La Lanterna di Genova con i suoi 77 metri e i venti di Mistral che la investono sarebbe una perfetta pala eolica. E per evitare la pioggia agli spettatori si potrebbe fare una tettoia di pannelli solari sull’Arena di Verona e anche usare l’acqua Virgo, l’acquedotto di Augusto del primo secolo, che fa zampillare la fontana di Trevi per una efficientissima centrale idroelettrica. Albagie? Niente affatto; l’ideologia verde continua a essere professata nei tribunali italiani. Il Consiglio di Stato, supremo organo della giustizia amministrativa, ha sancito che il fotovoltaico vince su tutto, anche sulla tutela del patrimonio storico e paesaggistico. Si capisce così perché l’assalto delle pale eoliche sia inarrestabile nell’Appennino centrale tra Foligno e Fermo sino ad aggredire il parco nazionale dei Monti Sibillini, perché le eliche stiano devastando la Maremma e la Sardegna nonostante le proteste accesissime degli abitanti. Viene in mente Cervantes con i giudici a incarnare Sancho Panza e i cittadini nei panni di Don Chisciotte: «Soggiunse Sancho quelli che colà si discoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento... Ben si conosce, disse don Chisciotte, che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e mettiti in orazione mentre io vado a entrar con essi in fiera e disugual tenzone». Senza contare che Enzo Serata, direttore dell’ Unità di informazione finanziaria (Uif), l’ente anti-riciclaggio della Banca d’Italia, in base all’analisi delle «Sos» (le operazioni sospette segnalate all’antiriciclaggio di Bankitalia) scrive nero su bianco: «Interessi della criminalità organizzata continuano a essere riscontrati nel settore delle energie rinnovabili, sia nelle fasi connesse all’acquisto delle aree da destinare agli impianti sia nelle attività di progettazione, costruzione e installazione degli stessi». Ma niente da fare: le energie rinnovabili trionferanno. Anzi – secondo i giudici – sono l’unico interesse da tutelare. Perciò il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di una famiglia fiorentina che voleva istallare sulla propria casa i pannelli fotovoltaici nonostante abiti in via Querciola – rilevantissima dal punto di vista paesaggistico – e sia confinante con alcune ville medicee. Tutta l’area rientra nei «centri storici minori-borghi storici» del registro urbanistico fiorentino e dunque è vincolata strettamente alle leggi di rispetto del paesaggio e dei beni culturali. Ma i sostenitori del fotovoltaico non si sono dati per vinti. Visto che nel 2021 hanno loro respinto la richiesta per intervento della Soprintendenza che ha giudicato il progetto non conforme «considerata l’estrema vicinanza dell’edificio al sistema delle ville medicee» valutazione su cui ha concordato il Comune anche in sede di riesame, hanno cambiato il disegno e sono tornati alla carica facendo anche ricorso al Tar della Toscana. Che nel 2022 ha dato ragione al Comune di Firenze e torto alla famiglia di via della Querciola. Da qui l’ulteriore ricorso al Consiglio di Stato. E stavolta c’è stato un trionfo verde a Palazzo Spada perché- si legge nel dispositivo dei giudici amministrativi - «la presenza del fotovoltaico sul tetto, alla luce delle sopravvenute esigenze energetiche, non può essere più percepita in assoluto come fattore di disturbo visivo». I supremi giudici aggiungono, dando torto a Comune di Firenze e Sovrintendenza preoccupati di difendere l’eredità del Rinascimento, «l’interesse ad avere energia pulita supera quello del rispetto paesaggistico quando per colore e consistenza l’istallazione dei pannelli rappresenta una soluzione progettuale che minimizza l’impatto del fotovoltaico sul tetto, che appare armonizzarsi con il contesto circostante». Insomma più del decor poté il digiuno! Secondo il Consiglio di Stato il fotovoltaico sul tetto può essere vietato solo nelle «aree non idonee» individuate dalle Regioni. E’ andata- per ora - diversamente ad Alagna, in val Sesia ai piedi del Monte Rosa, dove l’intero paese