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«Il rinvio a settembre della discussione al Senato del Ddl Zan sia un tempo di riflessione. Il calendario del Senato dimostra quello che dicevamo da mesi, le urgenze sono altre. E ora grazie alla sensibilizzazione portata avanti nell'opinione pubblica da parte di tutti noi impegnati per le famiglie e per i bambini, non solo l'opinione degli italiani su questa norma liberticida è cambiata, ma anche quella del Parlamento sta evolvendo. Avanti così per vincere. La libertà non va in vacanza, il ddl Zan sì» ha dichiarato Toni Brandi presidente di Pro Vita e Famiglia dopo la discussione odierna sul Ddl Zan che ha portato a un nulla di fatto per ora.

«Noi continueremo con iniziative informative di ogni tipo nelle piazze e a informare sulla rete i genitori e gli italiani tutti, sulla pericolosità di introdurre bavagli alle libere opinioni e di portare certe tematiche sensibili nelle classi di ogni ordine e grado. Siamo convinti che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti e che tutti debbano essere tutelati contro la violenza, ma siamo altresì convinti che nessuno possa introdurre la propria ideologia nella mente dei nostri figli» ha concluso Jacopo Coghe, vice presidente di Pro vita e Famiglia.

Matteo Renzi (Ansa)

«Lo ammette anche Matteo Renzi che sicuramente non è un fan di Pro vita & Famiglia quando chiede di togliere i riferimenti all'identità di genere e alle scuole nel Ddl Zan: il gender c'è e non deve entrare nelle scuole!» così Toni Brandi, presidente di Pro Vita e Famiglia onlus dopo aver letto l'intervista del leader di Italia Viva su Fanpage.

«Come abbiamo già avuto modo di dimostrare nel nostro dossier gender - conclude Jacopo Coghe, vice presidente della onlus - Pro Vita & Famiglia riceve continuamente segnalazioni di progetti ispirati alla teoria gender applicati nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Queste vergognose "lezioni" avvengono già nelle aule scolastiche senza il Ddl sull'omotransfobia e spesso vengono nascoste nei corsi contro il bullismo per poi rivelarsi corsi sulla teoria gender. E ora che anche il leader di IV lo ammette, ci chiediamo con quale faccia Alessandro Zan oggi scriva e comunichi che la teoria gender sarebbe una fake creata da Salvini e Meloni? Se non vuole ascoltarci, ascolti Matteo Renzi, a cui deve la sua elezione ai tempi».

Alessandro Zan e Giuliano Ferrara (Ansa)

Molti anni fa cercai di convincere Giuliano Ferrara a non presentarsi alle elezioni con una lista che avesse come unico programma l'abolizione della legge sull'aborto. Ricordo che a spingermi a chiedere all'allora direttore del Foglio di rinunciare alla sua battaglia fu, tra gli altri, don Gianni Baget Bozzo il quale, pur essendo favorevole a una revisione della 194, riteneva che una discesa in campo con quell'unico proposito fosse un suicidio.

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