Le voci di negozianti e frequentatori della zona. Intanto ci sono altri due fermati per la violenta aggressione subita da un funzionario del ministero delle Imprese e del Made in Italy l'altra sera nei pressi della stazione Termini a Roma. Si tratta di altri due cittadini tunisini bloccati dalla polizia dopo aver messo a segno lo scippo di un cellulare in zona Ostiense: un ventenne con precedenti per furto, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e un ventunenne irregolare sul territorio italiano.
(Ansa)
Passeggeri della metro di Milano picchiati e rapinati, o scippati in tempo record (due minuti) da giovani nordafricani già autori di altri reati simili, uno dei quali nuovamente arrestato ad una decina di giorni dall’ultima aggressione. È lo scenario dell’indagine della Polizia di Stato che ha portato all’arresto di cinque soggetti, tutti egiziani. Il video.
L’attività, eseguita dal Commissariato Greco-Turro, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica e dalla Procura per i Minorenni di Milano, tramite misure cautelari e fermi. Venerdì 21 novembre, i poliziotti hanno infatti sottoposto a fermo due 22enni. Nel corso della settimana, inoltre, gli agenti hanno eseguito un’altra ordinanza nei confronti di tre giovani di 15, 20 e 22 anni.
Il 22enne destinatario di quest’ultimo provvedimento è anche uno dei due indagati fermati il 21 novembre per la rapina avvenuta a Caiazzo una decina di giorni prima.
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Spagna, proteste anti migranti a Torre Pacheco (Ansa)
Dopo il pestaggio di un anziano per mano di tre marocchini, a Torre Pacheco (Murcia) scatta la rivolta anti migranti. I media si concentrano su un video fake, ma il fatto è vero.
Dopo il brutale pestaggio di Domingo Tomás Martínez, un pensionato di 68 aggredito da tre marocchini di 19, 21 e 22 anni (due dei quali si trovano illegalmente in Spagna), la località murciana di Torre Pacheco sta vivendo giornate di guerriglia urbana. «Mentre facevo la mia passeggiata mattutina mi hanno attaccato, buttandomi a terra e colpendomi con calci e pugni soprattutto al viso», ha raccontato il malcapitato.
Non volevano derubarlo, infatti gli hanno lasciato soldi e portafogli. Sembra sia stata «solo voglia» di violenza. L’aggressione, che ha mandato Domingo in ospedale, ha provocato una reazione molto forte della cittadinanza che chiede giustizia. Era circolato anche un video, di un altro pestaggio avvenuto a maggio ad Almería, facendo credere che si trattasse del pensionato di Murcia, ma la foto dell’uomo picchiato a sangue e gli arresti dei tre marocchini sono una realtà e confermano la violenza dei giorni scorsi.
Anche gruppi di estremisti si sono radunati sui social network per incitare a dare «la caccia» ai migranti in un fine settimana di grandi disordini, come l’attacco a un ristorante di kebab da parte di persone incappucciate, avvenuto domenica sera e ripreso in un video ampiamente diffuso.
Lunedì notte, malgrado il grande dispiegamento di forze di polizia, decine di giovani nordafricani sono scesi in piazza armati di mazze, stampelle, bastoni e catene lanciando petardi, razzi e bottiglie di vetro. Quasi tutti indossavano berretti, maschere e passamontagna per evitare di essere identificati. Ci sono stati nove arresti, tra spagnoli e nordafricani.
Daniel Esteve, leader di Desokupa, associazione specializzata nel recupero di immobili occupati abusivamente, ha invitato pubblicamente la gente ad andare a Torre Pacheco per «ripristinare l’ordine», con un pattugliamento urbano «pacifico, non armato» nei quartieri. Ieri sera era prevista una grande manifestazione «contro gli aggressori dei nostri nonni». La Guardia Civil ha arrestato a Mataró (Barcellona) un presunto leader (si conoscono solo le iniziali Clf) del movimento xenofobo Deport Them Now Ue, che la scorsa settimana aveva incitato all’odio sui social network contro la comunità magrebina. Inoltre è stato chiuso l’accesso al canale Telegram utilizzato dal movimento.
