errori giudiziari

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L’indignazione dei lettori per l’ingiustizia subita in tribunale dal militare, che ha sparato per difendere un collega, si trasforma in una gara di generosità. Quanto raccolto è più che sufficiente ad aiutarlo, il resto andrà in un fondo per altri casi come questo.

Ieri mattina, quando il nostro amministratore mi ha comunicato il saldo del conto corrente aperto per la sottoscrizione a favore di Emanuele Marroccella sono rimasto a bocca aperta. Lunedì sera erano stati 86.000 euro, una cifra enorme considerando che l’iniziativa era stata lanciata venerdì. Ma ieri, alle dieci e mezza, quando ho ricevuto la telefonata dalla contabilità eravamo già a 220.000 euro (diventati 240 in serata). Un dato incredibile, che certo non mi aspettavo. Ma soprattutto la dimostrazione che i lettori, l’opinione pubblica, sta con le forze dell’ordine e non con chi le condanna.

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Francesca Scopelliti: «Il processo a Tortora non è mai finito»
Francesca Scopelliti (Imagoeconomica)
La compagna del giornalista, presidente del comitato «Cittadini per il sì»: «La storia di Enzo è il paradigma della malagiustizia, perciò disturba ancora gli oppositori della riforma. Separare le carriere sarà la svolta».

«Mai avrei creduto che esistesse un universo così straziante, vile, ingiusto, sotto la crosta di un’Italietta che non sa, che non ci pensa, non vuol sapere. Ma ora, frustato a sangue da questa realtà, il mio compito è uno: far sapere. E non gridare solo la mia innocenza, ma battermi perché queste inciviltà vengano a cessare». Così scriveva Enzo Tortora dal carcere, nelle Lettere a Francesca, mentre attraversava l’ora più buia del tritacarne mediatico e giudiziario.

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Indagini eseguite in maniera grossolana e frettolosa, sentenze sballate: la cronaca gronda di cantonate scoperte dopo decenni.
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Gli errori giudiziari sono troppi e le toghe non pagano
Giuseppe Santalucia (Getty Images)
Giuseppe Santalucia sta per lasciare la guida dell’Anm, eppure attacca ancora il governo sulla riforma. Peccato taccia sugli errori che travolgono la vita di chi finisce sul banco degli imputati senza ragione.
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È in cella per un delitto confessato da un’altra
(IStock)
Monica Busetto è stata condannata a 25 anni (ne ha già scontati dieci) per l’omicidio di Lida Taffi Pamio. Un crimine per il quale si è dichiarata, poi, colpevole Susanna Lazzarini. Ma un baco nel sistema giudiziario non ridà la libertà alla detenuta innocente.
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