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale ha poi aggiunto: «Se chiamiamo le cose con il loro nome proprio, questa è un’offerta per acquistare aiuti anziché continuare a fornirli gratuitamente o in altro modo».Motivazioni differenti sono invece quelle che hanno spinto Olaf Scholz a non appoggiare l’offerta messa sul piatto dal tycoon: «Sarebbe molto egoista e autoreferenziale dire che useremo questi fondi solo per sostenere l’attuale difesa. La questione è che l’Ucraina deve avere in futuro un esercito forte. Dovremmo sfruttare queste risorse nazionali per sostenere tutto ciò che sarà necessario dopo la guerra e garantire che l’Ucraina possa finanziare la sua ricostruzione», ha spiegato il cancelliere tedesco, intervenendo a margine del vertice informale tra i leader Ue convocato a Bruxelles dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.Rimanendo sulla questione degli aiuti militari che la Casa Bianca fornisce a Kiev, ieri è circolata un’indiscrezione di stampa rilanciata dalla Reuters, secondo cui Washington avrebbe sospeso la spedizione di materiale bellico per alcuni giorni, salvo poi ripristinarla dopo che l’amministrazione Trump ha fatto dietrofront rispetto alla volontà iniziale di interrompere tutti gli aiuti all’Ucraina. Tuttavia, stando a quanto confidato dalle fonti interpellate dall’agenzia britannica, all’interno del governo americano ci sarebbero comunque alcune fazioni in forte disaccordo sulla decisione di proseguire il sostegno militare a Zelensky. La notizia della sospensione provvisoria dell’invio di armi, però, non è stata ritenuta credibile da Mosca, con Peskov che ha commentato così: «È ovvio che le forniture Usa all’Ucraina continuano. In realtà, nessuno ha annunciato una sospensione della fornitura di armi». Dopo che da Bruxelles il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, hanno annunciato in coro che «questo è il momento di esercitare la massima pressione sulla Russia» con il 16° pacchetto di sanzioni in arrivo, e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha affermato che occorrerà spendere di più per la difesa comune, il portavoce di Vladimir Putin ha colto ieri l’occasione per ribattere: «Gli sforzi per aumentare le spese della difesa dell’Ue sono, per il Cremlino, miopi e distruttivi. È chiaro che ulteriori aumenti della spesa militare avranno effetti molto negativi che porteranno al deterioramento della situazione economica in Europa, che avrà conseguenze su ogni europeo».Contestualmente, a Mosca proseguono le indagini per chiarire le dinamiche dell’attentato dinamitardo che ha causato la morte del fondatore del battaglione ArBat, attivo nel Donbass, Armen Sargsyan. Secondo alcune fonti citate dalla Tass, l’esplosione sarebbe stata provocata da un uomo non identificato che avrebbe perso a sua volta la vita. A Kiev, invece, Zelensky si è rivolto alla nazione per annunciare che è al lavoro per garantire un esercito «più moderno ed efficace». Ucraina e Ue hanno inoltre fatto sapere di aver gettato le basi giuridiche per l’istituzione di un tribunale speciale per giudicare il crimine di aggressione commesso dalla Russia.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/terre-rare-kiev-apre-scambio-2671100917.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="the-donald-accoglie-netanyahu-con-1-miliardo-di-armi-americane" data-post-id="2671100917" data-published-at="1738767424" data-use-pagination="False"> The Donald accoglie Netanyahu con 1 miliardo di armi americane La visita di Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, la prima di un capo di Stato straniero dall’insediamento del nuovo presidente statunitense, «dimostra che il presidente Trump continuerà a offrire un solido sostegno a Israele». Lo ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, durante un incontro con i giornalisti. Trump ha dato seguito alle richieste israeliane e ha concesso 1 miliardo di dollari in aiuti militari con la fornitura di 4.700 bombe e altro materiale militare, tra cui bulldozer blindati costruiti da Caterpillar. L’incontro nello Studio Ovale tra Trump e Netanyahu si è tenuto ieri sera alle 22 e al termine della riunione hanno tenuto una conferenza stampa. I due leader hanno discusso il tema della seconda fase dell’accordo per il cessate il fuoco a Gaza e anche dell’accordo di normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita al quale Trump tiene moltissimo al pari del principe ed erede al trono del Regno delle due moschee, Mohammed bin Salman, che però pone la pregiudiziale della nascita di uno Stato palestinese. Ha inoltre avuto colloqui con l’inviato speciale Usa, Steve Witkoff, e il consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Waltz, sul rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas. Infine, ha incontrato Elon Musk , difendendolo dalle recenti polemiche per l’apparente saluto nazista, dalle quali comunque il primo ministro israeliano lo aveva difeso. La stragrande maggioranza degli israeliani attribuisce a Trump un ruolo chiave nell’accordo di cessare il fuoco e nello scambio di ostaggi con Hamas, ritenendo inoltre che potrebbe