si è schierato contro l’ennesimo parco fotovoltaico che una società francese voleva istallare su dieci ettari di terreno agricolo. Di fatto quei pannelli circonderebbero le case e il castello di Alagna. Per questo al Sindaco Renato Lavezzi e la Soprintendenza si sono schierati contro il progetto considerando anche che nel territorio del Comune di Alagna ci sono già tre impianti. Tutta la Lomellina – zona di risaie e di intensa biodiversità – è assediata dai pannelli e da progetti che intendo trasformare i campi in centrali elettriche. Il Tar della Lombardia ha dato ragione a Comune e abitanti, ma ora pende il ricorso al Consiglio di Stato e il pronunciamento sul caso fiorentino rischia di diventare un precedente. Pericoloso solo per chi difende ambiente, paesaggio, centri storici perché altri preferiscono i pannelli ai castelli. È il caso dell’ex presidente del Consiglio Mario Draghi che, in totale obbedienza al diktat verde dell’allora coppia di fatto Frans Timmermans - Ursula von der Leyen, ha abrogato una norma del codice ambientale consentendo l’istallazione di pannelli e rotori anche nelle aree protette. L’Europa si sa per Draghi può tutto! Infatti lui ha dato via libera anche agli espropri tra privati perché il decreto semplificazioni del giugno 2021 consente a chi ha presentato un progetto per istallare impianti di energia rinnovabile di costringere i proprietari dei terreni che rifiutano di affittare o vendere a subire comunque gli impianti. La religione del green, come si vede, non ammette eresie!
Ubaldo Bocci è l'uomo che cercherà di strappare alla sinistra il dominio pluriventennale di Firenze. È un manager. Un fiorentino della porta accanto che indossa maglioni blu girocollo come Sergio Marchionne. Lo ricorda nel look e nei successi aziendali. Di successi politici ne ha già incassato uno, non facile da queste parti: è il primo candidato, dal 1995 ad oggi, che è riuscito a mettere d'accordo il centrodestra nella corsa a Palazzo Vecchio.
D'altra parte questa, per la sinistra, è una specie di ultima spiaggia: se cade Firenze, il Pd si dissolve e mette una pietra tombale anche sul renzismo. Perciò la battaglia è aspra. Anzi: di più.
Dottor Bocci, è vero che a Firenze «non conviene» candidarsi con il centrodestra, cioè con lei?
«Ho detto che alcuni cittadini che hanno deciso di candidarsi nelle liste che mi affiancheranno, hanno subito pressioni per non farlo, perché - questo e il “consiglio" - non gli conviene».
Sottinteso: non gli conviene in una città dove gestisce tutto la sinistra…
«A Firenze c'è una cappa. Se non sei iscritto a quel “club", fai fatica a partecipare a tutte le attività che quel “club" mette a disposizione».
Scusi sa, ma lei, fiorentino, operatore sociale con Unitalsi e protagonista nella città della finanza con la società di consulenze d'investimento Azimut, possibile che non si sia accorto prima, di questa rete che oggi denuncia?
«Con la mia attività, non ho mai avuto un rapporto diretto. L'ho solo sentita, questa pressione. Cioè: o sei dei loro o è tutto più difficile. Voglio dire che qui c'è un sistema che ha tutto l'interesse a rigenerarsi».
Insisto: faccia capire meglio. Lobby? Massoneria? Conventicole economiche? Consorterie?
«Non è un fatto di appartenenza politica. È un sistema trasversale. È un mondo che si autoalimenta. È un club senza regolamento. Dopo 60 anni di monopolio del Pci, poi dei Ds e del Pd, certe situazioni si automantengono e tutto quello che grida contro questo sistema, il sistema lo respinge».
Le hanno replicato: da una persona seria è giusto pretendere massima trasparenza su queste cose. Altrimenti, meglio il silenzio. Dunque, perché non fa i nomi?
«Ovviamente io conosco i nomi di chi ha subito e di chi ha fatto questo tipo di pressioni, ma per ora non li faccio perché non posso creare ulteriori problemi a persone che già ne hanno abbastanza, proprio per questo motivo. Tuttavia stiamo verificando, caso per caso, la possibilità di fare denunce al momento opportuno».
