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2024-12-15
Terna punta sulle interconnessioni per garantire sicurezza energetica
La guerra in Ucraina con il suo shock sui prezzi dell’energia ha dimostrato ancora una volta come sia necessario aumentare le fonti di approvvigionamento e le interconnessioni con gli altri Paesi. Una lezione ancora più vera nel periodo che stiamo vivendo, con continui sconvolgimenti geopolitici, che dall’Ucraina si sono estesi a Israele, Libano e Siria. L’obiettivo è quello di garantire maggior sicurezza, efficienza e adeguatezza al sistema, favorendo al contempo la sostenibilità degli investimenti e permettendo di ridurre le tensioni sui prezzi dell’energia. Un contesto nel quale l’Italia può risultare decisiva per tutta l’Europa, considerando la sua posizione strategica che la rende il naturale hub energetico del Mediterraneo. Non a caso, il governo ha lanciato il Piano Mattei proprio per concretizzare questa possibilità e rafforzare i legami con l’Africa.
In questo quadro Terna, il gestore della rete nazionale, nel piano industriale 2024-2028 ha previsto 16,5 miliardi di euro di investimenti, i più alti nella storia del gruppo, per consolidare il ruolo strategico dell’azienda quale abilitatore del sistema elettrico italiano e, più in generale, rafforzare l’impegno per la transizione energetica, in modo da raggiungere gli obiettivi del Green deal europeo e del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), che prevedono una riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Nell’ultimo piano di sviluppo decennale, Terna ha previsto un investimento complessivo di circa 2 miliardi di euro per le interconnessioni. Una rete interconnessa contribuisce infatti al raggiungimento degli obiettivi posti dalla transizione energetica, consentendo una maggiore integrazione di energie rinnovabili in modo sicuro ed efficiente.
Nello specifico, sono 30 i progetti di Terna di interconnessione elettrica con l’estero in esercizio, con sette Paesi, come riportato dal Pniec: Francia (9 linee), Svizzera (12 linee), Austria (4 linee) Slovenia (2 linee), Grecia e Montenegro (una linea per Paese) e Malta (un collegamento). Come sottolineato nel Pniec, «nel corso del triennio 2021-2023 la capacità di interconnessione ha avuto un incremento di circa 1,8 Gw legato prevalentemente alla frontiera con la Francia. Per la frontiera francese si segnala, infatti, l’entrata in esercizio del primo polo dell’interconnessione Hvdc Italia-Francia a novembre 2022 e del secondo polo ad agosto 2023, che ha messo a disposizione complessivamente ulteriori 1.200 Mw di potenza di scambio tra le due frontiere. In aggiunta, a dicembre 2023 una nuova interconnessione 220 kv in corrente alternata sulla frontiera Italia-Austria è entrata in esercizio garantendo un incremento capacità di trasporto di 300 Mw. Questi potenziamenti si aggiungono alla precedente entrata in esercizio dell’interconnessione Hvdc Italia-Montenegro, avvenuta al termine 2019».
In aggiunta, sono stati pianificati da Terna ulteriori interconnessioni con Francia, Grecia e Tunisia. Di questi, il collegamento sottomarino tra Italia e Corsica Sa.Co.I.3 e l’elettrodotto tra Italia e Tunisia (Elmed) hanno già ottenuto il decreto autorizzativo definitivo del ministero dell’Ambiente. Per quanto riguarda il Sa.Co.I.3, il progetto prevede il rinnovo, l’ammodernamento e il ripotenziamento dell’attuale interconnessione elettrica sottomarina in corrente continua a 200 Kv tra la Sardegna, la Corsica e la Toscana, attiva dal 1992 e ormai giunta al termine della sua vita utile. L’intervento è strategico per mantenere gli opportuni margini di adeguatezza del sistema elettrico della Sardegna e del Paese. Il progetto, autorizzato definitivamente dal ministero dell’Ambiente a settembre 2023, consiste nella realizzazione di un cavo Hvdc (High voltage direct current) tra Sardegna, Corsica e Toscana, con una capacità di trasporto complessiva fino a 400 Mw, e di due stazioni di conversione (Voltage source converter, Vsc) in Sardegna e in Toscana. Per quanto riguarda la Toscana, l’approdo dei cavi sottomarini sarà a Salivoli, nel Comune di Piombino, mentre la stazione elettrica di conversione sorgerà in adiacenza all’esistente impianto di Suvereto. In Sardegna, invece, l’approdo dei cavi sarà a Santa Teresa di Gallura (Sassari), mentre la stazione di conversione verrà realizzata a Codrongianos accanto a quella esistente.