esercitare pressioni o persino imporre sanzioni a Israele in futuro se questi non si allineerà ai suoi obiettivi politici in Medio Oriente. È quanto emerge da un sondaggio dell’Israel democracy institute, secondo cui il 74% degli ebrei e il 64% degli arabo-israeliani ritiene che l’intesa sia stata raggiunta «grazie all’intervento di Trump». Intanto in Israele il clima politico si arroventa sempre di più. Ieri il ministro israeliano degli Insediamenti, Orit Strock, ha attaccato frontalmente Netanyahu in merito al proseguo dell’accordo sul cessate il fuoco. Durante un programma di Army Radio, il ministro di estrema destra ha affermato: «Se Netanyahu decide di andare in questa direzione disastrosa allora ci assicureremo il compito che il governo non continui a esistere». Sulla fragile tregua e sull’inizio dei colloqui per la seconda fase dell’accordo tra Hamas e Israele pesa e molto la situazione in Cisgiordania. Ieri mattina due soldati israeliani sono morti dopo un attacco contro un posto di blocco vicino al villaggio di Tayasir. Hamas ha subito rivendicato: «L’attacco di questa mattina a un checkpoint delle Idf vicino al villaggio di Tayasir, a Est di Jenin, è una risposta all’escalation dell’aggressione israeliana in Cisgiordania. il nostro popolo ha diritto a difendersi. Il mancato riconoscimento delle responsabilità dell’occupazione e il silenzio internazionale incoraggiano l’occupazione a commettere una guerra di sterminio in Cisgiordania, simile a quella condotta nella Striscia di Gaza», ha aggiunto l’esponente di Hamas che ha anche confermato che l’attentatore palestinese «è morto da martire». Trump e Netanyahu hanno certamente parlato anche dell’Iran e dei progetti che la Repubblica islamica sta portando avanti sul nucleare. Secondo il New York Times, nuove informazioni di intelligence statunitensi suggeriscono che un gruppo segreto di scienziati iraniani stia studiando un metodo per sviluppare rapidamente un’arma nucleare, nel caso i mullah di Teheran decidessero di procedere in tal senso. L’Iran starebbe cercando una scorciatoia per costruire la bomba, permettendogli di convertire le proprie scorte di uranio in un’arma nel giro di mesi anziché anni, se necessario. Il documento afferma inoltre che queste informazioni sono state raccolte negli ultimi mesi dell’amministrazione Biden e condivise con la squadra di Trump che ha già minacciato come Netanyahu di intervenire militarmente se gli iraniani supereranno questa «linea rossa». Nel frattempo in Italia, alla Statale di Milano, si sono verificate proteste contro un evento organizzato dai Giovani ebrei italiani (Ugei) insieme ad altre associazioni, incentrato sulle occupazioni universitarie e l’odio verso Israele. Un gruppo di studenti pro Pal ha manifestato fuori dall’aula con slogan contro il sionismo ma la rettrice ha comunque concesso lo spazio e condannato i tentativi di censura. L’evento è proseguito grazie all’intervento della Digos.
Tim Walz (Getty Images)
Secondo tre esponenti del partito a conoscenza delle sue valutazioni, Klobuchar starebbe seriamente considerando una candidatura. La senatrice ha incontrato Walz domenica, hanno confermato fonti istituzionali. «Dopo aver riflettuto a lungo con la mia famiglia e con il mio team durante le festività, sono arrivato alla conclusione di non poter garantire l’impegno totale che una campagna elettorale richiede», ha spiegato Walz in una dichiarazione. «Ogni minuto speso a difendere la mia posizione politica sarebbe un minuto sottratto alla difesa dei cittadini del Minnesota dai criminali che sfruttano la nostra generosità e da chi specula cinicamente sulle nostre divisioni. Per questo ho scelto di fare un passo indietro e di concentrarmi esclusivamente sul lavoro di governo».
Come scrive il Wall Street Journal l’inchiesta sulle frodi, ancora in piena evoluzione e di dimensioni crescenti, ha rappresentato una distrazione costante per Walz e per l’intero Partito democratico del Minnesota, in una fase in cui i dem faticano a ritrovare una leadership nazionale e un peso reale a Washington. Lo scandalo è diventato rapidamente anche uno strumento di attacco per i repubblicani, che lo hanno utilizzato per dipingere il Minnesota e il suo governatore come l’emblema nazionale dello spreco di denaro pubblico e della cattiva amministrazione democratica. Dall’amministrazione Trump sono arrivate critiche quasi quotidiane, accompagnate dalla diffusione sistematica di video e contenuti ostili. Per il presidente Trump, Walz è entrato a pieno titolo nel suo personale «tour di rivincite politiche». Durante i 91 giorni trascorsi sulla scena nazionale come candidato alla vicepresidenza, il governatore aveva assunto il ruolo tradizionale di «cane da guardia», attaccando duramente gli avversari repubblicani e continuando a colpire Trump anche dopo la fine della campagna. Intanto, in Minnesota il clima si è fatto sempre più teso. Sdegno e imbarazzo si sono diffusi ben oltre i confini dello Stato. Influencer conservatori hanno raggiunto il territorio per realizzare video sul caso e mercoledì è prevista un’audizione al Congresso dedicata allo scandalo.
