Nonostante le limitazioni, le campagne pressanti e il marketing denigratorio, l’uso del contante resiste. E anche se l’utilizzo delle carte di credito o prepagate è in crescita, resta ampiamente sotto la media europea. Un report del centro studi di Unimpresa offre uno scenario che merita una riflessione. Nel 2023, dagli Atm sono stati ritirati 360 miliardi di euro, 10 miliardi in più rispetto al 2022 e 18 miliardi in più rispetto al 2021. Il nostro Paese, secondo lo studio, si conferma ultimo nell’area euro per l’utilizzo di strumenti di pagamento digitali, con appena 200 operazioni medie pro capite eseguite con carte di credito, bonifici e assegni. Un trend confermato dall’ultimo rapporto sulle tendenze dei mezzi di pagamento di Minsait Payments, presentato a marzo 2024, dal quale emerge che, sebbene il 53% degli italiani preferisca pagare con mezzi di pagamento elettronici, l’utilizzo del contante resta saldo sul gradino più alto del podio. Infatti è il mezzo di pagamento preferito dal 37,4% della popolazione, facendo addirittura registrare un aumento del 6% nel 2023 rispetto al 2022. Roberto Scorzoni, responsabile di Minsait Payments in Italia, afferma che «nonostante gli sforzi fatti nel periodo pandemico e post pandemico, il contante è tornato a essere lo strumento di pagamento preferito da oltre un italiano su tre». Nel 2023 le carte elettroniche hanno registrato un calo di utilizzo rispetto al 2022, sia per gli acquisti fisici sia per quelli online. Anche l’utilizzo dei digital wallet ha subito una brusca battuta d’arresto. Per gli acquisti in presenza, l’utilizzo delle carte di debito è rimasto stabile (29,8% nel 2023 rispetto al 29,5% nel 2022), mentre è calato l’utilizzo di carte di credito (9,4% nel 2023 contro 12,3% nel 2022) e dei digital wallet.
Anche la Banca centrale europea (Bce), in uno studio pubblicato a dicembre scorso sulle abitudini di pagamento dei consumatori nell’area dell’euro, rileva che i pagamenti digitali continuano a crescere, seppur a un ritmo più lento, mentre il numero di quelli in contanti rimane significativo nel 2024, soprattutto per transazioni di piccolo importo e pagamenti tra persone. Il contante è ancora il metodo di pagamento più utilizzato nei negozi, anche se continua a diminuire. In termini di valore, la quota degli strumenti di pagamento digitali continua ad aumentare, con le carte che restano dominanti, seguite dal contante, mentre le app mobili sono in crescita. La maggioranza delle persone intervistate dal report (62%) ritiene importante comunque avere i contanti come opzione di pagamento.
Qual è la causa di questa resistenza? Non è tanto la diffusione dell’economia sommersa, la facilità del nero consentita dai pagamenti in banconote, quanto il moltiplicarsi di truffe, furti di identità e altri attacchi informatici che utilizzano tecniche sempre più sofisticate. Proprio quella della sicurezza è indubbiamente una della questioni più rilevanti. Non solo a livello di utilizzatore singolo, quanto sistemico. Per capire tali problematiche, basta guardare che cosa sta succedendo in Paesi che avevano intrapreso un deciso percorso verso l’abbandono del contante, come Svezia e Norvegia. Con quello che è stato definito un rapido e profondo ripensamento, a ottobre 2024 il governo norvegese ha emanato una norma che prevede multe per i commercianti che non accettano pagamenti in contanti. Il ministro della Giustizia e della Pubblica sicurezza ha raccomandato a tutti i cittadini di tenere del contante a disposizione. Proprio «a causa delle vulnerabilità ai cyber-attacchi dei sistemi di pagamento digitale». Le preoccupazioni sono legate in primo luogo all’instabilità geopolitica, ma in generale, «se nessuno paga o accetta più il contante, lo stesso contante non sarà più una soluzione di emergenza quando arriverà una crisi».
Anche la Banca centrale olandese ha consigliato alla popolazione di avere sempre del contante, nel caso in cui i sistemi di pagamento elettronici non funzionino. Le somme devono essere sufficienti per almeno 3 giorni: un minimo di 70 euro per ogni adulto e 30 euro per i minori. La banca ha citato la minaccia degli attacchi informatici come una delle ragioni per cui i consumatori dovrebbero rimanere preparati.
In Europa gli acquisti avvengono sempre più in modalità cashless, ma il contante continua ad avere un ruolo centrale. Anzi, se da una parte diminuiscono le transazioni in contante, dall’altra circolano sempre più banconote. È quello che la Bce ha definito «il paradosso delle banconote». In vent’anni le banconote in circolazione sono passate da poco più di 9 miliardi ai quasi 30 miliardi di pezzi (per un valore di oltre 1.500 miliardi di euro) a fine 2023, trainati dalla crescita esponenziale dei biglietti da 50 euro, che oggi rappresentano la metà dei biglietti sul mercato.
Anche in una situazione eccezionale quale il lockdown durante il Covid, quando si era costretti a fare la spesa online, quindi in maniera digitale, c’è stata una corsa al contante: nei due anni precedenti l’emissione netta di banconote era stabile intorno ai 61 miliardi di euro, nel 2020 è più che raddoppiata a oltre 140 miliardi. Eppure si era parlato di un cambio delle abitudini dei consumatori, dell’espansione dell’e-commerce, della capitolazione anche dei senior ai pagamenti digitali. Sta di fatto, però, che nei due anni del post Covid si è assistito a una progressiva ripresa nell’uso del contante a fini transazionali, anche in Italia.
A spingere verso l’uso delle banconote, c’è come causa dominante la diffusione delle truffe. La Banca d’Italia afferma che nel primo semestre del 2024 il tasso di frode, definito come l’incidenza delle operazioni fraudolente sul totale delle operazioni, risulta più alto per la moneta elettronica (0,025%) e le carte di pagamento (0,019%) rispetto ai bonifici (0,001%). L’Osservatorio Cybersecurity del Politecnico di Milano stima che le frodi online sono aumentate del 18% nell’ultimo anno.
Ai problemi di sicurezza si aggiungono i timori per situazioni eccezionali come è stato il blackout in Spagna, che ha messo fuori uso tutti i sistemi digitali e ha sollevato l’interrogativo su come proteggersi in caso di eventi estremi.
Un tema che qualcuno all’interno della Commissione Ue si era già posto. Hadja Lahbib (Renew Europe), commissaria europea per Gestione delle crisi e Uguaglianza, proprio un mese prima del blackout spagnolo, aveva girato un video nel quale illustrava cosa tenere in borsa per restare in vita in caso di «crisi» dalla durata di 72 ore. La rappresentante belga invitava i cittadini comunitari ad avere pronto un kit di sopravvivenza per le emergenze, e aggiungeva una frase che ha sorpreso molti abituati ai messaggi pro pagamenti elettronici della Ue: «Cash is king», ovvero il contante è re.