Mario Delpini (Ansa)
Dall’arcivescovo Delpini, ok all’archistar Boeri per la chiesa dedicata a «fedi diverse».
Si può realizzare il progetto di una nuova chiesa («monastero», lo definiscono) da 350 posti, dunque piccina, in un nuovo quartiere spendendo circa 6 milioni di euro e dove l’architetto che l’ha ideata auspica che il nuovo edificio venga utilizzato da «fedeli di fedi diverse»?
Si può: tutto questo accade a Milano, dove la diocesi ha presentato nei giorni scorsi il progetto del Monastero ambrosiano firmato da Stefano Boeri, «la modalità con cui la diocesi di Milano sarà presente all’interno di Mind, il Milano innovation district, il distretto sorto nell’area dell’Expo 2015. Nel 2023 era stata lanciata una Call for ideas, così la chiamano, che aveva coinvolto realtà ecclesiali, istituzioni, centri di ricerca e studi di architettura: l’obiettivo, decidere che cosa realizzare in quell’area. Da allora, Stefano Boeri ha preso il largo e ha firmato il progetto finale benedetto anche dall’arcivescovo, Mario Delpini, e che si estenderà nell’area all’incrocio tra il Cardo e il Decumano, in un’area che entro il 2030 (anno in cui è prevista la realizzazione del Monastero) ospiterà circa 70.000 persone tra residenti, lavoratori e studenti. Questo Monastero «avrà una presenza stabile di pastorale ordinaria, affidata a una piccola comunità che scandisce i ritmi della preghiera e della vita liturgica». Cinque le mini strutture abitative che ospiteranno i monaci del futuro. Gli altri spazi vedranno la presenza di un Chiostro delle religioni, un Giardino delle religioni, «dove le diverse tradizioni monoteiste presenti a Milano sono richiamate simbolicamente attraverso le essenze vegetali», e una Biblioteca delle religioni.
Boeri ha spiegato che il nuovo Monastero si svilupperà su una superficie di 2.700 metri quadri, 1.100 dei quali destinati agli spazi aperti. La chiesa vera e propria avrà un impianto trigono e potrà accogliere 300-350 fedeli. Ipotizzando la capienza massima, secondo le linee guida ufficiali per la progettazione di nuove chiese pubblicate dall’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, l’aula dell’assemblea sarà grande circa 350 metri quadri. A questa bisogna aggiungere il presbiterio (circa 50 mq), i vani accessorio (atri, corridoi, bagni, depositi: altri 150 mq), la sacrestia (30 mq): si arriva così a poco meno di 600 mq di sola chiesa, poco meno di un quinto dello spazio interessato dall’intervento. Forse un po’ pochino, visto che dovrebbe essere anche la chiesa di riferimenti dell’attiguo quartiere di Cascina Merlata, nuovo di zecca, popoloso ma privo di strutture religiose. Costo stimato? «Edificare nuovi centri parrocchiali», ha ricordato monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la carità, la missione e l’azione sociale, «costa fra i 5 e i 6 milioni di euro. Il Monastero ambrosiano non costerà di meno». I soldi saranno saranno reperiti attraverso una raccolta fondi.
Sui social, i fedeli non hanno preso bene il progetto. C’è chi dubita della funzionalità della struttura per ospitare celebrazioni sacre, chi si chiede «Ma sempre Boeri?», chi (tantissimi) sottolinea che, invece di costruirne uno nuovo, la Curia dovrebbe badare ai numerosi monasteri chiusi o che stanno chiudendo e che rischiano di rovinarsi (e qui il grande accusato è proprio l’arcivescovo Delpini). La domanda, infine, che molti si pongono è: quale è la ratio di una diocesi che finanzia un centro per il sincretismo religioso? Non dovrebbe annunciare Cristo invece di mischiare la fede cristiana con il resto del mondo? Il monastero medievale, al quale quello «ambrosiano» si richiama, era il pilastro della società di allora. Nella visione boeriana, la chiesa è messa in un angolo, lo spazio viene fagocitato dalla mescolanza della fede cristiana con gli altri credo. Lo stesso Boeri, nel rispondere a un commento particolarmente critico di un utente su Facebook che si domandava «Chi dovrebbe usufruire di una simile costruzione?», ha risposto: «Cittadini e fedeli di fedi diverse».
E c’è un altro fattore, da considerare: non è che l’idea del Monastero ambrosiano arrivi troppo tardi? Il 30 gennaio 2022 monsignor Luigi Stucchi, allora collaboratore del vicario episcopale per la vita consacrata della Diocesi di Milano, sottolineava il calo generale delle vocazioni per le congregazioni religiose. Il «monastero contemporaneo, manca dei pilastri fondamentali di un monastero: non è un baluardo della fede. Rischia di essere solo un Bosco orizzontale».
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 19 maggio 2026. L'eurodeputata della Lega Anna Cisint sottolinea i rischi della islamizzazione.
iStock
Oltre 90 morti in Congo. Epidemia a rischio diffusione ma per il nuovo ceppo non c’è cura.
