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2019-07-14
Bambina strappata ai genitori e data in affido prima di nascere
iStock
.Gli assistenti sociali l'hanno sequestrata al momento del parto e resa adottabile Lo scandalo della legge che consente loro di intervenire senza passare dal giudice. Ancora prima di venire al mondo, il suo destino era già segnato. La sorte di H, che oggi ha appena 2 anni, era scritta in una mail inviata dai servizi sociali di Bologna all'ospedale in cui era previsto che la piccina nascesse. Una ventina di giorni prima che H fosse partorita, infatti, un'assistente sociale del Servizio sociale ospedaliero bolognese scrisse agli operatori della struttura sanitaria segnalando la «grave situazione sociale» di sua madre. Nel testo della mail si può leggere: «A fronte della delicata situazione e in accordo con il servizio sociale tutela dei minori [...] nel caso in cui la signora dovesse partorire è necessario trasferire il neonato in neonatologia al fine di verificare le capacità genitoriali della signora e del compagno».
Viene da chiedersi come sia possibile verificare le capacità genitoriali di due persone se a queste viene tolto il figlio. Ma questo è soltanto uno dei tanti paradossi della vicenda che stiamo per raccontare, emblematica del modo in cui funziona il sistema di gestione dei minori nel nostro Paese. Per capire bene che cosa sia successo dobbiamo cominciare dalla storia della signora D, la mamma della piccola H.
È una dottoressa, laureata in medicina, a sua volta figlia di un dottore. La sua famiglia è abbastanza benestante. Il problema è che D ha avuto seri problemi psichiatrici. Per questo è sempre stata seguita, e sempre per questo motivo è finita sotto lo sguardo attento dei servizi sociali. Qualche tempo prima di rimanere incinta, D ha conosciuto un uomo su un social network, come oggi fanno in tanti. Lui è turco, è arrivato in Italia munito di documenti e ha ottenuto il permesso di soggiorno. I due si sono sposati, e un bel giorno D è rimasta incinta.
Come dicevamo, diversi giorni prima del compimento della gravidanza, i servizi sociali hanno informato l'ospedale bolognese che D avrebbe potuto partorire.
Ora fate attenzione, perché la scansione temporale dei fatti è fondamentale per comprendere che cosa sia avvenuto.
La piccola H è nata il 25 luglio 2017, ma già il 4 luglio l'assistente sociale aveva messo in allerta l'ospedale.
Il 2 agosto del 2017, il pm di Bologna presenta un ricorso in cui chiede sostanzialmente che sia verificata la capacità genitoriale di D e di suo marito. Inoltre, lo stesso pm chiede di controllare quali siano le condizioni della bambina, cioè se sia o meno in stato di abbandono.
Fino a qui, è tutto più o meno comprensibile. C'è una persona che ha problemi psichiatrici e che ha messo al mondo una bambina. È normale che le istituzioni vigilino, e che controllino se la signora è in grado oppure no di prendersi cura della piccola. I servizi sociali dovrebbero il più possibile stare vicino alla coppia, coinvolgere i nonni, tenere sotto controllo la situazione per evitare guai di ogni tipo.
Invece, a quanto risulta, succede un'altra cosa. Il 4 agosto del 2017, i servizi sociali prelevano la piccina facendo ricorso all'articolo 403 del Codice civile. Il testo di legge recita: «Quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell'infanzia, lo colloca in luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione». In pratica, questo articolo consente ai servizi sociali di togliere i figli ai genitori senza prima passare per l'approvazione di un giudice. La misura dovrebbe essere applicata in casi estremi, ma nel corso degli anni ne è stato fatto largo abuso.
Nel caso della piccola H, non si capisce bene che cosa abbia motivato la sottrazione ai genitori. «Il pm aveva già fatto ricorso, chiedendo di fare verifiche», spiega l'avvocato Francesco Miraglia, che sta seguendo il caso di H. «Non si comprendono allora le ragioni di urgenza che avrebbero determinato l'applicazione del 403. Che, con tutta evidenza, è stata illegittima». Forse, prima di togliere la bimba ai suoi genitori, avrebbero potuto aspettare qualche tempo, verificare se effettivamente la coppia potesse prendersene cura. Comunque sia, la bimba è stata presa e affidata a una casa famiglia.
Ma aspettate, perché non è finita. Eravamo rimasti al 4 agosto, il giorno in cui la bimba viene tolta alla famiglia. Pochissimi giorni dopo, il 10 agosto del 2017, il Tribunale di Bologna apre il procedimento di adottabilità della piccola H.