Intanto, per denunce presentate da Psoe, Izquierda Unida e Podemos, la Procura generale della Regione di Murcia ha avviato un’indagine per verificare se vi siano prove di reato per crimine d’odio nelle dichiarazioni pubbliche rilasciate dal presidente regionale di Vox, José Ángel Antelo. «Quello che sta succedendo oggi a Torre Pacheco ha i suoi diretti responsabili: coloro che hanno incitato all’immigrazione clandestina», è stata la replica di Antelo, per il quale il «primo responsabile» è il ministro dell’Interno, Fernando Grande Marlaska, «che non si è preoccupato di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine».
Podemos ha presentato denuncia anche contro il leader di Vox, Santiago Abascal, che insiste sulla «deportazione di tutti coloro che giungono illegalmente sul suolo spagnolo» e degli immigrati legali «che vengono per occupare, rubare, violentare o uccidere».
Per il sindaco di Torre Pacheco, Pedro Ángel Roca del Pp, gruppi di giovani immigrati sul suo territorio «hanno un tasso di criminalità piuttosto alto». Il leader del Pp, Alberto Núñez Feijóo, si è rivolto agli immigrati residenti in Spagna per «chiedere rispetto e integrazione» e per avvertirli che «chi non lo fa deve sapere che non è il benvenuto».
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(Ansa)
La città di Sala è la Capitale della violenza. Le gang di nordafricani rapinano e stuprano. Ultime vittime un diciannovenne assalito a Cascina Merlata e uno spagnolo in Erasmus accoltellato. Ma ormai è la routine: caso numero 15 in pochi mesi.
Viale Romagna: un ragazzo spagnolo di 23 anni, in Erasmus a Milano, viene accoltellato da un branco di nordafricani che volevano rapinare un amico. Ieri mattina alle 6, dopo una serata all’Alcatraz con amici, gli stranieri l’hanno circondato e minacciato. Poi sono passati all’azione. Gli hanno strappato dal collo una collanina d’oro. E quando il ventitreenne si è avvicinato per fermarli la reazione è stata violenta: un fendente all’addome che poteva costargli la vita.
Milano vomita sangue e rabbia con le sue strade trasformate in zone franche per chi esce armato. Dalle periferie dimenticate ai parchi abbandonati. È la Milano delle stazioni diventate rifugi per disperati e spacciatori. È la città in cui un branco di stranieri, di seconda o terza generazione, figli di immigrati che non si sentono italiani e neppure stranieri, ti punta un coltello alla gola per rubarti il cellulare, il giubbotto firmato, o anche solo pochi spiccioli per riempire con la violenza il proprio vuoto identitario. Sono gang strutturate, sempre più simili a quelle dei latinos, organizzate secondo codici precisi, con una gerarchia e un obiettivo: il controllo del territorio. E quando le zone di influenza si sovrappongono, quando gli interessi divergono, scatta la faida.
La routine, invece, è tutta rapine e violenza. Negli ultimi tre mesi, compresa l’aggressione di ieri, si contano almeno 15 casi. Gli aggressori sono sempre stranieri. A Cascina Merlata, un angolo della città con un nuovo centro commerciale che avrebbe dovuto rappresentare un simbolo di rinascita, l’altro giorno un diciannovenne di origini marocchine è stato accoltellato per una ruggine estiva. Per punirlo non è stata sufficiente la coltellata: gli sono stati sottratti l’iPhone e il monopattino. Gli ingredienti sono gli stessi dell’aggressione di ieri agli studenti dell’Erasmus. La cricca di nordafricani, il coltello, la rapina. Ma basta andare a ritroso per ritrovare storie che si ripetono nella stessa forma. Il 14 febbraio nel quartiere Lorenteggio un egiziano di 20 anni, dopo un inseguimento, viene fermato mentre è alla guida di una Fiat Panda rubata. Con lui c’è un minorenne italiano. Lo straniero aggredisce gli agenti. Addosso i due avevano un coltello a serramanico e un cacciavite. Il 9 febbraio tocca a un dipendente dell’Atm, la società milanese dei trasporti pubblici. Una banda di stranieri lo circonda in viale Molise. Capisce subito che è una rapina. Spunta fuori un coltello e parte un fendente dritto alla gola. Per fortuna viene