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2024-12-15
Terna punta sulle interconnessioni per garantire sicurezza energetica
La guerra in Ucraina con il suo shock sui prezzi dell’energia ha dimostrato ancora una volta come sia necessario aumentare le fonti di approvvigionamento e le interconnessioni con gli altri Paesi. Una lezione ancora più vera nel periodo che stiamo vivendo, con continui sconvolgimenti geopolitici, che dall’Ucraina si sono estesi a Israele, Libano e Siria. L’obiettivo è quello di garantire maggior sicurezza, efficienza e adeguatezza al sistema, favorendo al contempo la sostenibilità degli investimenti e permettendo di ridurre le tensioni sui prezzi dell’energia. Un contesto nel quale l’Italia può risultare decisiva per tutta l’Europa, considerando la sua posizione strategica che la rende il naturale hub energetico del Mediterraneo. Non a caso, il governo ha lanciato il Piano Mattei proprio per concretizzare questa possibilità e rafforzare i legami con l’Africa.
In questo quadro Terna, il gestore della rete nazionale, nel piano industriale 2024-2028 ha previsto 16,5 miliardi di euro di investimenti, i più alti nella storia del gruppo, per consolidare il ruolo strategico dell’azienda quale abilitatore del sistema elettrico italiano e, più in generale, rafforzare l’impegno per la transizione energetica, in modo da raggiungere gli obiettivi del Green deal europeo e del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), che prevedono una riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Nell’ultimo piano di sviluppo decennale, Terna ha previsto un investimento complessivo di circa 2 miliardi di euro per le interconnessioni. Una rete interconnessa contribuisce infatti al raggiungimento degli obiettivi posti dalla transizione energetica, consentendo una maggiore integrazione di energie rinnovabili in modo sicuro ed efficiente.
Nello specifico, sono 30 i progetti di Terna di interconnessione elettrica con l’estero in esercizio, con sette Paesi, come riportato dal Pniec: Francia (9 linee), Svizzera (12 linee), Austria (4 linee) Slovenia (2 linee), Grecia e Montenegro (una linea per Paese) e Malta (un collegamento). Come sottolineato nel Pniec, «nel corso del triennio 2021-2023 la capacità di interconnessione ha avuto un incremento di circa 1,8 Gw legato prevalentemente alla frontiera con la Francia. Per la frontiera francese si segnala, infatti, l’entrata in esercizio del primo polo dell’interconnessione Hvdc Italia-Francia a novembre 2022 e del secondo polo ad agosto 2023, che ha messo a disposizione complessivamente ulteriori 1.200 Mw di potenza di scambio tra le due frontiere. In aggiunta, a dicembre 2023 una nuova interconnessione 220 kv in corrente alternata sulla frontiera Italia-Austria è entrata in esercizio garantendo un incremento capacità di trasporto di 300 Mw. Questi potenziamenti si aggiungono alla precedente entrata in esercizio dell’interconnessione Hvdc Italia-Montenegro, avvenuta al termine 2019».
In aggiunta, sono stati pianificati da Terna ulteriori interconnessioni con Francia, Grecia e Tunisia. Di questi, il collegamento sottomarino tra Italia e Corsica Sa.Co.I.3 e l’elettrodotto tra Italia e Tunisia (Elmed) hanno già ottenuto il decreto autorizzativo definitivo del ministero dell’Ambiente. Per quanto riguarda il Sa.Co.I.3, il progetto prevede il rinnovo, l’ammodernamento e il ripotenziamento dell’attuale interconnessione elettrica sottomarina in corrente continua a 200 Kv tra la Sardegna, la Corsica e la Toscana, attiva dal 1992 e ormai giunta al termine della sua vita utile. L’intervento è strategico per mantenere gli opportuni margini di adeguatezza del sistema elettrico della Sardegna e del Paese. Il progetto, autorizzato definitivamente dal ministero dell’Ambiente a settembre 2023, consiste nella realizzazione di un cavo Hvdc (High voltage direct current) tra Sardegna, Corsica e Toscana, con una capacità di trasporto complessiva fino a 400 Mw, e di due stazioni di conversione (Voltage source converter, Vsc) in Sardegna e in Toscana. Per quanto riguarda la Toscana, l’approdo dei cavi sottomarini sarà a Salivoli, nel Comune di Piombino, mentre la stazione elettrica di conversione sorgerà in adiacenza all’esistente impianto di Suvereto. In Sardegna, invece, l’approdo dei cavi sarà a Santa Teresa di Gallura (Sassari), mentre la stazione di conversione verrà realizzata a Codrongianos accanto a quella esistente.