Riepilogando: dal 25 luglio al 10 di agosto del 2017, H viene al mondo, viene tolta ai genitori, viene portata in una casa famiglia e dichiarata adottabile.
Per altro, c'è una piccola curiosità, forse non irrilevante. Il provvedimento con cui il Tribunale per i minorenni di Bologna fa partire l'adottabilità della bimba porta la data del 10 luglio 2017. Secondo il giudice si tratta di un «errore materiale». Ma secondo l'avvocato Miraglia le cose non stanno così: «Sono convinto che avessero già deciso tutto prima che la bambina nascesse, come testimoniano anche le mail inviate dai servizi sociali all'ospedale. Per altro, tra l'applicazione dell'articolo 403 e il provvedimento del Tribunale non passa nemmeno una settimana: non c'erano i tempi tecnici. Quindi significa che tutto era già pronto prima».
Da quando è nata a oggi, la piccola H non è mai stata con i genitori. Un decreto del Tribunale di Bologna del 21 giugno 2018 spiega che «la collocazione etero-familiare si configura per la piccola H come la misura più idonea a garantire la tutela e la prosecuzione del suo percorso di crescita in condizioni di sicurezza e benessere psicofisico, e ciò alla luce di specificate carenze genitoriali della madre, neutralizzate dalla sua attuale condizione che vede il padre una risorsa affettiva sufficientemente valida ma con elementi di fragilità individuati in un deficitario processo di integrazione nel tessuto socio ambientale e di una ridotta consapevolezza del problematico assetto mentale della moglie».
Il fatto, però, è che secondo le relazioni dello psichiatra che la segue, la madre di H oggi è - come si dice in gergo tecnico - «compensata». Ovvero sta meglio, si rende conto del suo problema ed è seguita con attenzione. Ora la coppia di genitori ha una casa propria, e i nonni sono comunque presenti per fornire sostegno. Non solo: la mamma di H lavora. Scrive articoli scientifici per riviste anche importanti e piuttosto note. E il padre? Beh, il caso del padre è davvero singolare.
Nei fatti, il tribunale gli rimprovera di non conoscere bene l'italiano e di non essere abbastanza integrato. L'uomo si trova in Italia da ormai due anni, quindi con la lingua comincia ad avere dimestichezza. Ma se si dovessero togliere i figli a tutti gli stranieri non integrati, beh, i servizi sociali avrebbero un bel po' di lavoro da fare...
Sia come sia, sembra che H con i suoi genitori non ci possa proprio tornare. Il Tribunale scrive che «secondo le linee guida per la valutazione clinica e l'attivazione del recupero della genitorialità nel percorso psicosociale di tutela dei minori del Cismai», D e suo marito non sono idonei a fare i genitori.
Come vedete, l'approccio del Cismai ricompare anche in questa vicenda.
Il risultato è che la piccola H è stata tolta alla sua famiglia. Non è mai stata maltrattata, picchiata, molestata o altro. Ma l'hanno strappata ai genitori. Ci sono parenti (i nonni e altri) che volentieri se ne farebbero carico, ma nemmeno loro vanno bene. I famigliari hanno potuto vedere la piccina per un'ora al mese nell'ultimo paio d'anni. «Siamo sicuri che la Corte d'appello di Bologna saprà valutare i fatti e alla piccola restituirà i suoi genitori e la sua famiglia», dice l'avvocato Miraglia.
E spera che il destino di H non sia davvero già scritto una volta e per sempre.
Francesco Borgonovo
Il Pd di Bibbiano schiera gli avvocati per far causa a chi critica il Comune
Il Tribunale dei minorenni di Bologna, qualche giorno fa, ha deciso di rivedere alcuni casi di affidi di bambini coinvolti nell'inchiesta «Angeli e demoni». Si tratta dei piccoli tolti alle famiglie e mandati in casa famiglia o dati a coppie affidatarie su indicazione dei servizi sociali della Val d'Enza, quelli per cui lavorava Federica Anghinolfi, che ora si trova agli arresti.
Viene da chiedersi se non si potesse valutare meglio prima di separare i minori dai genitori naturali, in ogni caso si spera che ora tutte le situazioni vengano valutate in maniera approfondita. Sarebbe opportuno, date le condizioni, che le istituzioni fossero totalmente schierate dalla parte di questi bambini e pure dalla parte dei loro padri e delle loro madri, specie quelli a cui i piccoli sono stati sottratti ingiustamente.
