
La Commissione europea ha presentato la revisione della direttiva sulle accise sul tabacco (Ted) con un obiettivo ambizioso: armonizzare la fiscalità tra gli Stati membri, ridurre i consumi e sottrarre terreno ai mercati illegali. Eppure i dati più recenti - lo studio Ipsos Doxa commissionato da Logista e il rapporto Euromonitor International - suggeriscono che l’effetto potrebbe essere esattamente opposto: più tasse, più illegalità, meno gettito. Non è un paradosso teorico. È già accaduto.
In Italia, secondo lo studio Ipsos Doxa presentato qualche giorno fa, il mercato illegale dei prodotti da fumo vale circa 1,2 miliardi di euro, pari al 4,8% del totale. La quota di consumatori che ricorre a canali non ufficiali è cresciuta costantemente: dall’11,5% nel 2023 al 13,8% nel 2025, per un totale di 1,8 milioni di persone. Le mancate entrate erariali ammontano a 690 milioni di euro, con un impatto su 5.900 posti di lavoro e 630 milioni di fatturato perso lungo la filiera. Numeri tutt’altro che marginali, soprattutto considerando che il danno all’erario si suddivide ormai equamente tra tabacco tradizionale e sigarette elettroniche, a seguito dell’aumento della tassazione su queste ultime nel 2025.
Il quadro europeo è ancora più allarmante. Tra il 2015 e il 2024, secondo Euromonitor, il volume di sigarette contraffatte nell’Ue è più che triplicato: da 4,1 a 13,4 miliardi di unità, arrivando a rappresentare circa un terzo dell’intero mercato illecito europeo. Il fenomeno si concentra in Francia, Ungheria, Repubblica Ceca, Romania e Paesi Bassi - Paesi accomunati da aumenti fiscali aggressivi o forti differenziali di prezzo rispetto ai vicini. Il caso francese è il più istruttivo: tra il 2018 e il 2020, Parigi ha imposto rincari superiori all’11% annuo. Il risultato non è stata una riduzione dei consumi, ma un’esplosione del mercato illecito e della produzione locale di contraffatti. La logica è semplice e brutale: quando il tabacco legale diventa troppo caro rispetto ai redditi reali, una parte dei consumatori non smette di fumare - smette di comprare nei canali ufficiali. Reti criminali organizzate hanno nel frattempo sviluppato capacità produttive sofisticate direttamente all’interno dell’Ue, approfittando di lacune nei controlli sulle filiere postali e online.
In questo contesto arriva la proposta di revisione della Ted, con aumenti sostanziali delle aliquote minime su tutti i prodotti del tabacco. L’obiettivo - ridurre i differenziali di prezzo tra Paesi e scoraggiare i consumi - è in sé legittimo. Nella pratica, però, i dati smentiscono l’ottimismo. La ricerca Ipsos Doxa ha chiesto direttamente agli intervistati cosa farebbero in caso di ulteriori rincari: uno su dieci ha dichiarato che si sposterebbe verso canali non ufficiali. Applicata alla platea attuale dei consumatori, è una percentuale tutt’altro che trascurabile. Logista ha quantificato il rischio per l’Italia: solo gli aumenti previsti sul tabacco tradizionale potrebbero costare oltre 1 miliardo di entrate erariali in meno e mettere a rischio 6.400 posti di lavoro lungo la filiera.
C’è poi il nodo strutturale che la Ted non risolve: la profonda disomogeneità fiscale tra gli Stati membri. Il peso complessivo di accise e Iva sul prezzo finale varia già oggi dal 67,5% in Germania fino al 110% nei Paesi Bassi. Un aumento generalizzato delle aliquote minime, senza una vera convergenza dei sistemi fiscali nazionali, non elimina questi differenziali: li sposta semplicemente verso l’alto. Chi acquista sigarette di contrabbando perché costano la metà di quelle legali non cambierà comportamento solo perché il prezzo legale è aumentato ulteriormente. Il negoziato è ancora aperto e un approccio realmente efficace richiederebbe aumenti graduali per evitare shock di prezzo, un rafforzamento deciso dei controlli sulle filiere digitali e postali, e una differenziazione fiscale basata sul profilo di rischio del prodotto. Dove 1,8 milioni di italiani acquistano già fuori dai canali ufficiali e l’Europa ha visto triplicare in un decennio il volume di contraffatti, aumentare le tasse senza rafforzare i controlli equivale a versare benzina su un incendio che si vorrebbe spegnere.