A buon punto anche il progetto in Grecia. A gennaio si è conclusa la fase di consultazione pubblica sul nuovo collegamento tra i due Paesi. L’opera sarà composta da due cavi sottomarini lunghi 250 chilometri con potenza fino a 1.000 Mw e due cavi terrestri in corrente continua di 50 chilometri che uniranno l’approdo di Melendugno (Lecce) a Galatina. A Galatina sorgerà, inoltre, la nuova stazione di conversione che sarà collegata alla rete di trasmissione nazionale. Il raddoppio dell’interconnessione tra la penisola italiana e la Grecia consentirà la gestione in sicurezza dell’intera zona Sud e favorirà approvvigionamenti efficienti di energia, grazie alla possibilità di abilitare nuove risorse attraverso il coupling (l’integrazione con altri mercati elettrici) del mercato elettrico e di mantenere lo scambio di energia tra i due Paesi anche in presenza di manutenzioni.
Centrale l’elettrodotto Italia-Tunisia
L’impegno di Terna, guidata dall’ad Giuseppina Di Foggia, cresce sempre più a livello internazionale, con l’ambizione di rendere l’Italia un hub per tutto il Mediterraneo. In questo senso, un progetto simbolo fra le diverse interconnessioni che Terna sta realizzando è rappresentato da Elmed, l’elettrodotto sottomarino che collegherà il nostro Paese con la Tunisia. Si tratta di un progetto strategico per l’Italia, incluso infatti nel Piano Mattei lanciato dal governo, ma anche per tutta l’Europa, tanto che è un’infrastruttura sulla quale la Commissione europea ha deciso di puntare.
Elmed sarà il primo collegamento elettrico in corrente continua tra Europa e Africa e contribuirà alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico italiano e al raggiungimento dei target fissati a livello nazionale e internazionale. L’opera è stata autorizzata per il tratto italiano dal ministero dell’Ambiente guidato da Gilberto Pichetto Fratin a maggio 2024. Il tratto tunisino dell’infrastruttura è stato autorizzato dal governo tunisino a luglio 2024. Per la realizzazione di Elmed Terna e Steg, la società tunisina per l’energia e il gas, hanno ricevuto 307 milioni di euro dalla Commissione europea tramite Connecting europe facility (Cef), il programma di finanziamento dell’Ue destinato allo sviluppo di progetti chiave per il potenziamento delle infrastrutture energetiche comunitarie. Per la prima volta fondi Cef sono stati assegnati a un’opera infrastrutturale di uno Stato membro e uno Stato terzo. Oltre alle risorse europee, il progetto vede il concorso della Banca mondiale e di alcune istituzioni finanziarie fra cui la Banca europea degli investimenti e Kfw, l’Istituto di credito per la ricostruzione, omologo tedesco della nostra Cassa depositi e prestiti.
L’elettrodotto si snoda tra la stazione elettrica di Partanna, in provincia di Trapani, e quella di Mlaabi, nella penisola tunisina di Capo Bon, per una lunghezza complessiva di circa 220 chilometri (la maggior parte in cavo sottomarino), con una potenza di 600 Mw e una profondità massima di circa 800 metri, raggiunti lungo il Canale di Sicilia. Il cavo sottomarino approderà, per quanto riguarda l’Italia, a Castelvetrano, sempre in provincia di Trapani.
Terna sarà impegnata in Tunisia con un’altra iniziativa, corollario del Piano Mattei, alla quale l’azienda sta lavorando insieme con le istituzioni tunisine: si tratterà di un progetto di responsabilità sociale, ovvero un laboratorio per sviluppare e sostenere le start up e l’industria energetica tunisina, focalizzato su formazione e attrazione dei talenti, attraverso la condivisione di conoscenze e best practice in ambito elettrico. Con Steg, infatti, Terna sta lavorando a una collaborazione strategica e paritaria che punta su energia e innovazione: oltre allo sviluppo infrastrutturale occorre infatti puntare sulla crescita di competenze distintive, supportando le realtà tunisine attive nel campo dell’innovazione tecnologica.