Ci si aspetterebbe, insomma, che chi ha sbagliato tentasse almeno in parte di rimediare all'errore, magari fornendo adeguata assistenza legale alle famiglie.
Ecco perché la notizia che la giunta comunale di Bibbiano - il paese in provincia di Reggio Emilia considerato l'epicentro dello scandalo - avesse deciso di rivolgersi agli avvocati, almeno sulle prime, sembrava positiva. Chissà, magari vogliono davvero aiutare chi ha subito un torto. E invece le cose stanno in maniera un po' diversa.
Come noto, il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti del Partito democratico, è finito agli arresti domiciliari ed è indagato per abuso d'ufficio e falso ideologico. Nei giorni scorsi, il prefetto reggiano ha deciso di sospenderlo dalle funzioni e lo stesso Carletti si è autosospeso dal Pd (benché i vertici lo avessero sempre difeso). Le funzioni di primo cittadino sono state assunte da Paola Tognoni, anche lei del Partito democratico, già vicesindaco.
Per un po', la giunta nella nuova formazione è rimasta in silenzio. Poi, un paio di giorni fa, ha finalmente deciso di parlare.
E qual è stata la preoccupazione dell'amministrazione comunale bibbianese? Quella di difendere il proprio ex sindaco. «Occorre ricordare», si legge nel comunicato della giunta, «che i capi di imputazione in capo ad Andrea Carletti sono quelli di abuso d'ufficio e falso ideologico. Si tratta quindi di reati di tipo amministrativo da non confondersi, come spesso è stato fatto, con le accuse delle presunte violenze sui minori. Riteniamo necessario ribadire, come abbiamo fatto sin da subito, la nostra vicinanza ad Andrea Carletti, che è stato ingiustamente buttato in pasto ai media come se fosse l'artefice di questi presunti e gravissimi atti».
Secondo il giudice, Carletti forniva copertura politica agli indagati che si occupavano direttamente di minori, ma ormai è chiaro quale sia la linea del Pd in proposito: cercare di sminuire la questione e di scaricare il barile.
Ma c'è di più. Proprio come ha fatto il Pd nazionale per decisione di Nicola Zingaretti, anche i dem di Bibbiano hanno scelto di ricorrere agli avvocati. E non per aiutare le vittime di «Angeli e demoni», ma per difendere sé stessi. «Riteniamo una volgare e meschina speculazione il fatto che personalità politiche e personaggi dal dubbio profilo continuino a fare passerelle mediatiche davanti al nostro municipio o ai luoghi simbolo del nostro paese», dicono dalla giunta. «Così come riteniamo ingiusto che programmi televisivi continuino a speculare, in modo grossolano se non addirittura grottesco, su vicende così delicate al solo fine di fare audience».
Ed ecco la conclusione: il Comune si sta dotando di supporto legale «a tutela del buon nome del Comune e delle realtà produttive che hanno subito un danno d'immagine. Se il demonio esiste, non è nel municipio di Bibbiano». Già: il problema non sono psicologi e assistenti sociali che hanno fatto i propri comodi con la copertura politica dei progressisti. Il problema è chi parla male di Bibbiano...
Francesco Borgonovo
Così levano i figli alle famiglie senza passare da un giudice
Un bimbo cade in classe e si procura una ferita sulla fronte. Poi non va a scuola per qualche giorno per una gastroenterite. La pediatra lo visita e gli fa un certificato di riammissione. Il piccolo torna a scuola e le maestre inviano alla dirigente scolastica una segnalazione. Il livido che aveva in viso, dalla fronte, era sceso sotto agli occhi (in gergo medico si dice «occhi da procione»). L'interpretazione è questa: segni di maltrattamento. La preside manda tutto ai servizi sociali e nella lettera d'accompagnamento i cerchi attorno agli occhi diventano ematomi sul volto. Spiega anche che, però, siccome il piccolo è entrato a scuola apparentemente tranquillo, spera che sia un eccesso di zelo delle insegnanti.
