Quando, lontana dal luccichio dei selfie, la distinzione tra il lecito e l’illecito sembra essersi dissolta sono emerse le accuse che la Procura di Milano ha messo in fila per ricostruire l’ultima epopea dell’influencer suprema: Chiara Ferragni, la diva della digitalizzazione alla quale ieri è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari. Un atto che di solito precede la richiesta di rinvio a giudizio. E se così dovesse essere, la Ferragni rischierà di sfilare su un tappeto meno glamour rispetto a quelli alla quale è abituata: quello dell’aula di un Tribunale penale. L’accusa è di truffa aggravata per aver fatto cassa (2.2 milioni di euro) pubblicizzando dolci «benefici», senza omettere un ritorno di immagine.
Le vicende descritte nell’atto d’accusa sono due: quella del pandoro e quella delle uova pasquali di cioccolato. Per il pm Christian Barilli e per il procuratore aggiunto Eugenio Fusco, «l’operazione commerciale del pandoro Limited edition», e in particolare la «correlazione tra l’acquisto del prodotto e il contributo alla raccolta di fondi a favore dell’Ospedale Regina Margherita di Torino», oltre a produrre un «ingiusto profitto», avrebbe indotto «in errore un numero imprecisato di acquirenti» e quindi causato un «corrispondente danno alle persone offese». Il patto tra la regina dell’influenza digitale e la Balocco prevedeva un compenso per la Ferragni di 1 milione e 75.000 euro, ma l’influencer avrebbe incassato, secondo la Procura, anche un «ritorno di immagine».
Perché il pandoro prometteva non solo una soffice colazione natalizia, ma anche un contributo alla ricerca medica. Peccato che il contributo fosse così esile da farlo apparire, agli occhi degli inquirenti e anche del Codacons (autore dell’esposto), una specie di briciola lasciata cadere dalla tavola imbandita dei profitti: 50.000 euro versati all’ospedale di Torino a fronte di oltre 2 milioni di euro ricavati dalla vendita di 362.577 pandori. Stando ai pm, il 21 novembre 2021 furono sottoscritti due contratti tra la Balocco (Alessandra Balocco è indagata) e le società dell’influencer, per un «corrispettivo» da 1 milione e 75.000 euro, con l’obiettivo di «commercializzare e promuovere il prodotto in edizione limitata [...] per la campagna natalizia 2022» a un «costo medio di acquisto pari a circa 9,37 euro per confezione, a fronte di circa 3,68 euro» della confezione tradizionale. Ma nella campagna promozionale concordata con l’azienda dolciaria, con un comunicato stampa, via social e sul web ai tempi in cui l’influencer aveva quasi 30 milioni di follower, sarebbero state «propalate informazioni fuorvianti» secondo cui il ricavato sarebbe servito «a finanziare un percorso di ricerca promosso dall’ospedale. Si sarebbe omesso «di riferire», ipotizza l’accusa, «che, contrariamente al messaggio promozionale, Balocco [...] aveva effettuato», solo un piccolo versamento in favore dell’ospedale.
Uno schema non molto diverso, ricostruiscono gli inquirenti, riguarderebbe le uova di cioccolato. Il 3 febbraio 2021 sono stati sottoscritti due contratti tra Cerealitalia-ID Spa, società presieduta da Francesco Cannillo (indagato) con Fenice srl e Sisterhood, l’impresa della Ferragni all’epoca presieduta da Fabio Damato, ex braccio destro dell’influencer (dopo l’allontanamento da Damato Ferragni ha chiuso anche il negozio di Milano, mentre il mondo della moda ha cominciato a tenerla a debita distanza, fino a un paio di settimane fa, quando Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana, l’ha invitata al gala alla Scala per la consegna dei Sustainable Awards). Ferragni, per un corrispettivo complessivo di 400.000 euro, per la prima campagna e 750.000 per la seconda (in questo caso le società sono Tbs Crew e Fenice), avrebbe dovuto «promuovere il prodotto in edizione limitata denominato «Uova di Pasqua Chiara Ferragni, sosteniamo i Bambini delle Fate». Anche in questi due casi caso sarebbe stata diffusa al pubblico una informazione attraverso «una pubblicità ingannevole condivisa via social media e web» con una campagna con la quale «venivano propalate informazioni fuorvianti» attraverso frasi come «le mie uova supportano i bambini delle fate». L’azienda produttrice ha in realtà versato per un anno 1.000 euro mensili e per l’altro 2.000 mensili all’associazione dedicata ai piccoli. Anche Cerealitalia-ID avrebbe conseguito ingiusti profitti pari a 5.665.177 euro il primo anno e a 7.459.310 euro il secondo. A questo punto l’inchiesta, oltre a ufficializzare le accuse, ha introdotto una novità, un aspetto che durante la fase delle indagini non era emerso: nel corso dell’ultima operazione legata alle uova non sarebbero state fornite spiegazioni «a chi, attraverso i medesimi canali utilizzati per la promozione del prodotto, avanzava richieste volte a conoscere l’effettiva quota destinata all’iniziativa benefica o pubblicava commenti in tal senso». L’assenza di spiegazioni alle richieste, secondo l’accusa, renderebbe palese la volontà di non rendere trasparente la relazione tra le vendite e la beneficenza.