preso solo di striscio. Il 24 gennaio, sempre al Lorenteggio: cinque minori di una baby gang vengono fermati dopo aver aggredito e rapinato un gruppo di ragazzi in un campetto da basket. Bottino: due monopattini e oggetti personali. Il 23 gennaio davanti al Palazzo di giustizia un algerino appena scarcerato dopo una direttissima per rapina entra in un bar, si fa dare un panino e aggredisce il barista. La recidiva è il suo biglietto da visita. Solo due giorni prima alla stazione di Lambrate un nigeriano aggredisce e rapina una viaggiatrice in attesa del treno. E il giorno precedente in via Bessarione un ecuadoriano accoltella un uomo alla schiena per un debito di qualche centinaio di euro. Undici gennaio, via Palmanova: tre egiziani sequestrano e aggrediscono un connazionale per rapinarlo. Si scopre che era un regolamento di conti per droga. Sette gennaio, Stazione centrale: due marocchini vengono arrestati per quattro rapine consecutive nella stessa giornata. Minacciavano le vittime con un taglierino. Il 6 gennaio un egiziano aveva preso accordi con un connazionale per acquistare della droga. Quando è giunto all’appuntamento, in via Padova, è stato avvicinato da due giovani che erano insieme allo spacciatore: sotto la minaccia di un coltello e di una bomboletta di spray al peperoncino viene costretto a consegnare il cellulare. Il 20 dicembre 2024 un marocchino viene arrestato per aver rapinato un pensionato che stava passeggiando con il nipote in un parco. Il 18 dicembre nella metropolitana un diciannovenne viene aggredito e rapinato da cinque nordafricani. E non è finita: il 5 dicembre in via Arona un diciassettenne viene ferito e rapinato da un branco di nordafricani all’uscita da scuola. Mentre il giorno precedente, in corso Buenos Aires, tre tunisini vengono arrestati per tentata rapina aggravata. Un egiziano viene ferito con un coltello. E mentre la città mostra il suo volto violento la politica è impantanata.
Il sindaco, Beppe Sala, davanti alle emergenze di solito rispolvera la promessa di arruolare ulteriori ghisa ma questa volta tace, troppo concentrato com’è sulle posizioni dei pro Pal e sulle valutazioni per giustificare la mancata illuminazione del municipio, dopo che la Brigata ebraica e l’associazione Pro Israele gli avevano chiesto di proiettare il colore arancione in memoria dei due fratellini israeliani Bibas, sequestrati da Hamas la mattina del 7 ottobre 2023. Questa volta per commentare le coltellate in viale Romagna e a Cascina Merlata se ne esce con un «per fortuna la situazione non è grave, speriamo che li becchino e soprattutto che rimangano dentro». Per Sala è tutta colpa dei massimi sistemi: «Perché questo è il solito punto», ha affermato il sindaco, «vengono commessi crimini e poi nessuno rimane in prigione». A lui la prevenzione non interessa. E beato, nel suo pensatoio comunale, riprende a concentrarsi sulle solite aree green e piste ciclabili.
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(IStock)
Dopo il fattaccio di gennaio, a Roma nuovo agguato dei nordafricani alla polizia per impedire un arresto. Ma gli attivisti rifiutano il modello Caivano. E gli irregolari violenti godono della pietà dei giudici pro migranti.
Dopo il fattaccio di gennaio, al Quarticciolo avviene un’altra un’aggressione dei nordafricani alla polizia, per impedire l’arresto di un sospetto pusher. Mantenere l’ordine è complicato, se i comitati vicini alla sinistra rifiutano il modello Caivano lamentando la «militarizzazione» e le toghe liberano i clandestini. Stesso quartiere, stessa scena: la polizia cerca di arrestare un sospetto pusher, i suoi sodali nordafricani assalgono gli agenti per impedirne la cattura. Era successo tre settimane fa, al Quarticciolo, quando i rivoltosi avevano addirittura usato lo spray urticante. È risuccesso domenica, in tarda mattinata, sempre nella medesima periferia Est di Roma, all’incrocio tra la Togliatti e la Prenestina. Un tempo, dignitoso quartiere popolare; oggi, mercato a cielo aperto di stupefacenti, gestito da stranieri spesso irregolari. E minacciosi.