Nel frattempo anche la mamma si becca la gastroenterite ed è costretta a casa. Alla convocazione dei servizi sociali si presenta il papà. E a una domanda si fa scappare che a casa c'è un po'' di trambusto perché la coppia sta pensando di separarsi. Risultato? «In Questura viene detto ai genitori che il piccolo è stato portato via». È solo uno dei tanti casi di cui è venuta a conoscenza Cristina Franceschini, avvocato e presidente della Onlus Finalmente liberi, che da tempo denuncia gli errori nell'affidamento minorile. Tutta colpa di un articolo di legge tanto fumoso quanto abusato. «Quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell'infanzia, lo colloca in luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione».
Anche un profano riesce a intuire che l'articolo 403 del codice civile è generico. È la bestia nera dei giuristi esperti di diritto di famiglia, che lo definiscono un contenitore che, in via amministrativa, permette a chi lo emette qualsiasi cosa. E senza che la controparte possa far valere i propri diritti. «Questa formulazione sommaria», spiega l'avvocato Franceschini, «richiama situazioni di abbandono morali e materiali dei bambini, ma manca qualcosa che si riferisca in modo preciso a un evidente pregiudizio alla salute psicofisica, e allora è possibile che la pubblica autorità allontani nell'immediato prima ancora di ottenere un provvedimento del giudice».
Ma c'è un secondo aspetto inquietante: «L'assenza di un termine perentorio per un provvedimento del giudice rende il tempo della sua applicazione indefinito», spiega l'avvocato. «Accade quindi che i servizi sociali, magari su segnalazione dei vicini, anche anonima, intervengano e allontanino il minore. Solo successivamente il giudice apre un procedimento per fare delle indagini, che possono durare anni». Il risultato è una catastrofe. «Perché», spiega l'esperta, «anche tre o quattro giorni di allontanamento fanno paura e possono creare danni irreparabili».
I minori portati via ai genitori senza uno straccio di prova possono restare in una casa famiglia o in un istituto per un periodo non prevedibile e assolutamente incerto. E nel limbo cosa accade? «Intanto», sottolinea Franceschini, «accade che i genitori restino all'oscuro di tutto, perché gli atti non sono conoscibili finché il giudice non fissa un'udienza. Solo a quel punto si capisce come ci si può difendere».
I servizi sociali, però, una volta allertati, producono le loro valutazioni sulle condizioni del minore e anche sulla personalità dei genitori. «Spesso», aggiunge Franceschini, «ci si trova davanti ad allontanamenti sul presupposto di un possibile danno futuro del tutto indefinito, causando però sin dal primo istante un danno certo».
E siccome non ci si può opporre a un atto di allontanamento basato sul 403, «c'è un abuso di questo strumento», tuona Franceschini, «che andrebbe disciplinato, stabilendo almeno un tempo massimo entro il quale l'allontanamento può essere convalidato oppure no, proprio come accade nel penale, nei casi di privazione della libertà personale».
Quando c'è un arresto, infatti, il pubblico ministero e il gip hanno un termine perentorio entro il quale chiedere la convalida. Il 403, invece, non lo prevede. Alcuni casi possono diventare addirittura paradossali. L'avvocato Franceschini ne ricorda uno del quale è venuta a conoscenza. Ricorda di una ragazza, adolescente, che per fare un dispetto ai genitori si è presentata ai servizi sociali raccontando di essere stata maltrattata.
Cosa è accaduto? «Che è stato aperto subito un procedimento, che i servizi sociali hanno avviato dei controlli sui fratelli, che il Tribunale ha disposto un monitoraggio su ciò che accadeva a casa con tanto di valutazioni psicologiche e quant'altro, per poi scoprire, durante l'incidente probatorio, che, per sua stessa ammissione, si era inventata tutto per dare una lezione ai genitori e far sì che al suo ritorno a casa potesse fare ciò che voleva».
Nel frattempo era stata in una comunità. E nella casa famiglia, in piena libertà, la ragazza aveva fatto finanche uso di marijuana o almeno durante le uscite libere pomeridiane. «Quel procedimento», conclude Franceschini, «ricordo si sia chiuso con un non luogo a procedere, ma la ragazza è tornata a casa con ben altri problemi».