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Il gruppo, che ha già 30 collegamenti con l’estero, investirà 16,5 miliardi fino al 2028. Già autorizzato il progetto Sardegna-Corsica-Toscana. In corso l’iter per raddoppiare il cavo sottomarino con la Grecia.L'elettrodotto Elmed, che unirà Italia e Tunisia, si inserisce nel Piano Mattei: l’obiettivo è diventare l’hub del Mediterraneo. L’infrastruttura ha ricevuto fondi pure da Ue, Bei e Banca mondiale.Lo speciale contiene due articoli.La guerra in Ucraina con il suo shock sui prezzi dell’energia ha dimostrato ancora una volta come sia necessario aumentare le fonti di approvvigionamento e le interconnessioni con gli altri Paesi. Una lezione ancora più vera nel periodo che stiamo vivendo, con continui sconvolgimenti geopolitici, che dall’Ucraina si sono estesi a Israele, Libano e Siria. L’obiettivo è quello di garantire maggior sicurezza, efficienza e adeguatezza al sistema, favorendo al contempo la sostenibilità degli investimenti e permettendo di ridurre le tensioni sui prezzi dell’energia. Un contesto nel quale l’Italia può risultare decisiva per tutta l’Europa, considerando la sua posizione strategica che la rende il naturale hub energetico del Mediterraneo. Non a caso, il governo ha lanciato il Piano Mattei proprio per concretizzare questa possibilità e rafforzare i legami con l’Africa.In questo quadro Terna, il gestore della rete nazionale, nel piano industriale 2024-2028 ha previsto 16,5 miliardi di euro di investimenti, i più alti nella storia del gruppo, per consolidare il ruolo strategico dell’azienda quale abilitatore del sistema elettrico italiano e, più in generale, rafforzare l’impegno per la transizione energetica, in modo da raggiungere gli obiettivi del Green deal europeo e del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), che prevedono una riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Nell’ultimo piano di sviluppo decennale, Terna ha previsto un investimento complessivo di circa 2 miliardi di euro per le interconnessioni. Una rete interconnessa contribuisce infatti al raggiungimento degli obiettivi posti dalla transizione energetica, consentendo una maggiore integrazione di energie rinnovabili in modo sicuro ed efficiente.Nello specifico, sono 30 i progetti di Terna di interconnessione elettrica con l’estero in esercizio, con sette Paesi, come riportato dal Pniec: Francia (9 linee), Svizzera (12 linee), Austria (4 linee) Slovenia (2 linee), Grecia e Montenegro (una linea per Paese) e Malta (un collegamento). Come sottolineato nel Pniec, «nel corso del triennio 2021-2023 la capacità di interconnessione ha avuto un incremento di circa 1,8 Gw legato prevalentemente alla frontiera con la Francia. Per la frontiera francese si segnala, infatti, l’entrata in esercizio del primo polo dell’interconnessione Hvdc Italia-Francia a novembre 2022 e del secondo polo ad agosto 2023, che ha messo a disposizione complessivamente ulteriori 1.200 Mw di potenza di scambio tra le due frontiere. In aggiunta, a dicembre 2023 una nuova interconnessione 220 kv in corrente alternata sulla frontiera Italia-Austria è entrata in esercizio garantendo un incremento capacità di trasporto di 300 Mw. Questi potenziamenti si aggiungono alla precedente entrata in esercizio dell’interconnessione Hvdc Italia-Montenegro, avvenuta al termine 2019».In aggiunta, sono stati pianificati da Terna ulteriori interconnessioni con Francia, Grecia e Tunisia. Di questi, il collegamento sottomarino tra Italia e Corsica Sa.Co.I.3 e l’elettrodotto tra Italia e Tunisia (Elmed) hanno già ottenuto il decreto autorizzativo definitivo del ministero dell’Ambiente. Per quanto riguarda il Sa.Co.I.3, il progetto prevede il rinnovo, l’ammodernamento e il ripotenziamento dell’attuale interconnessione elettrica sottomarina in corrente continua a 200 Kv tra la Sardegna, la Corsica e la Toscana, attiva dal 1992 e ormai giunta al termine della sua vita utile. L’intervento è strategico per mantenere gli opportuni margini di adeguatezza del sistema elettrico della Sardegna e del Paese. Il progetto, autorizzato definitivamente dal ministero dell’Ambiente a settembre 2023, consiste nella realizzazione di un cavo Hvdc (High voltage direct current) tra Sardegna, Corsica e Toscana, con una capacità di trasporto complessiva fino a 400 Mw, e di due stazioni di conversione (Voltage source converter, Vsc) in Sardegna e in Toscana. Per quanto riguarda la Toscana, l’approdo dei cavi sottomarini