«Grazie alla “Verità” e ai suoi lettori. Voglio dimostrare la mia innocenza»

In questi giorni io e la mia famiglia siamo stati travolti da una valanga di emozioni e di vicinanza: una partecipazione così ampia e sincera da farmi vivere momenti quasi surreali, come se stessi sognando. Prima di proseguire con questa lettera, che scrivo con il cuore di un umile servitore dello Stato, sento il dovere di chiarire alcuni aspetti, al fine di evitare interpretazioni diverse da quelle dettate esclusivamente dai miei autentici sentimenti. Nonostante la sentenza di primo grado che mi ha visto condannato a tre anni di reclusione, cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e al pagamento di una provvisionale di circa 140.000 euro, la fiducia che ripongo nella magistratura non si è mai interrotta.
Non posso nascondere che, dopo la lettura della sentenza, il mio corpo è stato attraversato un senso di vuoto e da un profondo disorientamento, tanto che, insieme a mia moglie, siamo usciti dall’aula per restare abbracciati, soli, nel nostro triste silenzio. Sentimenti umanamente inevitabili, che tuttavia non hanno mai incrinato il rispetto razionale e profondo che nutro per le istituzioni. Alla magistratura rinnovo la mia deferente stima, con l’auspicio che nei prossimi gradi di giudizio possa emergere la legittimità della mia azione.
Per un carabiniere, accettare una sentenza senza alcuna critica rappresenta un dovere morale, prima ancora che giuridico, nel quale continuo a riconoscermi. In questo percorso complesso, segnato da prove difficili che, purtroppo, coinvolgono anche i miei affetti più cari, non è mai venuto meno il sostegno umano e professionale di chi, insieme a me, condivide ogni giorno il senso del servizio. Tra questi vi sono tutti i colleghi del Nucleo Radiomobile di Roma, con i quali ho vissuto successi e sconfitte, momenti belli e difficili, sempre uniti da uno spirito di corpo autentico e profondo, che non mi ha mai fatto sentire solo. Con gli stessi sentimenti rivolgo un sincero ringraziamento a tutti i miei comandanti, a ogni livello della scala gerarchica, sino ai vertici dell’istituzione, che sotto il profilo umano non mi hanno mai fatto mancare vicinanza e sostegno. Un sentito grazie va inoltre a tutte le donne e a tutti gli uomini in uniforme del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico che, pur indossando divise di colori diversi, sono accomunati da un unico denominatore: servire la Patria al fianco del cittadino. Ho avvertito la loro corale vicinanza, espressa con equilibrio, professionalità e senso dello Stato, elementi che hanno contribuito ad alleggerire il peso della mia delicata posizione giuridica determinata dalla condanna.
Rinnovo un profondo ringraziamento, anche a nome della mia famiglia, al ministro della Difesa Guido Crosetto. La sua telefonata inaspettata mi ha fatto percepire, seppur idealmente, l’intensità di un abbraccio andato ben oltre il ruolo istituzionale ricoperto. Le sue parole riecheggiano nella mia mente e resteranno custodite gelosamente nel mio cuore per tutta la vita.
Un grazie speciale consentitemi di rivolgerlo al mio fratello d’armi Lorenzo, che per un vero miracolo oggi è ancora tra noi... In quell’androne tetro, tra ombre minacciose e il pericolo imminente, stava al mio fianco, pronto a difendere ciò in cui si crede profondamente: valori che nessun verbale potrà mai raccontare, nessuna aula di giustizia contenere, ma che solo chi li vive può comprendere fino in fondo. Sono sentimenti che ti donano il coraggio di vincere la paura quando tenta di prendere il sopravvento.
L’urlo di Lorenzo, che faceva eco e squarciava il silenzio in quel palazzo inanimato, e il suo corpo che si accasciava con la mano al fianco, mi hanno fatto temere di non poterlo mai più abbracciare da vivo. Poi il colpo di pistola e il buio, istanti che, come un sipario di angosce e incertezze, hanno sigillato quella scena nella mia memoria per sempre. Mentre per il carabiniere quella volta la sorte era stata benevola, un altro uomo stava perdendo la vita sotto i nostri occhi. Se da un lato ringraziavo Dio per la salvezza di Lorenzo, dall’altro lo pregavo, con tutta l’anima, che l’uomo a terra, ancora con l’arma bianca stretta in pugno, potesse trovare una possibilità di sopravvivere... Purtroppo non è stato così.
Ringrazio l’Italia intera, i tanti cittadini senza volto che non potrò mai ringraziare di persona, i miei parenti e i tanti amici, vicini e lontani, per l’affetto e per il contributo straordinario che è stato realizzato in favore dei tanti Marroccella che, lontani dai riflettori, continuano a sperare di poter dimostrare la loro innocenza. Un risultato che, soprattutto grazie ai tanti lettori del quotidiano La Verità, ha consentito a molti cittadini di conoscere il mio caso e di partecipare a una raccolta fondi che sarà destinata anche ad aiutare altri colleghi che, nell’esercizio delle loro funzioni e nell’adempimento del dovere, stanno affrontando un processo con la speranza di poter dimostrare la loro innocenza, scaturita da fatti maturati in contesti difficili e concitati, spesso complessi da ricostruire per la loro natura irripetibile. Se l’affetto e la vicinanza dei colleghi non mi sono mai mancati, ciò che non mi aspettavo è stato lo straordinario sostegno dei cittadini: un segnale forte il loro che va oltre la solidarietà e che rafforza in me la convinzione di aver sempre servito lo Stato e il cittadino con onore, lealtà e senso del dovere. A tutti loro dedico queste parole con riconoscenza e rispetto, certo che la verità fattuale, nel tempo, saprà trovare il proprio percorso di giustizia.
Chiudo ringraziando mia moglie, una donna straordinaria, che oltre a darmi la forza si prende cura dei nostri figli di 12 e 14 anni, raccontando loro che il papà non pregiudicato, ma un carabiniere che ha fatto il suo dovere e presto tornerà sulla sua gazzella, pronto a tendere la mano a chi ha bisogno e a correre per salvare una vita.






