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Trentini è libero e rientra in Italia: «Grazie al premier e al governo»
Alberto Trentini (Ansa)
Caracas rilascia il cooperante, in cella da oltre 400 giorni, e l’imprenditore Burlò. Entrambi ignoravano l’arresto di Maduro: «È stato tutto inaspettato». Il Papa ha ricevuto la Machado, che giovedì incontrerà Trump.

Che la cattura di Nicolás Maduro stia ridefinendo i rapporti tra l’Italia e il Venezuela è evidente dalla notizia più attesa: Alberto Trentini torna a casa.

Il cooperante italiano, rinchiuso nel carcere El Rodeo a Caracas per 423 giorni, è stato liberato insieme al connazionale Mario Burlò. Ad annunciare la novità, alle 5 di ieri mattina, è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas». Ed è proprio nel luogo della rappresentanza diplomatica italiana che è stata scattata la prima foto dei due: Trentini, che indossa una t-shirt rossa, appare sorridente seppur visibilmente dimagrito. Al suo fianco, Burlò, mostra un volto disteso. I due non erano nemmeno a conoscenza della cattura del dittatore venezuelano: «È stato tutto così improvviso. Inaspettato» ha detto Trentini. Sia il cooperante sia Burlò, che sono in buone condizioni, hanno reso noto di non essere stati «torturati». E mentre aspettava l’aereo per tornare in Italia, l’operatore umanitario ha dichiarato al Tg1: «Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, il governo italiano, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato e ha portato a termine la liberazione mia e di Mario».

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Tensione alle stelle tra Venezuela e Stati Uniti nel Mar dei Caraibi
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro (Getty Images)

L’operazione Southern Spear lanciata da Washington fa salire il rischio di escalation. Maduro mobilita 200.000 militari, denuncia provocazioni Usa e chiede l’intervento dell’Onu, mentre l’opposizione parla di arruolamenti forzati e fuga imminente del regime.

Nel Mar dei Caraibi la tensione fra Venezuela e Stati Uniti resta altissima e Washington, per bocca del suo Segretario alla Guerra Pete Hegseth, ha appena lanciato l’operazione Southern Spear. Questa nuova azione militare è stata voluta per colpire quelli che l’amministrazione Trump ha definito come i narco-terroristi del continente sudamericano ed ha il dichiarato obiettivo di difendere gli Stati Uniti dall’invasione di droga portata avanti da questi alleati di Maduro. Intanto è stata colpita la 21ª imbarcazione, accusata di trasportare droga verso il territorio statunitense, facendo arrivare a circa 80 il numero delle vittime.

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Il Nobel a Machado, il pressing Usa. Finisce l’era Maduro in Venezuela?
Nicolás Maduro (Getty Images)
  • Il premio all’oppositrice è stato un segnale: da allora gli Stati Uniti hanno iniziato a tramare contro il dittatore per accedere alle risorse di Caracas. Russia e Cina non sono disposte a scontrarsi con Trump nei Caraibi.
  • L’analista Giovanni Giacalone: «Il territorio del Paese è vasto e geograficamente articolato. Più probabile il supporto a una rivolta interna».

Lo speciale contiene due articoli.

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  • La guerra civile sta mettendo in evidenza le profonde connessioni economiche e commerciali tra il Venezuela e i suoi principali alleati che, non a caso, hanno scelto di sostenere il regime. E Pechino, così come Mosca, sta cercando di tutelarsi.
  • Nuove tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Russia: settimana scorsa, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha intimato a Washington di non invocare la dottrina Monroe.

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