A buon punto anche il progetto in Grecia. A gennaio si è conclusa la fase di consultazione pubblica sul nuovo collegamento tra i due Paesi. L’opera sarà composta da due cavi sottomarini lunghi 250 chilometri con potenza fino a 1.000 Mw e due cavi terrestri in corrente continua di 50 chilometri che uniranno l’approdo di Melendugno (Lecce) a Galatina. A Galatina sorgerà, inoltre, la nuova stazione di conversione che sarà collegata alla rete di trasmissione nazionale. Il raddoppio dell’interconnessione tra la penisola italiana e la Grecia consentirà la gestione in sicurezza dell’intera zona Sud e favorirà approvvigionamenti efficienti di energia, grazie alla possibilità di abilitare nuove risorse attraverso il coupling (l’integrazione con altri mercati elettrici) del mercato elettrico e di mantenere lo scambio di energia tra i due Paesi anche in presenza di manutenzioni.
Centrale l’elettrodotto Italia-Tunisia
L’impegno di Terna, guidata dall’ad Giuseppina Di Foggia, cresce sempre più a livello internazionale, con l’ambizione di rendere l’Italia un hub per tutto il Mediterraneo. In questo senso, un progetto simbolo fra le diverse interconnessioni che Terna sta realizzando è rappresentato da Elmed, l’elettrodotto sottomarino che collegherà il nostro Paese con la Tunisia. Si tratta di un progetto strategico per l’Italia, incluso infatti nel Piano Mattei lanciato dal governo, ma anche per tutta l’Europa, tanto che è un’infrastruttura sulla quale la Commissione europea ha deciso di puntare.
Elmed sarà il primo collegamento elettrico in corrente continua tra Europa e Africa e contribuirà alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico italiano e al raggiungimento dei target fissati a livello nazionale e internazionale. L’opera è stata autorizzata per il tratto italiano dal ministero dell’Ambiente guidato da Gilberto Pichetto Fratin a maggio 2024. Il tratto tunisino dell’infrastruttura è stato autorizzato dal governo tunisino a luglio 2024. Per la realizzazione di Elmed Terna e Steg, la società tunisina per l’energia e il gas, hanno ricevuto 307 milioni di euro dalla Commissione europea tramite Connecting europe facility (Cef), il programma di finanziamento dell’Ue destinato allo sviluppo di progetti chiave per il potenziamento delle infrastrutture energetiche comunitarie. Per la prima volta fondi Cef sono stati assegnati a un’opera infrastrutturale di uno Stato membro e uno Stato terzo. Oltre alle risorse europee, il progetto vede il concorso della Banca mondiale e di alcune istituzioni finanziarie fra cui la Banca europea degli investimenti e Kfw, l’Istituto di credito per la ricostruzione, omologo tedesco della nostra Cassa depositi e prestiti.
L’elettrodotto si snoda tra la stazione elettrica di Partanna, in provincia di Trapani, e quella di Mlaabi, nella penisola tunisina di Capo Bon, per una lunghezza complessiva di circa 220 chilometri (la maggior parte in cavo sottomarino), con una potenza di 600 Mw e una profondità massima di circa 800 metri, raggiunti lungo il Canale di Sicilia. Il cavo sottomarino approderà, per quanto riguarda l’Italia, a Castelvetrano, sempre in provincia di Trapani.
Terna sarà impegnata in Tunisia con un’altra iniziativa, corollario del Piano Mattei, alla quale l’azienda sta lavorando insieme con le istituzioni tunisine: si tratterà di un progetto di responsabilità sociale, ovvero un laboratorio per sviluppare e sostenere le start up e l’industria energetica tunisina, focalizzato su formazione e attrazione dei talenti, attraverso la condivisione di conoscenze e best practice in ambito elettrico. Con Steg, infatti, Terna sta lavorando a una collaborazione strategica e paritaria che punta su energia e innovazione: oltre allo sviluppo infrastrutturale occorre infatti puntare sulla crescita di competenze distintive, supportando le realtà tunisine attive nel campo dell’innovazione tecnologica.