Fabio Amendolara
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La dolorosa storia di H che ad appena 2 anni non è mai stata con mamma e papà. L'ospedale in cui doveva venire al mondo fu preallertato dagli assistenti sociali. E in poco più di 15 giorni la piccola fu tolta ai suoi e resa adottabile.Dopo l'arresto e la sospensione del sindaco, la nuova giunta decide di ricorrere ai legali per tutelare il proprio «buon nome». E zittire politici e media che fanno soltanto «volgari speculazioni».L'articolo 403 del codice civile autorizza i servizi a intervenire velocemente e da soli per prendere i bimbi. Una norma di cui si fa un largo abuso e che deve essere cambiata.Lo speciale contiene tre articoli.Gli assistenti sociali l'hanno sequestrata al momento del parto e resa adottabile Lo scandalo della legge che consente loro di intervenire senza passare dal giudice. Ancora prima di venire al mondo, il suo destino era già segnato. La sorte di H, che oggi ha appena 2 anni, era scritta in una mail inviata dai servizi sociali di Bologna all'ospedale in cui era previsto che la piccina nascesse. Una ventina di giorni prima che H fosse partorita, infatti, un'assistente sociale del Servizio sociale ospedaliero bolognese scrisse agli operatori della struttura sanitaria segnalando la «grave situazione sociale» di sua madre. Nel testo della mail si può leggere: «A fronte della delicata situazione e in accordo con il servizio sociale tutela dei minori [...] nel caso in cui la signora dovesse partorire è necessario trasferire il neonato in neonatologia al fine di verificare le capacità genitoriali della signora e del compagno». Viene da chiedersi come sia possibile verificare le capacità genitoriali di due persone se a queste viene tolto il figlio. Ma questo è soltanto uno dei tanti paradossi della vicenda che stiamo per raccontare, emblematica del modo in cui funziona il sistema di gestione dei minori nel nostro Paese. Per capire bene che cosa sia successo dobbiamo cominciare dalla storia della signora D, la mamma della piccola H. È una dottoressa, laureata in medicina, a sua volta figlia di un dottore. La sua famiglia è abbastanza benestante. Il problema è che D ha avuto seri problemi psichiatrici. Per questo è sempre stata seguita, e sempre per questo motivo è finita sotto lo sguardo attento dei servizi sociali. Qualche tempo prima di rimanere incinta, D ha conosciuto un uomo su un social network, come oggi fanno in tanti. Lui è turco, è arrivato in Italia munito di documenti e ha ottenuto il permesso di soggiorno. I due si sono sposati, e un bel giorno D è rimasta incinta. Come dicevamo, diversi giorni prima del compimento della gravidanza, i servizi sociali hanno informato l'ospedale bolognese che D avrebbe potuto partorire. Ora fate attenzione, perché la scansione temporale dei fatti è fondamentale per comprendere che cosa sia avvenuto. La piccola H è nata il 25 luglio 2017, ma già il 4 luglio l'assistente sociale aveva messo in allerta l'ospedale. Il 2 agosto del 2017, il pm di Bologna presenta un ricorso in cui chiede sostanzialmente che sia verificata la capacità genitoriale di D e di suo marito. Inoltre, lo stesso pm chiede di controllare quali siano le condizioni della bambina, cioè se sia o meno in stato di abbandono. Fino a qui, è tutto più o meno comprensibile. C'è una persona che ha problemi psichiatrici e che ha messo al mondo una bambina. È normale che le istituzioni vigilino, e che controllino se la signora è in grado oppure no di prendersi cura della piccola. I servizi sociali dovrebbero il più possibile stare vicino alla coppia, coinvolgere i nonni, tenere sotto controllo la situazione per evitare guai di ogni tipo. Invece, a quanto risulta, succede un'altra cosa. Il 4 agosto del 2017, i servizi sociali prelevano la piccina facendo ricorso all'articolo 403 del Codice civile. Il testo di legge recita: «Quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell'infanzia, lo colloca in luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione». In pratica, questo articolo consente ai servizi sociali di togliere i figli ai genitori senza prima passare per l'approvazione di un giudice. La misura dovrebbe essere applicata in casi estremi, ma nel corso degli anni ne è stato fatto largo abuso. Nel caso della piccola H, non si capisce bene che cosa abbia motivato la sottrazione ai genitori. «Il pm aveva già fatto ricorso, chiedendo di fare verifiche», spiega l'avvocato Francesco Miraglia, che sta seguendo il caso di H. «Non si comprendono allora le ragioni di urgenza che avrebbero determinato