sarà a Salivoli, nel Comune di Piombino, mentre la stazione elettrica di conversione sorgerà in adiacenza all’esistente impianto di Suvereto. In Sardegna, invece, l’approdo dei cavi sarà a Santa Teresa di Gallura (Sassari), mentre la stazione di conversione verrà realizzata a Codrongianos accanto a quella esistente.A buon punto anche il progetto in Grecia. A gennaio si è conclusa la fase di consultazione pubblica sul nuovo collegamento tra i due Paesi. L’opera sarà composta da due cavi sottomarini lunghi 250 chilometri con potenza fino a 1.000 Mw e due cavi terrestri in corrente continua di 50 chilometri che uniranno l’approdo di Melendugno (Lecce) a Galatina. A Galatina sorgerà, inoltre, la nuova stazione di conversione che sarà collegata alla rete di trasmissione nazionale. Il raddoppio dell’interconnessione tra la penisola italiana e la Grecia consentirà la gestione in sicurezza dell’intera zona Sud e favorirà approvvigionamenti efficienti di energia, grazie alla possibilità di abilitare nuove risorse attraverso il coupling (l’integrazione con altri mercati elettrici) del mercato elettrico e di mantenere lo scambio di energia tra i due Paesi anche in presenza di manutenzioni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/terna-interconnessioni-2670455755.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="centrale-lelettrodotto-italia-tunisia" data-post-id="2670455755" data-published-at="1734262994" data-use-pagination="False"> Centrale l’elettrodotto Italia-Tunisia L’impegno di Terna, guidata dall’ad Giuseppina Di Foggia, cresce sempre più a livello internazionale, con l’ambizione di rendere l’Italia un hub per tutto il Mediterraneo. In questo senso, un progetto simbolo fra le diverse interconnessioni che Terna sta realizzando è rappresentato da Elmed, l’elettrodotto sottomarino che collegherà il nostro Paese con la Tunisia. Si tratta di un progetto strategico per l’Italia, incluso infatti nel Piano Mattei lanciato dal governo, ma anche per tutta l’Europa, tanto che è un’infrastruttura sulla quale la Commissione europea ha deciso di puntare. Elmed sarà il primo collegamento elettrico in corrente continua tra Europa e Africa e contribuirà alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico italiano e al raggiungimento dei target fissati a livello nazionale e internazionale. L’opera è stata autorizzata per il tratto italiano dal ministero dell’Ambiente guidato da Gilberto Pichetto Fratin a maggio 2024. Il tratto tunisino dell’infrastruttura è stato autorizzato dal governo tunisino a luglio 2024. Per la realizzazione di Elmed Terna e Steg, la società tunisina per l’energia e il gas, hanno ricevuto 307 milioni di euro dalla Commissione europea tramite Connecting europe facility (Cef), il programma di finanziamento dell’Ue destinato allo sviluppo di progetti chiave per il potenziamento delle infrastrutture energetiche comunitarie. Per la prima volta fondi Cef sono stati assegnati a un’opera infrastrutturale di uno Stato membro e uno Stato terzo. Oltre alle risorse europee, il progetto vede il concorso della Banca mondiale e di alcune istituzioni finanziarie fra cui la Banca europea degli investimenti e Kfw, l’Istituto di credito per la ricostruzione, omologo tedesco della nostra Cassa depositi e prestiti. L’elettrodotto si snoda tra la stazione elettrica di Partanna, in provincia di Trapani, e quella di Mlaabi, nella penisola tunisina di Capo Bon, per una lunghezza complessiva di circa 220 chilometri (la maggior parte in cavo sottomarino), con una potenza di 600 Mw e una profondità massima di circa 800 metri, raggiunti lungo il Canale di Sicilia. Il cavo sottomarino approderà, per quanto riguarda l’Italia, a Castelvetrano, sempre in provincia di Trapani. Terna sarà impegnata in Tunisia con un’altra iniziativa, corollario del Piano Mattei, alla quale l’azienda sta lavorando insieme con le istituzioni tunisine: si tratterà di un progetto di responsabilità sociale, ovvero un laboratorio per sviluppare e sostenere le start up e l’industria energetica tunisina, focalizzato su formazione e attrazione dei talenti, attraverso la condivisione di conoscenze e best practice in ambito elettrico. Con Steg, infatti, Terna sta lavorando a una collaborazione strategica e paritaria che punta su energia e innovazione: oltre allo sviluppo infrastrutturale occorre infatti puntare sulla crescita di competenze distintive, supportando le realtà tunisine attive nel campo dell’innovazione tecnologica.