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Il gruppo, che ha già 30 collegamenti con l’estero, investirà 16,5 miliardi fino al 2028. Già autorizzato il progetto Sardegna-Corsica-Toscana. In corso l’iter per raddoppiare il cavo sottomarino con la Grecia.L'elettrodotto Elmed, che unirà Italia e Tunisia, si inserisce nel Piano Mattei: l’obiettivo è diventare l’hub del Mediterraneo. L’infrastruttura ha ricevuto fondi pure da Ue, Bei e Banca mondiale.Lo speciale contiene due articoli.La guerra in Ucraina con il suo shock sui prezzi dell’energia ha dimostrato ancora una volta come sia necessario aumentare le fonti di approvvigionamento e le interconnessioni con gli altri Paesi. Una lezione ancora più vera nel periodo che stiamo vivendo, con continui sconvolgimenti geopolitici, che dall’Ucraina si sono estesi a Israele, Libano e Siria. L’obiettivo è quello di garantire maggior sicurezza, efficienza e adeguatezza al sistema, favorendo al contempo la sostenibilità degli investimenti e permettendo di ridurre le tensioni sui prezzi dell’energia. Un contesto nel quale l’Italia può risultare decisiva per tutta l’Europa, considerando la sua posizione strategica che la rende il naturale hub energetico del Mediterraneo. Non a caso, il governo ha lanciato il Piano Mattei proprio per concretizzare questa possibilità e rafforzare i legami con l’Africa.In questo quadro Terna, il gestore della rete nazionale, nel piano industriale 2024-2028 ha previsto 16,5 miliardi di euro di investimenti, i più alti nella storia del gruppo, per consolidare il ruolo strategico dell’azienda quale abilitatore del sistema elettrico italiano e, più in generale, rafforzare l’impegno per la transizione energetica, in modo da raggiungere gli obiettivi del Green deal europeo e del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), che prevedono una riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Nell’ultimo piano di sviluppo decennale, Terna ha previsto un investimento complessivo di circa 2 miliardi di euro per le interconnessioni. Una rete interconnessa contribuisce infatti al raggiungimento degli obiettivi posti dalla transizione energetica, consentendo una maggiore integrazione di energie rinnovabili in modo sicuro ed efficiente.Nello specifico, sono 30 i progetti di Terna di interconnessione elettrica con l’estero in esercizio, con sette Paesi, come riportato dal Pniec: Francia (9 linee), Svizzera (12 linee), Austria (4 linee) Slovenia (2 linee), Grecia e Montenegro (una linea per Paese) e Malta (un collegamento). Come sottolineato nel Pniec, «nel corso del triennio 2021-2023 la capacità di interconnessione ha avuto un incremento di circa 1,8 Gw legato prevalentemente alla frontiera con la Francia. Per la frontiera francese si segnala, infatti, l’entrata in esercizio del primo polo dell’interconnessione Hvdc Italia-Francia a novembre 2022 e del secondo polo ad agosto 2023, che ha messo a disposizione complessivamente ulteriori 1.200 Mw di potenza di scambio tra le due frontiere. In aggiunta, a dicembre 2023 una nuova interconnessione 220 kv in corrente alternata sulla frontiera Italia-Austria è entrata in esercizio garantendo un incremento capacità di trasporto di 300 Mw. Questi potenziamenti si aggiungono alla precedente entrata in esercizio dell’interconnessione Hvdc Italia-Montenegro, avvenuta al termine 2019».In aggiunta, sono stati pianificati da Terna ulteriori interconnessioni con Francia, Grecia e Tunisia. Di questi, il collegamento sottomarino tra Italia e Corsica Sa.Co.I.3 e l’elettrodotto tra Italia e Tunisia (Elmed) hanno già ottenuto il decreto autorizzativo definitivo del ministero dell’Ambiente. Per quanto riguarda il Sa.Co.I.3, il progetto prevede il rinnovo, l’ammodernamento e il ripotenziamento dell’attuale interconnessione elettrica sottomarina in corrente continua a 200 Kv tra la Sardegna, la Corsica e la Toscana, attiva dal 1992 e ormai giunta al termine della sua vita utile. L’intervento è strategico per mantenere gli opportuni