«Adesso il Parlamento approvi una legge che permetta alle forze dell’ordine di operare serenamente e, soprattutto, di difendere la propria e l’altrui incolumità senza temere di finire sul banco degli imputati», è l’appello di Carmine Caforio, segretario generale di Usmia carabinieri. L’Unione sindacale militare interforze associati ringrazia il quotidiano La Verità «per la vicinanza e la solidarietà concreta dimostrate nei confronti del brigadiere dei carabinieri Marroccella».
La sottoscrizione, fa sapere, «va oltre la semplice attenzione mediatica e conferma come La Verità rimanga sensibile e vicina alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine, chiamati ogni giorno a operare in contesti complessi, rischiando la vita e assumendosi, in pochi istanti concitati e irripetibili, responsabilità enormi, spesso al di là di procedure scritte o di protocolli d’azione elaborati a tavolino».
Sul piano umano «si è aperto un varco di solidarietà verso quei colleghi che, in circostanze estreme, possono sentirsi soli», conclude Caforio, «grazie anche al nostro ministro Guido Crosetto, a tutta l’Arma, ai colleghi delle forze dell’ordine e ai tanti cittadini perbene, stanchi di vivere in una crescente sensazione di insicurezza, che non bisogna permettere metta radici come la gramigna».
Dal vice premier Matteo Salvini è arrivato l’invito: «Aderiamo all’appello della Verità, siamo sempre dalla parte delle forze dell’ordine. Donne e uomini in divisa sono eroi che rischiano la vita per proteggere gli italiani perbene». Il leader della Lega ha contribuito personalmente alla raccolta di aiuti per consentire al vice brigadiere di pagare la provvisionale di 125.000 euro.
I tantissimi che hanno fatto donazioni dimostrano come non siano venuti meno il rispetto e la riconoscenza per quanti sono impegnati a garantire sicurezza, ordine pubblico. Sono gli stessi commenti che circolano sui social, a mostrare quanta indignazione abbia provocato la decisione del Tribunale di Roma di condannare il vice brigadiere Emanuele Marroccella non solo a una sentenza più dura di quella chiesta dal pm (due anni e sei mesi di reclusione, elevati a tre anni), ma anche a pagare una somma di denaro a titolo di risarcimento del danno, anticipato rispetto alla definitiva determinazione che avverrà nel procedimento civile.
Provvisionale tra l’altro immediatamente esecutiva, l'esecuzione forzata era l’ulteriore angoscia del carabiniere e della sua famiglia, come aveva raccontato alla Verità la moglie Ivana. «La gente seria, la gente moralmente onesta, la gente di buon senso, la gente seriamente e veramente italiana... sono tutti a favore delle divise», scrive un utente, mentre traspare la rabbia da altri commenti. «C’è una esplosione di violenza, omicidi, aggressioni alle donne e quindi questa sentenza, come tante altre, incentivano le forze dell’ordine a non fare il proprio dovere. Siamo alla follia». Così pure «un paradosso, le forze dell’ordine che non devono fare rispettare la legge» o «delinquenti tranquilli fuori e chi ci difende condannato…che tristezza».
Molti concordano nell’affermare: «Questa sentenza è una dei tanti motivi per votare sì al referendum» e chiedono che il governo garantisca agli operatori di pubblica sicurezza «una paga adeguata al lavoro che svolgono».
Intanto è in arrivo il nuovo decreto sicurezza voluto dalla Lega, che prevede la tutela processuale per le forze di polizia con estensione della legittima difesa per evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati. Tra le norme, il divieto di porto di coltelli e di vendita di armi da taglio ai minori (maranza come primo obiettivo) con sanzioni pecuniarie certe e con misure accessorie quali la sospensione della patente, del passaporto, del permesso di soggiorno. Inoltre il ministro della Difesa, Guido Crosetto ha annunciato che l’operazione Strade sicure è stata rifinanziata e che prevede «un piano di impiego fino al 31 dicembre 2027».