Ora le difese hanno tempo 20 giorni per presentare atti, memorie o rendere interrogatorio. I difensori della Ferragni, gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, confidano che «dalla fase di confronto con la Procura» emergerà «la non rilevanza penale delle condotte contestate». Poi hanno aggiunto che «Chiara Ferragni ha fiducia nel lavoro della magistratura». E ora dovrà difendersi.
Per Donatella Versace, che con i suoi 400 milioni di patrimonio è, a detta di Celebrity Net Worth, una delle stiliste più ricche del mondo, Chiara Ferragni e il marito non avrebbero nulla di cui scusarsi. Abituata allo star system, a cui sia Fedez sia la moglie appartengono, capisco che una vip divenuta personaggio al punto da essere interpretata in numerosi film, qualche volta anche come macchietta, fatichi a comprendere ciò che è chiaro e lampante ai comuni mortali.
L’influencer ha semplicemente turlupinato i suoi seguaci, facendo credere che, se avessero comprato il pandoro della Balocco, parte del ricavato sarebbe andato all’ospedale che cura i bambini affetti da tumore. Lo stesso pare sia accaduto con le uova di Pasqua di Dolci Preziosi, anch’esse spacciate come strumento per aiutare dei minori con gravi malattie. Non so se la signora dello stile capisce che diffondere messaggi falsi non è solo mancanza di stile e abuso della credulità popolare, ma anche speculazione fatta sulla pelle di persone che soffrono, ovvero cinismo allo stato puro.
Altro che errore di comunicazione, come con aria contrita ha detto Chiara Ferragni dopo aver capito che la multa dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato non era semplicemente una sanzione pecuniaria, ma era seguita da una ammenda assai più grave del milione di euro inflitto, ovvero la censura pubblica sui social. Ci ha messo quattro giorni l’influencer che ha fatto della sua vita, di quella del marito e dei figli, un reality, a capire che l’incidente non era cosa che si sarebbe risolta schierando un team di legali per cercare di alleviare la condanna. Dopo aver detto che lei di contratti come quello con la Balocco ne fa ogni giorno, si è resa conto che la questione non si esauriva nell’assumere un professore esperto di diritto, marchi e sponsorizzazioni. Al mercato, vale a dire al pubblico che la segue, interessano poco i cavilli, ma è ben attento alla sostanza e questa non lasciava spazio a dubbi. Mentre un anno fa Ferragni aveva promesso che con le vendite dei panettoni avrebbe aiutato i bambini malati, nel contratto sottoscritto con la Balocco non c’è neppure l’ombra di qualche cosa che si chiami beneficenza. Anzi, nelle mail aziendali, che l’Autorità ha ottenuto durante l’istruttoria, si fa riferimento all’avidità dell’influencer e della sua squadra. Infatti, con un milione di compenso, quasi tutto il margine dell’operazione veniva assorbito dalle società della Ferragni.
I 50.000 euro finiti all’ospedale non c’entrano nulla con i pandori della signora, perché a staccare l’assegno è stata l’azienda e per di più ben prima che all’orizzonte si intravedesse The Blond salad. Insomma, i bambini malati sono stati un pretesto. Immaginate, ora, chiunque usi dei minori, per di più malati, per fare affari, speculando sulle loro sofferenze e promettendo di donare loro dei soldi ma al puro scopo di moltiplicare i propri utili. Che cosa pensereste di un tipo simile? Quanto meno che non ha cuore. Ecco, è quello che pensano centinaia di migliaia di persone che sono venute a conoscenza del raggiro. E infatti, nel giro di pochi giorni i follower, vale a dire i fan che seguono la Ferragni sui social, sono calati all’improvviso in segno di disapprovazione. E alcune aziende che la sponsorizzavano hanno interrotto la collaborazione.
