2023-09-02
Dietro quel successo di vendite c’è l’esercito di chi dice «basta»
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Che il generale Roberto Vannacci voglia entrare in politica o meno non è importante: quel che conta è ciò che i suoi argomenti rappresentano per tanti italiani che sono stufi delle minoranze che opprimono spacciandosi per oppresse.I veri sostenitori di Roberto Vannacci e del suo libro non si chiamano Matteo Salvini, Gianni Alemanno o Gianluigi Paragone, ovvero coloro che dopo l’uscita del Mondo al contrario gli hanno offerto di candidarsi nelle loro liste alle elezioni europee. No, i grandi supporter si chiamano Sergio Mattarella, Elly Schlein, Chiara Appendino, Laura Boldrini e Alessandro Zan, cioè coloro che contro l’ex capo della Folgore hanno sparato a zero. In campo giornalistico, a sostenerlo sono stati Repubblica, La Stampa, Corrado Augias, Natalia Aspesi, Michele Serra, Massimo Giannini, Aldo Grasso eccetera, ovvero la compagnia di giro che da anni sulle pagine dei quotidiani si incarica di manifestare in prima pagina il complesso di superiorità della sinistra. Sono stati loro, presidente e ministri, onorevoli e giornalisti a fare il successo del generale rimosso a causa delle opinioni espresse nel libro. Senza di loro è quasi certo che il caso Vannacci non sarebbe mai esistito e il comandante dell’Istituto geografico militare non solo sarebbe ancora al suo posto, ma la maggioranza degli italiani non ne conoscerebbe neppure il nome. Invece, lo scandalo con cui alcune testate hanno accolto il volume dell’ufficiale ha ottenuto di rendere popolarissimo il suo nome, assicurando al generale un record di vendite (e anche di incassi) che certo nessuno aveva previsto. L’ex capo della Folgore ha dunque motivo di gioire ogni volta che viene accusato di essere sessista e razzista, perché ogni giorno vede crescere il proprio fatturato.Se la questione stesse tutta qui, nell’effetto boomerang delle critiche, la faccenda sarebbe già risolta, perché vorrebbe dire che non soltanto gli attacchi non sono serviti a silenziare l’alto ufficiale, ma paradossalmente hanno ottenuto l’effetto contrario, perché da almeno due settimane non si parla d’altro che di lui. Tuttavia, a questo dato di fatto si aggancia una considerazione che dovrebbe spingere molti commentatori a riflettere. Infatti, quasi tutti in questi giorni si sono concentrati sul motivo per cui Vannacci è uscito allo scoperto e quali siano i suoi obiettivi, immaginando un suo prossimo approdo in politica. Io non so quali intenzioni abbia il generale, ovvero se consideri conclusa la sua carriera in divisa e se stia pianificando una sua discesa in campo. Devo però dire che delle sue intenzioni mi importa il giusto, cioè poco. Al contrario, mi interessano moltissimo quelle degli italiani. A differenza di coloro che quando qualcuno indica la luna guardano il dito e non il satellite, io non bado al libro, ma a chi lo ha acquistato. Mi spiego: il fenomeno di queste settimane di fine estate non è Vannacci, ma la massa che pur sapendo nulla o quasi del comandante dell’Istituto geografico, si è affrettata a comprare il suo libro. Lo ha detto uno dei massimi esperti di editoria: le vendite del Mondo al contrario sono pari a quelle che accolsero il maghetto creato dalla fantasia della scrittrice JK Rowling. Ma Harry Potter, oltre a essere apparso quando il mercato era in grado di accogliere i best seller con decine di migliaia di copie, aveva alle spalle la potente macchina da guerra dei grandi editori. Nel caso di Vannacci no: dietro di lui c’è solo lui. Dunque, il successo vale doppio, perché non è pompato dall’industria culturale, che di solito è capace di orientare le scelte dei lettori con una sapiente regia. E non è agevolato da un mercato in ascesa. Oggi, chi vende poche migliaia di copie è considerato un autore di successo, figuratevi perciò uno che ne piazza centomila. Il caso non è circoscrivibile al piccolo mondo antico dell’editoria, in quanto è evidente che siamo di fronte a qualche cosa che va oltre i confini del settore. Dietro il best seller, si intravede un sommovimento politico, una forza che cresce senza che nessuno l’abbia prevista né sollecitata, una libertà di pensiero che è in grado di uscire dagli argini politicamente corretti imposti dai media mainstream. Se uno sconosciuto militare che ha messo nero su bianco una serie di opinioni controcorrente su lobby gay, transizione energetica, immigrazione e tasse ottiene un risultato di vendite e sconvolge i palinsesti del talk show e i programmi delle forze politiche, c’è qualche cosa che va oltre la figura di Roberto Vannacci e di un caso editoriale. Quel qualcosa rappresenta un fenomeno nuovo, che segna una svolta. Così come la maggioranza silenziosa alla fine degli anni Sessanta travolse il Sessantotto e la marcia dei quarantamila, dieci anni dopo, distrusse il predominio sindacale, il movimento delle persone normali che comprano Il mondo al contrario si avvia a rappresentare la fine della stagione segnata dalla woke culture, ovvero della dominazione delle minoranze che si sentono oppresse e discriminate e pretendono le scuse da chi è maggioranza. Le 100.000 copie di Vannacci, dunque, non devono essere interpretate come un caso editoriale, ma come un caso politico, perché costituiscono 100.000 no al conformismo e ai bavagli con cui la stampa di sinistra vorrebbe vietare qualsiasi opinione ritenuta scorretta. Quelle copie sono un atto di ribellione, una presa di coscienza di ciò che sta accadendo nella nostra società e che si ha intenzione di impedire. Altro che candidatura di un generale. Qui è l’esercito degli italiani che sta scendendo in campo per dire basta.
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