Le chiedo quale è la sua formazione politica?
«Da 15 a 18 anni ho militato nel Fronte della gioventù, che poi ho lasciato per entrare nell'Unitalsi, dove sono barelliere da 45 anni. Ho sempre votato centrodestra».
E a lei, chi gliel'ha fatto fare di sfidare il predomino della sinistra: le conviene?
«Da fiorentino, vedendo come questa città sia male amministrata, ho deciso di metterci la faccia e di provare a cambiare. In quale democrazia al mondo, governano sempre i soliti? Qui i sindaci vengono nominati prima ancora che eletti. Pensare che l'attuale sindaco chieda altri 5 anni per finire il suo mandato, lui che è nella stanza dei bottoni da 15… anche basta. Io voglio affermare l'alternanza».
Frugando nel recente passato hanno scovato un suo «endorsment» per Matteo Renzi, cioè una foto in cui siete ritratti accanto. Perché ha cambiato idea?
«Mai appoggiato Renzi. L'ho incontrato tre volte solo per motivi istituzionali. La prima volta all'Expo di Milano, quando era presidente del Consiglio insieme a più di duemila disabili e ai loro accompagnatori. La seconda volta, per dieci minuti alla Versiliana nel 2016. E poi una terza volta a Palazzo Chigi, quando, con altre associazioni di volontariato, chiedemmo l'incontro di approfondimento sulla legge del “Dopo di noi". Non mi vergogno a dire che ho votato Sì al referendum e che lui ha sbagliato a personalizzarlo».
Lei sa che la Curia e l'associazionismo cattolico, a Firenze, hanno sempre avuto un buon rapporto con i sindaci, anche con quelli della sinistra. Prima Leonardo Domenici, ora Nardella. C'è stato perfino un sindaco che proveniva da quel mondo, come Mario Primicerio, ex collaboratore di La Pira. A fianco di Nardella, dunque contro di lei, oggi si candida il direttore della Caritas diocesana, Alessandro Martini: che cosa offre e che cosa chiede a quel mondo cattolico che, come sempre, potrà determinare l'esito del voto?
«Offro la mia storia, credo nei valori della solidarietà che ho sempre cercato di portare avanti. Il riferimento di tutte le mie scelte è stata l'Unitalsi, di cui penso sia universalmente riconosciuta l'appartenenza alla Chiesa, visto che è controllata dalla Cei. Come in tutte le comunità, ci sono persone che si schierano a destra come a sinistra, e io credo che la Chiesa debba avere rispetto per i fedeli che stanno da una parte o dall'altra. È quando la Chiesa fa una scelta di campo, che io trovo vada fuori dal suo mandato».
Le posizioni del partito che lo ha proposto, cioè la Lega, e soprattutto del suo leader, Salvini, che la sta affiancando pesantemente sul territorio, non scalfiscono il suo habitus di moderato?
«Questa è una coalizione che ha impiegato un tempo notevole per scegliere il suo candidato. La condizione che avevo posto, era che fosse tutta la coalizione a sostenermi. Io mi presento come lista civica, perché non sono al 100% di nessuno dei tre partiti: Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega. In una coalizione, le sensibilità sono diverse, ed è proprio questa la sua forza. Non è il poco che ci divide, ma il molto che ci unisce».
Per lei viene prima l'accoglienza o la legalità?
«Non c'è un prima o un dopo. Non ci può essere accoglienza senza legalità e viceversa. Le due cose si devono supportare».
La gente, anche a Firenze, pensa che in giro ci siano troppi immigrati. Lei, che fa parte di un'associazione di volontariato votata all'accoglienza, è d'accordo?
«Il problema sono gli immigrati irregolari. Ovvio che la società debba essere di integrazione, qui però c'è un'immigrazione clandestina che porta tutti i disagi. Ci sono persone di tutte le razze, che vivono a Firenze, e sono perfettamente integrate e rappresentano una ricchezza per la città. Poi ci sono gli irregolari: quelli dobbiamo temere».