l'applicazione del 403. Che, con tutta evidenza, è stata illegittima». Forse, prima di togliere la bimba ai suoi genitori, avrebbero potuto aspettare qualche tempo, verificare se effettivamente la coppia potesse prendersene cura. Comunque sia, la bimba è stata presa e affidata a una casa famiglia. Ma aspettate, perché non è finita. Eravamo rimasti al 4 agosto, il giorno in cui la bimba viene tolta alla famiglia. Pochissimi giorni dopo, il 10 agosto del 2017, il Tribunale di Bologna apre il procedimento di adottabilità della piccola H. Riepilogando: dal 25 luglio al 10 di agosto del 2017, H viene al mondo, viene tolta ai genitori, viene portata in una casa famiglia e dichiarata adottabile. Per altro, c'è una piccola curiosità, forse non irrilevante. Il provvedimento con cui il Tribunale per i minorenni di Bologna fa partire l'adottabilità della bimba porta la data del 10 luglio 2017. Secondo il giudice si tratta di un «errore materiale». Ma secondo l'avvocato Miraglia le cose non stanno così: «Sono convinto che avessero già deciso tutto prima che la bambina nascesse, come testimoniano anche le mail inviate dai servizi sociali all'ospedale. Per altro, tra l'applicazione dell'articolo 403 e il provvedimento del Tribunale non passa nemmeno una settimana: non c'erano i tempi tecnici. Quindi significa che tutto era già pronto prima». Da quando è nata a oggi, la piccola H non è mai stata con i genitori. Un decreto del Tribunale di Bologna del 21 giugno 2018 spiega che «la collocazione etero-familiare si configura per la piccola H come la misura più idonea a garantire la tutela e la prosecuzione del suo percorso di crescita in condizioni di sicurezza e benessere psicofisico, e ciò alla luce di specificate carenze genitoriali della madre, neutralizzate dalla sua attuale condizione che vede il padre una risorsa affettiva sufficientemente valida ma con elementi di fragilità individuati in un deficitario processo di integrazione nel tessuto socio ambientale e di una ridotta consapevolezza del problematico assetto mentale della moglie». Il fatto, però, è che secondo le relazioni dello psichiatra che la segue, la madre di H oggi è - come si dice in gergo tecnico - «compensata». Ovvero sta meglio, si rende conto del suo problema ed è seguita con attenzione. Ora la coppia di genitori ha una casa propria, e i nonni sono comunque presenti per fornire sostegno. Non solo: la mamma di H lavora. Scrive articoli scientifici per riviste anche importanti e piuttosto note. E il padre? Beh, il caso del padre è davvero singolare. Nei fatti, il tribunale gli rimprovera di non conoscere bene l'italiano e di non essere abbastanza integrato. L'uomo si trova in Italia da ormai due anni, quindi con la lingua comincia ad avere dimestichezza. Ma se si dovessero togliere i figli a tutti gli stranieri non integrati, beh, i servizi sociali avrebbero un bel po' di lavoro da fare... Sia come sia, sembra che H con i suoi genitori non ci possa proprio tornare. Il Tribunale scrive che «secondo le linee guida per la valutazione clinica e l'attivazione del recupero della genitorialità nel percorso psicosociale di tutela dei minori del Cismai», D e suo marito non sono idonei a fare i genitori. Come vedete, l'approccio del Cismai ricompare anche in questa vicenda. Il risultato è che la piccola H è stata tolta alla sua famiglia. Non è mai stata maltrattata, picchiata, molestata o altro. Ma l'hanno strappata ai genitori. Ci sono parenti (i nonni e altri) che volentieri se ne farebbero carico, ma nemmeno loro vanno bene. I famigliari hanno potuto vedere la piccina per un'ora al mese nell'ultimo paio d'anni. «Siamo sicuri che la Corte d'appello di Bologna saprà valutare i fatti e alla piccola restituirà i suoi genitori e la sua famiglia», dice l'avvocato Miraglia. E spera che il destino di H non sia davvero già scritto una volta e per sempre. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/strappata-ai-genitori-prima-di-nascere-2639185421.