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Trump rivendica l’assalto a Caracas: «Governeremo fino alla transizione»
Donald Trump (Getty Images)
Il leader degli Stati Uniti esalta l’operazione: «Se necessario, ci sarà una seconda ondata». E annuncia: «Le nostre major petrolifere andranno lì e investiranno miliardi». L’embargo per ora resta in vigore.

L’operazione statunitense che ha portato ieri alla cattura di Nicolás Maduro si inserisce in un quadro ben preciso: la riedizione, promossa da Donald Trump, della Dottrina Monroe. Non è un mistero che, da quando è tornato alla Casa Bianca, il presidente abbia puntato a rafforzare l’influenza di Washington sull’emisfero occidentale.

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Venezuela sempre più nel caos: incidente diplomatico con l'Argentina
L'ambasciata argentina a Caracas (Getty Images)

Ieri sera le forze speciali venezuelane hanno circondato l’ambasciata argentina di Caracas dove nelle settimane scorse hanno trovato rifugio sei dirigenti dell’opposizione. La tensione è apparsa subito altissima con l’immediato intervento del ministro della Sicurezza argentino Patricia Bullrich che ha accusato il Sebin, il servizio segreto venezuelano, di voler violare tutte le leggi internazionali entrando con la forza in una rappresentanza diplomatica.

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Venezuela al voto in un clima di odio. Maduro pronto al «bagno di sangue»
Ansa
Il socialista vuole il tris e minaccia gli oppositori. Antonio Tajani: «Le elezioni siano regolari».
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Siamo alla luna di miele tra Biden e Maduro
Nicolas Maduro (Ansa)

Non sembra arrestarsi il preoccupante appeasement dell’amministrazione Biden nei confronti del regime di Nicolas Maduro. Gli Stati Uniti hanno ottenuto da Caracas la liberazione di alcuni prigionieri in cambio del rilascio di uno stretto alleato del presidente venezuelano, il controverso businessman Alex Saab, a cui l’attuale inquilino della Casa Bianca ha concesso la clemenza.

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I pentastellati chiariscano i rapporti con Maduro
Beppe Grillo (Ansa)

Le domande sono ancora lì, sul Blog delle stelle, il magazine online del grillismo, sotto il titolo «Salvini rispondi». Era il 23 ottobre dello scorso anno e tra il leader della Lega e i 5 stelle era finita a botte, con Giuseppe Conte impegnato nel triplo salto carpiato per passare da un governo orgogliosamente strapopulista a uno orgogliosamente post comunista, con perfino un ministro di Liberi e uguali.

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