margini di adeguatezza del sistema elettrico della Sardegna e del Paese. Il progetto, autorizzato definitivamente dal ministero dell’Ambiente a settembre 2023, consiste nella realizzazione di un cavo Hvdc (High voltage direct current) tra Sardegna, Corsica e Toscana, con una capacità di trasporto complessiva fino a 400 Mw, e di due stazioni di conversione (Voltage source converter, Vsc) in Sardegna e in Toscana. Per quanto riguarda la Toscana, l’approdo dei cavi sottomarini sarà a Salivoli, nel Comune di Piombino, mentre la stazione elettrica di conversione sorgerà in adiacenza all’esistente impianto di Suvereto. In Sardegna, invece, l’approdo dei cavi sarà a Santa Teresa di Gallura (Sassari), mentre la stazione di conversione verrà realizzata a Codrongianos accanto a quella esistente.A buon punto anche il progetto in Grecia. A gennaio si è conclusa la fase di consultazione pubblica sul nuovo collegamento tra i due Paesi. L’opera sarà composta da due cavi sottomarini lunghi 250 chilometri con potenza fino a 1.000 Mw e due cavi terrestri in corrente continua di 50 chilometri che uniranno l’approdo di Melendugno (Lecce) a Galatina. A Galatina sorgerà, inoltre, la nuova stazione di conversione che sarà collegata alla rete di trasmissione nazionale. Il raddoppio dell’interconnessione tra la penisola italiana e la Grecia consentirà la gestione in sicurezza dell’intera zona Sud e favorirà approvvigionamenti efficienti di energia, grazie alla possibilità di abilitare nuove risorse attraverso il coupling (l’integrazione con altri mercati elettrici) del mercato elettrico e di mantenere lo scambio di energia tra i due Paesi anche in presenza di manutenzioni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/terna-interconnessioni-2670455755.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="centrale-lelettrodotto-italia-tunisia" data-post-id="2670455755" data-published-at="1734262994" data-use-pagination="False"> Centrale l’elettrodotto Italia-Tunisia L’impegno di Terna, guidata dall’ad Giuseppina Di Foggia, cresce sempre più a livello internazionale, con l’ambizione di rendere l’Italia un hub per tutto il Mediterraneo. In questo senso, un progetto simbolo fra le diverse interconnessioni che Terna sta realizzando è rappresentato da Elmed, l’elettrodotto sottomarino che collegherà il nostro Paese con la Tunisia. Si tratta di un progetto strategico per l’Italia, incluso infatti nel Piano Mattei lanciato dal governo, ma anche per tutta l’Europa, tanto che è un’infrastruttura sulla quale la Commissione europea ha deciso di puntare. Elmed sarà il primo collegamento elettrico in corrente continua tra Europa e Africa e contribuirà alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico italiano e al raggiungimento dei target fissati a livello nazionale e internazionale. L’opera è stata autorizzata per il tratto italiano dal ministero dell’Ambiente guidato da Gilberto Pichetto Fratin a maggio 2024. Il tratto tunisino dell’infrastruttura è stato autorizzato dal governo tunisino a luglio 2024. Per la realizzazione di Elmed Terna e Steg, la società tunisina per l’energia e il gas, hanno ricevuto 307 milioni di euro dalla Commissione europea tramite Connecting europe facility (Cef), il programma di finanziamento dell’Ue destinato allo sviluppo di progetti chiave per il potenziamento delle infrastrutture energetiche comunitarie. Per la prima volta fondi Cef sono stati assegnati a un’opera infrastrutturale di uno Stato membro e uno Stato terzo. Oltre alle risorse europee, il progetto vede il concorso della Banca mondiale e di alcune istituzioni finanziarie fra cui la Banca europea degli investimenti e Kfw, l’Istituto di credito per la ricostruzione, omologo tedesco della nostra Cassa depositi e prestiti. L’elettrodotto si snoda tra la stazione elettrica di Partanna, in provincia di Trapani, e quella di Mlaabi, nella penisola tunisina di Capo Bon, per una lunghezza complessiva di circa 220 chilometri (la maggior parte in cavo sottomarino), con una