Quando comprerete un etto di prosciutto sappiate che state pagando la colazione a un emiro affacciato sullo stretto di Hormuz che fa scatenare l’inflazione e lo rende ancora più salato. Un paradosso? Niente affatto: un po’ dell’Iva va a finanziare le albagie di Ursula von der Leyen che pensando solo alle armi vuole distruggere l’agricoltura europea.
È convinta che con il pollo alla salmonella del Brasile, il grano al glifosato del Canada e il Parmesan argentino e australiano ce la caviamo. O meglio se la cava la sua Germania che a questi paesi vende le sue vecchie Mercedes. Ma ora c’è qualcosa di più e di molto più grave: mentre la Von der Leyen non si preoccupa minimamente della sicurezza alimentare e vuole solo quella militare - ancora una volta per finanziare le fabbriche tedesche - in molte parti del mondo pensano: primum vivere deinde philosophari. Si è scoperto – lo rivela Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo che ha già predisposto un’interrogazione, ma lo sanno anche gli europarlamentari Verdi che hanno sollevato la questione mentre il Pd applaude comunque Ursula – che i primi beneficiari della Pac sono gli Emirati arabi uniti. I signori del petrolio si sono messi in tasca in cinque anni 71 milioni di euro di contributi agricoli.
La loro azienda rumena, la Agricost che ha 57.000 ettari sulla l’Insula Mare a Brăilei sul Danubio, è la prima beneficiaria di contributi europei: 10,5 milioni di euro solo nel 2024. Mentre l’Europa ha perso in trent’anni 120 milioni di ettari coltivati dalle parti di Dubai si sono accorti che non di solo petrolio vive l’uomo. E hanno varato un piano straordinario di acquisizione di terreni visto che loro hanno solo deserto (agli israeliani, ma restano unici, è riuscito però di fertilizzarlo). Il progetto lanciato nel 2012 si chiama Al Dahra ha sede a Dubai e ha messo insieme in 17 paesi circa mezzo milione di terreni coltivati. In Europa possiede aziende agricole in Romania, in Spagna dove si è buttata anche nel business dell’olio d’oliva e in Italia dove ha la proprietà della Unifrutti. Secondo un’inchiesta di DeSmog, organizzazione no profit che monitora i mercati alimentari, condivisa con The Guardian, El Diario e G4Media attraverso il fondo sovrano emiratino ADQ la famiglia Al Nahyan sta controllando non solo i terreni, ma tutta la filiera agroalimentare connessa e ha ricevuto negli ultimi cinque anni 110 pagamenti di fondi Pac (politica agricola comunitaria) da Bruxelles appunto per 71 milioni di euro.
Oltre all’aspetto economico che fa risultare come l’Ue sia in mano a eurocrati ciechi e sordi capaci solo di seguire i regolamenti senza domandarsi dove vanno a finire i soldi (il Pnrr è un caso emblematico) c’è un aspetto politico decisivo. Quando Ursula von der Leyen si è presentata col nuovo bilancio comunitario – quello che lei vorrebbe finanziare con altre tasse a carico dei cittadini europei per poi stornare i contributi ai signori del petrolio – ha affermato che bisognava ridurre i fondi della Pac (cancellando per esempio quelli per lo sviluppo rurale) per destinarli al riarmo, salvo girarne il 20% all’Ucraina quando entrerà nell’Ue. Alla baronessa hanno spiegato che la sicurezza alimentare è indispensabile tanto quanto quella militare. Lei al contrario degli emiri non l’ha capito. A Dubai il progetto Al Dahra è stato varato perché gli Emirati importano il 90% del loro fabbisogno alimentare e non vogliono più dipendere dall’estero. Ma l’Europa è generosa ha dato loro una mano versando i famosi 71 milioni.
Che sono sottratti ai coltivatori europei e segnatamente a quelli italiani. Dopo una lunga battaglia l’Italia è riuscita a ottenere che il taglio ai contributi Pac deciso dalla Von der Leyen venisse azzerato, anzi il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha ottenuto una maggiore rapidità nell’erogazione dei fondi e il limite dei centomila euro per singolo contributo. Ma è limite, come si vede, facilmente aggirabile. L’idea della presidente della Commissione è ancora quella di usare i prodotti agricoli come merce di scambio (come col Mercosur, il Ceta, l’FTA con l’Australia) in danno dei piccoli coltivatori. Per questo Paolo Borchia nella sua interrogazione alla Von der Leyen insiste: «Trovo riassunte, in un unico caso, numerose storture della Pac. Impressiona come l’Ue finanzi un regime autoritario che limita la libertà d’espressione, imprigiona i dissidenti e criminalizza l’omosessualità. Questi fondi Pac finiscono per sostenere la sicurezza alimentare di un Paese extra-Ue, piuttosto che garantire quella dei Paesi europei. Voglio perciò sapere se la Commissione è a conoscenza di questi fatti e se non pensa che si debbano introdurre obblighi di maggiore trasparenza ed eventuali limiti per i fondi sovrani di Paesi terzi». Per ora i soldi dell’Ue a Dubai sono una Pac-chia!