Il cancelliere tedesco Friderich Merz (Ansa)
Molto efficace per descrivere le difficoltà berlinesi è un’immagine proposta da Bloomberg, che ha paragonato Friedrich Merz a Timmy, una balena spiaggiata rimasta bloccata per circa un mese sulla costa tedesca del Mar Baltico. La differenza è che la megattera è riuscita a tornare in mare aperto; il cancelliere, invece, sembra impantanarsi sempre di più. E anche se, allo stato attuale, affermare con certezza che la Germania sia sull’orlo di una crisi costituzionale pare soprattutto una forzatura utile solo a mettere in guardia l’elettorato, possiamo comunque dire che il Paese è in una fase di una complessa transizione, in cui le certezze del passato (stabilità, governabilità, continuità) non sono più garantite.
A oltre un anno dall’insediamento, Merz non è riuscito a centrare i due obiettivi principali del suo mandato: rilanciare l’economia e arginare l’ascesa dell’estrema destra. I dati economici fotografano una crescita modesta: nel primo trimestre il Pil è salito dello 0,3% rispetto allo scorso anno. Risultato migliore delle attese, ma insufficiente se rapportato all’entità degli interventi messi in campo. Il governo ha varato un fondo speciale per le infrastrutture da 500 miliardi di euro per riparare scuole, strade e ferrovie, e sono stati incrementati anche gli investimenti militari, ma lo slancio iniziale si è scontrato con l’aumento dei costi energetici e dell’inflazione che ha eroso la fiducia di famiglie e imprese. La crisi energetica innescata nel Golfo ha ulteriormente complicato il quadro, rendendo sempre più difficile la prospettiva di una ripresa significativa entro il 2026.
Le misure per contenere l’impatto del caro energia sono apparse deboli o difficilmente applicabili. Tra queste, il bonus da 1.000 euro affidato alla volontà dei datori di lavoro, soluzione che non ha convinto nemmeno l’esecutivo federale. Il risultato è un crollo del consenso: solo il 20% dei tedeschi approva l’operato del cancelliere.
Parallelamente, cresce la destra di Afd, che nei sondaggi ha raggiunto il 26-27%, superando per la prima volta l’Unione (Cdu/Csu). Secondo un recente sondaggio, il distacco ha toccato i cinque punti, dato politicamente esplosivo in vista delle prossime elezioni locali. Il tema non riguarda soltanto la tenuta del governo, ma l’equilibrio complessivo del sistema. L’intreccio tra instabilità politica e fragilità economica potrebbe aprire una fase critica, potenzialmente più grave delle crisi del 2008 o della pandemia. Per decenni, la forza della Germania è stata la combinazione di stabilità istituzionale e solidità economica: se questo binomio si incrina, l’intero modello entra in discussione, e le ripercussioni andrebbero ben oltre i confini nazionali. Berlino, infatti, resta il perno economico e uno dei principali attori politici dell’Unione europea: un suo indebolimento inciderebbe inevitabilmente sugli equilibri comunitari.
Oggi, la questione più delicata e complessa per le forze politiche tradizionali è la progressiva riduzione delle alternative. L’abituale flessibilità del sistema tedesco - capace di costruire coalizioni diverse senza traumi - si sta erodendo sotto il peso della frammentazione e della polarizzazione. Le opzioni si restringono, mentre cresce il malcontento, alimentato anche da scelte politiche percepite come sbilanciate, in particolare sulla corsa agli armamenti. L’aver puntato molto, se non tutto, sul riarmo e il non aver affrontato le cause delle difficoltà odierne ha generato fortissima insoddisfazione e insofferenza, confluite nel consenso ad Afd. Per l’Unione europea si tratta di un banco di prova decisivo. Berlino non è Bratislava né Budapest: un’eventuale e possibile affermazione di Afd porrebbe sfide politiche ben diverse da quelle affrontate finora con altri Stati membri. Anche scenari istituzionali dati per possibili, come un eventuale ritorno in Germania di Ursula von der Leyen per la presidenza della Repubblica federale potrebbero essere rimessi in discussione. Per tutte queste ragioni, ciò che accade oggi in Germania non è una questione interna, ma un passaggio cruciale e inedito per l’intera Europa.
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