Se non fosse una tragedia annunciata e molto preoccupante (almeno sei americani sarebbero stati contagiati e sono migliaia gli africani esposti con già una novantina di vittime certificate dal ministero della Salute del Congo) verrebbe da dire: morto un virus ce n’è subito un altro.
Stavolta l’allarme è assai più serio di quanto accaduto con la «infection boat», la nave da crociera Hondius arrivata ieri nel porto di Rotterdam e dove a bordo si era sviluppato il focolaio di Hantavirus. L’Oms, come si legge nel bollettino ufficiale, «ha dichiarato, il 17 maggio, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di malattia da virus ebola causata dalla variante Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda».
Il focolaio si è sviluppato nella zona di confine tra Uganda e Sud Sudan, una delle aree più povere e depresse del mondo, ed è già passato in Congo dove questa è la diciassettesima epidemia di un virus insidiosissimo. Il governo congolese ha già preso misure di contenimento. Ma l’interrogativo che più preoccupa è: se si estende il contagio come contrastarlo? Questo ceppo di Ebola, scoperto nel 2007 anche se è lievemente meno letale con un’incidenza del 50% di mortalità rispetto alla variante Zaire che arriva fino al 90% di decessi, non ha nessun vaccino per contrastarlo né alcuna terapia: avvenuto il contagio si possono solo contenere gli effetti e sperare che il sistema immunitario faccia il suo lavoro. Questo però mette in evidenza come l’industria dei vaccini sia più attenta al mercato che alla salute. Anche nel caso dell’Hantavirus si è detto che in nove mesi si poteva arrivare al siero per contrastarlo, adottando come parametro i tempi per la puntura anti Covid. La verità è che l’Hantavirus è stato studiato e l’antidoto c’è, ma non è stato mai ultimato perché non ha mercato.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che ci sono «notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica». Le cifre attestano 246 casi sospetti con 80 decessi sospetti e 8 casi confermati, oltre a due decessi in Uganda e a un focolaio di almeno 80 contagi in Sud Sudan. Secondo le autorità congolesi, i morti in realtà sarebbero 95 e i contagiati 400. A queste cifre va aggiunto quanto riferiscono i Cdc americani: sei operatori sanitari statunitensi esposti al contagio. Sempre i Centers for disease control and prevention di Atlanta, sia pure parlando di rischio basso per la popolazione statunitense, hanno attivato le procedure d’emergenza e per il rimpatrio dei sei contagiati hanno predisposto un primo trasferimento in una base militare in Germania. L’ambasciata Usa a Kinshasa ha contestualmente vietato i viaggi nella provincia dell’Ituri, l’epicentro del focolaio. Da quel che si è saputo la paziente zero sarebbe un’infermiera del Congo che ha accusato la malattia dal 24 aprile. Per stessa ammissione dell’Oms, essendo così rara al variante Bundibugyo, la ricerca scientifica ed economica si è concentrata quasi interamente sul ceppo Zaire di Ebola, per il quale ora esistono vaccini e farmaci efficaci, lasciando un vuoto di ricerca per questa specie. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche precisato che «l’emergenza sanitaria internazionale è comunque uno dei livelli di allerta più alti, secondo solo alla pandemia». Come detto, al momento non ci sono cure. Gli unici provvedimenti terapeutici applicabili una volta che si manifestano i sintomi (febbre alta e forti dolori muscolari, vomito e diarrea, emorragie interne ed esterne) sono reidratazione aggressiva, supporto emodinamico e gestione dei sintomi con farmaci per il dolore, per la febbre e gli antiemetici. Il contagio avviene solo con contatti diretti con infetti, scambio di sangue e fluidi organici.
Continua a leggereRiduci
Carlo Nordio (Ansa)
Il tribunale dei minori dell’Aquila si appella al Csm per chiedere se l’ispezione del ministero sia lecita o invasiva Immancabile la sponda dell’Anm: «Preoccupati». Salvini: «Pensano ai colleghi anziché ai piccoli, vergogna».
Giudici contro bambini: è forse questa la formula più appropriata per descrivere l’attitudine della magistratura che, nel tentativo d’imporre con la legge il principio della cosiddetta «bigenitorialità» o quello di uno stile di vita «appropriato», finisce per usare la forza pubblica contro la volontà dei minori, trasformando la giustizia in un trauma istituzionale che calpesta proprio la sensibilità di chi dovrebbe proteggere. C’è Stella, la bambina di Monteverde (Roma), prelevata a scuola e affidata al padre che, dice la piccola di 6 anni, «mi lega le mani»: la madre, con cui lei voleva stare, non può avvicinarla.