A proposito di risparmi mancati e di soldi pubblici, cioè nostri, spesi senza troppe remore da chi dovrebbe essere parsimonioso e, soprattutto, guardare al bene comune, sentite questa storia che sta succedendo a Firenze, dove l'Azienda sanitaria ha deciso di ristrutturare un immobile di sua proprietà, benché non riesca a liberarlo dagli occupanti abusivi, un po' italiani e un altro po' immigrati.
Partiamo da una domanda: voi spendereste i vostri soldi per ristrutturare un immobile occupato abusivamente da persone che non riuscite legittimamente a far traslocare, sapendo di non poter rientrare in possesso dei locali di cui siete proprietari, per utilizzarli secondo le vostre necessità?
La risposta sembra perfino scontata: no, i vostri soldi li destinereste a miglior causa (a meno che non possiate permettervi di essere dei benefattori).
Ma se i soldi, invece di essere vostri, fossero di altri, per esempio della comunità, e quindi questa spesa non incidesse direttamente sul vostro portafoglio, forse potreste anche concedervi uno sforzo socialmente generoso. Tanto, che importa?, paga Pantalone.
A Firenze c'è un immobile, nato come istituto per l'infanzia abbandonata, che poi per anni ha ospitato ex malati psichiatrici, ma che ormai dall'inizio degli anni Novanta è abitato senza alcun diritto da chi vi si è sistemato, armi e bagagli, eleggendolo a propria dimora e residenza. Abusivi, ma riconosciuti. Gli occupanti dell'immobile hanno perfino costituito un'associazione, che si chiama «Un tetto sulla testa», alla quale la Regione Toscana destina finanziamenti “finalizzati a interventi di ristrutturazione di tipo sperimentale". La Regione ha infatti riconosciuto per questo motivo, alla suddetta associazione, un finanziamento di 800.000 euro, nonché 400.000 come rimborso per i lavori già fatti all'immobile («…per l'attività svolta in autorecupero…»). Totale 1.200.000 euro. Le procedure dell'autorecupero, consentirono all'epoca, era il 2006, di riparare 18 nuclei familiari nell'edificio: nove italiani e nove immigrati.
Ma non è questo il punto. Il punto è che l'immobile è di proprietà dell'Azienda sanitaria Toscana centro, e non può essere liberato, ma siccome deve essere ristrutturato, anche per una sentenza del tribunale di Firenze, l'Asl ha deciso di eseguire ugualmente i lavori, riconoscendo che le migliorie andrebbero ovviamente a esclusivo beneficio di chi vi abita. L'Azienda si sente legittimata e confortata nell'operazione, dal momento che la stessa Regione non si fa scrupolo a finanziare chi, senza averne diritto, vive nei locali che si trovano in via Aldini a Firenze.
Il tutto ufficializzato da una delibera che va letta con attenzione, tanto è incredibile. La delibera, dopo aver premesso e riconosciuto che l'ex istituto Bice Cammeo è abusivamente occupato da diversi anni, afferma che «l'Azienda Usl Toscana Centro, a fronte di tale finanziamento (della Regione, ndr), vista la sostanziale impossibilità di rientrare nella piena disponibilità dell'immobile, ha l'interesse che l'intervento di ristrutturazione si svolga nella massima sicurezza e che le opere realizzate conducano a un risultato che determini il migliore confort per i componenti il soggetto attuatore che usufruiranno dell'immobile, ma anche la massima durabilità nel tempo con la minor manutenzione possibile». Cioè: l'occupazione è abusiva, ma siccome gli illegittimi inquilini non riusciamo a mandarli via, gli ristrutturiamo la casa a spese nostre.
Si tratta appunto dell'ex istituto psichiatrico Bice Cammeo, edificio di proprietà dell'Azienda sanitaria. Già in passato, esattamente 10 anni fa, trovandosi nella condizione di non poterlo utilizzare, nonostante la necessità di trovare spazi per ricoverare 9 pazienti psichiatrici, l'Asl era stata costretta ad acquistare un altro immobile, Villa Iris, spendendo 3 milioni e 100.000 euro, oltretutto senza che venisse fatta una gara di evidenza pubblica.
