La Corte costituzionale frena Giani sulla legge regionale per il fine vita
La decisione sul caso Toscana: no al ruolo del sistema sanitario, sì al «federalismo».
La decisione sul caso Toscana: no al ruolo del sistema sanitario, sì al «federalismo».
Povera matematica: per superare il centrodestra, la segretaria Pd, che non voleva nemmeno Giani, s’inventa le preferenze cumulative. E spara: «Se sommiamo Toscana, Marche e Calabria prendiamo più del governo».
Decaro, Ricci e Tridico non si dimettono dall’Ue. E Vendola sogna già le Politiche.
Al referendum online partecipano in 2.568, spaccandosi quasi a metà sull’alleanza.
Lo Stato ha dato oltre 850 milioni (tra erogazioni ordinarie e straordinarie) ma la Regione ne ha usati poco più del 30%.
Il teatro fiorentino rischia di perdere la qualifica «nazionale». Il direttore artistico Massini, sindaco e stampa progressista se la prendono coi «fascisti» al governo. La realtà è fatta, però, di spese pazze e cattiva gestione.
Il governatore toscano contro il governo che ha impugnato la sua legge sulla morte medicalmente assistita: «Invece di lavorare su una norma nazionale, ostacolano noi». Ma persino Alfredo Bazoli, del Pd, riconosce il vulnus: «Il Parlamento non sia tagliato fuori».
Ricorso alla Corte costituzionale contro le norme sul fine vita, le prime in Italia.
L’associazione ammette che il parco eolico toscano «muta il paesaggio» ma fa spallucce: «Serve contro il cambiamento climatico». Rinviata di 15 giorni l’approvazione del progetto dopo l’irritazione emiliana. E De Pascale lavora a un asse con Acquaroli delle Marche.
L’opposizione compatta chiama in causa il collegio di garanzia per verificare la conformità della norma allo statuto regionale. Intanto i vescovi alzano la voce: «Con la cultura della morte perdiamo tutti».
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