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-pd-di-bibbiano-schiera-gli-avvocati-per-far-causa-a-chi-critica-il-comune" data-post-id="2639185421" data-published-at="1781737014" data-use-pagination="False"> Il Pd di Bibbiano schiera gli avvocati per far causa a chi critica il Comune Il Tribunale dei minorenni di Bologna, qualche giorno fa, ha deciso di rivedere alcuni casi di affidi di bambini coinvolti nell'inchiesta «Angeli e demoni». Si tratta dei piccoli tolti alle famiglie e mandati in casa famiglia o dati a coppie affidatarie su indicazione dei servizi sociali della Val d'Enza, quelli per cui lavorava Federica Anghinolfi, che ora si trova agli arresti. Viene da chiedersi se non si potesse valutare meglio prima di separare i minori dai genitori naturali, in ogni caso si spera che ora tutte le situazioni vengano valutate in maniera approfondita. Sarebbe opportuno, date le condizioni, che le istituzioni fossero totalmente schierate dalla parte di questi bambini e pure dalla parte dei loro padri e delle loro madri, specie quelli a cui i piccoli sono stati sottratti ingiustamente. Ci si aspetterebbe, insomma, che chi ha sbagliato tentasse almeno in parte di rimediare all'errore, magari fornendo adeguata assistenza legale alle famiglie. Ecco perché la notizia che la giunta comunale di Bibbiano - il paese in provincia di Reggio Emilia considerato l'epicentro dello scandalo - avesse deciso di rivolgersi agli avvocati, almeno sulle prime, sembrava positiva. Chissà, magari vogliono davvero aiutare chi ha subito un torto. E invece le cose stanno in maniera un po' diversa. Come noto, il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti del Partito democratico, è finito agli arresti domiciliari ed è indagato per abuso d'ufficio e falso ideologico. Nei giorni scorsi, il prefetto reggiano ha deciso di sospenderlo dalle funzioni e lo stesso Carletti si è autosospeso dal Pd (benché i vertici lo avessero sempre difeso). Le funzioni di primo cittadino sono state assunte da Paola Tognoni, anche lei del Partito democratico, già vicesindaco. Per un po', la giunta nella nuova formazione è rimasta in silenzio. Poi, un paio di giorni fa, ha finalmente deciso di parlare. E qual è stata la preoccupazione dell'amministrazione comunale bibbianese? Quella di difendere il proprio ex sindaco. «Occorre ricordare», si legge nel comunicato della giunta, «che i capi di imputazione in capo ad Andrea Carletti sono quelli di abuso d'ufficio e falso ideologico. Si tratta quindi di reati di tipo amministrativo da non confondersi, come spesso è stato fatto, con le accuse delle presunte violenze sui minori. Riteniamo necessario ribadire, come abbiamo fatto sin da subito, la nostra vicinanza ad Andrea Carletti, che è stato ingiustamente buttato in pasto ai media come se fosse l'artefice di questi presunti e gravissimi atti». Secondo il giudice, Carletti forniva copertura politica agli indagati che si occupavano direttamente di minori, ma ormai è chiaro quale sia la linea del Pd in proposito: cercare di sminuire la questione e di scaricare il barile. Ma c'è di più. Proprio come ha fatto il Pd nazionale per decisione di Nicola Zingaretti, anche i dem di Bibbiano hanno scelto di ricorrere agli avvocati. E non per aiutare le vittime di «Angeli e demoni», ma per difendere sé stessi. «Riteniamo una volgare e meschina speculazione il fatto che personalità politiche e personaggi dal dubbio profilo continuino a fare passerelle mediatiche davanti al nostro municipio o ai luoghi simbolo del nostro paese», dicono dalla giunta. «Così come riteniamo ingiusto che programmi televisivi continuino a speculare, in modo grossolano se non addirittura grottesco, su vicende così delicate al solo fine di fare audience». Ed ecco la conclusione: il Comune si sta dotando di supporto legale «a tutela del buon nome del Comune e delle realtà produttive che hanno subito un danno d'immagine. Se il demonio esiste, non è nel municipio di Bibbiano». Già: il problema non sono psicologi e assistenti sociali che hanno fatto i propri comodi con la copertura politica dei progressisti. Il problema è chi parla male di Bibbiano... Francesco Borgonovo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/strappata-ai-genitori-prima-di-nascere-2639185421.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="cosi-levano-i-figli-alle-famiglie-senza-passare-da-un-giudice" data-post-id="2639185421" data-published-at="1781737014" data-use-pagination="False"> Così levano i figli alle famiglie senza passare da un giudice Un bimbo cade in classe e si procura una ferita sulla fronte. Poi non va a scuola per qualche giorno per una gastroenterite. La pediatra lo visita e gli fa un certificato di riammissione. Il piccolo torna a scuola e le maestre inviano alla dirigente scolastica una segnalazione. Il livido che aveva in viso, dalla fronte, era sceso sotto agli occhi (in gergo medico si dice «occhi da procione»). L'interpretazione è questa: segni di maltrattamento. La preside manda tutto ai servizi sociali e nella lettera d'accompagnamento i cerchi attorno agli occhi diventano ematomi sul volto. Spiega anche che, però, siccome il piccolo è entrato a scuola apparentemente