Da qui anche un'inchiesta aperta dalla magistratura, finita però con l'archiviazione.
Non era la prima volta. Infatti la gestione del patrimonio immobiliare a disposizione delle Asl toscane aveva già sollecitato i dubbi del Consiglio regionale, che nel 2014 aveva istituito una commissione d'inchiesta finalizzata alla verifica di tutte le operazioni immobiliari della Asl, a cominciare dalla Asl 10 di Firenze. Il presidente, Stefano Mugnai, che ora è parlamentare di Forza Italia, in una relazione scrisse di aver trovato un «quadro sconfortante», dal quale emergeva la «difficoltà evidente di alienare senza trarre la utilità finanziaria che potrebbe essere riversata sulla sanità toscana». Sull'immobile di cui vi stiamo raccontando, la commissione era stata piuttosto chiara, rivolta alla Regione: «Questa vicenda vuole dire che tutti i privati che si vedono occupato un bene, devono rinunciare a qualsiasi tipo di azione. In quindici anni non è stato fatto niente. Se questa è una buona amministrazione di un bene pubblico, complimenti a voi».
Le cose non sono cambiate. Non solo non è stato fatto niente, ma oggi si prevedono altre spese. Infatti, con una delibera dell'Asl Toscana centro del marzo 2019, si affida a un professionista di Firenze, l'incarico di direzione lavori per le opere di riqualificazione dell'ex Bice Cammeo, per un ammontare di 39.000 euro (che con Iva ed accessori di legge diventa 49.483,20 euro); somma che si aggiunge a quella stanziata dalla Regione Toscana, come sopra si diceva, per oltre un milione di euro.
Fra l'altro, si legge nella delibera dell'Asl, l'affidamento è stato deciso senza gara, perché l'importo - per l'appunto - è al di sotto di 40.000 euro e perché il soggetto individuato è un professionista, scelto «per la conoscenza approfondita dell'edificio e del progetto», ma soprattutto «per il consolidato rapporto di fiducia e di conoscenza che si è stabilito con gli abitanti del fabbricato». Cioè con gli occupanti abusivi: avete letto bene.
Dunque si tratta di una spesa decisa dagli amministratori pubblici, che di sicuro non ricadrà sul miglioramento dei servizi. Con buona pace dei cittadini toscani, quelli che pagano le tasse, convinti in questo modo di contribuire anche a migliorare l'assistenza. Loro continueranno a trovare invece le stesse difficoltà, gli stessi ritardi delle prestazioni, le solite lunghe liste d'attesa, la cronica carenza di posti letto e di personale negli ospedali. E, naturalmente, si sentiranno rispondere il consueto ritornello: il sistema sanitario ha pochi soldi. Già, ma per colpa di chi?
Le batoste elettorali non sono servite da lezione al Giglio magico. Anzi forse proprio il senso dell'ineluttabile declino ha aguzzato l'ingegno e accresciuto l'appetito dei suoi petali un po' sgualciti.
È notizia di ieri che il Comune di Firenze ha concluso un accordo con una società amministrata da uno degli uomini più vicini a Matteo e Tiziano Renzi. Stiamo parlando di Patrizio Donnini, classe 1975, fiorentino doc. In veste di editore, a fianco di babbo Renzi si preoccupò di scortare la scalata dell'ex Rottamatore con un foglio di propaganda intitolato Il Reporter (tra i direttori anche l'attuale portavoce dell'ex premier Marco Agnoletti). Donnini, con la sua Web&press, incamerò anche alcuni contributi diretti a Matteo, allora candidato sindaco, e quando stava per finire sul lastrico fu soccorso da Tiziano, che si preoccupò di fargli arrivare un finanziamento attraverso una triangolazione con una ditta piemontese, la Direkta, operazione che attirò l'attenzione della magistratura.