Sono le 12.30 circa. Una volante incrocia un T-Roc della Volkswagen che, appena si accorge delle forze dell’ordine, fugge a tutta velocità. Parte un inseguimento che arriva fino alla piazza principale del rione. Uno degli individui a bordo scappa a piedi, ma i poliziotti lo acciuffano: è un diciannovenne tunisino con permesso di soggiorno scaduto. Fanno per caricarlo nell’auto di servizio. A quel punto, sopraggiunge un altro straniero che tenta di allontanare gli uomini in divisa e chiede manforte a una decina di persone. Per disperdere la folla in rivolta servono un’altra pattuglia e una pistola d’ordinanza, che un agente si limita a estrarre, senza sparare. Il capofila della sommossa è pure lui tunisino, ha 21 anni e, come il compare, ha precedenti per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale. I balordi, adesso, sono a disposizione della magistratura per il rito direttissimo.
Incrociamo le dita, perché a volte le toghe usano il guanto di velluto. Un esempio clamoroso arriva proprio dal Quarticciolo. Lì, il 16 gennaio, in 20 avevano accerchiato gli agenti per impedire il fermo di un ennesimo pusher, picchiandoli e spruzzando una sostanza urticante. Risultato: undici identificati, cinque arrestati, compreso un tunisino sul quale pendeva un decreto di espulsione. Era stato avviato l’iter per portare nel Cpr, in attesa di cacciarlo, questo galantuomo, Mohamed Othmen, 25 anni. Le sue gesta, tuttavia, non hanno impressionato a sufficienza la Corte d’Appello di Roma. Segnatamente, la giudice Maria Rosaria Ciuffi, quella che ha liberato i bengalesi e gli egiziani che erano stati spediti in Albania. Il trattenimento non è stato convalidato. I motivi? L’aggressore, in Italia, risultava incensurato; aveva un domicilio e quindi non sussisteva il rischio di fuga; e, dulcis in fundo, non sarebbe stato socialmente pericoloso.
Difficile, con premesse del genere, riportare l’ordine nel Far West che sconvolge il quadrante orientale della Capitale. Il governo Meloni ha talmente ben presente il problema, da aver stanziato centinaia di milioni di euro per la riqualificazione di diverse aree disagiate - da Rozzano, nel Milanese, a Rosarno, nel Reggino - tra le quali era incluso il Quarticciolo. Modello Caivano: finanziare attività per contrastare l’abbandono, che lascia certi territori in preda alla delinquenza, regalandole pure una facile manovalanza. Riportare lo Stato dove lo Stato non c’è.
Come a Napoli, dove il premier aveva stretto un’alleanza con don Maurizio Patriciello, anche a Roma c’è un «parroco anti spaccio» pronto a collaborare: si tratta di don Antonio Coluccia, la cui aspirazione è trasformare un ex commissariato occupato in una caserma dei carabinieri. Ma i piani di riscatto di queste realtà disagiate non raccolgono consensi unanimi. Alcuni comitati di zona, vicini a vari esponenti della sinistra, stanno alzando - parola dei manifestanti - «una barricata sociale» contro la prospettiva di una presunta «militarizzazione».
Gli attivisti del Quarticciolo Ribelle, in vista di un grande corteo che dovrebbe svolgersi il primo marzo, hanno già chiamato a raccolta studenti, professori della Sapienza, persino l’assessore alla Cultura della giunta Gualtieri, Massimiliano Smeriglio, oltre ai dem Emanuela Droghei (consigliere regionale) e Yuri Trombetti (consigliere comunale). Tutti concordi sulla tesi che non ci vogliano più forze dell’ordine, bensì «un intervento che parta dal basso». Fuffa che serve un assist a chi tifa degrado.
Alle personalità del mondo progressista si possono rimproverare le fisime ideologiche e non la malafede, certo. Il guaio è che, con la loro ostinazione, fanno il gioco di chi, nello status quo, ci sguazza. Mentre si sprecano fumisterie sul cambiamento «dal basso», al Quarticciolo tutto resta uguale a prima. I criminali lucrano. I nordafricani si sentono liberi di sfidare la polizia, approfittando, magari, di qualche magistrato clemente. E degli utili idioti dei centri sociali.
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