Il passo indietro di Walz innesca ora una corsa interna tra i democratici per individuare un nuovo candidato alla guida di uno Stato che tende storicamente a sinistra, ma che presenta una legislatura quasi perfettamente divisa tra i due schieramenti. Tra i possibili contendenti figurano il segretario di Stato Steve Simon e il procuratore generale Keith Ellison. Tuttavia, Klobuchar resta la figura con il profilo più solido: il maggiore consenso personale, una macchina organizzativa collaudata e una rete politica capillare. Sul fronte opposto, nonostante i repubblicani non conquistino una carica statale in Minnesota dal 2006, circa una dozzina di candidati si preparano alle primarie di agosto per contendersi l’accesso alle elezioni generali di novembre. Tra loro figurano il presidente della Camera statale Lisa Demuth, l’amministratore delegato di MyPillow Mike Lindell, l’imprenditore Kendall Qualls, l’avvocato di Minneapolis Chris Madel e l’ex candidato del 2022 Scott Jensen. Il Partito Repubblicano dispone di un ampio arsenale politico grazie agli sviluppi giudiziari: circa 60 persone sono già state condannate e oltre 90 incriminate in quello che viene descritto come il più grande schema di corruzione dell’era Covid negli Stati Uniti.
La maggior parte degli imputati è di origine somala. Le indagini, coordinate dall’ufficio del procuratore federale del Minnesota, rientrano in un più ampio sforzo del Dipartimento di Giustizia per smascherare i furti ai danni dei programmi di assistenza pubblica. Anche se alcune irregolarità risalgano a periodi precedenti al mandato di Walz, le frodi più estese emerse finora riguardano l’organizzazione no-profit Feeding Our Future, accusata di aver sfruttato un programma federale di nutrizione infantile. I primi 47 imputati sono stati incriminati nel 2022, verso la fine del primo mandato di Walz e durante la presidenza di Joe Biden. Secondo i procuratori, parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per acquistare auto di lusso, immobili, gioielli e viaggi internazionali. L’ammontare complessivo delle somme sottratte attraverso frodi legate a pasti, alloggi, Medicaid e altri servizi resta oggetto di stime divergenti. Il Minnesota Star Tribune ha documentato, sulla base degli atti giudiziari, oltre 200 milioni di dollari, mentre funzionari federali e lo stesso presidente hanno ipotizzato cifre che potrebbero raggiungere diversi miliardi.
Martedì, l’amministrazione Trump ha annunciato il congelamento dei fondi federali destinati all’assistenza all’infanzia in Minnesota, citando nuove accuse di frode che coinvolgerebbero asili nido e che sono state rilanciate da un video divenuto virale. Le principali testate locali hanno però contestato alcune delle affermazioni contenute nel filmato. Le pressioni su Walz non sono arrivate solo dai repubblicani. In uno Stato che ha sempre rivendicato standard elevati di buon governo, anche voci autorevoli del mondo dell’informazione hanno chiesto un passo indietro. David Nimmer, giornalista di lungo corso e dirigente editoriale in pensione, ha invocato le dimissioni del governatore in una lettera pubblicata dallo Star Tribune. «Governatore, il tempo è scaduto: è il momento di farsi da parte. La burocrazia della sua amministrazione ha fallito in modo grave», ha scritto. «Che si parli di milioni o di miliardi, la frode al welfare resta comunque uno scandalo».
Negli ultimi mesi, Walz ha tentato di reagire nominando un ex giudice con un passato nell’FBI e alla guida della principale agenzia anticrimine statale per rafforzare la prevenzione delle frodi. Ha inoltre chiuso un programma considerato vulnerabile e ordinato una revisione esterna della fatturazione Medicaid. «È un problema che mi riguarda direttamente. Ne sono responsabile», ha dichiarato ai giornalisti. «Ma soprattutto, sarò io a risolverlo». Sessantunenne, Walz ha progressivamente spostato la propria azione di governo su posizioni più progressiste, dopo essere stato eletto nel 2018 come figura moderata. La sua esperienza nella campagna presidenziale del 2024, come candidato vicepresidente accanto a Kamala Harris, ha però messo in luce anche una propensione a imprecisioni ed esagerazioni nel racconto del proprio percorso personale e professionale, elementi che hanno ulteriormente indebolito la sua credibilità politica.
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Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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