C’è Alba a Padova, una bambina di 5 anni per la quale il Tribunale ha ordinato il prelievo forzoso per trasferirla dal padre, nonostante i pianti e il suo netto rifiuto di vederlo. C’è la bambina di Siracusa, 7 anni, data in affido a una coppia che per lei era ormai la sua famiglia, cui è stato imposto il ricongiungimento con la madre naturale. E poi ci sono i tre bambini della famiglia nel bosco, strappati ai genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, per il loro stile di vita spartano. Dopo le polemiche divampate a seguito della sospensione della responsabilità genitoriale, il ministro della giustizia Carlo Nordio ha inviato l’Ispettorato generale per avere più informazioni sulla scioccante decisione adottata dal Tribunale dei minori dell’Aquila. Ma l’iniziativa del Guardasigilli, adottata per tutelare i tre bambini è stata accolta dalla Giunta esecutiva centrale dell’Anm come lesa maestà: «Esprimiamo la nostra preoccupazione per le modalità con cui sta proseguendo l’ispezione», hanno scritto le toghe dell’Associazione ribadendo il principio dell’indipendenza della magistratura che «non può essere esposta a forme, anche solo potenziali, d’interferenza». La giunta si è appellata nientemeno che al Consiglio superiore della magistratura (Csm), auspicando «un tempestivo chiarimento». Nonostante il ministro sia intervenuto proprio a seguito dei numerosi appelli rivolti alle più alte cariche dello Stato, l’Anm ha espresso «perplessità» sul fatto che «l’attività ispettiva si sia estesa allo sviluppo di un procedimento ancora in corso». Anche Nicoletta Orlandi, presidente del Tribunale dell’Aquila, ha alzato i toni chiedendo, in una lettera al Csm, se la tipologia d’ispezione sia legittima oppure eccessivamente invasiva o potenzialmente dannosa «ai fini dell’autonomia e dell’indipendenza dei giudici». La presidente lamenta che gli ispettori avrebbero chiesto di monitorare l’andamento del procedimento richiedendo l’eventuale acquisizione di atti istruttori. Eppure il compito dell’Ispettorato consiste proprio in questo: osservare il corretto funzionamento degli uffici giudiziari. I loro poteri e limiti operativi sono definiti con precisione dalla legge per evitare che il governo influenzi la magistratura, ma gli ispettori dispongono di ampie facoltà di controllo amministrativo: accesso ai registri, esame e copia dei fascicoli, audizione del personale e segnalazione di illeciti, per poter eventualmente promuovere un'azione disciplinare davanti al Csm, con il limite costituzionale assoluto, stabilito dall’articolo 104 della Costituzione, di non sindacare il merito delle decisioni dei giudici. Di cosa ha paura l’Anm?
Non è tutto: in entrambe le lettere, inviate dall’Associazione e da Orlandi, non c’è alcuna menzione ai bambini e al loro benessere, non sono neanche citati di sfuggita e i loro destini appaiono ormai fagocitati dalla rappresaglia contro il ministro. «Sono solo preoccupati per il “lavoro” dei loro colleghi e non per la salute di quei tre bambini strappati da mesi all’amore di mamma e papà: Vergognatevi!», ha commentato su X Matteo Salvini.
Oggi alle 11 l’avvocato dei genitori Trevallion, l’ex senatore leghista Simone Pillon, si recherà in visita alla casa famiglia e mercoledì incontrerà gli operatori del servizio sociale. «L’obiettivo è sempre quello di creare le condizioni per un dialogo leale nell’interesse dei minori», ha puntualizzato.
Grande preoccupazione anche a Roma per la vicenda di Stella, la bambina di Monteverde che venerdì scorso è stata prelevata a scuola dal padre a seguito di un decreto del Tribunale per i minorenni, che ha disposto il suo collocamento immediato presso l’abitazione paterna, autorizzando perfino l’assistenza della forza pubblica.
Il giudice ha anche ordinato che la madre non si avvicini alla piccola e mantenga una distanza di 500 metri, nonostante la figlia abbia chiesto in tutti i modi di restare con lei. Marina Terragni, Autorità garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, ha presentato ieri un esposto in Procura, «come mio preciso dovere», denunciando che nove giorni fa Stella le ha raccontato che il padre le lega le mani. L’affido appare dunque abnorme. «Tutte le convenzioni internazionali affermano che i bambini, nei provvedimenti che li riguardano, siano ascoltati: quando un bambino non vuol vedere un genitore, spesso c’è una ragione precisa e invece spesso sono il terminale di sofferenza di situazioni difficili». Stella sarà finalmente ascoltata il 25 maggio e le istituzioni possono ancora intervenire: «Il disegno di legge n. 1831, attualmente all’esame del Senato, prevede nuove disposizioni e perizie multidisciplinari, affinché si possa valutare se il provvedimento di allontanamento fa più danni che benefici», spiega Terragni, ma «le leggi già ci sono, basterebbe rispettarle e osservarle. I nuclei vanno sostenuti, quello che conta è il diritto al superiore interesse del minore. Io continuerò a fare ciò che è mio dovere fare, con i miei nulli poteri di sola moral suasion, perché non ne ho altri».
Continua a leggereRiduci