È solo per questo che lei è corsa ai ripari, truccandosi come una palestinese, mostrando un’immagine dolente e una voce quasi rotta dal pianto. Qualcuno ha fatto il conto di quanto costino i capi e i gioielli che indossava nel video postato sui social, ma non è importante se avesse un capo firmato da 1.000 euro, né che persino le scuse forse siano state sponsorizzate, come quasi tutta la sua vita. No, ciò che conta è che la regina del glamour sembrava Aboubakar Soumahoro. Stesso tono con lacrime trattenute, stesso sguardo diretto in camera per essere più convincente, stessa voglia di apparire buona nonostante le circostanze. Sì, Lady Ferragni, la donna che ha saputo trasformare in oro tutto ciò che la circonda, all’improvviso è apparsa quel che è: uno spot pubblicitario, per di più anche poco credibile, perché nel giro di poche ore le segnalazioni di altri raggiri con uso di chi soffre a scopo commerciale si sono moltiplicate e qualcuno si è preso la briga di passare ai raggi X anche l’altra industria della beneficenza, ossia quella del compagno (in tutti i sensi) Fedez, con il risultato che i Ferragnez, dalla soap opera in cui hanno recitato per anni rischiano di passare a un’opera horror.
Capisco il soccorso rosa di un’icona della moda come Donatella Versace, ma non penso che basterà il suo intervento a recuperare una reputazione su cui si regge l’impero milionario della coppia con la doppia F. Soprattutto se qualcuno si renderà conto che anche fregatura comincia con «f».
Per Donatella Versace, che con i suoi 400 milioni di patrimonio è, a detta di Celebrity Net Worth, una delle stiliste più ricche del mondo, Chiara Ferragni e il marito non avrebbero nulla di cui scusarsi. Abituata allo star system, a cui sia Fedez sia la moglie appartengono, capisco che una vip divenuta personaggio al punto da essere interpretata in numerosi film, qualche volta anche come macchietta, fatichi a comprendere ciò che è chiaro e lampante ai comuni mortali.
L’influencer ha semplicemente turlupinato i suoi seguaci, facendo credere che, se avessero comprato il pandoro della Balocco, parte del ricavato sarebbe andato all’ospedale che cura i bambini affetti da tumore. Lo stesso pare sia accaduto con le uova di Pasqua di Dolci Preziosi, anch’esse spacciate come strumento per aiutare dei minori con gravi malattie. Non so se la signora dello stile capisce che diffondere messaggi falsi non è solo mancanza di stile e abuso della credulità popolare, ma anche speculazione fatta sulla pelle di persone che soffrono, ovvero cinismo allo stato puro.
Altro che errore di comunicazione, come con aria contrita ha detto Chiara Ferragni dopo aver capito che la multa dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato non era semplicemente una sanzione pecuniaria, ma era seguita da una ammenda assai più grave del milione di euro inflitto, ovvero la censura pubblica sui social. Ci ha messo quattro giorni l’influencer che ha fatto della sua vita, di quella del marito e dei figli, un reality, a capire che l’incidente non era cosa che si sarebbe risolta schierando un team di legali per cercare di alleviare la condanna. Dopo aver detto che lei di contratti come quello con la Balocco ne fa ogni giorno, si è resa conto che la questione non si esauriva nell’assumere un professore esperto di diritto, marchi e sponsorizzazioni. Al mercato, vale a dire al pubblico che la segue, interessano poco i cavilli, ma è ben attento alla sostanza e questa non lasciava spazio a dubbi. Mentre un anno fa Ferragni aveva promesso che con le vendite dei panettoni avrebbe aiutato i bambini malati, nel contratto sottoscritto con la Balocco non c’è neppure l’ombra di qualche cosa che si chiami beneficenza. Anzi, nelle mail aziendali, che l’Autorità ha ottenuto durante l’istruttoria, si fa riferimento all’avidità dell’influencer e della sua squadra. Infatti, con un milione di compenso, quasi tutto il margine dell’operazione veniva assorbito dalle società della Ferragni.