potenza di 600 Mw e una profondità massima di circa 800 metri, raggiunti lungo il Canale di Sicilia. Il cavo sottomarino approderà, per quanto riguarda l’Italia, a Castelvetrano, sempre in provincia di Trapani. Terna sarà impegnata in Tunisia con un’altra iniziativa, corollario del Piano Mattei, alla quale l’azienda sta lavorando insieme con le istituzioni tunisine: si tratterà di un progetto di responsabilità sociale, ovvero un laboratorio per sviluppare e sostenere le start up e l’industria energetica tunisina, focalizzato su formazione e attrazione dei talenti, attraverso la condivisione di conoscenze e best practice in ambito elettrico. Con Steg, infatti, Terna sta lavorando a una collaborazione strategica e paritaria che punta su energia e innovazione: oltre allo sviluppo infrastrutturale occorre infatti puntare sulla crescita di competenze distintive, supportando le realtà tunisine attive nel campo dell’innovazione tecnologica.
Carlo Nordio (Ansa)
Il chiarimento delle Forze di difesa israeliane, secondo cui il fermo sarebbe stato effettuato da un soldato riservista e non da un colono armato, non ha chiuso la vicenda, ma ha spostato il nodo sulla qualificazione giuridica dell’atto e sulle relative responsabilità.
«È evidente che manchi a oggi una sufficiente tutela legislativa per gli atti ostili commessi nei confronti dei nostri militari impegnati in operazioni fuori area in contesti di conflitto armato» spiega l’avvocato Massimiliano Strampelli, docente di diritto militare all’Università Link, richiamando un quadro normativo frammentato e fortemente condizionato da valutazioni politiche più che giuridiche.
Dal punto di vista del diritto penale, il riferimento è l’articolo 8 del Codice penale, che estende la giurisdizione italiana ai delitti commessi all’estero quando ledono un interesse politico dello Stato. In questa prospettiva, la convocazione dell’ambasciatore israeliano costituisce un implicito riconoscimento di tale interesse.
La norma, tuttavia, pone un limite decisivo: la procedibilità dipende dalla richiesta del ministro della Giustizia, trasformando la tutela penale in una scelta politica. In assenza di tale atto, anche ipotesi di reato come il sequestro di persona o la minaccia armata restano sul piano della sola protesta diplomatica: è Carlo Nordio che dovrebbe muoversi in prima persona.
Secondo Strampelli, tuttavia, il problema è ancora più profondo. «L’unica reale tutela sarebbe offerta dal Codice penale militare di guerra che consentirebbe l’applicazione della legge penale militare italiana anche per gli atti ostili commessi in danno di militari italiani da appartenenti ad altre forze armate o comunque belligeranti». Una soluzione tutt’altro che teorica, già sperimentata nella storia recente della Repubblica.
«In effetti tale soluzione è stata percorsa nella Storia della nostra Repubblica solo nel caso di “Enduring Freedom”, quando il Parlamento deliberò l’applicazione per la guerra in Afghanistan della legge n. 6 del 2002, con applicazione del codice penale militare di guerra». Una scelta che ampliava la tutela dei militari italiani, ma che esponeva anche gli stessi militari a un regime sanzionatorio particolarmente severo.
Non a caso, quell’esperienza venne successivamente abbandonata. Il timore era quello di sottoporre il personale italiano a pene molto più afflittive in caso di reati militari, anche quando commessi in danno della popolazione locale o di altri belligeranti. Un equilibrio fragile, che ha portato negli anni a preferire un approccio prudente, se non rinunciatario.
«Oggi però», aggiunge Strampelli, «vi è la consapevolezza che l’attuale regime normativo non tuteli i nostri militari nell’ambito di operazioni in aree operative e conflittuali, essendo ormai ineludibile l’intervento del legislatore». Le missioni definite «di pace» hanno infatti assunto nel tempo caratteristiche sempre più simili a operazioni di sicurezza armata, senza che a tale evoluzione sia corrisposto un adeguamento delle regole.
