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Sul caso Ramy la Procura ignora la Cassazione: deve pagare chi fugge all’alt
(Ansa)
Il carabiniere che guidava è accusato di omicidio stradale con «eccesso colposo nell’adempimento del dovere». Ma una sentenza del Palazzaccio ribalta la tesi dei pm.

Non è dato sapere se i magistrati della Procura della Repubblica di Milano, prima di chiedere il rinvio a giudizio del carabiniere Antonio Lenoci per rispondere di omicidio colposo stradale in persona di Ramy Elgaml, abbiano avuto modo di confrontarsi con una precedente sentenza della Cassazione che avrebbe dovuto indurli, se non altro, a qualche dubbio.

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Il carabiniere tradito dalla giustizia per le false accuse di un marocchino
(iStock). Nel riquadro, il libro di Guido Mazzera
Il militare si ritrova in isolamento e sotto il ricatto del pm. Pensa al suicidio, ma poi decide di combattere per le persone che ama, dimostrando la sua completa innocenza. Dopo oltre un anno di galera...

Quella che leggete in questo articolo è una storia esemplare, paradigmatica del momento in cui viviamo, in cui alcuni magistrati contestano o contraddicono gli atti dei rappresentanti delle forze dell’ordine. È una storia che meriterebbe grande visibilità, un film o una serie tv, per intenderci. Condensata in un libro intitolato Il punto di fuga, scritto da Guido Mezzera (postfazione di padre Mauro-Giuseppe Lepori, nella foto la copertina) e pubblicato dall’editore Cantagalli, che racconta i fatti contenuti nel diario dal carcere di un carabiniere, detenuto eccellente.

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«Grazie alla “Verità” e ai suoi lettori. Voglio dimostrare la mia innocenza»
Il vicebrigadiere Marroccella ci scrive e abbraccia idealmente tutti coloro che hanno contribuito alla sottoscrizione in suo sostegno. «La fiducia che ripongo nella magistratura non si è mai interrotta».

In questi giorni io e la mia famiglia siamo stati travolti da una valanga di emozioni e di vicinanza: una partecipazione così ampia e sincera da farmi vivere momenti quasi surreali, come se stessi sognando. Prima di proseguire con questa lettera, che scrivo con il cuore di un umile servitore dello Stato, sento il dovere di chiarire alcuni aspetti, al fine di evitare interpretazioni diverse da quelle dettate esclusivamente dai miei autentici sentimenti. Nonostante la sentenza di primo grado che mi ha visto condannato a tre anni di reclusione, cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e al pagamento di una provvisionale di circa 140.000 euro, la fiducia che ripongo nella magistratura non si è mai interrotta.

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Pure Salvini aderisce e mette i soldi
Matteo Salvini (Ansa)
Il leader del Carroccio: «Sono sempre dalla parte degli eroi che rischiano la vita». Intanto la Lega annuncia: nel nuovo decreto sicurezza tutela processuale per le divise.

«Adesso il Parlamento approvi una legge che permetta alle forze dell’ordine di operare serenamente e, soprattutto, di difendere la propria e l’altrui incolumità senza temere di finire sul banco degli imputati», è l’appello di Carmine Caforio, segretario generale di Usmia carabinieri. L’Unione sindacale militare interforze associati ringrazia il quotidiano La Verità «per la vicinanza e la solidarietà concreta dimostrate nei confronti del brigadiere dei carabinieri Marroccella».

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«Senza l’intervento di mio marito il collega sarebbe morto»
Nel riquadro: Ivana, moglie di Emanuele Marroccella (Imagoeconomica)
Parla Ivana, la moglie di Emanuele Marroccella: «Lo hanno definito un esaltato, ma lui non lo è affatto. Ha compiuto il suo dovere. Duro dirlo ai nostri figli».

«Una famiglia normale, come tante. Questo siamo. Adesso tutto è crollato». Ivana, 41 anni, originaria di Salerno, è la moglie del vice brigadiere Emanuele Marroccella condannato a tre anni per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi», senza nemmeno le attenuanti generiche.

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