I pm di Cuneo, durante le indagini sul crac della stessa Direkta, hanno iscritto sul registro degli indagati l'ex compagna e socia di Donnini, Lilian Mammoliti, accusata di concorso in bancarotta fraudolenta documentale post fallimentare per aver partecipato, come autrice materiale, all'imbellettamento dei bilanci della Direkta, quando l'azienda era già stata dichiarata fallita ed era finita sotto il controllo del tribunale. Gli atti che riguardano la signora sono stati trasmessi a Firenze.
Disavventure a parte, Donnini&Mammoliti sono stati tra i fondatori della Dot media, l'agenzia che ha seguito dall'inizio la comunicazione della Leopolda, storica kermesse renziana, e di numerosi big del Pd. Tra i titolari della Dot media anche Alessandro Conticini, fratello del cognato di Renzi, coinvolto nel cosiddetto affaire Unicef (è indagato per appropriazione indebita e autoriciclaggio), Davide Bacarella, transitato dal ministero della Difesa, e Matteo Spanò, boy scout promosso banchiere da Renzi. Nel 2012 Spanò da presidente di una partecipata del Comune affidò una commessa (nel settore turistico, come l'accordo con la Keesy) a una società riconducibile a Marco Carrai, all'epoca affittacamere dell'ex premier.
Donnini è anche noto per la sua partecipazione ai pellegrinaggi a Medjugorje insieme con babbo Renzi e per aver fatto parte dello staff del ministro della Difesa Roberta Pinotti, dopo il conseguimento, a quasi 40 anni, di un diploma da ragioniere in un istituto specializzato in recupero anni. Con questo curriculum, Donnini, sostenuto dalla Mammoliti, ha deciso di dedicarsi al settore del turismo, fondando, nel 2016, la Keesy, una start up che opera nel settore dei servizi digitali e che «offre una soluzione innovativa ai bisogni di chi gestisce strutture alberghiere». Tra le sue proposte un sistema di self check in e check out «semplice e innovativo».
Donnini, alla Camera di commercio, risulta titolare di almeno una carica in otto imprese e rappresentante di cinque. In passato ha avuto ruoli in altre 14. La Mammoliti ha fatto la manager di sette società. La Keesy ha un capitale sociale di 265.050 euro e una struttura societaria abbastanza complessa. Il 98,5% appartiene alla Immobilgreen, controllata al 90% dalla Mammoliti, al 5% da Donnini e per un altro 5% dalla Doma sas (socio accomandatario la Mammoliti, accomandante Donnini). Il restante 1,5%, invece, è della Vega 1 srl, che fa riferimento a una fiduciaria (Fidereveuropa), controllata a sua volta da un'immobiliare di Firenze, la Fiderfin.
Con il nuovo veicolo societario la premiata ditta Donnini&Mammoliti ha portato a casa un altro affare targato Pd. Ieri l'assessore al bilancio Lorenzo Perra ha annunciato l'approvazione da parte della giunta dell'accordo tra il Comune e la Keesy: quest'ultima dal 1° gennaio 2019 si dovrà occupare della riscossione e del versamento della tassa di soggiorno nel settore extra alberghiero (appartamenti, case vacanze, b&b, residence e affittacamere). «Dopo l'accordo con Airbnb oggi ampliamo la collaborazione con la piattaforma Keesy», ha detto l'assessore Perra. Gli ha fatto eco il capo gruppo di Fratelli d'Italia in Comune Francesco Torselli: «La giunta del sindaco Dario Nardella sta preparando i pacchi regalo, in vista delle elezioni della prossima primavera. Proprio ieri (due giorni fa, ndr) il primo cittadino aveva annunciato che non avrebbe fatto nuove nomine fino alle amministrative, ma l'assessore Perra ha confezionato un dono prenatalizio per la sturt up di Donnini e Mammoliti, bracci operativi della propaganda di Renzi. Evidentemente questi signori intendono fare giochetti sino all'ultimo giorno in cui saranno alla guida della città». Accuse che non hanno spento l'entusiasmo di Donnini: «È un riconoscimento ufficiale davvero molto importante per la Keesy. La collaborazione con il Comune di Firenze è stata forte fin da subito».