Ne deriva una tutela disomogenea, spesso rimessa alla sola diplomazia, che il caso dei carabinieri in Cisgiordania ha riportato al centro del dibattito pubblico e giuridico.
«Mi lasci dire che come cittadino e ufficiale dei carabinieri in congedo mi auguro per la dignità dell’Arma che il ministro avanzi richiesta di procedibilità a norma dell’articolo 8 del codice penale, augurandomi che i carabinieri sporgano querela per quanto sofferto», conclude Strampelli. Una presa di posizione che richiama una questione più ampia: la credibilità dello Stato nella tutela dei propri militari all’estero. Senza una riforma chiara, questi episodi rischiano di restare affidati alla politica. Ma la tutela di chi agisce in nome dello Stato non può essere occasionale.
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L'ingresso del locale Le Constellation di Crans-Montana (Ansa)
Non solo bengala e candele pirotecniche. Ma anche petardi e lanciarazzi per i fuochi d’artificio. Un vero «arsenale» per i festeggiamenti accatastato nel magazzino de Le Constellation. È quanto scoperto dagli esperti dell’Istituto forense di Zurigo incaricati dalla procura di Sion. Secondo Jacques Moretti, proprietario del locale insieme alla moglie Jessica, il tutto sarebbe arrivato per iniziativa dei clienti. «Li avranno portati loro», ha detto l’imprenditore, eludendo controlli e sorveglianza. Almeno 6 lanciarazzi Thunder King, 8 petardi lupo p1, oltre a 100 fontane pirotecniche. L’ennesimo elemento fuori posto che va ad aggiungersi alle immagini dei pannelli sorretti da stecche da biliardo. E dei pacchetti di fazzoletti per puntellarli meglio. Una storia, quella degli ormai tristemente famosi strati di poliuretano che hanno preso fuoco e causato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 116, che sembra non finire man mano che emergono dettagli che aggravano lo scenario di incuria e pressappochismo con cui si facevano le cose a Le Constellation. Dopo il fai da te di Jacques, con i pannelli acquistati in un negozio di bricolage e da lui stesso incollati al soffitto, video e chat diffusi dalla tv Svizzera Rts raccontano i tentativi di quello che in linguaggio gergale si direbbe «metterci una pezza». Il goffo tentativo di tenere la «schiuma» incollata in qualche modo almeno fino alle delle gran serate di Capodanno.
Un video di 8 secondi girato a metà dicembre e raccolto dall’avvocato Romain Jordan che assiste numerose famiglie delle vittime, mostra come i pannelli tenuti fermi dalle stecche da biliardo in certi punti sporgono verso il basso. Quindi «a portata» di bengala e scintille.
I messaggi vocali rivelano invece lo scambio di battute tra Moretti e un dipendente di nome Gaetan che gli mostra il cedimento dei pannelli. Jacques gli risponde: «Sì Gaetan, prova a toglierne uno e vedi se cade perché ho messo della schiuma che non conosco… Fammi sapere se va bene… se cade o no, se cade dovremo lasciarli lì, purtroppo». Gaetan ribatte con una serie di messaggi e video fino a che l’imprenditore chiude la conversazione con un certo grado di soddisfazione. «Ok, ne metteremo altri, grazie» e «sì, sembra abbastanza bello, togliete gli altri per favore». Un quadro desolante aggravato ora dalle dichiarazioni di un supertestimone, un fornitore coinvolto nella ristrutturazione del locale che avrebbe consigliato di installare protezioni in schiuma ignifuga che però sarebbero state respinte dai Moretti per ragioni di budget.
Intanto dalla Svizzera arriva un segnale all’Italia. Dopo il rientro a Roma per consultazioni dell’ambasciatore italiano fino a quando la Svizzera non avesse accettato l’immediata costituzione di una squadra investigativa comune, la Procura di Sion ha comunicato che le indagini congiunte tra Italia e Svizzera vedranno il via entro il fine settimana.