I 50.000 euro finiti all’ospedale non c’entrano nulla con i pandori della signora, perché a staccare l’assegno è stata l’azienda e per di più ben prima che all’orizzonte si intravedesse The Blond salad. Insomma, i bambini malati sono stati un pretesto. Immaginate, ora, chiunque usi dei minori, per di più malati, per fare affari, speculando sulle loro sofferenze e promettendo di donare loro dei soldi ma al puro scopo di moltiplicare i propri utili. Che cosa pensereste di un tipo simile? Quanto meno che non ha cuore. Ecco, è quello che pensano centinaia di migliaia di persone che sono venute a conoscenza del raggiro. E infatti, nel giro di pochi giorni i follower, vale a dire i fan che seguono la Ferragni sui social, sono calati all’improvviso in segno di disapprovazione. E alcune aziende che la sponsorizzavano hanno interrotto la collaborazione.
È solo per questo che lei è corsa ai ripari, truccandosi come una palestinese, mostrando un’immagine dolente e una voce quasi rotta dal pianto. Qualcuno ha fatto il conto di quanto costino i capi e i gioielli che indossava nel video postato sui social, ma non è importante se avesse un capo firmato da 1.000 euro, né che persino le scuse forse siano state sponsorizzate, come quasi tutta la sua vita. No, ciò che conta è che la regina del glamour sembrava Aboubakar Soumahoro. Stesso tono con lacrime trattenute, stesso sguardo diretto in camera per essere più convincente, stessa voglia di apparire buona nonostante le circostanze. Sì, Lady Ferragni, la donna che ha saputo trasformare in oro tutto ciò che la circonda, all’improvviso è apparsa quel che è: uno spot pubblicitario, per di più anche poco credibile, perché nel giro di poche ore le segnalazioni di altri raggiri con uso di chi soffre a scopo commerciale si sono moltiplicate e qualcuno si è preso la briga di passare ai raggi X anche l’altra industria della beneficenza, ossia quella del compagno (in tutti i sensi) Fedez, con il risultato che i Ferragnez, dalla soap opera in cui hanno recitato per anni rischiano di passare a un’opera horror.
Capisco il soccorso rosa di un’icona della moda come Donatella Versace, ma non penso che basterà il suo intervento a recuperare una reputazione su cui si regge l’impero milionario della coppia con la doppia F. Soprattutto se qualcuno si renderà conto che anche fregatura comincia con «f».
La battuta definitiva sull’uovo di Pasqua è in un meme che circola in questo periodo sui social network, ritrae una tavoletta di cioccolato e recita: «L’uovo di Pasqua del terrapiattista». Comicità a parte, l’uovo di Pasqua, prima un vero uovo, oggi un uovo di cioccolato con dono all’interno, è un’istituzione del cibo festivo italiano, non meno di colomba e panettone. Festivo e, non da oggi ma ancora oggi, cristiano. Intendiamoci, la potente simbologia dell’uovo come contenitore di vita non nasce con la cristianità. L’uovo, simbolo cosmogonico nell’India, Africa, America ed Europa antiche indagato anche da Mircea Eliade, diventò poi rappresentante della rinascita della natura in primavera. Con questo significato si donavano le uova di gallina a fine inverno già in epoca pre cristiana. Poi, la cristianità adattò la simbologia a significare anche la rinascita, o meglio la Resurrezione, di Gesù. In Mesopotania i primi cristiani, scrive Wilson D. Wallis in Culture and progress, coloravano con erbe le uova di rosso in ricordo del sangue versato da Gesù sulla croce. Ancora nel Medioevo, per la festa della Resurrezione ossia la Pasqua si donavano uova di gallina, magari decorate, che con il tempo, gli influssi culturali che vedremo, il consumismo, la civiltà dell’abbondanza, la rivisitazione di usanze e ricette e la laicizzazione di festività in precedenza religiose o la semplice evoluzione di tradizioni storiche sono diventate di cioccolato. E quello che, accanto ai cristiani che festeggiano la Resurrezione, altri celebrano oggi non è la rinascita di Gesù, ma solo quella primaverile: l’uovo non rappresenta la perpetuazione divina della vita di Gesù ma il guscio di un regalo. Oltre che la lavagna ideale per la brandizzazione. Brandizzazione che avviene a due