tranquillo, spera che sia un eccesso di zelo delle insegnanti. Nel frattempo anche la mamma si becca la gastroenterite ed è costretta a casa. Alla convocazione dei servizi sociali si presenta il papà. E a una domanda si fa scappare che a casa c'è un po'' di trambusto perché la coppia sta pensando di separarsi. Risultato? «In Questura viene detto ai genitori che il piccolo è stato portato via». È solo uno dei tanti casi di cui è venuta a conoscenza Cristina Franceschini, avvocato e presidente della Onlus Finalmente liberi, che da tempo denuncia gli errori nell'affidamento minorile. Tutta colpa di un articolo di legge tanto fumoso quanto abusato. «Quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell'infanzia, lo colloca in luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione». Anche un profano riesce a intuire che l'articolo 403 del codice civile è generico. È la bestia nera dei giuristi esperti di diritto di famiglia, che lo definiscono un contenitore che, in via amministrativa, permette a chi lo emette qualsiasi cosa. E senza che la controparte possa far valere i propri diritti. «Questa formulazione sommaria», spiega l'avvocato Franceschini, «richiama situazioni di abbandono morali e materiali dei bambini, ma manca qualcosa che si riferisca in modo preciso a un evidente pregiudizio alla salute psicofisica, e allora è possibile che la pubblica autorità allontani nell'immediato prima ancora di ottenere un provvedimento del giudice». Ma c'è un secondo aspetto inquietante: «L'assenza di un termine perentorio per un provvedimento del giudice rende il tempo della sua applicazione indefinito», spiega l'avvocato. «Accade quindi che i servizi sociali, magari su segnalazione dei vicini, anche anonima, intervengano e allontanino il minore. Solo successivamente il giudice apre un procedimento per fare delle indagini, che possono durare anni». Il risultato è una catastrofe. «Perché», spiega l'esperta, «anche tre o quattro giorni di allontanamento fanno paura e possono creare danni irreparabili». I minori portati via ai genitori senza uno straccio di prova possono restare in una casa famiglia o in un istituto per un periodo non prevedibile e assolutamente incerto. E nel limbo cosa accade? «Intanto», sottolinea Franceschini, «accade che i genitori restino all'oscuro di tutto, perché gli atti non sono conoscibili finché il giudice non fissa un'udienza. Solo a quel punto si capisce come ci si può difendere». I servizi sociali, però, una volta allertati, producono le loro valutazioni sulle condizioni del minore e anche sulla personalità dei genitori. «Spesso», aggiunge Franceschini, «ci si trova davanti ad allontanamenti sul presupposto di un possibile danno futuro del tutto indefinito, causando però sin dal primo istante un danno certo». E siccome non ci si può opporre a un atto di allontanamento basato sul 403, «c'è un abuso di questo strumento», tuona Franceschini, «che andrebbe disciplinato, stabilendo almeno un tempo massimo entro il quale l'allontanamento può essere convalidato oppure no, proprio come accade nel penale, nei casi di privazione della libertà personale». Quando c'è un arresto, infatti, il pubblico ministero e il gip hanno un termine perentorio entro il quale chiedere la convalida. Il 403, invece, non lo prevede. Alcuni casi possono diventare addirittura paradossali. L'avvocato Franceschini ne ricorda uno del quale è venuta a conoscenza. Ricorda di una ragazza, adolescente, che per fare un dispetto ai genitori si è presentata ai servizi sociali raccontando di essere stata maltrattata. Cosa è accaduto? «Che è stato aperto subito un procedimento, che i servizi sociali hanno avviato dei controlli sui fratelli, che il Tribunale ha disposto un monitoraggio su ciò che accadeva a casa con tanto di valutazioni psicologiche e quant'altro, per poi scoprire, durante l'incidente probatorio, che, per sua stessa ammissione, si era inventata tutto per dare una lezione ai genitori e far sì che al suo ritorno a casa potesse fare ciò che voleva». Nel frattempo era stata in una comunità. E nella casa famiglia, in piena libertà, la ragazza aveva fatto finanche uso di marijuana o almeno durante le uscite libere pomeridiane. «Quel procedimento», conclude Franceschini, «ricordo si sia chiuso con un non luogo a procedere, ma la ragazza è tornata a casa con ben altri problemi». Fabio Amendolara
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
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Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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