Un altro segnale, seppur tardivo, cerca di darlo anche il sindaco di Crans Montana Nicolas Feraud, ben 22 giorni dopo la controversa conferenza stampa del 6 gennaio in cui aveva ammesso che il comune non controllava il locale dal 2020. In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa svizzera Keystone-Sda il primo cittadino ha pensato bene di chiedere scusa per non essersi scusato. E di ammettere di aver sbagliato a non aver dato libero sfogo alle emozioni, tant’è che le preoccupazioni sarebbero talmente intense da non permettergli di dormire la notte e costringendolo a ricorrere ad uno psicologo. «Non mi ha disturbato» la richiesta di dimissioni della stampa italiana, ma piuttosto l’insinuazione di aver «accettato bustarelle», ha aggiunto il primo cittadino. Uno sfogo non richiesto ma probabilmente mosso dalla speranza di placare le critiche che da settimane piovono contro il Comune svizzero e la gestione delle indagini da parte del Cantone. Critiche alle quali si è aggiunto ieri anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della cerimonia del Giorno della memoria al Quirinale. «Le indagini hanno pregiudicato i diritti dei cittadini italiani perché l’arresto è avvenuto in ritardo, loro stessi hanno detto che c’era pericolo di fuga. La reiterazione del reato purtroppo abbiamo scoperto che c’è anche quella e l’inquinamento delle prove è probabile». E poi il tema della cauzione. Troppo bassa. «Se vuoi dare un segnale non chiedi una cauzione di soli 200.000 franchi ma da 1 milione di franchi svizzeri. Sono tutte cose che lasciano sgomenti». Il problema però non sarebbe la Svizzera, ha tenuto a precisare il ministro. Bensì il Cantone che sta seguendo le indagini dov’è accaduto il disastro. «L’unica cosa che si può fare è cambiare i magistrati di Cantone, però è una richiesta che deve fare la Procura». Commenti duri ai quali non si è fatta attendere la stoccata di Berna. «Un principio fondamentale del nostro sistema democratico - ha fatto sapere una nota del Dipartimento degli Affari esteri Svizzero - è la separazione dei poteri, che attribuisce a ciascun potere dello Stato ruoli, compiti e responsabilità propri». Della serie, non si accettano lezioni. Meglio darle agli altri. Si fa per dire.
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(Esercito Italiano)
La cerimonia ha rappresentato un momento significativo nel percorso di ammodernamento della componente terrestre, sviluppato presso il CEPOLISPE, centro di riferimento per la sperimentazione e la validazione dei mezzi e dei sistemi d’arma di interesse dell’Esercito.
Il Lynx costituirà la base del «sistema di sistemi» A2CS (Army Armoured Combat System), imperniato su una flotta di Armored Infantry Fighting Vehicle (AIFV) e su piattaforme derivate. Il sistema è concepito per operare nei moderni scenari operativi e per implementare il concetto di cooperative combat, grazie a soluzioni tecnologiche di nuova generazione, elevata interoperabilità e piena integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2).
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato: «La consegna del veicolo corazzato Lynx, frutto della collaborazione industriale italo-tedesca, rappresenta un passo concreto nel rafforzamento delle capacità terrestri dell’Esercito. Il CEPOLISPE svolge un ruolo centrale nel garantire che i nuovi sistemi rispondano pienamente ai requisiti operativi».
Roberto Cingolani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo, ha sottolineato: «L’avvio delle consegne segna una tappa fondamentale del programma e conferma l’alleanza tra Leonardo e Rheinmetall come punto di riferimento per il rafforzamento della difesa nazionale e della base industriale europea».
In merito alla prima consegna, l’Amministratore Delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha evidenziato: «Il Lynx stabilisce nuovi standard in termini di protezione, versatilità e scalabilità, rafforzando al contempo la cooperazione europea nel settore della difesa».
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, ha infine aggiunto: «Con l’introduzione di questo mezzo inizia concretamente il percorso di meccanizzazione dell’Esercito. La disponibilità di tecnologie avanzate è fondamentale per affrontare le sfide operative future».
La Joint Venture LRMV ha inoltre presentato le principali caratteristiche del nuovo veicolo da combattimento, che costituirà la base tecnologica per oltre 1.000 piattaforme, articolate in diverse varianti e ruoli operativi.
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