livelli. Il primo trasforma l’uovo di Pasqua in uovo di Pasqua di, per esempio, Ernst Knam. Che il sommo pasticcere tedesco-milanese firmi il suo uovo è comprensibile ed è bello scoprire, ogni anno, la sua nuova collezione pasquale. Collezione pasquale? Sì, anche chef e pasticceri ideano e propongono novità in virtù delle stagioni e di vari altri appuntamenti, non solo gli stilisti. Il secondo livello è quello della brandizzazione da parte di outsider del food professionale, fenomeno di sfruttamento commerciale di un nome famoso per altri motivi. C’è poi l’uovo fatto d’altro, come l’uovo di Pasqua che in realtà è un caciocavallo pieno e con una soppressata del Vallo di Diana all’interno, nascosta nel cacio come facevano gli emigranti meridionali del Novecento per portare gli insaccati all’estero. Si chiama Uovo di Cacio Emigrante e lo fa il Caseificio S. Antonio di Sala Consilina. C’è anche il Cacio Uovo Di Santo, un caciocavallo a forma di uovo di Pasqua e come tale incartato ideato nel 2012 dal caseificio Di Santo di Cesa. Elaborare una materia atipica, alimentare o meno che sia, cioè non usare uova vere e nemmeno uova di cioccolato può sembrare un’idea tutta odierna, ma in realtà già nel Medioevo (oltre a decorare con fiori e foglie uova vere) i nobili si scambiavano uova artificiali rivestite di platino, oro e argento. Usanza magnificata dall’orafo Peter Carl Fabergé che nel 1885 fu incaricato dallo zar Alessandro III di Russia di creare per la Pasqua un uovo gioiello per la zarina Maria Fëdorovna. Egli ideò un uovo di platino smaltato di bianco contenente un tuorlo d’oro che a sua volta conteneva due regali, una piccola corona imperiale con rubino a forma d’uovo e una gallinella d’oro. L’uovo di Fabergé divenne leggendario, da allora ne sono state creati tanti altri, tutti meravigliosi, e sulla scia di questa leggendarietà si è diffusa - gli influssi culturali di cui sopra - la tradizione del dono all’interno dell’uovo di cioccolato. L’impatto sul pesoforma dell’uovo di Pasqua di cioccolato non è eccessivo, poiché lo mangiamo solo a Pasqua. Inoltre, lo spessore del cioccolato modellato a uovo è circa 1/4 di quello di una tavoletta.
Un uovo può pesare tra i 150 e i 300 g e le sue calorie dipendono dal cioccolato col quale è fatto. Cioccolato extrafondente, fondente, al latte, bianco: sono questi i gusti classici (anche se si sta diffondendo la moda di rivestire l’interno o l’esterno del cioccolato di semi oleosi o frutta secca).
È importante non esagerare e mangiarne un tocchetto, da 20 a 40 g, dose ideale di cioccolato in generale. Un tocchetto di cioccolato è il classico quadrato in cui sono divise le tavolette. Il cioccolato fondente, con percentuale di cacao tra 43 e 69%, ha 546 cal ogni 100 g. Il cioccolato extrafondente, cacao dal 70%, ha 550 calorie, il cioccolato al latte 535 e il cioccolato bianco 539. Consumare 42 grammi di cioccolato con 81% di cacao cioè extra fondente al giorno, abbinati ad una buona dieta dimagrante, fa perdere il 10% in più di peso rispetto alla diminuzione ponderale legata soltanto ad un regime ipocalorico. Ciò dipende da un antiossidante che brucia i grassi e migliora la massa muscolare, cioè il flavonolo epicatechina. L’esercizio aerobico aumenta il numero di mitocondri nelle cellule dei muscoli e l’epicatechina del cacao fa la stessa cosa. L’ideale, comunque, resta coniugare il consumo di (poco) cioccolato a una dieta a basso impatto calorico e/o l’esercizio sportivo. Se aggiungiamo cioccolato, magari in grandi quantità, a una dieta che ci fa ingrassare, ovviamente non potremo perdere peso… Però, nei giorni di Pasqua, che nella specificità cristiana sanciscono anche la fine della Quaresima, non è il caso di stare a pesare l’alimentazione con la bilancia. Il cioccolato, sempre un po’, fa bene anche per altri motivi: ha effetto antidepressivo, perché aumenta la produzione di endorfine e serotonina, ha effetto antietà perché i suoi flavonoidi e antiossidanti migliorano la compattezza della pelle, contrastano i radicali liberi e l’invecchiamento cellulare, fa bene al cuore. Insomma, buona Pasqua e… Buon uovo di Pasqua!






